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Dichiarazione di Rabat adottata per migliorare la salute dei rifugiati e dei migranti

Ministri e rappresentanti di governo hanno adottato una dichiarazione politica innovativa, la Dichiarazione di Rabat, per rafforzare l’impegno globale per migliorare la salute di rifugiati e migranti.

La Dichiarazione di Rabat è stata adottata durante il segmento ad alto livello della Terza consultazione globale sulla salute dei rifugiati e dei migranti che si è svolta dal 13 al 15 giugno 2023. L’evento, co-ospitato da del Regno del Marocco, dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dell’OIM, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione e dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, hanno partecipato rappresentanti dei governi di 48 Stati membri delle Nazioni Unite e osservatori, nonché rappresentanti delle organizzazioni umanitarie organizzazioni, società civile e comunità di rifugiati e migranti e agenzie delle Nazioni Unite.

L’incontro mirava a promuovere l’inclusione di rifugiati e migranti nei sistemi sanitari nazionali come parte del movimento globale per la copertura sanitaria universale e lavorare per capacità di prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze sanitarie resilienti e sostenibili.

Una persona su otto a livello globale è un migrante o è costretta a sfollare a causa di fattori quali conflitti, persecuzioni, degrado ambientale o mancanza di sicurezza umana e opportunità.

Facendo il punto sui progressi compiuti nella salute dei rifugiati e dei migranti e considerando le lezioni apprese durante la pandemia di COVID-19, i paesi che sostengono la Dichiarazione di Rabat si sono impegnati a:

  • accelerare gli sforzi per migliorare la salute dei rifugiati, dei migranti e delle comunità che li ospitano;
  • affrontare le cause profonde che influenzano negativamente la loro salute;
  • adoperarsi per includere considerazioni relative alla salute e alla protezione sociale nelle politiche nazionali relative a rifugiati e migranti.

La dichiarazione riafferma inoltre il diritto di ogni essere umano, inclusi rifugiati e migranti, a godere del più alto livello possibile di salute fisica e mentale.

Il riconoscimento delle certificazioni sanitarie professionali, il miglioramento dei canali di informazione e comunicazione per contrastare le percezioni errate e la disinformazione, la garanzia di ambienti di lavoro sicuri per rifugiati e migranti, nonché l’investimento in sistemi di dati inclusivi e appropriati e una ricerca globale di alta qualità sono elementi chiave per il progresso verso gli obiettivi.

I paesi che lo sostengono si impegnano a includere le popolazioni di rifugiati e migranti e le loro comunità ospitanti nelle politiche e nei piani per la prevenzione, la preparazione, la risposta e il recupero alle pandemie e ad altre emergenze sanitarie pubbliche, rafforzando al contempo la collaborazione internazionale e transfrontaliera.

Le parti interessate si impegnano inoltre a promuovere meccanismi di finanziamento inclusivi per ridurre le pressioni di bilancio sui sistemi nazionali e promuovere la partecipazione significativa di rifugiati e migranti alle discussioni sulla politica sanitaria per identificare e progettare interventi appropriati per le loro esigenze sanitarie.

AIDS. Fondazione The Bridge con HIV Outcomes Italia: “Migliorare qualità vita pazienti e innovare ricerca”

Il fabbisogno formativo del personale sanitario degli ospedali italiani in tema HIV e la presenza, o meno, di pregiudizi nei confronti delle persone che vivono con questa infezione. Sono i temi della ricerca realizzata nell’ambito dell’iniziativa HIV Outcomes Italia – di cui Fondazione The Bridge supporta le attività – presentata a Bari, presso l’Università degli Studi “Aldo Moro”, nel corso della 15esima edizione di ICAR, Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, che ha visto la presenza di oltre mille tra specialisti e clinici, giovani ricercatori, infermieri, operatori nel sociale, volontari delle associazioni pazienti.

HIV Outcomes è l’iniziativa nata a livello europeo nel 2016 per ragionare su una nuova modalità di affrontare i bisogni delle persone sieropositive. Lo spin off italiano, attivo dal 2021, è rappresentato dai responsabili scientifici Mario Cascio, European AIDS Treatment Group (EATG) e Antonella D’Arminio Monforte, dell’Università di Milano.

“Nonostante siano passati ormai più di 40 anni dall’inizio di questa pandemia – ha affermato Mario Cascio – emerge chiaramente che esiste ancora lo stigma e che questo sembra essere correlato alla scarsa informazione sul tema. Ad esempio, quasi il 20% del campione del nostro studio, composto da più di 900 operatori tra OSS, infermieri, ostetrici e medici, crede che non sia possibile per una donna che vive con HIV partorire un figlio sano, mentre circa un quarto del campione non sa cosa significhi U=U, ovvero Undetectable = Untransmittable”.

Per Cascio è necessario “offrire interventi peer-to-peer e di comunità, focalizzati su popolazioni chiave, tra cui persone transgender, sex workers, persone che si iniettano droghe e persone incarcerate, per affrontare la discriminazione subita da chi vive con HIV. Bisogna, poi, fornire una formazione che consenta agli operatori sanitari di rilevare e identificare potenziali casi discriminanti. Ritengo, infine, che l’Ue debba fornire orientamenti agli Stati membri sulle azioni volte a combattere la stigmatizzazione e la discriminazione”.

Secondo Antonella D’Arminio Monforte “occorre adottare un approccio integrato, basato sugli outcome a lungo termine e centrato sul paziente. Utile, inoltre, espandere il monitoraggio nazionale della presa in carico a lungo termine delle persone che vivono con HIV e degli outcome. È poi fondamentale finanziare studi di coorte per fornire informazioni sulla salute a lungo termine di questi pazienti. Vogliamo migliorare la qualità di vita delle persone che vivono con HIV – ha sottolineato D’Arminio Monforte – e ciò significa migliorare la sostenibilità dei sistemi sanitari europei, attraverso la condivisione di best practices e approcci innovativi alla cura”.

Nel corso del lunch meeting “HIV Outcomes ITALIA – Beyond Viral Suppression from Europe to Italy and back” sono stati poi approfonditi gli obiettivi e i progetti in via di sviluppo di HIV Outcomes Italia, che a dicembre 2022 ha presentato al Parlamento europeo il documento “Policy Asks Enhancing long-term health and well-being among people living with HIV”, evidenziando quattro aree chiave in cui è necessario intervenire per migliorare la salute e il benessere delle persone con HIV, ovvero la prevenzione, il trattamento e la gestione delle comorbilità, l’invecchiamento con HIV, la misurazione degli esiti riferiti dal paziente (PROs) e monitoraggio della HRQoL (Healt related quality of life) e la lotta allo stigma e alla discriminazione.

Alla Conferenza ICAR Fondazione The Bridge ha illustrato, infine, la ricerca “Health and prevention in transgender people”, condotta presso associazioni e centri clinici di infettivologia e ha poi presentato il poster “Aging and HIV: between gaps and perspectives”, sul tema dell’invecchiamento con HIV.

Per la Presidente di Fondazione The Bridge, Rosaria Iardino, “HIV e Aids in Italia devono tornare a essere temi dibattuti e destinatari di scelte strategiche di politica sanitaria. L’obiettivo prioritario è quello di migliorare la qualità della vita dei pazienti e il loro accesso alle terapie. Serve innovazione e un cambiamento nell’approccio clinico all’infezione e alle patologie ad essa collegate”. 

Per approfondire

EU4Health, Work Programme 2023: pubblicate call e webinar informativo

L’Agenzia esecutiva per la salute e il digitale (HaDEA ha pubblicato sul Portale unico dei Finanziamenti europei – Funding Tenders Portal i seguenti bandi per la presentazione di richieste di finanziamento nell’ambito del Piano di lavoro annuale  2023 del Programma EU4Health:

  • EU4H-2023-PJ-01 – Call for proposals to support access to medical devices for cross border health threats
  • EU4H-2023-PJ-02 – Call for proposals to support stakeholders on the prevention of NCDs in the area of chronic respiratory diseases
  • EU4H-2023-PJ-03 – Call for proposals on the prevention of NCDs in the area of mental health including actions supporting vulnerable population groups, such as migrants, refugees, Roma people and displaced people from Ukraine
  • EU4H-2023-PJ-04 – Call for proposals on prevention of NCDs around dementia and other neurological disorders
  • EU4H-2023-PJ-05 – Call for proposals to support the implementation of the strategic agenda for medical ionising radiation applications (SAMIRA) – organisation of clinical audit campaigns as a tool to improve quality and safety of medical applications of ionising
  • EU4H-2023-PJ-06 – Call for proposals: action grants on mental health challenges for cancer patients and survivors Sub-topic (a): Mental health and Cancer
  • EU4H-2023-PJ-07 – Call for proposals: action grants on mental health challenges for cancer patients and survivors Sub-topic (b): European Code for Mental Health
  • EU4H-2023-PJ-08 – Call for proposals: action grants on the safety and quality of new Substances of Human Origin (Breast milk, faecal microbiota transplants) (a)
  • EU4H-2023-PJ-09 – Call for proposals: action grants on the safety and quality of new Substances of Human Origin (Breast milk, faecal microbiota transplants) (b)
  • EU4H-2023-PJ-10 – Call for Proposals: action grants on Facilitating Organ Paired Exchange
  • EU4H-2023-PJ-11 – Call for proposals for a program on orphan medical devices, in particular targeting paediatric patients
  • EU4H-2023-PJ-12 – Call for proposal: action grants to contribute to the organisations of conference and events

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 17 Ottobre 2023 (17.00 Brussels time).

Il 30 giugno 2023 (10.00 CEST- 16.10 CEST) l’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA), con la partecipazione della DG SANTE, DG HERA e DG ENER della Commissione europea, organizza un Webinar sui bandi aperti EU4Health 2023 per le Action Grants.

Obiettivo della Giornata informativa è quello di presentare il contesto politico, gli obiettivi, l’impatto previsto e la procedura relativa alle sovvenzioni per le azioni incentrate sui bandi aperti EU4Health 2023.

Il webinar è aperto al pubblico, ma richiede la registrazione.

Una volta effettuata la registrazione, verrà inviato il link e l’ID di registrazione per la partecipazione all’evento.

Il Webinar si terrà in inglese.

Consulta l’Agenda che contiene anche il link per l’iscrizione.

In caso di domande sulla procedura di registrazione, è possibile scrivere a santehpp@ec.europa.eu.

Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare il Punto focale italiano, preferibilmente via mail nfp_eu4health@sanita.it o telefonicamente allo 0659943173.

Bimbi a teatro con prescrizione, Omceo Roma: “È terapia culturale”

Prescrivere cultura come ‘terapia’ per I nostri bambini, proprio come se fosse una medicina da prendere quando si ha la febbre o il mal di gola. In questo caso la cura è il teatro, un rimedio molto importante e utile proprio in questo momento in cui tra i giovani, soprattutto dopo la pandemia, si avvertono fragilità, difficoltà e disorientamento”. Così Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia-psicoterapeuta e consigliera Omceo Roma, spiega il valore di ‘Sciroppo di Teatro‘, un’iniziativa promossa da Roma Capitale – in particolare l’assessorato al Decentramento, Partecipazione e Servizi al Territorio per la Città dei 15 minuti, in collaborazione con gli assessorati alle Politiche Culturali e alla Scuola, Formazione e Lavoro, con il sostegno dell’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Roma e delle principali associazioni scientifiche e professionali pediatriche.

L’iniziativa di welfare culturale si rivolge a bambini e bambine dai 3 agli 11 anni e alle loro famiglie e prevede la distribuzione di un libretto che comprende un vero e proprio ‘bugiardino’ (con le illustrazioni dei benefici del teatro sul piano cognitivo e sociale), e tre ‘ricette’ valide per due biglietti in forma di voucher (che consentiranno a un bambino e un accompagnatore di assistere a 3 spettacoli al prezzo simbolico di 3 euro), tre pagine del libretto sono poi lasciate in bianco per consentire ai bambini di raccontare le loro emozioni e i loro pensieri.

“Si tratta di un’iniziativa di grandissimo valore- continua Grimaldi- perché consente di avvicinare le famiglie alla cultura teatrale, un patrimonio nazionale. E farlo insieme, bambino e adulto, vuole essere un modo per creare un momento di riflessione, di incontro e di condivisione. Il messaggio che vogliamo dare è proprio quello di creare, attraverso il teatro, un momento di integrazione familiare”.

“Educare i ragazzi fin da piccoli alla bellezza, al teatro, all’arte, è un grande insegnamento che li accompagnerà per tutta la vita- evidenzia la pediatra- è noto come questo tipo di esperienze fatte da bambini vengano introiettate e rimangano dentro l’individuo come un importante patrimonio per tutta la vita”.

L’Omceo Roma ha coinvolto nell’iniziativa la Società italiana di pediatria-Sip, la Federazione italiana medici pediatri-Fimp, la Società italiana medici pediatri-Simpe, la Società italiana pediatria preventiva e sociale-Sipps, la Federazione sindacale Cipe, Sispe, Sinspe, l’Associazione culturale pediatri-Acp. “L’Omceo ha riunito tutte le principali associazioni scientifiche e professionali di pediatri e insieme portiamo avanti la promozione della cultura tra i più giovani. È questo un altro aspetto importante dell’iniziativa: il teatro ha accomunato non soltanto i bambini e le famiglie ma anche noi medici pediatri- evidenzia Grimaldi- Il motore è indirizzare I ragazzi verso un ampliamento dei propri orizzonti, facendoli andare oltre il mondo telematico, per integrare le loro esperienze con la conoscenza di una delle forme di espressione più belle e più importanti qual è il teatro”.

‘Sciroppo di Teatro’ è “una grande opportunità che vede insieme pediatri, famiglie, e istituzioni in un’ottica collaborativa che dovrebbe essere quella da perseguire sempre: di grande integrazione multiprofessionale e multidisciplinare a più livelli per il benessere del bambino” conclude Grimaldi.

I piccoli spettatori potranno assistere agli spettacoli a partire dal 24 giugno. In particolare sono in programma performance di circo, giocoleria e clowneria, inserite nella programmazione estiva del Festival di circo contemporaneo, CircoInFest al Teatro di Roma, allestito nello chapiteau dello spazio all’aperto del Teatro India e sul palcoscenico esterno dello spazio all’aperto del Campo dei tornei di Villa Torlonia. L’iniziativa proseguirà in autunno in altri luoghi di socialità diffusi sul territorio, come le Biblioteche di Roma, (Biblioteca Franco Basaglia, Biblioteca Collina della Pace, Biblioteca Vaccheria Nardi, Biblioteca Pasolini) che accoglieranno nuove rappresentazioni teatrali, tra cui la produzione del Teatro di Roma, Clorofilla dal cielo blu, spettacolo tratto dal testo di Bianca Pitzorno, per la regia di Roberto Gandini.

A questo link è possibile consultare il programma completo

Medici di Continuità Assistenziale, Fimmg plaude all’azione della maggioranza

«L’approvazione dell’emendamento che vede come prima firmataria l’Onorevole Marta Schifone, e che ha trovato un indispensabile sostegno nelle forze di maggioranza del Governo, segna un passo in avanti importantissimo per la valorizzazione della professionalità dei medici di medicina generale, ma anche e soprattutto nella realizzazione di un’assistenza realmente capillare ed efficace per i cittadini». Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, commenta con soddisfazione un passaggio cruciale verso la conclusione dell’iter che, sostiene il sindacato, porterà ad una misura legislativa di alto impatto per il Paese. «Quello che ad un occhio poco attento potrebbe sembrare un semplice accorgimento tecnico – conclude Scotti – è invece un intervento legislativo che valorizza migliaia di professionisti (si stima più di 7.000 medici di medicina generale) e avrà un impatto positivo su milioni di cittadini».

Grande favore per l’azione sinergica della maggioranza di Governo viene espressa anche da Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg Continuità Assistenziale, che già in diverse occasioni aveva sottolineato l’importanza dell’emendamento (em. n° 3.25 al DL 51/2023 a firma Schifone, Paolo Emilio Russo, Gusmeroli) che prevede fino al 2026 la possibilità per i medici del ruolo unico di assistenza primaria con incarico a quota oraria di 24 ore settimanali di avere in carico fino a 1.000 assistiti. Un tema centrale, tanto per la continuità assistenziale, quanto per l’assistenza primaria.

«La norma riguarda un terzo di tutti i medici di Continuità Assistenziale che oggi svolgono il doppio incarico di medico di famiglia e di continuità assistenziale – ricorda Maio – medici che in un primo momento, per effetto dell’ACN si erano visti ridurre la possibilità di mantenere la piena copertura dell’attività oraria. Un intervento legislativo, dunque, che offre nuovo ossigeno in quadro asfittico, nel quale la carenza di medici di medicina generale è purtroppo una realtà. «In questo modo – conclude Maio – si garantirà a 1.500.000 cittadini in più l’assistenza di un medico di famiglia, salvaguardando allo stesso tempo la stabilità e l’efficacia dell’offerta oraria della guardia medica».

La medicina narrativa per ridurre il conflitto tra sanitari e pazienti

Prosegue con questo editoriale dedicato alla medicina narrativa la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Con il termine di medicina narrativa (mutuato dall’inglese “narrative medicine”) si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato (storia di cura)”. Queste le parole dell’Istituto Superiore di Sanità (Consensus Conference 2014) che indicano l’ambito di attività della Medicina Narrativa, precisando ancora che “la Medicina Narrativa (NBM) si integra con l’Evidence-Based Medicine (EBM) e, tenendo conto della pluralità delle prospettive, rende le decisioni clinico-assistenziali più complete, personalizzate, efficaci e appropriate”.

Proprio questi sono i presupposti alla base del progetto NAME, da Narrative Medicine, che la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) ha avviato nella Regione Piemonte attraverso il Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), finalizzato a validare l’efficacia degli interventi formativi della Medicina Narrativa, valutarne l’impatto nella pratica clinica nell’ottica della sempre maggiore attenzione alla relazione tra operatore di cura e persona assistita, come ha evidenziato Franco Ripa, Responsabile del Settore Programmazione dei servizi sanitari e sociosanitari della Regione Piemonte: “La progettualità è molto importante per individuare indicatori specifici, misurare l’efficacia degli interventi nonché definire elementi che  consentano di standardizzare o avviare meccanismi di miglioramento. Ringraziamo la Società Italiana di Medicina Narrativa per il progetto pilota della Regione Piemonte e il Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione diretto da Antonio Maconi che coordina il percorso. Il ‘fattore umano’ è la  leva del cambiamento a favore del paziente”.

Il percorso ha preso avvio con un focus group lo scorso 16 febbraio nella sede dell’Assessorato alla Sanità a Torino, permettendo di definire gli indicatori più adeguati e di mettere a punto una Cabina di regia composta dai referenti delle Aziende sanitarie ed è stato poi presentato a marzo. A maggio sono partite le attività di formazione, articolate in sei giornate, fino a marzo 2024, in quattro diverse città della Regione Piemonte: Torino, Alessandria, Cuneo e Novara. Alla formazione di 24 ore di didattica per ciascun operatore prendono parte professionalità diverse: medici specialisti (neurologi, ematologi, oncologi, chirurghi generali etc), infermieri, farmacisti ospedalieri, personale delle Direzioni generali e sanitarie. Complessivamente sono coinvolti oltre centocinquanta professioni di tutto il Piemonte. Parallelamente ai “laboratori narrativi”, sono individuati specifici indicatori, ad esempio la rivisitazione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA), l’aderenza alle terapie da parte dei pazienti e la riduzione del conflitto tra sanitari e pazienti.

L’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa accompagna tutto il percorso con lo scopo di validare dal punto di vista scientifico i risultati intermedi e finali. 

L’edizione del progetto NAME ad Alessandria

Curare la malattia e curare la persona che vive l’esperienza della malattia sono due cose ben diverse

“Siamo davvero grati alla Regione Piemonte – evidenziano la presidente nazionale SIMeN Stefania Polvani e il responsabile dei rapporti con le istituzioni SIMeN Giovanni Melani – per aver permesso, tramite il DAIRI, la realizzazione di questo progetto unico a livello nazionale. Grazie anche agli altri nostri partner: Scuola Sant’Anna di Pisa e Aperta-mente di Milano. Curare la malattia e curare la persona che vive l’esperienza della malattia sono due cose ben diverse. Il paradigma deve cambiare e la medicina narrativa nasce proprio dal riconoscimento di un’esigenza comune tra i professionisti della salute e le persone che si trovano ad affrontare un’esperienza di malattia.

Oggi è indispensabile conoscere e comprendere i caratteri essenziali di una pratica che concorre alla razionalizzazione delle risorse, anche economiche ma che, soprattutto, produce effetti importanti tra cui l’aumento della compliance delle terapie e la prevenzione e riduzione della conflittualità, che spesso in sanità è generata da problemi relazionali, comunicativi e di umanizzazione. Con l’empatia e con le abilità di comunicazione, che possono essere insegnate da esperti e quindi apprese da tutti i sanitari, è possibile migliorare entrambe le parti della relazione. Il progetto con Regione Piemonte permetterà, infatti, di agire in maniera positiva sia sul paziente (miglioramento degli esiti della relazione, gradimento dell’esperienza e dei servizi, minore conflittualità) che sull’operatore sanitario (gestione di situazioni di burnout, miglioramento della capacità di ascolto e di diagnosi, comunicazione e relazione)”. 

L’edizione del progetto NAME a Torino

L’auspicio è che il progetto NAME Piemonte diventi buona pratica di cura e di governance in sanità e che la metodologia narrativa possa essere a servizio di tutti i cittadini piemontesi.

Finanziamento dedicato, nuovi criteri di monitoraggio, trasparenza e aggiornamento delle patologie croniche: in ballo la salute di 24 milioni di cittadini

Le cronicità sono una vera emergenza: 24 milioni di persone in Italia ne sono affette e oltre la metà ne ha più di una; quasi 9 milioni presentano forme gravi; costano alla sanità oltre 65 miliardi e sono in aumento, tanto che tra cinque anni ce ne saranno almeno un milione più di oggi. E non risparmiano le età, ma sono presenti in tutte le fasi della vita: 8 milioni sono i cronici under-18.

La verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza per la quale da poco il Ministero della Salute ha comunicato i dati raccolti col Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) mostra un quadro a tinte fosche: secondo l’analisi dell’Osservatorio Salutequità il combinato disposto dell’indicatore sugli stili di vita con sei regioni inadempienti e di un territorio in affanno, con quattro Regioni ben al di sotto della sufficienza, e praticamente metà delle Regioni (nove) con peggioramenti nei punteggi relativi all’assistenza distrettuale rispetto al 2019, mostrano che la sfida improcrastinabile sono proprio le cronicità.

Eppure, il Piano Nazionale della Cronicità (PNC) è al palo, nonostante le malattie croniche siano anche un obiettivo della Missione 6 del PNRR.

È stato aggiornato il Piano Nazionale Oncologico 2023-2027 (PON) e quello sulle malattie rare 2023-2025 (PNMR), ma quello della Cronicità che dovrebbe attualizzare le risposte per quasi metà della popolazione italiana ancora è in stand by.

Intanto i Lea, Livelli Essenziali di Assistenza, mostrano che nelle Regioni l’assistenza territoriale non migliora: peggiorano Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Puglia di oltre 10 punti tra il 2019 e il 2021; al Sud il peggioramento è generalizzato, spaccando l’Italia in due con l’unica eccezione della Basilicata che incrementa di quasi 14 punti il suo punteggio. Bene anche PA di Bolzano (+17,16) e Toscana (+6,52).

Accesso sul territorio più complicato, aumenta il ricorso al Pronto Soccorso, mancano i dati relativi all’aderenza ai PDTA

Guardando gli indicatori core dell’area Distrettuale le difficoltà a garantire tempestività emerge da “la quota di prestazioni in classe B (breve) garantite entro i tempi diminuisce, rispetto all’anno precedente, in 11 Regioni”, mentre l’ADI “registra un generale aumento, ma presenta una situazione di variabilità tra Regioni”. Risalgono i tassi di accesso al pronto soccorso che sono tornati ai livelli pre-pandemici, sintomo di inappropriatezza nel loro utilizzo che può essere considerata una proxy delle difficoltà di accesso ai servizi della medicina territoriale (età pediatrica e adulta).

Tra i dati pubblicati dal Ministero della Salute del NSG relativi al 2021, poi, sono stati esclusi quelli di monitoraggio dei PDTA (Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali), la cui ultima analisi risale al 2020. Eppure, si tratta di un indicatore centrale non solo di processo (sebbene ancora in gran parte il territorio è misurato deducendo la qualità dell’assistenza in base a cosa accade in ospedale), ma anche per verificare l’impatto della pandemia sulle persone con patologie croniche e sulla “resilienza” del SSN verso questi assistiti e dell’impatto della difficoltà a riportare la produttività – in termini di prestazioni – a livelli pre-covid.

Cosa serve al nuovo Piano Nazionale Cronicità

Il Piano Oncologico e Piano Malattie Rare hanno una temporalità definita, una data di inizio e fine, con indicazione precisa di quando aggiornarli, prevedendo scadenze per fare il “tagliando”, limitando anche situazioni di blackout in caso ad esempio di ritardi nel rinnovo della Cabina di Regia nelle cui mani è l’aggiornamento e la verifica del Piano Nazionale delle Cronicità.

Inoltre entrambi sia quello oncologico, sia quello sulle malattie rare possono contare su chiarerisorse finalizzate (10 milioni annui per l’implementazione del PON, 25 milioni annui per PNMR), cosa che invece è mancata finora al PNC.

Se si vogliono dar gambe al Piano Nazionale Cronicità la strada è quella di finanziarlo, analogamente agli altri Piani, per assicurare la sua implementazione da un lato e dall’altro prevedere una misurazione/valutazione stringente per monitorarne l’andamento e usare questa leva per farlo applicare. Salutequità ha dimostrato con le analisi che i tempi di recepimento solo formale hanno richiesto anche fino a 5 anni e che i contenuti del piano sono stati attuati a pelle di leopardo sul territorio.

Per questo è indispensabile:

  • la produzione di evidenze su quali esiti il PNC e la sua implementazione nei territori producano in termini di salute, qualità di vita e di assistenza;
  • indicatori più stringenti nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA;
  • un Piano Nazionale Esiti del territorio;
  • una relazione annuale al Parlamento che faccia il punto sullo stato di avanzamento del Piano e sulla valutazione degli indicatori contenuti nel Piano stesso.

I dati e le informazioni, poi, devono essere messi a disposizione di tutti.

Trasparenza e priorità nella selezione delle patologie

I criteri esplicitati dal Ministero per le patologie da integrare nell’elenco della parte seconda del Piano, sono la mancata esistenza di atti programmatori specifici a livello nazionale, la rilevanza epidemiologica, il peso economico/assistenziale, le difficoltà di diagnosi e accesso, etc. E’ importante che questi criteri siano applicati in modo trasparente, per spostare in avanti l’asticella dei diritti, usare meglio le risorse e garantire equità. E’ una buona occasione per dare segnali importanti rispetto, ad esempio, a patologie fortemente legate al genere; contribuire a eliminare stigma o pregiudizi su patologie invalidanti, anche da un punto di vista sociale, spogliandole dal significato estetico e guardando all’impatto funzionale come nel caso della psoriasi e avviare un ragionamento sull’opportunità di includere quelle patologie onco-ematologiche che per loro natura sono definite croniche.

Un punto di partenza utile per individuare le patologie su cui concentrare l’attenzione sono le raccomandazioni dell’intergruppo parlamentare sulla cronicità, frutto di un intenso lavoro di audizioni di associazioni pazienti, società scientifiche, istituzioni e di studio ed analisi concluso nella scorsa legislatura. Tra le patologie da integrare nel Piano sono citate a titolo esemplificativo, sclerosi multipla, psoriasi, cefalea cronica, poliposi nasale, asma anche nell’adulto, apnee ostruttive del sonno.

L’Osservatorio Salutequità è realizzato con il contributo non condizionato di UCB Pharma, Bristol Myers Squibb e Sanofi.

Di Tonino Aceti, presidente e Sabrina Nardi, consigliere SALUTEQUITÀ

Fisioterapia sul territorio: a Firenze si dialoga sui nuovi modelli

La sanità italiana sta modificando il suo assetto, anche per merito delle risorse messe in campo dal PNRR e dalle prospettive di riorganizzazione indicate dal DM77/22. Come si colloca in questo scenario la fisioterapia, professione che più di ogni altra ha elaborato e messo a punto positivi cambiamenti del suo stesso modello organizzativo? E come questa professione si trova a dialogare ed integrarsi con le altre professioni sanitarie, anch’esse impegnate nel ripensare al rapporto tra ospedale e territorio, tra aree metropolitane e zone rurali, ed alla peculiarità dell’assistenza domiciliare?

A tutti questi temi è dedicato il Convegno Nazionale PNRR, DM77 e nuovi modelli di fisioterapia territoriale: esperienze a confronto e prospettive (ore 9.00-17.00, 17 giugno, Centro Servizi Montedomini Il Fuligno, Via Faenza 48, Firenze) evento promosso da FNOFI, OFI Firenze, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato in collaborazione con l’Associazione Italiana di Fisioterapia (AIFI), la Società Italiana di Fisioterapia (SIF) e realizzato con il patrocinio del Ministero della Salute e di AGENAS. All’evento parteciperanno in tre differenti sessioni (Scenari di integrazione, Esperienze di presa in carico, Prospettive: la casa come primo luogo di cura) i massimi esponenti della fisioterapia italiana insieme a specialisti, clinici, medici di medicina generale, parlamentari, rappresentanti delle istituzioni regionali e delle agenzie sanitarie nazionali, associazioni dei malati e dei cittadini, esperti di organizzazione e sanità pubblica, nonché gli esponenti delle professioni sanitarie.

“La Fisioterapia in questi ultimi anni è stata e continua ad essere un tassello importante nella presa in carico territoriale dei pazienti con bisogni riabilitativi e non solo”, è il commento all’evento proposto da Fabio Bracciantini, presidente dell’OFI organizzatore, coordinatore scientifico della giornata, “Un tassello non fermo sulle proprie posizioni acquisite, ma dinamico, ricco di riflessione e sviluppi coerenti con la propria vocazione professionale. E non è un caso che questo importante incontro si tenga a Firenze, perché proprio la Toscana si è distinta, negli ultimi due decenni, nello sviluppo di modelli organizzativi innovativi che hanno visto i Fisioterapisti come principali protagonisti: qui infatti abbiamo visto la nascita dell’inedita sperimentazione del Fisioterapista di Comunità nell’Azienda USL Toscana Centro, un’innovazione organizzativa che ha avuto una forte e positiva risonanza a livello nazionale ed ha generato anche pubblicazione internazionali a carattere scientifico”.

Lo scopo della giornata di Firenze è dunque quello di approfondire i modelli organizzativi esistenti, dialogando per comprendere la loro reale efficacia di fronte ai bisogni contemporanei di salute, per giungere – sottolinea Bracciantini – a “consolidare, condividere e diffondere in una prospettiva nazionale quei nuovi modelli di presa in carico che possano contribuire a realizzare al meglio le previsioni di PNRR e DM 77/22″. In conclusione, continua Fabio Bracciantini, “possiamo affermare che oggi è sempre più sentita l’urgenza di definire e diffondere nuove modalità di risposta ai bisogni dei cittadini, in particolare sul versante delle patologie croniche e progressive e noi con il nostro evento intendiamo proprio contribuire allo scenario delineato dal DM77/22 con suggerimenti, spunti e proposte. Sappiamo che il Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale è in una fase iniziale ed è ancora migliorabile: intendiamo dare il nostro contributo professionale, convinti che il fisioterapista possa essere una figura centrale nello sviluppo di una sanità capace di risposte efficaci e realmente vicine ai cittadini oltre che rispondente alle necessità di sostenibilità dell’intero Sistema Salute”.

Carenza farmaci. Mandelli (FOFI): “Individuare soluzioni condivise che tutelino la salute degli italiani e la sostenibilità del Sistema-Paese”

“Condividiamo i timori espressi dalle imprese del farmaco sul possibile peggioramento della carenza di medicinali utilizzati per il trattamento di diverse patologie croniche. Ricordiamo che la Federazione dei Farmacisti è stata la prima a lanciare l’allarme già nel maggio dello scorso anno”. Dichiara Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), commentando l’appello rivolto da Egualia, l’Associazione Industrie Farmaci Accessibili, alle Istituzioni italiane ed europee.

“L’impatto economico della crisi internazionale e l’aumento dell’inflazione hanno messo a dura prova tutto il sistema produttivo – aggiunge Mandelli. Ma la salute non è un bene di consumo, è un diritto fondamentale che deve essere tutelato, assicurando a tutti i cittadini l’accesso alle terapie di cui hanno bisogno. I farmacisti, particolarmente sensibili alla tematica e parte attiva nella gestione del problema sul territorio, confermano la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni e con tutti gli attori della filiera farmaceutica per contrastare in maniera tempestiva ed efficace il fenomeno delle carenze. È quanto mai prioritario individuare soluzioni condivise che garantiscano la salute delle persone e la sostenibilità del Sistema-Paese”. 

Per approfondire

Mare e salute: connessioni fra oceani e benessere della collettività

Il mare sta male, soffocato dall’impatto delle attività umane, in termini di inquinamento ‘diretto’ o di effetti come i cambiamenti climatici, e i segni del ‘passaggio’ dell’uomo sono ormai ubiquitari, dal Mediterraneo alle acque del Polo Nord.  A fare la diagnosi, sono stati gli esperti riuniti nel convegno “Mare e salute”, che si è tenuto all’Istituto Superiore di Sanità con la partecipazione di istituzioni, enti di ricerca e terzo settore impegnati nella prevenzione sanitaria e nella protezione degli ambienti acquatici e marini. Dalla salute degli oceani, avvertono gli esperti, dipende strettamente anche quella del resto del pianeta e dell’uomo, una prospettiva di ‘planetary health’ su cui insistono anche gli ultimi trattati approvati dall’Onu sull’argomento, e la cooperazione scientifica e le partnership istituzionali rappresentano la strategia di elezione per produrre conoscenze ed elaborare strategie.

“Il mare ha un ruolo centrale nell’equilibrio dell’ecosistema, che riguarda anche la nostra salute e il nostro benessere – ha dichiarato Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’ISS – ed è per questo stiamo cercando di mettere a sistema tutte le nostre conoscenze per valutare il suo stato di salute, secondo un approccio “one-water” for “one-health”.  L’impronta dell’attività umana è evidente in tutte le latitudini, come hanno dimostrato i primi viaggi compiuti in quattro oceani e dieci mari del pianeta, e lo è al punto che vi abbiamo ritrovate sostanze chimiche persistenti usate negli ultimi cinquant’anni fino alle tracce del recente virus Sars-Cov2, che è stato per noi un risultato inatteso”.  

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino, nel corso del suo intervento ha sottolineato come “l’evento ha consentito di approfondire le connessioni tra gli oceani e il benessere della collettività. I mari ricoprono il 70 per cento del nostro pianeta e rappresentano l’imprescindibile elemento per la salute umana; sulla base di questa consapevolezza la Marina è da anni impegnata nel monitoraggio dei parametri ambientali marini utili ad accertarne lo stato di salute e a tutelarne la salvaguardia” proseguendo poi “attraverso le sinergie istituzionali, la condivisione di strategie e la ricerca di un approccio collegiale e federato, la Marina opera quotidianamente per generare una rinnovata consapevolezza nell’ambiente marino. La collaborazione con l’ISS va in questa direzione e costituisce un importante ulteriore mezzo per declinare il ruolo della Forza Armata al servizio del Paese”.

Il convegno è stato l’occasione per presentare i dati di diversi progetti interistituzionali a difesa del mare. Fra questi anche ‘Sea Care’, frutto della partnership fra ISS, Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA), Marina Militare e alcune Università, in cui i ricercatori salgono materialmente a bordo delle navi della Marina Militare per poter effettuare campionamenti in tutti gli oceani, e le azioni del PNRR MER – Marine Ecosystem Restoration, a cura di ISPRA, sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il progetto Sea Care, dagli Pfas al Polo Nord alle microplastiche che ‘trasportano’ i virus

Il progetto di ricerca sui rischi per la salute correlati ad ambiente e clima nella visione Planetary Health, il primo al mondo di questa portata e con questa metodologia, ha una durata di tre anni e si realizza attraverso un sistema strutturato di monitoraggio che raccoglie campioni e effettua misure e analisi lungo le rotte ordinarie sia della nave scuola Amerigo Vespucci che di altre unità navali della Marina Militare in mare aperto, su acque territoriali e internazionali, al fine di raccogliere dati sullo stato di salute del mare.

Dalle analisi è emersa la presenza negli oceani di diverse specie di virus e batteri.

I batteri appartenenti al genere Vibrio (circa 100 specie), ubiquitari nell’ambiente marino e includenti una decina di specie patogene per l’uomo, possono essere considerati indicatori di cambiamento climatico. Mentre il pianeta surriscaldato altera gli oceani, innalzando il livello del mare e alimentando tempeste più violente, i vibrioni si stanno moltiplicando nei luoghi in cui erano già presenti e stanno colonizzando aree finora indenni, favoriti da condizioni di salinità e più elevate temperature. Inaspettato inoltre è il riscontro in alcuni campioni in mare aperto in siti diversi della presenza del SARS-COV-2, un segno sia della pervasività raggiunta dal virus che, probabilmente, di scarichi di acque reflue inefficienti in talune aree del pianeta.

Le microplastiche, uno dei temi più attuali per la salute del mare, sono state trovate in diversi campioni con maggiore prevalenza nei mari più chiusi come il Mediterraneo, grazie all’applicazione di metodiche utilizzate in routine per la “strategia marina” dall’ARPAER. Uno ‘studio nello studio’ eseguito su aree marine contigue ha riscontrato, in via preliminare, che è possibile che le microplastiche possano a loro volta ‘trasportare’ microrganismi anche pericolosi per l’uomo, favorendone la colonizzazione in aree diverse, fenomeno di particolare preoccupazione in quanto  la proliferazione di patogeni (fra cui in particolare le specie del genere Vibrio, ma anche agenti virali), favorita da condizioni di salinità e temperature alterate dal cambiamento climatico, potrebbe aprire nuovi scenari di rischio.

Anche i PFAS e altri inquinanti ormai al centro delle cronache, sono sempre più pervasivi in tutto il pianeta, tanto che sono state trovate tracce di queste sostanze nella gran parte delle acque nazionali e internazionali, persino in campioni raccolti al Polo Nord. Anche se le concentrazioni riscontrate non sono preoccupanti per la salute dell’uomo, il fenomeno è preoccupante sia come indice della diffusione planetaria dell’inquinante che per il fatto che non sono stati ancora studiati gli effetti diretti e indiretti che queste sostanze possono avere sulla salute marina.

Il progetto rappresenta un contesto straordinario anche per lo sviluppo di nuove tecniche analitiche, come nel caso dei metodi di ricerca “untarget” per la ricerca di inquinanti in assenza di standard analitici e di metodi rapidi strumenti con sensori spettroscopici miniaturizzati, sviluppati rispettivamente dalle Università di Padova e “La Sapienza” di Roma, con un notevole potenziale per la caratterizzazione dell’insieme degli inquinanti antropici nelle acque marine.

L’importanza del progetto

Tra gli obiettivi principali del progetto, in linea con l’approccio “one-water” for “one-health”, c’è la creazione di un partenariato stabile e di un approccio metodologico uniforme e sostenibile per superare i limiti delle attuali analisi sito-specifiche sugli ambienti marini, spesso condotte con metodi disomogenei e in aree confinate dell’”oceano globale” e restituire un quadro complessivo della contaminazione dei nostri mari e di come ciò impatta sulla salute umana, anche in relazione ai cambiamenti climatici. Durante il convegno sono stati presentati i primi dati ottenuti dalle analisi sui campionamenti, che hanno suggerito alcune osservazioni preliminari. Il progetto è anche una efficace palestra per lo sviluppo della Public health Intelligence, curata dal gruppo di malattie infettive di ISS, in grado di tracciare gli scenari COVID-19 ed eventuali altri focolai epidemici, con focus sui paesi di attracco durante la navigazione.

Il modello unico e originale di sinergia istituzionale che caratterizza il progetto Sea Care, in via di introduzione negli impegni della Water Agenda ONU 2030 a seguito della recente Conferenza Mondiale sull’acqua di New York 2023, sta raccogliendo un crescente interesse internazionale quale approccio sostenibile in grado di garantire campionamenti e misure estensive e prolungate. Di fronte a sfide globali senza precedenti sul fronte ambientale-climatico in ambienti di straordinaria estensione e complessità quali gli oceano, l’approccio proposto è in grado di fornire fotografie straordinariamente estese, omogenee e sinottiche degli impatti delle azioni umane sugli ambienti marini, con prospettive di sviluppo di indicatori armonizzati di impatto antropico, anche per misurare gli effetti della attesa transizione verde sul mare e quindi sulla nostra salute.