Anziani non autosufficienti, arriva il nuovo Piano nazionale 2025-2027

di Ivana Barberini

Il Governo ha adottato il nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana, il documento (presentato in Conferenza delle regioni) che per il triennio 2025-2027 stabilisce chi ha diritto all’assistenza pubblica, come saranno valutati i bisogni delle persone e quante risorse arriveranno alle Regioni. È un passaggio importante, perché per la prima volta le politiche per gli anziani non autosufficienti hanno una programmazione tutta loro, separata da quella pensata per le persone con disabilità. Il Piano nasce dalla legge 33/2023 e dal decreto legislativo 29/2024, che hanno avviato la riforma del settore e arriva mentre l’Italia fa i conti con un ’invecchiamento della popolazione sempre più rapido.

Chi può accedere ai servizi

Il Piano riguarda le persone anziane non autosufficienti che hanno compiuto 70 anni. Chi ha tra 65 e 70 anni resta invece nel raggio d’azione del Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, il documento “gemello” che si occupa anche delle persone con disabilità. Una distinzione pensata per dare risposte più mirate a bisogni diversi, ma che mantiene un principio di continuità: chi ha già una disabilità riconosciuta e compie 65 anni non perde i servizi di cui beneficiava e continua ad avere accesso anche alle misure pensate specificamente per la disabilità.

«Il nuovo Piano nazionale per gli anziani non autosufficienti 2025-2027 rafforza alcuni pilastri fondamentali della riforma dell’assistenza agli anziani: domiciliarità, presa in carico integrata, sviluppo dei PUA (Punti Unici di Accesso) e attuazione dei LEPS», spiega Dario Leosco, Presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) a TrendSanità. «Si tratta di una direzione condivisibile, che punta a superare la frammentazione degli interventi sanitari e sociali e a costruire percorsi più appropriati e personalizzati».

Dario Leosco

Come cambia il percorso di presa in carico

Il cuore del nuovo sistema è il Punto Unico di Accesso (PUA), lo sportello collocato nelle Case della Comunità cui il medico di famiglia indirizza la persona anziana con bisogni assistenziali. Qui entra in azione l’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), un’équipe che mette insieme professionisti sociali e sanitari per valutare la persona non solo dal punto di vista clinico, ma anche sociale e relazionale. Da questa valutazione nasce il Progetto Assistenziale Individualizzato (PAI), che indica quali servizi attivare e chi se ne occuperà, coinvolgendo anche la famiglia. Le priorità di accesso vanno alle persone definite “grandi anziane” e a chi convive con una patologia cronica. I criteri definitivi, comuni a tutta Italia, arriveranno con un decreto attuativo ancora da adottare.

«Il ruolo del geriatra appare centrale e non sostituibile. La complessità clinica dell’anziano fragile, spesso caratterizzata da multimorbilità, polifarmacoterapia, declino funzionale e bisogni socioassistenziali intrecciati, richiede competenze specifiche che solo la geriatria può garantire in modo sistematico.

La Valutazione Multidimensionale, richiamata come strumento cardine del nuovo modello di presa in carico è, infatti, uno degli ambiti distintivi della disciplina geriatrica

Perché il Piano produca risultati concreti, il geriatra deve essere coinvolto non solo nelle fasi di valutazione, ma anche nella definizione dei Progetti Assistenziali Individualizzati, nel coordinamento delle reti territoriali e nel supporto ai team multiprofessionali che operano tra ospedale, territorio e domicilio. Senza una forte presenza della geriatria, il rischio è che l’integrazione resti prevalentemente organizzativa, senza tradursi in una reale personalizzazione delle cure», afferma Leosco.

Le risorse: oltre 900 milioni l’anno

Il Piano è finanziato dal Fondo per le Non Autosufficienze e indica con precisione come saranno usate le risorse destinate agli anziani:

  • 250 milioni di euro l’anno per realizzare i servizi essenziali (LEPS): assistenza domiciliare sociale, servizi di sollievo per le famiglie e servizi di supporto;
  • 50 milioni di euro l’anno per assumere personale sociale e rafforzare i Punti Unici di Accesso sul territorio;
  • una quota “indistinta”, ripartita tra le Regioni in base a nuovi criteri concordati con i territori, pari a 605,1 milioni nel 2025, 619,9 milioni nel 2026 e 793,8 milioni nel 2027.

Sommando le voci, il conto supera i 900 milioni di euro nel 2025 e arriva a oltre un miliardo nel 2027. Per evitare che alcune Regioni perdano risorse rispetto al 2024 a causa dei nuovi criteri di riparto, il Piano prevede inoltre fondi aggiuntivi di compensazione, soprattutto per il primo biennio.

La Prestazione Universale: come funziona

Tra gli strumenti già operativi in via sperimentale c’è la Prestazione Universale (PU), riconosciuta dall’INPS a chi presenta un bisogno assistenziale gravissimo, accertato attraverso una valutazione sanitaria e sociale con punteggio minimo di 8 punti. Si richiede online tramite l’Hub delle prestazioni non pensionistiche dell’INPS oppure rivolgendosi a un patronato.
Il beneficio economico, esente da tasse, si compone di due parti: una quota fissa pari all’indennità di accompagnamento già esistente, più una quota integrativa di 850 euro al mese, chiamata “assegno di assistenza”, da usare per pagare un assistente familiare regolarmente assunto o servizi di cura qualificati. Per finanziare la misura sono stati stanziati 250 milioni di euro nel 2025 e altrettanti nel 2026.

Le prossime tappe

La parte più innovativa del sistema, la valutazione multidimensionale unificata che dovrà uniformare i criteri di accesso in tutta Italia, partirà in via sperimentale dal 1° gennaio 2027, per dodici mesi, in alcuni territori scelti a campione tra Nord, Centro e Sud Italia. Solo dal 1° gennaio 2028 il nuovo modello di valutazione diventerà operativo su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo, ogni Regione dovrà tradurre gli indirizzi del Piano in un proprio atto di programmazione, indicando come userà le risorse assegnate e come si è confrontata con i Comuni, le parti sociali e il Terzo settore. Sarà da questi piani regionali, più che dal testo nazionale, che si capirà quanto davvero cambierà la vita quotidiana delle persone anziane non autosufficienti e delle famiglie che se ne prendono cura.

«La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto aumentare i servizi, ma garantire che siano appropriati, coordinati e centrati sulla persona. In questa prospettiva, investire sulla geriatria e valorizzare il ruolo del geriatra significa dare al Piano uno degli strumenti più efficaci per raggiungere i suoi obiettivi di qualità, continuità assistenziale e sostenibilità», conclude il Presidente SIGG.

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