Sanità, la manovra senza sorprese: dalla bozza alla legge, i numeri restano gli stessi

Alla fine, la Legge di Bilancio sulla sanità ha mantenuto le promesse. Ma anche tutti i suoi limiti

“E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure” cantava De Gregori. E qualcosa della bozza iniziale rimane anche nel testo approvato della Legge di Bilancio. Forse anche più di qualcosa. Perché, in buona sintesi, poco ci si è discostati tra le due versioni nei mesi di iter parlamentare. Almeno in tema di sanità.

Come a dire che a poco o nulla sono servite le migliaia di emendamenti presentati – apparsi e poi scomparsi – e le audizioni parlamentari dei portatori di interesse.

Sin da quando la prima bozza della Legge di Bilancio fu resa pubblica, il quadro appariva ben chiaro: la spesa sanitaria sarebbe aumentata, ma non abbastanza da modificare la traiettoria di un Servizio sanitario nazionale sotto pressione.

Con l’approvazione definitiva della legge lo scorso 30 dicembre, il confronto tra il testo iniziale e quello finale mostra che l’impianto non è stato stravolto. Le cifre annunciate restano, così come restano le criticità evidenziate fin dall’inizio.

Fondo sanitario nazionale: rimane l’aumento annunciato

Leggendo la prima bozza della manovra finanziaria si prendeva atto della previsione di un incremento complessivo di oltre 6 miliardi di euro per la sanità, concentrato soprattutto sul Fondo sanitario nazionale, con l’obiettivo di garantire una crescita progressiva delle risorse nel tempo. Aumento che in realtà era di solo 2,4 mld di euro, essendo la restante parte dell’aumento già previsto dalle manovre degli anni precedenti.

Ebbene, questa impostazione è stata confermata nel testo definitivo della Legge di Bilancio per il 2026.

Le cifre indicano un incremento del Fondo sanitario nazionale di 2.382,2 milioni di euro per quest’anno che, in aggiunta allo stanziamento precedente, porta a un ammontare di 142,9 miliardi di euro, poco meno dei 143,1 ipotizzati.

Il 2027 e il 2028 potranno beneficiare di un incremento di 2,63 miliardi di euro (inizialmente previsti 2,65) ciascuno, anche in questo caso poco al di sotto della cifra ipotizzata all’inizio dell’iter della manovra (2,65 miliardi).

La spesa sanitaria aumenta, ma resta insufficiente a coprire costi crescenti, inflazione e invecchiamento

Restano quindi le criticità già evidenziate sia nell’analisi asettica della bozza di legge sia nelle considerazioni degli analisti. Che, in sintesi, indicano un aumento reale della spesa sanitaria, ma non sufficiente a compensare l’aumento dei costi, l’inflazione sanitaria e l’invecchiamento della popolazione. La legge di Bilancio, insomma non concorre a correggere questo squilibrio.

In altri termini, “la manovra non basta”: la crescita della spesa non cambia la condizione strutturale del SSN, che resta in affanno sul fronte dell’offerta di servizi, delle liste d’attesa e della capacità di risposta ai bisogni sanitari.

Il testo definitivo, pur arricchito di dettagli attuativi, non smentisce questa valutazione. Manca quella svolta strutturale che tutta la filiera della salute richiedeva a gran voce e si attendeva. Il risultato è una continuità piena tra la diagnosi iniziale del testo di legge e l’esito finale: più risorse, ma senza un cambio di paradigma.

Personale sanitario: più assunzioni, stesso perimetro

Uno degli assi portanti della manovra sarebbe stato quello sugli interventi per il personale sanitario, fatto di nuove assunzioni e misure per rendere più attrattivo il lavoro nel Ssn. Anche se pareva mancasse una riforma complessiva delle regole di spesa.

È stata infatti confermata la spesa massima annuale di 450 milioni di euro per l’assunzione straordinaria di personale a tempo indeterminato per rimpinguare le file di medici e infermieri del SSN. Si spera così di far fronte alle liste d’attesa spesso in tilt, e a garantire il rispetto delle altre voci dei LEA (Livelli essenziali di assistenza), tra gli ospedali e le famigerate Case di Comunità di PNRR memoria.

La Manovra prevede aumenti delle indennità sanitarie: 412 milioni per medici e veterinari, 480 per infermieri, 13,5 per dirigenti e 208 per operatori socio-sanitari

La nuova Manovra conferma anche la previsione dell’aumento dell’indennità di specificità sanitaria, che arriva a 412 milioni per medici e veterinari e 480 milioni per gli infermieri. Parliamo di valori annui a partire da quest’anno. Sono invece 13,5 i milioni a disposizione per le indennità dei dirigenti sanitari e 208 quelli destinati agli operatori socio-sanitari.

Farmaceutica: i tetti di spesa diventano uno dei cardini

Confermata anche la revisione dei tetti di spesa per la farmaceutica, certamente uno degli elementi più concreti della manovra nonché uno dei capitoli più strutturati, pensati per rendere più sostenibile la spesa e ridurre le tensioni tra Stato, Regioni e imprese.

Qui il passaggio dalla bozza alla legge è quasi lineare: ciò che era previsto viene approvato, senza arretramenti.

Quindi il tetto di spesa complessivo viene aumentato dal 15,3% al 15,55%, cioè di 350 milioni di euro aggiuntivi, che saranno utilizzabili per gli acquisti diretti e per la spesa convenzionata.

Nel primo caso la spesa per i farmaci comprati direttamente da ospedali e ASL è aumentata dello 0,30%, mentre il tetto per i medicinali che i cittadini pagano con ricetta SSN cresce dello 0,05%. Il rovescio della medaglia però è la riduzione del Fondo per i farmaci innovativi di 140 milioni di euro annui, passando così da 1,3 a 1,16 miliardi annui già a partire dal 2026.

Dispositivi medici: +0,2% per tetto di spesa

Buone notizie per il comparto dei dispostivi medici. Da quest’anno il tetto di spesa viene aumentato dello 0,2%, arrivando al 4,6% del Fondo sanitario nazionale, pari a 280 milioni di euro annui, senza novità sul fronte delle regole vigenti in tema di suddivisione del tetto tra le diverse Regioni.

Assente tanto nel testo di legge licenziato dal Parlamento quanto nella sua bozza iniziale qualsiasi riferimento al tema del payback di settore.

Prevenzione: una voce presente, ma (purtroppo) marginale

Nella bozza della Legge di Bilancio, la prevenzione era citata come un’area di intervento che avrebbe potuto essere anche significativa, ma con un peso relativo del tipo “piuma”.

Il testo definitivo della legge mantiene la prevenzione tra le priorità, ma depotenzia – se possibile – la portata degli interventi tagliandone le gambe ancor prima dell’inizio della corsa.

Dei circa 690 milioni di euro previsti, di cui 486 per la prevenzione sanitaria, 120 per le campagne vaccinali e 80 per la salute mentale, ne rimangono circa 565 complessivi. Di cui 238 sono sparpagliati in una miriade di attività, nella migliore tradizione italiana dei finanziamenti a pioggia che non accontentano né scontentano nessuno.

E, quindi, dal potenziamento dello screening mammografico per il tumore alla mammella, all’estensione di test genomici su campioni di biopsia liquida necessari per l’individuazione delle mutazioni di ESR1 nei casi di carcinoma mammario. Dal potenziamento dello screening per il tumore del colon-retto, alla profilazione genomica HRD del carcinoma sieroso di alto grado dell’ovaio in stadio avanzato. Passando per l’incremento del finanziamento per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto di vaccini del calendario nazionale vaccinale, per il potenziamento dei test di Next-Generation Sequencing (Ngs) per la profilazione delle malattie rare, per programmi di diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva delle persone con Parkinson e terminando con un programma nazionale per prevenzione e cura delle patologie reumatologiche.

A questi 238 milioni se ne aggiungono altri 247 per un altro, non meglio identificato, potenziamento della prevenzione e ancora 80 milioni per il Piano nazionale per la Salute mentale nel 2026, che saliranno a 85 milioni nel 2027 e a 90 nel 2028.

Privato accreditato e liste d’attesa: continuità operativa

Sin dalla prima bozza di testo di legge era chiaro come la manovra puntasse anche a ridurre le liste d’attesa, facendo leva su una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle strutture accreditate e su prestazioni aggiuntive.

Il testo definitivo conferma questa impostazione, mantenendo l’aumento dell’1% della quota di spesa per l’acquisto da parte del SSN di prestazioni, beni e servizi erogati dal privato accreditato.

La legge non va oltre la bozza anche per quanto riguarda l’aumento da 50 a 70 milioni di euro destinati all’Ospedale Bambino Gesù.

Farmacia dei servizi: salto di qualità

Una nota speciale merita il capitolo delle farmacie. Atteso, ma non palesato sin da subito, il riconoscimento del loro ruolo in seno alla sanità nazionale. Ma il testo finale accoglie uno dei primi emendamenti, che va anche oltre le aspettative: le farmacie – private convenzionate o pubbliche – sono riconosciute come parte integrante del Ssn, come erogatrici di prestazioni sanitarie.

E, con un colpo di scopa dell’ultimo momento che ha rimosso la necessità di essere accreditate come fornitori della sanità pubblica, le farmacie potranno beneficiare di 50 milioni di euro all’anno per i servizi erogati per conto del SSN. Il che, tradotto, significa che alle farmacie sarà rimborsato un corrispettivo per ogni prestazione erogata. Corrispettivo che potrà variare a seconda del tipo di servizio sarà regolato da accordi regionali tra ministero della Salute e le singole Regioni.

La Legge di Bilancio sulla sanità è coerente con se stessa. Quello che prometteva nella bozza, lo mantiene nella legge. Ma proprio questa coerenza racconta il limite dell’intervento: la crescita delle risorse non diventa riforma, e la prudenza contabile prevale sull’ambizione di sistema.

Il SSN riceve ossigeno, ma non cambia passo.

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Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità