Rivalutare periodicamente le terapie farmacologiche degli anziani per garantire che ogni farmaco sia ancora necessario, appropriato e sicuro. È l’obiettivo del nuovo percorso di medical review e deprescribing avviato dall’Azienda USL della Valle d’Aosta nell’ambito dell’Area Territoriale, un progetto dedicato in particolare alle persone anziane e fragili in politerapia e affidato al dottor Giuseppe Pasqualetti, farmacologo clinico e geriatra.
Dalla prescrizione alla rivalutazione delle terapie
La crescente complessità assistenziale legata all’invecchiamento della popolazione rende sempre più centrale la gestione della politerapia. Secondo l’ultimo Rapporto nazionale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), circa un anziano su tre assume almeno dieci principi attivi differenti. In questo contesto, accanto alla corretta prescrizione iniziale, diventa fondamentale verificare nel tempo l’effettiva utilità dei trattamenti. La medical review consiste infatti in una valutazione strutturata dell’intera terapia del paziente, analizzando indicazioni, dosaggi, durata dei trattamenti, possibili interazioni e rapporto tra benefici e rischi.
L’Azienda USL della Valle d’Aosta avvia un percorso di medical review e deprescribing per gli anziani fragili in politerapia
Il deprescribing rappresenta invece il processo clinico attraverso il quale alcuni farmaci possono essere ridotti, sospesi o sostituiti quando non risultano più appropriati, sempre attraverso una valutazione personalizzata e condivisa con il paziente.
Un approccio multidisciplinare per la presa in carico
Il percorso coinvolge i medici delle RSA e dell’Ospedale di Comunità, i medici di medicina generale, i farmacisti della Farmacia Territoriale, gli infermieri, i professionisti dei Distretti, oltre ai pazienti e ai loro familiari.
Attraverso un lavoro multidisciplinare vengono individuate eventuali interazioni farmacologiche, duplicazioni terapeutiche, prescrizioni non più necessarie o possibilità di semplificazione della terapia, sulla base delle evidenze scientifiche e delle condizioni cliniche della persona.
Il progetto coinvolge medici, farmacisti, infermieri, professionisti territoriali, pazienti e caregiver
«La sfida oggi non è semplicemente ridurre il numero dei farmaci, ma prescrivere meglio – spiega Pasqualetti -. Con l’aumento dell’aspettativa di vita cresce il numero di persone affette da più patologie croniche ed è normale che molti anziani assumano numerose terapie contemporaneamente. Tuttavia, più aumenta il numero dei farmaci, maggiore diventa il rischio di effetti indesiderati, interazioni, ricoveri e perdita di autonomia. Il nostro obiettivo è trovare il giusto equilibrio: mantenere i farmaci che apportano un beneficio concreto e rivalutare quelli che potrebbero non essere più necessari o addirittura diventare dannosi».
Contrastare la cascata prescrittiva
Tra gli aspetti su cui il progetto pone particolare attenzione c’è il fenomeno della cosiddetta cascata prescrittiva, ovvero la situazione in cui un effetto indesiderato causato da un farmaco viene interpretato come un nuovo problema clinico, portando all’introduzione di un ulteriore trattamento e aumentando progressivamente la complessità terapeutica.
«Per questo – sottolinea ancora Pasqualetti – utilizziamo strumenti internazionalmente validati per valutare le possibili interazioni farmacologiche e identificare i trattamenti potenzialmente inappropriati. Nessun algoritmo, però, sostituisce il giudizio clinico: ogni decisione viene sempre personalizzata sulla storia, sul grado di fragilità e sugli obiettivi di cura del singolo paziente».
L’obiettivo non è quindi una riduzione automatica del numero dei medicinali assunti, ma una maggiore appropriatezza e sicurezza delle cure.
Un cambiamento culturale nella gestione della terapia
Il progetto punta anche a promuovere un cambiamento nell’approccio alla prescrizione farmacologica, valorizzando il principio della rivalutazione continua.
La revisione delle terapie punta a ridurre rischi legati a interazioni, duplicazioni, cascata prescrittiva e ricoveri evitabili
«Per molti anni – spiega lo specialista – aggiungere un farmaco è stato considerato il naturale sviluppo di una terapia. Oggi, soprattutto nell’anziano fragile, è altrettanto importante chiedersi periodicamente se tutti i medicinali siano ancora realmente necessari. Fondamentale è anche il coinvolgimento dei pazienti e dei caregiver. La deprescrizione, infatti, non consiste nella semplice sospensione di un farmaco, ma in un processo condiviso, graduale e costantemente monitorato. Assumere meno farmaci non significa ricevere meno cure. Al contrario, quando una terapia viene personalizzata e rivalutata periodicamente, le cure diventano spesso più sicure, più efficaci e più adatte ai bisogni della persona. È questa la filosofia del percorso che stiamo implementando nell’Azienda».
Un modello per rafforzare la sanità territoriale
Per la Direzione dell’Area Territoriale dell’Azienda USL valdostana, il progetto rappresenta un investimento sulla qualità e sull’integrazione delle cure: «La revisione sistematica delle terapie fornirà l’occasione per rafforzare l’integrazione tra ospedale, territorio, RSA e medicina generale, offrendo ai cittadini più fragili un’assistenza sempre più personalizzata, sicura e appropriata. È un progetto che guarda al futuro della nostra sanità, in una regione dove l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile sviluppare modelli di presa in carico sempre più efficaci e vicini ai bisogni delle persone», dichiara la direttrice dell’Area Territoriale, Hélène Impérial.
Il percorso si inserisce nel rafforzamento della sanità territoriale valdostana, con l’obiettivo di migliorare la continuità assistenziale e ridurre gli eventi avversi legati alla politerapia, come effetti indesiderati, cadute e ricoveri evitabili.
Una gestione più appropriata delle terapie può contribuire non solo a migliorare la qualità di vita delle persone anziane, ma anche a utilizzare in modo più efficace le risorse del Servizio sanitario, favorendo modelli di cura sempre più personalizzati e integrati.




