Legge di bilancio: cresce la spesa, ma il SSN resta in apnea

Il DDL di Bilancio 2026 aumenta le risorse per la sanità, ma la spesa sul Pil torna sotto il 6% entro il 2028. Tra assunzioni straordinarie, nuovi fondi per prevenzione e salute mentale e revisione dei tetti di spesa farmaceutica, la manovra segna passi avanti, ma non una vera riforma strutturale del Servizio sanitario nazionale

La scorsa settimana la bozza del DDL Legge di Bilancio 2026 è finalmente arrivata a essere bollinata e trasmessa al Senato dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 17 ottobre. Inizia così l’iter della legge che, come ogni anno, risulterà tra le più discusse e controverse nelle aule parlamentari. Uno dei principali capitoli di spesa, naturalmente, è quello dedicato alla sanità. Ma le risorse che la politica dice di poter dedicare alla sanità saranno davvero sufficienti a rispondere al crescente fabbisogno di salute della popolazione?

Niente incrementi da record, ma spesa sanitaria che rallenta sul Pil

I numeri indicano che il Fondo sanitario nazionale standard (Fsns) – cioè l’ammontare di risorse economiche necessarie a garantire i Livelli essenziali di assistenza utili a rispondere alla domanda di salute della popolazione – passerà dai € 136,5 miliardi del 2025 ai € 143,1 miliardi nel 2026, con un incremento di € 6,6 miliardi (+4,8%) e un rifinanziamento aggiuntivo di € 2,4 miliardi sul livello vigente.
Il trend proseguirà nel biennio successivo, con ulteriori € 2,65 miliardi sia nel 2027 sia nel 2028, portando il totale a € 7,7 miliardi nel triennio.

Tabella 1. Elaborazione su dati Mef (Ministero Economia e Finanze)

A ben vedere, però, la dinamica di crescita reale rimane modesta. Soprattutto se la spesa prevista viene rapportata al Pil (prodotto interno lordo).

In effetti, se la spesa sanitaria arriverà al 6,16% nel prossimo anno, già nel 2028 andrà sotto la soglia psicologica del 6% toccando i 5,93 punti percentuali. Come a dire che, invece di andare in avanti anche tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione e dell’incremento di bisogno di salute, si fanno grandi passi da gambero in direzione pre-pandemica.

La spesa sanitaria cresce in valori nominali, ma resta inferiore al ritmo dell’inflazione e del fabbisogno reale

Ancora, è bene notare che i numeri propinati dai megafoni della politica ottobrina a caccia di consensi in vista delle amministrative in alcune regioni-chiave vanno letti bene e con attenzione. Facendolo, si scopre che il reale aumento per la spesa sanitaria proposto dalla bozza della legge di Bilancio non sono quei 6,6 miliardi ottenuti dal semplice raffronto tra Fsns 2026 e Fsns 2025. La cifra che potrebbe essere stanziata in più, infatti, ammonta a soli 2,4 miliardi di euro, giacché gli altri 4,4 miliardi erano già previsti dagli stanziamenti delle “manovre finanziarie” precedenti.

Personale sanitario: nuove assunzioni, indennità e prestazioni aggiuntive

Il personale rappresenta il cuore del capitolo sanitario della manovra.
L’articolo 70 del DDL autorizza € 450 milioni annui dal 2026 per assunzioni straordinarie nel Servizio sanitario nazionale: circa 1.000 nuovi medici e oltre 6.000 professionisti sanitari, con priorità alle Regioni con maggiori carenze di organico.
L’obiettivo, si legge nel testo, è “rafforzare la capacità di erogazione dei servizi territoriali e ospedalieri” e garantire la piena attuazione delle Case di Comunità finanziate dal Pnrr.

In parallelo, l’articolo 69 della bozza della legge di Bilancio incrementa l’indennità di specificità sanitaria con € 280 milioni annui, ripartiti in:

  • € 85 milioni ai medici e veterinari,
  • € 195 milioni al personale infermieristico,
  • € 8 milioni ai dirigenti sanitari non medici,
  • € 58 milioni alle professioni sanitarie del comparto tecnico e socio-sanitario.

Secondo le simulazioni ministeriali, gli aumenti medi annui saranno di € 3.000 lordi per i medici, € 1.630 per gli infermieri, € 490 per i dirigenti sanitari non medici.
Si aggiunge la proroga delle prestazioni aggiuntive (straordinari) per € 143,5 milioni, di cui € 101,9 milioni ai medici e € 41,6 milioni al personale sanitario del comparto.

Secondo le simulazioni ministeriali, gli aumenti medi annui saranno di € 3.000 lordi per i medici, € 1.630 per gli infermieri, € 490 per i dirigenti sanitari non medici

Come direbbero a Milano “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. O, come ha rilevato la Fondazione Gimbe, “un segnale politico positivo, ma insufficiente” per affrontare una volta per tutte il nodo della carenza medici. Che, poi, è anche una delle ragioni che determinano le interminabili liste d’attesa per le prestazioni sanitarie nella sanità pubblica. Liste che in alcuni casi limite rilevati dall’indagine di Cittadinanzattiva pubblicata a luglio 2024, riportava una media di 498 giorni per l’ecografia addome programmabile nell’Azienda Universitaria Friuli Centrale, piuttosto che 427 i giorni in media di attesa per una visita cardiologica programmabile nella Azienda Sanitaria 3 Ligure.

Prevenzione e salute mentale: 486 milioni e nuovi screening oncologici

Una notizia positiva, se sarà confermata con la conversione del DDL in legge dello Stato, riguarda la prevenzione. La Manovra destinerebbe infatti € 486 milioni per la prevenzione sanitaria, portando la quota del Fondo sanitario nazionale destinata a questo capitolo di spesa dal 5% al 5,4%.
Il tutto nell’ottica di coprire l’estensione degli screening oncologici previsti dai Lea. In particolare:

  • tumore della mammella (fasce 45–49 e 70–74 anni),
  • tumore del colon-retto (70–74 anni),
  • tumore del polmone, nell’ambito del programma nazionale sperimentale.

Sono inoltre previsti € 120 milioni di euro per campagne vaccinali e di prevenzione e € 80 milioni nel 2026 per il Piano nazionale per la salute mentale, che saliranno a € 90 milioni dal 2028.
Aumenti anche per il fondo dedicato alle cure palliative, che sarà incrementato di €10 milioni, fino a €130 milioni annui.

Farmaceutica e dispositivi: tetti rivisti e stop al payback

Uno dei passaggi più attesi del DDL Bilancio riguarda il comparto farmaceutico. Il tetto di spesa complessivo viene aumentato dal 15,3% al 15,55%, pari a € 350 milioni aggiuntivi.
Più in dettaglio, la spesa per farmaci acquistati direttamente dalle strutture pubbliche salirà all’8,5% (+0,2%), mentre quella per la spesa convenzionata passerà al 6,85% (+0,05%).
Viene inoltre sospeso il payback dell’1,83% ed eliminato definitivamente quello del 5%, misure attese da tempo dalle aziende del settore.

Il tetto di spesa complessivo per i farmaci viene aumentato dal 15,3% al 15,55%, pari a € 350 milioni aggiuntivi

Nessuna menzione invece in merito all’annoso e super-discusso payback del settore dei dispositivi medici. Come a dire che l’Sos lanciato dal comparto – eliminare definitivamente il payback relativo agli anni 2019-2024 e quello futuro per non mettere a rischio la tenuta delle imprese – non più tardi dello scorso settembre non ha fatto alcuna presa sui tavoli del ministero di via XX settembre.

Siringhe, ecografi e tac però potrebbero veder aumentato il tetto di spesa dello 0,2% – dal 4,4% al 4,6% – per un valore stimato di € 280 milioni di euro in più.
Prevista anche la revisione delle tariffe dei Drg (ricoveri ospedalieri), con 350 milioni di euro destinati ai sistemi di remunerazione per acuti e post-acuti, e 100 milioni nel 2026 (che saliranno a 183 milioni dal 2027) per aggiornare le tariffe di specialistica ambulatoriale e protesica.

Privati, ospedali, farmacia dei servizi e digitalizzazione: un mosaico da oltre 900 milioni

Dal 2026 si amplia la quota di spesa per l’acquisto di prestazioni da soggetti privati accreditati, che sale di un punto percentuale, fino al 6,5% rispetto ai valori del 2011, pari a circa 780 milioni di euro aggiuntivi.
Parallelamente, vengono stanziati 50 milioni l’anno per la stabilizzazione della farmacia dei servizi, 70 milioni al Bambino Gesù, e 20 milioni per la sperimentazione di modelli gestionali negli ospedali di rilievo nazionale e negli Irccs pubblici.

L’articolo 85 del DDL istituisce infine la piattaforma nazionale per la telemedicina, con 20 milioni di euro annui ad Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali).

A questi si sommano € 985.000 nel 2026 e € 793.000 dal 2027 per il completamento delle infrastrutture per lo scambio transfrontaliero di ricette elettroniche, referti e dati clinici attraverso il sistema Tessera Sanitaria.

Il percorso parlamentare e la doppia corsia con il DL Anticipi

Ma cosa accadrà ora al DDL Bilancio? E quali tempi sono previsti per la sua conversione in legge?

Sul piano procedurale il testo andrà prima in Aula per lo stralcio degli articoli che non prevedono oneri, i quali potrebbero diventare provvedimenti separati. In seguito, sarà assegnato alla commissione Bilancio del Senato e saranno designati i relatori. La prassi prevede che si tratti di parlamentari appartenenti alle forze di maggioranza e, nel caso di specie, questi dovrebbero essere attribuiti a Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati.

Nel corso dei prossimi giorni sarà calendarizzato l’avvio del consueto ciclo di audizioni nelle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato

Nel corso dei prossimi giorni sarà calendarizzato l’avvio del consueto ciclo di audizioni nelle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Così come, a breve, sarà esaminato contestualmente il decreto-legge Economia-bis/Anticipi, provvedimento che tradizionalmente accompagna il DDL Bilancio per permettere l’immediata entrata in vigore di determinate misure, trovando le coperture finanziarie nella legge di Bilancio”.

Il SSN resta in apnea

Nel complesso, la manovra 2026 segna un aumento delle risorse sanitarie, ma non una vera svolta. A conti fatti, la spesa sanitaria cresce in valori nominali, ma resta inferiore al ritmo dell’inflazione e del fabbisogno reale, stimato da Gimbe in oltre 6,8 miliardi già nel 2026.

La cosa che lascia maggiormente a desiderare e che fa riflettere è lo scollamento che appare tra livello regionale e livello statale.

Permane lo scollamento tra Stato e Regioni nella programmazione delle risorse sanitarie

Le Regioni, chiamate a gestire sul territorio il bisogno di salute dei propri cittadini, continuano a segnalare criticità pesanti in tema di personale, liste d’attesa e diseguaglianze territoriali. Lo Stato, che dovrebbe legiferare e stanziare fondi sulla base delle richieste del territorio, pare invece ragionare solo per massimi sistemi. Quasi a sembrare sordi e ciechi rispetto all’impellente e non più procrastinabile imperativo di una riforma strutturale della sanità pubblica nazionale. Con interventi che non puntino solo a un sacrosanto finanziamento più adeguato, ma anche a nuove forme di governance che permettano non solo di traghettare, ma anche di trasformare il SSN. È un signore di quasi 40 anni che si merita un bel check-up e non solo delle punturine che ne rinfreschino il viso.

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Carlo M. Buonamico
Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità