Le cure palliative continuano a essere caratterizzate da forti differenze nell’accesso in Europa. In Italia, a pesare è anche la carenza di professionisti e la necessità di rafforzare le reti territoriali e domiciliari.
È il quadro tracciato da Nursing Up, che mette insieme i più recenti dati europei e nazionali e richiama il ruolo degli infermieri nei percorsi di cure palliative, non soltanto per le competenze clinico-assistenziali, ma anche per la continuità della presenza e della relazione con la persona malata e la sua famiglia.
In oltre due terzi dei Paesi UE l’accesso è critico
Secondo il rapporto “Delivering High Value Cancer Care”, pubblicato il 2 febbraio 2026 da OCSE e Commissione europea nell’ambito dell’European Cancer Inequalities Registry, in oltre due terzi dei Paesi dell’Unione europea l’accesso alle cure palliative rappresenta ancora una criticità legata alla disponibilità di professionisti e servizi.
L’analisi rileva una disponibilità media di circa 1,2 servizi specialistici di cure palliative ogni 100mila abitanti, con profonde differenze tra i diversi sistemi sanitari. Tutti i Paesi UE considerati dispongono ormai di strutture e politiche dedicate alle cure palliative, ma permangono differenze significative nell’accessibilità e nell’effettiva attuazione dei percorsi assistenziali.
In oltre due terzi dei Paesi UE l’accesso alle cure palliative resta critico per carenza di professionisti e servizi
«I numeri – sottolinea De Palma – ci dicono che non siamo davanti a una criticità marginale. L’Europa deve confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione e con un numero crescente di persone affette da patologie croniche, oncologiche e degenerative. Le cure palliative devono diventare sempre di più una componente strutturale dell’assistenza, accessibile indipendentemente dal territorio in cui una persona vive e sostenuta da professionisti numericamente sufficienti e adeguatamente formati».
Italia, infermieri sotto la media europea
Sul fronte italiano, una delle principali fragilità riguarda gli organici. Il Country Health Profile Italy 2025, realizzato da OCSE e Commissione europea, rileva 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 8,4: una densità inferiore di oltre il 20%.
Il rapporto registra inoltre 1,3 infermieri per medico, uno dei rapporti più bassi dell’Unione europea, e individua nella carenza infermieristica un ostacolo strutturale allo sviluppo di modelli di assistenza maggiormente integrati.
«Questi divari – prosegue De Palma – diventano ancora più significativi quando parliamo di cure nelle quali il tempo dedicato alla persona, la continuità e la presenza del professionista sono determinanti. Non possiamo chiedere agli infermieri di garantire assistenza ad altissima complessità clinica, relazionale ed emotiva senza mettere a loro disposizione organici, formazione e organizzazioni adeguate».
Rafforzare le reti territoriali
Anche sul piano organizzativo, secondo Nursing Up, occorre proseguire nel rafforzamento delle reti. AGENAS, attraverso il monitoraggio e l’analisi dei piani regionali, indica come obiettivo nazionale il raggiungimento, entro il 2028, di una copertura delle cure palliative pari al 90% della popolazione interessata, attraverso programmi regionali sottoposti a monitoraggio periodico.
Nel 2025, con dati aggiornati al 31 dicembre, AGENAS ha inoltre proseguito il monitoraggio dell’assistenza territoriale previsto dal DM 77, comprendendo cure palliative e assistenza domiciliare.
In Italia gli infermieri sono 6,9 ogni 1.000 abitanti, contro gli 8,4 della media UE
Per la rete territoriale sono previsti standard di una Unità di Cure Palliative Domiciliari ogni 100mila abitanti e 8-10 posti letto hospice ogni 100mila abitanti, all’interno di un sistema chiamato a garantire la presa in carico globale della persona e della famiglia tra ospedale, ambulatorio, domicilio e hospice.
«Gli standard sono indispensabili – evidenzia De Palma – ma devono tradursi in servizi realmente disponibili. Una rete non è fatta soltanto di strutture: è fatta prima di tutto di professionisti. Un hospice, un servizio domiciliare o una Unità di Cure Palliative possono rispondere davvero ai bisogni dei cittadini soltanto se dispongono di personale sufficiente per garantire continuità e qualità dell’assistenza».
Il ruolo dell’infermiere tra competenza e relazione
All’interno dei percorsi di cure palliative, l’infermiere monitora l’evoluzione delle condizioni cliniche, contribuisce alla gestione del dolore e degli altri sintomi, garantisce continuità assistenziale, intercetta bisogni e fragilità e opera nell’équipe multidisciplinare tra ospedale, hospice e domicilio.
Accanto alla competenza clinica, Nursing Up sottolinea il valore della relazione con la persona e con la famiglia: ascolto, empatia, capacità di comunicare, rispetto dei silenzi e sensibilità nel riconoscere i bisogni accompagnano la componente tecnica della presa in carico.
«Ci sono momenti – osserva De Palma – nei quali una persona ha bisogno di una terapia somministrata correttamente e di sintomi controllati, ma anche di sapere che accanto a sé c’è un professionista capace di ascoltarla e comprenderla. E ci sono famiglie che hanno bisogno di essere orientate, sostenute e accompagnate. L’infermiere unisce quotidianamente competenza e relazione, tecnica e capacità di prendersi cura della persona nella sua interezza. È questo patrimonio professionale e umano che dobbiamo mettere nelle condizioni di esprimersi pienamente».
Per Nursing Up, la priorità è quindi accelerare sul rafforzamento delle reti territoriali e domiciliari di cure palliative, sugli organici, sulla formazione specifica e sulle équipe multidisciplinari, riducendo le differenze territoriali e garantendo percorsi realmente accessibili.
«La sfida dei prossimi anni – conclude De Palma – è trasformare gli obiettivi programmati in assistenza concreta. Servono più professionisti, reti realmente operative e continuità tra ospedale, territorio, hospice e domicilio. Ma dobbiamo anche difendere il tempo della cura: il tempo necessario per ascoltare, osservare, comprendere e stare accanto alla persona.
La qualità delle cure palliative si misura certamente nella capacità di controllare dolore e sintomi e nella solidità dell’organizzazione sanitaria, ma anche nella capacità di non lasciare soli il malato e la sua famiglia nei momenti di maggiore fragilità. Gli infermieri rappresentano ogni giorno uno dei punti fondamentali di questa presenza. Metterli nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo significa tutelare concretamente qualità, dignità e umanità dell’assistenza».




