Se in Europa si parla sempre di più di riconoscimento del lavoro usurante per la professione medica, il dibattito non può escludere i circa 160mila i professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione che operano quotidianamente in contesti ad alta intensità, esposti a rischi biologici, chimici e fisici, impegnati su turni prolungati e a contatto diretto con la sofferenza dei pazienti. Figure professionali specializzate che condividono gran parte delle condizioni di stress e usura psicofisica che caratterizza il lavoro medico e sanitario, ma che faticano a veder riconosciuto lo status di professione usurante.
La crisi del SSN, con le poche risorse allocate che a cascata comportano carenza di personale, ritmi di lavoro non sempre sostenibili e stipendi non adeguati alla responsabilità, sta allontanando i giovani da queste professioni, mettendo a rischio la tenuta stessa del sistema sanitario. Per questo la FNO TSRM e PSTRP vorrebbe un approccio più inclusivo e multidisciplinare al tema del lavoro usurante, che riconosca il valore e le specificità di tutte le figure che concorrono al percorso di cura.
Ne parliamo a TrendSanità con Diego Catania, presidente della Federazione nazionale Ordini dei tecnici sanitari radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP) che da tempo chiede pari dignità e riconoscimenti per chi lavora in sanità.
Stipendi o status previdenziale: qual è il vero problema?
«Il dibattito sul riconoscimento del lavoro usurante per chi opera in sanità è ormai datato, come lo è la normativa vigente che ne definisce il perimetro nel nostro Paese. Oggi, con la forte pressione che si respira nei luoghi di cura, dovuta anche alla carenza di personale, negare che questo problema riguardi anche i professionisti sanitari, compresi coloro che si occupano di sociale, significa camuffare la realtà – spiega Catania – La FNO TSRM e PSTRP rappresenta oltre 160mila professionisti, altamente specializzati, che con autonomia e senso di responsabilità, garantiscono la salute pubblica.
Escludere alcune professioni dallo status di lavori usuranti, ad appannaggio di altre, non fa bene al sistema salute
Professionisti alle prese con modelli organizzativi passati, scarso riconoscimento sociale, valorizzazione economica insufficiente, sviluppi di carriera inesistenti, ritmi di lavoro faticosi e un intenso coinvolgimento psicofisico. Ciò determina condizioni insalubri, come stanchezza fisica cronica, depressione, stress da lavoro correlato e altri disturbi. Condizioni che riducono la capacità di reazione, rendendo queste persone vulnerabili a infortuni, nonché bersagli facili di aggressioni sul lavoro. Situazioni limite, che pervadono tutte le categorie professionali del settore.
Non è una questione legata a rivendicazioni corporativistiche. Per noi rappresenta una questione di coerenza rispetto ai principi che il nostro ordinamento dovrebbe garantire, ovvero la tutela di chi lavora al prezzo della propria salute».

Pensionamenti anticipati: rischio o opportunità?
«Basterebbe introdurre sistemi di protezione a tutele progressive e proporzionate alle singole professioni e alle specializzazioni – evidenzia Catania. L’invecchiamento del personale sanitario è un tema da affrontare in modo chiaro, trasparente e massimamente inclusivo. Come già accade per il personale militare e per le forze dell’ordine, sarebbe auspicabile, che anche per le professioni sanitarie, si possa arrivare prima o poi al riconoscimento del ruolo di specificità o misure similari, che riconoscano un’anzianità contributiva superiore a quella effettivamente lavorata, che di fatto accelererebbe l’accesso all’età pensionabile».
Competenze specialistiche e responsabilità decisionale
«In questo quadro, non possiamo dimenticare che anche i professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione condividono una parte rilevante di queste condizioni di usura – osserva Catania. Molte delle nostre professioni lavorano in contesti ad alta intensità tecnologica e organizzativa, dove la responsabilità per la qualità e la sicurezza dei percorsi diagnostici, terapeutici e di prevenzione è quotidiana. Parliamo di professionisti che operano a stretto contatto con la sofferenza, con il dolore cronico, con la fragilità sociale, e nel contempo sono esposti a rischi biologici, chimici e fisici e che spesso assicurano la continuità dei servizi su turni prolungati, festivi e notturni.
Anche i professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione condividono in larga parte condizioni di lavoro usuranti
Il lavoro usurante non è solo quello legato all’atto medico in senso stretto, ma include tutte le competenze e le responsabilità che concorrono al percorso di cura. Per questo riteniamo sia necessario adottare una prospettiva multidisciplinare e interprofessionale, che riconosca nell’insieme delle specificità di chi opera per la salute pubblica».
Attrarre i giovani: il nodo tra previdenza, stipendi e organizzazione del lavoro
«Oggi, l’intero sistema sanitario è in crisi. Il mancato riconoscimento sociale, la questione salariale, nonché quella previdenziale scoraggiano chi già opera nei servizi e allontanano i giovani dall’intraprendere queste professioni. Occorrono retribuzioni adeguate alla responsabilità del lavoro, tutele previdenziali e modelli organizzativi sostenibili, che permettano una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata. Alzare gli stipendi, insieme a percorsi di crescita professionale e di sviluppi carriera chiari, migliorerebbe la percezione delle nostre professioni e la qualità della vita dei colleghi già in servizio, oltre ad attrarre nuove generazioni di professionisti.
Non possiamo pensare a una sanità efficace, se si negano le giuste protezioni, a chi contribuisce a rendere il SSN qualificato e performante. Coperture calibrate non solo ringiovanirebbero la forza lavoro, ma renderebbero le professioni sanitarie più attrattive per i giovani, favorendo un ricambio generazionale virtuoso. Un personale tutelato e motivato eleva l’intero sistema, garantendo cure di qualità e un servizio più efficace per i cittadini» – chiosa Catania.








