La biobanca che aiuta a migliorare le terapie di riabilitazione. Una realtà italiana

BioBanCaRe è la prima biobanca italiana dedicata alla riabilitazione e al cambiamento, voluta dalla Fondazione Don Gnocchi. I progetti di una struttura che ha iniziato da pochi mesi la sua attività

La Fondazione Don Gnocchi ha realizzato la prima biobanca italiana dedicata alla riabilitazione e alla biologia del cambiamento: si chiama BioBanCaRe (Biobanca di Riabilitazione e Biologia del Cambiamento) ed è stata progettata per raccogliere, conservare e analizzare campioni biologici, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi del recupero funzionale, e migliorare l’efficacia delle terapie riabilitative. La biobanca è operativa dal marzo 2026.

Seguire la riabilitazione nel tempo

La caratteristica distintiva della biobanca è la raccolta nel tempo dei campioni biologici: i prelievi vengono effettuati in più momenti nel corso del percorso di cura, permettendo di osservare come l’organismo cambia durante la guarigione. Integrati con dati clinici e funzionali raccolti nel corso della riabilitazione, questi campioni consentono di identificare biomarcatori predittivi del recupero funzionale – indicatori biologici che  anticipano come un paziente risponderà a un determinato trattamento – e sviluppare approcci terapeutici sempre più personalizzati

BioBanCaRe è la prima biobanca italiana dedicata alla riabilitazione

Conferma Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione Don Gnocchi: «BioBanCaRe è la prima biobanca italiana dedicata alla riabilitazione, è un’infrastruttura istituzionale distribuita su tre sedi, Milano come hub centrale, Firenze e Roma come sedi periferiche, che raccoglie, conserva e gestisce campioni biologici umani – nel nostro caso sangue, plasma, siero, DNA e saliva – insieme ai dati clinici e funzionali dei pazienti.

Maria Cristina Messa

I campioni vengono raccolti in più momenti del percorso riabilitativo e conservati a temperature molto basse, fino a -150°C, seguendo procedure rigorose che ne garantiscono la qualità nel tempo. Il concetto che guida la BioBanCaRe è quello di “biologia del cambiamento”. La riabilitazione è un processo che si svolge nel tempo. Il paziente non è lo stesso all’inizio e alla fine di un percorso terapeutico, e questo cambiamento ha una base biologica che ancora non conosciamo a fondo. Raccogliendo campioni in momenti diversi di questo percorso possiamo seguire come cambia il profilo biologico del paziente, capire quali meccanismi molecolari sostengono il recupero e identificare biomarcatori che predicono chi risponderà meglio a un determinato trattamento. Questi dati longitudinali sono una risorsa preziosa non solo per la ricerca di oggi, ma soprattutto per quella di domani.

Il paziente cambia durante il percorso terapeutico: comprenderne le basi biologiche è una sfida ancora aperta

Avere a disposizione campioni biologici ben caratterizzati, raccolti nel tempo e integrati con i dati clinici, è la condizione necessaria per costruire una medicina riabilitativa sempre più personalizzata, capace di adattare i trattamenti al profilo biologico del singolo paziente e di migliorare concretamente gli esiti di cura».

Grande attenzione alle malattie neurodegenerative

Prosegue la dottoressa Messa: «I nostri ambiti prioritari rispecchiano le aree cliniche di maggiore rilevanza per la Fondazione. Ci sarà una forte attenzione alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla e demenze frontotemporali, ma anche verso patologie pneumologiche come la BPCO e l’asma, patologie cardiovascolari e cerebrovascolari tra cui l’ictus, neuropsichiatria infantile con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico, e fragilità nell’anziano. Queste aree non sono scelte in modo arbitrario, ma rispecchiano le linee di ricerca strategiche che la Fondazione ha definito nel Piano Strategico della Ricerca 2025-2027 e i bisogni clinici dei pazienti che vengono trattati ogni giorno. L’obiettivo finale di tutto questo è sviluppare una medicina riabilitativa davvero personalizzata, capace di adattare i trattamenti al profilo biologico e clinico del singolo paziente, migliorando concretamente gli esiti di cura».

Parkinson, Alzheimer, demenze, asma e BPCO sono tra i principali ambiti di ricerca della biobanca

La biobanca è stata realizzata anche grazie al sostegno del Ministero della Salute, della Banca d’Italia e della Fondazione Barbaglia. Un investimento complessivo di oltre 800 mila euro ha consentito di dotare la struttura delle più avanzate tecnologie di conservazione, con monitoraggio continuo – ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette – e di un sistema digitale di tracciabilità che assegna a ogni singola aliquota un codice univoco e una posizione mappata. 

Una strada ancora tutta da percorrere

«La Biobanca è operativa dal marzo 2026 e i primi protocolli di raccolta sistematica sono appena avviati – chiarisce la dottoressa Messa – quindi i risultati scientifici definitivi sono ancora in corso di elaborazione. Posso però dire che i protocolli attivi riguardano già pazienti con patologie pneumologiche, e che l’integrazione tra dati biologici e dati clinico-funzionali, elemento distintivo del nostro approccio, permetterà di costruire coorti longitudinali di grande valore per la ricerca futura. Quello che stiamo costruendo è un’infrastruttura il cui impatto crescerà nel tempo: più campioni raccogliamo, più ricercatori interni ed esterni potranno lavorarci».

A fine maggio scorso  la Fondazione Don Gnocchi ha partecipato per la prima volta all’European Biobank Week 2026 di Praga. Si tratta del principale congresso annuale europeo di biobanking, organizzato dalla European Research Infrastructure for Biobanking and Biomolecular Resources (BBMRI-ERIC) – infrastruttura di ricerca europea che coordina e rende accessibili biobanche e risorse biomolecolari a supporto della ricerca biomedica – e dalla European, Middle Eastern & African Society for Biopreservation and Biobanking (ESBB) – società scientifica internazionale che riunisce i professionisti del biobanking e della bioconservazione.

Spiega la dottoressa Messa: «A Praga abbiamo presentato un nostro lavoro sull’utilizzo di un sistema automatizzato per standardizzare la fase di aliquotazione dei campioni. In parole semplici, quando si raccoglie un campione lo si divide in piccole porzioni da conservare separatamente, e se questa operazione è manuale piccole variabilità inevitabili tra operatori diversi o momenti diversi possono compromettere la confrontabilità dei campioni nel tempo. Negli studi longitudinali in riabilitazione, dove lo stesso paziente viene seguito per mesi o anni, questo problema è particolarmente rilevante. L’automazione lo risolve garantendo volumi sempre precisi, condizioni sempre identiche e ogni operazione tracciata digitalmente. Questo approccio migliora concretamente la qualità e l’affidabilità scientifica delle raccolte longitudinali».

Il Congresso ha offerto spunti stimolanti agli studiosi del settore. Racconta la dottoressa Messa: «Un tema trasversale interessante è quello della digitalizzazione dei consensi e dei flussi operativi. Molte biobanche europee stanno investendo in sistemi di consenso elettronico e in flussi integrati tra sistemi clinici e gestionali della biobanca, con l’obiettivo di ridurre il carico amministrativo e aumentare la qualità del dato raccolto. Un’altra sessione molto interessante era dedicata al ruolo evolutivo delle biobanche come hub locali dinamici nella ricerca biomedica. Non più semplici archivi di campioni, ma veri e propri nodi di connessione tra ricercatori, strutture sanitarie e comunità di pazienti, capaci di facilitare la condivisione dei dati, l’accesso ai campioni e lo sviluppo di ecosistemi di innovazione traslazionale».

Può interessarti

Alessandra Margreth
Alessandra Margreth
Giornalista professionista, esperta di temi salute e sanità