Cambiamenti climatici: una questione di sanità pubblica

Cambiamento climatico: non solo questione di ambiente, ma anche, e tanto, di salute. Con quali conseguenze? Come invertire la tendenza? Ne parliamo con Marco Martuzzi, direttore del dipartimento di Ambiente e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità

Cambiamenti climatici: non solo questione di ambiente, ma anche, e tanto, di salute. Con quali conseguenze? Come invertire la tendenza? Ne parliamo con Marco Martuzzi, direttore del dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

Climate change e salute: a che punto siamo?

Marco Martuzzi“Il quadro è preoccupante. Il cambiamento climatico ha un’evoluzione rapida. Da pochi giorni è uscito uno dei tanti aggiornamenti dei rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) mostra che tutti i trend sono in peggioramento: le temperature medie, gli eventi estremi, il deterioramento dei cicli climatici. In base alle previsioni, sarà già molto difficile riuscire a centrare il target dell’accordo di Parigi, che punta a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Gli effetti sulla salute vanno di pari passo”.

IPCC 6

Quali sono gli effetti principali del cambiamento climatico sulla salute?

“Il cambiamento climatico non è uno di quegli agenti, come ad esempio l’inquinamento dell’aria, di cui è possibile quantificare piuttosto bene le conseguenze. Ha impatti diretti sulla salute, che sono le ondate di calore, gli eventi estremi o l’aumento di malattie trasmissibili portate da vettori il cui habitat è favorito, però c’è anche una ricaduta più importante di effetti indiretti legati al cambiamento sociale: a questi ultimi si possono ricondurre migrazioni, problemi di cibo ed energia. Gli effetti negativi sono già presenti e, in molte situazioni, drammatici.

Negli ultimi anni ho lavorato molto nella regione pacifica, dove molti Paesi stanno andando sott’acqua: si parla di perdere il luogo dove si vive.. In India la recente ondata di calore ha causato un’ecatombe e anche da noi si osservano migliaia di morti in eccesso durante le ondate di calore. La siccità che si è verificata soprattutto nel nord Italia avrà ripercussioni forti sulla disponibilità dell’acqua, ma anche sull’agricoltura e sulla produzione di energia”.

Cambiamento climatico

Cosa si sta facendo a livello di politiche sanitarie a livello internazionale e nel nostro Paese?

“Da qualche anno il settore sanitario ha preso consapevolezza del fatto che il cambiamento climatico è una questione sanitaria. Per molto tempo, infatti, se ne è discusso esclusivamente nell’ambito dell’ambiente. È stato un processo un po’ lungo e tuttora la presenza della componente sanitaria nel dibattito è meno intensa di quello che vorremmo. Nell’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, la Cop26, per la prima volta se ne è parlato abbastanza.

Solo da qualche anno il settore sanitario ha preso consapevolezza del fatto che il cambiamento climatico è una questione sanitaria

In concreto si tratta innanzitutto di sviluppare piani di prevenzione delle ondate di calore e degli eventi estremi. C’è poi una parte di preparazione e resilienza dei servizi sanitari, che andranno inesorabilmente incontro a un aumento di carico per gli effetti legati al clima, diretti e indiretti. Andiamo verso una maggiore diffusione anche delle malattie portate da vettori come le zecche”.

Con che tipo di approccio è meglio ragionare in questo contesto?

“Un tema importante è la questione dei co-benefici. Con questa espressione intendiamo il fatto che tantissime azioni che si intraprendono per mitigare il cambiamento climatico in numerosi campi, dall’energia ai trasporti all’ambiente urbano, portano benefici diretti come la riduzione delle emissioni di gas serra, ma quasi invariabilmente ne hanno anche altri di salute. Un esempio tipico è il trasporto: è ormai assodato che se miglioriamo la qualità dei trasporti soprattutto urbani limitando l’uso di veicoli a motore privati e potenziando i mezzi pubblici, si riducono le emissioni, e questo è un primo grande pro per la qualità dell’aria e i noti impatti sulla salute, ma così facendo si aumenta anche l’attività fisica, con benefici consistenti in termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari, diminuisce il rumore, migliora la sicurezza poiché si verificano meno incidenti stradali.

C’è la questione dei co-benefici: tantissime azioni che si intraprendono per mitigare il cambiamento climatico in numerosi campi, dall’energia ai trasporti all’ambiente urbano, quasi invariabilmente hanno anche vantaggi di salute

Un altro rapporto da evidenziare è quello tra clima, agricoltura e alimentazione. L’agricoltura è uno dei settori responsabili di una quantità enorme di emissioni, anche perché gran parte della produzione agricola viene usata per la produzione di carne. Quindi, ridurre il consumo di carne avrebbe un impatto sulle emissioni, oltre a essere più sano, perché stime affidabili dimostrano che si eviterebbe anche un certo quantitativo di malattie.

Quello delle politiche dei co-benefici è un approccio che stiamo promuovendo attivamente anche con il Ministero della Salute in un’ottica di sensibilizzazione su un fronte che apre a opportunità davvero interessanti. Infine c’è ancora un altro aspetto da tenere in conto: l’impatto ambientale del settore sanitario”.

Come possiamo inquadrare l’argomento?

“Come da stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei Paesi industrializzati come il nostro, la sanità è una grande macchina responsabile di consistenti emissioni clima-alteranti. Ci sono gli ospedali e le strutture sanitarie, dove si usa energia, si producono rifiuti e si mette in moto un flusso di materiali che raggiunge il 5-6% delle emissioni complessive.

La sanità, rendendosi sempre più attiva e presente nella questione del cambiamento climatico, può sistemare molte cose in casa propria, riducendo le emissioni, con benefici diretti, indiretti e anche politici, perché darebbe più forza a questo tipo di messaggio

È anche stato dimostrato che, nei Paesi in cui si sono messi a fare i conti e a guardare cosa potesse essere migliorato, come l’Inghilterra e alcuni Stati asiatici, con misure relativamente fattibili (uso di fonti energetiche rinnovabili e risparmio energetico, procurement sostenibile, razionalizzazione della gestione dei rifiuti) questo impatto si può ridurre parecchio. Il settore sanitario, rendendosi sempre più attivo e presente nella questione del cambiamento climatico, può sistemare molte cose in casa propria, riducendo le emissioni, con benefici diretti, indiretti e in un certo senso anche politici, perché darebbe più forza a questo tipo di messaggio.

In Italia è una questione abbastanza giovane. Ci sono esperienze di ospedali green e sostenibili a livello locale, dal basso, ma stiamo cercando di promuovere l’argomento e vedo che la sensibilità sul tema cresce in fretta, anche perché le notizie che ci arrivano tutti i giorni mostrano una situazione davvero preoccupante: è giusto agire in fretta”.

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Adriana Riccomagno
Giornalista professionista in ambito sanitario