L’ASL Salerno vince il Premio Innovazione Digitale in Sanità e porta la telemedicina nei Comuni, nei centri commerciali e nelle carceri

Dagli ambulatori virtuali nei piccoli comuni del Cilento alla sanità digitale nelle carceri: il modello dell’ASL Salerno premiato dal Politecnico di Milano punta su telemedicina, facilitatori digitali ed equità di accesso alle cure

La sanità digitale rischia spesso di restare confinata dentro slide, piattaforme e convegni, ma quando una persona che vive in un piccolo comune del Cilento può parlare con uno specialista senza percorrere due ore di strada o, quando un detenuto riesce ad accedere a una visita cardiologica senza lasciare il carcere, allora la tecnologia smette di essere “innovazione” e diventa infrastruttura sociale concreta.

È anche per questo che l’ASL Salerno ha conquistato il Premio Innovazione Digitale in Sanità 2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nella categoria “Servizi Digitali al Cittadino”. Il riconoscimento premia i progetti capaci di usare il digitale come leva concreta di accessibilità, prossimità e trasformazione organizzativa.

Al centro del progetto c’è una rete sociosanitaria digitale costruita su scala territoriale: oltre 140 Ambulatori Virtuali di Comunità, Case di Telemedicina, un Virtual Community Hospital e più di 700 facilitatori digitali distribuiti in una provincia vasta 5 mila chilometri quadrati, con 158 comuni e oltre un milione di abitanti.

Uno degli elementi più originali del modello salernitano è il facilitatore digitale di comunità

«Ci siamo resi conto subito della necessità di creare una rete sociosanitaria digitale sul territorio», racconta a TrendSanità Antonio Coppola, direttore dell’Unità Operativa Complessa Governance dei processi di Telemedicina e Intelligenza artificiale dell’ASL Salerno, che ha ritirato il premio a Milano. «La nostra è un’Azienda sanitaria molto complessa: abbiamo aree urbanizzate e zone interne difficili da raggiungere. La tecnologia, da sola, non bastava. Serviva un’interfaccia umana».

È qui che entra in gioco una delle figure più originali del modello salernitano: il facilitatore digitale di comunità. Non un tecnico informatico, ma una presenza territoriale formata dall’ASL insieme ai Comuni. Spesso arriva dal volontariato o dai progetti sociali locali. Accompagna il cittadino nell’accesso ai servizi digitali, dalla televisita al caricamento degli esami, fino alle pratiche amministrative e ai servizi INPS.

Obiettivo della ASL è stato «umanizzare la sanità digitale»

«Abbiamo capito subito», spiega Coppola, «che molti cittadini non erano in grado di utilizzare autonomamente le piattaforme digitali. Per questo abbiamo creato un laboratorio di formazione e formato oltre 700 facilitatori. Il nostro obiettivo era umanizzare la sanità digitale».

Negli ambulatori virtuali basta la tessera sanitaria: niente SPID, niente procedure complesse. Il cittadino può accedere alla piattaforma regionale di telemedicina, prenotare visite, scaricare referti, dialogare con gli specialisti. Una semplificazione apparentemente tecnica che, nelle aree interne, diventa accesso reale alle cure.

Il progetto ha assunto anche una dimensione sperimentale e simbolica. Uno degli ambulatori virtuali è stato aperto all’interno del Cilento Outlet, trasformando uno spazio commerciale in un presidio sanitario di prossimità. «È un’esperienza unica», sottolinea Coppola. «Non abbiamo registrato altri casi simili».

Sanità digitale anche nelle carceri

Un capitolo innovativo riguarda anche la sanità penitenziaria digitale. L’ASL Salerno ha sviluppato una piattaforma dedicata ai quattro penitenziari della provincia, superando un limite strutturale: l’impossibilità di utilizzare l’identità digitale all’interno delle carceri.

«Abbiamo creato spazi dedicati con totem collegati a un software specifico per la sanità penitenziaria», spiega Coppola. «Il medico presente in carcere può attivare un teleconsulto con lo specialista necessario: cardiologo, dermatologo, psichiatra o neurologo».

Il medico presente in carcere può attivare un teleconsulto con lo specialista necessario: cardiologo, dermatologo, psichiatra o neurologo

La psichiatria è uno degli ambiti più richiesti: «C’è un disagio psichico importante», osserva il direttore. Ma il sistema è stato esteso anche alla retinografia diabetica e al monitoraggio dello scompenso cardiaco. In uno degli istituti penitenziari è anche stata attivata una clinica virtuale dedicata allo scompenso cardiaco, proprio ai pazienti a rischio. Dietro il progetto non c’è solo una logica tecnologica, ma una precisa idea di equità sanitaria.

«Noi crediamo che telemedicina e intelligenza artificiale siano strumenti per realizzare davvero l’equità in salute», afferma Coppola. «Se riesco a garantire a una persona privata della libertà una visita oculistica, come a qualsiasi altro cittadino, allora sto costruendo equità».

È una visione che mette in discussione anche alcuni nodi organizzativi della pubblica amministrazione. La sanità penitenziaria, oggi affidata alle ASL, genera sostenibilità economica e l’investimento sanitario produce anche risparmi logistici e di sicurezza per il sistema carcerario.

Telemedicina e intelligenza artificiale come strumenti per realizzare l’equità in salute

«Il detenuto non deve essere trasferito fuori dal carcere», spiega Coppola. «Questo significa meno costi, meno impiego di agenti, maggiore sicurezza. Ma soprattutto significa continuità delle cure».

Ma quanto costa la sanità digitale?

La sostenibilità economica è uno degli aspetti che più colpiscono dell’intero progetto. Gli ambulatori virtuali territoriali hanno richiesto investimenti relativamente contenuti, tra 50 e 100mila euro, grazie all’utilizzo dell’infrastruttura regionale di telemedicina. Più complessa la parte penitenziaria, che ha richiesto circa 200mila euro per software e implementazione.

«Ma il rapporto costo-beneficio è estremamente vantaggioso», sottolinea Coppola. «In molti comuni interni, per la prima volta nella loro storia, esiste un presidio sanitario accessibile direttamente sul territorio».

Sanità Digitale dell’ASL Salerno Best practice? Sì!

La rete, oggi, copre l’intera provincia di Salerno e guarda già alla scalabilità regionale e nazionale, mentre l’ASL Salerno continua a sviluppare nuove applicazioni cliniche e strumenti di intelligenza artificiale. Ma il cuore del sistema resta un altro: trasformare il digitale in prossimità. Perché la vera innovazione, in sanità, non è solo connettere piattaforme. È ridurre la distanza tra i servizi e le persone.

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Silvia Pogliaghi
Silvia Pogliaghi
Giornalista scientifica, esperta di ICT in Sanità, socia UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione)