In Italia, migliaia di persone ricevono ogni anno attività artistiche e culturali prescritte da medici, psicologi o assistenti sociali. Nessuno le aveva mai contate.
La prima indagine nazionale sulla prescrizione di arte e cultura, realizzata dal CCW – Cultural Welfare Center con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, crea consapevolezza: 918 organizzazioni attive in tutta Italia, 1.300 complessivamente analizzate nel campione, numerose pratiche strutturate, ma quasi del tutto assenti dalle politiche pubbliche.
«Con questa ricerca è emersa l’effervescenza e la numerosità di pratiche diffuse»
«Questa indagine è uno strumento potenziale per le politiche nella fase in corso di ridisegno di ogni sistema. La prescrizione sociale, attuata con successo in altri Paesi, contribuisce a mettere a sistema risorse di prossimità – culturali, sociali, sportive – per migliorare la qualità della vita della popolazione, soprattutto la più vulnerabile, e nel contempo può alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È un cambio di paradigma: significa riconoscere che la Salute richiede l’attivazione delle risorse presenti nella comunità», afferma Catterina Seia, Presidente del CCW. «Con questa ricerca è emersa l’effervescenza e la numerosità di pratiche diffuse che hanno necessità di condizioni abilitanti per evitare frammentazione e temporaneità. Che richiedono competenze e processi condivisi in un quadro di seria valutazione per nutrire un sistema equo, in tutto il Paese. Il compito che ci assumiamo – come CCW, insieme ai partner – è portare questi primi dati nelle sedi dove si assumono le decisioni».
«La fase delle sperimentazioni pilota o delle buone pratiche isolate è alle spalle», dichiara Annalisa Cicerchia, Vicepresidente del CCW e Responsabile scientifica dell’indagine. «Stiamo parlando di un insieme ampio e variegato, che attende di essere legittimato, coordinato da chi governa, consolidato, sostenuto. La sfida è passare da esperienze virtuose a sistemi strutturati. Da progetti a politiche. Da innovazioni a diritti esigibili».
«La sfida è passare da esperienze virtuose a sistemi strutturati»
«La ricerca sulla prescrizione sociale culturale rappresenta un interessante sviluppo nel percorso che la Fondazione Compagnia di San Paolo porta avanti insieme al Cultural Welfare Center per valorizzare il ruolo della cultura come leva di ben-essere, inclusione e partecipazione attiva. Il crescente interesse a livello nazionale, anche da parte delle istituzioni, è rafforzato dalle evidenze scientifiche che ne documentano l’efficacia. Nel solco del DPP 2025-2028, continuiamo a promuovere alleanze tra cultura, salute e sociale, con particolare attenzione alle persone over 65, sostenendo modelli innovativi di welfare di comunità capaci di generare impatto sociale e qualità della vita sui territori». Dichiara Elena Franco, Consigliera della Fondazione Compagnia di San Paolo.
I dati principali
918 organizzazioni attive in tutta Italia, suddivise in 617 Unità di Prescrizione Sociale (UPS) — con un percorso di invio strutturato — e 301 Unità di Welfare Culturale (UCW), che erogano attività artistiche e culturali per la salute senza un invio formale. Il 97% delle UCW dichiara di voler avviare percorsi di prescrizione.
Una distribuzione fortemente sbilanciata
Il Nord-Ovest concentra il 39% delle organizzazioni a fronte del 27% della popolazione, mentre il Sud e le Isole ne contano appena il 14% pur rappresentando il 34% della popolazione italiana. Il Mezzogiorno non è assente: è invisibile ai canali istituzionali.
Un insieme multiprescrittore
A differenza del modello britannico — centrato sul medico di base — il sistema italiano si caratterizza per una rete di invio plurale: psicologi e psicologhe (32%), assistenti sociali (24%), insegnanti (24%), pediatri e pediatre (20%). Il medico di base si ferma all’8%: non per mancanza di interesse, ma per assenza di strumenti integrati.
Risultati eccezionali, ma fragili
Il 97% di chi inizia un percorso lo porta a termine — un tasso straordinario per un’attività volontaria e comunitaria. Il 75% raggiunge gli obiettivi di ben-essere dichiarati. Eppure il 40% dei percorsi si chiude senza alcun intervento successivo, e solo il 24% delle organizzazioni dispone di link worker strutturati, nonostante vengano ritenuti essenziali dall’86% di coloro che lavorano in questo campo.
Tre nodi critici e quattro leve di sistema
L’indagine identifica tre nodi strutturali che frenano la crescita del campo:
- la scarsità di figure di collegamento qualificate (link worker), considerate essenziali per il’86% delle organizzazioni e disponibili solo nel 24%;
- la mancanza di follow-up sistematico dopo il percorso;
- finanziamento instabile, con il 28% delle organizzazioni operative senza fondi strutturati e il 19% che scarica i costi su chi partecipa – contraddicendo l’obiettivo di equità del modello.
Per superare queste criticità, la ricerca propone quattro leve di policy:
- il riconoscimento formale delle organizzazioni di welfare culturale nei Piani di Zona e nei Piani Locali per la Salute;
- il raccordo istituzionale attraverso le Case di Comunità (D.M. 77/2022) con un catalogo digitale delle risorse culturali integrato nei software delle professioni sanitarie;
- la professionalizzazione della figura di link worker con un profilo certificato e la formazione nelle lauree sanitarie e culturali;
- il finanziamento strutturale attraverso voucher regionali, fondi socio-sanitari e riconoscimento del volontariato come co-finanziamento.
Contesto internazionale
L’Italia si inserisce in un movimento europeo e globale. Il rapporto dell’OMS del 2019 ha documentato oltre 3.000 studi scientifici che dimostrano i benefici delle attività artistiche su salute mentale, fisica e sociale. La Social Prescribing Network conta oggi esperienze in oltre 20 Paesi. L’indagine italiana, che censisce 918 organizzazioni rispetto alle 675 rilevate nell’intera UE dall’indagine internazionale Culture for Health, suggerisce che il nostro Paese ha un patrimonio unico – e ancora sottofinanziato.
I risultati completi dell’indagine sono stati presentati il 12 maggio 2026 in orario 10-12 in un webinar pubblico aperto a operatori e operatrici sanitari e sociali, istituzioni, operatori e operatrici culturali, ricercatori e ricercatrici, con la partecipazione di rappresentanti dell’OMS per la Regione Europa, dei Ministeri della Salute e della Cultura, dell’Istituto Superiore di Sanità e di Culture Action Europe.





