Robotica, realtà virtuale e neurotecnologie relazionali: lo sguardo centrato sulla persona

Robotica avanzata che accompagna il recupero del cammino, ambienti virtuali che allenano il cervello, tecniche capaci di raggiungere strutture cerebrali profonde senza bisturi. Queste alcune delle frontiere a cui guardano la neuromodulazione e le neurotecnologie nello scenario di ricerca, delineato durante il I Congresso nazionale della Italian Society of Neuromodulation and neuroTechnologies (ISNeT), tenutosi presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma.

Robotica nella riabilitazione

L’uso di dispositivi robotici di assistenza alla deambulazione, affiancati alla fisioterapia tradizionale, aumenta significativamente le probabilità che un paziente post-ictus recuperi un’andatura autonoma su superfici piane. È la conclusione di una recente revisione sistematica Cochrane che ha analizzato oltre cento studi clinici, confermando come questi sistemi riducano la dipendenza fisica dal terapista, senza ridurre la qualità del recupero rispetto ai metodi tradizionali. I risultati spingono verso una progressiva integrazione della robotica nei percorsi riabilitativi neurologici, con la consapevolezza che le sfide non sono solo tecnologiche: la formazione degli operatori, la sostenibilità organizzativa e l’adattamento ai modelli di cura esistenti restano variabili determinanti per il trasferimento su larga scala.

Realtà virtuale, quali benefici?

Ambienti digitali interattivi che simulano movimenti quotidiani, graduabili per difficoltà e ripetibili senza rischi. La realtà virtuale applicata alla riabilitazione post-ictus mostra benefici modesti ma significativi rispetto alle terapie convenzionali, in particolare per la coordinazione degli arti superiori e l’equilibrio. Lo conferma un’aggiornata revisione sistematica Cochrane che ha esaminato 190 studi clinici, rilevando anche un impatto positivo sulla qualità di vita percepita dai pazienti. Inoltre, la simulazione di contesti ecologicamente validi favorisce motivazione e apprendimento motorio in modo più naturale rispetto all’esercizio tradizionale. La ricerca presentata al congresso ha mostrato anche applicazioni diagnostiche: compiti motori in ambiente virtuale possono rivelare marcatori sensorimotori precoci nel continuum della malattia di Alzheimer, aprendo prospettive nuove per la valutazione cognitiva.

«Le prove scientifiche finora raggiunte ci spingono a implementare gli studi in questi ambiti in cui l’integrazione della tecnologia nei percorsi di cura standard sembra favorire anche un miglioramento funzionale», afferma il Professor Giacomo Koch, Ordinario dell’Università di Ferrara e della Fondazione Santa Lucia IRCCS, Co-responsabile scientifico del Congresso e Presidente della ISNeT.

Stimolazione cerebrale profonda senza chirurgia: la frontiera della tTIS

Raggiungere strutture cerebrali profonde senza ricorrere all’intervento neurochirurgico: è l’obiettivo della Transcranial Temporal Interference Stimulation (tTIS), una delle tecniche più innovative presentate nella sessione plenaria. Attraverso l’interferenza di due campi elettrici ad alta frequenza applicati esternamente al cranio, la tTIS genera una stimolazione selettiva nelle aree bersaglio profonde, bypassando il limite delle tecniche non invasive convenzionali, confinato per lo più alla corteccia superficiale. Le evidenze preliminari su funzioni cognitive e motorie in soggetti sani e in pazienti neurologici sono promettenti, e la tecnica è oggi oggetto di ricerca traslazionale in più centri internazionali. Le sue potenziali applicazioni spaziano dal Parkinson alle demenze, fino alla riabilitazione di lesioni che coinvolgono strutture sottocorticali.

Il furto dei pensieri e le neurotecnologie relazionali

Come si progetta una neurotecnologia che sia non solo efficace, ma rispettosa della dignità e dell’autonomia della persona? È la domanda con cui la sessione plenaria si è chiusa, affrontando il tema delle neurotecnologie “relazionali”: dispositivi progettati per mantenere al centro la qualità della relazione terapeutica, la sicurezza del paziente e la sua esperienza soggettiva, anche quando la tecnologia interviene direttamente sul sistema nervoso.

L’emergere delle neurotecnologie impone una riflessione etica che è stata affrontata durante la due giorni a Roma. Al centro del dibattito globale si colloca, anche, il tema della libertà cognitiva, cioè il diritto di ognuno di gestire autonomamente le proprie facoltà mentali e di respingere qualsiasi forma di manipolazione esterna. Questa protezione si estende alla privacy mentale, necessaria per garantire che i segnali neurali e i pensieri più profondi restino inaccessibili a terzi, e all’integrità mentale, che difende lo stato psicologico e le funzioni cognitive da alterazioni forzate tramite dispositivi tecnologici. L’obiettivo primario è preservare l’agency umana, assicurando che le decisioni e i comportamenti rimangano frutto di una volontà libera e non influenzata da interferenze digitali. Non si tratta di fantascienza. Le Nazioni Unite hanno già evidenziato, nel recente rapporto sull’uso delle nuove tecnologie, come i tradizionali diritti alla privacy e alla libertà di pensiero siano messi a rischio da queste innovazioni.

«La tecnologia è uno strumento al servizio della persona, non il contrario»

«La ricerca normativa si sta già muovendo verso tutele legali concrete, come un rafforzamento del consenso informato, la protezione dei consumatori che utilizzano dispositivi non sotto il controllo medico e l’adozione di protocolli di sicurezza informatica e minimizzazione dei dati. Tutte misure indispensabili per prevenire fenomeni critici come il brain-hacking, ossia lo sfruttamento delle vulnerabilità delle interfacce cervello-computer (BCI) da parte di malintenzionati o criminali informatici, e l’uso improprio delle informazioni cerebrali», osserva la Professoressa Sofia Straudi, Professore Associato e Direttore della Scuola di Specializzazione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Ferrara, Tesoriere ISNeT.

«L’innovazione tecnologica in neurologia e psichiatria deve essere guidata da un principio fondamentale: la tecnologia è uno strumento al servizio della persona, non il contrario. Consenso informato robusto, protocolli etici condivisi e sicurezza dei dati neurali non sono optional: sono la condizione perché queste tecniche abbiano un futuro nella pratica clinica ordinaria», aggiunge il Professor Giacomo Koch.

La salute del cervello e la ISNeT Academy

Sullo sfondo delle due giornate congressuali, il tema della salute del cervello come sfida di salute pubblica. Le stime globali parlano di una perdita di produttività di 2,5 trilioni di dollari correlata a tutte le patologie neurologiche. In Europa, i costi dei disturbi neurologici sono stimati in circa 300 miliardi di euro, con demenza e ictus tra le voci principali. Per affrontare il problema le tecnologie e la scienza non bastano e occorrono politiche pubbliche, in grado di proteggere il cervello, ridurre i rischi ambientali e sociali e costruire sistemi sanitari resilienti. L’European Academy of Neurology (EAN) ha promosso la Strategia per la Salute del Cervello, che rappresenta un cambio di paradigma nel contrasto all’impatto globale delle patologie neurologiche. I principali determinanti indicati dall’organizzazione europea per mantenere un cervello sano sono suddivisi in tre categorie principali: preservare, proteggere e prevenire, e pianificare. Anche a questi orizzonti guarda la nascita della ISNeT Academy all’interno della Società scientifica per alimentare un dialogo multidisciplinare tra medici, clinici, professionisti sanitari e ingegneri biomedici e tradurre le evidenze in standard formativi certificati accessibili su scala nazionale.

«Abbiamo bisogno che la ricerca e la clinica parlino la stessa lingua e che gli standard di formazione in neuromodulazione siano omogenei sul territorio. L’ISNeT Academy nasce per colmare questo gap: costruire competenze certificate, aggiornate sulle evidenze e condivise tra le diverse professioni che si occupano di salute del cervello», conclude la Dottoressa Graziella Madeo, Neurologa e Direttrice Medica Brain&Care Group, Segretario generale ISNeT, Co-responsabile scientifico del Congresso.

Può interessarti