Dengue, su The Lancet l’appello: l’Europa cambi strategia

La dengue non può più essere considerata una malattia confinata ai tropici o associata esclusivamente ai viaggi internazionali. È il messaggio contenuto nel Comment pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe dal professor Giuseppe Ippolito, docente di Malattie Infettive all’Università UniCamillus, già Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma per oltre vent’anni e Direttore, per dodici anni, del Centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per le malattie altamente contagiose, insieme al professor Alimuddin Zumla della University College London.

Gli autori chiedono che la preparazione alla dengue diventi una priorità permanente per i sistemi sanitari europei, puntando su sorveglianza, prevenzione e capacità di risposta.

I casi autoctoni sono in aumento

Secondo i dati riportati nel Comment, nel 2024 l’Italia ha registrato 213 casi autoctoni di dengue, il numero più elevato nell’Europa continentale, rispetto agli 82 del 2023. Il principale focolaio si è verificato a Fano, mentre altri casi sono stati segnalati in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana e Abruzzo.

La dengue è ormai una minaccia anche europea e richiede strategie permanenti di sanità pubblica

Anche Francia e Spagna hanno registrato un incremento dei contagi acquisiti localmente: in Francia i casi sono passati da 45 a 83, mentre in Spagna sono stati confermati nuovi episodi in Catalogna.

Clima, mobilità e zanzara tigre favoriscono la diffusione

L’aumento del rischio è legato a diversi fattori. La diffusione stabile della zanzara tigre (Aedes albopictus) in gran parte dell’Europa meridionale e centrale, l’incremento delle temperature e la crescente mobilità internazionale hanno creato condizioni favorevoli alla trasmissione locale del virus.

Servono sistemi integrati di sorveglianza che uniscano dati epidemiologici, climatici ed entomologici

La dengue si aggiunge così agli altri arbovirus che interessano il nostro Paese. In Italia circolano infatti virus autoctoni, come West Nile, Toscana virus ed encefalite da zecche, oltre a virus d’importazione quali dengue, chikungunya e Zika.

Le criticità dei sistemi sanitari europei

Nel Comment vengono individuati tre principali punti di debolezza che limitano la capacità di risposta:

  • frammentazione dei dati tra sorveglianza epidemiologica, climatica ed entomologica;
  • ritardi diagnostici, dovuti anche alla percezione della dengue come patologia rara o esotica;
  • assenza di un monitoraggio omogeneo e capillare delle popolazioni di zanzare nei contesti urbani.

Secondo gli autori, il semplice controllo dei focolai non è più sufficiente. Occorre sviluppare sistemi predittivi capaci di integrare dati climatici, epidemiologici ed entomologici per anticipare il rischio epidemico prima della stagione estiva.

Le priorità della ricerca

Il Comment individua anche alcune aree di ricerca considerate prioritarie per migliorare la preparazione europea:

  • comprendere il ruolo dei casi asintomatici nella trasmissione;
  • identificare le condizioni climatiche che favoriscono le epidemie;
  • monitorare la diffusione dei diversi sierotipi del virus;
  • valutare nuovi vaccini e strategie innovative di controllo vettoriale, come l’impiego di zanzare contenenti il batterio Wolbachia.

La riflessione assume particolare rilevanza anche alla luce della contemporanea diffusione del virus West Nile. L’Italia è infatti tra i Paesi europei maggiormente interessati e, nel luglio 2026, il primo caso autoctono registrato nel Lazio ha determinato l’attivazione di misure di sorveglianza e prevenzione.

Il ruolo della prevenzione

«Dengue e West Nile sono segnali importanti degli effetti dei cambiamenti climatici sulle malattie infettive. Investire nella prevenzione oggi aiuta a rendere più pronti i sistemi sanitari europei di fronte alle sfide future», afferma il professor Giuseppe Ippolito.

La prevenzione coinvolge anche i cittadini, chiamati a limitare i siti di riproduzione delle zanzare

Accanto al rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, il Comment richiama l’importanza della prevenzione individuale. Poiché oltre l’80% dei focolai di zanzara nasce in aree private, il professor Ippolito indica dieci semplici comportamenti per limitare la proliferazione della zanzara tigre e ridurre il rischio di trasmissione del virus:

  • Eliminare i ristagni d’acqua in sottovasi, secchi e contenitori all’aperto.
  • Cambiare spesso l’acqua delle ciotole degli animali e pulire i bordi per rimuovere eventuali uova.
  • Coprire i contenitori d’acqua con coperchi o reti zanzariere.
  • Trattare tombini e pozzetti con prodotti larvicidi nei mesi più a rischio.
  • Tenere pulite grondaie e canali di scolo per evitare accumuli d’acqua.
  • Rimuovere oggetti che raccolgono acqua, come pneumatici o teli lasciati all’aperto.
  • Usare repellenti certificati seguendo le indicazioni d’uso.
  • Proteggere anche gli abiti quando necessario, perché la zanzara tigre può pungere attraverso tessuti leggeri.
  • Indossare abiti chiari e coprenti quando si sta all’aperto.
  • Installare zanzariere e usare ventilatori o aria condizionata per ridurre la presenza delle zanzare in casa.

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