L’osteopatia entra in una nuova fase del proprio percorso di regolamentazione. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del 22 maggio 2026 sull’equipollenza dei titoli, si completa infatti l’iter attuativo previsto dalla Legge 3/2018 che ha istituito la professione sanitaria di osteopata. Da settembre, inoltre, diversi Atenei italiani attiveranno i corsi di laurea abilitanti, segnando l’avvio del nuovo ordinamento universitario della professione.
TrendSanità ha chiesto alla professoressa Cecilia Perin, direttore della Scuola di specialità in Medicina fisica e riabilitativa e presidente dei Corsi di laurea in Fisioterapia e Terapia della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva dell’Università di Milano-Bicocca, di illustrare le principali novità e le prospettive che si aprono per gli osteopati.
Il decreto completa il percorso di regolamentazione
«Il decreto sull’equipollenza completa un passaggio fondamentale del percorso di regolamentazione dell’osteopatia in Italia. La professione sanitaria dell’osteopata era già stata istituita con il DPR n. 131 del 2021; il provvedimento pubblicato nel maggio 2026 definisce ora le modalità attraverso le quali valutare l’esperienza professionale e riconoscere i titoli conseguiti prima dell’attivazione della laurea abilitante. È un traguardo importante – prosegue la professoressa – perché offre finalmente un quadro certo anche ai professionisti già formati e operanti, superando una lunga fase di frammentazione. Il decreto, quindi, tutela sia la continuità professionale sia l’interesse pubblico a disporre di operatori con una preparazione accertata secondo criteri comuni in ambito di professioni sanitarie della prevenzione, che non significa ingresso automatico delle prestazioni osteopatiche nei servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale, ma unicamente che in regime privatistico l’osteopatia può operare secondo quanto previsto dal profilo professionale».
La fase di transizione per i professionisti già in attività
Per gli osteopati già in attività si apre ora una fase di transizione. I professionisti interessati sono chiamati a verificare se il proprio percorso formativo e professionale rientra nei requisiti previsti dall’Accordo, che disciplina le modalità di valutazione dei titoli conseguiti prima dell’introduzione della laurea abilitante.
L’Accordo prevede inoltre l’istituzione degli elenchi speciali a esaurimento presso gli Ordini TSRM e PSTRP, ai quali possono iscriversi gli osteopati in possesso degli specifici requisiti professionali e formativi. Si tratta di un passaggio necessario nella fase transitoria, che non comporta automaticamente il riconoscimento definitivo del titolo né l’iscrizione all’albo professionale.
Per ottenere il riconoscimento del titolo o l’equipollenza dei titoli pregressi alla laurea abilitante sarà infatti necessario sostenere un esame di abilitazione presso un’Università che abbia istituito il corso di laurea in Osteopatia. Il termine previsto per sostenere gli esami è di sei anni dall’iscrizione agli elenchi speciali.
La formazione universitaria
Da settembre 2026 i corsi per conseguire il titolo della professione sanitaria di osteopata potranno essere attivati esclusivamente dalle Università accreditate dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Alla professoressa Perin abbiamo chiesto quali vantaggi porterà questo nuovo assetto formativo.
La formazione universitaria introduce standard nazionali comuni, rafforzando qualità, trasparenza e tutela dei pazienti
«Il primo vantaggio è la definizione di un percorso formativo nazionale, riconoscibile e trasparente. L’ordinamento universitario del corso di laurea in Osteopatia è stato definito con il decreto interministeriale del novembre 2023 nr. 1563, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 2024, nell’ambito della classe L/SNT4 delle professioni sanitarie della prevenzione. Questo significa che l’accesso alla professione non sarà più fondato su percorsi formativi molto differenti tra loro, ma su obiettivi didattici, competenze e criteri di valutazione definiti a livello universitario nazionale. La Laurea Triennale apre a percorsi ulteriori di master di I livello, di laurea magistrale e di dottorati di ricerca che potranno sfociare in collaborazioni con altre figure professionali dell’area sanitaria».
Maggiore tutela per i cittadini
Il nuovo assetto normativo punta anche a rafforzare le garanzie per le persone assistite, definendo in modo più chiaro formazione, competenze e limiti professionali dell’osteopata.
«Il principale vantaggio sarà una maggiore tutela. – prosegue la professoressa Perin – La persona assistita potrà rivolgersi a un professionista sanitario formato secondo standard universitari, abilitato, iscritto a un albo e soggetto alle regole professionali, deontologiche e disciplinari previste per le professioni sanitarie.
«Il profilo professionale stabilisce con chiarezza anche i limiti dell’attività dell’osteopata. La diagnosi rimane di competenza medica; l’osteopata deve riconoscere l’indicazione o la controindicazione al trattamento, effettuare una valutazione osteopatica e utilizzare tecniche esclusivamente manuali, esterne e non invasive, adeguate alla persona e al contesto clinico. Questi elementi rendono il percorso più trasparente e sicuro: il cittadino può identificare con maggiore facilità chi possiede i requisiti per esercitare, conoscere l’ambito di competenza del professionista».
L’osteopata nel modello di cura integrato
Il riconoscimento normativo colloca l’osteopata all’interno di un modello di assistenza sempre più orientato alla collaborazione tra professionisti sanitari.
«Il riconoscimento normativo colloca l’osteopata all’interno di un sistema nel quale autonomia professionale e collaborazione devono procedere insieme. Il profilo stabilisce infatti che l’osteopata possa svolgere i propri interventi autonomamente oppure in collaborazione con altre figure sanitarie, sempre nel rispetto delle rispettive competenze.
Il nuovo assetto favorisce l’integrazione dell’osteopata nei percorsi multidisciplinari, nella ricerca e nella formazione sanitaria
«In un modello integrato, il contributo dell’osteopata riguarda la prevenzione e il mantenimento della salute nell’ambito muscolo-scheletrico, attraverso una valutazione specifica e trattamenti manuali appropriati. L’integrazione consente di inserire questo intervento in un percorso più ampio, condividendo obiettivi, informazioni cliniche, risultati e follow-up con il medico, con gli altri professionisti sanitari, con la persona assistita e, quando necessario, con i caregiver.
«La stessa normativa prevede che l’osteopata possa svolgere attività professionale, di ricerca, formazione e consulenza nelle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche o private, sia come dipendente sia in regime libero-professionale. Questo apre uno spazio importante per lo sviluppo di modelli organizzativi integrati e, soprattutto, per la produzione di nuove evidenze scientifiche sull’appropriatezza e sugli esiti degli interventi».








