Si chiamano Palestre della Memoria e sono luoghi pensati per chi vuole tenere in allenamento le funzioni cognitive, ma anche per chi cerca occasioni di socialità nella terza età. Un progetto che coinvolge oltre 400 anziani e più di 100 volontari, nato dalla collaborazione tra l’Azienda USL di Modena, le associazioni di volontariato, i Comuni e le parrocchie del territorio.
Nelle palestre si propongono esercizi mirati per stimolare la memoria e altre funzioni cognitive, ma anche attività musicali, letture, quiz e momenti conviviali. Il tutto in un clima sereno e partecipato, dove le persone non solo esercitano la mente, ma combattono la solitudine e ritrovano il piacere dello stare insieme.
Le Palestre della Memoria nascono per prevenire il decadimento attraverso stimolazione e relazione
Sono attività rivolte a persone anziane che non presentano patologie cognitive, con un obiettivo ben chiaro: prevenire il decadimento attraverso la stimolazione e la relazione. Ogni palestra nasce dalle esigenze del territorio, dopo un’attenta valutazione della fattibilità del progetto, degli spazi e la formazione dei volontari, che prima di iniziare frequentano un corso organizzato dal Centro Disturbi Cognitivi e Demenze dell’AUSL, che poi supervisiona le attività, offrendo supporto costante.
A rendere possibile tutto questo sono soprattutto i volontari, con un’età media di 68 anni, che dedicano il proprio tempo e la propria energia agli altri per costruire comunità più inclusive che mettono al centro la dignità e il benessere delle persone anziane. Perché il cervello, come il cuore, si mantiene giovane anche grazie al legame con gli altri.
Ce ne parla Chiara Galli, specialista in Neuropsicologia, referente del progetto Palestre della Memoria, Geriatria Territoriale presso l’AUSL Modena. Sul sito dell’Azienda sanitaria ci sono i numeri di telefono dei volontari da poter chiamare per iscriversi.

Come nasce questo progetto?
«Le palestre della memoria nascono nel 2013 da un Community Lab della Regione Emilia-Romagna, uno spazio partecipativo e trasformativo che mette al centro i bisogni della collettività. Le prime Palestre sono attive al Centro Socio Aggregativo “I Saggi” di San Cesario, per poi espandersi nel Distretto socio-sanitario di Castelfranco Emilia. Dal 2020 l’AUSL di Modena ha deciso di investire risorse umane nella formazione dei volontari e le Palestre della Memoria raggiungono, ad oggi, capillarmente tutti i distretti della provincia di Modena».
Cos’è e come funziona una Palestra della Memoria?
«È un progetto di prevenzione del decadimento cognitivo e di promozione dell’invecchiamento attivo, un luogo di prossimità dove persone dai 70 anni in su di ritrovano una volta a settimana (da settembre a giugno circa) per due ore e svolgono esercizi di stimolazione cognitiva in compagnia. I gruppi sono gestiti da volontari delle associazioni locali formati e supervisionati dalle neuropsicologhe della Geriatria Territoriale dell’AUSL di Modena e coordinati dall’Associazione “Gian Paolo Vecchi” di Modena. La fattibilità di questo progetto è associata alle sinergie che si sono create tra AUSL, Amministrazioni locali e soprattutto le associazioni del territorio che sono il vero carburante delle attività».
Quali sono le attività proposte e i requisiti per partecipare?
«Il target dei partecipanti sono persone dai 70 anni senza decadimento cognitivo. Le attività sono esercizi, eseguiti in plenaria o in piccoli gruppi, che permettono di esercitare le funzioni cognitive ovvero la memoria, l’attenzione, il linguaggio, il ragionamento logico. Si punta molto sulla trasmissibilità delle strategie metacognitive come le mnemotecniche che permettono di migliorare le nostre funzioni cognitive. Ad esempio, si chiede di studiare e ricordare la lista della spesa, dividendo i prodotti in categorie.
I partecipanti sono persone dai 70 anni senza decadimento cognitivo
Altre attività sono quelle della fluenza verbale, che permette di allenare le abilità linguistiche, come “dimmi tutti i nomi femminili che iniziano con la lettera A”. Non mancano gli esercizi di reminescenza, un percorso di ricordi del proprio territorio e della propria biografia da condividere con i partecipanti. Inoltre, si propongono incontri sulla sana alimentazione, sulla prevenzione delle truffe, sulla facilitazione digitale attraverso percorsi in cui noi sanitari e operatori formiamo i volontari che a loro volta trasmettono le informazioni agli anziani, proponendo esercizi ad hoc».
Su quali evidenze scientifiche si basa?
«La popolazione italiana di un’età maggiore ai 65 anni rappresenta ad oggi il 23,5% del totale, con una stima del 34,9% entro il 2050. La discussione sul ruolo dell’assistenza agli anziani nell’attuale scenario di riforma per i servizi è basilare e si pone l’obiettivo di sviluppare e strutturare una politica destinata ai circa 14 milioni di anziani con più di 65 anni presenti nel nostro Paese, sia in termini di cura che di prevenzione. È quindi stringente la necessità di implementare misure a favore dell’invecchiamento attivo per evitare l’isolamento della persona anziana, integrandola nel tessuto sociale, e rallentare l’evoluzione verso la disabilità e la non autosufficienza. Negli ultimi anni le restrizioni della pandemia da COVID-19 hanno accentuato l’isolamento sociale e l’esclusione delle persone anziane.
È un progetto dove la comunità si prende cura della comunità, con l’obiettivo primario della socializzazione e del contrasto all’isolamento
L’isolamento e la sensazione di solitudine sono associati, nella popolazione anziana, a un aumento della prevalenza delle malattie neurologiche, in particolare del rischio di deterioramento cognitivo e della sintomatologia depressiva. La presenza e persistenza della depressione aumenta il rischio di mortalità per una bassa qualità di vita percepita, di patologie cardiache e agiti autolesivi. In questo modo, aumentano i costi annuali per le spese sanitarie e a carico delle famiglie. Le istituzioni, le amministrazioni locali e la collettività sono attori indispensabili per fronteggiare la condizione di solitudine della popolazione anziana. L’OMS precisa la necessità di pensare e adottare interventi per un invecchiamento in salute, ovvero quel processo di sviluppo e mantenimento delle abilità funzionali dell’individuo intese come una combinazione e interazione tra la sua capacità intrinseca (insieme di capacità fisiche e cognitive) e l’ambiente di vita.
Quali risultati e numeri emergono dall’esperienza modenese?
«Attualmente sono attive 55 palestre della memoria in tutti i distretti socio-sanitari della provincia di Modena. Sono coinvolti oltre 400 volontari e circa 1.600 partecipanti, quindi oltre 2.000 persone su tutto il territorio e più di 30 associazioni locali. Nell’ultimo anno abbiamo tenuto 7 corsi di formazione per i volontari e da gennaio 2025 abbiamo aperto 17 nuove palestre e promosso 15 incontri alla popolazione per promuovere il progetto e sensibilizzare le persone di tutte le età alla prevenzione del decadimento cognitivo, che è la nostra mission.
Nella popolazione anziana, solitudine e isolamento aumentano rischio neurologico e depressione
Abbiamo puntato molto sul raggiungimento delle aree interne (sia quelle di pianura che appenniniche) grazie al lavoro dei volontari che hanno coinvolto i partecipanti, i loro compaesani anche più isolati perché ci si fida molto di più del proprio vicino di casa. In tutta la provincia, abbiamo circa 150 persone che desiderano partecipare alle palestre della memoria e che verranno chiamate al più presto».
Qual è l’impatto osservato sul piano cognitivo e sociale?
«Il primo cambiamento che osserviamo è il clima gioioso, caldo, accogliente che si percepisce nel gruppo dove i sorrisi la fanno da padrone. Alcune persone, dopo il pensionamento, non hanno più un ruolo sociale e impegni durante la settimana. Grazie alle palestre riacquisiscono un ruolo nella società, tornando a farne parte a tutti gli effetti. Giovanni, ottantacinquenne di Fiumalbo (piccolo comune alle pendici del Monte Cimone nell’appennino tosco emiliano) non scendeva da 20 anni in paese. Le volontarie sono andate a bussargli alla porta di casa per coinvolgerlo nella Palestra e da circa 2 anni non manca un incontro il giovedì pomeriggio, sorridendo e scherzando con le altre persone. Un altro cambiamento che notiamo è il miglioramento della scrittura cui gli anziani non sono più abituati; già dopo un mese riferiscono di scrivere più fluidamente. Anche la capacità linguistica migliora, soprattutto per quelle persone che altrimenti sarebbero state a casa da sole davanti alla televisione tutto il giorno. Da non sottovalutare è l’azione di prevenzione che questo progetto ha sui volontari che devono pensare, cercare idee e preparare gli esercizi ogni settimana, lavorare in gruppo (in equipe) e proporre le attività ai partecipanti.
Alcune persone, dopo il pensionamento, perdono il loro ruolo sociale
Questo progetto rimette in campo le potenzialità sociali della comunità attraverso la cura delle persone che non si esaurisce in due ore. Mi arrivano ogni settimana foto di “pizzate” extra palestra della memoria; il gruppo di anziani si ritrova in momenti aggregativi e conviviali anche alla sera o per pranzo. Questa è la vera forza del progetto, riattiva le risorse comunitarie al fine di (ri)costruire una rete di persone sia nei comuni più isolati che nelle grandi città dove, a volte, la solitudine è fatta di quel mancato riconoscimento che rende invisibili le persone più fragili».
Sono previste nuove aperture o iniziative?
«In virtù del successo e apprezzamento del progetto stiamo ricevendo richieste di apertura di Palestre in quei comuni modenesi in cui ancora non sono presenti. Stiamo già lavorando alla co-progettazione e co-programmazione con le amministrazioni locali e le associazioni, in modo da poter rispondere ai bisogni delle comunità e aprire nuove strutture tra ottobre 2025 e febbraio 2026.
Continuiamo poi a programmare momenti formativi per i volontari. In quest’ultimo anno siamo stati contattati da numerosi colleghi e associazioni da tutta Italia desiderosi di aprire una Palestra della Memoria nei loro territori. Come AUSL di Modena abbiamo, quindi, organizzato una formazione accreditata teorica/pratica di tre giorni (“Palestre della Memoria di Modena Academy”) che ha visto protagonisti colleghi e associazioni provenienti da alcune regioni italiane che apriranno una palestra nei loro comuni, riuscendo così a creare una Rete Italiana delle Palestre della Memoria con l’obiettivo della promozione dell’invecchiamento attivo. Data la grande adesione a questa iniziativa nel 2026 faremo una seconda edizione dell’Academy formativa».

