Riforma SSN, Salutequità in audizione: «Manca una diagnosi aggiornata, rischio riforma inefficace»

Una riforma del Servizio sanitario nazionale priva di una diagnosi aggiornata e di strumenti di programmazione fondamentali. È la posizione espressa da Salutequità nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari sociali del Senato sul disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento del SSN.

«Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di riforme, ma non di riforme al buio»

Secondo l’associazione, il provvedimento indica una volontà di ammodernamento, ma presenta criticità rilevanti sia sul piano del metodo sia su quello dei contenuti.

Senza diagnosi aggiornata e Piano sanitario

Tonino Aceti

Secondo Salutequità, il principale limite del provvedimento è l’assenza di una diagnosi aggiornata dello stato di salute del Paese e del SSN. Il DDL viene infatti presentato senza che sia stata realizzata una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese, ferma agli anni 2017-2021 e pubblicata nel 2022, nonostante si tratti di uno strumento essenziale per valutare condizioni di salute della popolazione, risorse impiegate, risultati conseguiti, attuazione dei piani regionali e indirizzi per la programmazione sanitaria.

A questo si aggiunge la mancanza di un Piano sanitario nazionale aggiornato: l’ultimo risale al triennio 2006-2008, mentre il nuovo Piano 2025-2027, più volte annunciato come prioritario, non risulta ancora disponibile in bozza pubblica. Anche il Patto per la Salute è fermo al 2019-2021 ed è prorogato per legge.

«Si arriva direttamente alla terapia da somministrare al SSN senza avere prima condiviso la diagnosi», osserva Tonino Aceti, presidente di Salutequità, sottolineando la necessità di una valutazione aggiornata, trasparente e partecipata dei bisogni e delle criticità del sistema.

Parlamento marginale e tempi irrealistici

Tra le principali criticità secondo Salutequità c’è anche il ruolo residuale del Parlamento. Il DDL prevede infatti che gli schemi dei decreti legislativi siano trasmessi alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante, con un termine di soli trenta giorni.

Per Salutequità, una riforma strutturale del SSN richiede invece una piena centralità del Parlamento, insieme al coinvolgimento delle Regioni, delle associazioni di pazienti e di tutti gli attori del sistema sanitario.

Una riforma strutturale del SSN richiede una piena centralità del Parlamento, insieme a Regioni, associazioni pazienti e tutti gli stakeholder

Altro nodo quello della tempistica, difficilmente sostenibile nella versione presente nel DDL. La scadenza del 31 dicembre 2026 per l’adozione dei decreti legislativi è poco realistica, considerando che il DDL è ancora in fase di approvazione, che dovranno essere scritti i decreti attuativi, quantificati gli impatti economici, individuate le coperture, acquisito il via libera del Ministero dell’Economia, raggiunta l’intesa in Conferenza Stato-Regioni e raccolti i pareri parlamentari.

Il nodo delle risorse e lo sbilanciamento ospedaliero

Ulteriore elemento critico è l’assenza di nuove risorse. Il DDL prevede infatti che l’attuazione delle deleghe non comporti maggiori oneri per la finanza pubblica, un’impostazione che – secondo Salutequità – rischia di compromettere l’efficacia della riforma.

Le misure previste, come l’aggiornamento degli standard territoriali, l’introduzione degli ospedali di terzo livello e nuovi modelli di presa in carico dei pazienti cronici complessi, appaiono difficilmente sostenibili senza finanziamenti aggiuntivi.

Territorio, cittadini ed equità risultano meno centrali nel testo

L’associazione evidenzia inoltre uno sbilanciamento a favore dell’assistenza ospedaliera, mentre territorio, cittadini ed equità risultano meno centrali nel testo.

«Il DDL – ha aggiunto Aceti – contiene inoltre poche innovazioni realmente strutturali. Mancano riferimenti alla revisione dei meccanismi di rimborso delle prestazioni sanitarie, con il passaggio da una logica a prestazione a una basata sui percorsi diagnostico-terapeutici e sugli esiti di salute. Manca anche un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e valutazione delle performance dei servizi sanitari e degli esiti delle cure, soprattutto sul territorio».

Le proposte di Salutequità

Per superare queste criticità, Salutequità indica tre priorità.

Primo: procedere rapidamente alla stesura e pubblicazione di una Relazione aggiornata sullo stato sanitario del Paese, per poter disporre di evidenze certificate sullo stato di salute della popolazione, sull’attuazione delle politiche sanitarie e sulle indicazioni necessarie per programmare gli interventi.

Secondo: approvare in tempi brevi il nuovo Piano sanitario nazionale, accompagnandolo con risorse dedicate all’attuazione, con un ruolo centrale del Parlamento e con il coinvolgimento effettivo di Regioni, associazioni di pazienti e altri attori del SSN.

Terzo: costruire un provvedimento normativo di riforma del SSN fondato su tempi realistici, Parlamento protagonista, partecipazione degli attori istituzionali e sociali, valutazione di impatto multidimensionale e coperture finanziarie certe.

«Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di riforme, ma non di riforme al buio», sottolinea Aceti. «Prima occorre aggiornare la diagnosi, definire obiettivi condivisi, misurare gli impatti sui diritti dei cittadini e sull’accessibilità del sistema, e garantire le risorse necessarie. Solo così la riforma potrà rafforzare davvero il SSN e non limitarsi a enunciare principi destinati a restare inattuati».

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