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La prevenzione come strumento per la sostenibilità del SSN

La prevenzione rappresenta un pilastro fondamentale del SSN, istituzione che è sempre più in affanno, per l’aumento dell’età della popolazione e delle possibilità di cura, con i relativi costi, e la riduzione delle risorse sia economiche che di personale.

“È vero che la sanità italiana è sotto-finanziata. Mi sento” però “anche d’accordo con la presidente del Consiglio che la parola d’ordine, al di là di un maggiore finanziamento, deve essere tagliare gli sprechi e l’inappropriatezza. E anche iniziare a pensare di governare un rapporto pubblico-privato, che già esiste ma che deve diventare integrazione governata a livello centrale e non lasciata a se stessa, pena alimentare le diseguaglianze di salute già fin troppo evidenti nel nostro Paese”.

Intervista alla professoressa Roberta Siliquini, presidente della Società italiana di Igiene e Medicina preventiva e Sanità pubblica (Siti) a margine del Congresso nazionale in corso a Como in questi giorni.

Sanità digitale alla Milano Digital Week 2023

Sanità digitale a tutto tondo alla Milano Digital Week 2023. In occasione dell’evento MiCuroDigitale Andrea Fortuna, Pharma & Life sciences Leader di PwC ha parlato delle aspettative dei cittadini nei confronti della digital health, della propensione delle professioni sanitarie all’uso di queste nuove tecnologie e delle leve su cui agire per poter accelerare il processo di trasformazione digitale della sanità. Ecco cosa ha detto ai microfoni di TrendSanità.

Come il digitale può aiutare a combattere le fake news

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Secondo il terzo rapporto Ital Communications – Censis, per tre quarti degli italiani è sempre più difficile riconoscere le fake news, cioè la disinformazione o la misinformazione che circola online e a volte anche sui cosiddetti media tradizionali. In particolare, se il 76,5% ritiene che sia sempre più complicato distinguerle dall’informazione, il 20,2% di questi pensa di non avere le competenze per riconoscere le fake news e il 61,1% di averle solo in parte.

A spaventare è soprattutto l’intelligenza artificiale che, sebbene sia uno strumento prezioso per i professionisti della comunicazione, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio perché rende sempre più indistinguibili le fake news dalle normali notizie.

Del rapporto tra informazione e sanità si è parlato anche al Festival del Digitale Popolare che si è tenuto dal 6 all’8 ottobre a Torino.

Nel panel “Digitale per la salute e lotta alle fake news”, moderato dal Ceo di Seed Medical Publishers Simone Eandi, si è discusso di come il digitale possa essere un alleato importante per l’informazione.

La digitalizzazione in sanità

In apertura, Biagio Oppi, responsabile comunicazione esterna di Pfizer, ha presentato dei dati di uno studio condotto dall’Istituto Piepoli riguardanti il rapporto tra informazione e salute.

“I risultati ci dicono che, in generale, il 45% della popolazione italiana non si fida delle informazioni sulla salute che riceve”, ha detto Oppi.

Dai dati presentati emerge come le principali fonti di informazione siano siti internet e tv, che sono ritenuti più affidabili, mentre giornali e riviste non sono considerati tali. I social sono attendibili dal 7% della popolazione.

Il digitale in sanità può fare tantissimo, sia lato paziente sia lato operatore sanitario

E la pandemia non ha contribuito a migliorare la fiducia nell’informazione: per il 17% degli intervistati il Covid non l’ha fatto, per il 40% l’ha fatto poco.

“Questo per noi è un punto di partenza, perché con Fondazione Italia Digitale intendiamo capire il fenomeno e proporre soluzioni che possono essere utili per migliorare la fiducia nei media e nelle istituzioni”.

Per il direttore della comunicazione di Pfizer, “il digitale in sanità può fare tantissimo, sia lato paziente sia lato operatore sanitario: può velocizzare il rapporto, permettere il monitoraggio a distanza, rendere più efficienti certi processi. Il Pnrr in questo rappresenta una grandissima opportunità per digitalizzare il Ssn”.

Il prebunking

“Abbiamo visto tutti quanto possa essere complicato, soprattutto durante un’emergenza, avere un alto livello di disinformazione”, ha esordito Cesare Buquicchio, giornalista e docente di comunicazione che durante la pandemia è stato capo ufficio stampa del Ministero della Salute.

“Secondo me bisogna avere un approccio più disincantato con queste tematiche forti: le dinamiche della disinformazione e della misinformazione sono sempre le stesse e fanno leva sui medesimi argomenti: l’odio, la paura, i complotti… Capire quali sono è uno degli antidoti più potenti per combattere le fake news”, ha affermato Buquicchio, che ha recentemente dato alle stampe il libro “La comunicazione del rischio nelle emergenze sanitarie”.

È stato dimostrato che il cosiddetto debunking, cioè il tentativo di demistificazione e confutazione delle informazioni false è poco efficace: una volta che sono in circolo, questi dati si propagano indipendentemente dai tentativi di contenerli e spiegarne la fallacia.

“Quello che si può fare, piuttosto, è un’operazione di prebunking, cioè cercare di fornire informazioni sulle dinamiche delle fake news, affinché le persone siano più preparate a riconoscerle”.

Il digitale per i cittadini

“Il digitale è in primis un canale di comunicazione con i nostri pazienti, che ridefinisce e ribilancia il rapporto tra l’ospedale, il centro diagnostico e la territorialità – ha affermato Massimiliano D’Elia, direttore operativo di Affidea Italia – Ci avvicina ai pazienti e permette loro un legame più stretto con il clinico visto che la comunicazione è più diretta”. 

Tecnologia, comunità e sostenibilità sono i tre pilastri della digitalizzazione per Affidea.

“La prima è alla base del percorso di trasformazione digitale che stiamo portando avanti, la comunità gioca per noi un ruolo fondamentale nell’educazione del paziente e nella diffusione dell’uso consapevole degli strumenti digitali in sanità. Tutto questo processo deve essere sostenibile, sia dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda il reperimento delle risorse”.

Affidea ha una rete di centri che si occupano soprattutto delle attività di diagnostica per immagini: “Solo un’integrazione efficace di questi tre pilastri può portare valore aggiunto alla società, garantendo maggiore accesso alle cure ai pazienti, abbattendo le disuguaglianze dell’accesso alle cure e assicurando una maggiore salute e benessere ai cittadini”.

Autismo: pubblicata la Linea Guida ISS su diagnosi e trattamento in bambini e adolescenti

L’ISS ha pubblicato il testo completo della Linea Guida sulla diagnosi e il trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti che include 27 raccomandazioni e 1 indicazione di buona pratica clinica che gli esperti – professionisti e familiari/persone autistiche – hanno formulato sulla base della letteratura più aggiornata e della loro esperienza professionale e personale.

Il documento pubblicato riporta le raccomandazioni relative agli interventi diagnostici, che non erano regolati dalle linee guida precedenti, e terapeutici, sia farmacologici che abilitativi e riabilitativi, da implementare nella pratica clinica, valutando le evidenze nel dettaglio producendo raccomandazioni e indicazioni di buona pratica clinica.

“Gli interventi raccomandati ora saranno pienamente esigibili” – dichiara Maria Luisa Scattoni, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Autismo e del Comitato Tecnico Scientifico per l’elaborazione delle Linee Guida – “e potranno essere integrati tra di loro, se ritenuto appropriato dal clinico, all’interno di un progetto terapeutico complessivo che tenga conto delle caratteristiche specifiche di ogni bambino/adolescente, della sua età, del suo profilo di funzionamento e del suo contesto di vita. Lo sviluppo di raccomandazioni diagnostiche, la partecipazione degli stakeholder, dalle associazioni di pazienti alle Società Scientifiche, e l’adozione di un metodo rigoroso che tiene conto degli aspetti di contesto sono elementi di grande novità rispetto a quanto sinora disponibile per le Istituzioni e l’intera comunità”.

Gli interventi raccomandati ora saranno pienamente esigibili e potranno essere integrati tra di loro, se ritenuto appropriato dal clinico

Le raccomandazioni prodotte nell’ambito di questa LG sono dirette a tutti i professionisti sanitari e socio-sanitari coinvolti nei processi di diagnosi e di presa in carico delle persone nello spettro autistico.

“Le linee guida sulla gestione dei Disturbi dello spettro autistico contengono raccomandazioni a supporto delle decisioni degli operatori basate sulle migliori evidenze di sicurezza, efficacia, efficienza ed equità, che possono contribuire al miglioramento della qualità dei servizi erogati con maggiore soddisfazione dei professionisti e dei cittadini-utenti con una notevole riduzione dei contenziosi medico-legali e la garanzia della sostenibilità del SSN pubblico, equo e universalistico” dichiara il Professor Rocco Bellantone, Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità.

Come sono state elaborate le linee guida

Tramite l’art. 2 del decreto che disciplina le modalità di utilizzo del “Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico”, il Ministero della Salute ha affidato all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) il compito di aggiornare le linee guida in tutte le età della vita.

Le raccomandazioni di buona pratica clinica sono state elaborate attraverso il metodo GRADE (Grading of Recommendations, Assessment, Development and Evaluation), uno strumento di riferimento per la valutazione della affidabilità delle prove scientifiche e per la formulazione di raccomandazioni cliniche basate sulle evidenze.

Un aspetto peculiare del sistema GRADE è l’integrazione della valutazione della qualità delle prove disponibili con altri aspetti quali la fattibilità e le implicazioni organizzative ed economiche. Il rigore metodologico nello sviluppo della Linea Guida è stato assicurato dall’esperienza dei professionisti con riconosciuta esperienza e competenza nell’applicazione del metodo GRADE quali il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per l’analisi economica e dal Quality Assurance Team del Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica, la Qualità e la Sicurezza delle Cure con specifiche competenze in tema di sviluppo e valutazione di linee guida. 

Il Ministero della Salute ha affidato all’Istituto Superiore di Sanità il compito di aggiornare le linee guida in tutte le età della vita

“La Linea Guida sulla diagnosi e il trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti è stata elaborata nel rispetto dei migliori standard internazionali per lo sviluppo di linee guida e può certamente essere considerata un brillante esempio di applicazione meticolosa e coscienziosa dei criteri per sviluppare raccomandazioni sanitarie affidabili e sicure” dichiara Holger Schunemann, epidemiologo clinico e Direttore del Centro GRADE della McMaster University (Canada) e coordinatore metodologico della Linea Guida. “Personalmente mi sento onorato e orgoglioso per essere stato coinvolto, in qualità di co-coordinatore insieme al Dottor Franco Nardocci” prosegue Holger Schunemann “in questo importante progetto”.

I membri del Panel auspicano che la Linea Guida venga recepita quanto prima e che siano diffuse le raccomandazioni elaborate a tutela delle persone con autismo e delle loro famiglie inclusa la necessità di personalizzare la cornice terapeutica, predisporre iniziative formative sulle metodologie di intervento, attivare progetti di ricerca nel campo degli interventi e promuovere iniziative istituzionali dirette a disciplinare il curriculum formativo delle professionalità abilitate all’esercizio dei vari interventi.

“Su tutte queste iniziative l’ISS è disponibile a collaborare con le Istituzioni competenti, le Società scientifiche e con le Associazioni delle persone con autismo e delle loro famiglie” – conclude Maria Luisa Scattoni.

Rapporto Agenas-Aiop sulla qualità degli Outcome clinici negli ospedali italiani

È stato presentato a Roma il Rapporto sulla Qualità degli Outcome clinici negli Ospedali italiani 2023, elaborato da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), che propone una valutazione comparativa tra le strutture di diritto pubblico e le strutture di diritto privato del Servizio Sanitario Nazionale, da cui si evince la qualità offerta dalla sanità italiana, con un focus sulla variabilità tra Regioni e all’interno delle stesse, sulla base dei risultati del Programma Nazionale Esiti (PNE) 2022.

Il risultato è una fotografia della qualità offerta dal nostro SSN che consente il confronto sulla base della natura giuridica delle strutture

livello nazionale, delle 511 strutture di diritto pubblico valutate, 45 (pari al 9%) riportano tutte le aree cliniche validate di qualità alta o molto alta; delle 297 strutture di diritto privato, quelle con standard elevati sono, invece, 80 (pari al 27%). Per quanto riguarda le strutture di qualità bassa o molto bassa, queste rappresentano il 19% delle strutture valutate di diritto pubblico (54 su 511) e il 32% delle strutture di diritto privato (75 su 297).

Nell’area del sistema cardiocircolatorio, si rileva un’elevata concentrazione su livelli alti/molto alti di aderenza agli standard: mentre nel nord e, ancora di più, nel sud e isole la proporzione di strutture di diritto privato over-standard è superiore rispetto a quella delle strutture di diritto pubblico, nel centro la situazione è ribaltata. Qui, infatti, le strutture di qualità bassa/molto bassa sono proporzionalmente di più tra quelle accreditate che tra quelle di diritto pubblico.

Nell’area sistema nervoso, la divaricazione tra le due componenti è sostanziale soprattutto al sud e isole: qui le strutture che riportano livelli di qualità alta/molto alta sono proporzionalmente di più tra le accreditate, mentre quelle che riportano una qualità substandard sono proporzionalmente di più tra quelle di diritto pubblico. Nel centro – analogamente a quanto riportato per l’area cardiocircolatoria – le strutture di qualità bassa/molto bassa sono proporzionalmente di più tra le strutture accreditate che tra quelle di diritto pubblico.

Nell’area sistema respiratorio, per quanto riguarda il confronto pubblico-privato, la percentuale di strutture che raggiunge standard di qualità alta/molto alta è significativamente maggiore tra quelle accreditate.

Nell’area della chirurgia oncologica, è il nord ad avere risultati simili al sud, con le strutture di diritto privato che, nel confronto con quelle di diritto pubblico, sono proporzionalmente di più tra quelle di qualità alta/molto alta e di meno tra quelle di qualità bassa/molto bassa. Al centro, se le strutture sovra-standard hanno la stessa percentuale tra le pubbliche e le accreditate, le strutture con qualità bassa/molto bassa sono proporzionalmente di più tra quelle di diritto privato.

Nell’area osteomuscolare, le differenze tra le due componenti sono soprattutto al centro e al sud, dove, rispettivamente il 37% e il 52% delle strutture pubbliche riportano livelli di qualità bassa/molto bassa.

Nell’area gravidanza e parto si documenta una importante divaricazione tra le due componenti: al nord il 56% delle strutture di diritto privato registra livelli di qualità alta/molto alta contro il 15% del sud, mentre le strutture accreditate di qualità bassa/molto bassa sono il 22% al nord e il 75% nel sud e isole

Il PNE ha sempre avuto la finalità positiva di voler restituire una fotografia attraverso la quale identificare gli spazi di miglioramento percorribili per realizzare una sanità di prossimità, efficace e appropriata

“Anche grazie alla realizzazione del Rapporto presentato – ha dichiarato il Presidente di Agenas Enrico Coscioni – prosegue il lavoro di collaborazione tecnico-operativa dell’Agenzia nei confronti delle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano, nonché delle loro aziende sanitarie, in ambito organizzativo, gestionale oltre che in tema di efficacia degli interventi sanitari. Avere strutture – siano esse di diritto pubblico o privato – in grado di garantire una sempre più efficace presa in carico dei pazienti è l’obiettivo che Agenas persegue sin dalla sua istituzione. Dunque, ben venga l’individuazione di buone pratiche da diffondere in modo uniforme per tutto il territorio nazionale”.

“Il Rapporto, frutto dell’Accordo di collaborazione stipulato tra Agenas e Aiop – ha affermato il Direttore Generale Agenas Domenico Mantoan – ha voluto mettere in evidenza sia l’apporto che la componente pubblica e quella privata hanno fornito al corretto funzionamento del SSN, sia la risposta rispetto all’emergenza pandemica. Ciò è stato possibile rielaborando i dati dell’edizione 2022 del Programma Nazionale Esiti (PNE) per verificare, a un livello di dettaglio maggiore, la qualità delle prestazioni erogate dalle strutture pubbliche e da quelle private accreditate. Ricordo che Agenas si configura come organo tecnico-scientifico del SSN e anche grazie al ruolo acquisito da oltre un anno di Agenzia nazionale per la sanità digitale ha sempre più tra i suoi obiettivi quello di assicurare il potenziamento dei servizi e dei processi in sanità mediante l’analisi approfondita dei dati. Va considerato, comunque, che il privato accreditato, a differenza di altri comparti del SSN, è l’unico sottoposto a dei tetti rigidi, congelati al 2011, con la conseguenza di generare una “schizofrenia” di sistema”.

Per la Presidente Nazionale Aiop Barbara Cittadini “Il PNE ha, sempre, avuto la finalità positiva di volere restituire una fotografia attraverso la quale identificare tutti gli spazi di miglioramento percorribili per realizzare una sanità di prossimità, efficace ed appropriata. Con questo lavoro, nato dalla virtuosa sinergia tra Agenas e Aiop, partiamo proprio dall’analisi degli esiti in funzione della natura giuridica delle strutture per superare l’ideologica dialettica che contrappone “il pubblico al privato”. È prioritario riflettere sull’estrema variabilità della qualità all’interno delle due componenti, in ogni Regione e tra Regioni, facendo emergere quelle contraddizioni che devono essere migliorate in un percorso di efficientamento complessivo che tuteli i valori di universalità, solidarietà ed equità ai quali si ispira il nostro Servizio Sanitario Nazionale.

La riforma del sistema, già in atto – ha commentato Cittadini – non deve tradire la preziosa ed originaria natura del PNE, utilizzandone la valenza tecnico-scientifica a servizio di un meccanismo di razionalizzazione acritica delle sole strutture di diritto privato del SSN. Se la concorrenza non si sostituirà alla programmazione, se la selezione non si sostituirà al miglioramento, vorrà dire che saremo stati in grado di costruire un sistema solido, che non lasci intere aree geografiche sguarnite di presidi di ricovero e cura, finalmente in grado di tutelare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione” ha concluso.

Secondo Giovanni Baglio, Direttore UOC Ricerca, PNE, Rapporti Internazionali di Agenas, “per una effettiva tutela della salute del cittadino la prospettiva deve essere quella della corresponsabilità e complementarietà, non della concorrenza fra pubblico e privato. Il PNE rappresenta un osservatorio permanente sull’efficacia, l’appropriatezza, la sicurezza e l’equità di accesso alle cure garantite dal SSN nell’ambito dei LEA ed è uno strumento di supporto al miglioramento continuo”.

La prospettiva deve essere quella della corresponsabilità e complementarietà, non della concorrenza fra pubblico e privato

Alice Basiglini, Responsabile area epidemiologia valutativa, Ufficio Studi di Aiop, ha rilevato che: “Il Rapporto analizza la qualità dei due comparti pubblico-privato del SSN al fine di superare la dialettica fra le due componenti e focalizzare l’attenzione sull’eterogeneità di prestazioni anche all’interno delle due componenti; si tratta di riportare al centro l’equità di accesso. Non ci sono strutture di alta qualità e bassa qualità – ha proseguito Basiglini – ma specifiche aree cliniche e specifiche prestazioni che all’interno di una stessa struttura riportano, alcune, livelli di qualità in linea con gli standard di efficacia e sicurezza e altre che sono lontane da questi standard. In linea generale possiamo valutare come le strutture di diritto privato riportano performance migliori in termini di esiti rispetto a quelle di diritto pubblico, ma soffrono per quanto riguarda i volumi di attività, soprattutto per l’impossibilità di esprimere interamente la propria potenzialità di produzione a causa dei tetti imposti”.

Per Angela Adduce, Ispettore Generale Capo per la Spesa Sociale Ragioneria Generale dello Stato, Ministero dell’Economia e delle Finanze: “Il tetto fissato dalla Spending review costituisce una delle norme che governano la spesa e come ogni tetto deve essere periodicamente manutenuto. Più volte la Ragioneria di Stato ne ha proposto la revisione, ma la decisione e l’opportunità che ne deriva è una scelta politica che deve essere presa in maniera coerente nell’ambito degli equilibri di finanza pubblica. È vero che non è ancora stato previsto un nuovo Tariffario ospedaliero, ma con quello specialistico-ambulatoriale che entrerà in vigore da gennaio 2024 si può già lavorare per provare a rivedere il valore del tetto. Intanto, il Governo ha consentito che tutte le prestazioni per il recupero delle liste d’attesa andassero in deroga al tetto di spesa per evitare di creare conseguenze drammatiche sul piano della tutela della salute”.

Guido Bertolaso, Assessore al Welfare della Regione Lombardia, ha osservato: “Oggi una delle questioni fondamentali nel nostro Paese riguarda le risorse umane. È fondamentale incentivare la permanenza in Italia del nostro personale sanitario – che non necessariamente lascia il pubblico per il privato – per frenare l’emorragia di capitale umano verso l’estero. I privati possono contribuire notevolmente alla tutela del diritto alla salute. In tal senso, è necessario rivedere il limite dei tetti di spesa a livello nazionale per permettere alle Regioni di favorire l’intervento dei privati per quanto riguarda tutte le attività diagnostiche e terapeutiche, a prescindere dalla loro remunerazione”.

La salute mentale in Italia

Dopo il Covid i problemi di salute mentale come ansia e depressione sono aumentati del 30%. Numericamente, si parla di circa un milione di persone in più che avrebbero bisogno di essere prese in carico. Purtroppo, le risorse non sono aumentate: un decreto che risale al 1999 stabilisce di destinare alla salute mentale il 5% della spesa sanitaria. Paesi come la Francia o la Germania investono il 10-14%.

In occasione della Giornata mondiale della Salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, abbiamo intervistato Emi Bondi, direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e presidente della Società italiana di Psichiatria (Sip).

L’esperta ha evidenziato, oltre a una carenza di risorse economiche, anche la mancanza di risorse umane: “In Italia mancano oltre 1.000 psichiatri e iniziano a scarseggiare anche le figure infermieristiche, che sono altrettanto importanti”.

Malattie rare: il ruolo del farmacista ospedaliero

Al Congresso SIFO le malattie rare sono state protagoniste di un approfondimento molto preciso e seguito da oltre settecento professionisti. “Abbiamo voluto concentrarci su questo tema già dal Piano programmatico dell’attuale Direttivo SIFO”, ha sottolineato il presidente Arturo Cavaliere aprendo la sessione inclusa nel XLIV Congresso, “Dove abbiamo inserito accesso precoce, personalizzazione delle cure e ricerca clinica al centro dei nostri obiettivi societari. Da quel momento abbiamo seguito passo dopo passo il percorso parlamentare del cosiddetto Testo unico, confermando che il farmacista ospedaliero e dei servizi territoriali svolge un ruolo fondamentale per assicurare certezza e governo organizzativo di terapie disponibili (e spesso salvavita) in tempi brevi”.

Alla sessione – dove sono intervenuti tra gli altri anche Federico Lega (UniMi), Gianluca Trifirò (UniVr), Maria Galdo (SIFO) e Giuseppe Limongelli (UniNa) – Ugo Trama (direttivo SIFO) e Tiziana Corsetti (referente dell’area SIFO Malattie rare) hanno affermato che oggi “al farmacista ospedaliero è richiesta la competenza e la tempestività per garantire percorsi che aiutino l’assistito ad accedere alla diagnosi ed alle migliori cure in modo corretto ed efficace. Ma la collaborazione istituzionale e socio-sanitaria è ingrediente essenziale perché le singole professionalità siano effettivamente in grado di produrre quei cambiamenti positivi a favore dei pazienti che il Testo unico ha individuato”.

Obiettivo primario per le malattie rare: diagnosi precoce ed omogeneo accesso alle terapie

Tra gli interventi, aperti dalla preziosa disamina di Giuseppe Limongelli che ha sintetizzato temi e opportunità offerti dal Piano nazionale malattie rare 2023-2026 (basato sui caposaldi di Prevenzione Primaria, Diagnosi, Percorsi assistenziali, Trattamenti farmacologici, Trattamenti non farmacologici, Ricerca, Formazione, Informazione, Registri e monitoraggio della Rete nazionale), da segnalare la sottolineatura del farmacologo Gianluca Trifirò, che ha evidenziato l’importante contributo che l’intelligenza artificiale ed il machine learning possono dare nell’ambito dei rare disease, “offrendo un supporto nell’identificazione delle patologie, visto che per certe malattie abbiamo ancora tempi di identificazione diagnostica che in certi casi raggiungono i due anni”.

Come giudica Uniamo – Federazione di riferimento dei pazienti con malattia rare e dei loro caregiver – la relazione con il mondo della farmacia ospedaliera e questa grande attenzione espressa da SIFO? Risponde Annalisa Scopinaro, presidente della Federazione e tra gli speaker più seguiti del workshop: “Per le tante malattie rare che hanno necessità di terapie che nella maggior parte dei casi devono essere somministrate in ospedale o sono comunque in fascia H, quindi da ritirare nelle farmacie ospedalieri, il rapporto con le persone che si occupano della distribuzione è fondamentale. Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte, il farmacista ospedaliero ha un ruolo importantissimo anche per l’aderenza terapeutica, che presuppone una relazione stretta farmacista-paziente. La conoscenza delle malattie rare e delle loro specificità è fondamentale”.

Più volte citata, la nuova Legge 2021/175 – il Testo unico – ha cambiato o sta cambiando la vita delle persone con malattie rare. Gli auspici espressi durante il Congresso sono tanti: presa in carico uniforme, accesso alle terapie reso meno prolungato nel tempo e non disomogeneo sul territorio.

Scopinaro: farmacisti ospedalieri importanti anche per aderenza terapeutica

Cosa i pazienti sperano possa accadere in tempi brevi per un’efficace implementazione della Legge? “Ad oggi la Legge ha potuto esplicare solo alcuni degli step e degli obiettivi previsti”, precisa Scopinaro, “è stato istituito il Comitato Nazionale che ha potuto finalmente dare il via all’aggiornamento del Piano Nazionale Malattie Rare. Con il finanziamento previsto per il Piano, già al vaglio della Conferenza Stato Regioni, si potranno cominciare a realizzare alcuni degli obiettivi previsti, che sono in linea con quanto previsto dalla Legge. Per altre cose, come ad esempio il Fondo specifico, dovremo attendere i decreti attuativi”.

Come affermato anche da Tiziana Corsetti (referente SIFO per le Malattie rare), a piccoli passi, le cose stanno andando avanti: “auspichiamo che le Regioni implementino il PNMR quanto prima nei loro atti e che alcune delle azioni previste dalla Legge siano portate all’attenzione del CoNaMR per una loro implementazione e successiva decretazione”.

Concluso l’81simo Congresso Fimmg, Silvestro Scotti: “A noi il compito di tracciare la strada e vincere le sfide che la professione pone”

«Non solo un Congresso sindacale, ma il Congresso di una parte della società civile che è attenta a ciò che accade e che cerca di trovare all’interno di un sistema professionale un contributo alla soluzione dei problemi dei cittadini. Ci troviamo ad affrontare un bivio importante ed è nostro compito trovare la strada per una medicina generale che fortifichi sempre più il rapporto con i pazienti, a prescindere dallo strumento tecnologico che la intermedierà. Dobbiamo fare in modo che il paziente possa sempre riconoscere in noi il proprio medico». Lo ha detto il segretario generale Silvestro Scotti in chiusura dell’81simo Congresso nazionale Fimmg a Villasimius (Cagliari).

Votata all’unanimità anche la mozione di chiusura del Congresso, nella quale viene espresso apprezzamento per l’efficacia, l’attualità e l’importanza del tema scelto e sintetizzato nel titolo “La medicina generale al bivio tra mura e cura. Investimenti e digitalizzazione nel rispetto dei valori umanistici e professionali”, che con visione chiara indica le criticità e le proposte per la sopravvivenza del SSN.

Sottolineata anche la necessità della valorizzazione economica, del personale convenzionato nella prossima Legge di Bilancio, anche al fine di sostenere l’aumento dei costi negli investimenti per il personale di supporto (collaboratori/infermieri), tecnologie innovative e strutture che la categoria sta sostenendo nell’interesse degli obiettivi del SSN.

Espressa con fermezza la necessità di riconoscere la medicina generale come impresa solidale e di introdurre meccanismi indiretti di vantaggio fiscale applicabili al reddito accessorio, considerato che gli obiettivi raggiungibili con queste progettualità produrranno servizi e conseguenti risultati assistenziali al servizio pubblico, determinando potenzialmente risparmi più che spese.

Fimmg ritiene imprescindibile la conferma dell’attuale stato contrattuale di convenzione

Il Congresso accoglie con favore l’avvio delle trattative per l’ACN 2019-2021, in primo luogo per il recupero delle risorse economiche da anni attese, ma anche per il completamento dell’introduzione delle AFT e del Ruolo Unico al fine di consolidare la rete degli studi di medicina generale.

Auspica una rapida conclusione delle trattative, condizione necessaria per l’immediata adozione dell’Atto di Indirizzo e per l’apertura della trattativa 2022-2024, che porti al necessario allineamento temporale dell’ACN per l’attuazione dell’evoluzione della medicina territoriale e propedeutico alla realizzazione degli obiettivi della Missione 6 del PNRR.

Inoltre, il Congresso nazionale della Fimmg ritiene imprescindibile la conferma dell’attuale stato contrattuale di convenzione oggi previsto, confermando l’assoluta contrarietà, nell’interesse dei cittadini e del SSN, alla trasformazione dei sistemi territoriali convenzionati verso la dipendenza o sistemi misti.

L’81simo congresso nazionale della Fimmg ha voluto, nella mozione conclusiva, ringraziare il ministro Orazio Schillaci per la sua ferma volontà di non far mancare la sua presenza al congresso nazionale della Fimmg e per aver sottolineato nel suo intervento la necessità di rendere più attrattiva la formazione post laurea in medicina generale attraverso un nuovo percorso che la trasformi in scuola di specializzazione, di cui i medici di medicina generale siano coordinatori e docenti.

Per rendere più attrattiva la formazione post laurea, si auspica un nuovo percorso che la trasformi in scuola di specializzazione

Evidenziata e condivisa, poi, la necessità di individuare le modalità di coinvolgimento delle AFT nella riforma del territorio come forma di casa della comunità Spoke, in relazione funzionale con le case Hub, ribadendo la forte, costruttiva e leale collaborazione tra la Fimmg e la struttura ministeriale già in atto nel corso dell’ultimo anno che continua e continuerà in percorsi condivisi.

Apprezzamento viene espresso per i percorsi di evoluzione del SSN, ed in particolare della medicina generale prospettati dal Sen. Franco Zaffini, presidente della commissione affari sociali e sanità, e della espressa volontà di perseguirne, in tempi brevi, la loro attuazione.

La mozione riconosce inoltre all’onorevole Marta Schifone l’impegno di supporto legislativo profuso che ha portato, tra l’altro, all’approvazione dell’emendamento che nel modificare la compatibilità tra attività oraria e fiduciaria ha posto le basi per una più efficace realizzazione del Ruolo Unico nell’ambito della AFT.

Brevetti scaduti e mancati risparmi: la voce di Egualia

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha reso disponibile nei giorni scorsi un primo monitoraggio riguardante gli elenchi dei principi attivi con scadenza brevettuale 2022-2024, segnalando anche i traguardi raggiunti nella negoziazione tramite procedura semplificata dei prezzi.

E, come evidenzia una nota di Egualia, altrettanto puntualmente AIFA ha sottolineato il “potenziale mancato risparmio” derivante dalla mancata immissione sul mercato di molecole a brevetto scaduto per le quali AIFA ha individuato scaglioni di prezzo negoziali automatici.

L’Associazione che rappresenta l’industria dei farmaci generici equivalenti, dei biosimilari e delle Value Added Medicines ha diffuso pertanto alcune precisazioni in merito alle motivazioni di tali ritardi.

Si tratta in particolare di quattro principi attivi per i quali – ai sensi del decreto Salute per la negoziazione automatica dei farmaci generici e biosimilari del 21 luglio 2022 – è stata sancita una riduzione di prezzo che va dal 30% al 70%, con risparmi attesi pari a 198 milioni di euro.

Per uno dei principi attivi citati il ritardo di commercializzazione è legato alla necessità di documentare il rispetto dei limiti per le impurezze nitrosamminiche identificate nei medicinali fissati solo recentemente da Ema, di cui Aifa ha dato notizia alle aziende a metà luglio (https://www.aifa.gov.it/-/comunicazione-alle-aziende-sulle-nitrosammine-aggiornamento-delle-q-a).

Per gli altri sussistono problemi di natura diversa di cui AIFA è ben consapevole, anche alla luce dei tavoli di lavoro in cui sono state affrontati, ma di cui non fa cenno nella sua nota:

  • problemi di sostenibilità dei costi di produzione che le aziende segnalano da tempo e che da un lato, per i farmaci già in commercio, contribuiscono all’aggravarsi del problema delle carenze e per quelli di nuova immissione possono rendere difficile, se non impossibile, l’accesso al mercato per le mutate condizioni che intervengono tra la negoziazione del livello di rimborso e l’effettiva commercializzazione;
  • contese brevettuali infinite e irrisolte (a livello italiano ed europeo) che rendono solo “teorica” la data di scadenza brevettuale riportata nella tabella AIFA, mutuata dall’Ufficio italiano brevetti (UIBM) del MiMIT alla luce del mantenimento soltanto in Italia del meccanismo del “patent linkage” – che subordina la rimborsabilità dei farmaci equivalenti allo stato del brevetto del farmaco originario sancendo di fatto la non esecutività degli eventuali provvedimenti assunti da AIFA sulla fissazione del prezzo di rimborso dei medicinali generici – mantenuto pervicacemente in vita da una norma inserita nel Ddl Concorrenza 2021, che ne aveva inizialmente previsto l’abrogazione.

La nota di Egualia conclude con un ringraziamento ad AIFA “per aver voluto per la prima volta sollevare il tema dei mancati risparmi derivanti dalle storture presenti nel nostro ordinamento e dell’assenza di una politica di governance capace di premiare la concorrenza e agevolare l’accesso dei pazienti e del SSN ai trattamenti meno costosi senza inutili ostacoli.

Così come siamo grati nell’aver voluto evidenziare che grazie alle molecole off patent entrate negli ultimi due anni sul mercato i risparmi attesi e conseguibili ammontano a quasi 400 milioni di euro.

È un dato che dovrebbe servire ad indirizzare con chiarezza le scelte della politica in occasione della prossima legge di bilancio”.

DD, DPC e distribuzione convenzionata: documento congiunto SIFO, FOFI, FEDERFARMA e ASSOFARM

Equità di accesso nell’ambito del farmaco significa anche trovare un equilibrio tra i canali distributivi attualmente attivi e autorizzati: su questo tema SIFO ha presentato durante il recentissimo Congresso un Documento congiunto sulla distribuzione del farmaco a cui hanno lavorato SIFO, FOFI, Federfarma e Assofarm.

“Il Documento”, ha sottolineato il presidente SIFO, Arturo Cavaliere “è frutto di un lavoro collaborativo che aveva l’obiettivo di trovare un equilibrio tra i canali distributivi – Distribuzione diretta, Distribuzione per conto e Distribuzione convenzionata – che fosse scientificamente sostenibile ed economicamente accettabile”.

Storicamente il punto di partenza di questo lavoro è stata l’indagine conoscitiva promossa nel marzo 2022 dall’onorevole Marcello Gemmato, che aveva messo in luce (con una serie di audizioni parlamentari) la necessità di riflettere sulle modalità distributive del farmaco sviluppate nel nostro Paese a seguito della Legge 2001/405, nel tentativo di trovare un nuovo format dialogico tra i canali, per assicurare quell’assistenza farmaceutica omogenea accessibile che è parte integrante dei LEA.

Nel Documento si determinano quali farmaci si ritengono trasferibili da DD a DPC e con quali modalità

Il Documento presentato durante il Congresso SIFO ha alcuni obiettivi chiari, perché partendo da una visione degli attuali assetti e canali (in presenza di disomogeneità regionali purtroppo evidentissime, come sottolineato anche da Francesco Trotta di AIFA), intende determinare a monte: le categorie di farmaci che possono essere dispensati dai servizi mediante la DD; i farmaci che dalla DD possono essere agilmente trasferiti alla DPC e la cui dispensazione avviene per conto delle Regioni per il tramite delle farmacie di comunità; valutare il percorso istruttorio necessario per il trasferimento dei farmaci dalla DPC alla convenzionata.

Ed ecco dunque i tre criteri espressi nel Documento congiunto:

  • si ritengono non trasferibili da DD a DPC i farmaci con registro di monitoraggio e gestione tramite piattaforma informatica AIFA; i farmaci che richiedono scarico informativo da parte della farmacia ospedaliera; i farmaci con somministrazione endovenosa o associata a combo therapy; i farmaci per HIV (consegnati al paziente dai centri malattie infettive) e per dipendenze distribuiti dai serd; i farmaci per particolari tipologie erogative quali istituti semiresidenziali, penitenziari ed i farmaci orfani e legge 648.1996.
  • i criteri di trasferibilità dalla DD alla DPC individuano invece i farmaci erogati in classe A (A-pht) erogati in entrambi i canali come “diretta a cronici”: i farmaci non erogati negli istituti semiresidenziali, nei penitenziari né dispensati alla dimissione da ricovero o da visita specialistica e tutte le categorie comuni di farmaci con una quota prevalente di erogazione in DPC, senza che siano necessari approfondimenti ulteriori (come nel caso di NAO, Antidiabetici, Asma, Bpco, Antipsicotici, Anti-Parkinson) e verificate le dovute eccezioni.
  • per quanto riguarda il trasferimento dalla DPC alla convenzionata, il Documento precisa che per individuare i criteri condivisi il percorso istruttorio e la necessaria sostenibilità economica per questo trasferimento nell’ambito dell’assistenza di prossimità per le patologie croniche con farmaci prescrivibili dal MMG è necessario dare applicazione alla normativa di modifica della remunerazione della farmacie ed è necessario il cambio di flusso informativo utilizzato ai fini della rendicontazione della spesa farmaceutica dall’attuale sistema di rilevazione.

Si attende ora il riscontro del Governo, dopo la consegna del Documento al sottosegretario Gemmato

Il Documento è stato commentato positivamente da Andrea Mandelli (presidente FOFI), Marco Cossolo (presidente Federfarma), Venanzio Gilli (presidente Assofarm), oltre che da Annalisa Mandorino (Cittadinanzattiva), mentre Domenico Mantoan (Direttore Generale di AGENAS) ha colto l’occasione di questa presentazione per confermare la centralità del ruolo della categoria dei farmacisti (nella loro interezza) nello scenario complessivo delle trasformazioni che collegano sanità ospedaliera, sanità territoriale e sistemi tecnologici (di cui anche gli aspetti distributivi fanno parte).

Ha concluso Cavaliere: “Nel contesto di una nuova armonia professionale condivisa, base su cui si è sviluppato il Documento che abbiamo presentato, siamo consapevoli di aver generato la prima riforma concreta emersa in modo compatto dalla categoria. E siamo orgogliosi di mettere il tutto a disposizione dell’attenzione dei decisori politici affinché ne tengano conto nelle scelte immediate e nelle allocazioni economiche”.

Il testo del Documento congiunto è stato consegnato al Congresso SIFO al sottosegretario Marcello Gemmato, che ha confermato che anche “questa proposta autorevole della filiera del farmaco sarà presa in seria considerazione dall’attuale Governo”.

La speranza emersa dal Congresso SIFO è che il Documento possa essere acquisito in una prossima e ravvicinata norma, auspici che sono stati condivisi anche da Nello Martini e Luigi D’Ambrosio Lettieri, chairman della sessione.