La fotografia del Rapporto 2025 “L’uso dei farmaci in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (OsMed) di AIFA, racconta un sistema farmaceutico italiano che sta diventando più costoso, più innovativo e più complesso da governare.
Partiamo dai numeri per capire la dimensione del fenomeno. Nel 2025 la spesa sanitaria italiana ha raggiunto 141,5 miliardi di euro, in crescita del 2,5% sull’anno precedente, e rappresenta il 6,3% del Pil. Dentro questa spesa, quella farmaceutica complessiva – pubblica e privata – è arrivata a 39,3 miliardi, con una crescita del 6%, più del doppio di quella sanitaria complessiva.
La farmaceutica vale dunque l’1,7% del Pil. Ma il dato forse più significativo riguarda la sola componente pubblica: 28,4 miliardi, pari all’1,3% del Pil, contro l’1,2% dei quattro anni precedenti.
E c’è un altro numero che rende immediatamente l’idea del suo peso sul sistema: la farmaceutica pubblica assorbe il 20% della spesa sanitaria pubblica e rappresenta il 17,3% del Fondo sanitario nazionale, un’incidenza tornata a crescere negli ultimi quattro anni.
Non è quindi semplicemente un mercato che cresce. È una delle componenti della sanità pubblica che sta aumentando più rapidamente.

Più spesa, quasi gli stessi consumi
Il punto di partenza per capire cosa sta succedendo è separare quantità e valore.
Nell’assistenza convenzionata la spesa è aumentata del 5%, ma i consumi soltanto dello 0,7%. La differenza è spiegata soprattutto dall’effetto mix, pari a +4,7%, mentre i prezzi hanno avuto un effetto leggermente negativo (-0,4%).
In altre parole, l’Italia non sta consumando molti più farmaci: sta consumando farmaci mediamente più costosi.
L’innovazione terapeutica sta modificando la composizione della spesa molto più rapidamente delle dosi consumate
La stessa dinamica è ancora più evidente negli acquisti diretti delle strutture pubbliche, dove la spesa cresce mentre i consumi diminuiscono.
È qui che la fotografia statistica diventa una questione di politica sanitaria: l’innovazione terapeutica sta modificando la composizione della spesa molto più rapidamente di quanto stia aumentando il numero di dosi consumate.
E non è un fenomeno marginale. Nel biennio 2024-2025 sono state autorizzate dall’Ema (European Medicine Agency) 89 nuove entità terapeutiche, delle quali 34 farmaci orfani, 29 oncologici e quattro terapie avanzate.
La farmaceutica cresce più della sanità
Il confronto con la spesa sanitaria complessiva è forse uno dei dati più interessanti del nuovo Rapporto OsMed 2025.
Nel 2025:
- spesa sanitaria: 141,5 miliardi, +2,5%;
- spesa farmaceutica totale: 39,3 miliardi, +6%;
- spesa farmaceutica pubblica: 28,4 miliardi, +5,8%;
- spesa sanitaria/Pil: 6,3%;
- spesa farmaceutica totale/Pil: 1,7%;
- spesa farmaceutica pubblica/Pil: 1,3%.
La differenza nei tassi di crescita è tutt’altro che irrilevante: mentre la sanità nel suo complesso aumenta del 2,5%, la componente farmaceutica pubblica cresce di oltre il doppio.
E infatti la quota della farmaceutica sul Fondo sanitario nazionale arriva al 17,3% nel 2025.
Mentre la sanità nel suo complesso aumenta del 2,5%, la componente farmaceutica pubblica cresce di oltre il doppio
Questo è il contesto nel quale va letta la discussione su sostenibilità e innovazione: non si tratta più di decidere se finanziare l’innovazione, ma di capire come incorporarla strutturalmente nel bilancio sanitario.
Il cittadino diventa sempre più parte del finanziamento
C’è poi un secondo movimento, che procede parallelamente a quello della spesa pubblica.
La spesa privata raggiunge 10,8 miliardi di euro. Ancora più interessante è la dinamica degli acquisti direttamente sostenuti dai cittadini: 9,22 miliardi per farmaci di classe C con ricetta, automedicazione e fascia A acquistata privatamente, con un aumento dell’8,6%.
La spesa territoriale a carico dei cittadini – comprendendo compartecipazione, fascia A acquistata privatamente e farmaci di classe C – raggiunge 10,7 miliardi, +7,5%. La sola fascia A acquistata privatamente cresce del 16,2%.
Qui OsMed intercetta una trasformazione strutturale.
Per la prima volta il Rapporto utilizza per la fascia A i dati di sell-out di Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite e Promofarma, con una copertura dichiarata di circa il 95% delle farmacie italiane. Non si osservano quindi più soltanto i farmaci entrati in farmacia, ma quelli effettivamente dispensati al cittadino.
E il risultato porta immediatamente a un nome: tirzepatide.
Nel 2025 la molecola ha generato 225,5 milioni di euro di spesa privata, pari al 13% di tutta la spesa privata per i farmaci di fascia A. La spesa è più che raddoppiata rispetto al 2024 e il 63,6% della spesa complessiva per la molecola è stato sostenuto privatamente.
Il farmaco, insomma, diventa anche una cartina di tornasole della crescente intersezione fra bisogno di salute e capacità individuale di spesa.
E qui entra in gioco la governance
È esattamente questo il punto nel quale la discussione sulla governance farmaceutica smette di essere astratta.
Emanuele Monti, componente del CdA Aifa (Agenzia italiana del farmaco), ha recentemente sintetizzato in un post Linkedin la direzione che dovrebbe prendere l’Agenzia con una formula efficace: «portare il confronto sulla governance farmaceutica fuori dai palazzi e dentro i territori».
Il messaggio è particolarmente rilevante letto alla luce dell’OsMed: le differenze territoriali non sono più semplicemente numeri da mettere in classifica. Sono differenze nell’accesso, nei comportamenti prescrittivi, nella spesa e, potenzialmente, nell’appropriatezza. Monti collega infatti il nuovo approccio territoriale di Aifa a medicina di precisione, appropriatezza prescrittiva, prescrittomica, sostenibilità e accesso alle terapie innovative.
È la stessa direzione indicata dal rapporto OsMed, che nella sua nuova impostazione punta a essere non soltanto una fotografia dei consumi ma uno strumento di orientamento e governance dell’assistenza farmaceutica.
Le Regioni sono il vero laboratorio
I numeri spiegano perché.
La spesa territoriale complessiva pro-capite è di 381,2 euro, ma passa dai 364,3 euro del Nord ai 401,3 del Sud e delle Isole. La Campania arriva a 458 euro, il Lazio a 433,4, la Lombardia a 419,2.
Ancora più significativo è il caso della compartecipazione.
Nel 2025 gli italiani hanno pagato 1,04 miliardi di euro per la differenza tra il prezzo del farmaco scelto e quello di riferimento: 17,71 euro pro capite. Al Sud e nelle Isole si arriva a 22,35 euro, contro 13,73 al Nord. E l’OsMed rileva una correlazione fra maggiore compartecipazione e minore reddito regionale.
Il Rapporto OsMed rileva una correlazione fra maggiore compartecipazione e minore reddito regionale
Qui la parola governance acquista un significato concreto: governare la farmaceutica significa anche governare le disuguaglianze prodotte dal modo in cui il farmaco viene prescritto, dispensato e pagato.
È un passaggio importante: dal farmaco consumato al risultato prodotto dal farmaco.
Perché sapere che una Regione consuma più di un’altra è soltanto il primo livello dell’analisi. Il secondo è capire se quella differenza dipenda da epidemiologia, appropriatezza, organizzazione, accesso, aderenza o semplicemente da un diverso mix terapeutico.

La spesa territoriale è calcolata a partire dal lordo farmaci prezzo al pubblico di fascia A (flusso OsMed), al netto della fascia C rimborsata, a cui è stata aggiunta la spesa per la distribuzione diretta e per conto di fascia A. Non è inclusiva dell’ossigeno e dei vaccini
La grande sfida demografica
Poi c’è la cronicità.
Il 97,2% degli over 65 ha ricevuto almeno una prescrizione nel 2025. Ogni utilizzatore anziano assume mediamente 7,5 sostanze diverse; il 67,7% ha ricevuto prescrizioni per almeno cinque principi attivi e il 27,9% per almeno dieci. La politerapia cronica riguarda il 33,2% degli anziani e raggiunge il 44% intorno agli 89 anni.
Questo significa che una quota enorme della futura spesa farmaceutica non dipenderà soltanto dall’arrivo di nuovi medicinali. Dipenderà dalla capacità del sistema di gestire meglio quelli che già utilizza.
Appropriatezza, aderenza, deprescrizione, interazioni e presa in carico diventano quindi altrettanti strumenti di sostenibilità.
Dal rapporto dei consumi al rapporto delle conseguenze
È forse questa la vera evoluzione che emerge dal Rapporto OsMed 2025.
La spesa farmaceutica non è soltanto 39,3 miliardi. È il 6% in più in un anno, contro il +2,5% della spesa sanitaria.
È l’1,7% del Pil.
È l’1,3% del Pil per la sola componente pubblica.
È il 20% della spesa sanitaria pubblica.
È il 17,3% del Fondo sanitario nazionale.
È una popolazione anziana nella quale un paziente su tre è in politerapia cronica.
È una spesa privata che cresce più velocemente di quella pubblica.
È la tirzepatide che da sola arriva a 225,5 milioni di euro di acquisti privati.
È un Sud che paga mediamente più compartecipazione di un Nord con redditi più elevati.
E sono nuove terapie che entrano nel sistema con un valore clinico potenzialmente enorme e un costo che il sistema deve imparare a governare.
La prossima frontiera sarà misurare non solo quanto spendiamo per i farmaci, ma quanta salute generano e per chi
Per questo la frase di Monti sul confronto da portare «fuori dai palazzi e dentro i territori» non è una semplice dichiarazione politica. È, in fondo, la conseguenza logica dei numeri dell’OsMed.
Perché se la farmaceutica vale ormai un quinto della spesa sanitaria pubblica, se cresce più della sanità nel suo complesso e se una quota crescente della domanda viene intercettata direttamente dai cittadini, la governance del farmaco è diventata governance della sanità.
E la prossima frontiera non sarà più soltanto misurare quanto spendiamo per un farmaco. Sarà capire quanto salute otteniamo da quella spesa, chi riesce ad accedervi e chi invece resta indietro.








