Ecoansia, quando la preoccupazione per il clima diventa un problema di salute mentale

L’ecoansia è una risposta sempre più diffusa alla crisi climatica. Quando la preoccupazione diventa paralisi, insonnia e perdita di fiducia nel futuro può trasformarsi in un problema di salute mentale. A TrendSanità ne parlano Cinzia Bressi e Anna Bassetto

La crisi climatica non produce soltanto effetti sull’ambiente e sulla salute fisica, ma lascia un segno crescente anche sul benessere psicologico. Tra paura del futuro, senso di impotenza e perdita di fiducia nelle istituzioni, l’ecoansia sta emergendo come una delle nuove sfide della salute mentale. Ne parlano a TrendSanità, analizzando il confine tra reazione adattiva e disagio clinico, Cinzia Bressi, Professoressa Associata di Psichiatria dell’Università degli Studi di Milano, Responsabile del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Università di Milano, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e Anna Bassetto, Psicologa Clinica, psicoterapeuta in formazione specialistica, Università degli Studi di Milano.

L’ecoansia viene spesso descritta come una risposta razionale a una minaccia reale. Quando rappresenta una reazione adattiva e quando, invece, diventa un problema clinico?

Cinzia Bressi

«L’ecoansia rappresenta una reazione adattiva quando permette alle persone di agire proattivamente a favore dell’ambiente attuando dei comportamenti sostenibili e facendo ricorso alle risorse personali con il fine di creare un cambiamento. Si parla, quindi, di risposta razionale a una minaccia reale quando la preoccupazione per il clima funge da spinta motivazionale.

L’intervento di uno specialista è necessario quando tutto ciò crea compromissione del funzionamento quotidiano. Questa alterazione negativa dei propri ritmi di vita rischia di manifestarsi attraverso dei sintomi psicopatologici di tipo ansioso-depressivo (ruminazione e catastrofizzazione), il sonno della persona potrebbe risentirne, in alcuni casi avremmo anche una progettualità compromessa a causa di una visione del futuro come terrificante. La qualità della vita rischia di esserne inevitabilmente influenzata: è stato dimostrato che livelli più alti di ecoansia portano a percepire una notevole riduzione del proprio benessere.  Il fenomeno dell’ecoansia riduce la capacità adattiva delle persone che, durante le loro giornate, sviluppano condotte ansiose associate alla stabile ruminazione centrata sulla distruzione climatica e sugli effetti a catena che potranno oscurare il futuro dei propri discendenti e del pianeta tutto».

Le evidenze mostrano che giovani, donne e persone che hanno vissuto eventi estremi presentano livelli più elevati di ecoansia. Sta nascendo una nuova vulnerabilità psicologica?

Anna Bassetto

«Per rispondere a questa domanda è necessaria una premessa: è stato dimostrato che persone soggette ad eventi naturali catastrofici come alluvioni o incendi siano maggiormente predisposte a sviluppare un Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) e a partire da ciò si potrebbe affermare che, di conseguenza, questo li rende psicologicamente vulnerabili alle alterazioni climatiche a causa del trauma subito. È possibile che si tratti, inoltre, di individui con una predisposizione ad una risposta d’allarme ad agenti stressogeni con un focus tematico sul clima. Per quanto riguarda i giovani e le donne la letteratura ha effettivamente sottolineato una presenza maggiore di livelli di ecoansia che, nel genere femminile, può risalire alla generale predisposizione genetica che crea livelli di ansia maggiori rispetto agli uomini; i giovani invece sono accomunati da alti livelli di incertezza e sfiducia collettiva che li rendono più vulnerabili al cambiamento climatico. Perciò si potrebbe affermare che stia nascendo una nuova vulnerabilità psicologica legata all’esposizione climatica ma è importante sottolineare il ruolo che il PTSD e la genetica svolgono nella vita psichica delle persone».

Molti giovani non riferiscono soltanto paura, ma anche rabbia, frustrazione e senso di impotenza rispetto alla crisi climatica. Dal punto di vista psichiatrico, quanto questi sentimenti possono incidere sulla progettualità di vita, sulle scelte familiari e sulla fiducia nel futuro?

«Si tratta di un rischio concreto: l’ecoansia raggruppa attorno a sé emozioni che vanno oltre l’ansia e che si intersecano tra di loro andando ad influenzare la visione del futuro dei giovani. A dimostrazione di questo, è stato notato come molti di loro abbiano una significativa riluttanza ad avere figli creata da una profonda paura rispetto a ciò che il futuro può riservare e a come il mondo cambierà a causa del sempre più pervasivo cambiamento climatico. Inoltre, la rabbia, la frustrazione e il senso di impotenza, unite alla già citata paura della negatività del futuro, creano nei giovani la percezione di un mondo su cui è impossibile agire e che non è adatto ad accogliere le prossime generazioni.

L’ecoansia sta emergendo come una delle nuove sfide della salute mentale

Si giunge quindi a parlare di “eco-paralisi”, una sensazione derivata dalla perdita di controllo e dell’incertezza sul futuro aggravata dall’osservazione di un’apparente inazione globale rispetto al problema. Ad aumentare questa percezione è il senso di colpa sia per l’impronta di carbonio, cioè la quantità di gas serra emessi, che un ipotetico figlio potrebbe generare sia perché talvolta sembra che ciò che il singolo faccia per l’ambiente risulti poco utile a causa della continua presenza di promemoria relativi all’impatto ambientale di ogni scelta personale (dal cibo acquistato alle applicazioni utilizzate)».

Oggi, nei servizi di salute mentale italiani esistono strumenti, formazione e percorsi adeguati a intercettare il disagio psicologico legato alla crisi climatica?

«Ad oggi, i servizi di salute mentale italiani non hanno ancora creato e messo in campo percorsi adeguati ad intercettare il disagio psicologico legato alla crisi climatica; inoltre, non sono state redatte linee guida o protocolli standardizzati atti alla diagnosi e al trattamento del disagio psicologico legato al cambiamento climatico. Sarà necessario per il futuro investire anche sulla formazione dei professionisti sanitari in merito ai correlati psicopatologici associati al clima; allo stato attuale, però, non è ancora stato attivato un percorso diagnostico-clinico che si occupi del tema».

Tra eventi estremi, ansia cronica, disuguaglianze e perdita di fiducia collettiva, quale rischio ritiene più preoccupante nel prossimo decennio?

«Tra le opzioni indicate, il rischio più sottovalutato è la combinazione tra la perdita di fiducia collettiva e l’aumento delle diseguaglianze.  Rispetto all’ansia cronica per il futuro e all’impatto degli eventi estremi la letteratura risulta essere piuttosto ampia; sono presenti alcuni studi, infatti, che si propongono di analizzare che ruolo abbiano queste due tematiche nella vita quotidiana della popolazione mondiale.

Il rischio più sottovalutato è la combinazione tra la perdita di fiducia collettiva e l’aumento delle diseguaglianze

È necessario, però, focalizzarci anche sulla perdita di fiducia che sta coinvolgendo, soprattutto i più giovani, a causa della percezione che i governi non stiano agendo per proteggere i propri cittadini e il Pianeta Terra. Questa sensazione di sfiducia collettiva è esacerbata dalle disuguaglianze climatiche, si è notato infatti che sperimentano una maggiore ecoansia proprio le fasce di popolazione più povere e che abitano in zone che non dispongono di risorse adeguate e sufficienti per adattarsi al cambiamento climatico e per far fronte alle catastrofi naturali che ne conseguono».

Per approfondire

Boehme, B. A., Kinsman, L. M., Norrie, H. J., Tessier, E. D., Fleming, S. W., & Asmundson, G. J. (2024). Climate anxiety: Current evidence and future directions. Current Psychiatry Reports, 26(11), 670–677

Boluda-Verdú, I., Senent-Valero, M., Casas-Escolano, M., Matijasevich, A., & Pastor-Valero, M. (2022). Fear for the future: Eco-anxiety and health implications, a systematic review. Journal of Environmental Psychology, 84, 101904

Galea, S., Nandi, A., & Vlahov, D. (2005). The epidemiology of post-traumatic stress disorder after disasters. Epidemiologic reviews, 27(1), 78-91

Gianfredi, V., Mazziotta, F., Clerici, G., Astorri, E., Oliani, F., Cappellina, M., Catalini, A., Dell’Osso, B. M., Pregliasco, F. E., Castaldi, S., & Benatti, B. (2024). Climate Change Perception and Mental Health. Results from a Systematic Review of the Literature. European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, 14(1), 215-229

Hickman, C., Marks, E., Pihkala, P., Clayton, S., Lewandowski, R. E., Mayall, E. E., Mellor, C., & Van Susteren, L. (2021). Climate anxiety in children and young people and their beliefs about government responses to climate change: A global survey. The Lancet Planetary Health, 5(12), e863–e873

Kurth, C., & Pihkala, P. (2022). Eco-anxiety: What it is and why it matters. Frontiers in Psychology, 13, 981814.

Mento, C., Damiani, F., La Versa, M., Cedro, C., Muscatello, M. R. A., Bruno, A., Fabio, R. A., & Silvestri, M. C. (2023). Eco-Anxiety: An Evolutionary Line from Psychology to Psychopathology. Medicina, 59(12), 2053.

Mosca, A., Luciani, D., Chiappini, S., Miuli, A., PsyClimate Research Group, Cianconi, P., Pettorruso, M., Janiri, L., & Martinotti, G. (2025). Eco-anxiety and mental health: Correlates of climate change distress. International Journal of Environmental Research and Public Health, 22(12), 1768.

Pihkala, P. (2020). Anxiety and the ecological crisis: An analysis of eco-anxiety and climate anxiety. Sustainability, 12(19), 7836.

Thoma, M. V., Rohleder, N., & Rohner, S. L. (2021). Clinical ecopsychology: The mental health impacts and underlying pathways of the climate and environmental crisis. Frontiers in psychiatry, 12, 675936.

Può interessarti

Silvia Pogliaghi
Silvia Pogliaghi
Giornalista scientifica, esperta di ICT in Sanità, socia UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione)