Se l’inverno 2025 ha segnato una svolta storica in Italia con l’introduzione su larga scala degli anticorpi monoclonali per i neonati, raggiungendo coperture superiori all’80%, la primavera del 2026 ha aperto un nuovo capitolo: quello della vaccinazione in gravidanza. Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) rimane la principale causa di ospedalizzazione pediatrica sotto l’anno di vita, con oltre 15 000 ricoveri annui stimati nella sola coorte dei nuovi nati in Italia. Tuttavia, come emerso durante il workshop europeo organizzato a Bruxelles da Cittadinanzattiva-Active Citizenship Network (ACN), la strategia sta virando verso un approccio di sistema che vede nell’immunizzazione materna un pilastro emergente.
Ne abbiamo parlato con Laura Reali, pediatra con quarant’anni di esperienza nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e past-President della European Confederation of Primary Care Paediatricians (ECPCP).
Il passaggio dalla nicchia al sistema: il “ponte biologico”
Secondo Reali, la pediatria europea sta vivendo una trasformazione nel modo di intendere la profilassi, passando «dalla nicchia al sistema». Questo cambio di passo vede nell’immunizzazione materna un elemento cardine che agisce come un ponte biologico. Attraverso la somministrazione del vaccino alla donna in gravidanza, idealmente nell’ultimo trimestre gestazionale, avviene un trasferimento transplacentare di anticorpi IgG. «Tutti i bambini nascerebbero protetti sin dalla nascita», spiega la referente della ECPCP, sottolineando come studi recenti indichino che «la vaccinazione materna copre bene per tre mesi e cala gradualmente nei sei mesi successivi».
La vaccinazione materna offre una buona protezione nei primi tre mesi, che diminuisce gradualmente nei sei mesi successivi
Questa finestra di protezione iniziale è cruciale, poiché garantisce che il neonato sia coperto nel momento di massima vulnerabilità, anche laddove l’accesso immediato all’immunizzazione neonatale possa presentare difficoltà logistiche.
Strumenti complementari, non concorrenti
Un punto centrale del dibattito riguarda la convivenza tra il vaccino materno e gli anticorpi monoclonali di nuova generazione, come il nirsevimab, che offrono una protezione uniforme per circa cinque mesi. Per Reali, non vi è alcuna competizione: «Questi strumenti sono strettamente complementari all’interno di una strategia integrata. Mentre l’anticorpo monoclonale resta una strategia estremamente efficace, la vaccinazione materna fornisce un surplus di sicurezza fondamentale, specialmente per le gravidanze a rischio».
Nei nati pretermine o quando l’immunizzazione neonatale immediata è difficoltosa, la protezione materna diventa particolarmente importante
L’obiettivo deve essere quello di coprire i “buchi” del sistema. Reali chiarisce che il vaccino materno è essenziale laddove l’accesso all’immunizzazione neonatale immediata sia difficoltoso o per i nati pretermine che «non riescono a rispondere tanto bene alle somministrazioni di queste coperture». In molti paesi europei, come Francia e Spagna, questi programmi coesistono già con successo, con risultati preliminari incoraggianti sulla riduzione dei ricoveri.
Il ruolo dei professionisti e la coerenza del messaggio
In questo scenario, il ruolo dei medici di prossimità è determinante, ma si scontra spesso con una comunicazione frammentata. «Quello che vedo è la mancanza di coerenza del messaggio», avverte Reali. «Molto spesso le mamme arrivano cariche di incertezza perché i professionisti sanitari cui si rivolgono non sempre forniscono loro informazioni coerenti. La carenza di lavoro di rete e di formazione comune possono rappresentare un problema. Questa mancanza di coerenza genera dubbi e fa perdere tempo prezioso».
Possiamo fornire informazione e fare advocacy già durante i corsi di preparazione alla nascita
Secondo Reali, bisognerebbe replicare modelli virtuosi come quello del Piemonte, dove alla donna viene fornito sin dall’inizio della gravidanza un pannello completo di tutte le prestazioni e le scadenze vaccinali. Il pediatra, pur vedendo spesso i bambini dopo la nascita, deve attivarsi precocemente: «Possiamo fornire informazione e fare advocacy già durante i corsi di preparazione alla nascita, spiegando che la vaccinazione in gravidanza è un atto per proteggere al meglio il nascituro».
La sfida dell’equità e la sostenibilità
Nonostante l’evidenza scientifica, l’adozione universale di questa doppia protezione non è ancora realtà perché, come sottolinea Reali, «la scelta dipende da variabili forti come la sostenibilità economica e l’organizzazione dei diversi sistemi sanitari». In Italia, i dati dell’Osservatorio VRS di Cittadinanzattiva mostrano un paese a due velocità: se per l’anticorpo monoclonale si è raggiunta una partenza sincronizzata tra le Regioni, l’offerta del vaccino materno è rimasta limitata a contesti isolati come Sicilia, Marche e Basilicata.
L’innovazione scientifica deve tradursi in un diritto effettivamente esigibile, riducendo le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure
Questa frammentazione è definita inaccettabile, poiché la protezione di un neonato non può dipendere dal “codice postale” di nascita. Sul fronte economico, il Ministero della Salute ha previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale per sostenere l’accesso alle strategie di immunizzazione. Tuttavia, gli esperti dell’Osservatorio ritengono la cifra insufficiente, poiché lo stanziamento è rimasto invariato rispetto all’anno precedente pur dovendo coprire ora anche la vaccinazione in gravidanza.
Mentre Cittadinanzattiva ricorda che ogni euro investito può produrre un risparmio tra 18 e 48 volte superiore, riducendo i costi sociali e ospedalieri, la Dottoressa Reali invita a una riflessione pragmatica: «La prevenzione non dovrebbe essere frenata da disponibilità economiche modeste e le istituzioni dovrebbero tenere ben fermo l’obiettivo di fondo, che è proteggere il bambino il meglio che si può». In attesa di un aggiornamento del Calendario Nazionale di Immunizzazione, la sfida resta quella di trasformare l’innovazione scientifica in un diritto effettivamente esigibile, superando le attuali disuguaglianze territoriali.








