Caregiver familiari, il governo vara il DDL dopo anni di attesa: contributo fino a 400 € e nuovi diritti

di Ivana Barberini

Dopo oltre dieci anni di discussioni e più di trenta proposte rimaste finora senza esito, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, dando avvio all’iter parlamentare con procedura d’urgenza. Un passaggio atteso da tempo, che prova a colmare un vuoto normativo che ha lasciato per anni senza tutele milioni di persone impegnate quotidianamente nell’assistenza a un familiare non autosufficiente. Al centro del provvedimento c’è la figura del caregiver convivente prevalente, ovvero chi presta assistenza in modo continuativo. Per la prima volta in Italia viene delineata una disciplina organica che prova a tenere insieme sostegno economico, diritti lavorativi e riconoscimento formale del ruolo, modulando le tutele in base all’intensità dell’impegno assistenziale.

Al centro del provvedimento c’è la figura del caregiver convivente prevalente

La misura più discussa è il contributo economico esentasse fino a 400 euro al mese, destinato ai caregiver conviventi con carichi assistenziali molto elevati, pari ad almeno 91 ore settimanali. L’accesso al beneficio è però subordinato a criteri reddituali stringenti: un reddito personale non superiore a 3.000 euro annui e un ISEE familiare inferiore a 15.000 euro. L’erogazione, prevista a partire dal 2027, sarà gestita dall’INPS con cadenza trimestrale o semestrale e l’importo effettivo dipenderà dal numero delle domande presentate.

Accanto al sostegno economico, il disegno di legge punta a rafforzare il riconoscimento del caregiver anche sul piano formale. Sono previste, tra le altre misure, il diritto al congedo parentale quando la persona assistita è un minore, la possibilità di usufruire di ferie e permessi solidali messi a disposizione dai colleghi e interventi specifici per i giovani caregiver e gli studenti. In questo ambito rientrano la compatibilità del servizio civile con l’attività di cura, l’esonero dalle tasse universitarie per gli studenti caregiver e il riconoscimento dell’esperienza assistenziale come credito nei percorsi formativi.

Altre novità del DDL

Tra le novità figura anche l’inserimento del nominativo del caregiver e dell’orario del carico assistenziale all’interno del Progetto di vita e del Piano assistenziale individualizzato della persona assistita. Una formalizzazione considerata essenziale per aprire, in prospettiva, l’accesso a tutele previdenziali e agevolazioni lavorative oggi ancora assenti.

Secondo molte associazioni e osservatori, tuttavia, il provvedimento, pur rappresentando un passo avanti, rischia di rimanere limitato nella platea dei beneficiari a causa dei requisiti economici e dell’elevato monte ore richiesto per accedere alle misure principali. Sul piano delle risorse, la Legge di Bilancio 2026 ha stanziato 257 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028 per finanziare le nuove tutele. Per il 2026 è inoltre previsto un primo stanziamento di circa 1,15 milioni di euro destinato alla realizzazione della piattaforma INPS che gestirà le domande e le iscrizioni.

Il disegno di legge è un primo passo strutturato nel riconoscimento della cura familiare, ma resta aperto il confronto su come rafforzarlo e renderne le tutele più efficaci e inclusive

Il disegno di legge rappresenta comunque il primo tentativo strutturato di riconoscere e sostenere il lavoro di cura familiare. Resta ora aperto il confronto su come rafforzarne l’impianto, ampliare l’accesso alle misure previste e rendere le tutele davvero adeguate alla complessità e alla diffusione del fenomeno.

DDL caregiver, il PD boccia il testo: «Nessuna svolta, diritti insufficienti»

«L’approvazione in Consiglio dei ministri del DDL sui caregiver familiari non rappresenta affatto la svolta attesa da milioni di persone che ogni giorno si fanno carico, spesso da sole, dell’assistenza a una persona disabile o non autosufficiente – dichiara Ilenia Malavasi a TrendSanità. Di rivoluzionario, purtroppo, questo provvedimento non ha nulla.

Ilenia Malavasi

Parliamo infatti di un testo che arriva dopo mesi di annunci e di promesse, ma che, una volta in più, si presenta con risorse limitate a disposizione di platee molto ristrette e tutele largamente insufficienti. I caregiver vengono riconosciuti solo per le ore dedicate al lavoro di cura, con una semplificazione quasi offensiva rispetto al loro effettivo impegno. Viene riconosciuto, peraltro, un contributo economico solo per i caregiver conviventi che dedicano al lavoro di cura 91 ore settimanali per 400 euro massimo al mese: viene pertanto assegnato poco più di 1 euro/ora per un’attività di cura preziosa. Queste risorse, inoltre, potranno essere percepite solo con ISEE inferiore a 15.000 euro o con un reddito di lavoro di massimo 3.000 euro. In questo modo non si fa altro che delineare un destino confinato tra le mura domestiche, visto che requisiti così stringenti impediscono ai caregiver – che sono in gran parte donne – ogni possibilità di lavoro, anche occasionale, che consenta di raggiungere un reddito dignitoso e di poter costruire un progetto di vita autonomo. I caregiver, infine, non avranno tutti la stessa dignità e lo stesso riconoscimento, perché non avranno tutti la stessa valorizzazione e gli stessi diritti. Ci pare che disegno di legge della Ministra Locatelli racconti una società che non esiste, diversamente da una realtà che oggi è molto più articolata.

Secondo Malavasi, il ddl non riconosce il caregiver come perno del welfare, perché non garantisce diritti e tutele strutturali e propone una visione arretrata del ruolo

Non possiamo permettere un impianto così selettivo a priori, che non mette in campo diritti universali come l’ascolto, l’informazione, la formazione, il sollievo, demandando tutto questo alle Regioni, senza risorse dedicate, creando le condizioni per ulteriori disuguaglianze. Ma l’aspetto più grave di questo ddl è che non riconosce veramente il caregiver come soggetto centrale del sistema di welfare, – continua Malavasi – perché non viene garantito un insieme strutturale di diritti, servizi e protezioni sociali e previdenziali, ma mette in campo una visione sbagliata e retrograda: sembra quasi che la ministra Locatelli voglia il caregiver povero e dedito a un lavoro di cura che deve restare un fatto privato, da gestire tra le mura domestiche.

Questo intervento, dunque, si configura al massimo come una misura contro la povertà e non come un’azione a sostegno dell’attività di cura. La stessa Ministra, di fatto, ha riconosciuto il fallimento di questa iniziativa, ammettendo che si poteva fare di più. Queste parole sono la prova evidente che non siamo di fronte a una rivoluzione, ma a un compromesso al ribasso, che non risponde alla complessità e alla dimensione reale del fenomeno, ma nemmeno ai bisogni reali dei caregiver. Icaregiver familiari non chiedono azioni o bonus simbolici, riconoscimenti solo formali o la solita legge propagandistica. Hanno invece necessità di tutele vere, servizi territoriali adeguati, sollievo, sostegno psicologico, conciliazione tra lavoro e cura, diritti previdenziali e una legge giusta e universale. È ciò che come Partito Democratico abbiamo sempre sostenuto e per questo continueremo a batterci, affinché il Parlamento migliori radicalmente questo testo: occorrono più risorse, per garantire diritti a una platea più ampia e, soprattutto, una visione che metta davvero al centro la dignità delle persone e di chi se ne prende cura. Perché senza questo cambio di passo, il ddl caregiver sarà solo un’occasione mancata, l’ennesima».

Il punto di vista di Confad: riconoscimento dei caregiver, ma restano nodi aperti

«Accogliamo complessivamente con favore l’approvazione del disegno di legge – dichiara Alessandro Chiarini di Confad a TrendSanità. Si tratta di un passo nella direzione auspicata da anni, quella del riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari, in particolare conviventi, e della costruzione di tutele per chi ogni giorno si dedica alla cura di un proprio congiunto con disabilità grave e non autosufficiente.

Alessandro Chiarini

Il testo approvato rappresenta un punto di partenza: per la prima volta è riconosciuta la figura del caregiver familiare convivente, storica battaglia di Confad, con tutele differenziate che tengono conto dell’intensità dell’impegno di accudimento e della condizione personale di chi presta cura. È un segnale atteso, che restituisce dignità e valore sociale a un lavoro spesso invisibile ma essenziale per il welfare informale. Ora è fondamentale che il percorso parlamentare prosegua in tempi certi, affinché la legge possa essere approvata entro i prossimi mesi.

La previsione di un Fondo con una dotazione a regime di 257 milioni di euro è decisamente superiore rispetto agli stanziamenti precedenti e rappresenta un segnale concreto di novità. Tuttavia, allo stesso tempo questi fondi non sono sufficienti per garantire risposte pienamente adeguate: servirà continuare a rafforzare le risorse e a coinvolgere le istituzioni territoriali per costruire una rete di sostegno reale, continuativa e accessibile. Con il fondo insufficiente, la soglia ISEE (15.000 euro) sarà inevitabilmente bassa ed escluderà persone che, pur rientrando nella platea, risultano “ricche” solo sulla carta.

Altra criticità è l’assenza della parte relativa alle tutele previdenziali

Continueremo a seguire con attenzione l’iter legislativo e a svolgere la nostra attività affinché la legge nasca dal dialogo con i caregiver familiari e tenga conto delle diverse realtà di cura che attraversano il Paese. Solo così potremo trasformare questo primo passo importante in una vera conquista di civiltà».

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