Infezioni respiratorie, dalla prevenzione ai vaccini di nuova generazione: la ricerca guarda al futuro

Con Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, facciamo il punto sulla prossima stagione respiratoria e sull’evoluzione dei vaccini antinfluenzali, tra nuove piattaforme, somministrazioni innovative e preparedness

Vaccinazioni antinfluenzali in rapido calo. Allontanandosi dal periodo della pandemia, gli italiani tendono a disertare questa pratica. Lo rileva la ricerca dell’Osservatorio Salute IQVIA “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”. L’indagine ha verificato che poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, un dato dimezzato rispetto al 2021. L’adesione è più alta tra gli over 60 (38%), che si affidano soprattutto al medico di famiglia, mentre la farmacia è il principale punto di riferimento per i più giovani. Guardando avanti, un italiano su tre intende vaccinarsi nella prossima stagione (1 su 2 tra gli over 60), in calo rispetto al 2022: nelle intenzioni si rafforza il ruolo della farmacia come punto di accesso immediato. 

Fabrizio Pregliasco, Professore Associato del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, fa il punto sulla prossima stagione respiratoria e sull’evoluzione dei vaccini antinfluenzali, tra nuove piattaforme, somministrazioni innovative e preparedness.

Vaccinazione antinfluenzale, l’adesione rallenta

Fabrizio Pregliasco

«Durante la pandemia abbiamo sviluppato una sensibilità molto maggiore nei confronti delle infezioni respiratorie, del rischio di contagiare le persone fragili e dell’importanza della prevenzione. Oggi, però, una parte di quella attenzione sembra essersi progressivamente ridotta», commenta Pregliasco.

Il calo dell’adesione riporta quindi al centro una domanda di fondo: quale ruolo continua ad avere oggi la vaccinazione antinfluenzale, anche alla luce della circolazione contemporanea di diversi virus respiratori?

Prosegue Pregliasco: «Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi. Il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili. Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco alle strategie contro l’RSV, il virus respiratorio sinciziale».

Una stagione respiratoria ancora impegnativa

La prevenzione si inserisce in un quadro epidemiologico nel quale la circolazione dei virus respiratori continua a rappresentare un elemento di pressione per i servizi sanitari.

Sottolinea Pregliasco: «Dopo una stagione, quella passata, che ha superato i 15 milioni di casi, anche per il 2026-2027 ci attendiamo una circolazione sostenuta di virus respiratori – influenza, ma anche RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus – con una stima nell’ordine dei 12-14 milioni di casi complessivi. I segnali che arrivano dall’emisfero australe, dove al momento prevale il ceppo A/H3N2, ci invitano a non abbassare la guardia: la circolazione precoce di più virus può creare una sorta di “pre-stagione”, con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri, mentre l’influenza vera e propria tende a diventare protagonista nel cuore dell’inverno. La pressione sui servizi sanitari resta un rischio concreto, soprattutto per le fasce più fragili».

La prossima stagione potrebbe vedere una circolazione sostenuta di diversi virus respiratori

In questo scenario, la prevenzione non riguarda soltanto l’adesione alle vaccinazioni disponibili, ma anche la capacità della ricerca di sviluppare strumenti più flessibili e adattabili. È su questo terreno che si colloca l’investimento europeo sui vaccini antinfluenzali di nuova generazione.

Vaccini di nuova generazione: più ampia protezione e maggiore flessibilità

Qualche mese fa l’Unione Europea ha stanziato 225 milioni di euro per accelerare lo sviluppo di vaccini antinfluenzali di nuova generazione, con l’obiettivo di offrire una protezione più ampia e una maggiore adattabilità anche in caso di pandemia. Di che cosa si tratta?

Lo chiarisce Pregliasco: «È un investimento molto importante, perché punta a superare alcuni dei limiti degli attuali vaccini antinfluenzali. L’influenza è un bersaglio particolarmente difficile. I virus cambiano continuamente e ogni anno dobbiamo aggiornare la composizione dei vaccini cercando di anticipare quali ceppi circoleranno nella stagione successiva.

L’obiettivo dei vaccini di nuova generazione è duplice: ottenere una protezione più ampia, capace di coprire un maggior numero di varianti e possibilmente diversi sottotipi influenzali, e disporre di piattaforme produttive molto più rapide e flessibili, che possano essere adottate velocemente qualora emergesse un nuovo virus con potenziale pandemico.

Un aspetto particolarmente interessante è il ricorso agli appalti pre-commerciali

Un aspetto particolarmente interessante è il ricorso agli appalti pre-commerciali: il finanziamento non riguarda semplicemente l’acquisto di vaccini già disponibili, ma accompagna diversi cambiamenti lungo il percorso di sviluppo, comprese le sperimentazioni cliniche di fase I,II e III, fino alla preparazione per l’autorizzazione. I contratti hanno infatti una durata prevista di 98 mesi. È una modalità che consente anche di mantenere più tecnologie contemporaneamente in corsa, selezionando quelle che dimostrano risultati migliori. È un investimento in innovazione, ma soprattutto in preparedness: l’esperienza del Covid ci ha insegnato quanto sia importante non cominciare a costruire gli strumenti di risposta quando l’emergenza è già iniziata».

La ricerca, dunque, non punta soltanto a modificare la composizione dei vaccini, ma anche a intervenire sulle piattaforme tecnologiche e sulle modalità con cui la protezione può essere somministrata.

Somministrazioni per via nasale o patch: la ricerca avanza

«La ricerca è molto attiva – spiega il professore – ma noi dobbiamo distinguere ciò che è già disponibile dalle tecnologie ancora sperimentali. La vaccinazione antinfluenzale intranasale non è soltanto un’ipotesi; esistono già vaccini vivi attenuati somministrati per questa via, soprattutto in ambito pediatrico. La sfida della nuova generazione è però sviluppare piattaforme ancora più efficaci e utilizzabili in fasce più ampie della popolazione.

La via nasale è particolarmente interessante perché può stimolare l’immunità direttamente nelle mucose respiratorie, cioè nella porta d’ingresso del virus, inducendo non soltanto anticorpi sistemici, ma anche una risposta immunitaria locale. Questo potrebbe contribuire a contrastare più efficacemente l’infezione, e potenzialmente la trasmissione.

La ricerca è molto attiva ma occorre distinguere tra tecnologie già disponibili e sperimentali

Ancora più innovative sono le formulazioni orali e i patch con microaghi. Questi ultimi potrebbero semplificare enormemente la somministrazione, ridurre la necessità di personale sanitario e rendere ancora più agevoli le campagne vaccinali su larga scala. Sono però tecnologie che devono ancora dimostrare, attraverso studi clinici adeguati, sicurezza, efficacia, e capacità di produrre una risposta immunitaria sufficientemente robusta.

Non parliamo quindi di vaccini che sostituiranno domani mattina quelli tradizionali. Ma di una pipeline estremamente interessante. L’OMS segnala che, a febbraio 2026, erano 46 i vaccini antinfluenzali di nuova generazione in sviluppo clinico, basati su piattaforme differenti».

Non solo nuovi vaccini: la capacità produttiva

L’evoluzione delle piattaforme apre infine una questione che riguarda direttamente la capacità di risposta dei sistemi sanitari: i progressi della ricerca possono aiutare ad aumentare la scorta di vaccini disponibili?

Risponde Pregliasco: «Assolutamente sì. E questo è forse uno degli aspetti strategicamente più importanti. Non dobbiamo pensare soltanto a un “vaccino migliore”, ma a un sistema produttivo più diversificato, rapido e resiliente. Oggi una parte della produzione antinfluenzale dipende ancora da processi che richiedono tempi relativamente lunghi. Le nuove piattaforme – dall’RNA e dagli altri vaccini basati sugli acidi nucleici, alle colture cellulari e alle nuove tecnologie ricombinanti – possono consentire una maggiore rapidità di adattamento , e in prospettiva una produzione facilmente scalabile. L’iniziativa europea indica esplicitamente fra gli obiettivi proprio la capacità di aumentare rapidamente la produzione in caso di emergenza.

Non dobbiamo pensare soltanto a un “vaccino migliore”, ma a un sistema produttivo più diversificato, rapido e resiliente

Questo significa poter disporre di più produttori, più piattaforme tecnologiche e più candidati vaccinali, evitando di dipendere da un’unica soluzione. È particolarmente importante, nell’eventualità dell’emergere di un nuovo virus influenzale pandemico, quando poter produrre centinaia di milioni di dosi in tempi più brevi diventa determinante.

E abbiamo già segnali concreti della velocità con cui stanno evolvendo queste tecnologie: anche i vaccini antinfluenzali mRNA sono arrivati alle fasi avanzate della sperimentazione clinica, con risultati recenti di fase III molto interessanti. La prospettiva quindi è passare dalla logica della semplice “scorta” a quella della capacità di risposta: non soltanto accumulare dosi, che potrebbero non essere perfettamente adatte al virus che emergerà, ma possedere tecnologie, impianti e filiere produttive capaci di realizzare rapidamente il vaccino più appropriato. A mio avviso è questa una delle lezioni più importanti che dobbiamo portare con noi dopo la pandemia».

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Alessandra Margreth
Alessandra Margreth
Giornalista professionista, esperta di temi salute e sanità