Pazienti anziani e in politerapia, un bando AIFA per rafforzare la farmacovigilanza

A TrendSanità Anna Rosa Marra: «Non ci interessa aumentare semplicemente il numero di dati, ma aumentare la potenza di analisi, la velocità di analisi e la velocità anche di intervento»

La farmacovigilanza è nata per raccogliere e interpretare ciò che accade dopo che un medicinale è entrato nella pratica clinica. Una reazione avversa viene osservata, segnalata, valutata e messa in relazione con altri casi. Un modello indispensabile, ma che oggi si trova davanti a una quantità di informazioni che cresce molto più rapidamente della capacità umana di analizzarle.

Anna Rosa Marra

È dentro questa tensione tra più dati e maggiore capacità di interpretarli che si colloca il nuovo bando dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) dedicato alla farmacovigilanza attiva. Il progetto nazionale dovrà rafforzare l’identificazione, la valutazione e la prevenzione delle sospette reazioni avverse nei pazienti anziani, multicronici e in politerapia, attraverso l’impiego di metodologie innovative digitali.

Non si tratta, però, semplicemente di informatizzare la farmacovigilanza. La filosofia del bando è più ambiziosa: utilizzare i dati già disponibili nei diversi percorsi assistenziali per rendere più precoce la capacità del sistema di individuare situazioni di rischio, senza sostituire i meccanismi tradizionali e, soprattutto, senza affidare alle macchine le decisioni sulla sicurezza dei medicinali.

«Non ci interessa aumentare semplicemente il numero di dati, ma aumentare la potenza di analisi, la velocità di analisi e la velocità anche di intervento», spiega Anna Rosa Marra, dirigente dell’area Vigilanza post-marketing di Aifa.

I dati salienti del bando Aifa

  • Dotazione: circa 10,5 milioni di euro
  • Destinatari: pazienti ≥65 anni, con multimorbidità e politerapia
  • Obiettivo: sviluppare un modello nazionale di sorveglianza attiva nella popolazione anziana e fragile, affiancando alla segnalazione spontanea strumenti innovativi capaci di individuare più precocemente possibili rischi legati all’uso dei medicinali
  • Elemento innovativo: utilizzo di metodologie digitali applicate alla farmacovigilanza
  • Chi può partecipare: esclusivamente le Regioni
  • Centro di riferimento: ogni Regione può individuare un Centro di riferimento regionale, per concorrere al coordinamento nazionale
  • Scadenza: 31 dicembre 2026, ore 18:00, attraverso la piattaforma GeFF

Obiettivo: il paziente complesso

La scelta della popolazione interessata dall’applicazione delle nuove progettualità che scaturiranno dal bando non è casuale. Il bando individua come target i pazienti con almeno 65 anni, multimorbidità e politerapia. Sono le persone per le quali la complessità clinica e terapeutica rende più difficile distinguere ciò che deriva dalla malattia da ciò che può essere provocato, favorito o aggravato da un farmaco.

I dati dei percorsi assistenziali possono anticipare l’individuazione dei rischi legati ai medicinali, integrando la farmacovigilanza tradizionale

Il rischio aumenta con il numero delle terapie: interazioni, duplicazioni, inappropriatezza prescrittiva, problemi di aderenza possono concorrere a trasformare una terapia necessaria in un fattore di rischio. AIFA parla esplicitamente di una popolazione «altamente vulnerabile» e con un elevato rischio farmacologico. «Abbiamo identificato questa tipologia di popolazione perché è una popolazione ad elevata complessità clinica e terapeutica», osserva Marra. «Sono persone affette da più patologie contemporaneamente, sottoposte a politerapia, e sono quelle più esposte al rischio di reazioni avverse ai medicinali».

È proprio questa vulnerabilità, insieme al margine di miglioramento della sicurezza delle cure, a rendere il progetto diverso dai precedenti. L’obiettivo non è soltanto intercettare più ADR, ma capire dove e perché il rischio si concentra e dove è possibile intervenire prima che si trasformi in un evento clinico.

Il bando chiede infatti di produrre evidenze sulla frequenza, tipologia e gravità delle reazioni avverse, sui fattori di rischio, sui contesti assistenziali maggiormente associati agli eventi e sulle situazioni nelle quali interventi come riconciliazione terapeutica, revisione della terapia e deprescribing possono contribuire a ridurre il rischio.

Dalla segnalazione all’analisi dei dati

La parte più interessante del progetto pare risiedere nel significato attribuito da AIFA alle “metodologie innovative digitali”, che devono essere proposte dai partecipanti al bando. AIFA non prescrive alle Regioni una tecnologia specifica. Al contrario, lascia aperta la strada a soluzioni differenti: analisi avanzata dei dati sanitari, elaborazione della documentazione clinica, strumenti di supporto all’identificazione delle reazioni avverse e algoritmi capaci di individuare pazienti a maggiore rischio. Il bando cita esplicitamente anche intelligenza artificiale, machine learning e natural language processing. «Non intendiamo indirizzare le Regioni verso una specifica tecnologia o una soluzione già predefinita», chiarisce Marra. «Il bando è molto aperto all’obiettivo di lasciare spazio all’innovazione e valorizzare le competenze che sono già presenti sul territorio, affinché possano arrivare soluzioni innovative, ma anche efficaci e applicabili».

Il bando AIFA non prevede tecnologie specifiche ma promuove metodologie digitali innovative per strumenti funzionali all’upgrade della farmacovigilanza

Il punto, dunque, non è avere l’algoritmo più sofisticato. È riuscire a costruire uno strumento che funzioni nella pratica della farmacovigilanza.

Per questo il bando prevede, tra gli esempi, il recupero e la valorizzazione di informazioni presenti in più database amministrativi e clinici regionali, fino al loro inserimento nella Rete nazionale di farmacovigilanza. Prevede inoltre strumenti avanzati per analizzare dati strutturati e non strutturati e cruscotti in grado di evidenziare prescrizioni inappropriate o a rischio di interazione.

Il Fascicolo sanitario non basta

Trattandosi di dati, raccolti, inviati e analizzati non si può prescindere dal pensare al Fascicolo sanitario elettronico (FSE), che potrebbe sembrare l’infrastruttura naturale sulla quale costruire questo nuovo livello di farmacovigilanza. Ma AIFA evita di legare il progetto univocamente al FSE. «Il Fascicolo sanitario è una delle fonti informative che possono essere utilizzate per questo progetto, ma non è l’unica», precisa Marra. «Ci sono realtà a livello regionale che raccolgono i dati in maniera già molto articolata e non sempre la fonte è il Fascicolo sanitario».

È una scelta significativa perché sposta il baricentro dalla singola infrastruttura alla capacità di integrare fonti informative diverse. Prescrizioni, diagnosi, cartelle cliniche, accessi al pronto soccorso, ricoveri e altre informazioni disponibili nella pratica clinica possono essere analizzati insieme per individuare pattern compatibili con interazioni farmacologiche, problemi di aderenza o uso non appropriato dei medicinali.

Non significa, però, costruire un sistema che controlla in tempo reale ogni singolo paziente.

L’obiettivo è identificare situazioni e profili di rischio e restituire queste informazioni ai professionisti

«L’obiettivo del bando non è quello di monitorare il singolo paziente in tempo reale», sottolinea Marra. Il sistema dovrebbe piuttosto identificare situazioni e profili di rischio, per esempio una combinazione di età, terapie e caratteristiche cliniche associata a una maggiore probabilità di eventi avversi, e restituire queste informazioni ai professionisti.

Una sorta di sistema di alert, quindi, ma a supporto della decisione clinica e della prevenzione, non in sostituzione del medico o del farmacista.

L’AI entra, ma con il freno della validazione

A essere chiamata in causa, naturalmente, è anche l’intelligenza artificiale (AI) ma senza alcuna fascinazione tecnologica. «L’AI può rappresentare un importantissimo supporto all’attività di farmacovigilanza, ma non può sostituire il giudizio scientifico e regolatorio», afferma Marra.

La condizione è la validazione. Le metodologie digitali dovranno essere sottoposte a una verifica tecnica, clinica e operativa e il loro contributo dovrà essere misurato rispetto alle attività di farmacovigilanza routinaria.

E ci sono almeno tre parole chiave che, secondo Marra, dovranno accompagnare qualsiasi soluzione algoritmica: qualità dei dati, trasparenza e tracciabilità. «Queste tecnologie stanno prendendo piede in farmacovigilanza e possono contribuire a rendere più tempestive ed efficaci la capacità del sistema di generare evidenze utili e informazioni precoci», spiega. «Ma il loro impiego richiede una particolare attenzione alla qualità dei dati, alla trasparenza dei progetti e dei processi e alla tracciabilità dei risultati, senza dimenticare la supervisione umana».

La vera innovazione è ciò che resterà dopo il progetto

Il bando introduce anche un elemento che va oltre la durata della sperimentazione. AIFA, infatti, non chiede soltanto di dimostrare che una tecnologia funziona, ma di lasciare al Servizio sanitario e al Sistema nazionale di farmacovigilanza strumenti, procedure e modelli riutilizzabili.

Il progetto dovrà produrre modelli organizzativi replicabili a livello nazionale, strumenti validati per la prevenzione delle reazioni avverse e metodologie trasferibili nei diversi contesti regionali.

Il progetto dovrà produrre modelli organizzativi replicabili a livello nazionale e trasferibili nei diversi contesti regionali

È un passaggio tutt’altro che secondario. Anche perché il progetto nasce con una dimensione nazionale ma parte dalle Regioni: ciascuna potrà presentare una proposta, individuando un Centro di riferimento candidato al coordinamento nazionale. La proposta vincitrice dovrà essere costruita in modo da consentire l’adesione delle altre Regioni e garantire un livello minimo e omogeneo di dati e flussi informativi.

Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di creare un’altra innovazione sanitaria a velocità variabile: sofisticata dove esistono competenze e infrastrutture adeguate, difficilmente utilizzabile altrove. «L’obiettivo è anche quello di avere delle procedure trasferibili e modelli organizzativi replicabili nei diversi contesti regionali», ribadisce Marra.

Dalla farmacovigilanza reattiva a una farmacovigilanza più predittiva?

È forse questa la domanda clou che il bando pone sul tavolo.

La farmacovigilanza continuerà a basarsi sulle segnalazioni e sulle regole che ne disciplinano raccolta, valutazione e utilizzo. Ma l’ambizione è aggiungere un livello: utilizzare la crescente disponibilità di dati per cercare più rapidamente i segnali, anziché limitarsi ad aspettare che emergano dalle segnalazioni. «La quantità di dati che dobbiamo elaborare è cresciuta così tanto», osserva Marra, «che abbiamo bisogno di strumenti avanzati, inclusi quelli basati sull’intelligenza artificiale, che aiutino a valorizzare queste informazioni, individuare più rapidamente possibili rischi e intervenire con maggiore tempestività a tutela dei pazienti».

L’ambizione è utilizzare la crescente disponibilità di dati per cercare più rapidamente i segnali

L’obiettivo non è dunque sostituire la farmacovigilanza tradizionale con una farmacovigilanza algoritmica. È costruire un sistema nel quale le due dimensioni lavorino insieme: la segnalazione e il giudizio degli operatori da una parte, la capacità degli strumenti digitali di setacciare rapidamente grandi quantità di dati dall’altra.

E la destinazione finale non è necessariamente un algoritmo. Può essere un cruscotto, una procedura, un modello organizzativo, un nuovo flusso informativo o una diversa modalità di identificazione dei pazienti a rischio. «Il valore aggiunto che noi vediamo è poter lasciare una eredità alla fine del progetto», dice Marra. «Algoritmi, cruscotti, sviluppi informatici che possano poi continuare ad aiutare nel lavoro quotidiano, routinario della farmacovigilanza».

È in questa idea di eredità tecnologica e organizzativa che si trova forse la vera novità del bando AIFA. Non finanziare semplicemente un nuovo progetto di farmacovigilanza, ma provare a trasformare il modo in cui il sistema nazionale cerca i segnali di rischio.

Con una sfida precisa: fare in modo che l’innovazione digitale non produca soltanto più dati, ma più tempo per capire cosa quei dati stanno dicendo sulla sicurezza dei farmaci.

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Carlo M. Buonamico
Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità