Innovazione terapeutica e sostenibilità: la formulazione sottocutanea di atezolizumab tra efficienza organizzativa e percezione dei professionisti

L’introduzione della via sottocutanea introduce un modello organizzativo più efficiente, riducendo tempi e costi e migliorando la gestione dei flussi assistenziali nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule

Introduzione

Il tumore del polmone rappresenta tuttora una delle principali sfide di sanità pubblica in Italia, sia per l’elevata incidenza sia per l’impatto in termini di mortalità e carico assistenziale. Secondo il Rapporto AIOM-ARTUM 2024, nel nostro Paese si stimano circa 44.800 nuove diagnosi annue, con una prevalenza maggiore nel sesso maschile. Il carcinoma polmonare rimane la seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne, con tassi di sopravvivenza a 5 anni ancora limitati (16% negli uomini e 23% nelle donne).

Dal punto di vista istologico, la grande maggioranza dei casi (circa 85%) è rappresentata dal carcinoma polmonare non a piccole cellule (non-small cell lung cancer, NSCLC), mentre il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) costituisce circa il 15% delle diagnosi.

Una quota rilevante di pazienti con NSCLC viene diagnosticata in stadio localmente avanzato o metastatico, contesto nel quale le opzioni terapeutiche tradizionali basate su chemioterapia e radioterapia hanno storicamente mostrato risultati limitati.

La diagnosi di NSCLC spesso avviene in stadio localmente avanzato o metastatico, stadi in cui chemioterapia e radioterapia hanno storicamente mostrato risultati limitati

Negli ultimi anni, l’introduzione dell’immuno-oncologia ha profondamente modificato il paradigma di trattamento del NSCLC, consentendo di migliorare gli outcome clinici e di trasformare, in molti casi, la malattia in una condizione a decorso più lungo e gestibile. In questo scenario si colloca atezolizumab, anticorpo monoclonale anti-PD-L1, approvato per il trattamento dei pazienti con NSCLC precedentemente trattati con chemioterapia, indipendentemente dall’espressione di PD-L1, nonché per il carcinoma uroteliale in specifici setting clinici. Atezolizumab è stato il primo inibitore PD-1/PD-L1 approvato in queste indicazioni, segnando un punto di svolta nella pratica clinica.

Tradizionalmente somministrato per via endovenosa ogni tre settimane con dose fissa, atezolizumab presenta caratteristiche che già favoriscono un impatto organizzativo positivo, riducendo la complessità di preparazione, la gestione dei residui e i rischi correlati alla manipolazione del farmaco. La recente disponibilità della formulazione sottocutanea (SC) rappresenta un ulteriore avanzamento tecnologico, in grado di ridurre drasticamente i tempi di somministrazione e di semplificare il percorso di cura.

Atezolizumab SC è sovrapponibile ad atezolizumab EV per farmacocinetica, efficacia clinica e profilo di sicurezza

L’approvazione della formulazione SC di atezolizumab si basa sui risultati degli studi IMscin001 [Burotto et al., 2024; Burotto et al., 2023; Felip et al., 2021] e IMscin002 [Cappuzzo et al., 2025], che ne hanno confermato la sovrapponibilità alla formulazione endovenosa (EV) in termini di esposizione farmacocinetica, efficacia clinica e profilo di sicurezza. Gli eventi avversi, inclusi quelli immuno-mediati, sono risultati coerenti con quelli già noti per atezolizumab EV, mentre le reazioni nel sito di iniezione sono state per lo più di grado lieve o moderato. Oltre alla conferma del mantenimento del rapporto beneficio-rischio, gli studi hanno evidenziato elementi di rilevanza organizzativa e assistenziale: la maggior parte degli operatori sanitari ha giudicato la formulazione SC semplice da gestire e potenzialmente in grado di generare un risparmio di tempo nei flussi ambulatoriali, mentre i pazienti hanno espresso una netta preferenza per l’iniezione sottocutanea rispetto all’infusione endovenosa, principalmente per la minore durata della permanenza in ospedale.

Questi risultati suggeriscono come l’innovazione non si esaurisca nel mantenimento dell’efficacia clinica, ma si estenda alla dimensione organizzativa e all’esperienza di cura. Alla luce dell’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e dell’aumento atteso del numero assoluto di pazienti oncologici in trattamento, l’innovazione terapeutica non può infatti essere valutata esclusivamente in termini di efficacia clinica, ma deve necessariamente includere anche aspetti di sostenibilità organizzativa, efficienza dei processi assistenziali e percezioni dei professionisti sanitari coinvolti.

Sulla scorta di queste premesse, l’obiettivo generale del contributo proposto risulta essere quello di analizzare il valore organizzativo dell’innovazione terapeutica nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), con particolare riferimento all’introduzione della formulazione sottocutanea di atezolizumab nei pazienti con malattia localmente avanzata o metastatica precedentemente trattati con chemioterapia, valutandone l’impatto sul percorso assistenziale, sull’efficienza dei servizi e sull’esperienza dei professionisti sanitari.

Metodi

Per il raggiungimento dell’obiettivo sopra illustrato, è stato dapprima mappato il percorso di allestimento e somministrazione di atezolizumab, considerando sia la formulazione EV sia quella SC.

Il percorso è stato articolato in cinque fasi principali: la visita ambulatoriale, comprensiva della valutazione clinica e della definizione del piano terapeutico; la validazione del farmaco, con verifica della prescrizione; l’allestimento del farmaco, differenziato in base alla formulazione; il trasporto del farmaco dalla farmacia al reparto; infine, la somministrazione vera e propria al paziente.

Sono stati valutati tempi e costi dei due tipi di somministrazione

Per ciascuna fase sono state individuate le figure professionali coinvolte, la durata del loro impegno in minuti, il materiale di consumo utilizzato, nonché le apparecchiature e attrezzature impiegate. Questa ricostruzione ha consentito di stimare i costi diretti sanitari, in una logica di time-driven activity based costing analysis [Keel et al., 2017], includendo sia il lavoro professionale sia i materiali e le tecnologie utilizzate, e di integrare tali valori con i costi fissi di struttura, calcolati come il 20% dei costi diretti secondo metodologie consolidate [Adduce et al., 2004], al fine di rappresentare l’assorbimento reale delle risorse economiche necessarie all’erogazione della terapia.

In particolare, il costo delle risorse umane è stato determinato rapportando il costo al minuto di ciascuna figura professionale, derivante da una media nazionale secondo CCNL, alle tempistiche effettive di esecuzione delle attività, permettendo così di attribuire un costo per ciascuna fase del percorso. I costi delle apparecchiature e attrezzature sono stati calcolati considerando gli anni di vita utile della tecnologia e il numero complessivo di procedure condotte annualmente, mentre i consumabili e i dispositivi medici sono stati valorizzati in base alla loro effettiva utilizzazione nelle varie fasi del processo.

Sono anche state analizzate le percezioni dei professionisti sanitari coinvolti

Parallelamente alla valutazione quantitativa dei costi e dei tempi, è stata condotta un’analisi qualitativa delle percezioni dei professionisti sanitari coinvolti, mediante un questionario somministrato a un panel di operatori attivi in ciascuna fase del percorso. Gli item del questionario sono stati selezionati facendo riferimento al Core Model di EUnetHTA [EUnetHTA, 2016] e alla letteratura disponibile, con l’obiettivo di cogliere gli aspetti di sicurezza, organizzativi, etico-sociali e di equità. I partecipanti hanno espresso un punteggio variabile da -3 a +3, secondo un approccio comparativo tra le due formulazioni [Mitton et al., 2011], consentendo di evidenziare le differenze di percezione tra i gruppi di stakeholder e di integrare i dati quantitativi con informazioni sulle esperienze soggettive [Berg, 2009; Kitzinger, 1995].

L’approccio utilizzato si configura come un mixed-method, combinando le misurazioni rigorose dei costi, dei tempi e delle risorse con l’interpretazione delle percezioni degli operatori, permettendo così una valutazione completa del percorso di somministrazione e dell’impatto organizzativo della nuova formulazione sottocutanea [Fetters et al., 2013].

Per l’esecuzione di questa attività ci si è avvalsi del coinvolgimento dei professionisti sanitari partecipanti al Corso di Formazione DEMIS, organizzato dalla LIUC Business School nel corso dell’anno 2025, garantendo un’analisi realistica e basata sull’esperienza diretta dei professionisti stessi.

Risultati

Con la collaborazione dei partecipanti del Corso DEMIS, è stato approfonditamente mappato il percorso di allestimento e somministrazione di atezolizumab, somministrato in EV o SC, analizzando le fasi operative, le figure professionali coinvolte e le relative tempistiche di impiego.

In prima istanza è opportuno considerare come la ricostruzione del percorso evidenzi una riduzione significativa dei tempi: il percorso di allestimento passa da circa 15 minuti per la somministrazione EV a 4 minuti per la SC, mentre il tempo complessivo di somministrazione si riduce da 20 a 10 minuti. Queste riduzioni temporali contribuiscono direttamente al risparmio di risorse e alla maggiore efficienza dei flussi ambulatoriali.

Da un punto di vista economico, difatti, come mostra la Tabella 1, emerge una differenza significativa a favore della formulazione SC, con un costo totale per singola somministrazione pari a 72,59 €, rispetto ai 108,31 € della EV, con un risparmio di 35,72 € per singolo paziente trattato con atezolizumab (-32,98%).

Atezolizumab EV (€)

Atezolizumab SC (€)

Differenza (€)

Differenza (%)

Risorse umane

67,54

42,32

-25,22

-37,34

Apparecchiature e attrezzature

9,18

9,18

0,00

0,00

Materiale di consumo

9,88

5,33

-4,55

-46,04

Costi di trasposto intraospedaliero

3,66

3,66

0,00

0,00

Costi generali

18,05

12,10

-5,95

-32,98

Costi totali

108,31

72,59

-35,72

-32,98

Tabella 1. Valorizzazione economica correlata al percorso di allestimento e somministrazione di atezolizumab

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Come mostra la Tabella 1, la principale determinante di tale differenza è rappresentata dalla voce “Risorse umane”, che passa da 67,54 € per EV a 42,32 € per SC, con una riduzione di 25,22 € (-37,34%). Questo dato riflette la minore intensità di tempo professionale richiesta dalla somministrazione sottocutanea nelle fasi di preparazione, gestione e assistenza al paziente.

La riduzione del tempo di occupazione del personale sanitario si traduce quindi in un beneficio economico diretto e misurabile.

Un’ulteriore differenza rilevante si osserva nella voce “Materiale di consumo”, che si riduce da 9,88 € a 5,33 €, con un risparmio di 4,55 € (-46,04%). Tale scostamento è plausibilmente attribuibile alla minore complessità della procedura sottocutanea rispetto a quella infusionale, che richiede dispositivi e materiali accessori più articolati. Anche i “Costi generali” risultano inferiori per la SC (12,10 € vs 18,05 €), con una riduzione di 5,95 € (-32,98%), verosimilmente correlata alla minore occupazione di spazi e risorse strutturali per unità di tempo.

Il vantaggio economico della SC deriva principalmente dalla semplificazione del processo assistenziale e dalla riduzione del tempo impiegato

Al contrario, non si registrano differenze nelle voci relative ad “Apparecchiature e attrezzature” (9,18 € per entrambe le modalità) e ai “Costi di trasporto intraospedaliero” (3,66 € per entrambe), indicando come il vantaggio economico della SC non derivi da una diversa dotazione tecnologica o logistica, bensì principalmente dalla semplificazione del processo assistenziale e dalla riduzione del tempo impiegato.

In linea generale, la valorizzazione economica della singola somministrazione evidenzia un risparmio organizzativo strutturale associato alla formulazione sottocutanea, trainato prevalentemente dalla componente lavoro e, in misura secondaria, dai materiali di consumo e dai costi indiretti. Questo risultato rafforza l’interpretazione dell’innovazione non solo come equivalente dal punto di vista clinico, ma anche come capace di produrre efficienza economica a livello micro-organizzativo, con potenziali ricadute rilevanti qualora il risparmio unitario venga proiettato su volumi annuali di trattamento.

L’analisi è proceduta con la definizione delle percezioni dei professionisti sanitari coinvolti nell’attività di preparazione e somministrazione della terapia indagata. Le Tabelle 2, 3, 4 e 5 sintetizzano le percezioni dei professionisti coinvolti in riferimento ai potenziali vantaggi percepiti dalla componente organizzativa, circa l’utilizzo della somministrazione sottocutanea e della formulazione endovenosa di atezolizumab, dove si riscontra un orientamento complessivamente favorevole nei confronti della formulazione di recente approvazione.

Dimensione di sicurezza

Atezolizumab EV

Atezolizumab SC

p-value

Percezione sviluppo eventi avversi

1,46

1,50

0,356

Percezione sviluppo eventi avversi di moderata entità

1,23

1,50

0,262

Invasività della procedura

0,77

2,50

<0,001

Sicurezza generale della tecnologia

1,23

2,50

0,008

Tollerabilità della tecnologia da parte del paziente

1,62

2,50

0,006

Eventuali rischi per la sicurezza ambientale

0,54

2,50

<0,001

Media

1,14

2,17

0,002

Tabella 2. Le percezioni dei professionisti coinvolti sulla dimensione di sicurezza

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Dimensione organizzativa

Atezolizumab EV

Atezolizumab SC

p-value

L’utilizzo della tecnologia richiede personale aggiuntivo

0,00

0,00

Non applicabile

L’utilizzo della tecnologia richiede la formazione

-0,06

-0,50

0,199

Comunicazione della modifica di organizzazione

0,09

0,00

0,765

Tempi e curva di apprendimento

0,48

-0,50

0,321

Impatto sull’allestimento del farmaco

0,65

2,00

<0,001

Impatto della tecnologia sulla gestione del residuo

-0,70

0,00

0,004

Impatto della tecnologia sul monitoraggio AIFA

-0,75

-0,75

Non applicabile

Impatto della tecnologia sulla gestione delle terapie ancillari

0,40

0,50

0,678

Impatto della tecnologia sulla gestione dell’approvvigionamento dei dispositivi e del materiale sanitario

0,80

2,00

<0,001

Impatto della tecnologia sulla gestione dell’agenda degli appuntamenti dei pazienti

1,20

3,00

<0,001

Media

0,21

0,58

0,498

Tabella 3. Le percezioni dei professionisti coinvolti sulla dimensione organizzativa

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Dimensione sociale

Atezolizumab EV

Atezolizumab SC

p-value

Capacità della tecnologia di salvaguardare l’autonomia del paziente

2,50

2,50

Non applicabile

Nell’utilizzo della tecnologia vengono salvaguardati i diritti umani

1,87

1,87

Non applicabile

Capacità della tecnologia di salvaguardare l’integrità umana

1,62

1,62

Non applicabile

Capacità della tecnologia di assicurare dignità umana al paziente

2,00

2,00

Non applicabile

L’utilizzo della tecnologia garantisce i valori sociali e la disponibilità a pagare del paziente

0,50

0,50

Non applicabile

Capacità della tecnologia di salvaguardare credo e convinzioni religiose

0,87

0,87

Non applicabile

Impatto della tecnologia sui costi sociali

1,50

2,50

0,039

I pazienti e la cittadinanza in generale possono avere un buon livello di comprensione della tecnologia

1,75

2,00

0,589

Impatto della tecnologia sul miglioramento della qualità di vita del paziente

2,17

3,00

0,017

Impatto della tecnologia sul miglioramento della qualità di vita del caregiver e dei familiari

1,55

3,00

0,023

Media

1,63

1,99

0,147

Tabella 4. Le percezioni dei professionisti coinvolti sulla dimensione sociale

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Dimensione di equità di accesso

Atezolizumab EV

Atezolizumab SC

p-value

Accessibilità della tecnologia sul territorio

1,75

1,75

Non applicabile

Accessibilità della tecnologia alle categorie protette

1,88

1,88

Non applicabile

Potenziale impatto della tecnologia sulle liste d’attesa

1,75

3,00

<0,001

Capacità della tecnologia di generare fenomeni di migrazione sanitaria in caso di utilizzo

1,88

2,50

0,017

Fattori che potrebbero agevolare alcuni pazienti nel beneficiare della tecnologia

1,25

3,00

<0,001

Impatto sull’equità del paziente

0,00

0,00

Non applicabile

Media

1,42

2,02

0,044

Tabella 5. Le percezioni dei professionisti coinvolti sulla dimensione di equità di accesso

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Nello specifico, i professionisti percepiscono la formulazione SC come più sicura rispetto alla formulazione EV (2,17 vs 1,14; p-value = 0,002), soprattutto per quanto concerne gli aspetti legati alla procedura e alla gestione della somministrazione. L’invasività è valutata in modo nettamente più favorevole per la SC (2,50 vs 0,77; p-value < 0,001), così come la sicurezza generale della tecnologia (2,50 vs 1,23; p-value = 0,008), la tollerabilità per il paziente (2,50 vs 1,62; p-value = 0,006) e i rischi per la sicurezza ambientale (2,50 vs 0,54; p-value < 0,001).

Questi scostamenti suggeriscono che il vantaggio percepito della SC non sia tanto legato al timore di eventi avversi sistemici, per i quali i punteggi risultano sostanzialmente sovrapponibili tra le due formulazioni, quanto piuttosto alla minore invasività della procedura, alla maggiore semplicità gestionale e alla riduzione dei rischi ambientali connessi alla preparazione e alla manipolazione del farmaco.

Il vantaggio percepito è legato alla minore invasività della procedura, alla maggiore semplicità gestionale e alla riduzione dei rischi ambientali connessi alla preparazione e alla manipolazione del farmaco

Anche nella dimensione organizzativa, la SC presenta un valore medio di percezione superiore, sebbene tale differenza non raggiunga la significatività statistica a livello complessivo. Tuttavia, le differenze più rilevanti si concentrano su specifici snodi gestionali. L’impatto sulla gestione dell’agenda degli appuntamenti rappresenta l’elemento con il maggiore differenziale (3,00 per SC vs 1,20 per EV; p-value < 0,001), suggerendo che la riduzione dei tempi di somministrazione venga percepita come una leva concreta di efficientamento dei flussi ambulatoriali.

Analogamente, risultano più favorevoli per la SC le valutazioni relative all’allestimento del farmaco (2,00 vs 0,65, p-value <0,001) e alla gestione dell’approvvigionamento di dispositivi e materiale sanitario (2,00 vs 0,80, p-value <0,001), confermando una percezione di semplificazione dei processi.

Viene percepita una riduzione del burden assistenziale complessivo con SC

Per quanto riguarda le dimensioni riferite al punto di vista del paziente, considerando la dimensione etica e sociale si riscontra come l’impatto sui costi sociali sia valutato più favorevolmente per la SC (2,50 vs 1,50; p-value = 0,039), così come il miglioramento della qualità di vita del paziente (3,00 vs 2,17; p-value = 0,017) e dei caregiver e familiari (3,00 vs 1,55; p-value = 0,023). Ciò suggerisce che la minore permanenza in ospedale per la somministrazione della terapia e la semplificazione del percorso terapeutico vengano percepite come fattori in grado di ridurre il burden assistenziale complessivo.

Dall’altro lato, nella dimensione dell’equità di accesso, la media più elevata della SC è trainata soprattutto dall’impatto sulle liste d’attesa (3,00 vs 1,75; p-value <0,001) e dalla capacità di agevolare alcuni pazienti nel beneficiare della tecnologia (3,00 vs 1,25; p-value <0,001), oltre che da una percezione più favorevole in termini di riduzione della migrazione sanitaria (2,50 vs 1,88; p-value = 0,017). Anche in questo caso, il vantaggio percepito appare strettamente connesso alla maggiore rapidità e flessibilità organizzativa della somministrazione sottocutanea, che potrebbe tradursi in un ampliamento della capacità erogativa e in una migliore gestione della domanda assistenziale.

L’adozione della formulazione sottocutanea avviene a invarianza di organico

Inoltre, i professionisti hanno dichiarato, sempre da un punto di vista organizzativo, che l’adozione della formulazione sottocutanea avviene a invarianza di organico. La totalità dei rispondenti ha infatti sottolineato come l’implementazione della nuova modalità di somministrazione non richieda l’assunzione di personale aggiuntivo, confermando la sostenibilità della tecnologia all’interno degli attuali assetti dipartimentali.

L’investimento richiesto si sposta, piuttosto, sul versante delle competenze: circa i tre quarti del campione segnalano la necessità di interventi formativi mirati, rivolti prevalentemente al personale infermieristico del Day Hospital e agli operatori della Farmacia Ospedaliera, con un coinvolgimento marginale delle altre figure professionali e dei caregiver. Tuttavia, tale burden formativo appare decisamente contenuto: la durata stimata dei training, compresa tra 1 e 4 ore, suggerisce un impegno facilmente assorbibile nel breve periodo, senza impattare sulla continuità del servizio.

Sono ritenuti necessari eventi formativi mirati per il personale infermieristico della durata di 1-4 ore

Parallelamente alla formazione tecnica, la governance del cambiamento richiede momenti di allineamento organizzativo, così come di comunicazione sulla variazione dei processi. Oltre l’85% dei professionisti ritiene necessari incontri di coordinamento multidisciplinare – coinvolgendo medici, infermieri e farmacisti – finalizzati alla definizione dei nuovi flussi di lavoro e alla chiara attribuzione di ruoli e responsabilità.

L’introduzione della via sottocutanea si configura quindi come un cambiamento a basso impatto strutturale. Essa richiede un adattamento organizzativo iniziale, focalizzato su formazione e comunicazione interna, ma non comporta investimenti incrementali in risorse umane né revisioni strutturali degli spazi, potendo essere gestita efficacemente attraverso gli strumenti di governo clinico già in uso nelle aziende sanitarie.

Conclusioni

L’integrazione dei dati economici e delle percezioni dei professionisti offre un quadro chiaro del valore complessivo della formulazione sottocutanea di atezolizumab. La SC non modifica il profilo clinico o la sicurezza intrinseca della molecola, ma genera vantaggi concreti e misurabili a livello organizzativo e gestionale.

In termini quantitativi, la riduzione dei tempi di allestimento (da 15 a 4 minuti) e somministrazione (da 20 a 10 minuti) si traduce in un risparmio economico significativo (-32,98% a singolo paziente), concentrato soprattutto sulle risorse umane e sul materiale di consumo. Dal punto di vista qualitativo, analizzando le percezioni dei professionisti coinvolti, vengono confermate la maggiore sicurezza procedurale, la riduzione dell’invasività e la semplificazione della gestione dei flussi, con impatto positivo sulla qualità della vita dei pazienti e dei caregiver.

Il pattern emerso evidenzia che il valore aggiunto della SC è maggiore nelle dimensioni procedurali e organizzative, particolarmente sugli snodi che incidono sul tempo e sull’efficienza dei servizi (agenda, liste d’attesa, allestimento e approvvigionamento), mentre le dimensioni etico-sociali e cliniche rimangono sostanzialmente invariate.

Il valore aggiunto della SC è maggiore nelle dimensioni procedurali e organizzative, particolarmente sugli snodi che incidono sul tempo e sull’efficienza dei servizi

Queste evidenze risultano essere coerenti con la letteratura disponibile sulla tematica [Cappuzzo et al., 2025], che riporta come la maggioranza dei pazienti abbia espresso preferenza per la somministrazione sottocutanea, percepita come più comoda rispetto alla via endovenosa. Analogamente, tra i professionisti sanitari, oltre il 75% ha ritenuto la somministrazione SC più agevole e il 77,8% ha concordato sul fatto che consenta ai pazienti di trascorrere meno tempo nelle unità di cura.

I risultati suggeriscono che l’innovazione introdotta dalla formulazione sottocutanea consenta di conciliare efficacia terapeutica (ampiamente dimostrata dagli studi clinici registrativi) e sostenibilità del sistema sanitario, migliorando l’efficienza dei processi senza richiedere investimenti aggiuntivi in risorse umane o infrastrutture. In un contesto di crescente pressione assistenziale e incremento della popolazione oncologica, la SC rappresenta quindi un modello di innovazione replicabile, in grado di amplificare il valore organizzativo e sociale della terapia senza compromettere il risultato clinico.

In collaborazione con il gruppo di lavoro del Corso di Alta Formazione in definizione del valore multidimensionale dei trattamenti oncologici – DEMIS della LIUC Business School, Università Cattaneo – LIUC: Maria Ida Abbate, Daniela Aldrighetti, Roberto Barbieri, Andrea Bernardinello, Maria Rosaria Blago, Serena Capici, Raffaella Cavi, Fabrizio Cucchiara, Alessandra Ferrari, Camilla Ferri, Michela Festari, Elisa Gallerani, Pietro Gazzola, Giovanna Luchena, Filomena Marino, Daniele Nardozza, Sara Nobili, Chiara Panciroli, Barbara Pezzini, Matteo Pizzi, Renza Richini, Francesco Vitiello, Cristina Zocchi

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