Più formazione, maggiori competenze: il contratto saprà valorizzare l’infermiere specialista?

La specializzazione clinica della professione infermieristica è entrata nel sistema formativo. Ora però si apre la discussione sull’equo inquadramento contrattuale di questi futuri laureati magistrali. TrendSanità a colloquio con Stefano Simonetti

La specializzazione clinica della professione infermieristica è entrata nel sistema formativo. Il 5 e il 7 ottobre scorso sono state effettuate le prove di accesso ai percorsi magistrali: Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche per lo sviluppo di competenze formative, di ricerca, manageriale, di approfondimento della disciplina e Lauree Magistrali in Scienze Infermieristiche specialistiche in Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità, Cure Intensive e nell’Emergenza e Cure Neonatali e Pediatriche.

La professione ha investito molto su questo sbocco che ha visto la luce definitivamente con la pubblicazione sulla GU del 12 maggio 2026 il relativo decreto del Ministero dell’Università. Ora però si apre la discussione sull’equo inquadramento contrattuale di questi futuri laureati magistrali.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Stefano Simonetti, esperto di contrattazione, diritto sindacale e del lavoro, già negoziatore presso ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).

Dottor Simonetti, dal suo punto di vista di studioso ed esperto di questa materia, cosa possono aspettarsi gli infermieri in termini di inquadramento contrattuale?

Stefano Simonetti

«Il quadro complessivo non è confortante. Non soltanto per coloro che conseguiranno le nuove lauree, ma per tutta la professione. Nell’ultimo contratto collettivo, la cui Preintesa è stata siglata lo scorso 29 luglio 2026, sono stati istituiti sei nuovi profili ma per gli infermieri nulla è stato fatto. Ad esempio, non è stata minimamente affrontata la figura dell’Infermiere di famiglia o comunità (IFOC) che a livello giuridico ed economico sono anni che cerca la propria collocazione. Non si tratta di un profilo autonomo o separato ma di una “figura” che, tra l’altro, sta vivendo situazioni molto diversificate da Regione a Regione. Nel DM 77/2022 sono previsti 19.000 IFOC e le Case della comunità sono state inaugurate – dicono – entro il 30 giugno 2026. La questione è, dunque, molto delicata ed urgente, ma il CCNL l’ha ignorata. Per tutti gli altri infermieri non si rilevano sostanziali modifiche contrattuali in termini di carriera; forse qualcosa di molto impalpabile riguardo al sistema degli incarichi.

A quest’ultimo proposito, è presente nell’articolato una norma a dir poco distopica. Si tratta del comma 5 dell’art. 17 della Preintesa che si autodefinisce “sperimentale”. La norma ipotizza un qualcosa che si realizzerà ben oltre la scadenza del triennio di vigenza, al contrario di quanto affermato da qualche sindacato. I corsi per le tre nuove lauree saranno avviati con l’anno accademico 2026/2027 e i primi dottori magistrali si vedranno a metà del 2028. Questo comma ipotizza scenari lavorativi che “potrebbero” essere valutati ai fini del conferimento di taluni incarichi. Innanzitutto viene affermato che, se vengono istituiti incarichi di professionista specialista che afferiscono funzionalmente alle nuove lauree, la fascia di complessità da assegnare a tali incarichi è esclusivamente quella elevata: ma l’istituzione di incarichi di specialista è condizionata da tre fattori: che vi siano le risorse, che l’azienda abbia la volontà politica di istituirli, che nell’istituzione si individuino quelle lauree e non altre».

Cosa sarebbe equo che accadesse rispetto alla responsabilità che dovranno assumersi e alle competenze che questi specialisti saranno chiamati ad agire nel SSN?

«Si dovrebbero definire maggiori certezze di percorso perché sia le progressioni economiche che il conferimento degli incarichi sono condizionati da troppe variabili che ne minano la reale esigibilità. Innanzitutto, l’esistenza delle risorse finanziarie necessarie che sono poche e devono essere divise tra i DEP (Differenziali Economici di Professionalità) e gli incarichi. Questa suddivisione avviene in sede di contrattazione integrativa, per cui è subordinata a logiche che sono tutto meno che meritocratiche. L’utilizzo di risorse finanziarie indistinte per due istituiti contrattuali così diversi genera divergenze ideologiche e obiettivi molto diversi.

Nell’ultimo contratto collettivo sono stati istituiti sei nuovi profili ma per gli infermieri nulla è stato fatto

Le progressioni economiche (i DEP) coinvolgono tutto il personale di tutte le aree e ruoli e suscita ovviamente il maggiore interesse da parte dei soggetti sindacali per evidenti ed anche comprensibili finalità di ricerca del consenso. Il sistema degli incarichi, invece, coinvolge di fatto solo la quarta aree e risponde a logiche piramidali e gioco forza elitarie, con la conseguenza che non genera lo stesso interesse da parte sindacale. Nelle regole fissate dal contratto c’è troppa discrezionalità e la mancanza di vere regole oggettive e trasparenti genera inevitabilmente fenomeni discorsivi fino al clientelismo o peggio».

Secondo lei negli ultimi contratti del comparto sanità a partire da quello del triennio 2016/18, che ha introdotto il sistema degli incarichi professionali, c’è stato un concreto riconoscimento coincidente con le competenze e responsabilità come frutto della formazione accademica ed esperienza?

«La risposta è già sostanzialmente contenuta in quelle precedenti. Soprattutto le progressioni economiche che sono state costruite con punteggi basati su tre items: ultime tre valutazioni (non meno del 40%), esperienza professionale (non più del 40%) e capacità culturali e professionali. Tuttavia la clausola contrattuale prevede che il terzo item sia “eventuale” e le risorse “residue” con la conseguenza che molte aziende sanitarie hanno articolato le graduatorie con 60% per le valutazioni e 40% per l’anzianità, ignorando del tutto i titoli. E dal 2018 il sistema è lo stesso: basterebbe questa considerazione per testimoniare come la valorizzazione del merito e delle capacità sia una chimera.

Le progressioni economiche e il conferimento degli incarichi sono condizionati da troppe variabili che ne minano la reale esigibilità

Riguardo agli incarichi e al netto della questione delle risorse assegnate ad essi, c’è da dire che prevedere tre tipologie di incarichi di complessità elevata senza individuare il numero minimo da istituire o dare maggiori certezze di esigibilità, non sembra davvero una strategia attrattiva per gli infermieri più giovani e titolati. Anche il fatto che tutti i professionisti della quarta area (Area dei professionisti della salute e funzionari) hanno un “incarico” è una affermazione ai limiti della demagogia perché l’incarico di base è in pratica inesistente e il suo valore economico coincide perfettamente con la pregressa indennità di qualificazione professionale, soppressa proprio per finanziare il nuovo incarico; quindi, gli infermieri si sono riciclati i propri soldi per avere formalmente un incarico».

Quali sono le questioni che, dal suo punto di vista, sono da presidiare affinché nei contratti futuri ci sia una maggiore coerenza tra responsabilità, competenza e riconoscimento contrattuale?

«Innanzitutto la formazione delle graduatorie per i DEP deve assolutamente ritrovare una componente obbligatoria per le capacità culturali e professionali, anche superiore al 20%, come peraltro dice la legge (art. 52, comma 1-bis del D.Lgs.165/2001).

Per il sistema degli incarichi deve essere fissata una percentuale o un numero per gli incarichi più importanti in modo da rafforzarne la esigibilità.

Infine, deve essere rivisto l’accesso all’Area della Elevata Qualificazione perché l’appiattimento avvenuto nel 2025 è stato un passo falso clamoroso.

In ogni caso, per la EQ (Elevata Qualificazione) il contratto sarà comunque debitore degli interventi del Ministero della salute che deve – e lo deve fare da anni – aggiornare le norme concorsuale del DPR 220/2001 per consentire l’espletamento dei concorsi pubblici per la percentuale obbligatoria del 50% dei posti individuati nell’Area. Quest’ultima inerzia impedisce la attivazione dell’Area della Elevata Qualificazione che costituisce credibilmente il massimo momento di attrattività per i professionisti».

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Marina Vanzetta
Marina Vanzetta
Infermiera, PhD, MSN, Responsabile comunicazione OPI Verona