Con il decreto interministeriale Lavoro–Salute DM 4/2026 del 20 gennaio 2026, che dà attuazione all’articolo 4 della Legge 193/2023 sull’oblio oncologico, si compie un passaggio rilevante nel campo delle politiche attive per l’occupazione. Il provvedimento, ultimo tassello di un percorso avviato con i precedenti decreti attuativi, colma un vuoto normativo atteso da tempo e introduce, per la prima volta in modo esplicito, un chiarimento sostanziale: le tutele previste non si limitano alle persone guarite dal cancro, ma si estendono anche a chi vive una condizione di lungosopravvivenza o di cronicità oncologica. Un cambio di prospettiva che rende il sistema di protezione più aderente all’evoluzione clinica delle patologie oncologiche e che ha ricadute concrete sull’accesso, il reinserimento e la permanenza nel mercato del lavoro, contribuendo a contrastare discriminazioni tuttora diffuse.
Su questi aspetti abbiamo raccolto il punto di vista di Elisabetta Iannelli, segretario generale di FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia).
Il decreto interministeriale Lavoro-Salute rappresenta il tassello mancante per rendere operative le tutele previste dalla legge sull’oblio oncologico. Quali sono le principali novità giuridiche e operative rispetto al passato e come cambia concretamente la vita delle persone che hanno affrontato una neoplasia?
«Il punto centrale di questo decreto è l’ambito di applicazione. Questo provvedimento interviene specificamente sulle politiche attive del lavoro e sull’inclusione lavorativa delle persone che hanno avuto una patologia oncologica. La novità più rilevante è che, in linea con la legge, il DM Lavoro non si limita ai soli guariti dal cancro, ma estende la platea anche ai lavoratori che hanno avuto una malattia oncologica e si trovano oggi in una condizione di cronicità o di follow-up, senza evidenza di malattia attiva. Restano, ovviamente, ferme tutte le tutele già previste per le persone in trattamento oncologico. Si tratta di un chiarimento fondamentale, che consente di evitare esclusioni e discriminazioni verso chi non è più malato, ma non può ancora essere formalmente considerato guarito».

Questa estensione della platea dei beneficiari è stata fortemente sostenuta da FAVO. Perché era così importante inserirla nel decreto attuativo?
«Perché rappresenta l’interpretazione corretta del dettato legislativo. Durante le audizioni al Ministero del Lavoro abbiamo insistito molto su questo punto: limitare le misure ai soli guariti non sarebbe stato aderente all’indicazione contenuta nella legge 193/2023 per quanto riguarda l’ambito lavorativo e avrebbe lasciato fuori una fascia consistente di persone che, pur avendo superato la fase acuta della malattia, continuano a vivere una condizione di fragilità. Il recepimento di questa impostazione nel decreto è un risultato importante e rende la norma più equa e aderente alla realtà clinica e sociale dei lavoratori che hanno avuto un tumore».
Il decreto assimila queste persone ai soggetti in condizione di fragilità per l’accesso a strumenti come il programma GOL o il Fondo Nuove Competenze. Cosa significa concretamente?
«Il principio alla base è che chi ha affrontato una malattia oncologica, con i relativi trattamenti, può incontrare difficoltà sia nel mantenere il proprio posto di lavoro sia nel rientrare nel mercato occupazionale dopo un periodo di assenza. In alcuni casi, soprattutto se si è usciti dal circuito lavorativo, il reinserimento può essere particolarmente complesso.
L’assimilazione alle condizioni di fragilità consente di attivare strumenti di accompagnamento, formazione e inclusione al lavoro
L’assimilazione alle condizioni di fragilità consente di attivare strumenti di accompagnamento, formazione e inclusione che facilitino un rientro pieno e stabile nel mondo del lavoro, valorizzando il fatto che queste persone sono tornate ad essere parte attiva della società».
Nei giorni scorsi è intervenuto anche l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) aggiornando i regolamenti per impedire alle compagnie assicurative di richiedere dati sanitari una volta maturati i requisiti per l’oblio. Che valore ha questo passaggio?
«La spinta originaria verso la legge sull’oblio oncologico nasce proprio dalla necessità di superare discriminazioni in ambito assicurativo, finanziario e lavorativo. L’IVASS, che vigila sulle compagnie assicurative, doveva fornire indicazioni chiare per garantire un’applicazione uniforme della legge. Va detto che molte compagnie si erano già adeguate subito dopo l’approvazione della norma, ma era comunque indispensabile un provvedimento attuativo, come previsto dalla legge stessa».
FAVO ha presentato osservazioni anche sul provvedimento IVASS. Qual è stata la modifica più rilevante accolta?
«La richiesta principale riguardava l’utilizzo del certificato di guarigione. Abbiamo chiesto, e ottenuto, che fosse chiarito che questo certificato può essere richiesto solo nel caso di persone già assicurate che guariscono durante la vigenza del contratto, per consentire la rimodulazione delle condizioni assicurative come per una persona sana. Non deve invece essere richiesto alcun certificato se la guarigione è già intervenuta prima della stipula della polizza. Questo punto non era esplicitato in modo chiaro nella bozza iniziale ed era fondamentale evitare interpretazioni contrarie alla legge e che potevano risultare discriminatorie».
Il certificato di guarigione non può essere richiesto dalle assicurazioni se la guarigione è avvenuta prima della stipula della polizza
Dopo questo provvedimento manca ancora il settore bancario. A che punto siamo?
«Purtroppo nel settore bancario registriamo un silenzio preoccupante. Il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR), che fa riferimento al Ministero dell’Economia e delle Finanze, non ha ancora avviato un percorso analogo a quello seguito da IVASS o dal Ministero del Lavoro, nemmeno attraverso una consultazione pubblica. È un vuoto che dovrà essere colmato e che solleciteremo con forza, perché credito e risparmio sono ambiti centrali per la piena attuazione del diritto all’oblio oncologico».
Guardando ai prossimi passi, cosa resta da fare per rendere pienamente effettiva la legge?
«Dal punto di vista dei provvedimenti attuativi, il quadro è ormai quasi completo. Resta però un tema importante: l’aggiornamento del decreto del Ministero della Salute sui tempi di guarigione per alcune patologie oncologiche. Quel decreto è stato emanato rapidamente dopo l’entrata in vigore della legge, ma deve poter essere aggiornato periodicamente per restare allineato all’evoluzione scientifica. In futuro sarà opportuno valutare, insieme a oncologi, epidemiologi e clinici, se alcune patologie possano essere considerate guarite in tempi inferiori a quelli oggi previsti, per evitare nuove forme di discriminazione. È una valutazione che deve basarsi su evidenze scientifiche solide e non su scelte discrezionali».







