Ricaricarsi in museo dopo un periodo difficile

Ansia e stress sono sintomi ben noti di questo periodo storico. I musei e le loro collezioni possono promuovere il benessere: è l'obiettivo del progetto ASBA, da cui nasce un catalogo preliminare delle attività legate al benessere che possono essere offerte nei musei. Questa ricerca mira a promuovere il benessere generato dai musei a beneficio dei loro visitatori, nonché l'apprezzamento, la valorizzazione e il riconoscimento degli oggetti museali

Prosegue la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Cultura, musei e benessere mentale

La situazione di forte disagio, acuita dalla pandemia, che si registra nella popolazione mondiale ha portato i musei a riflettere sulle modalità per generare benessere all’interno delle loro comunità. Le iniziative sono molteplici e variegate, spaziano dagli accordi tra i medici di base e le istituzioni culturali, come accaduto in Canada e Belgio, ai progetti per l’Alzheimer, dall’Italia agli Stati Uniti, alla cooperazione tra ospedali e musei (in Italia e Francia) a quelli dedicati all’arte terapia, come nel Regno Unito e in Qatar.

Tra le principali conseguenze generate dal Covid si annoverano l’ansia, che è un’emozione caratterizzata da apprensione e sintomi somatici di tensione, e lo stress, ovvero la risposta fisiologica o psicologica a fattori di stress che possono essere interni o esterni. Quest’ultimo contribuisce direttamente al disordine psicologico e fisiologico e quindi può portare a sviluppare malattie riducendo così la qualità della vita.

Al momento non esistono protocolli di ricerca per trattare lo stress e l’ansia nel contesto museale, ma solo indicazioni generali o protocolli non validati e, generalmente, non condivisi, dunque non standardizzati.

 

I ricercatori da tempo investigano l’impatto che le istituzioni culturali hanno su questi fenomeni. Per esempio, Clow e Fredhoi hanno studiato i livelli di stress e arousal di un gruppo di lavoratori della City londinese durante la pausa pranzo, prima e dopo una visita alla Guildhall Art Gallery. Come strumenti di misurazione hanno adottato il cortisolo salivare, e un questionario di autovalutazione dello stress (Cox Mackay Stress Arousal Checklist). I livelli medi di stress riferiti dai partecipanti sono stati significativamente ridotti grazie alla visita, mentre i livelli di arousal sono rimasti invariati. Anche la concentrazione elevata di cortisolo è andata normalizzandosi alla fine dell’esperienza alla Guildhall Art Gallery.

Un’altra ricerca condotta da Thompson et al. ha valutato il benessere psicologico percepito dell’iniziativa Museums on Prescription ed ha esplorato l’entità del cambiamento nel tempo di sei emozioni: “assorto/rapito”, “attivo”, “allegro”, “confortato”, “illuminato” e “ispirato”.

I musei possono essere utili nell’offrire programmi per migliorare gradualmente il benessere psicologico degli anziani

I ricercatori hanno concluso che i musei possono essere utili nell’offrire programmi per migliorare gradualmente il benessere psicologico degli anziani. I partecipanti allo studio, di età compresa tra i 65 e i 94 anni, hanno provato un senso di privilegio avendo l’opportunità di entrare in contatto con i curatori, di visitare parti del museo chiuse al pubblico e di maneggiare oggetti normalmente custoditi nelle teche. Hanno anche manifestato soddisfazione per le opportunità offerte dalle attività creative volte ad acquisire conoscenze e competenze, e a stabilire nuove relazioni sociali.

Il progetto ASBA e l’approccio Brain-Friendly Museum

Il progetto ASBA (dove l’acronimo sta per Anxiety Stress Brain-friendly museum Approach – il museo alleato del cervello contro ansia e stress) si inserisce nel filone di ricerca sopra descritto, proponendo di intervenire sui livelli di ansia e stress attraverso l’incontro mediato con gli oggetti museali. Infatti, non possiamo dare per scontato che le persone siano in grado di connettersi e trarre beneficio dalle collezioni museali senza un supporto che aiuti questo dialogo.

L’iniziativa quindi si pone il compito di selezionare e studiare attività che alleviano ansia e stress e rappresenta un’applicazione concreta dell’approccio BFM (Brain-Friendly Museum), descritto nel libro The Brain-friendly Museum. Using psychology and neuroscience to improve the visitor experience. L’iniziativa si rivolge ai cittadini maggiorenni, non affetti da ansia patologica, interessati ad essere coinvolti in esperienze culturali che possano avere un effetto positivo sulla loro salute mentale. Finita la raccolta dati relativa a questa fascia di popolazione si procederà con gli ultimi due step della ricerca che vedono coinvolti, in momenti separati e dedicati, gli under 18 e il personale museale.

 

Il progetto ASBA propone più di una strategia al fine di dare ai musei la possibilità di scegliere il metodo più adatto a loro:

  1. La mindfulness è la capacità di portare attenzione al momento presente in modo intenzionale. Concentrandosi sul respiro, è possibile focalizzare l’attenzione sul corpo e sulla mente nel loro stato momentaneo, alleviando così il dolore sia fisico sia emotivo. John Kabat-Zinn, autore di The Healing Power of Mindfulness: A New Way of Being, ha definito la mindfulness come la consapevolezza che nasce dal prestare attenzione, di proposito, nel momento presente e senza giudizi, concentrandosi sul respiro, l’idea è quella di coltivare l’attenzione sul corpo e sulla mente così come si presentano momento per momento, aiutando così ad affrontare il dolore, sia fisico che emotivo. Harris sostiene che la mindfulness è un kit di strumenti psicologici per migliorare la propria salute, il proprio benessere e la propria vita.
    È stato dimostrato a livello clinico che è un intervento efficace in una vasta gamma di disturbi (dolore cronico, disturbi d’ansia, depressione, abuso di sostanze e disturbo di personalità borderline).
  2. Le Visual Thinking Strategies (VTS) costituiscono un metodo di apprendimento nato negli anni Ottanta e basato sulla discussione di gruppo, guidata da un facilitatore, davanti a un oggetto museale. È stato sviluppato negli Stati Uniti da una psicologa cognitivista, Abigail Housen, e dall’ex direttore didattico del Museo d’Arte Moderna di New York, Philip Yenawine. Nel nostro Paese viene applicato dal 2014 dal gruppo di ricerca di Vincenza Ferrara. Si tratta di un processo di costruzione del significato dell’opera, che si attiva ponendo tre domande:
    • Cosa sta succedendo in questa immagine?
    • Quali sono gli elementi visivi che possono provare quanto detto?
    • Cos’altro possiamo trovare?

    Il metodo VTS migliora l’autostima, riduce l’ansia, sviluppa il problem solving, il pensiero critico, la capacità di lavorare in gruppo e le abilità sociali. Può essere adattato alla costruzione del significato di qualsiasi oggetto museale (metodo quindi adatto anche ai musei scientifici).

  3. L’arte terapia si basa sull’uso di attività artistiche (ad esempio, la pittura) a scopo terapeutico. Il processo di fare arte è un’esperienza curativa; offre l’opportunità di esprimersi quando la comunicazione verbale risulta difficile. Può condurre alla realizzazione personale, alla revisione e alla trasformazione delle proprie esperienze emotive. Gli oggetti impiegati in arteterapia sono visti come un mezzo di comunicazione non verbale per sviluppare nuove intuizioni, risolvere conflitti e problemi nonché formulare nuove percezioni per ottenere un cambiamento positivo, una crescita e una riabilitazione. L’arte terapia non è uno strumento diagnostico ma un mezzo per affrontare questioni emotive che possono essere confuse e angoscianti.
    Un esempio illuminante è rappresentato dal Regno Unito che ha una forte tradizione di arteterapia risalente agli anni Quaranta. Recentemente il Canada si è distinto come caso virtuoso grazie al lavoro del Montreal Museum of Fine Arts che ha creato spazi adibiti all’arte terapia, gestiti da personale altamente qualificato.
  4. Nature and the Museum: la strategia fondata sulla combinazione degli stimoli del patrimonio museale e della natura. White et al riportano diversi studi che dimostrano quanto una maggiore esposizione o “contatto” con la natura (es. parchi, boschi, e spiagge) sia associata a un miglioramento della salute e del benessere, almeno tra le fasce di popolazione benestante che abitano in città. Generalmente vivere in aree urbane più verdi comporta minori probabilità di contrarre malattie cardiovascolari, obesità, diabete, asma, disagio mentale e, riduce il tasso di mortalità tra gli adulti. Inoltre, si è potuto verificare che limita l’insorgere di problemi di obesità e miopia nei bambini. La presenza rigogliosa di vegetazione nei quartieri è anche associata a diversi aspetti positivi come un maggiore benessere soggettivo negli adulti e un miglior sviluppo cognitivo nei bambini. Per questi motivi si è pensato di creare un metodo che combina l’effetto positivo della natura con gli stimoli benefici provenienti dal patrimonio culturale esposto in un museo; questa strategia sarà testata per la prima volta nel Museo di Storia Naturale e nella Galleria d’Arte Moderna di Milano, selezionati anche per la vicinanza ad un’area verde (giardini, boschi o parchi).

La strategia Nature and the Museum è del tutto originale, mentre le altre sono ben note (ad esempio, la mindfulness) ma non completamente testate, standardizzate o diffuse nei musei, soprattutto in Italia.

La sperimentazione prevede anche la raccolta e l’analisi dei dati sull’ansia e sullo stress con il metodo “Art Up”. In uso dal 2016 nei musei d’arte, questa tecnica coinvolge un gruppo di esperti composto da storici dell’arte, psicoanalisti e facilitatori. Questi ultimi sono persone affette da disagio mentale che hanno frequentato il corso di formazione Art Up “Affetti ed effetti dell’arte” realizzato negli ultimi anni presso le Gallerie d’Italia (Milano).

Ogni metodologia, ad eccezione di Art Up, sarà testata in due tipi di musei (museo d’arte e museo scientifico) al fine di poter dimostrare che tutti gli oggetti possono favorire il benessere delle persone e, allo stesso tempo, possono essere valorizzati facendoli scoprire, o maggiormente conoscere, ai visitatori.

Obiettivi del progetto ASBA

Validare l’ambiente museo come spazio socio-cognitivo per il benessere e valorizzare le collezioni museali sono i macro-obiettivi del progetto. Se esaminiamo questi scopi più in dettaglio il panorama si amplia fino a formulare una lista di priorità:

  1. Adattare e standardizzare alcune tecniche atte ad aumentare il benessere psicologico all’interno di un contesto museale artistico.
  2. Adattare e standardizzare alcune tecniche atte ad aumentare il benessere psicologico all’interno di un contesto museale scientifico.
  3. Studiare la fattibilità delle tecniche menzionate attraverso uno studio controllato a disegno misto. Lo studio di fattibilità ha in primo luogo l’obiettivo di testare tutte le procedure standardizzate e raccogliere dati qualitativi circa l’esperienza.
  4. Analizzare l’effetto sul benessere percepito dei partecipanti delle suddette tecniche.
  5. Ampliare le fasce di pubblico che frequentano il museo proponendo attività che non richiedono nessuna conoscenza pregressa e che, generando benessere, invogliano le persone a rivedere il proprio eventuale giudizio negativo sull’istituzione museo.
  6. Sostenere i musei impegnati a contribuire al benessere delle proprie comunità offrendo la possibilità di sviluppare attività dedicate e continuative.
  7. Creare un database che possa essere messo a disposizione di tutti centri di ricerca interessati a migliorare le attività esistenti o proporre nuove strategie per ampliare il ventaglio di offerte museali.
  8. Avvicinare le persone con tatto e delicatezza alle proprie emozioni per capire come queste influenzano la loro vita (alcune di queste tecniche sono già adottate in contesti diversi da quello museale come percorso integrativo a quello terapeutico quando, ad esempio, la comunicazione verbale non riesce ad essere uno strumento efficace).
  9. Dare la possibilità di praticare strategie per alleviare ansia e stress mentre si osserva e impara a conoscere gli oggetti esposti.
  10. Aiutare i musei a orientarsi sui criteri per identificare un professionista certificato. Per esempio, l’apparente semplicità delle Visual Thinking Strategies, basata principalmente su tre domande, può indurre a pensare che basti una rapida infarinatura per padroneggiare le VTS. Questo metodo, per essere incisivo, deve essere condotto da personale che ha competenze e ha maturato esperienza nel tempo, anche attraverso il confronto con Philip Yenawine, uno dei fondatori di questo approccio.
  11. Fornire strumenti e tecniche che possano essere adottati in qualsiasi tipologia di museo per agevolare tutte le istituzioni culturali che intendono contribuire alla rigenerazione delle proprie comunità; la letteratura riporta molti esempi di iniziative legate al benessere che, però, sono svolte in prevalenza nei musei d’arte.
  12. Spingere i policy maker verso l’adozione di un sistema dove i medici di base possono prescrivere attività museali pensate per produrre benessere.
  13. Creare un primo catalogo di attività dedicate alla salute mentale (mindfulness, arte terapia, visual thinking strategies, e nature and the museum) che potrà essere ampliato e arricchito nel prossimo futuro da ulteriori ricerche che hanno a cuore di perseguire i criteri del progetto ASBA.
  14. Incoraggiare gli sponsor e i policy maker a valutare i musei considerando anche la loro capacità di influire positivamente sulla qualità della vita dei cittadini. Un recente libro di Falk affronta questo tema dimostrando che il miglioramento del benessere, se correttamente concettualizzato, non solo può essere definito e misurato, ma può anche essere monetizzato.

 

Il Progetto ASBA coinvolge diversi esperti rispettando così uno dei criteri dell’approccio BFM sopra descritto: Annalisa Banzi (storica dell’arte e ricercatrice del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico – CESPEB), Vincenza Ferrara (storica dell’arte e docente dell’Università La Sapienza), Raffaella Folgieri (ingegnera e docente dell’Università degli Studi di Milano), Lorenza Guidotti (istruttrice di mindfulness certificata), Claudio Lucchiari (psicologo e docente dell’Università degli Studi di Milano), Michela Rolandi (arte terapeuta certificata), Vittorio Sironi (medico e docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca), Maria Elide Vanutelli (psicologa e assegnista dell’Università degli Studi di Milano), e l’associazione Art Up.

Per approfondire

La cultura fa bene alla salute: come nasce il welfare culturale

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Annalisa Banzi
Ph.D. storica dell'arte e ricercatrice presso il Centro di Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca