Lesioni cutanee croniche: il punto di vista degli stakeholder tra criticità organizzative e prospettive di miglioramento

Un’indagine qualitativa dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC sul wound care nelle regioni italiane: variabilità dei percorsi, utilizzo delle tecnologie e necessità di standardizzazione assistenziale

Introduzione

Le lesioni cutanee croniche rappresentano una sfida rilevante sia dal punto di vista clinico sia sotto il profilo socioeconomico. Esse, infatti, compromettono significativamente la qualità di vita dei pazienti, generando un impatto rilevante in termini di costi sanitari e sociosanitari legati alla gestione e al trattamento appropriato [Olsson et al., 2019; Erfurt-Berge et al., 2020].

L’origine multifattoriale di tali lesioni richiede un approccio complesso e articolato: la cura delle ferite implica l’impiego di diversi dispositivi medici, con conseguente variabilità nei consumi a livello regionale, e coinvolge numerose figure professionali con competenze differenziate. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la pluralità dei contesti assistenziali in cui queste ferite possono insorgere, e di conseguenza debbono essere gestite – dal domicilio all’ospedale, dalle RSA agli ambulatori, con differenti livelli di competenze – determinando una molteplicità di percorsi di presa in carico e di modelli organizzativi, che possono essere più o meno formalizzati.

Le lesioni cutanee croniche sono una sfida dal punto di vista sia clinico sia socioeconomico

Questa frammentazione si traduce spesso in una gestione altrettanto disomogenea del paziente, in cui l’assenza di protocolli condivisi porta a decisioni basate sulla discrezionalità del singolo professionista, alle prassi storicamente in essere e alle competenze individuali sviluppate. La selezione delle medicazioni – che vanno dagli alginati alle schiume di poliuretano, fino a soluzioni più avanzate come quelle con argento o la terapia a pressione negativa – dipende quindi da fattori che spesso possono essere lasciati alla soggettività, all’esperienza individuale, alla disponibilità di risorse dedicate, nonché alle caratteristiche cliniche del caso specifico.

Tale eterogeneità comporta rischi non trascurabili: da una parte può compromettere l’appropriatezza terapeutica, dall’altra ostacola la diffusione di buone pratiche, con effetti negativi su efficacia ed efficienza complessive del trattamento. A questo si aggiunge la difficoltà di tracciare e codificare in modo uniforme l’utilizzo dei dispositivi, con conseguenti limiti nella rendicontazione e nel monitoraggio degli esiti clinici. Le attuali codifiche, infatti, spesso non riflettono la complessità delle ferite croniche né il tempo e le risorse necessarie per il loro trattamento, rendendo difficile valutare il reale valore aggiunto delle tecnologie innovative impiegate nel wound care.

L’eterogeneità nella gestione può compromettere l’appropriatezza terapeutica e la diffusione di buone pratiche

Emerge chiaramente come la gestione delle lesioni croniche non sia solo un tema dal valore clinico, bensì debba essere gestita in una logica organizzativa, di standardizzazione di procedure e percorsi, oltre che sotto un profilo di tipo strategico. In tale contesto, ai fini di poter definire le azioni di ottimizzazione e miglioramento, nonché i gap attualmente esistenti, diviene prioritario comprendere le percezioni dei professionisti sanitari a vario titolo coinvolti nella gestione delle lesioni cutanee croniche, quale azione di definizione delle caratteristiche della tematica, come percorso iniziale, indispensabile per orientare le scelte, identificare le aree rilevanti di intervento e definire i criteri su cui basare i processi decisionali.

È prioritario comprendere le percezioni dei professionisti sanitari coinvolti nella gestione delle lesioni cutanee croniche

Sulla scorta di queste premesse, il testo a seguire mostra i risultati di una indagine qualitativa svolta nell’ambito dell’attività di ricerca ULISSE, condotta dall’Università Carlo Cattaneo – LIUC, con il patrocinio di AISLeC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee) e AIUC (Associazione Italiana Ulcere Cutanee), in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici. Nello specifico, l’obiettivo primario di tale attività è risultato essere quello di mappare e comprendere il punto di vista e il potenziale comportamento di alcune regioni italiane e dei principali stakeholder, in riferimento all’utilizzo delle differenti tecnologie sanitarie disponibili per l’utilizzo nell’ambito del wound care per il trattamento del paziente con lesione cutanea cronica (lesione vascolare, lesione da pressione o lesione a eziologia diabetica), nonché all’esistenza di percorsi di gestione di tali pazienti, identificando elementi qualificanti correlati all’utilizzo di dispositivi medici per il wound care, con il fine ultimo di fornire indicazioni utili ai processi di acquisto e di accesso al mercato. Questo approccio è finalizzato a ottimizzare gli esiti clinici e organizzativi, contribuendo al tempo stesso alla sostenibilità del sistema sanitario [Teisberg et al., 2020; Viana et al., 2024].

Materiali e Metodi

Per il raggiungimento dell’obiettivo sopra descritto, è stato condotto uno studio di natura qualitativa che ha previsto la predisposizione di una survey, somministrata online nel periodo tra luglio e novembre 2024, ai principali key-opinion leader del contesto wound care, specificatamente dedicati alla presa in carico e al trattamento del paziente con lesione vascolare, lesione da pressione o lesione a eziologia diabetica.

È stata condotta una survey sulle tipologie di medicazioni impiegate e sulle principali codifiche utilizzate

La survey intendeva, in primo luogo, rilevare sia le tipologie di medicazioni più comunemente impiegate nella pratica clinica per la gestione delle lesioni cutanee croniche, sia le principali codifiche utilizzate per la rendicontazione delle relative prestazioni sanitarie. Sulla base delle codifiche identificate, è stato chiesto ai professionisti di esprimere la propria percezione in merito al grado di adeguatezza e appropriatezza di tali codifiche nel contesto operativo di riferimento, nonché di indicare eventuali fattori ritenuti utili per migliorarne l’efficacia e l’accuratezza. Un ulteriore focus è stato posto sul regolamento europeo relativo alla tracciabilità dei dispositivi medici. In particolare, si è indagato il potenziale valore aggiunto derivante dall’introduzione di un campo note specifico in grado di riportare la diagnosi o il razionale clinico alla base dell’impiego di uno specifico dispositivo medico, al fine di facilitare il processo di tracciabilità lungo tutto il percorso assistenziale.

La parte finale della survey è stata dedicata alla mappatura dei percorsi attualmente in essere per la gestione del paziente con lesione cutanea cronica. Sono stati rilevati sia l’eventuale esistenza di linee guida aziendali o regionali, sia il livello di consapevolezza e le percezioni degli stakeholder in merito all’adozione di specifici PDT/PDTA regionali. È stata inoltre approfondita la figura professionale responsabile della prima valutazione del paziente e della successiva presa in carico, nonché la tipologia di strutture clinico-assistenziali deputate al trattamento delle lesioni cutanee croniche, con l’obiettivo di garantire un approccio integrato alla presa in carico, fondato su principi di equità di accesso ed efficienza organizzativa. Si è infine analizzata la modalità di approvvigionamento dei prodotti impiegati, distinguendo tra:

  1. acquisto diretto da parte della struttura tramite gara o offerta autonoma;
  2. acquisto diretto tramite gara regionale o aggregata;
  3. fornitura da parte dell’ASL.

A conclusione del questionario, è stato chiesto ai professionisti di esprimere il proprio grado di accordo rispetto all’eventuale introduzione del teleconsulto e di tecnologie digitali, intese in senso ampio, a supporto della presa in carico e della gestione del paziente con lesioni cutanee croniche.

Risultati

Il campione di riferimento è costituito da 258 professionisti a vario titolo coinvolti nella gestione del paziente con lesione cutanea cronica e afferenti a diversi contesti regionali, con una più alta concentrazione di risposte pervenute da Regione Lombardia (19%), seguita da Regione Piemonte (13%) e Regione Friuli-Venezia Giulia (9%) – Tabella 1.

Contesto regionale di riferimento

N.

%

Lombardia

48

19

Piemonte

34

13

Friuli-Venezia Giulia

24

9

Toscana

21

8

Lazio

18

7

Sicilia

17

7

Emilia-Romagna

16

6

Liguria

15

6

Puglia

14

5

Veneto

12

5

Campania

11

4

Sardegna

8

3

Marche

7

3

Abruzzo

4

2

Calabria

3

1

Umbria

3

1

Basilicata

2

1

Trentino-Alto Adige

1

0,4

Totale

258

100

Tabella 1. Distribuzione del campione sulla base del contesto regionale di riferimento

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La maggior parte dei rispondenti era rappresentata da infermieri (77%), mentre i farmacisti costituivano solo il 2% del totale (Figura 1).

 Figura 1. Distribuzione del campione coinvolto, sulla base del ruolo professionale

I professionisti coinvolti hanno inoltre dichiarato che tra i pazienti con lesione cutanea cronica da loro presi in carico, la maggior parte presenta una lesione vascolare (46%) – Figura 2.

Figura 2. Rappresentazione grafica della distribuzione delle lesioni complessivamente trattate


Dopo avere profilato il campione di riferimento, l’analisi è proseguita con la definizione delle medicazioni maggiormente utilizzate ai fini del trattamento delle lesioni cutanee. In prima istanza, le risposte raccolte hanno evidenziato un uso diversificato delle medicazioni, selezionate in base alle caratteristiche delle lesioni e al contesto clinico. In generale, è stato rilevato un impiego prevalente di medicazioni contenenti argento e antisettici.

L’uso delle medicazioni è risultato diversificato, con prevalenza di medicazioni contenenti argento e antisettici

In particolare:

  • per le lesioni vascolari, sono state indicate principalmente medicazioni contenenti argento e antisettici (20%), seguite da alginati, in forma pura o combinata (12%) e da idrocolloidi (8%);
  • per le lesioni da pressione, risultano prevalenti le schiume di poliuretano e le medicazioni con argento e antisettici (13% ciascuna), seguite da alginati (11%) e idrocolloidi (11%);
  • per le lesioni a eziologia diabetica, sono state frequentemente impiegate medicazioni con argento e antisettici (16%), medicazioni idrofobiche per il controllo della carica batterica (12%), schiume di poliuretano (10%), alginati (8%) e terapia a pressione negativa (7%).

Un tema di rilievo emerso ha riguardato le codifiche utilizzate per la rendicontazione delle prestazioni dedicate al trattamento delle lesioni croniche.

Per le lesioni vascolari, la codifica maggiormente adottata è risultata essere “Altra irrigazione di ferita – Pulizia di ferita NAS” (15%), seguita dalla rimozione asportativa (15%) e non asportativa (9%) di ferita, infezione o ustione. I bendaggi con colla di zinco e le fasciature semplici hanno registrato percentuali pari al 20%.

Le lesioni da pressione sono state rendicontate prevalentemente con rimozione asportativa (14%) e non asportativa (13%), accompagnate da irrigazioni (14%) e bendaggi (11%). In Sardegna, Basilicata e Puglia, è emerso anche l’utilizzo della codifica “Aspirazione della cute e del tessuto sottocutaneo” (17%).

Per le lesioni a eziologia diabetica, si è osservato un uso frequente della rimozione asportativa (14%), della rimozione non asportativa (11%) e della fasciatura semplice (11%). In Regioni come Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Marche, si è registrato anche l’impiego di medicazioni avanzate, comprese quelle per ferite estese fino a 10 cm² (7%). Al contrario, in altre aree, come Calabria, Abruzzo e Toscana, si è osservato un predominio di medicazioni meno specializzate, come bendaggi adesivi elastici (15%).

Questa variabilità riflette potenziali differenze nelle risorse disponibili e nelle linee guida regionali per la gestione delle ferite croniche.

Questa variabilità riflette potenziali differenze nelle risorse disponibili e nelle linee guida regionali

In termini generali, i professionisti si sono dimostrati reticenti in riferimento al livello di adeguatezza delle codifiche attualmente disponibili, facendo registrare un valore medio pari a 2,29 su una scala da 1 (per niente adeguato) a 5 (molto adeguato). Per individuare possibili strategie di miglioramento, è stata condotta un’analisi dei criteri ritenuti rilevanti per una maggiore appropriatezza. Tra questi, è emersa l’importanza di stratificare le codifiche in base alla gravità clinica della lesione, alla sua estensione e alla sua profondità. La stratificazione multiparametrica (estensione + profondità/complicanze) ha ottenuto il punteggio medio più elevato (3,85±0,092), come mostra la Tabella 2.

 

Stratificazione della codifica in base alle caratteristiche della lesione

 

Estensione

Complicanza

Profondità

Sia in base alla estensione in cm sia in base alla profondità e/o complicanza

Lombardia

2,7±0,159

3,74±0,144

3,26±0,157

3,7±0,132

Piemonte

3,4±0,306

3,6±0,34

3,5±0,307

3,6±0,34

Toscana

3,09±0,343

3,73±0,273

3,55±0,34

3,55±0,34

Sicilia

3,38±0,42

3,88±0,398

3,88±0,441

4,25±0,412

Liguria

3,75±0,479

4,25±0,479

4,25±0,479

4,5±0,5

Lazio

3,71±0,184

4±0,218

3,71±0,184

4±0

Campania

3,17±0,749

3,67±0,558

3,83±0,543

4,17±0,477

Emilia-Romagna

3,13±0,398

3,5±0,423

3,38±0,324

3,88±0,398

Friuli Venezia Giulia

3,1±0,233

3,5±0,224

3,4±0,221

3,9±0,277

Veneto

4

4,5±0,5

5

5

Sardegna

3,83±0,307

4,17±0,307

4,17±0,307

4,33±0,333

Puglia

3,33±0,882

3,67±0,882

3,67±0,882

4±1

Marche

3,25±0,479

3,75±0,479

3,5±0,289

3,5±0,289

Abruzzo

4

4±1

4,5±0,5

4±1

Calabria

4

4

4

4

Umbria

2±0,577

2,33±0,667

2,33±0,667

2,33±0,667

Trentino-Alto Adige

Non disponibile

Non disponibile

Non disponibile

Non disponibile

Basilicata

4

5

4

4

Intero campione ULISSE

3,2±0,097

3,74±0,09

3,59±0,091

3,85±0,092

p-value

0,219

0,564

0,175

0,262

Tabella 2. Definizione dei criteri maggiormente rilevanti a garanzia di una maggiore appropriatezza e adeguatezza delle codifiche attualmente disponibili

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I professionisti hanno indicato ulteriori elementi di miglioramento, come la possibilità di stratificare le codifiche in base alle comorbilità del paziente, alla presenza di infezioni o di essudato, al “peso” assistenziale dell’assistito (livello di autonomia, presenza di caregiver, ecc.), nonché alla tipologia di bendaggio e, più in generale, alla tipologia di medicazione o di tecnologie avanzate utilizzate.

Sono state fatte delle proposte di miglioramento della codifica sulla base delle caratteristiche delle lesioni, dei pazienti e della medicazione

Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, i professionisti dichiarano come l’utilizzo di tecnologie avanzate non abbia facilitato né reso complessa l’attuale modalità di codifica delle prestazioni (valore medio della domanda pari a 2,83±0,098). Le motivazioni di questa percezione sono riconducibili principalmente a due fattori: da una parte pesa la sostanziale assenza di codici specifici per medicazioni complesse, anche in considerazione del fatto che spesso non vi è congruenza tra i costi sostenuti e la tariffa di rimborso correlata; in secondo luogo si registra talvolta una scarsa conoscenza, da parte di alcuni professionisti coinvolti nei processi, con riferimento all’utilizzo appropriato delle tecnologie avanzate.

I professionisti hanno attribuito un valore medio di percezione pari a 3,73±0,075 all’utilità dell’introduzione di un campo note dedicato alla diagnosi/razionale d’uso del dispositivo medico e un valore medio di percezione pari a 3,59±0,074 alla sua capacità di migliorare la tracciabilità. In entrambi i casi, non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra Regioni.

In ultima istanza gli stakeholder coinvolti hanno fornito un giudizio sui diversi elementi che potrebbero rendere complessa la gestione del paziente con lesione cutanea cronica, considerando:

  1. la complessità della Classificazione Nazionale dei Dispositivi Medici (CND), ossia della classificazione italiana che suddivide i dispositivi medici in categorie omogenee di prodotti destinati a effettuare un intervento diagnostico e/o terapeutico simile;
  2. la difficoltà nella rendicontazione delle prestazioni;
  3. la disomogeneità nel percorso di trattamento;
  4. l’assenza di una lista completa dei prodotti di medicazione a disposizione;
  5. i budget messi a disposizione dall’ente ospedaliero o dalla struttura sanitaria.

Il fattore più critico nella gestione del paziente è stato la difficoltà di rendicontazione delle prestazioni

Da questo punto di vista, considerando una scala di valutazione variabile da 1 (aspetto meno complesso) a 5 (fattore ritenuto, invece, maggiormente complesso), si riscontra come il fattore più critico sia risultato essere la difficoltà di rendicontazione delle prestazioni, seguito dall’assenza di una lista completa dei dispositivi e dalla limitata disponibilità economica. La disomogeneità del percorso di trattamento è stata invece percepita come meno impattante.

Per quanto riguarda i percorsi assistenziali, la maggior parte dei rispondenti ha dichiarato la presenza, nel proprio contesto, di un percorso formalizzato per la gestione delle lesioni cutanee croniche. A partire da ciò, l’analisi ha identificato le indicazioni e le linee di indirizzo per la gestione delle lesioni nei diversi contesti regionali, focalizzandosi sulla presenza di istruzioni operative aziendali, protocolli aziendali e PDT/PDTA aziendali o regionali, come indicato nelle Tabelle 3, 4 e 5.

Lesione vascolare Istruzioni operative aziendali Protocolli aziendali PDT/PDTA aziendali PDT/PDTA regionali
Lombardia        
Piemonte        
Toscana        
Sicilia        
Liguria        
Lazio        
Campania        
Emilia-Romagna        
Friuli-Venezia Giulia        
Veneto        
Puglia        
Marche        
Abruzzo        
Umbria        
Basilicata        

Tabella 3. Presenza (cella verde) o assenza (cella rossa) di strumenti ai fini della corretta gestione del paziente con lesione vascolare cronica

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Lesione da pressione Istruzioni operative aziendali Protocolli aziendali PDT/PDTA aziendali PDT/PDTA regionali
Lombardia        
Piemonte        
Toscana        
Sicilia        
Liguria        
Lazio        
Campania        
Emilia-Romagna        
Friuli-Venezia Giulia        
Veneto        
Puglia        
Marche        
Abruzzo        
Umbria        
Basilicata        

Tabella 4. Presenza (cella verde) o assenza (cella rossa) di strumenti ai fini della corretta gestione del paziente con lesione da pressione cronica

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Lesione a eziologia diabetica Istruzioni operative aziendali Protocolli aziendali PDT/PDTA aziendali PDT/PDTA regionali
Lombardia        
Piemonte        
Toscana        
Sicilia        
Liguria        
Lazio        
Campania        
Emilia-Romagna        
Friuli-Venezia Giulia        
Veneto        
Puglia        
Marche        
Abruzzo        
Umbria        
Basilicata        

Tabella 5. Presenza (cella verde) o assenza (cella rossa) di strumenti ai fini della corretta gestione del paziente con lesione cronica a eziologia diabetica

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L’analisi ha messo in luce una disparità tra le regioni italiane nella disponibilità di strumenti per la gestione delle lesioni cutanee croniche, rilevando come il loro utilizzo sia effettivamente ad appannaggio del singolo professionista. La mancanza di uniformità e di dettagli specifici suggerisce la necessità di ulteriori indagini e interventi per garantire che tutte le regioni dispongano degli strumenti necessari per una gestione efficace e standardizzata delle lesioni vascolari, da pressione e a eziologia diabetica. Tali differenze possono influenzare significativamente la qualità delle cure e l’esperienza del paziente, sottolineando l’importanza di una maggiore coerenza e di un approccio uniforme a livello nazionale.

La disponibilità e l’applicazione degli strumenti per la gestione del paziente sono risultate non uniformi

Tuttavia, l’applicazione effettiva degli strumenti (istruzioni operative, protocolli, PDT/PDTA) non è risultata uniforme. Le principali barriere all’implementazione sono state la carenza di formazione del personale (75%), le problematiche legate ai sistemi informativi regionali o locali (65%) e le criticità organizzative (60%). Dall’altro lato, però, i professionisti concordano nel riconoscere che la presenza di un PDT/PDTA regionale possa apportare benefici significativi, in particolare garantendo un approccio multidisciplinare, un accesso equo alle metodiche diagnostico-terapeutiche avanzate e una maggiore uniformità dei percorsi.

È stato inoltre sottolineato come tali strumenti possano favorire la continuità assistenziale, prevenire frammentazioni del percorso e ridurre il ricorso a servizi privati, soprattutto da parte dei pazienti con risorse economiche limitate.

I professionisti concordano nel riconoscere che la presenza di un PDT/PDTA regionale possa apportare benefici significativi

Focalizzando l’attenzione sul percorso attualmente erogato, si è riscontrato come il professionista sanitario che effettua solitamente la prima valutazione e/o la prima diagnosi sia prevalentemente il medico specialista per quanto concerne le lesioni vascolari (37%) e le lesioni a eziologia diabetica (49%), mentre per le lesioni da pressione prevale l’infermiere di assistenza domiciliare (32%). Dopo la prima valutazione, la gestione delle lesioni vascolari e diabetiche passa principalmente agli infermieri ambulatoriali, mentre le lesioni da pressione restano in capo agli infermieri domiciliari. La prescrizione dei medical device è risultata essere prevalentemente in carico al medico specialista.

Le strutture clinico-assistenziali deputate alla presa in carico sono state per lo più pubbliche (82%). Le lesioni vascolari e diabetiche sono state trattate principalmente in ospedali o ambulatori specialistici, mentre le lesioni da pressione sono state gestite prevalentemente in RSA, ambulatori territoriali e tramite assistenza domiciliare. Le Case di Comunità sono risultate coinvolte solo in alcune regioni (Toscana, Lombardia, Campania, Liguria).

Le strutture clinico-assistenziali deputate alla presa in carico sono state per lo più pubbliche (82%)

In merito all’approvvigionamento dei dispositivi, la modalità prevalente è risultata essere quella tramite ASL (61% per l’assistenza domiciliare, 41% per le strutture distrettuali), mentre l’acquisto tramite gara regionale/aggregata è stato dominante nelle strutture ospedaliere e nei centri di riferimento regionali. L’acquisto diretto autonomo è risultato marginale, con l’eccezione delle RSA (29%).

Infine, l’indagine ha esplorato le percezioni sull’utilizzo del teleconsulto e delle tecnologie digitali. Il 69% dei rispondenti ha dichiarato di non utilizzare il teleconsulto nella gestione delle lesioni. Il giudizio medio di utilità è stato moderato, sia in ambito domiciliare (3,65±0,148) sia ambulatoriale (3,56±0,163), senza variazioni significative tra regioni. I principali limiti individuati sono stati l’impossibilità di valutare direttamente la lesione, la scarsa qualità delle immagini e l’incompatibilità con i sistemi informatici ospedalieri. Tuttavia, i professionisti hanno espresso un accordo diffuso sul potenziale delle tecnologie digitali nel facilitare la comunicazione tra operatori e nel migliorare la continuità e l’efficienza assistenziale.

Conclusioni

Le percezioni raccolte dai professionisti coinvolti confermano l’importanza di una gestione strutturata e multidisciplinare delle lesioni cutanee croniche, supportata da protocolli chiari e condivisi, siano essi regionali o aziendali.

È emersa, inoltre, una diffusa richiesta di maggiore uniformità nei percorsi assistenziali e di un miglior accesso alle tecnologie avanzate, per facilitare la presa in carico dei pazienti complessi. In particolare, i risultati dell’indagine offrono spunti rilevanti su tre aree chiave: uso delle tecnologie, barriere organizzative e opportunità di miglioramento.

  1. Uso delle tecnologie avanzate: i professionisti riconoscono il valore delle medicazioni avanzate, come quelle all’argento e i sistemi di terapia a pressione negativa, ritenendole strumenti fondamentali per il trattamento delle lesioni più complesse. Tuttavia, è stata segnalata la necessità di una formazione continua per garantirne un utilizzo appropriato e omogeneo. L’adozione di queste tecnologie risulta infatti disomogenea tra le diverse strutture, costituendo un ostacolo a una gestione uniforme ed efficace delle ferite.
  2. Barriere organizzative: numerosi professionisti hanno evidenziato che la mancanza di protocolli standardizzati rappresenta una delle principali criticità nella gestione delle lesioni croniche. Questa frammentazione genera disomogeneità nei trattamenti e nella gestione delle risorse, alimentando le disparità tra regioni e aziende sanitarie.
  3. Opportunità di miglioramento: è stato espresso ampio consenso sull’opportunità di migliorare la tracciabilità dei dispositivi medici tramite sistemi digitali, in grado di garantire maggiore trasparenza nei processi di approvvigionamento e nell’utilizzo clinico. L’integrazione di strumenti di teleconsulto e telemedicina è stata identificata come leva potenziale per ottimizzare la gestione a distanza dei pazienti con lesioni croniche, riducendo gli accessi in presenza e consentendo un monitoraggio più continuativo e costante.

In parallelo, emerge una chiara richiesta di supporto manageriale per rafforzare i processi decisionali legati all’acquisto e all’utilizzo dei dispositivi medici, promuovendo il coinvolgimento attivo degli specialisti nella scelta delle tecnologie, sulla base dell’efficacia clinica e dei bisogni specifici dei pazienti. Le percezioni raccolte, infatti, delineano una consapevolezza diffusa rispetto alle potenzialità offerte dalle tecnologie avanzate, ma anche una persistente esigenza di superare barriere organizzative, investendo in formazione e promuovendo la standardizzazione delle pratiche cliniche.

Questi insight suggeriscono che il successo di un sistema di gestione delle lesioni croniche si basi non solo sull’introduzione di tecnologie avanzate, ma anche sulla creazione di un ambiente organizzativo e formativo che ne favorisca l’applicazione efficace, nonché da un sistema di monitoraggio che supporti la corretta definizione delle prestazioni erogate sulla popolazione che esprime il fabbisogno.

Per gestire le lesioni croniche occorre agire su tecnologie avanzate, ambiente organizzativo e formativo e sistema di monitoraggio

Da questo punto di vista, l’attività presentata in queste pagine offre importanti implicazioni manageriali che riguardano, per lo più, la necessità di implementare un sistema di monitoraggio centralizzato per l’uso di dispositivi medici, favorendo così una maggiore trasparenza e un miglior controllo dei costi. La definizione di protocolli uniformi a livello nazionale consentirebbe di ottimizzare l’allocazione delle risorse, mentre il coinvolgimento attivo dei professionisti sanitari nel processo decisionale garantirebbe un uso più appropriato dei dispositivi, con benefici in termini di qualità dell’assistenza.

Infine, il monitoraggio continuo del consumo dei dispositivi e l’adozione sistematica di tecnologie avanzate, accompagnata da percorsi di formazione continua, rappresentano leve fondamentali per rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute della popolazione con lesione cutanea cronica, ottimizzando il consumo di risorse tramite un uso appropriato dei dispositivi, contribuendo al miglioramento degli outcome clinici.

Bibliografia

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