Hikikomori, il Piemonte prepara una legge bipartisan contro l’isolamento sociale volontario

Maggioranza e opposizione in consiglio regionale a lavoro per una proposta di legge bipartisan a sostegno di ragazzi e famiglie. Secondo l’ultimo report delle scuole in Regione si tratta di 149 studenti

Una proposta di legge bipartisan arriva dal Piemonte per accendere un faro sul fenomeno degli Hikikomori. Il consiglio regionale sta lavorando a un documento condiviso che vede dalla stessa parte maggioranza e opposizione. In particolare, il testo mira a sensibilizzare il dibattito nazionale sul tema dell’isolamento sociale volontario, che porta i giovani a ritirarsi dalla società per mesi o anche per anni.

La proposta di legge

Il percorso per arrivare a una legge sul tema è partito in Piemonte quasi tre anni fa, con una proposta dell’allora consigliere del Partito democratico Diego Sarno. «In questa legislatura ho riassunto il testo del collega, perché la Regione faccia il suo e stimoli un dibattito nazionale per dare una risposta organica al problema, sia dal punto di vista sanitario che scolastico», spiega il vicepresidente della Commissione Sanità del consiglio regionale, Daniele Valle (PD).

Sulla stessa linea, anche la proposta preparata dal capogruppo della Lista civica Cirio Presidente del centrodestra Silvio Magliano. «Vogliamo portare avanti un percorso condiviso – assicura Magliano -. Credo che una delle funzioni della nostra azione debba essere quella di fare sentire le famiglie meno sole».

I numeri: 149 ragazzi in Piemonte

«Grazie a un studio condotto negli istituti piemontesi, risultano 149 casi di ritiro sociale nella nostra regione» spiega ancora Valle. Il dato fa riferimento a una indagine condotta nel 2023 e, da allora, non risultato censimenti aggiornati, anche a dimostrazione della difficoltà di mappatura del fenomeno.

Il testo mira a sensibilizzare il dibattito nazionale sul tema dell’isolamento sociale volontario, che porta i giovani a ritirarsi dalla società per mesi o anche per anni

Il problema scuola

Tra gli ostacoli maggiori segnalati dagli istituti c’è proprio il tema del rapporto con le famiglie. La scuola – dal canto suo – preme perché i ragazzi si presentino in aula, mentre per chi perpetua l’isolamento sociale volontario è una sfida quasi insormontabile. Ed è in questo contesto che i genitori finiscono in una rete di controlli incrociati da parte dei servizi sociali, allertati dagli istituti in seguito alle assenze. Una condizione che affligge le famiglie e ha ripercussioni psicologiche anche sui ragazzi. In casi estremi poi, la procedura può portare anche all’allontanamento del minore dal nucleo familiare. 

I genitori: «Stigma sociale nei nostri confronti»

«Ci sentiamo giudicati dalla società e spesso incompresi dai professionisti della salute e dagli insegnanti» racconta  Chiara Bugnone, coordinatrice in Piemonte dellassociazione Hikikomori Genitori e mamma di un ragazzo che in passato ha sofferto di isolamento sociale.

«Questo non ci aiuta a supportare i nostri figli, che quando sono in ritiro possono essere raggiunti solo da noi», va avanti e conclude: «Lo stigma sociale nei nostri confronti è fortissimo”. Per quanto riguarda i problemi con la scuola Chiara spiega così la situazione: «Quando i ragazzi non si presentano a scuola, i genitori risultano non ottemperare alla loro educazione, ma non è così. Il problema è che, soprattutto in una fase iniziale, è difficilissimo avere una diagnosi che dimostri che i nostri figli stanno a casa per una esigenza precisa».

Rispetto alla proposta di legge del consiglio poi aggiunge: «C’è molto su cui si può lavorare per migliorare la condizione dei ragazzi Hikikomori» aggiunge la coordinatrice dell’associazione, pronta a sostenere la nuova proposta di legge, in attesa di una convocazione in commissione.

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Adele Palumbo
Adele Palumbo
Giornalista professionista