Le Case di Comunità entrano in una fase cruciale del loro percorso di sviluppo. Entro il 30 giugno, infatti, le Regioni saranno chiamate a rendicontare lo stato di avanzamento degli interventi previsti dal PNRR per il rafforzamento dell’assistenza territoriale, comprese le strutture introdotte dal DM 77/2022. Accanto agli aspetti infrastrutturali e ai target quantitativi richiesti a livello nazionale, resta aperta una questione decisiva: quanto è realmente integrata la risposta tra sistema sanitario e sistema sociale all’interno delle Case di Comunità?
Ora ambito sanitario e ambito sociale devono lavorare assieme per rispondere ai bisogni dei cittadini e delle comunità
Per contribuire a rispondere a questo interrogativo, ANCI Lombardia e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS (con il Dipartimento di Politiche per la Salute) hanno promosso un percorso di ricerca che ha coinvolto oltre cento tra amministratori, professionisti, rappresentanti del terzo settore e cittadini attivi. Il lavoro si è concluso con la definizione di 13 proposte operative per rafforzare l’integrazione socio-sanitaria e con l’avvio di una nuova fase dedicata alla costruzione di indicatori capaci di misurare non solo la presenza dei servizi, ma anche la qualità dei modelli organizzativi adottati nei territori.
La ricerca ANCI – Mario Negri
Il workshop “Proposte operative per sviluppare l’integrazione tra sociale e sanitario nelle Case della Comunità in Lombardia” ha concluso il percorso di studio delle differenti questioni portate avanti da sei laboratori focalizzati su differenti tematiche. L’obiettivo era offrire un supporto per migliorare e completare il funzionamento delle Case di Comunità lombarde, secondo i percorsi delineati da Decreto Ministeriale 77/2022. La normativa vuole riorganizzare l’assistenza sanitaria territoriale, puntando su prossimità, digitalizzazione e reti multidisciplinari per ridurre le disuguaglianze e la pressione ospedaliera.
La definizione degli indicatori

Conferma Alessandro Nobili, responsabile del Dipartimento Politiche per la Salute del Mario Negri IRCSS: «La ricerca ha approfondito l’aspetto del DM 77 dove veniva definito un ruolo chiave alla integrazione tra la parte sanitaria (per la Lombardia in capo alle ATS e ASST) e quella sociale (in capo ai Comuni e agli ambiti territoriali).
Il lavoro di oltre un centinaio di operatori attivi all’interno di queste realtà ha portato un contributo sostanziale e pragmatico ai temi in discussione. Dopo aver presentato il documento ai responsabili di Regione Lombardia, il prossimo passo sarà quello di costruire un sistema di indicatori che, per ognuna di queste proposte, ci permetta di fare una fotografia della situazione relativamente alle modalità di integrazione tra sociale e sanitario nelle case della comunità già attive in Lombardia».
«Nella prima fase dei lavori abbiamo presentato le proposte – prosegue Nobili – adesso dobbiamo capire a che punto sia la integrazione tra ambito sanitario e quello sociale. Dove ci sono situazioni virtuose e dove invece persistono ancora elementi di criticità. Bisogna fare in modo che queste nuove strutture non rimangano quello che erano i poliambulatori, dove erano preminenti gli aspetti sanitari e prestazionali. Ora ambito sanitario e ambito sociale devono lavorare assieme per rispondere ai bisogni dei cittadini e delle comunità. I contesti dove andranno a sorgere le Case di Comunità sono molto diversi, variano da un’area urbana a piccolo centro montano. Entro fine giugno vorremmo definire gli indicatori, presentarli e discuterli con i responsabili regionali».
Nella valutazione dei territori, ci sono, ricorda Nobili, alcune differenze. Regione e Agenas hanno lavorato sinora su dati strutturali e quantitativi, che monitorano e segnalano se un servizio c’è o non c’è. Le 13 proposte operative vogliono poter descrivere e monitorare anche gli aspetti qualitativi e organizzativi dei differenti modelli messi in atto nelle diverse case della comunità.
Non solo presenza dei servizi: servono indicatori per valutare qualità organizzativa e integrazione nelle Case di Comunità
È essenziale valorizzare il Punto Unico di Accesso (PUA) come porta di accesso integrata per servizi sanitari, sociali e socio-sanitari. Chiarisce Nobili: «Il nostro è un contributo che vuole essere complementare alle informazioni già fornite da Regione e Agenas. Abbiamo anche dato un’indicazione su come lavorare con le risorse esistenti sia di personale che dei servizi al momento disponibili. Si tratta di fare in modo di lavorare al meglio con le risorse ad oggi disponibili nei vari contesti».
Condizioni per l’integrazione
Per favorire una reale integrazione tra sanitario e sociale, il documento individua alcune azioni prioritarie. Tra queste, il rafforzamento della formazione delle équipe multidisciplinari delle Case di Comunità, affinché possano condividere esperienze, pratiche e strumenti di lavoro, sviluppando al tempo stesso una cultura della valutazione. Un altro passaggio fondamentale riguarda la definizione di procedure e strumenti condivisi per lo scambio delle informazioni essenziali sulle persone prese in carico, attraverso accordi tra Aziende Socio-Sanitarie Territoriali e Ambiti Territoriali Sociali.
Le proposte puntano inoltre a introdurre sistemi di monitoraggio basati su indicatori semplici e condivisi, in grado di valutare attività e risultati delle Case di Comunità. Allo stesso tempo, viene sottolineata l’importanza di costruire alleanze con altre realtà professionali e territoriali, favorendo una rete di collaborazioni stabile e orientata ai bisogni della comunità.
Un ruolo centrale è attribuito anche alla trasparenza, attraverso la diffusione di report pubblici, il coinvolgimento della cittadinanza e la pubblicazione accessibile dei dati sull’utilizzo dei servizi. L’obiettivo finale è valorizzare e mettere in connessione le risorse già presenti nei territori, accompagnando gradualmente i cambiamenti organizzativi necessari per consolidare il ruolo delle Case di Comunità come fulcro della rete locale dei servizi.
Il percorso è ancora in evoluzione, ma le indicazioni emerse dalla ricerca offrono una base concreta per orientarne lo sviluppo.








