ASL TO3, le Case della Salute “evolvono” in Case di Comunità Spoke

In Piemonte le strutture territoriali nate prima del DM 77 vanno verso l’integrazione nel modello del PNRR, ma l’ok definitivo dipende da Roma. Al centro del dibattito: tempi, personale e certezze giuridiche

La rivoluzione della medicina territoriale, possibile grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è alle porte. Le nuove Case e Ospedali di Comunità dovrebbero entrare in servizio entro la fine dell’anno, ma alcune ASL avevano già delle strutture pensate per rispondere ai bisogni a bassa complessità del territorio. È il caso dell’ASL TO3 del Piemonte, dove le Case della Salute gestite dai medici di famiglia hanno in qualche modo precorso i tempi e, per questo, non potevano essere lasciate indietro.

Dopo mesi di incertezza, in cui si è temuto che le strutture potessero chiudere, è arrivato l’annuncio dalla Regione: verranno candidate a diventare Case della Comunità Spoke. Ma perché ciò avvenga, serve ancora il via libera di Roma.

Da Case della Salute a Case di Comunità

Può sembrare un tecnicismo, ma per rientrare a pieno titolo nella riorganizzazione della medicina territoriale (Decreto ministeriale 77/2022), le Case della Salute devono “evolvere”. Nate a partire dalla seconda metà degli anni 2000, con le prime sperimentazioni in Emilia-Romagna, ora devono essere riorganizzate o trasformate.

Per rientrare a pieno titolo nella riorganizzazione della medicina territoriale del DM77 le Case della Salute devono essere riorganizzate o trasformate

È diventato un caso politico quello che coinvolge le quattro strutture di Pianezza, Beinasco-Borgaretto, Cumiana e Vigone in Piemonte. Si trasformeranno in Case di Comunità Spoke, ma i passaggi formali non sono ancora conclusi.

Il via libera da Roma

«Per le tempistiche dipendiamo da Roma» spiega il direttore dell’ASL TO3 Giovanni La Valle, a margine della conferenza stampa di presentazione del progetto. «Cominciamo a lavorare come fossero Case di Comunità e attendiamo risposte – prosegue -. Realisticamente auspichiamo, da qui ai prossimi sei mesi, di avere un quadro chiaro».

In ogni caso, l’evoluzione delle Case della Salute resta subordinata all’integrazione di tutte le attività richieste dalla normativa nazionale e al riconoscimento formale da parte degli organi competenti, chiariscono dall’ASL.

Il nodo del personale. La Valle: «Nessuno perderà il posto di lavoro»

Il passaggio formale risulta poi fondamentale per l’inquadramento dei lavoratori. Il personale attualmente impiegato nelle Case della Salute «resta in carico ai medici di medicina generale» assicurano dall’assessorato alla Sanità. L’ASL «interverrà in modo flessibile, integrando – in base alle specificità di ciascuna sede – personale sanitario e/o amministrativo, garantendo in ogni caso la continuità dei servizi, invariati per l’utenza in termini di sedi, orari e prestazioni».

I servizi che venivano assicurati nell’ASL TO3 erano molto innovativi e ora verranno integrati nel contesto del grande cambiamento della sanità territoriale

Argomento, quello relativo al personale delle Case, che interessa in particolare modo i sindaci di Beinasco, Cumiana, Pianezza e Vigone. A rassicurarli è il direttore La Valle: «Nessuno perderà il posto di lavoro» dice in conferenza stampa.

Il progetto: orari e prestazioni

Il progetto delle nuove Case prevede il rafforzamento dei servizi già attivi: ambulatori dei medici di medicina generale con aperture prolungate, presa in carico della cronicità, punto prelievi, attività infermieristiche e domiciliari, servizi amministrativi territoriali, integrazione con i servizi sociali, promozione degli stili di vita e, dove previsto, attività consultoriali e di psicologia delle cure primarie.

«I servizi che venivano assicurati nell’ASL TO3 erano molto innovativi e ora verranno integrati nel contesto del grande cambiamento della sanità territoriale – commenta l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi-. È ovvio che chi si era impegnato già in passato in questa direzione non potesse essere lasciato indietro”. L’assessore ha poi ribadito che entro la fine dell’anno saranno operative tutte le Case di Comunità del Piemonte.

«Siamo felici che l’esperienza delle Case della Salute non solo possa andare avanti, ma evolversi in un modello sempre più capillare e vicino al cittadino» commenta soddisfatto anche il sindaco di Beinasco Daniel Cannati.

PD: “A oggi non c’è alcun atto vincolante”

Non è convinta la consigliera del Partito Democratico Monica Canalis, che ricorda come, lo scorso novembre, l’ASL TO3 «minacciasse la chiusura entro l’anno delle quattro Case della Salute, che dal primo gennaio dovevano essere retrocesse a semplici Associazioni Funzionali di Territorio, come testimoniato dalla lettera di La Valle del mese di novembre». Poi è arrivata quella che, per Canalis, ha tutta l’aria di una retromarcia e l’annuncio della trasformazione in Case di Comunità Spoke.

«A oggi non c’è alcun atto formale, giuridicamente e finanziariamente vincolante» arringa la consigliera del PD. E, anche per quanto riguarda il futuro dei lavoratori sottolinea come non ci sia alcuna certezza giuridica del fatto che rimarranno in carico ai medici di medicina generale (quattro a Vigone, tre a Cumiana, sette a Beinasco e tre a Pianezza) e che potranno proseguire, non essendoci un legame contrattuale diretto con l’ASL.

L’intervento di Cirio

Dopo giorni di schermaglie e dubbi sollevati dalle fila del PD, per sedare gli animi è intervenuto sul tema anche il presidente della Regione Alberto Cirio. «Auspico una maggior collaborazione – ha detto il governatore -. I cambiamenti sulla sanità pubblica testimoniano che stiamo investendo. Non bisogna sempre suonare allarmi».

E ancora, nello specifico sulle Case della Salute: «Manteniamo sedi, orari e prestazioni, potenziando ambulatori, assistenza alla cronicità e integrazione sociosanitaria» ha ribadito Cirio, nel giorno dell’inaugurazione dell’ospedale di Comunità a Giaveno, il primo dell’ASL TO3.

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Adele Palumbo
Giornalista professionista