Nel quadro della Legge di Bilancio 2026, approvata definitivamente il 30 dicembre 2025 e in vigore dal 1° gennaio 2026, la nutrizione clinica, e in particolare gli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS), entrano con forza nel dibattito delle politiche sanitarie come componente strategica dell’assistenza oncologica e della qualità di vita dei pazienti.
Cosa sono gli AFMS
Gli AFMS sono prodotti alimentari specificamente formulati per esprimere un ruolo terapeutico sotto controllo medico in condizioni cliniche in cui i bisogni nutrizionali del paziente non sono coperti neanche attraverso il ricorso a diete mirate. Ciò li distingue nettamente dagli integratori alimentari disponibili sul mercato.
Per la prima volta, politiche pubbliche superano l’approccio frammentato e riconoscono nutrizione clinica e AFMS come pilastri della cura oncologica
In ambito oncologico e in altre patologie metaboliche gravi, il ricorso agli AFMS rappresenta un trattamento obbligatorio che deve essere prescritto dagli specialisti curanti.
Interventi specifici nella Legge di Bilancio 2026
La manovra di bilancio di fine 2025 ha visto la presentazione e discussione di numerosi emendamenti parlamentari e proposte tecniche che introducono misure mirate per l’inclusione degli AFMS nelle politiche sanitarie:
- Detraibilità fiscale delle spese per AFMS per i pazienti oncologici. Alcuni emendamenti hanno proposto che, a partire dal 1° gennaio 2026 e fino al 31 dicembre 2028, le spese sostenute per l’acquisto di AFMS prescritti per pazienti oncologici possano essere detratte dall’imposta lorda sul reddito nella misura del 19%, previa prescrizione medica che ne attesti la necessità terapeutica.
- Allineamento dell’IVA e facilitazioni fiscali. Tra le proposte discusse c’è anche l’adeguamento dell’IVA applicata agli AFMS al 10%, in linea con l’agevolazione per altre prestazioni sanitarie e presidi terapeutici, al fine di ridurre il carico economico sui pazienti.
- Fondo sperimentale per reti regionali di nutrizione clinica. Gli emendamenti alla Legge di Bilancio prevedono inoltre la costituzione di un fondo sperimentale da 5 milioni di euro destinato al sostegno e al funzionamento di reti regionali di nutrizione clinica integrata, con l’obiettivo di rafforzare l’applicazione sistematica della nutrizione nei percorsi diagnostico-terapeutici.
- Programmi strutturati di screening nutrizionale. Il testo della Legge di Bilancio include anche iniziative per rafforzare lo screening nutrizionale dei pazienti oncologici, integrandolo nei programmi di prevenzione e presa in carico, misura che è stata recepita come prioritaria da società scientifiche e stakeholder istituzionali.

Luci e ombre: il riconoscimento della nutrizione come cura essenziale

Queste misure rappresentano un cambiamento di paradigma importante: per la prima volta si passa da un approccio frammentato e spesso demandato a comportamenti individuali a politiche pubbliche che riconoscono esplicitamente la nutrizione clinica e quindi l’uso appropriato degli AFMS come elemento fondamentale della cura oncologica.
Le proposte di detraibilità fiscale e di agevolazioni sull’IVA sono state accolte favorevolmente non solo dalle principali società scientifiche del settore, come SINuC (Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo) e SINPE (Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo), ma anche dalle associazioni pazienti. In questo contesto, il ruolo delle associazioni di rappresentanza dei pazienti è stato determinante nel portare il tema all’attenzione delle istituzioni. FAVO, la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia, è tra i soggetti che più hanno insistito perché la nutrizione fosse riconosciuta come parte integrante della cura e perché gli Alimenti a Fini Medici Speciali uscissero da una zona grigia normativa. Abbiamo chiesto al presidente di FAVO, Francesco De Lorenzo, alcuni approfondimenti.
Nel dibattito sulla Legge di Bilancio quali sono stati gli interventi che hanno avuto un esito concreto?
«Nel confronto parlamentare sono stati presentati numerosi emendamenti, ma l’unico approvato riguarda lo screening nutrizionale. È un risultato tutt’altro che marginale, perché sancisce l’obbligatorietà dell’inserimento dello screening nutrizionale nella cartella clinica. In tal modo verrà assicurato il monitoraggio continuo dello stato nutrizionale del paziente lungo tutto il percorso terapeutico».
L’obbligo di riportare in cartella clinica lo screening nutrizionale potrà garantire il monitoraggio continuo dello stato del paziente lungo l’intero percorso terapeutico
Perché il ricorso ad una legge per questo obbligo?
«Perché, attualmente, nonostante le ripetute richieste e le formali raccomandazioni, anche da parte delle istituzioni, l’inserimento dei risultati dello screening nutrizionale in cartella clinica veniva del tutto trascurato. È pertanto servita una legge per sancirne l’obbligatorietà, considerato che il 40-50% dei pazienti oncologici arrivano alle strutture ospedaliere in condizioni di malnutrizione e gli specialisti curanti devono, sin dall’inizio, conoscerne lo stato nutrizionale e seguirne il monitoraggio lungo tutto il percorso terapeutico, per la necessaria modulazione dei trattamenti terapeutici».
FAVO ha avuto un ruolo di “anticipazione” su questi temi. Da dove nasce questo impegno?
«Nasce da un lungo lavoro di indagini e di denuncia da parte del volontariato oncologico alla scarsa attenzione prestata ai problemi nutrizionali. Pertanto, sin dal 2015 FAVO, insieme ad AIOM e SINPE, ha promosso un gruppo di lavoro per sensibilizzare oncologi e pazienti sull’impatto della malnutrizione sia nel trattamento terapeutico che negli esiti».
Ed è da qui che nasce la Carta dei diritti del malato oncologico sul tema nutrizionale?
«Esatto, da quell’esperienza è nata la Carta dei diritti del malato oncologico al supporto nutrizionale, che afferma il diritto a essere informati e seguiti anche dal punto di vista nutrizionale. Quella iniziativa ha rappresentato una vera sfida culturale e ha aperto il percorso che ha portato, successivamente, al riconoscimento istituzionale della nutrizione clinica».
Esistono già strumenti concreti messi a disposizione dei pazienti?
«Dal 2010 il volontariato oncologico con Aimac ha realizzato un libretto informativo per i malati di cancro, pensato soprattutto per il momento delicato della dimissione ospedaliera, quando il paziente, spesso, non sa come orientarsi dal punto di vista nutrizionale. È un lavoro realizzato insieme al Dipartimento di Medicina Interna e Nutrizione Clinica dell’Università La Sapienza e al gruppo di lavoro AIOM–SINPE–FAVO, proprio per colmare un vuoto assistenziale molto concreto».
La prossima sfida è ottenere l’inserimento nei LEA degli alimenti speciali, per superare le disparità regionali
L’approvazione all’unanimità della mozione sulla nutrizione clinica che peso ha avuto?
«È un passaggio fondamentale, perché impegna il Governo ad attivare specifici protocolli che prevedano un supporto nutrizionale precoce e continuativo quale parte integrante e indispensabile della terapia oncologica ed anche ad assumere e adottare un modello interdisciplinare e multiprofessionale per interventi nutrizionali adeguati, tempestivi e sicuri per i pazienti oncologici».
Quali sono ora i prossimi passi concreti?
«Visto che la mozione approvata chiede anche al Governo di adottare iniziative anche di carattere normativo, volte a rendere gratuiti su prescrizione dello specialista gli alimenti medici a fini speciali, FAVO intende avviare la necessaria documentazione insieme alle società scientifiche per richiedere l’inserimento nei LEA degli alimenti speciali. Condizione essenziale ed indispensabile per superare le attuali disparità regionali, dove soltanto poche Regioni garantiscono l’accesso agli alimenti a fini speciali».







