La farmacia clinica è una disciplina che risponde al processo di evoluzione della professione del farmacista, chiamato a svolgere un ruolo sempre più attivo nella gestione dei pazienti, nell’integrazione con gli altri professionisti sanitari e nella produzione di evidenze a supporto della pratica clinica. Una trasformazione che richiede formazione specifica e nuove competenze. Di questi temi abbiamo parlato con Corrado Giua Marassi, Presidente SIFAC (Società italiana di Farmacia Clinica) e Direttore Executive Master in Clinical Pharmacy-Misom, Università degli Studi di Milano.
Cosa è oggi la farmacia clinica, come si è evoluta nel tempo e a quali bisogni risponde nel contesto del SSN?
«La farmacia clinica è una disciplina che si caratterizza per la peculiarità di fornire al farmacista un modello incentrato sulle più autorevoli evidenze scientifiche e che consente di standardizzare l’approccio clinico, nell’ottica dell’armonizzazione della presa in carico del paziente.
Tale visione affonda le sue radici nel profondo cambiamento che ha rivoluzionato la farmacia di comunità negli ultimi anni, configurandola non più solo come luogo di dispensazione e counselling del medicinale, ma anche come un vero presidio territoriale che pone al centro il paziente e il percorso correlato alla sua salute.
Le minor diseases vedono il farmacista sempre più come referente clinico di prima istanza sul territorio
Il metodo Clinical Pharmacy trova la sua più alta espressione nell’ambito delle minor diseases, ovvero tutte quelle condizioni di minore entità per la salute del paziente e che vedono il farmacista sempre più come referente clinico di prima istanza sul territorio.
Il modello si articola attraverso una sequenza logica di step che consentono di contestualizzare la problematica individuando l’eventuale presenza di campanelli d’allarme che richiedono un consulto medico o, viceversa, prendendola in carico attraverso un approccio incentrato su protocolli condivisi e Linee Guida internazionali in grado di orientare la scelta della strategia terapeutica.
La farmacia clinica contribuisce alla governance di patologie croniche
Un ambito parallelo attraverso il quale la farmacia clinica risponde alle esigenze del SSN è il contributo alla governance di patologie croniche in farmacia, attraverso – per esempio – il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e della sicurezza dei farmaci, allo scopo di operare un intervento educazionale personalizzato e facilitare la sinergia tra i vari professionisti della salute».
Quali competenze dovrebbe possedere oggi un farmacista clinico, e come dovrebbe evolvere la sua formazione per rispondere alle nuove esigenze del SSN?
«Le competenze richieste al farmacista sono di tipo clinico-scientifico, e riguardano tanto la capacità di interpretare protocolli, quanto la familiarità per la letteratura scientifica, necessari per operare secondo le evidenze. È inoltre fondamentale una conoscenza della pharmaceutical care, che non passa soltanto attraverso l’eventuale esecuzione di analisi di monitoraggio e, talvolta, di esami di telemedicina, ma necessita del connubio di questi strumenti clinici con quelli cognitivi; si tratta di questionari validati in letteratura scientifica per determinate patologie croniche cardiovascolari, metaboliche o respiratorie che consentono, per esempio, di ottenere score predittivi dell’aderenza ai trattamenti o della consapevolezza che il paziente ha della propria patologia, rappresentando il presupposto per un intervento educazionale efficace e personalizzato.
La figura del farmacista clinico è ora meno farmaco-centrica e maggiormente protesa alla filiera clinica e scientifica
Il farmacista clinico oggi è anche un ricercatore: ciò richiede delle robuste conoscenze nel campo della sperimentazione, sulle buone pratiche cliniche (GCP) e sugli aspetti etico-regolatori necessari per partecipare a studi osservazionali di real life su prodotto, consentendo una raccolta di dati di qualità.
La figura del farmacista clinico è poliedrica e in evoluzione, e richiede un adeguamento della formazione, meno farmaco-centrica e maggiormente protesa alla filiera clinica e scientifica. Indispensabile è, in quest’ottica, l’acquisizione di competenze specifiche attraverso una formazione certificata in linea con altri virtuosi modelli europei – penso a Francia, Belgio, UK, Spagna e Paesi scandinavi – dove la farmacia clinica rappresenta una realtà solida».
Quali sono le principali evidenze che dimostrano l’impatto del farmacista clinico sugli esiti di salute dei pazienti?
«Le evidenze dell’impatto e dell’intervento del farmacista clinico sono emerse da diversi studi, che hanno evidenziato un netto miglioramento in termini di aderenza alle terapie croniche e anche, di conseguenza, della loro efficacia.
Un esempio emblematico è rappresentato dallo studio osservazionale “SETA” – condotto su soggetti cronici respiratori con asma – che ha affiancato l’utilizzo di uno strumento cognitivo rappresentato dal TAI test alle misurazioni spirometriche analitiche.
Le evidenze dell’impatto e dell’intervento del farmacista clinico sono emerse da diversi studi
Il TAI, questionario sull’aderenza alle terapie inalatorie – sviluppato originariamente in Spagna e validato nella versione italiana da SIFAC in collaborazione con Humanitas University – misura il grado di aderenza alla terapia inalatoria consentendo al farmacista di operare un intervento educazionale personalizzato, ripetendo tutte le valutazioni al follow-up dopo due mesi.
È emersa una differenza statisticamente significativa tra il braccio di controllo, cui non era stato offerto il counselling, e il gruppo di pazienti che ha ricevuto l’intervento educazionale mirato del farmacista: in questo gruppo è stato riscontrato, al follow-up, un miglioramento netto del grado di aderenza alla terapia inalatoria e un incremento dei valori strumentali. Risultati che indicano, nel complesso, un’implementazione della governance della patologia.
Il farmacista clinico può offrire un contributo fondamentale al monitoraggio o allo screening delle patologie croniche
Ulteriori dati a sostegno dell’impatto dell’intervento del farmacista clinico sono emersi dallo studio “Save Your Heart”, effettuato nel 2021 e improntato a scattare una fotografia della governance di patologie croniche quali ipertensione, ipercolesterolemia e diabete attraverso la rilevazione dei rispettivi parametri clinici e la valutazione dell’aderenza terapeutica ai trattamenti in corso.
Il 68% dei pazienti ipertesi arruolati è risultato essere non a target per i valori pressori, e più del 65% non a target per il colesterolo LDL; inoltre, quasi il 70% della popolazione diabetica non aveva un controllo glicemico ottimale, e più del 30% dei soggetti non diabetici presentava una glicemia con valori borderline da sottoporre a valutazioni ulteriori.
Queste esperienze mostrano come il farmacista clinico possa offrire un contributo fondamentale al monitoraggio delle patologie croniche, o allo screening di queste ultime nei soggetti sani».
Quali sono le attività che coinvolgono il farmacista clinico ricercatore, quali progetti di ricerca vengono portati avanti, come la farmacia clinica può contribuire all’osservazione dei dati di real life?
«Nell’attuale scenario della ricerca clinica emerge sempre più la necessità di condurre anche degli studi in real life, che consentano di integrare e aggiornare a lungo termine le informazioni emerse dai trial clinici su efficacia, sicurezza, modalità di utilizzo, impatto del trattamento sulla qualità di vita e razionalizzazione della spesa sanitaria, generando evidenze che non sarebbero rilevabili in maniera esaustiva con i soli studi pre-autorizzativi.
In questo scenario, la farmacia di comunità rappresenta una finestra che affaccia costantemente sul panorama del mondo reale: la sua diffusione capillare sul territorio, anche nei centri più piccoli o rurali, la elevatissima frequenza di contatto con i cittadini (basti pensare che entrano in farmacia circa 4 milioni di persone al giorno), nonché l’accessibilità immediata e libera consentono una vista della real life a 360 gradi.
La farmacia clinica può quindi coniugare l’attività di erogazione del farmaco con quella di ricerca sullo stesso
SIFAC ha condotto, da sempre, studi osservazionali nell’ambito delle minor diseases o di patologie croniche; negli ultimi anni si è aperta anche agli studi osservazionali su prodotto, portando a termine sperimentazioni su dispositivi medici nonché il primo studio osservazionale italiano su un medicinale di automedicazione nel setting delle farmacie di comunità. Lo studio ha generato nuovi dati di real life che, oltre ad essere stati condivisi con la comunità scientifica, si sono aggiunti a quelli già presenti nella scheda tecnica del prodotto, al punto da portare a una sua integrazione e modifica da parte dell’AIFA: un risvolto regolatorio emblematico, che si somma alla gratificazione scientifica e fa sì che le evidenze di ricerca si integrino con la pratica clinica, e ne orientino le decisioni».
Collaborazione multidisciplinare: come si integra il farmacista clinico con altri professionisti sanitari operanti all’interno del SSN?
«La farmacia clinica rappresenta un terreno fertile per la multidisciplinarietà, in tutti i suoi ambiti di applicazione.
L’approccio alle minor diseases attraverso linee guida si incentra su un profondo lavoro di integrazione e formazione condotto in collaborazione con la classe medica che, attraverso esponenti della medicina generale e specialisti nei diversi ambiti, da sempre collabora con SIFAC alla stesura di protocolli e rappresenta parte attiva del percorso formativo previsto dal Master in Clinical Pharmacy.
Altro campo di integrazione sinergica è quello della pharmaceutical care e, dunque, della cronicità che ha gettato le basi per fiorenti collaborazioni con l’ambito medico.
La partecipazione alla presa in carico dei soggetti fragili o allo screening primario di diverse patologie, con la possibilità di intercettare i soggetti più refrattari ad aderirvi, ha permesso di alleggerire il peso sulle strutture del SSN e snellire il percorso del paziente.
La farmacia clinica rappresenta un terreno fertile per la multidisciplinarietà
Anche il mondo della ricerca clinica offre uno slancio ulteriore per la collaborazione con altri profili professionali, quali CRO, aziende farmaceutiche ed enti d’eccellenza, attraverso il disegno di progettualità, studi osservazionali e survey che ha portato a pubblicazioni su riviste scientifiche di rilievo. Le evidenze sono così condivise con la comunità scientifica e rese fruibili, utilizzate e talvolta citate tra le fonti bibliografiche che ispirano nuovi lavori.
Il farmacista clinico, pur scaturendo dall’evoluzione più clinica del suo ruolo, non si sostituisce in alcun modo alle altre figure professionali; nasce invece nell’ottica di coadiuvarle, al fine di definire un’assistenza sanitaria territoriale in cui lavorino in sinergia tutti professionisti sanitari coinvolti nella tutela della salute del cittadino, per rendere il suo percorso di cura e prevenzione il più agevole e completo possibile».








