Quando si parla di innovazione in sanità, il rischio è ridurla a una questione di strumenti: più intelligenza artificiale, più telemedicina, più dati. Mario Alparone, Direttore Generale di Finpiemonte, guarda invece oltre la tecnologia. La sua lettura nasce da anni di esperienza sia alla guida di aziende sanitarie sia nel mondo della finanza e dello sviluppo economico, e parte da una convinzione precisa: la tecnologia crea valore solo se accompagnata da una revisione profonda dei processi di cura e dei modelli organizzativi.
Una prospettiva che parla direttamente a chi, nei board delle aziende sanitarie e nelle direzioni regionali, si trova ogni giorno a decidere come allocare risorse limitate per ottenere risultati di salute misurabili e di valore per il paziente.
Direttor Alparone, dopo una lunga esperienza nella direzione di aziende sanitarie, da qualche anno è alla guida di Finpiemonte. In che modo questa doppia prospettiva influenza la sua visione dell’innovazione in sanità? E quali sono oggi le principali sfide che accomunano il sistema sanitario e quello dello sviluppo territoriale?
«La mia esperienza nasce proprio dalla contaminazione tra ambiti diversi. Ho una doppia anima: una più legata al metodo, all’economia e alla gestione delle risorse, maturata attraverso le mie esperienze nel settore bancario e assicurativo, e una sanitaria, costruita negli anni in cui ho ricoperto il ruolo di direttore generale di aziende sanitarie.
Queste due prospettive si sono influenzate reciprocamente e mi hanno permesso di trasferire competenze e approcci da un settore all’altro. Uno degli insegnamenti più importanti riguarda il modo in cui guardiamo alla sanità: non dobbiamo considerarla esclusivamente come un tema di spesa, ma come un investimento finalizzato a produrre salute e risultati concreti per i cittadini.
Senza revisione dei processi organizzativi, la tecnologia rischia di rimanere inattuata
In economia le risorse vengono allocate valutando il ritorno dell’investimento. Anche in sanità dobbiamo adottare un approccio simile, ma orientato a un obiettivo diverso e ancora più rilevante: il risultato di salute per il paziente. È il concetto espresso da Michael Porter con il principio del value-based healthcare: non conta solo quanto spendiamo, ma quali risultati di salute otteniamo rispetto alle risorse impiegate.
La sostenibilità del sistema sanitario passa quindi dalla capacità di allocare meglio le risorse disponibili e di valutarne l’impatto in termini di outcome. La spesa sanitaria negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo, passando da circa 122 a 145 miliardi di euro, ma il contesto complessivo della finanza pubblica rende difficile immaginare ulteriori incrementi illimitati. La spesa sanitaria, insieme alla componente previdenziale e alla long term care, rappresenta una quota molto rilevante del PIL e la possibilità di espansione è necessariamente condizionata.
Per questo credo che il tema centrale oggi non sia soltanto chiedere più risorse, ma imparare a utilizzare meglio quelle che abbiamo. La mia esperienza mi ha insegnato proprio questo: programmare, allocare e monitorare le risorse in funzione del valore prodotto, cioè dei risultati di salute che riusciamo a garantire ai pazienti».
Il settore salute e life sciences rappresenta uno degli ambiti più dinamici per innovazione e investimenti. Quale ruolo può svolgere Finpiemonte per sostenere la crescita di questo ecosistema e favorire l’incontro tra ricerca, imprese, sistema sanitario e istituzioni?
«Finpiemonte può svolgere un ruolo molto importante perché il settore della salute e delle life sciences rappresenta una delle direttrici strategiche su cui si concentra il sostegno allo sviluppo del territorio. Solo in questo ambito investiamo oltre 40 milioni di euro, considerando sia le misure regionali sia gli investimenti realizzati attraverso fondi di private equity e venture capital.
Il settore salute e life sciences è una delle filiere più rilevanti per il nostro Paese e, personalmente, rappresenta un ambito al quale sono particolarmente legato, anche per il valore sociale che porta con sé. La sanità, infatti, rappresenta una componente fondamentale dell’economia regionale: arriva a pesare per circa il 70-80% dei bilanci delle Regioni e costituisce quindi uno degli elementi più rilevanti nella gestione delle risorse pubbliche.
Finpiemonte fa da cerniera tra mondo finanziario e imprenditoriale nelle life sciences
In questo contesto Finpiemonte può svolgere un ruolo di regia, perché si trova in una posizione privilegiata all’interno dell’ecosistema. Da una parte conosciamo le imprese, che possono essere beneficiarie delle nostre misure o oggetto di investimento attraverso i fondi di private equity nei quali partecipiamo; dall’altra conosciamo il mondo finanziario, che spesso incontra difficoltà nell’accompagnare aziende innovative nelle prime fasi del loro percorso di crescita.
Il nostro compito è proprio quello di fare da cerniera tra il mondo finanziario e quello imprenditoriale, accompagnando le aziende dal momento dell’idea fino alla fase in cui riescono a raggiungere una maggiore autonomia e solidità. È questa la funzione della finanza agevolata e, più in generale, delle finanziarie regionali: sostenere lo sviluppo nei momenti in cui gli strumenti tradizionali non sono ancora sufficienti.
Per questo non interpretiamo il nostro ruolo come una semplice attività di erogazione di risorse. Crediamo di poter contribuire alla costruzione dell’ecosistema, mettendo in relazione ricerca, imprese, sistema sanitario e investitori e creando le condizioni affinché le innovazioni possano trasformarsi in valore per il territorio e per i cittadini».

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte accelerazione nell’ambito della telemedicina, dell’intelligenza artificiale e della gestione dei dati sanitari. Quali sono, a suo avviso, le condizioni necessarie affinché queste innovazioni producano un impatto concreto sull’organizzazione dei servizi e sulla qualità dell’assistenza?
«Credo che le condizioni fondamentali siano principalmente due: le risorse economiche e la capacità di accompagnare l’innovazione con una revisione dei processi organizzativi. Sono un grande sostenitore della tecnologia, ma la tecnologia da sola rischia di rimanere inattuata se non è inserita all’interno di modelli organizzativi adeguati.
Questo vale, ad esempio, per la riorganizzazione della medicina territoriale. In questo periodo si è molto parlato del ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità, un passaggio importante per rendere concreta la prossimità prevista dalla riforma dell’assistenza territoriale. Ma per costruire una sanità realmente vicina ai cittadini non basta introdurre strumenti tecnologici: occorre definire come devono interagire tra loro i diversi professionisti coinvolti.
La presa in carico del paziente richiede infatti un’integrazione tra medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti ospedalieri e, nei casi di maggiore fragilità, servizi sociali. Questa infrastruttura organizzativa è fondamentale per passare da una sanità che reagisce al bisogno a una sanità capace di programmare e gestire in modo proattivo la domanda di salute.
Aumentare l’offerta senza cambiare la presa in carico genera domanda inappropriata
Se ci limitiamo ad aumentare l’offerta senza modificare il modello di presa in carico, rischiamo di generare ulteriore domanda inappropriata e di non riuscire a governare il sistema. La vera innovazione consiste quindi nel riuscire a utilizzare le tecnologie per supportare nuovi processi di cura.
Un esempio concreto è il progetto PiemontAIS, che stiamo finanziando con l’obiettivo di utilizzare l’intelligenza artificiale per sviluppare algoritmi in grado di supportare la medicina territoriale e i percorsi di presa in carico. L’obiettivo è aiutare il sistema a valutare e programmare la domanda di salute, anche attraverso una gestione più efficace delle liste d’attesa, passando da un approccio prevalentemente reattivo a uno più predittivo e organizzato.
Si tratta di un progetto del valore complessivo di circa 6 milioni di euro, finanziato da Regione Piemonte con 3 milioni, che rappresenta bene il modello di ecosistema che vogliamo sostenere: coinvolge imprese private, l’Università di Torino, due aziende sanitarie pubbliche piemontesi e l’outsourcer regionale dei sistemi informativi. È un esempio di come tecnologia, ricerca, imprese e sistema sanitario debbano lavorare insieme.
Questo approccio si inserisce in una strategia regionale più ampia. Regione Piemonte ha costruito una serie di strumenti di finanziamento collegati tra loro lungo il ciclo di vita delle imprese: dai bandi dedicati alle startup nelle diverse fasi di crescita, come “Prima crescita” e “Consolidamento”, di prossima uscita, ai programmi per la ricerca e l’innovazione, come “SWIch (Support of the Whole Innovation Chain)” e “Step (Strategic Technologies for Europe Platform)”, fino agli strumenti dedicati allo sviluppo delle competenze (“Matching”) e delle infrastrutture.
In particolare, i bandi dedicati alla ricerca consentono di sostenere progetti sviluppati attraverso partenariati pubblico-privati, favorendo la crescita di idee innovative fino alla loro applicazione concreta. Un altro elemento fondamentale riguarda le infrastrutture di ricerca: attraverso strumenti come “Infra+” abbiamo sostenuto, ad esempio, la realizzazione di laboratori avanzati, tra cui le cell factory dedicate alla produzione di cellule CAR-T.
Queste tecnologie rappresentano un investimento strategico per il futuro della medicina. La possibilità di produrre internamente terapie cellulari avanzate può avere un impatto significativo anche sulla sostenibilità economica: oggi un trattamento CAR-T può arrivare a costare tra 200 e 300 mila euro per paziente, mentre sviluppare capacità produttive interne permette di ridurre sensibilmente i costi e aumentare la capacità del sistema di offrire queste terapie.
Nel caso delle CAR-T, inoltre, il Piemonte ha scelto un modello di concentrazione delle competenze e della produzione in un unico centro, una scelta che può favorire economie di scala e rendere più efficace il collegamento tra ricerca e applicazione clinica».

Molte innovazioni nascono da startup, spin-off universitari e PMI innovative, ma spesso incontrano difficoltà nel dialogo con il sistema sanitario. Come si può rafforzare il trasferimento dell’innovazione verso la pratica clinica e il mercato, creando valore per il territorio?
«Siamo presenti negli incubatori universitari, sia quello dell’Università di Torino sia quello del Politecnico di Torino, che hanno caratteristiche complementari: uno più orientato al mondo della ricerca, l’altro maggiormente focalizzato sugli aspetti tecnologici. Inoltre, Finpiemonte detiene una partecipazione di maggioranza nel Bioindustry Park Silvano Fumero, realtà dedicata alla costruzione di un ecosistema regionale nel settore delle life sciences.
Queste partecipazioni ci consentono di svolgere un ruolo che va oltre quello di un soggetto finanziatore. Non pensiamo alla finanziaria regionale come a un semplice erogatore di risorse, ma come a un attore in grado di accompagnare il percorso che porta un’idea di ricerca a trasformarsi in un progetto concreto.
Non mancano gli strumenti: manca la capacità di collegarli in un ecosistema coordinato
Lo facciamo mettendo in relazione mondi che spesso faticano a dialogare tra loro: gli incubatori, le università, le imprese, il sistema creditizio e gli altri soggetti che compongono gli ecosistemi dell’innovazione. Molte volte ci capita di intercettare idee e opportunità di sviluppo e di contribuire a farle crescere attraverso il coinvolgimento degli attori più adeguati.
Il nostro ruolo è quindi quello di creare connessioni tra la domanda di salute e l’offerta di risorse, competenze e strumenti necessari per sviluppare innovazione. È una funzione di coordinamento e accompagnamento che riteniamo fondamentale per trasformare la ricerca in valore per il territorio».
Il Piemonte sta investendo su innovazione, ricerca e sviluppo delle life sciences. Quali opportunità vede per la Regione nei prossimi anni e quali asset ritiene strategici per rafforzarne il posizionamento come polo di innovazione nel settore salute?
«Credo che la Regione Piemonte stia facendo un buon lavoro, sia per quanto riguarda la strategia sia per gli strumenti messi in campo. Un elemento importante è aver individuato nelle life sciences e nell’healthcare uno degli ambiti prioritari della programmazione dei fondi FESR 2021-2027, all’interno della Smart Specialization Strategy (S3) regionale.
La Regione ha orientato gli investimenti verso aree strategiche per il futuro della salute: dalle tecnologie per la medicina territoriale e la prossimità, all’innovazione di prodotto in ambito farmacologico, dalle soluzioni innovative per la diagnosi, la cura e il follow-up delle patologie, in particolare quelle non trasmissibili, fino agli strumenti a supporto della ricerca.
La disponibilità di risorse rappresenta un elemento fondamentale e la programmazione attuale offre opportunità importanti per rafforzare il posizionamento del Piemonte nel settore delle life sciences. Ma credo che ci sia un ulteriore elemento su cui dobbiamo lavorare tutti: la capacità di mettere insieme i diversi punti dell’ecosistema.
Spesso la difficoltà maggiore non è nella mancanza di strumenti, perché oggi gli strumenti esistono, ma nella capacità di utilizzarli in modo coordinato. Occorre riuscire a collegare le sollecitazioni che arrivano dal territorio con le opportunità di finanziamento, mettendo in relazione le idee, le competenze, le risorse e gli attori necessari per trasformarle in progetti concreti.
Questo è il ruolo che Finpiemonte cerca di svolgere: intercettare opportunità, facilitare le connessioni e accompagnare la realizzazione di iniziative che richiedono il contributo di soggetti diversi, sia dal punto di vista industriale sia dal punto di vista della ricerca.
È proprio questa capacità di fare rete che può rappresentare il vero elemento distintivo del Piemonte: non solo avere strumenti e risorse, ma riuscire a costruire un ecosistema nel quale ricerca, imprese, sistema sanitario e istituzioni collaborino per trasformare l’innovazione in risultati concreti per i pazienti e per il territorio».








