Da Sacramento ad Albany: l’America locale sfida Washington sulla salute

Alcuni Stati americani si coordinano contro la politica sanitaria federale di Trump e Kennedy e cercano di tamponare l’uscita dagli organismi internazionali

Quando Washington chiude una porta, Albany ne apre un’altra. La Governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha annunciato che New York aderirà alla Global Outbreak Alert and Response Network (GOARN), la rete internazionale coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’allerta precoce e la risposta alle epidemie.

È un passo tecnico, ma dal significato politico chiarissimo: mentre l’amministrazione Trump prende le distanze dall’OMS e dalle istituzioni multilaterali, alcuni Stati americani si muovono in direzione opposta, costruendo canali autonomi per restare agganciati al sistema globale di sorveglianza sanitaria.

La frattura tra governo federale e governi locali investe un ambito cruciale come la salute pubblica

La cosa interessante è che New York non è solo. Anche gli Stati della California e dell’Illinois hanno avviato percorsi simili. Ma la scelta di uno stato come New York – porta d’ingresso storica degli Stati Uniti, snodo di scambi e migrazioni – assume un valore simbolico particolare: è il segnale che la frattura tra governo federale e governi locali non riguarda più soltanto l’immigrazione o il clima, ma investe un ambito cruciale come la salute pubblica.

La pandemia ha insegnato che i virus non rispettano i confini. E, a quanto pare, neppure la politica sanitaria americana.

GOARN, la rete globale che Washington rischia di perdere

La GOARN non è un’organizzazione politica, né un’agenzia internazionale nel senso classico. È una piattaforma operativa nata nel 2000, coordinata dall’OMS, che riunisce oltre 300 istituzioni e network di tutto il mondo – università, centri di ricerca, autorità sanitarie, laboratori e organizzazioni specializzate – con lo scopo di individuare rapidamente focolai epidemici e mobilitare competenze e risorse sul campo.

La GOARN costituisce uno dei principali strumenti di cooperazione globale per le epidemie

L’organizzazione funziona come una rete di risposta rapida: quando emerge una crisi sanitaria, può facilitare la condivisione di dati epidemiologici, l’invio di esperti e l’assistenza tecnica. È stata coinvolta in diverse emergenze internazionali e costituisce uno dei principali strumenti di cooperazione globale per le epidemie.

Per New York e per gli altri stati aderire significa accedere più facilmente a informazioni e competenze internazionali in tempo reale. Ma vuol dire anche inviare un messaggio preciso e diretto alla Casa Bianca e ai cittadini americani: se il governo federale sceglie l’isolamento, alcuni stati preferiscono la connessione.

La fronda sanitaria contro Trump e Kennedy Jr.

La decisione della governatrice dello stato di New York arriva in un contesto di crescente tensione tra stati e amministrazione federale. Le politiche sanitarie del governo Trump – sostenute e interpretate dal segretario alla salute Robert F. Kennedy Jr. – sono percepite da molti governatori democratici come un indebolimento deliberato della cooperazione scientifica e istituzionale, sia a livello nazionale sia globale.

È una questione di fiducia nella scienza e soprattutto nella capacità dello stato federale di gestire crisi future senza trasformarle in guerre culturali

Non è solo una questione di OMS. È una questione di fiducia nella scienza, nel ruolo dei CDC (Centers for Disease Control and prevention), nelle strategie di prevenzione e vaccinazione, e soprattutto nella capacità dello stato federale di gestire crisi future senza trasformarle in guerre culturali.

Ed è qui che entra in gioco una seconda iniziativa: la nascita di una vera e propria infrastruttura parallela tra stati: la Governors Public Health Alliance.

Governors Public Health Alliance: un’alleanza dem (per ora)

Tra la fine del 2025 e questi primi mesi del 2026 diversi governatori hanno formalizzato una nuova alleanza, la Governors Public Health Alliance, con un obiettivo esplicito: rafforzare lo scambio di informazioni e il coordinamento tra stati su salute pubblica, epidemie e preparazione alle emergenze, indipendentemente dall’orientamento del governo federale.

L’alleanza nasce per evitare che le decisioni federali – tagli, rallentamenti, ritiri internazionali – producano vuoti operativi nelle politiche sanitarie locali. In altre parole: se Washington smette di guidare, gli stati si organizzano.

Il progetto punta a creare canali stabili per condividere dati, strategie e best practices, e a costruire una capacità di risposta coordinata in caso di emergenze sanitarie future.

Governors Public Health Alliance è presentata come una rete “trasversale” anche se nella pratica oggi è una coalizione quasi esclusivamente democratica

Andando a leggere quanto presentato nei siti collegati alla Governors Public Health Alliance, quest’ultima è presentata come una rete “trasversale” – bipartisan si potrebbe dire – anche se nella pratica oggi è una coalizione quasi esclusivamente democratica.

In effetti, gli stati e i territori aderenti sono tutti di colore blu: California, Colorado, Connecticut, Delaware, Guam, Hawaii, Illinois, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New York, North Carolina, Oregon, Rhode Island e Washington. Nessuno stato repubblicano risulta formalmente membro, almeno nella fase attuale.

È un dato politico rilevante: la salute pubblica, che in teoria dovrebbe essere un terreno tecnico, negli Stati Uniti sta diventando sempre più un indicatore di appartenenza ideologica.

Stati “globalisti” contro Washington: cosa vogliono ottenere

Ma quali sono gli obiettivi concreti che sottendono alle mosse di New York e degli altri stati? Il primo è pragmatico: garantirsi accesso a dati, reti e competenze che passano dall’OMS e dai suoi circuiti. Anche senza la partecipazione federale americana, un dipartimento sanitario statale può restare in contatto con la comunità internazionale, almeno attraverso canali tecnici come GOARN.

Gli obiettivi degli stati “globalisti” sono di tipo pragmatico, istituzionale e politico

Il secondo è istituzionale: costruire una capacità di coordinamento interstatale che riduca la dipendenza dal governo federale in caso di crisi. La pandemia ha mostrato quanto la frammentazione possa essere costosa; l’alleanza dei governatori prova a correggere quel difetto strutturale.

Il terzo obiettivo è politico: creare una narrazione alternativa a quella trumpiana. Dove Trump parla di sovranità e diffidenza verso le istituzioni multilaterali, questi stati propongono una retorica opposta: cooperazione internazionale, prevenzione, scienza.

Una “resistenza” che può pesare alle elezioni di mid-term?

Resta la domanda più importante: questa rete di iniziative può davvero diventare un fattore di pressione nazionale, una fronda capace di condizionare la politica federale?

Sul piano giuridico, gli Stati non possono sostituirsi al governo federale nelle relazioni internazionali. Non possono “rientrare” nell’OMS al posto degli Stati Uniti. Ma possono fare qualcosa di più sottile e potenzialmente efficace: mantenere in vita una cultura istituzionale e tecnica della cooperazione globale, anche mentre Washington si sfila.

In vista delle elezioni di mid-term, la salute potrebbe diventare una questione capace di mobilitare, polarizzare, spostare voti

E questo, in prospettiva, potrebbe trasformarsi in un tema elettorale. Se dovesse verificarsi una nuova emergenza sanitaria – un’epidemia, una crisi di vaccini, una minaccia zoonotica – gli stati che avranno costruito canali autonomi di sorveglianza potranno rivendicare una maggiore preparazione e accusare la Casa Bianca di isolamento e irresponsabilità.

In vista delle elezioni di mid-term, la salute potrebbe diventare ciò che l’aborto è stato nel 2022: una questione capace di mobilitare, polarizzare, spostare voti. Soprattutto nei sobborghi e tra gli elettori moderati, per cui l’idea di un’America “fuori” dalle reti internazionali di emergenza sanitaria appare più inquietante che rassicurante.

New York, insomma, non sta solo firmando un’adesione tecnica. Sta scegliendo un campo.

E, in un’America sempre più divisa, anche un virus può diventare una linea di confine.

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Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità