Aggiornamenti continui, risposte semplici e immediate, notizie certe. Chi c’era al desk, sulle strade, in giro per gli ospedali quando tutto il Paese era in lockdown? Chi sono gli impalpabili protagonisti che quotidianamente garantiscono al cittadino vicinanza, trasparenza, correttezza dell’informazione e, quindi, veicolano la fiducia nelle Istituzioni? Giornalisti, comunicatori, social media manager, content editor: è questa la schiera di professionisti del Servizio sanitario nazionale, pubblico, ma non solo, che affianca Direzioni strategiche e colleghi nella risposta ai bisogni di salute delle comunità. Chi si occupa di comunicazione mette in comune saperi, valori, professionalità. Questo è l’ecosistema che Federsanità, in collaborazione con PA Social, con l’accreditamento dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione Comunicazione Pubblica, ha chiamato a raccolta per il secondo anno consecutivo a Roma per gli Stati Generali della Comunicazione per la Salute.
Obiettivo di questa seconda edizione è la costituzione di un Tavolo tecnico per affiancare le istituzioni nazionali nella definizione di un piano operativo di comunicazione, finalizzato ad accompagnare il cambiamento delineato dalle Missioni 5 e 6 del Pnrr. Ma perché è così importante? Perché scegliere di fare comunicazione per la salute significa scegliere la cultura della salute. Insieme. Come ha dimostrato anche l’emergenza pandemica.
Obiettivo di questa edizione è la costituzione di un Tavolo tecnico per affiancare le istituzioni nazionali nella definizione di un piano operativo di comunicazione che accompagni le riforme del PNRR
Una ‘tecne’ che appartiene a tutti coloro che lavorano nella cura come confermano gli autorevoli partner degli Stati Generali per la Salute: Iss, Agenas, Anci, Fnomceo, Fnopi, Tsrm, Fofi, Cnoas, Formez, oltre tutte le principali istituzioni nazionali (ministero della Salute, ministero del Lavoro e politiche sociali, Conferenza delle Regioni, Regione Lazio, Aran) che hanno concesso il patrocinio all’evento e agli autorevoli relatori (accademici, tecnici ed esperti) che si succederanno nel corso della due giorni di lavori.
”Le Istituzioni possono anche scegliere il silenzio- ha affermato la presidente nazionale Federsanità e direttore generale Ao San Giovanni Addolorata, Tiziana Frittelli – ma i cittadini cercano le loro verità, si costruiscono le loro opinioni. Lo dice Aristotele: “Natura abhorret a vacuo”. E le Aziende sanitarie, così come tutte le pubbliche amministrazioni, hanno la responsabilità di riempire in modo corretto questo vuoto per promuovere nei cittadini idee e, quindi, comportamenti a garanzia della propria salute e di quella degli altri. Il contrario è la diffidenza. Si tratta di una scelta etica”.
”Un mestiere delicato quello dei professionisti della comunicazione per la salute– ha proseguito Frittelli- che richiede competenza, rigore e passione per l’umano. Perché la comunicazione passa dall’ascolto e dal rispetto dell’altro: della sua fragilità, delle sue paure, del suo contesto socio culturale, del suo livello di scolarizzazione e quindi di comprensione. Tutte variabili che chi si occupa di comunicazione deve conoscere e considerare per costruire messaggi e campagne efficaci. Per contribuire, a suo modo, alla sostenibilità dell’intero sistema dei servizi di assistenza e cura della persona”.
L’informazione è anche un determinante di salute e può favorire l’equità di accesso alle cure
”L’informazione è, infatti, anche un determinante di salute. Si ammala di più – ha precisato – chi meno accede alle cure: una persona ben informata ha un approccio proattivo ai servizi e positivo al personale sanitario. Tema importante anche nel contrasto alle aggressioni. Favorisce l’equità d’accesso alle cure: uno dei principali tarli del nostro tempo”.
”Ed è grazie all’informazione e alla comunicazione persuasiva, prima di tutto tra i giovani, realizzata con i loro linguaggi – ha ricordato la presidente nazionale Federsanità- che favoriremo nei nostri cittadini di domani la sensibilità alla prevenzione, l’importanza dell’aderenza alle terapie, agli screening e ai follow up. Ed è confermato dai fatti che le migliori performance, l’efficacia e l’efficienza sono proprio nelle realtà dove maggiore è il trasferimento di informazioni e buone pratiche e migliore è il clima organizzativo”.
”Solo se impareremo, insieme, l’importanza della comunicazione per la salute – ha concluso Frittelli- potremmo contribuire alla salvaguardia del nostro Servizio sanitario nazionale, uno dei beni più preziosi del nostro Paese. Se sapremo comunicarlo, in ogni occasione, sarà più facile in ogni sede riuscire a difenderlo ed ad essere protagonisti del suo cambiamento innovativo!”.
Il Board del Calendario per la Vita – costituito dalla Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), Società Italiana di Pediatria (SIP), Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), con il coordinamento scientifico del Professor Paolo Bonanni – ha redatto le raccomandazioni per la campagna di vaccinazione anti-COVID-19 per l’autunno-inverno 2023.
Raccomandata la somministrazione di una dose di vaccino di nuova formulazione contenente XBB.1.5 per alcune fasce di popolazione e di operatori sanitari
In accordo con la Circolare Ministeriale dello scorso 14 Agosto, il Calendario per la Vita raccomanda la somministrazione di una dose di vaccino anti SARS-CoV-2 di nuova formulazione, contenente XBB.1.5, a partire dall’autunno 2023, a tutta la popolazione di età superiore ai 60 anni, ai soggetti di età superiore a 6 mesi affetti da patologie croniche e da situazioni di immunocompromissione che comportano un aumentato rischio di malattia grave, alle donne in gravidanza e agli Operatori sanitari non immunizzati negli scorsi 12 mesi.
La disponibilità dei cicli di base e dei richiami annuali deve essere garantita, in ogni caso, su richiesta dei cittadini, in accordo con il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta, per minimizzare le conseguenze del COVID-19.
L’uso di diverse tipologie e formulazioni vaccinali è cruciale per garantire una copertura vaccinale ampia e mirata, gestire le sfide legate alla fornitura e distribuzione dei vaccini, nonché per facilitare un’adeguata adesione alla vaccinazione contro SARS-CoV-2.
Una campagna di vaccinazione estesa in Autunno, con un’alta adesione degli over60, potrebbe ridurre i ricoveri per Covid fino alla Febbraio 2024
Una campagna di vaccinazione estesa, nell’Autunno 2023, con un’alta adesione tra gli individui di età superiore ai 60 anni, secondo le stime europee, potrebbe ridurre dal 21% al 32% il totale cumulativo dei ricoveri per COVID-19 fino alla fine di Febbraio 2024. Tale strategia, però, avrebbe successo solo a fronte di un’alta adesione alla campagna di vaccinazione autunnale.
Il Board del Calendario per la Vita è costituito dalla Prof.ssa Roberta Siliquini, Presidente della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); dalla Prof.ssa Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP); dal Dr. Antonio D’Avino, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e dal Dr. Silvestro Scotti, Segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG).
Il Coordinamento Scientifico è del Prof. Paolo Bonanni.
Altri componenti del Board tecnico-scientifico sono: Angela Amodeo, Chiara Azzari, Martino Barretta, Elena Bozzola, Pietro Buono, Paolo Castiglia, Michele Conversano, Giovanni Gabutti, Giancarlo Icardi, Mirene Anna Luciani, Pasquale Giuseppe Macrì, Tommasa Maio, Luigi Nigri, Aurelio Occhinegro, Bruno Ruffato, Rocco Russo.
Il 2 agosto scorso la Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole al Decreto previsto dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Innovazione tecnologica che rende operativo il nuovo FSE 2.0 ed è imminente la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Alcuni degli obiettivi principali del nuovo FSE 2.0 sono la digitalizzazione dei processi e l’utilizzo dei dati sanitari contenuti al suo interno: i dati identificativi e amministrativi della persona, i referti e i verbali di pronto soccorso, le lettere di dimissione, il profilo sanitario sintetico del cittadino, ovvero la storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente, le prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, oltre ad altri documenti come cartelle cliniche e vaccinazioni.
FSE, una storia lunga più di 10 anni
“Il progetto della sanità digitale trae le sue origini dal lontano 2012, quando con il Decreto-legge n. 179, all’articolo 12, venne istituito il Fascicolo Sanitario Elettronico – racconta Enrica Massella, Responsabile dell’area interventi del PNRR – Per l’operatività di tale progetto si è provveduto ad attivare una collaborazione tra l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), Ministero della Salute e Ministero dell’Economia, insieme al Garante della Privacy e alle Regioni, al fine di poter avviare tutte le attività necessarie per la dematerializzazione dei referti medici e delle cartelle cliniche, atte a popolare il Fascicolo sanitario elettronico e anche a far sì che questa attuazione potesse concretizzarsi nell’ambito di progetti europei del settore sanitario, per uno scambio di informazioni anche a livello transfrontaliero. Venne costituito un ‘tavolo tecnico’ che portò alla definizione delle linee guida, all’implementazione dei sistemi regionali, alle specifiche tecniche di interoperabilità in seguito pubblicate nel 2014; e ai piani di progetto regionali, in modo tale che ciascuna Regione potesse presentare un sistema per creare un Fascicolo sanitario regionale”.
I primi passi del FSE risalgono al 2012, con il Decreto-Legge n.179, all’articolo 12
Massella ricorda inoltre che l’Agenzia per l’Italia Digitale aveva allora definito e creato la piattaforma di interoperabilità nazionale, insieme alle Regioni, concordando le specifiche tecniche che, successivamente, sono state attuate. Quindi venne realizzata l’infrastruttura nazionale, con il coinvolgimento del CNR in qualità di partner tecnologico per la realizzazione e la gestione di questo sistema. Oltre a ciò, si arrivò alla definizione di come dovesse essere l’infrastruttura e le regole di interoperabilità che venne specificata dal citato tavolo tecnico.
Nel 2015 fu pubblicato il Regolamento in materia di Fascicolo Sanitario Elettronico – Dpcm n. 178 del 29.09.2015 dove vennero individuati quali fossero i contenuti e gli elementi che dovevano caratterizzarlo, anche come strumento unico e omogeneo a livello nazionale, al fine di assicurare l’interoperabilità nei casi di cambi di residenza dei cittadini e dei ricoveri in regioni non di residenza del paziente.
Nel 2015 vennero individuati i contenuti e gli elementi che dovevano caratterizzarlo come strumento unico e omogeneo a livello nazionale
“La legge di bilancio del 2017 modificò alcuni presupposti nell’Infrastruttura Nazionale dell’Interoperabilità (INI) – descrive Massella- quando la gestione passò da Agid al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che già gestiva l’infrastruttura della tessera sanitaria, con le prescrizioni e la ricetta sanitaria.
Da quel momento, si sono susseguiti incontri dei tavoli tecnici, utili a definire le specifiche riguardanti documenti che hanno riempito di contenuti il fascicolo, come le analisi di laboratorio, il taccuino dove il paziente inserisce le informazioni sulla sua salute che vuole condividere con il proprio medico e altri documenti, oltre alle codifiche nazionali delle prestazioni mediche, non solo regionali, così come era in atto fino a quel momento. Inoltre, furono date indicazioni su quali formati adottare per la produzione dei documenti sanitari: all’inizio erano in formato pdf, e in seguito si è andati verso lo standard di linguaggio HL7 (linguaggio standard, riconosciuto anche a livello europeo in ambito eHealth)”.
“Ogni regione – riprende Massella – fino al 2020 si era dotata di un proprio sistema per la gestione del Fascicolo sanitario elettronico, di cui alcune in regime di sussidiarietà, fino ad arrivare al PNRR che ha previsto degli stanziamenti per due schede specifiche della Missione 6: la prima riguarda il Fascicolo sanitario elettronico e la seconda riguarda la telemedicina.
Tra gli obiettivi del PNRR, rendere il FSE disponibile e soddisfacente per tutti i cittadini, con un target dell’85% entro il 2025
Gli obiettivi sono di rendere il Fascicolo sanitario elettronico disponibile e soddisfacente per tutti i cittadini, con un target del’85%, da raggiungere entro il 2025, per l’utilizzo da parte dei medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e che tutte le Regioni avessero il FSE attivo. Questa parte, riferita al PNRR, ha visto e vede coinvolti il Ministero della Salute e il Comitato Interministeriale sulla transizione digitale come soggetti attuatori di queste due schede in ambito sanitario. Anche Agid è coinvolta, assieme a MEF e alle Regioni per la condivisione di tutti i documenti e per attuare l’evoluzione del FSE”.
I dati, punto nevralgico ancora non del tutto risolto
Il FSE 2.0 prende forma nel luglio 2022 con un ulteriore passaggio di tipo normativo: il Decreto del 20 maggio 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel luglio 2022, dove si riporta l’adozione delle Linee Guida per il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico.
È del luglio 2022 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle Linee Guida per il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico
La vera evoluzione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, così come pensata dal Gruppo di Lavoro FSE, risiedeva nel fatto che poteva essere anche strumento per le strutture e istituzioni sanitarie di utilizzo delle informazioni cliniche; quindi, nell’utilizzo dei dati che il FSE ha in pancia, per effettuare analisi dei dati clinici e migliorare l’erogazione dei servizi sanitari.
Tuttavia, il consenso espresso da parte dell’assistito è fondamentale per l’accesso ai dati da parte di strutture e professionisti sanitari. E nel settembre 2022 il Garante della Privacy invia il parere negativo sullo schema di Decreto del 20 maggio e richiede più garanzie sulla banca dati denominata Ecosistema Dati Sanitari (EDS).
L’Ecosistema Dati sanitari (EDS), previsto dalla riforma del Fascicolo sanitario elettronico con l’obiettivo di “garantire il coordinamento informatico e assicurare servizi omogenei sul territorio nazionale”, comportava, di fatto, la duplicazione di dati e documenti sanitari già presenti nel FSE e determinava la costituzione della più grande banca dati sulla salute del nostro Paese.
Affinché strutture ed enti possano effettuare analisi dei dati clinici e migliorare l’erogazione dei servizi, è cruciale una corretta gestione del consenso dei pazienti
“Il gruppo di lavoro FSE – specifica Alberto Dessena, collaboratore esperto di Agid – ha quindi lavorato, insieme con gli esperti del Garante della Privacy, ad un nuovo Decreto, approvato a fine luglio 2023 dalla Conferenza Stato-Regioni di cui si attende, a breve, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale”.
Dessena ha sottolineato che l’elemento importante di questo decreto è la definizione della nuova architettura del FSE, in particolare un nuovo tassello, tecnicamente denominato ‘gateway’ (ovvero sistema atto a coordinare e semplificare la corretta e omogenea formazione dei documenti e dei dati che alimentano il FSE), attraverso il quale viene fatta la validazione dei documenti e dei dati che, solo in seguito, vengono inviati sia al sistema di interscambio sia all’INI sia al Fascicolo sanitario elettronico.
Il termine ‘gateway’ – specifica ancora l’esperto – nel decreto non viene mai nominato, ma viene usata la dicitura: “soluzioni tecnologiche di cui al comma 15-quater dell’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179’”.
“Quindi – puntualizza ancora Dessena – la vera novità del FSE 2.0 sono i dati strutturati e la separazione del documento, che sarà comunque un pdf, con innestato un HL7 CDA-2, che prende i dati essenziali e li trasforma in formato codificato e standardizzato per tutti, così potrà essere inviato al FSE e in futuro all’EDS. Quindi si avranno dei repository di dati sanitari strutturati che potranno essere analizzati con tutti gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, mentre i documenti in formato pdf rimarranno sui Fascicoli regionali”.
L’accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico in emergenza
Le situazioni di emergenza per le quali sarà possibile accedere senza il consenso del paziente, che non sarebbe in grado di darlo, sono normate all’interno del Decreto.
Solamente i documenti che il cittadino ha volutamente oscurato non potranno essere visualizzati in situazioni di emergenza come, ad esempio, al pronto soccorso.
Negli studi medici si va verso l’integrazione dei sistemi cartella clinica e fascicolo in modo tale che non debbano esserci due sistemi, ma uno solo integrato e certificato
I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta potranno accedere al fascicolo e visualizzare i dati, che il cittadino-paziente decide di condividere.
Negli studi medici si va verso l’integrazione dei sistemi cartella clinica e fascicolo in modo tale che non debbano esserci due sistemi, ma uno solo integrato e certificato.
L’Agenzia Italiana del Farmaco inaugura un innovativo processo di interazione con gli stakeholder, in linea con le attuali evoluzioni normative orientate verso la trasparenza amministrativa, promuovendo un approccio centrato sulla partecipazione attiva attraverso l’accoppiata “diritto di esprimersi/doveri di ascolto”. Questo approccio si concretizzerà attraverso un programma pubblico di incontri.
“AIFA incontra” è stata presentata in una conferenza dedicata dal presidente del CdA Giorgio Palù e dal sostituto DG Anna Rosa Marra.
AIFA incontra si pone come forum aperto per favorire il dialogo con gli interlocutori, nell’ambito degli obiettivi di mission dell’Agenzia
“AIFA Incontra è un forum aperto per favorire il dialogo tra l’AIFA e i suoi interlocutori nell’ambito degli obiettivi di mission dell’Agenzia e in prospettiva della sua prossima riforma – ha affermato Giorgio Palù. In un settore come quello biomedico-farmaceutico, cruciale per il Servizio Sanitario Nazionale e per la competizione scientifica internazionale, in grado di promuovere lo sviluppo economico e tecnologico del Paese, l’impegno dell’Agenzia sarà sempre più rivolto a garantire l’accesso universalistico alle cure, ridurre i tempi burocratici che frenano l’impiego clinico precoce di terapie molecolari avanzate, dare maggiore sostegno alla ricerca e all’innovazione. Per questo AIFA ritiene fondamentale confrontarsi in modo costruttivo con i diversi portatori d’interesse: Università, enti di ricerca, società scientifiche, aziende farmaceutiche, le associazioni industriali e le associazioni dei consumatori e dei pazienti”.
Il riconoscimento dei diversi portatori d’interesse e il loro coinvolgimento attivo è fondamentale per AIFA
“Si tratta di un canale semplificato per migliorare il processo di comunicazione e la collaborazione virtuosa tra AIFA e i suoi stakeholder, nel rispetto reciproco dei ruoli e dell’autonomia e indipendenza dell’Agenzia. – ha affermato Anna Rosa Marra – Il riconoscimento dei diversi portatori d’interesse e il loro coinvolgimento sempre più attivo su questioni che riguardano i farmaci e la salute sono principi che AIFA intende promuovere, in linea con quanto avviene a livello europeo. Nella recente normativa in tema di Health Technology Assessment, ad esempio, è prevista una Rete di Portatori di interessi, e il ruolo dei pazienti e degli operatori sanitari è ben evidenziato nella proposta di nuovo regolamento nell’ambito della revisione della legislazione farmaceutica europea in corso”.
l’obbligo di compatibilità delle attività con le norme di funzionamento dell’AIFA e con il regolamento sui conflitti di interessi;
la non ammissibilità di richieste riconducibili a procedure in corso di valutazione dei farmaci sia a livello nazionale che europeo;
la natura non vincolante delle audizioni informali, che saranno prive di resoconto stenografico; l’obbligo di dichiarare gli interessi da parte dei richiedenti.
La nota dell’Agenzia sottolinea che l’agenda degli incontri sarà pubblicata in una sezione dedicata del sito istituzionale nell’ambito della quale verranno pubblicati i contributi (relazioni-presentazioni) avanzati dagli stakeholder, nel caso in cui venga valutata positivamente la richiesta di audizione, nel rispetto del principio della trasparenza.
Attraverso una tecnica innovativa di Risonanza Magnetica, è stato dimostrato che la stimolazione luminosa dell’embrione ha un impatto significativo sulla specializzazione dei due emisferi cerebrali. Lo studio, che tratta dei meccanismi responsabili della lateralizzazione cerebrale, cioè l’asimmetria di funzioni tra la parte destra e sinistra del cervello, è stato coordinato dal Prof. Angelo Bifone dell’Università di Torino e condotto in collaborazione con l’Università di Trento (Dr. Elena Lorenzi, Stefano Tambalo, Prof. Giorgio Vallortigara) e con l’Istituto Italiano di Tecnologia.
La ricerca ha utilizzato un metodo di imaging funzionale per mappare l’attività cerebrale nell’embrione di pollo all’interno dell’uovo prima della schiusa. Questa indagine ha prodotto la prima evidenza diretta che la lateralizzazione cerebrale è influenzata dall’esposizione a stimoli sensoriali già a livello embrionale, un meccanismo che potrebbe essere rilevante per tutti i vertebrati, compresi gli esseri umani.
La ricerca ha utilizzato un metodo di imaging funzionale per mappare l’attività cerebrale nell’embrione di pollo all’interno dell’uovo
L’asimmetria di funzioni tra la parte destra e sinistra del sistema nervoso è stata a lungo considerata una caratteristica esclusiva del cervello umano legata allo sviluppo del linguaggio. Nell’uomo i compiti linguistici complessi sono distribuiti tra i due emisferi cerebrali, con l’emisfero sinistro che assume un ruolo principale negli aspetti sintattici, mentre l’emisfero destro in quelli emotivi ed espressivi.
Negli ultimi vent’anni, evidenze sperimentali hanno rivelato che anche altre specie, compresi i volatili, presentano un grado di lateralizzazione cerebrale. Ad esempio, nel pollo domestico le funzioni visive legate alla rilevazione di predatori sono prevalentemente rappresentate nell’emisfero destro, mentre quelle coinvolte nella ricerca del cibo si concentrano nell’emisfero sinistro. Si ritiene che questa specializzazione degli emisferi possa conferire vantaggi in termini di efficienza nell’adempimento di funzioni importanti per la sopravvivenza e sia emersa in risposta alla pressione evolutiva.
La specializzazione degli emisferi potrebbe conferire vantaggi in termini di efficienza nell’adempimento di funzioni importanti per la sopravvivenza
Il momento in cui inizia a manifestarsi la lateralizzazione cerebrale durante lo sviluppo e i meccanismi, genetici o ambientali, che la determinano restano però ancora sconosciuti. Un’ipotesi interessante suggerisce che la stimolazione sensoriale possa contribuire a rompere la simmetria funzionale del cervello già durante il periodo di gestazione dell’embrione, avviando così il processo di specializzazione funzionale degli emisferi. Tuttavia questa teoria è stata difficile da verificare fino ad ora a causa della mancanza di metodi non invasivi che permettano di mappare la funzione cerebrale nell’embrione senza interferire con lo sviluppo.
In questo studio è stato sviluppato un metodo basato sulla Risonanza Magnetica combinata con un tracciante molecolare che ha permesso di esplorare, per la prima volta, l’attività cerebrale nelle prime fasi dello sviluppo cerebrale e ha rivelato che la stimolazione luminosa, durante lo sviluppo embrionale, ha un impatto significativo sull’asimmetria cerebrale.
Il metodo non invasivo ha consentito di esplorare per la prima volta l’attività cerebrale nelle prime fasi dello sviluppo cerebrale
“I geni che influenzano la posizione degli organi viscerali nel corpo – dichiara il Prof. Bifone – determinano anche la posizione dell’embrione, causando una torsione dell’embrione con la testa che si orienta verso destra. Questa torsione è comune a molti vertebrati, inclusi gli esseri umani. Nel caso del pollo domestico, l’embrione presenta una torsione tale per cui la testa è rivolta lateralmente, con l’occhio sinistro completamente coperto dal corpo e l’occhio destro rivolto verso il guscio dell’uovo. Questa disposizione fa sì che l’occhio destro riceva una maggiore quantità di luce rispetto all’occhio sinistro, producendo una diversa stimolazione delle aree visive nei due emisferi, il che potrebbe generare l’asimmetria del cervello”.
Calano ancora le domande di accesso ai corsi di laurea di Infermieristica: in alcuni atenei, per la prima volta, non raggiungono nemmeno il numero di posti a bando.
La riduzione media è del -10% medio rispetto allo scorso anno accademico (con il rapporto minimo domande/posti che il Paese abbia mai registrato): -12,6% al Nord, -15% al Centro e -5,7% al Sud.
In alcuni atenei, per la prima volta, non raggiungono nemmeno il numero di posti a bando
Per questo la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) lancia l’allarme: “Senza infermieri l’Italia non avrà più un SSN degno di questo nome, ci aspetta una lunga stagione assistenziale e non saremo più in grado di garantire salute a tutti. È una prospettiva concreta, reale, che comporta perdite economiche, sociali, oltre che un restringimento dei diritti civili”.
La FNOPI chiede un intervento deciso e non più rinviabile delle istituzioni e, a fronte della situazione di fortissimo rischio, fissa i paletti inderogabili per il recupero dell’assistenza.
Le proposte della FNOPI
È necessario che la “questione infermieristica” sia affrontata nella sua totalità, sottolinea la Federazione. La sfida odierna sulla carenza di infermieri va affrontata, oltre che quantitativamente con l’offerta formativa, anche qualitativamente con l’evoluzione degli attuali percorsi formativi offerti ai giovani futuri infermieri, “i veri garanti dell’assistenza”.
Per invertire la rotta è necessario e non più rinviabile:
il finanziamento delle lauree magistrali abilitanti a indirizzo clinico per avere infermieri specialisti in grado di gestire una filiera assistenziale composta da più professionisti con livelli di competenze diversificate per rispondere ai bisogni sempre più complessi della popolazione;
il finanziamento dei docenti infermieri (necessari a garantire la qualità formative e quindi dell’assistenza) che devono rientrare sotto il governo del ministero dell’Università e non più, come indica il Dlgs 502/1992, sotto quello delle aziende;
la revisione dei criteri di accesso ai corsi di laurea triennali (test di ammissione separato con nuove modalità; autonomia e specificità della selezione al corso).
La Federazione degli infermieri chiede un cambio immediato dei modelli organizzativi con maggiore autonomia infermieristica e una nuova riqualificazione, il riconoscimento della branca assistenziale infermieristica nei LEA e nuovi sbocchi di carriera e professionali. E naturalmente la retribuzione. Va aumentato subito il potere contrattuale e creata un’area contrattuale separata. Va aumentata anche l’indennità di specificità infermieristica di almeno il 200% (216 euro lordi/mese).
La Federazione degli infermieri chiede un cambio immediato dei modelli organizzativi con maggiore autonomia infermieristica e una nuova riqualificazione
Per la distribuzione geografica degli infermieri e per evitare fughe sull’asse Nord-Sud (così come all’estero) si deve poi intervenire subito sulle modalità di reclutamento e ingaggio per coprire sia i singoli servizi sia le singole aree geografiche con i più giusti e motivati professionisti, in coerenza con le competenze e le specializzazioni grazie a concorsi mirati e infungibilità.
“Nessuna altra soluzione – conclude la FNOPI – può essere ritenuta adeguata se prima non saranno messe in atto queste nuove misure strutturali”.
La situazione attuale: i rischi e le prospettive future senza interventi
Per la FNOPI in questo senso, i problemi da affrontare sono tre:
rispetto alla demografia, il calo di giovani che porterà inevitabilmente a una riduzione dei possibili candidati futuri;
la necessità che la professione abbia sbocchi di carriera e professionali strutturati e costanti;
l’aumento del costo della vita, che rende le scelte dei giovani più “stanziali”, scoraggiando la mobilità universitaria in regioni distanti da quella di residenza.
Completa il quadro negativo la retribuzione, tra le più basse d’Europa: in Italia vale il 23% in meno rispetto alla media OCSE.
La Corte dei Conti ha ufficializzato la carenza di 65.000 infermieri e il Decreto 77 ne richiede almeno altri 20.000 (di famiglia e comunità)
I numeri della carenza infermieristica ormai sono evidenti: la Corte dei conti nella sua memoria al NADEF 2022 l’ha ufficializzata in -65.000 unità e con il decreto 77/2022 di riordino dell’assistenza sul territorio (per attuare il PNRR) ne servono almeno altri 20.000 (quelli di famiglia e comunità).
Nei prossimi anni poi la situazione è destinata a peggiorare: i 10.000 pensionamenti annui di infermieri dal 2029 raddoppieranno; quasi 30.000 infermieri italiani sono andati all’estero per le scarse prospettive del nostro Paese (e la formazione di ognuno è costata in meda allo Stato circa 30.000 euro) e ne continuiamo a perdere circa 3.000-3.500 ogni anno.
Al contempo, FNOPI rileva oltre 13.000 infermieri stranieri in servizio, a vario titolo, sul territorio nazionale senza iscrizione agli Ordini e senza i dovuti controlli sulla conoscenza della lingua (in virtù delle deroghe prevista da decreti emergenziali), che quindi lavorano in un contesto di totale insicurezza delle cure.
Sarà con ogni probabilità Rocco Bellantone il nuovo presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Settant’anni, ex preside della facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma, sostituisce Silvio Brusaferro, che ha guidato l’istituto dal 2019 e il cui mandato è scaduto a fine luglio.
Tra le 12 candidature arrivate alla commissione incaricata della valutazione, erano rimasti in lizza Bellantone e Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha proposto la nomina del primo. Adesso l’incarico dovrà essere formalizzato attraverso un decreto del Presidente del Consiglio, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
In attesa della nomina ufficiale, Bellantone, che è anche professore ordinario di Chirurgia generale sempre alla Cattolica, ha assunto i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione diventando commissario straordinario dell’Istituto per un periodo di sei mesi e comunque fino alla nomina del nuovo presidente.
Dolore cronico all’apparato muscolo-scheletrico e stato infiammatorio, tipici di alcune malattie reumatologiche, risultano correlati ai disturbi del sonno, alimentandosi a vicenda in un circolo vizioso, come evidenziano nuove ricerche in questo ambito scientifico.
“Nella gestione delle malattie reumatologiche occorre tenere conto anche di questo aspetto importante non solo per il benessere dei pazienti ma anche per il trattamento della malattia” sottolinea la prof.ssa Serena Bugatti, del Comitato Scientifico della Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite (FIRA), professore Associato di Reumatologia Università degli Studi di Pavia e Responsabile Struttura Semplice ‘Artrite Precoce Early Arthritis Clinic’ – Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo Pavia.
Numerosi studi scientifici, pubblicati di recente, dimostrano, infatti, che i pazienti affetti da patologie infiammatorie croniche, tra cui l’artrite reumatoide e altri reumatismi infiammatori, presentano più spesso disturbi della sfera del sonno rispetto alla popolazione sana. A loro volta però i disturbi del sonno, tra cui la riduzione della sua durata e/o continuità, inducono uno stato pro-infiammatorio che favorisce lo sviluppo di dolore cronico muscolo-scheletrico.
“Le variazioni della durata e dell’architettura del sonno determinano l’aumento di produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), noradrenalina e adrenalina che vanno a ‘allertare’ le cellule immunitarie” continua la prof.ssa Bugatti. “A sua volta, la scarsa quantità e/o qualità del sonno amplifica l’infiammazione e il dolore, generando così un circolo vizioso. Viceversa, una buona qualità del sonno è influenzata da vari fattori, tra cui una bassa ‘soglia’ di infiammazione”.
La Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite (FIRA) evidenzia una stretta correlazione tra dolore cronico all’apparato muscolo-scheletrico, stato infiammatorio e disturbi del sonno
Nel corso delle cicliche fasi del sonno non-REM e REM, l’organismo modula la produzione di citochine infiammatorie e dell’attività del sistema nervoso simpatico allo scopo di favorire il recupero notturno e preparare l’organismo alle attività quotidiane. Una sua alterazione, nel medio-lungo periodo, è in grado però di ‘rimodellare’ le vie del dolore, inducendo uno stato di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale con sviluppo di dolore cronico. Inoltre, sia nei modelli animali che in quelli umani, la produzione cronica di citochine pro-infiammatorie riduce la durata della fase nlinko
n-REM, aumenta la ‘frammentazione’ del sonno e induce uno stato di eccitazione.
Nonostante molti dei farmaci utilizzati nel trattamento delle artriti siano in grado, attraverso il controllo dell’infiammazione, di migliorare la qualità del sonno, la cronicizzazione dei processi immunitari può essere responsabile non solo del dolore cronico ma anche di uno stato di sonno non sufficientemente ristoratore.
“Grazie alle ultime ricerche abbiamo capito chiaramente che qualità del sonno, infiammazione e dolore sono fenomeni strettamente interconnessi, in grado di influenzarsi reciprocamente” spiega la prof.ssa Bugatti. “Nonostante gli enormi progressi nella cura farmacologica delle patologie infiammatorie muscolo-scheletriche, una gestione ottimale non può prescindere da valutazioni complessive sullo stato di salute, che includano un’attenta analisi anche della qualità del sonno”.
Quali sono le prospettive di cura? “Non esistono ancora approcci terapeutici standardizzati in grado di interrompere questo circolo vizioso”, spiega Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA e ordinario di Reumatologia dell’Università di Pavia al Policlinico San Matteo.
“La ricerca scientifica, sia di tipo neuro-immuno-biologico di base che di tipo clinico, è molto attiva anche in questo ambito per cercare di definire con maggior precisione le relazioni causa-effetto tra disturbi del sonno, attività di malattia e dolore nelle artriti infiammatorie croniche, nonché per identificare gli approcci terapeutici più adeguati, sia di tipo farmacologico sia cognitivo-comportamentale, in grado di migliorare lo stato di salute complessivo dei pazienti. Questa ulteriore sfida sottolinea ancora una volta come gli esiti della ricerca consentano di comprendere sempre più approfonditamente i meccanismi delle malattie e spingano sempre più in là gli obiettivi di cura”.
Dal 6 settembre anche le Regioni Liguria, Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento hanno avviato la raccolta dei dati nei rispettivi registri regionali; dal 13 settembre lo farà la Regione Lazio e dal 14 settembre la Regione Toscana.
Lo rende noto il Ministero della Salute, specificando che queste regioni si aggiungono a Marche, Calabria, Campania e Valle D’Aosta, i cui registri sono attivi dal mese di agosto 2023.
Il Registro nazionale è alimentato con i dati provenienti dai registri regionali e provinciali. Tutte le Regioni e Province autonome hanno aderito all’utilizzo in sussidiarietà della piattaforma informatica fornita dal Ministero della salute, in accordo con il Regolamento sull’istituzione del registro nazionale degli impianti protesici mammari (Decreto 207/2022).
Gli operatori sanitari che effettuano interventi di impianto o rimozione di una protesi mammaria nelle strutture sanitarie operanti nelle Regioni già attive sono tenuti a registrare le procedure chirurgiche eseguite.
Prima di effettuare l’intervento chirurgico occorre somministrare al paziente la scheda informativa, il consenso informato e l’informativa privacy per i registri regionali e per il registro nazionale (art.4, Legge 86/2012).
Per registrare gli interventi, i chirurghi possono accedere tramite Spid al registro della Regione o Provincia autonoma dove ha sede la struttura sanitaria in cui è effettuato l’intervento.
Ci sono Walt, che a soli dieci anni porta la propria testimonianza di figlio di persona con demenza davanti al Congresso degli Stati Uniti, ed Helen, persona con demenza che dopo la vergogna iniziale ha deciso di battersi per i diritti di chi come lei convive con questa condizione, portando la sua storia in tutta Europa. C’è Karin, drammaturga ideatrice di un gruppo teatrale che permette alle persone con demenza e ai loro caregiver di raccontarsi davanti al pubblico. Ci sono Jill, che da 14 anni si dedica completamente al marito, e Dana, caregiver della madre, che usa il proprio background di artista e antropologa per trovare sempre nuovi modi di entrare nel suo mondo e mantenere un legame con lei. E ancora neurologi, psichiatri, geriatri provenienti da diversi Paesi, ricercatori che studiano come la musica possa aiutare la memoria o come intervenire sui fattori di rischio per prevenire o rallentare l’insorgere della demenza.
Sono alcuni dei protagonisti di Keys, bags, names, words. Ricordi e demenza: storie di speranza,il docufilm che Federazione Alzheimer Italia e Alzheimer Milano ODV presentano per la prima volta nel nostro Paese giovedì 21 settembre 2023 alle ore 20 presso l’Anteo Palazzo del Cinema di Milano (piazza XXV Aprile), in occasione del XII Mese Mondiale Alzheimer e della XXX Giornata Mondiale Alzheimer. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, per prenotare info@alzheimer.it o 02 809767.
Il film non vuole raccontare la perdita, ma celebrare la speranza e la forza dello spirito umano. Lo fa attraverso ritratti intimi e coinvolgenti di persone con demenza e loro familiari in tutto il mondo che raccontano come siano riusciti a trovare il coraggio di guardare avanti e agire. A questi si aggiungono le esperienze di medici e scienziati, ma anche artisti ed esperti di politica, che affrontano una delle più grandi sfide sanitarie e sociali del XXI secolo con un approccio audace e innovativo, sfruttando creatività, umorismo e compassione per guidare la strada verso la speranza.
L’obiettivo è mostrare come, nonostante le difficoltà, il dolore e la paura, una persona con demenza rimanga innanzitutto una persona e che anche dopo la diagnosi c’è molto che si può fare per vivere una vita piena, serena e dignitosa.
Proiezione speciale organizzata da Federazione Alzheimer Italia e Alzheimer Milano ODV in occasione del XII Mese Mondiale Alzheimer e della XXX Giornata Mondiale Alzheimer
Al termine della proiezione la presidente della Federazione Alzheimer Italia Katia Pinto e il direttore della Fondazione Golgi Cenci Antonio Guaita dialogheranno con il pubblico; porterà la sua testimonianza anche Maria Paola Mattolini, familiare di persona con demenza.
Il docufilm, diretto da Cynthia Stone, è realizzato da Cynthia Stone Media in collaborazione con il Global Brain Health Institute, The Hellman Foundation e Voice of Witness. La versione italiana è a cura della Federazione Alzheimer Italia.
Keys, bags, names, words. Ricordi e demenza: storie di speranza