Dati sanitari e fiducia: da OMS Europa uno strumento per chi definisce le politiche sanitarie

di Ivana Barberini

La diffusione della sanità digitale offre nuove possibilità per migliorare l’assistenza, facilitare la condivisione delle informazioni cliniche e sostenere la ricerca. Affinché questi strumenti funzionino, però, è necessario che i cittadini abbiano fiducia nelle istituzioni e nei professionisti che raccolgono e utilizzano i loro dati sanitari. Sapere chi può accedere alle informazioni personali, per quali finalità sono utilizzate e quali garanzie esistono in caso di violazioni, può influenzare la disponibilità delle persone a partecipare alle iniziative di sanità digitale.

È da questa esigenza che nasce il nuovo documento dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la Regione europea dal titolo “Trust-building self-assessment tool for health data policies in the digital age in the WHO European Region”.

La pubblicazione propone uno strumento di autovalutazione destinato a chi elabora le politiche sanitarie, con l’obiettivo di aiutare governi e istituzioni a integrare misure concrete per rafforzare la fiducia dei cittadini nella gestione digitale dei dati sulla salute.

La fiducia nella sanità digitale è ancora difficile da tradurre in misure concrete

Il documento prende le mosse da uno studio condotto tra il 2023 e il 2024 attraverso interviste a 57 professionisti europei e nazionali coinvolti nell’elaborazione delle politiche sanitarie. Dall’indagine è emerso che, pur riconoscendo il ruolo della fiducia nella condivisione delle informazioni sulla salute, molti esperti faticano a tradurre questo principio in interventi concreti.
La fiducia è spesso considerata un concetto vago e astratto, difficile da tradurre in misure operative e da inserire nelle normative. Di conseguenza, le iniziative per rafforzarla rischiano di essere frammentarie o di arrivare soltanto dopo che si è verificato un problema.

La valutazione si articola in due fasi: analisi del contesto e verifica di otto principi

Per rispondere a questa difficoltà, l’OMS ha sviluppato lo strumento attraverso 18 consultazioni online con professionisti impegnati nelle politiche di sanità digitale, provenienti da 17 Paesi ed entità della Regione europea, tra cui l’Italia e la Commissione europea. Secondo l’OMS, la fiducia incide sulla partecipazione dei cittadini alle iniziative digitali e sulla legittimità percepita dei sistemi sanitari. Inoltre, può essere influenzata dalle esperienze precedenti con le istituzioni, dagli episodi di violazione dei dati e dalla capacità delle autorità di comunicare in modo chiaro.

Come funziona lo strumento dell’OMS

Il modello proposto prevede due fasi successive.

Nella prima fase, i responsabili delle politiche sanitarie devono esaminare tre aspetti. Il primo riguarda la rilevanza della fiducia per una determinata iniziativa, il secondo le condizioni sociali, politiche e storiche che possono influenzarla, il terzo le persone e le organizzazioni coinvolte.
L’analisi deve considerare anche chi potrebbe trovarsi in una posizione di maggiore vulnerabilità, per esempio per livelli diversi di alfabetizzazione digitale o per una storia di emarginazione di alcuni gruppi.

Lo strumento non assegna punteggi né certificazioni, ma aiuta a individuare carenze e migliorare le politiche

La seconda fase riguarda l’inserimento nelle politiche sanitarie di otto principi, suddivisi tra aspetti tecnici e aspetti legati ai diritti e alle esigenze delle persone.

Ogni elemento è valutato su tre livelli. Nella prima fase si va dal semplice riconoscimento del tema fino a un’analisi approfondita, sostenuta da evidenze di ricerca aggiornate. Nella seconda, fino a un principio scritto chiaramente nel testo normativo e accompagnato da indicazioni operative per la sua attuazione. Lo strumento non assegna un punteggio complessivo e non rilascia certificazioni. Serve piuttosto a individuare le carenze e a migliorare le politiche prima della loro adozione o durante la revisione.

Sicurezza, privacy e tracciabilità dei dati sanitari

Tre degli otto principi riguardano direttamente la protezione delle informazioni sanitarie.

Il primo è la sicurezza dei dati, che richiede misure per prevenire accessi non autorizzati, perdite di informazioni e attacchi informatici. Il secondo è la tracciabilità, cioè la possibilità di ricostruire chi ha avuto accesso ai dati, come sono stati utilizzati e per quali finalità. Il terzo riguarda la tutela della privacy, attraverso strumenti che proteggano la riservatezza delle informazioni personali.

L’OMS raccomanda di prevedere controlli periodici, sistemi di verifica degli accessi e risorse economiche adeguate per la sicurezza informatica. La sola presenza di norme, infatti, non garantisce che queste siano applicate correttamente. Occorrono responsabilità definite, personale competente e verifiche sull’efficacia delle misure adottate.

Il paziente deve sapere come sono utilizzate le sue informazioni

Gli altri cinque principi riguardano il rapporto tra cittadini, istituzioni e sistemi sanitari. L’OMS richiama innanzitutto la necessità di individuare con chiarezza i soggetti responsabili della gestione dei dati e i meccanismi attraverso i quali affrontare eventuali abusi o una cattiva gestione delle informazioni.
Un altro elemento è l’autonomia del paziente, che deve poter esercitare i propri diritti sulle informazioni sanitarie, compresi la possibilità di dare o revocare il consenso, accedere ai dati, condividerli, cancellarli o limitarne l’accesso. Per il documento è importante anche concedere alle persone il tempo sufficiente per decidere.

Sicurezza, tracciabilità e privacy sono i tre principi dedicati alla protezione delle informazioni sanitarie

Conta anche la percezione dei benefici. Secondo il documento, le persone sono più disponibili a condividere i propri dati quando comprendono quali vantaggi possono derivarne, dalla migliore qualità dell’assistenza allo sviluppo di nuovi trattamenti, fino al rafforzamento dei sistemi di sanità pubblica.

Gli ultimi due principi sono la comunicazione, che deve essere comprensibile, accessibile e trasparente anche rispetto ai possibili rischi, e la qualità dei sistemi digitali, intesa come competenza degli operatori e affidabilità dei servizi nel tempo

Il riferimento al Fascicolo sanitario elettronico italiano

Il documento richiama alcune normative europee e nazionali che già contengono misure coerenti con questi principi. Tra gli esempi compare il Fascicolo sanitario elettronico italiano. In particolare, come esempio del principio del beneficio, l’OMS cita il DPCM 178/2015, che definisce le finalità del profilo sanitario sintetico del paziente, uno strumento pensato per favorire la continuità assistenziale e consentire ai professionisti di conoscere rapidamente le informazioni cliniche essenziali.

Autonomia, responsabilità, benefici, comunicazione e qualità digitale completano gli otto principi

Un altro riferimento è il Regolamento (UE) 2025/327 sullo Spazio europeo dei dati sanitari (European Health Data Space), che prevede disposizioni sui diritti dei cittadini nell’accesso e nella gestione delle proprie informazioni sanitarie.

Per l’OMS, comunque, la presenza di garanzie normative rappresenta soltanto una parte del lavoro. Le istituzioni devono prevedere finanziamenti, personale e sistemi di monitoraggio per verificare che le misure promesse siano effettivamente applicate.
Il documento precisa, infine, che la fiducia non può essere garantita. Politiche trasparenti, responsabilità definite e controlli regolari possono però rendere i sistemi sanitari digitali più affidabili agli occhi dei cittadini, aumentando la probabilità che scelgano di utilizzarli.

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