PFAS, in Veneto cala la contaminazione negli alimenti di origine animale

A quasi dieci anni dal precedente monitoraggio, diminuiscono i livelli di contaminazione da PFAS negli alimenti di origine animale prodotti nelle aree interessate del Veneto. È quanto emerge dal nuovo rapporto realizzato dalla Regione del Veneto e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, di Arpa Veneto e delle Aziende ULSS, che aggiorna il quadro sulla presenza delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nelle produzioni zootecniche regionali.

L’indagine, avviata per verificare l’evoluzione della contaminazione rispetto al Piano 2016-2017, ha impiegato metodi analitici da due a dieci volte più sensibili rispetto al passato, consentendo una valutazione più accurata della presenza di quattordici PFAS, comprese le molecole GenX e cC6O4, in diverse matrici alimentari e nelle acque di abbeveraggio.

Migliorano i risultati rispetto al monitoraggio precedente

Il confronto con il precedente piano evidenzia una generale diminuzione della contaminazione da PFAS negli alimenti di origine animale, accompagnata dalla riduzione del numero di aziende con criticità e dei livelli riscontrati nei prodotti monitorati.

Il 97% dei 703 campioni analizzati rispetta i limiti di legge e il 93% delle aziende monitorate non presenta criticità

Su 156 aziende zootecniche esaminate, distribuite in aree a diversa intensità di contaminazione, 148 (93%) presentano valori inferiori ai limiti di legge. Otto aziende (5%) hanno invece registrato superamenti per PFOA o PFOS nel muscolo bovino, nel fegato bovino o nel fegato suino, prevalentemente nelle zone a più elevata contaminazione.

Per queste aziende sono già state adottate misure di contenimento, con il blocco della commercializzazione dei prodotti interessati e l’avvio di un monitoraggio continuo fino al rientro nei limiti previsti dalla normativa.

Il 97% dei campioni è conforme ai limiti

Nel complesso sono stati analizzati 703 campioni elementari. Di questi, 680 (97%) risultano conformi ai limiti di legge, mentre 18 campioni (3%) presentano concentrazioni superiori ai tenori massimi consentiti.

In ulteriori cinque campioni, provenienti da tre aziende, sono stati rilevati livelli di PFOS e PFOA superiori ai valori indicativi che richiedono approfondimenti per individuare le cause della contaminazione.

Confermato il ruolo dell’acqua di abbeveraggio

Lo studio conferma la correlazione, già osservata nel monitoraggio 2016-2017, tra la contaminazione degli alimenti e quella dell’acqua di abbeveraggio, in particolare quando viene utilizzata acqua di pozzo non filtrata contenente PFOS.

Restano alcune situazioni puntuali, già sottoposte a misure di contenimento e monitoraggio

Le autorità sanitarie hanno disposto il blocco ufficiale delle produzioni interessate e imposto interventi correttivi, come l’allacciamento alla rete acquedottistica per l’approvvigionamento idrico degli allevamenti, accompagnati da controlli successivi per verificare il rientro dei valori entro i limiti di legge.

Nessun superamento nelle uova

Tra i risultati più significativi del monitoraggio figura l’esito delle analisi sugli allevamenti avicoli destinati alla produzione di uova da consumo: in nessuno dei campioni analizzati sono stati rilevati valori superiori ai limiti attualmente previsti dalla normativa.

Il rapporto sarà completato con i risultati delle analisi sulle filiere vegetali, attualmente in corso, per ottenere un quadro complessivo dell’esposizione ai PFAS e delle possibili ricadute sulla salute pubblica, sulla salute animale e sull’ambiente. La Regione del Veneto ha annunciato che presenterà nel dettaglio i risultati del monitoraggio nei prossimi giorni.

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