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Presentati i dati sull’accesso in Pronto Soccorso e gli effetti del potenziamento dell’assistenza territoriale

Nel 2023 si sono registrati 18,27 milioni di accessi negli ospedali sede di Pronto Soccorso (PS) e di Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione di primo e secondo livello (DEA I e DEA II) con un incremento, rispetto al 2022, del 6%. La prevalenza degli accessi è caratterizzata da codici triage – dopo valutazione medica – bianchi e verdi (68% dei casi).

Di questi circa 4 milioni si possono ritenere impropri (accesi in codice bianco e verde alla visita medica, con l’esclusione dei traumi; giunti in PS in modo autonomo o inviati dal medico di famiglia, nei giorni feriali e festivi e in orari diurni, con dimissione al domicilio o a strutture ambulatoriali).

I dati sull’accessibilità della Rete di emergenza-urgenza indicano come la copertura del servizio entro 30 minuti sia pari al 94%, quota che raggiunge il 99% entro i 45 minuti. Lo studio presentato da AGENAS indica come la popolazione non in grado di raggiungere le strutture di PS entro 30 minuti (3,4 milioni pari al 5,8% della popolazione) potrebbe essere decisamente ridotta con la corretta implementazione del DM 77/2022, che individua la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel servizio sanitario nazionale (Ssn), attraverso la presa in carico dei pazienti all’interno delle nuove strutture previste dal PNRR. Nelle Regioni in cui tale decreto è stato implementato, si denota un miglioramento della presa in carico dei pazienti e un efficientamento del personale sanitario.

Questi alcuni dei principali dati presentati da AGENAS nel corso dell’evento “Accessi in Pronto Soccorso e Implementazione DM 77/2022 per una migliore presa in carico dei pazienti” che si è svolto alla presenza del Direttore Generale dell’Agenzia, Domenico Mantoan, e di rappresentanti del Ministero della salute, Regioni e degli operatori che quotidianamente sono impegnati nell’assistenza ai cittadini/pazienti.

La giornata è stata anche l’occasione per illustrare il progetto di riorganizzazione della Regione Emilia-Romagna che, unitamente alle altre Regioni, ha avviato un riassetto della rete dell’emergenza-urgenza per il miglioramento delle tempistiche di accesso alle cure, nonché della qualità della presa in carico.

Da osservare come nel disegno di riassetto della medicina territoriale, il numero 116117, ovvero il recapito a valenza europea per le cure sanitarie non urgenti e altri servizi sanitari, diventerà il riferimento per il cittadino per la presa in carico non urgente per le problematiche sociosanitarie. 

Confrontando gli accessi con il DM 70/2015 sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, si può affermare che circa il 75% delle strutture di PS registrano un numero di accessi al di sotto degli standard. In particolare, nel 29% dei casi si individuano meno di 15.000 accessi annui. I DEA di primo livello registrano una performance migliore.

L’afflusso maggiore di accessi in PS si riscontra il lunedì nella fascia oraria 08:00 – 12:00.

Vaccini, anticorpi monoclonali e allattamento materno

Nel 2022, 20,5 milioni di bambini non hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, 14 milioni non hanno ricevuto alcuna vaccinazione e quasi 33 milioni di bambini risultano vulnerabili al morbillo, una malattia che causa ancora oggi 136.000 morti all’anno (CDC Centers for Disease Control and prevention).

“Humanly possible” è il claim della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione 2024, che si celebra dal 24 al 30 aprile ed è promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per ribadire, ancora una volta, l’importanza della prevenzione vaccinale.

«Umanamente possibile, una traduzione letteraria che non solo ci ricorda la centralità dell’essere umano e dell’umanizzazione, da sempre motore prioritario dell’assistenza neonatologica, ma sottolinea quanto ogni obiettivo possa essere possibile grazie all’impegno di tutti, degli operatori sanitari in primis – ha dichiarato Luigi Orfeo, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – Inevitabilmente in un periodo come quello che stiamo vivendo, queste parole ci ricordano un altro motto, “stay human”, che interpreta per tutti noi il desiderio forte ed urgente di porre fine a ogni conflitto. Sono proprio le numerose guerre attuali, insieme alle recessioni economiche ed all’aumento dell’esitazione vaccinale alcune delle minacce all’immunizzazione dei bambini e contro cui abbiamo il dovere di agire, per continuare nel grande investimento per la salute delle generazioni future».

Quest’anno i programmi di vaccinazione globali dell’OMS (Expanded Programme on Immunization), iniziati nel 1974, compiono cinquant’anni e si sono ormai estesi a tutti i paesi del mondo. Le malattie prevenibili con le vaccinazioni, grazie a questo programma, erano all’inizio sei, ora sono disponibili più di venti vaccini, sebbene, purtroppo, continuino a esserci gravissime disuguaglianze nel mondo tra paesi e tra continenti, cosicché, mentre in alcune nazioni la copertura vaccinale è superiore al 90%, più di un milione di bambini nel mondo non ha accesso ai programmi vaccinali. In Italia, l’offerta vaccinale si basa, oggi, su dieci vaccinazioni “obbligatorie” e altre sei “fortemente raccomandate”, alcune delle quali, come la vaccinazione anti-HPV, continuano ad avere coperture assai insufficienti.  

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), è anche peggiorata la copertura vaccinale contro il morbillo nel nostro Paese, che risulta pari al 94% per la prima somministrazione e all’85% per la seconda, un dato che spiega la recrudescenza della patologia, con 213 casi registrati nel primo trimestre 2024. La SIN continua a profondere ogni sforzo per favorire la protezione, la più universale possibile, di tutti i bambini, in linea con quanto già promosso negli anni scorsi con le altre Società dell’area materno-infantile, con iniziative a sostegno delle campagne vaccinali. «Oggi, le possibilità di prevenzione delle patologie trasmissibili non si limitano solo alle vaccinazioni. Abbiamo a disposizione altri strumenti di immunizzazione – sostiene Nicola Laforgia, Direttore del Piano Formativo della SIN – Da tempo è attiva la profilassi anti-VRS con anticorpi monoclonali (Palivizumab) riservata ad alcune categorie di neonati a rischio, ma è ormai disponibile un altro anticorpo monoclonale (Nirsevimab), approvato dall’AIFA a gennaio 2023, in grado di proteggere, con un’unica somministrazione, tutti i neonati».

La SIN, insieme al Board del Calendario Vaccinale per la Vita, alla Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), alla Società Italiana di Pediatria (SIP), alla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e alla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), è fortemente impegnata nel richiedete l’adozione da parte dei decisori politici di questa strategia di profilassi universale delle malattie da Virus Respiratorio Sinciziale per tutti i neonati.

La Settimana Mondiale dell’Immunizzazione è una importante occasione per continuare a promuovere le vaccinazioni in età pediatrica e per adottare ulteriori modalità di prevenzione, riducendo, così, anche l’incidenza della bronchiolite da VRS, che può determinare quadri clinici gravi, soprattutto nell’età neonatale e nei primi mesi di vita.

La SIN offre la disponibilità di tutte le Neonatologie italiane a implementare, insieme e di concerto con i Centri Vaccinali, questa possibilità di protezione dei nostri neonati, che deve essere assolutamente disponibile in tutte le Regioni in maniera gratuita. Vaccinazioni e profilassi anticorpale sono strumenti potentissimi in grado di prevenire patologie gravi, le ospedalizzazioni e il ricorso al SSN, con benefici di salute ed economici. Insieme a questi, non si può non sottolineare l’effetto di prevenzione che viene garantito, già subito dopo la nascita, dal latte materno. Per guidare i genitori nelle vaccinazioni per il proprio bambino, è disponibile il documento “Il tuo Bambino… proteggilo anche con le vaccinazioni! Non è mai troppo presto”, realizzato dalla SIN insieme alla Società Italiana di Pediatria, in italiano, ma anche in arabo, cinese, filippino, russo, inglese, spagnolo e ucraino, patrocinato dal Ministero della Salute.

Il documento illustra in modo chiaro il Calendario del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale vigente in Italia e fornisce informazioni dettagliate sulle malattie infettive prevenibili tramite vaccinazione.

Oltre 600 anestesisti-rianimatori e operatori dell’emergenza a Torino

Si apre domani a Torino il Congresso nazionale dell’Area Culturale Emergenza (ACE) organizzato dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva-SIAARTI , presieduta da Antonino Giarratano dell’Università di Palermo. L’evento richiamerà nel capoluogo piemontese oltre 600 specialisti in Anestesia e Rianimazione che si dedicano all’emergenza pre e intraospedaliera.

Il congresso ACE, pur con la consapevolezza che il paziente critico debba essere di interesse multidisciplinare, promuoverà la centralità della figura dell’anestesista-rianimatore nella medicina critica in condizioni di emergenza. Ma perché gli anestesisti-rianimatori sono così interessati all’Emergenza extraopedaliera e intraospedaliera? «La Medicina Critica dell’Emergenza è da sempre materia in cui gli anestesisti-rianimatori sono team leader – spiega Roberto Balagna, Direttore Struttura Complessa Anestesia e Rianimazione 2 – Ospedale Molinette e responsabile scientifico dell’evento e dell’Area culturale SIAARTI Medicina critica e dell’Emergenza – Si sta, infatti, finalmente prendendo atto che la gestione delle cronicità e delle fragilità sul territorio deve trovare la sua risposta nella medicina di prossimità e non nei percorsi dell’emergenza-urgenza: una sessione del Congresso riguarderà proprio l’interazione tra il sistema emergenza sanitaria pre-ospedaliera e la medicina di base. La gestione delle emergenze, quelle vere, devono invece necessariamente orientarsi verso percorsi tempo-dipendenti gestiti da medici specialisti dall’insorgenza dei primi sintomi nel preospedaliero, alla presa in carico intraospedaliera fino alle strutture di trattamento definitivo. In questo percorso l’anestesista-rianimatore è una figura strategica e indispensabile».

«Il programma è stato costruito con l’idea di proporre una formula innovativa, caratterizzata dal confronto tra operatori e tra operatori e relatori di indiscussa competenza, che possano restituire una chiave di lettura quanto più completa possibile su tutti i temi che caratterizzano la “Critical Emergency Medicine”. Si parte dalle classiche patologie tempo-dipendenti fino alla gestione delle “maxiemergenze” e del paziente critico in contesti ostili/impervi senza tralasciare, ovviamente, i problemi organizzativi e gestionali con cui siamo costretti a confrontarci giornalmente. Si affronteranno anche quelle che dovranno essere le nuove reti tempo-dipendenti, come quella della sepsi e delle infezioni gravi, che rientrano nella revisione del DM70 e dei nuovi sistemi dell’emergenza», illustra Giarratano, presidente della Società e responsabile scientifico dell’evento insieme a Balagna. «Ogni argomento verrà affrontato, pertanto, attraverso il classico approccio longitudinale che idealmente parte dal soccorso extra-ospedaliero fino alla gestione delle prime ore in area d’emergenza», continua.

Nel programma ACE risaltano le sessioni su trauma maggiore, sepsi e shock settico, stroke, medicina in ambiente ostile, gestione del paziente ustionato, tossicologia clinica, emergenze in sala parto, come pure sulla gestione in emergenza dei pazienti pediatrici e di quelli psichiatrici. Ma il Congresso propone anche sessioni più interattive, come il talk show sulle novità nella gestione dei disastri in materia di organizzazione e tecnologie o il confronto sul modello piemontese, con interventi dell’Azienda Zero Regione Piemonte.

Il programma è arricchito da due workshop precongressuali, che si svolgeranno nella giornata odierna. Il primo, dedicato alla Sicurezza in elisoccorso, si svolgerà a Cafasse (Torino) presso la sede Airgreen, una delle principali società elicotteristiche italiane impiegata in attività di elisoccorso anche in collaborazione con la Protezione Civile, svolgendo regolare attività HEMS in Piemonte e Valle d’Aosta. 

Il secondo workshop “Mole 24”, si svolgerà invece in collaborazione con la Croce Rossa, presso la sua sede di Settimo Torinese. Obiettivo del workshop è quello di far acquisire ai partecipanti competenze nella gestione di situazioni di emergenza con risorse limitate e di sperimentare tecniche, manovre e procedure per situazioni di emergenza-urgenza non convenzionali: proveranno per una giornata e una notte come si svolge la vita in un posto medico avanzato dislocato in una missione umanitaria. «Grazie alla lungimiranza di SIAARTI e della sua Area culturale dedicata all’Emergenza, i partecipanti al workshop vivranno un’esperienza immersiva aderente alla realtà, che consentirà di avere contezza di situazioni particolari per le quali è necessaria una preparazione approfondita e mirata, oltre che una conoscenza anche degli autori che vi intervengono. Addestrarsi in un contesto real è il massimo nella formazione di qualsiasi corsista!», spiega il Colonnello med. Costantino Fontana dell’Ospedale militare Celio e responsabile della Sezione SIAARTI Maxiemergenze e ambiente ostile e responsabile scientifico, insieme a Balagna e al dott. Davide Colombo, del workshop.

«La necessità di fornire cura e assistenza a pazienti critici in condizioni di emergenza-urgenza pone gli operatori sanitari di fronte a situazioni che richiedono interventi tempestivi e adeguati. Con il Congresso ACE, ancora una volta SIAARTI promuove la centralità della figura dell’anestesista-rianimatore integrata in un approccio multidisciplinare e multiprofessionale nell’ambito della gestione del malato critico anche al di fuori dei tradizionali ambienti di terapia intensiva e sala operatoria – continua Giarratano – Proprio in questi giorni, ad esempio, la nostra Società sta pubblicando la Buona pratica clinica su Gestione del paziente critico in ambiente ostile, che segue altri due importanti documenti SIAARTI, in collaborazione con altre società scientifiche mediche e infermieristiche coinvolte nel settore, usciti negli ultimi mesi: le Linee guida sull’elisoccorso e le Buone pratiche cliniche sul Trasporto intra-ospedaliero ed inter-ospedaliero. L’attività scientifica svolta dalla nostra Società in questa direzione certifica l’obiettivo che la “buona sanità” e la “buona politica” dovrebbero e devono perseguire: la tutela della salute pubblica mediante l’applicazione della buona pratica clinica», conclude.

Farmacia dei servizi: la FNO TSRM e PSTRP solleva dubbi sulle novità previste dal DDL Semplificazioni

In relazione al DDL Semplificazioni, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri e non ancora formalizzato in Parlamento, la FNO TSRM e PSTRP desidera esprimere con spirito propositivo alcune considerazioni in merito agli annunciati contenuti dell’articolato atto a promuovere l’erogazione dei sevizi presso le farmacie. 

In premessa, va sottolineato come siano del tutto condivisibili le finalità che il legislatore intende perseguire. Soprattutto nei piccoli centri abitati la possibilità per i cittadini di poter usufruire di tutta una serie di servizi, dalla telemedicina alla possibilità di effettuare la scelta del medico di famiglia o di eseguire test diagnostici per il contrasto all’antibiotico resistenza, sono alcuni degli aspetti certamente positivi della norma. 

Di contro vanno evidenziate alcune possibili criticità nell’implementazione delle analisi in farmacia, rispetto ai laboratori clinici. In particolare nella fase pre-analitica dell’effettuazione del prelievo, che risulta essere fondamentale per garantire l’affidabilità e la sicurezza dei risultati, è necessario il rispetto degli standard universalmente riconosciuti, come del resto nella successiva fase analitica solo la conoscenza dei processi  e la corretta gestione dei controlli di qualità da parte dei professionisti di laboratorio può garantire affidabilità e precisione dei dati acquisiti.

Da non sottovalutare neppure la fase di refertazione dei risultati dove è necessario garantire al cittadino una chiara e corretta comunicazione soprattutto nei casi in cui siano emersi valori critici.

L’articolo del DDL Semplificazioni circolato a mezzo stampa, sembra invece voler trasformare le farmacie in spazi multifunzionali del tipo “diagnostica di base in una casa di comunità” e autorizza la farmacia, a differenza di un laboratorio analisi. La consegna degli esami  attraverso uno scontrino senza firma del clinico, saltando la fase di validazione tecnica che è la sintesi di competenze analitiche, conoscenze biochimiche, biologiche e di capacità comunicative proprie del professionista Tecnico sanitario di laboratorio medico (TSLB) al quale spetta anche la verifica dell’attendibilità dei risultati oltre all’assunzione di responsabilità nei confronti della persona che riceve i risultati e o referto. 

Allo stato attuale i test eseguiti nelle farmacie sono paragonabili agli esami eseguiti in autotest. Per ogni esame sarà invece necessario utilizzare specifica strumentazione nel rispetto degli standard e delle metodiche in grado di garantire la qualità del parametro analizzato.  L’uso dei sistemi Point of care testing (PoCt) risulta infatti adeguato nella fase di autocontrollo e monitoraggio della malattia, mentre è inadeguato nella fase di diagnosi. Per questo motivo è necessaria la corretta gestione di questi dispositivi anche per evitare le potenziali conseguenze derivanti dall’uso di risultati non attendibili degli esami.

È necessario approfondire infine la portata della previsione, certamente innovativa, che consente l’erogazione di questa tipologia di analisi su prescrizione medica e rimborsate alla farmacia dal SSN anziché decisa e pagata “out of pocket” dal cittadino. Non va trascurato il tema dell’accreditamento della farmacia dei servizi in qualità di struttura convenzionata con il SSN, al pari di un laboratorio privato convenzionato, implicando specifici requisiti nei confronti dell’accreditamento istituzionale, ossia dal punto di vista dei locali e delle attrezzature, sia dal punto di vista delle competenze certificate che devono essere possedute dal personale che esegue i test analitici.

L’auspicio è che nel corso dell’iter parlamentare del DDL le succitate criticità possano essere spunto per un’attenta riflessione e contribuiscano a migliorare i contenuti della norma nell’esclusivo interesse della popolazione e a tutela della loro salute.

Malattie rare, il contributo delle professioni sanitarie passa da ricerca, formazione e riabilitazione

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Alla scoperta delle professioni sanitarie della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP

«Sono due gli obiettivi della Federazione per le malattie rare – spiega la Presidente FNO TSRM e PSTRP, Teresa Calandra -. Il primo è di rivolgere la massima attenzione alle problematiche proprie di queste patologie per una migliore comprensione e formazione del nostro personale sanitario. Il secondo è di contare sulla nostra natura multi-professionale che costituisce una preziosa opportunità per coloro i quali sono affetti da malattie rare, poiché intercettiamo una parte considerevole dei loro bisogni di diagnosi, riabilitazione e prevenzione». La guida della federazione che riunisce numerosi professionisti sanitari fa il punto con TrendSanità in occasione terza edizione del convegno dedicato alle malattie rare: «Eventi come questo sono occasioni preziose per rendere evidente chi siamo, cosa facciamo e cosa possiamo fare».

Nelle malattie rare rientrano diverse patologie (circa 7mila-8mila) definite tali per la bassa diffusione nella popolazione (colpiscono non oltre 5 abitanti su 10mila dell’Unione Europea). Rappresentano un problema sanitario importante e riguardano milioni di persone in tutto il mondo. Circa l’80% è di origine genetica, per il restante 20% si tratta di malattie multifattoriali dovute a una suscettibilità individuale, ma anche ad altri fattori (ad esempio, ambientali o alimentari) e all’interazione tra cause genetiche e ambientali. Nonostante la loro eterogeneità, le malattie rare sono accomunate da diversi aspetti che includono: la difficoltà di ottenere una diagnosi appropriata e rapida, la scarsa disponibilità di cure risolutive, l’andamento della malattia spesso cronico-invalidante, l’impatto individuale, familiare e sociale.

Sono numerosi i progressi in campo scientifico, ma è necessario sviluppare nuovi approcci diagnostici e terapeutici. Nel Piano nazionale malattie rare 2023-2026, infatti, è indicato che «l’assistenza alle persone con malattie rare richiede una molteplicità di competenze, interventi e prestazioni erogate in setting assistenziali diversi (ospedaliero, ambulatoriale, residenziale, semiresidenziale, domiciliare, ecc…)».

Partendo da qui, Chiara Laura Riccardo, Tecnico della riabilitazione psichiatrica (TeRP), Segretario Commissione di albo nazionale TeRP, sottolinea l’importanza della promozione del benessere e il contrasto alla cronicità in cui anche la sensibilità e la comprensione della salute mentale sono una parte necessaria della cura delle persone con malattie rare. 

Per questo «i professionisti sanitari dovrebbero essere dotati delle competenze, delle conoscenze e della capacità di riconoscere le sfide emotive della convivenza con una malattia rara e attivare e rafforzare le risorse personali per gestire con maggiore competenza, consapevolezza e autoefficacia lo stato di salute attraverso: interventi psicoeducativi, illness management, skills ability, gestione dello stress, problem solving e coping, training cognitivi e metacognitivi e progetti di promozione della salute e prevenzione».

Parlano di malattie rare e professioni sanitarie a TrendSanità Giovanni De Biasi, componente del Comitato nazionale malattie rare (CoNaMR) e del Comitato centrale della FNO TSRM e PSTRP e Ilaria Biagini, Ortottista e membro del Comitato strategico di indirizzo del centro studi SAPIS, nato in seno alla federazione per rispondere alle esigenze di potenziamento delle attività di ricerca al servizio degli Ordini e dei suoi iscritti, nonché di supporto nella gestione delle problematiche scientifico-sanitarie nazionali.

La sfida delle malattie rare e le professioni sanitarie

Giovanni De Biasi

«L’impegno della FNO TSRM e PSTRP nelle questioni legate alle malattie rare è emerso sin dall’insediamento di questo Comitato centrale – ci spiega De Biasi –. A tal proposito, è stata istituita una delega specifica per le “relazioni con le persone assistite e loro soggetti di rappresentanza”, con il preciso mandato di prestare particolare attenzione a tutte le fragilità sanitarie, comprese le malattie rare, che rappresentano una delle forme più complesse delle fragilità. Abbiamo inizialmente cercato di stabilire un dialogo con le associazioni di rappresentanza, poiché riteniamo che per comprendere appieno le reali esigenze sanitarie sia fondamentale considerare il punto di vista delle persone assistite. Nel corso di questi anni, abbiamo promosso diverse iniziative, che ci hanno consentito di comprendere la complessità delle esigenze delle persone affette da malattie rare e delle loro famiglie, favorendo un confronto continuo. Da qui l’importanza di riconoscere che ogni professione sanitaria ha il potenziale e il dovere di contribuire al miglioramento delle condizioni di salute di queste persone e di alleviare le famiglie da oneri insostenibili».

Importante comprendere la complessità delle esigenze delle persone affette da malattie rare e delle loro famiglie e favorire un confronto continuo

«Da queste sollecitazioni, alle quali nessuno può sottrarsi, specialmente chi – come noi – si occupa di salute, è emersa la motivazione su cui stiamo sviluppando una governance delle malattie rare per le nostre professioni – dice ancora De Biasi –. All’inizio dello scorso anno abbiamo istituito un gruppo di lavoro sulle malattie rare. Composto da 18 referenti nominati dalle rispettive Commissioni di albo nazionali, tra i propri iscritti, o componenti della stessa Commissione, ma tutti esperti in malattie rare. Il gruppo è stato creato per supportare, in vari ambiti professionali il referente nel Comitato nazionale malattie rare, e si concentra sull’approfondimento di tali patologie, privilegiando il continuo scambio sia all’interno delle nostre professioni, sia con altre figure professionali. L’obiettivo è accrescere le competenze da condividere con tutti i nostri professionisti con percorsi formativi e sviluppare una comunità professionale preparata che, nell’ambito delle proprie competenze, fornisca le migliori risposte a chi ha un bisogno di salute di questo tipo». 

«La maggior parte delle malattie rare sono croniche, invalidanti e multi-sistemiche, pertanto è essenziale adottare un approccio inter-professionale che rispetti il percorso di presa in carico dall’età evolutiva, fino all’età adulta – prosegue De Biasi –. La strategia di governance delle malattie rare si orienta verso i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA), che richiedono un approccio interprofessionale. Nonostante le attuali difficoltà di attuazione, rappresentano il futuro e seguono la strada tracciata dalla normativa vigente. Per una presa in carico globale, è essenziale coinvolgere tutte le professioni interessate. Tuttavia, molte volte le professioni TSRM e PSTRP sono escluse da tali percorsi. Dobbiamo lavorare per rivedere i PDTA, rendendo fruibili le nostre prestazioni a chi ne ha bisogno, su tutto il territorio nazionale. A mio parere manca un coinvolgimento iniziale. Nonostante agli Ordini TSRM e PSTRP afferiscano 18 profili professionali su 31 totali, più della metà delle professioni sanitarie, non siamo coinvolti da chi organizza le strategie di intervento. Auspichiamo l’avvio di un dialogo tra le istituzioni nazionali e regionali nella gestione delle malattie rare e le varie professioni sanitarie, che offrono una vasta gamma di competenze. La nostra presenza nei Coordinamenti regionali delle malattie rare sarebbe altrettanto opportuna. Stiamo lavorando con grande impegno, consapevoli dell’importanza del nostro ruolo nella presa in carico delle persone affette da malattie rare. Tuttavia, è essenziale essere messi nelle condizioni di poter svolgere appieno questo ruolo». 

Formazione e ricerca: le chiavi per un approccio efficace

La ricerca sulle malattie rare, anche se spesso si sovrappone a quella sulle malattie più comuni, presenta aspetti di specificità correlati alle caratteristiche di queste malattie. Primo fra tutti la rarità della malattia, che comporta per l’assistito un’attesa anche di anni prima di ricevere una corretta diagnosi. E anche quando si riesce ad averla, la probabilità che non ci siano terapie specifiche per la cura è purtroppo molto elevata. Sono questi i due obiettivi (diagnosi rapida e terapie efficaci) più importanti, ma non sono certo gli unici. Perché anche garantire una buona qualità della vita, è un’altra delle priorità dei ricercatori ma anche dei professionisti sanitari.

Si fa poco sulle malattie rare durante la formazione universitaria. La vera crescita si ha quando si lavora in quei contesti

Ilaria Biagini

«Sia al Careggi di Firenze che al Policlinico Gemelli di Roma mi occupo di ricerca e di coordinamento dei trial clinici – ci dice Biagini del centro studi SAPIS –. Negli ultimi anni c’è molta attenzione alle terapie geniche per le malattie rare. Forse pochi sanno che in quest’ambito di ricerca anche le professioni sanitarie sono coinvolte in prima linea. Il coordinamento dei trial vuol dire anche sottoporre gli assistititi agli esami necessari e poi seguirli durante la terapia, mentre la parte riabilitativa è demandata in un secondo momento per il potenziamento delle funzioni residue, come accade nelle malattie “normali”. Nonostante la differenza non sia sempre così rilevante, perché al centro del trattamento c’è sempre la persona, al di là del tipo di malattia, per noi conoscere il percorso terapeutico della persona con malattia rara e le caratteristiche della malattia stessa, è fondamentale, serve un background di conoscenze non indifferente. E qui si entra nell’ambito della formazione. Durante il corso universitario per ognuna delle professioni è prevista anche una piccola parte dedicata alle malattie rare. Ma la vera formazione si fa dopo, quando si inizia a lavorare all’interno di un ambiente in cui si trattano anche queste malattie, ma sono pochissimi i centri in Italia che se ne occupano. Il nostro gruppo all’interno del SAPIS sta comunque avviando un dialogo anche con le diverse associazioni sul territorio, ma è ancora tutto in evoluzione, perché siamo partiti da poco, meno di un anno. Tra i nostri obiettivi c’è sicuramente quello di approfondire l’aspetto formativo e promuovere le nostre professioni nell’ambito della ricerca scientifica, laddove in campo riabilitativo siamo già presenti. Le nuove frontiere terapeutiche per le malattie rare prevedono investimenti in termini di risorse anche umane. Come professioni sanitarie, vogliamo far parte a tutto tondo di questo percorso di cura».

Logistica smart dei dispositivi medici: utopia o realtà?

Dove la grande distribuzione riesce, la sanità arranca.
Gestire la logistica del magazzino, le scorte e gli approvvigionamenti in modo smart ed efficiente è una delle sfide che l’Healthcare deve fronteggiare. Magazzini automatizzati e casse intelligenti in grado di calcolare l’importo senza dover scansionare ogni singolo acquisto sono una realtà in un numero crescente di aziende non sanitarie.
Realtà culturali come il Teatro Stabile di Torino hanno implementato la tecnologia RFID per riuscire a gestire al meglio gli attrezzi di scena.
Come mai la sanità – al netto di qualche eccezione – non riesce a stare al passo?
Quali sono le difficoltà maggiori nella gestione della supply chain dei Dispositivi Medici (DM)? E quanto una logistica smart potrebbe far risparmiare, in termini di risorse economiche e di tempo?
Parleremo di questi temi nella prima puntata di Live XL, il nuovo format “esteso” di TrendSanità per conoscere meglio la sanità di oggi e migliorare quella di domani.

Intervengono

  • Giovanni Arcuri
    Direttore Direzione tecnica, ICT e Innovazione Tecnologie sanitarie Fondazione Policlinico Gemelli
  • Roberto Banfi
    SIFACT, già Componente Comitato Prezzi e Rimborsi AIFA
  • Lorenzo Barello
    Responsabile Area Partecipazione, Comunicazione e Sviluppo Fondazione del Teatro Stabile di Torino
  • Chiara Carcieri
    Dirigente Farmacista Ospedaliero AO Ordine Mauriziano
  • Alessandro D’Arpino
    Direttore Farmacia ospedaliera AO Perugia e vicepresidente SIFO
  • Elisa D’Autilia
    Responsabile Gare DM Aria (Lombardia)
  • Fernanda Gellona
    Direttore generale Confindustria Dispositivi Medici
  • Andrea Messori
    Past President SIFACT
  • Umberto Nocco
    Presidente AIIC
  • Giandomenico Nollo
    Presidente SIHTA
  • Maria Pavesi
    Osservatorio Contract Logistics – Politecnico di Milano
  • Nadia Ruffini
    Responsabile Gare Soresa (Campania)

Con il patrocinio di

Conduce

  • Michela Perrone
    Giornalista pubblicista

Biosimilari: una strategia globale europea per non sprecare opportunità di cura e risparmio

Semplificazioni normative, snellimento burocratico e politiche di prezzo intelligenti e lungimiranti per ampliare l’accesso alle terapie biologiche non protette da brevetto che cambiano e salvano la vita a milioni di pazienti europei, riducendo le disuguaglianze di accesso e il peso delle malattie croniche.

A sollecitare decisioni urgenti per non perdere nei prossimi decenni opportunità di cura e un fondamentale apporto alla sostenibilità dei sistemi sanitari (risparmi cumulativi di 50 miliardi di euro dal 2006, 10 miliardi di euro solo nel 2023) i partecipanti alla 20° conferenza annuale sui farmaci biosimilari promossa da Medicines for Europe (l’associazione europea dei produttori di generici, biosimilari e Value Added Medicines), tenutasi ad Amsterdam.

«Una strategia globale sui medicinali biosimilari per l’Europa – scrivono in un comunicato – deve responsabilizzare ulteriormente tutti gli attori del mondo della salute; accelerare la razionalizzazione dei processi regolatori per garantire che i pazienti europei possano accedere ad un più ampio numero di farmaci biologici; affrontare efficacemente le barriere e incoraggiare una sana concorrenza nel settore dei farmaci biologici; sostenere e far crescere gli investimenti dei produttori di biosimilari anche nelle biotecnologie di prossima generazione, in quanto settore sanitario ed economico strategico».

Obiettivi condivisi da Marco Forestiere (Country Head Italy di Sandoz e vicepresidente di Egualia con delega per i biosimilari): «Nel nostro Paese è indispensabile rivedere il meccanismo di governance della spesa farmaceutica per creare un sistema industriale più sostenibile, a partire dal superamento del meccanismo del payback. I biosimilari sono inclusi nel conteggio della spesa, pur rappresentando una spesa virtuosa, un fattore di risparmio. Allo stesso modo andrebbero adottati nelle gare pubbliche parametri di valutazione che oltre al prezzo tengano conto di anche di ulteriori indicatori qualitativi, immaginando magari dei sistemi premianti che consentano alle Regioni di reinvestire parte del risparmio generato in farmaci innovativi e servizi al paziente».

Liste d’attesa e oculistica: da AIMO la ricetta per snellire i tempi e decongestionare il Pronto soccorso

«Le liste d’attesa per tutte le prestazioni ambulatoriali e, in particolare, per quelle di oculistica sono da tempo argomento di grande attualità. L’applicazione e l’utilizzo del Manuale RAO (Raggruppamenti di attesa omogenea) potrebbe costituire un aiuto di facile applicazione per snellire e razionalizzare le liste d’attesa, decongestionando nel contempo le strutture di pronto soccorso». A ribadirlo la presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti, Alessandra Balestrazzi, e il referente AIMO per la specialistica ambulatoriale Danilo Mazzacane, intervenuti ad un incontro nell’ambito del terzo Congresso nazionale SISO – Società Italiana di Scienze Oftalmologiche, in corso in questi giorni a Roma presso il Centro Congressi dell’Ergife Palace.

«È determinante pensare alle ipotesi di soluzione – hanno proseguito- cercando di realizzare la migliore appropriatezza prescrittiva e, in tal modo, riorganizzare il sistema di erogazione delle prestazioni. Oltre a costruire una rete clinica di assistenza che definisca i ruoli e i compiti dei poli ospedalieri e territoriali, potrebbe essere di aiuto l’utilizzo del Manuale RAO contenente l’aggiornamento dei criteri clinici per l’accesso appropriato e prioritario alle prestazioni specialistiche ambulatoriali».

L’AIMO, infatti, in rappresentanza delle società scientifiche di oculistica, ha partecipato alla stesura dell’elenco delle prestazioni ambulatoriali oculistiche nel Manuale RAO del 2020, redatto dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) con l’obiettivo di aggiornare i criteri clinici per l’accesso appropriato e prioritario alle prestazioni specialistiche ambulatoriali.


«I suggerimenti contenuti nel Manuale RAO – hanno spiegato la dottoressa Balestrazzi e il dottor Mazzacane, nel gruppo di lavoro per l’area oculistica del Manuale RAO – permettono di migliorare l’appropriatezza prescrittiva delle prestazioni ambulatoriali di oculistica ottimizzandone l’accesso, permettendo di monitorare i tempi di attesa per singola classe di priorità e di verificare il buon uso dei codici di priorità da parte dei medici prescrittori. Il medico prescrittore riceve in questo modo suggerimenti non vincolanti, che possono però favorire la scelta di una soluzione condivisa anche attraverso un teleconsulto con il medico specialista oculista».

I contenuti del manuale RAO potranno essere aggiornati e modificati, ma «comunque per essere efficaci richiedono una stretta collaborazione tra cittadini, medici prescrittori e medici oculisti erogatori delle prestazioni, con un periodico confronto e monitoraggio dei risultati raggiunti», hanno concluso gli esperti.

Nicola Marini è il nuovo presidente della FIMEUC

La Federazione Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza e delle Catastrofi (Fimeuc) ha eletto il nuovo Presidente e le cariche esecutive per il biennio 2024-2026. Nicola Marini, già medico convenzionato 118  in pensione eletto all’unanimità dal Coordinamento Nazionale per la carica di Presidente della Federazione. Attualmente Nicola Marini è impegnato con la Croce Rossa in attività umanitarie  in soccorso d’immigrati.

Giorgio Cortassa è stato riconfermato Vice Presidente,  già  medico del 118 attualmente  con la Croce Rossa e impegnato in zona ed in Ucraina;  Sebastiano  Iozzino, medico 118 eletto Segretario; entrambi eletti  all’unanimità.

Il Presidente Nicola Marini, nel segno della continuità ha annunciato che nel documento programmatico, per il nuovo biennio, indicherà i grandi obiettivi della Federazione: definizione e promozione della figura del medico unico di emergenza, adeguamento legislativo del sistema sanitario per l’effettiva integrazione territorio-ospedale, promozione del modello organizzativo dipartimentale di area vasta che unisce l’emergenza preospedaliera ed ospedaliera, la promozione omogenea per tutto il territorio nazionale delle reti tempo-dipendenti, senza mancare di sottolineare la necessità di maggiori tutele lavorative ed assicurative per lo specialista dell’emergenza.

Estonia, anche la “casa” della sanità digitale lotta contro la carenza di personale

Il 1° maggio di quest’anno, l’Estonia festeggerà il suo ventesimo anniversario nell’Unione Europea, con oltre 13 anni di esperienza in un servizio sanitario completamente digitale.

L’assistenza sanitaria in Estonia

La sanità estone si basa sul principio di solidarietà attraverso un’assicurazione sanitaria sociale, che garantisce pari qualità di assistenza a tutti gli assicurati, indipendentemente dallo status socioeconomico.

L’obiettivo che vede insieme il Sotsiaalministeeriumi (cioè il Ministero degli Affari Sociali), il Fondo estone di assicurazione sanitaria, l’Agenzia per i medicinali, il Ministero della Sanità (in estone Terviseamet) e l’Istituto per lo sviluppo sanitario, è quello di assicurare una vita sana e più longeva ai residenti estoni, riducendo la mortalità prematura, le cause di morte prevedibili (tabacco, alcolici, inattività fisica, dieta sbilanciata, ecc…) e le disuguaglianze sanitarie. Questo impegno si traduce in un sistema che si focalizza sulla disponibilità, qualità e sicurezza dei servizi sanitari, con l’obiettivo di soddisfare i bisogni e le aspettative delle persone. Inoltre, tutti gli enti coinvolti contribuiscono attivamente alla tutela della salute pubblica, al miglioramento delle condizioni di vita e di apprendimento, e alla promozione della salute a livello nazionale.

Il recente aumento del salario minimo degli operatori sanitari e l’adozione di tecnologie innovative offrono prospettive positive per il futuro del sistema sanitario estone

Il Dipartimento per lo sviluppo del sistema sanitario è il perno della pianificazione, organizzazione e dell’ attuazione della politica sanitaria, guidato dal Piano di sviluppo sanitario della popolazione per gli anni 2020-2030. Attraverso la sua attuazione, il sistema si concentra sull’assistenza sanitaria centrata sull’individuo, garantendo un approccio personalizzato e attento alle esigenze dei pazienti.

Nel lontano 2017, il New Yorker, in un articolo a firma di Natan Heller, definì la gemma sul Mar Baltico ‘The Digital Republic’, evidenziando il ruolo pionieristico dell’Estonia nell’adozione di soluzioni digitali, compreso il settore sanitario. Da oltre 13 anni, il Paese ha abbracciato una digitalizzazione completa del sistema sanitario, e non solo, diventando un esempio di riferimento per molti Paesi dell’Unione Europea.

Le sfide del presente e del futuro

Tuttavia, nonostante i successi, il sistema sanitario estone si trova ad affrontare sfide significative, tra cui l’invecchiamento della popolazione e la carenza di personale sanitario. Su quest’ultimo punto, è cruciale evidenziare l’importanza del recente provvedimento adottato dal Governo estone. Il 1° aprile di quest’anno, il salario minimo degli operatori sanitari è stato aumentato di quasi il 10%, in risposta alle esigenze del settore. Questo provvedimento è stato accolto con favore dalla Ministra della Salute Riina Sikkut, la quale ha sottolineato l’impegno del Governo nel garantire una remunerazione adeguata per i professionisti della sanità, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nell’assistenza e nella cura dei pazienti.

Per ottenere una prospettiva più approfondita sullo stato attuale e sulle prospettive future del sistema sanitario estone, TrendSanità ha contattato Heli Paluste, responsabile della rete sanitaria del Ministero degli Affari Sociali estone, e Jana Holmar, Direttrice del Dipartimento di Tecnologie Sanitarie della Tallinn University of Technology.

Heli Paluste

Paluste sottolinea il primo tra i punti di forza del servizio sanitario: «Abbiamo un forte sistema di finanziamento dell’assistenza sanitaria basato sull’assicurazione sociale, che garantisce finanziamenti mirati e non dipende da decisioni politiche una tantum, è senza dubbio un punto di forza. Questa pratica ha anche permesso di garantire che una gamma relativamente ampia di servizi sia inclusa nel pacchetto assicurativo».

Inoltre, continua Holmar, «ulteriori punti di forza del nostro servizio sanitario sono il sistema di informazione sanitaria a livello nazionale e l’utilizzo di tecnologie e servizi sanitari innovativi, ad esempio, prescrizioni digitali e diversi servizi a distanza», ribandendo ulteriormente la digitalizzazione e l’avanguardia del Paese nel settore sanitario.

L’assicurazione sociale garantisce finanziamenti mirati e stabili e non dipende da decisioni politiche una tantum

Se notevoli sono i punti di forza, Paluste non può far a meno di sottolineare alcune sfide difficili che il Paese si ritrova ad affrontare: «Con un grave contesto di invecchiamento della popolazione, le difficoltà arrivano dall’espansione della base imponibile della sanità, attualmente basata principalmente sulla tassa sociale pagata dai datori di lavoro per la popolazione attiva. Poi c’è la carenza di personale sanitario, soprattutto per quello che riguarda gli infermieri. La carenza di operatori sanitari di base si verifica soprattutto nelle aree scarsamente popolate (soprattutto nelle isole), anche se potrebbero essere luoghi molto attraenti per vivere e lavorare».

Jana Holmar

Inoltre, Holmar aggiunge: «Un uso ancora più esteso dei servizi elettronici e della medicina personalizzata potrebbe contribuire ad accorciare le code per le cure, a prevenire le malattie, a diagnosticare e a monitorare il percorso di salute di una persona, supportando la persona nel fare scelte di salute giuste. Per medicina personalizzata non intendo solo un punteggio di rischio di malattia calcolato in base ai dati genetici di una persona o un farmaco prescritto specificamente in base ad essi. La medicina personalizzata prende in considerazione anche altri dati sanitari, fattori ambientali, lo stile di vita del paziente e il percorso di salute dei suoi familiari. Le tecnologie sanitarie e l’abile analisi dei dati sanitari consentono all’intelligenza artificiale di effettuare l’e-triage e la diagnostica, di valutare la dinamica degli indicatori di salute del paziente, di offrire opzioni e trattamenti personalizzati e di fornire assistenza durante e dopo il trattamento».

Guardando al domani

L’Estonia, nonostante le difficoltà e le sfide che si intravedono all’orizzonte, continua a dimostrare un impegno tangibile nel promuovere la salute e il benessere dei suoi cittadini, mantenendo una posizione di leadership nel campo della sanità digitale e innovativa. Il recente aumento del salario minimo degli operatori sanitari e l’adozione di tecnologie innovative offrono prospettive positive per il futuro del sistema sanitario estone.

In conclusione, come sottolineato da Holmar: «Le tecnologie non sostituiscono le persone mancanti nel sistema sanitario. Tuttavia, supportano coloro che sono in prima linea, ovvero medici e infermieri, per svolgere le attività di routine al posto loro, alleviando così la carenza di personale». Da qui l’importanza di integrare le tecnologie sanitarie per migliorare l’efficienza e l’accessibilità dei servizi sanitari, mantenendo al contempo il focus sull’individuo e sulla personalizzazione della medicina nei confronti dei pazienti.