Musica di ogni genere, medicina di genere: quando l’ascolto diventa cura

Musica e medicina di genere si incontrano in un progetto promosso da OMCeO Milano per raccontare salute, inclusione e ascolto attraverso le Medical Humanities. I promotori spiegano come l'arte possa affiancare la divulgazione scientifica, favorendo engagement e qualità della cura

La medicina di genere è oggi considerata uno strumento indispensabile per migliorare appropriatezza, equità ed efficacia delle cure, riconoscendo l’impatto delle differenze biologiche, sociali e culturali sulla salute. Ma come raccontare, in modi diversi dal solito, questi temi a professionisti e cittadini senza rinunciare al rigore scientifico? Da OMCeO Milano, in collaborazione con Fondazione Onda e Associazione Italiana Donne Medico la risposta è arrivata attraverso la musica suonata e cantata da Medici di OMCeO Milano.

L’evento è stato ideato, progettato, sostenuto e promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Milano (OMCeOMI).

Dall’umanizzazione della cura alle Medical Humanities

Fabrizio Gervasoni

Un palco, strumenti musicali, medici che diventano musicisti e un messaggio preciso: la medicina di genere riguarda tutti. È da questa intuizione che nasce “Musica di ogni genere, medicina di genere”, iniziativa che ha scelto il linguaggio dell’arte per parlare di salute, inclusione e ascolto. Per Fabrizio Gervasoni, Direttore S.C. Distretto Municipio 2, ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano, Responsabile Unità D’Offerta Cure Domiciliari (UDO C-DOM), ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano, Componente del Consiglio Direttivo OMCeO Milano e ideatore dell’evento, il legame tra musica e medicina affonda le radici nelle Medical Humanities.

«Per un medico riscoprire e coltivare passione e interesse nelle espressioni artistiche, come la musica, la pittura o la letteratura, può favorire quella che viene definita umanizzazione della cura». L’obiettivo è riportare al centro la persona, con il suo vissuto e le sue relazioni. «Parlando di Medical Humanities sollecitiamo l’incontro tra l’arte medica e le arti espressive, mantenendo al centro il paziente con le sue emozioni e il suo percorso di cura». Una prospettiva che trova oggi nuova attenzione anche nelle politiche pubbliche. Gervasoni richiama infatti il recente Protocollo d’intesa tra Ministero della Salute e Ministero della Cultura che valorizza il ruolo dell’arte come supporto ai percorsi terapeutici. «Coltivare una conoscenza e una sensibilità artistica può consentirci di costruire un nuovo approccio all’esperienza terapeutica, che possa prevedere linguaggi e strumenti adiuvanti per migliorare il vissuto di malattia e contrastare l’isolamento sociale».

L’ascolto che unisce musica e medicina di genere

Ma perché proprio la musica? Per Gervasoni la risposta è racchiusa nell’esperienza stessa del festival. «Musica di Ogni Genere Medicina di Genere è innanzitutto fare esperienza di una scoperta: la scoperta di un inatteso talento espressivo in un medico che non avremmo mai immaginato su un palco, la scoperta di un’emotività e di una sensibilità che trovano espressione nell’esibizione musicale».

La musica e la medicina di genere condividono infatti una dimensione essenziale. «Le due cose sono accomunate dall’incontro, ma soprattutto dall’ascolto: da un lato la musica con le emozioni che suscita; dall’altro il rapporto di cura con l’ascolto empatico offerto dal medico al paziente».

Da qui nasce anche il significato del titolo della manifestazione. «Nessun genere musicale rappresenta al meglio la medicina di genere, ma proprio questa miscellanea ben rappresenta l’attenzione e lo spazio che ogni individuo deve ricevere nei luoghi di cura». E conclude: «I medici che si sono esibiti durante il Festival, così come i nostri pazienti negli ambulatori, devono avere chiara la percezione di disporre di un tempo di cura e di un dedicato e personale spazio di ascolto».

La medicina di genere come un’orchestra

Roberta Gualtierotti

Lo stesso parallelismo emerge nelle parole di Roberta Gualtierotti, referente per la Medicina di Genere del Policlinico di Milano e docente di Università degli Studi di Milano. «Durante l’evento è emerso chiaramente il parallelismo tra musica e medicina di genere. Entrambe richiedono la capacità di cogliere sfumature, differenze e individualità».

Per la professoressa, la medicina di genere rappresenta una delle espressioni più concrete della medicina di precisione. «Invita a considerare le differenze biologiche e socio-culturali che influenzano salute e malattia». Anche qui il concetto chiave è l’ascolto. «Ascoltare un brano significa apprezzarne le sfumature; ascoltare un paziente significa raccogliere informazioni essenziali per la cura».

Secondo Gualtierotti, utilizzare linguaggi alternativi non significa abbandonare il rigore scientifico. «Il rigore scientifico è compatibile con strumenti comunicativi capaci di coinvolgere emotivamente le persone». E aggiunge: «Comunicare la scienza significa trovare un linguaggio chiaro, comprensibile e adeguato a chi ascolta. Questa è una responsabilità non solo dei divulgatori, ma anche dei medici». 

E se la medicina di genere avesse una colonna sonora?

Prosegue Gualtierotti: «Più che un singolo genere musicale, sarebbe un’orchestra. La complessità dell’essere umano non può essere rappresentata da una sola voce o da un unico strumento». L’iniziativa ha avuto anche una forte valenza culturale e sociale. «Per molti anni la medicina ha adottato prevalentemente un modello maschile come riferimento, applicandolo anche alla popolazione femminile con conseguenze negative per la salute delle donne». Per questo, sottolinea la professoressa, è necessario continuare a promuovere la cultura della medicina di genere. «Non è un tema di nicchia, ma un approccio da implementare sistematicamente dalla ricerca alla pratica clinica necessario per migliorare la qualità delle cure».

Dalla divulgazione all’engagement

Per Eugenio Santoro, direttore artistico dell’evento e ricercatore presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, la musica rappresenta prima di tutto un potente strumento di comunicazione. «La musica è un linguaggio universale, capace di arrivare a tutti in modo diretto e immediato». Una caratteristica che la rende particolarmente utile per raggiungere pubblici spesso lontani dalla divulgazione tradizionale. «Penso, ad esempio, ai giovani. È importante trovare modalità innovative per avvicinarli ai temi della salute e della cultura medico-scientifica».

Eugenio Santoro

Santoro richiama poi un principio fondamentale della comunicazione scientifica. «Fare divulgazione non significa soltanto trasmettere informazioni, ma creare una relazione con chi ascolta». In questo processo la musica offre un valore aggiunto. «Non veicola soltanto contenuti, ma anche emozioni e sensazioni. Favorisce il coinvolgimento e rende più facile creare quella connessione emotiva che spesso manca nella comunicazione scientifica tradizionale».

La scelta di coinvolgere artiste e cantautrici è stata anch’essa fortemente simbolica. «Esistono molte analogie tra le difficoltà che incontrano le donne nel mondo della musica e quelle che affrontano in altri ambiti professionali, compresa la medicina». Secondo Santoro, i linguaggi artistici non sostituiscono il confronto scientifico, ma possono affiancarlo. «Se il target è costituito da professionisti sanitari o ricercatori, la dimensione congressuale resta fondamentale. Può però essere accompagnata da momenti che favoriscano una comunicazione più coinvolgente». Perché, come conclude: «Prima ancora dell’empowerment, c’è l’engagement: la capacità di catturare l’attenzione e creare partecipazione».

Un messaggio oltre il palco

Dalle parole dei promotori emerge una convinzione condivisa: la medicina di genere non riguarda soltanto protocolli e linee guida, ma il modo stesso di concepire la relazione di cura. In questo percorso, la musica diventa metafora e strumento concreto di ascolto, inclusione e partecipazione. Un linguaggio capace di avvicinare cittadini e professionisti a un tema che, oggi più che mai, rappresenta una componente essenziale della qualità delle cure.

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Silvia Pogliaghi
Silvia Pogliaghi
Giornalista scientifica, esperta di ICT in Sanità, socia UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione)