Sanità siciliana in stallo: rete ospedaliera “non valutabile” dal Ministero

Tra posti letto di psichiatria non codificati, errori organizzativi e strutture prive di corretta attribuzione, la riorganizzazione della rete ospedaliera si blocca. Mentre la politica parla di interlocuzione tecnica, sindacati e medici denunciano una gestione confusa e priva di visione

La sanità siciliana attraversa uno dei suoi momenti più critici, stretta tra attese che in alcuni pronto soccorso, secondo i dati Agenas, superano le otto ore e tassi di abbandono che in alcune strutture sfiorano o superano il 20%, e una rete ospedaliera che il Ministero della Salute non ha semplicemente rimandato, ma definito ufficialmente “non valutabile”.

Il Ministero della Salute ha sospeso l’istruttoria tra incongruenze tecniche, posti letto fantasma e tensioni politiche

Quella che emerge è l’immagine di un sistema in stato confusionale, dove i dati tecnici si scontrano con una realtà territoriale drammatica. Centotrentacinque posti letto di psichiatria privi di codice identificativo e valori negativi – come i -49 e -35 posti letto segnalati come “da attivare” – sono alcuni dei dati che hanno bloccato la riorganizzazione ospedaliera in Sicilia.

Antonino Palermo

Un caos che Antonino Palermo, Segretario ANAAO Assomed Sicilia, il sindacato di medici e dirigenti sanitari italiani, conferma guardando ai dati della psichiatria: «Abbiamo scoperto che i fondi erogati non sono stati distribuiti come avrebbero dovuto e le psichiatrie in Sicilia sono profondamente carenti». Il medico allarga poi il campo all’intera gestione dei posti letto, definendola priva di criteri logici: «Il governo precedente aveva previsto una rete senza mai attivare circa 2.000 posti; quello attuale ha continuato a ridurre senza una visione chiara, seguendo logiche che sembrano più legate a equilibri locali che alle necessità dei cittadini e delle cittadine».

Le incongruenze tecniche della Tabella C

La missiva del Ministero della Salute evidenzia numerosi disallineamenti e incongruenze che rendono attualmente impossibile procedere con l’istruttoria della proposta regionale secondo gli standard fissati dal DM 70/2015, il regolamento italiano che definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera e fissa le regole per la riorganizzazione della rete ospedaliera, basandosi su tre livelli di complessità (base, I livello, II livello) e mira a garantire l’efficienza e la sicurezza delle cure.

In questo contesto, il destino del nuovo piano sanitario regionale si trova attualmente in una fase di stallo burocratico che agita i corridoi istituzionali. Al centro della contestazione ministeriale c’è la cosiddetta “Tabella C”, il documento tecnico che dovrebbe mappare l’offerta sanitaria ma che presenta errori strutturali profondi.

Al centro della contestazione la “Tabella C”, che dovrebbe mappare l’offerta sanitaria ma che presenta errori strutturali

Oltre ai letti psichiatrici “fantasma”, il Ministero segnala codici di struttura non validi, come nel caso del PO Casazza, che non risulta nemmeno descritto correttamente nella delibera regionale di riferimento (DGR 276/2025).

In diverse strutture sono stati assegnati posti letto a discipline che non risultano collegate a nessuna Unità Operativa specifica, creando un pericoloso vuoto organizzativo: è il caso del reparto di gastroenterologia del S. Giovanni di Dio di Agrigento, neuroriabilitazione del Piemonte di Messina o pneumologia della Fondazione Giglio di Cefalù.

Giovanni Burtone

Giovanni Burtone, onorevole del Partito Democratico all’ARS, l’Assemblea regionale siciliana, e componente della VI Commissione “Salute, Servizi sociali e Sanitari”, intervenendo sulla questione, ha voluto stemperare i toni parlando di un dialogo aperto con Roma: «Non c’è bocciatura del piano, ma un’interlocuzione da parte del Ministero che chiede spiegazioni. Ho chiesto all’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, la quale mi ha rassicurato che la discussione partirà nelle prossime settimane e successivamente informerà la VI Commissione».

«In merito alle osservazioni formulate dal Ministero della Salute sulla proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera siciliana – ha aggiunto Giuseppe Laccoto, vice presidente del gruppo parlamentare all’ARS Prima l’Italia – Lega Salvini Premier e presidente della VI Commissione “Salute, Servizi Sociali e Sanitari” – è doveroso ribadire con chiarezza che non si tratta in alcun modo di una bocciatura del piano predisposto dalla Regione. Come già chiarito da Faraoni, siamo di fronte a rilievi di natura tecnica ed endoprocedimentale, che rientrano nella normale interlocuzione istituzionale tra Regione e Ministero nell’ambito dell’iter di approvazione del piano».

Giuseppe Laccoto

L’Assessorato regionale, ha sottolineato Laccoto, è già al lavoro per rispondere puntualmente alle osservazioni pervenute e apportare i necessari correttivi tecnici, proseguendo il confronto con spirito costruttivo e senso di responsabilità.

«La Sicilia presenta caratteristiche territoriali peculiari, legate alla sua condizione insulare, che impongono una programmazione attenta ai bisogni delle aree interne, delle isole minori e delle comunità più difficili da raggiungere, anche in relazione ai parametri previsti dal DM 70. C’è piena fiducia – ha concluso – sull’esito finale delle interlocuzioni in corso con il Ministero, nella consapevolezza che il dialogo istituzionale porterà a una soluzione condivisa, nell’interesse esclusivo del diritto alla salute dei cittadini siciliani».

La Regione sottolinea che i rilievi sono di natura tecnica e che si sta già lavorando per i necessari correttivi

Alle rassicurazioni politiche risponde con durezza Palermo, denunciando un isolamento istituzionale: «Come sindacato abbiamo più volte chiesto un incontro all’assessore sulla rete ospedaliera, ma non abbiamo avuto risposta alcuna: la proposta è stata fatta tenendo fuori le nostre idee e proposizioni». Secondo il medico, l’attuale stallo è figlio di una gestione autoreferenziale: «Quello che è stato elaborato ha evidentemente qualcosa che non va, se persino un ministero dello stesso colore politico lo blocca».

La denuncia dei sindacati e il Libro Bianco

«L’Assessore alla Salute, Daniela Faraoni, non dice tutta la verità», esordisce senza giri di parole Renato Costa, Responsabile sanità della CGIL siciliana, commentando le rassicurazioni istituzionali sulla tenuta del sistema. Secondo Costa, il giudizio del Ministero è ben più grave di una bocciatura nel merito: «La rete non è valutabile perché, di fatto, non è stata neanche scritta».

Per l’ex commissario per l’emergenza Covid, questo vuoto documentale e organizzativo impedisce qualsiasi programmazione seria, lasciando l’isola in un limbo pericoloso: «Non stiamo navigando a vista – incalza – stiamo navigando alla cieca, come una nave non governata in balia delle correnti».

I sindacati evidenziano lo stato di forte crisi della sanità siciliana e avanzano proposte di riforma

Alla “navigazione alla cieca” descritta da Costa, il Segretario di ANAAO Assomed Sicilia aggiunge il peso di un’organizzazione frammentata: «Chiedevamo la soppressione dei cosiddetti “reparti fotocopia”: troppe ortopedie o chirurgie vicine tra loro, ma tutte con personale insufficiente». L’alternativa proposta da ANAAO nel proprio “Libro Bianco” puntava su ospedali di prossimità per le patologie di bassa intensità, evitando che tutti i cittadini si riversino nei grandi centri di Palermo, Catania e Messina intasando i pronto soccorso.

Oltre alla gestione clinica, Costa denuncia una paralisi amministrativa che dura da mesi, alimentata da una perenne incertezza sui vertici dell’assessorato: «Non c’è nessuno in grado di dire cosa succederà la settimana prossima», osserva, evidenziando come l’instabilità politica impedisca qualsiasi interlocuzione con le parti sociali.

Renato Costa

Il responsabile sanità della Cgil siciliana punta il dito contro la proliferazione di ambulatori ospedalieri che non avrebbero motivo di esistere, poiché dovrebbero essere gestiti dal territorio. E cita esempi concreti come gli ambulatori per la celiachia o il diabete in gravidanza gestiti all’interno di aziende ospedaliere come il Policlinico: «Dobbiamo svegliare i direttori generali», dichiara, spiegando come centinaia di medici siano oggi «prigionieri di turni ambulatoriali inutili». Costa sostiene che liberare questi professionisti dalle attività che competerebbero ai medici di base o al territorio permetterebbe di riportarli nei reparti e nelle corsie, migliorando immediatamente il turnover dei ricoveri e riducendo la pressione sui pronto soccorso.

L’incertezza sui Dipartimenti di Emergenza

La confusione si estende anche alla gerarchia delle emergenze e alla gestione dei DEA di I e II livello: si tratta del Dipartimento di Emergenza e Accettazione, la struttura ospedaliera che integra pronto soccorso, rianimazione e reparti per l’urgenza.

Il Ministero chiede chiarimenti urgenti sugli accorpamenti di diverse strutture, citando i casi di DEA primo livello di “Villa delle Ginestre” a Palermo e di Avola-Noto, e DEA secondo livello di “Caltanissetta-San Cataldo” e del complesso “Umberto I Rizza”.

Si rilevano anche scostamenti tra quanto riportato in Tabella C, in merito al ruolo assegnato alle singole strutture nelle diverse reti assistenziali, e quanto descritto nella DGR 276/2025 con particolare riferimento alle reti dei punti nascita (ad esempio, Villa Sofia di Palermo), alla rete IMA (Infarto Miocardico Acuto). In particolare, per le emodinamiche (ad esempio, la Fondazione Istituto S. Raffaele – Giglio e l’Iscas Morgagni Nord srl), per la rete trauma, soprattutto sui ruoli di Centro Traumi di Zona (ad esempio, Villa Sofia di Palermo e il Centro Traumatologico Ortopedico) nonché alle Breast unit, non indicate in DGR ma identificate in Tabella C (ad esempio, Villa Sofia di Palermo).

Le sfide per sbloccare l’impasse

Per sbloccare l’impasse, la Regione Siciliana è chiamata a produrre anche una nuova pianificazione che descriva puntualmente le reti tempo-dipendenti (IMA, Trauma e Stroke) e la rete materno-infantile, inclusi i sistemi di trasporto in emergenza STAM e STEN. L’assetto deve integrare in modo coerente anche le reti specialistiche oncologiche, assicurando che ogni codice di struttura sia valorizzato correttamente e che ogni posto letto sia riconducibile a un’unità operativa certa.

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Mario Catalano
Mario Catalano
Giornalista pubblicista