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Dall’European Society of Cardiology le nuove linee guida per il trattamento delle malattie cardiovascolari in persone con diabete

Le nuove Linee Guida per le malattie cardiovascolari nelle persone con diabete, appena pubblicate in occasione del Congresso ESC di Amsterdam, sono un documento innovativo per l’ampiezza di argomenti trattati: dalla stratificazione del rischio CV, allo screening, diagnosi e trattamento. Le Linee Guida valutano e riassumono le evidenze scientifiche disponibili al momento della loro stesura, con l’obiettivo di supportare gli operatori sanitari nel proporre il miglior approccio diagnostico o terapeutico. Si stima infatti che il 25-40% di pazienti con malattie CV abbia un diabete non diagnosticato.

“I pazienti con diabete di tipo 2 corrono un rischio da due a 4 volte maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari (CVD) con le sue manifestazioni di malattia coronarica (CAD), insufficienza cardiaca (HF), fibrillazione atriale (FA) e ictus, nonché́ malattie delle arterie aortiche e periferiche. Inoltre, il diabete è un importante fattore di rischio per lo sviluppo della malattia renale cronica (IRC) che a sua volta peggiora la funzione cardiaca” spiega il Professor Massimo Federici, che ha coordinato la task force insieme al Prof. Nikolaus Marx. “In tutti i casi poi, la prognosi è peggiore. Ad esempio, la morte per malattie CV è del 50-90% più alta nei soggetti con insufficienza cardiaca associata al diabete, rispetto a quelli con la sola insufficienza cardiaca”.

Nuovo punteggio SCORE2-Diabetes: stima del rischio di malattie cardiovascolari a 10 anni

Gli esperti dell’ESC hanno sviluppato un algoritmo disponibile in una app, SCORE2-Diabetes, che supera i limiti dei modelli precedenti. Dato che avere il diabete ha un impatto importante sulla prognosi, è della massima importanza valutare il rischio cardiovascolare negli individui con diabete che non abbiano ancora evidenza clinica di malattia cardiovascolare al fine di individuare quelli a rischio più alto nei quali si deve immediatamente attivare la massima prevenzione correggendo stili di vita e implementando la terapia più adeguata.

Quando si valuta il rischio cardiovascolare in individui con diabete di tipo 2, è importante considerare i diversi elementi della storia naturale di malattia: l’anamnesi medica e familiare con rilevazione dell’età al momento della diagnosi, i sintomi, i risultati degli esami (in particolare glicemia e colesterolo), i risultati di test di laboratorio e di altri test diagnostici oltre agli stili di vita come il fumo e l’attività fisica.

Le attuali Linee guida raccomandano l’uso del modello SCORE2-Diabetes che stima il rischio a 10 anni in individui con diabete di età̀ compresa tra 40 e 69 anni che non abbiano ancora evidenza di malattia cardiovascolare (ASCVD) o renale (TOD), e per stimare il rischio individuale a 10 anni di eventi CVD fatali e non fatali (Infarto del miocardio, ictus).

“Le nuove raccomandazioni prevedono l’uso degli inibitori SGLT2 e/o gli antagonisti del recettore GLP-1 per ridurre significativamente il rischio di infarto e ictus in tutti i pazienti con diabete e malattia CV. Un obiettivo speciale è poi la gestione dell’insufficienza cardiaca: i pazienti con diabete, infatti, presentano un rischio da due a quattro volte superiore rispetto a quelli senza diabete: la terapia con inibitori di SGLT2 ha ridotto le probabilità di ricovero e morte”, sottolinea il Professor Federici.

“Il coordinamento di Linee Guida ufficiali della Società Europea di Cardiologia (ESC) affidata ad un esperto italiano è di grande rilevanza per vari motivi. Il primo è ‘ad personam’: il Professor Federici è uno dei ricercatori più brillanti nell’ambito della malattia cardiovascolare nel paziente diabetico ed è italiano; il secondo motivo è che il Prof. Federici è soprattutto un esperto di diabetologia, una disciplina, questa, tenuta sempre più in considerazione dai cardiologi; terzo motivo è che questa designazione conferma il ruolo di primo piano della Società italiana di diabetologia nel campo della clinica e della ricerca scientifica”, ha dichiarato il Professor Angelo Avogaro, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) che ha aggiunto “Le nuove Linee Guida sono di fondamentale importanza strategica nel dialogo tra specialisti impegnati nel trattamento delle persone con diabete”.

Screening in entrambi i gruppi di pazienti

Avere diabete e malattie cardiovascolari, soprattutto in giovane età̀, ha un impatto importante sulla prognosi, è quindi della massima importanza sottoporre a screening i pazienti con malattie cardiovascolari per il diabete e valutare il rischio cardiovascolare negli individui con diabete e valutarli per malattie cardiovascolari e renali.

Danno renale

Il diabete ha un effetto diretto sul rene con un alto rischio di insufficienza: per questo le linee guida raccomandano lo screening annuale con misurazione della velocità di filtrazione glomerulare e livelli di albumina nelle urine. I pazienti con diabete e malattia renale cronica inoltre dovrebbero ricevere una terapia con inibitore SGLT2 e/o finerenone (in aggiunta alle cure standard) per ridurre i rischi.

Fibrillazione atriale

Nel diabete di tipo2 aumenta del 3% il rischio di sviluppare Fibrillazione Atriale, che a sua volta è correlata a ictus e morte precoce. Per la prima volta le Linee Guida raccomandano uno screening specifico e misurazioni regolari con ECG o pulsiossimetria in pazienti dai 65 anni e in quelli di età inferiore con ipertensione.

Stile di vita e diabete come strumento di riduzione del rischio

I cambiamenti dello stile di vita sono raccomandati come misura di base per prevenire e gestire il diabete e dovrebbero essere implementati mediante un approccio multifattoriale con una comunicazione centrata sul paziente adattata allo stato di salute e all’alfabetizzazione sanitaria del paziente stesso. Nel T2DM, come riportato nello studio Action for Health in Diabetes, un intervento sullo stile di vita mediante consulenza nutrizionale, la variazione quali e quantitativa del pasto e l’esercizio fisico hanno indotto una perdita di peso media dell’8,6%, associata a una significativa riduzione di HbA1c e pressione arteriosa.

La riduzione del peso è uno dei caposaldi del trattamento: in questo contesto le linee guida raccomandano esercizio fisico quotidiano e una dieta mediterranea ricca in fibre e acidi grassi insaturi.

Fuga dalla sanità pubblica, nel 2021 meno 601 medici rispetto al 2020

È bastato solo un anno per annullare l’effetto delle assunzioni straordinarie di medici fatte in piena emergenza Covid. Se infatti nel 2020, nel Servizio sanitario nazionale, lavoravano 776 medici in più rispetto al 2019 (+0,76%), nel 2021 ne risultavano 601 in meno rispetto al 2020 (-0,58%), per cui tra il 2019 e il 2021 l’aumento di camici bianchi registrato nella sanità pubblica è stato pari ad un misero +0,17%, che corrisponde a 175 professionisti su un totale di 102.491.

Numeri cui fa da contraltare l’aumento, tra il 2019 e il 2021, degli avvocati (+15,3%), degli ingegneri (+9,5%) e dei direttori amministrativi (+7,1%) dipendenti del SSN. È quanto emerge dall’analisi dei report del Ministero della Salute “Personale delle ASL e degli Istituti di ricovero pubblici ed equiparati” condotta dal sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED.

«È come se in Italia il Covid non fosse mai esistito – commenta Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Complici il tetto di spesa sul personale sanitario che impedisce di assumere, la fuga dei medici dalle condizioni di lavoro esasperanti che si riscontrano negli ospedali e la scelta politica di prediligere i gettonisti ai dipendenti, ci troviamo dinanzi ad uno scenario preoccupante, che spiega le ragioni per cui in tutto il Paese i cittadini accedono ai servizi con estrema difficoltà. Ma invece di investire sui sanitari si preferisce assumere altre figure professionali, sintomo di un sistema sempre più burocratizzato e amministrato che vicino ai bisogni di salute dei pazienti, per i quali l’offerta sanitaria risulta sempre più ridotta. Basti guardare all’aumento dei direttori amministrativi, in evidente contrasto con il taglio del 33% delle unità operative complesse e del 48% delle unità operative semplici che si è verificato negli ultimi dieci anni».

«In assenza di una rivisitazione delle priorità e di un investimento strutturale sul Servizio sanitario nazionale a partire dalla prossima legge di Bilancio, questi dati sono destinati a peggiorare drasticamente nei prossimi anni – aggiunge Quici -. Ma oltre alle risorse occorrono standard di riferimento corretti: per questo continueremo a monitorare il lavoro dell’Agenas sul fabbisogno di personale sanitario e, come fatto nei mesi scorsi, a proporre dei miglioramenti significativi per scongiurare il rischio di un’ulteriore contrazione del numero di professionisti previsto in ogni struttura», conclude. 

Il 15 settembre a Genova il corso SIFO “HTA e Value Based Healthcare: governance, procurement e network nella sanità ligure”

La sfida dei Sistemi Sanitari moderni è rappresentata dalla loro sostenibilità in un tempo caratterizzato da un drastico e continuo aumento del bisogno assistenziale a fronte di risorse umane, tecniche ed economiche limitate. Alla tenuta dei sistemi contribuisce anche il dato epidemiologico di una popolazione che invecchia e vive più a lungo grazie alla cronicizzazione di patologie un tempo fatali con conseguente aumento dei costi associati.

In questo scenario l’HTA, come valutazione multidisciplinare e multi-prospettica delle tecnologie sanitarie, acquisisce sempre maggiore centralità accrescendo contestualmente il bisogno critico e di competenze specifiche a supporto dei decisori per garantire una governance sostenibile.

Il corso residenziale di aggiornamento in collaborazione tra Sezione Regionale SIFO Liguria e Laboratorio HTA SIFO “HTA e Value Based Healthcare: governance, procurement e network nella sanità ligure”, in programma per venerdì 15 settembre a Genova, è rivolto a “utenti e operatori” della salute, figure istituzionali responsabili del processo decisionale, mondo accademico, industria e rappresentanti di gruppi/associazioni di pazienti, interessati a conoscere i vari aspetti dell’HTA con particolare riferimento alla sua implementazione con l’obiettivo di generare Valore nel sistema sanitario.

Per approfondire

La scatola dei ricordi e la terapia della reminiscenza

Il progetto “Box of our Memories” (BooM), finanziato dal programma europeo Erasmus+, letteralmente “la scatola dei nostri ricordi”, lancia una nuova App gratuita che consente di realizzare sessioni di terapia della reminiscenza con i propri cari affetti da demenza. Si tratta di un approccio che stimola i ricordi e la loro condivisione, grazie alla visione di materiali emotivamente significativi per la persona.

L’App è stata testata non solo dai familiari e dai loro cari, ma anche da professionisti sociosanitari e museali coinvolti nella formazione organizzata dalla Società cooperativa sociale Anziani e non solo, in collaborazione con ASP Città di Bologna.

L’App è un vero e proprio archivio digitale di foto, video, luoghi e oggetti 3D appartenenti alla vita presente o passata della persona con demenza e per lei emotivamente significativi

Con la supervisione di Anziani e non solo, partner del progetto BooM, da febbraio 2023 psicologi, animatori sociali, responsabili delle attività assistenziali, operatori socio-sanitari e operatori museali di ASP Città di Bologna sono stati impegnati nel corso di formazione “Le scatole dei nostri ricordi”. La formazione ha voluto fornire le competenze e le abilità necessarie a implementare sessioni di terapia della reminiscenza tramite l’uso dell’App Boom, una scatola dei ricordi personalizzata tutta digitale. L’App, infatti, è un vero e proprio archivio digitale di foto, video, luoghi e oggetti 3D appartenenti alla vita presente o passata della persona con demenza e per lei emotivamente significativi, in grado di stimolare i ricordi e le emozioni piacevoli.

La demenza cambia la vita e la perdita di memoria ostacola la comunicazione e il linguaggio e determina cambiamenti comportamentali che possono avere un impatto negativo sulla relazione tra l’anziano e i suoi familiari. È una patologia che altera i rapporti con le persone, con i luoghi e perfino con gli oggetti, favorendo spesso una condizione di isolamento sociale. Le persone con demenza, infatti, il più delle volte smettono di partecipare a tutte quelle attività sociali e ricreative che prima apprezzavano.

Il patrimonio culturale a misura di demenza non è solo una questione di “gentilezza”, ma è una buona pratica dal punto di vista etico ed economico. Si tratta di garantire l’accessibilità e l’inclusività, ma anche considerare un potenziale bacino di utenza.

Ci parla di questo progetto Licia Boccaletti, Presidente della cooperativa sociale Anziani e non solo.

Come nasce la vostra collaborazione con questo progetto europeo?

In realtà è un progetto che nasce un po’ da una nostra iniziativa. Avevamo avuto l’occasione di vedere alcune esperienze fatte all’estero, soprattutto Regno Unito e Irlanda, di collaborazione tra musei o archivi e organizzazioni che lavorano sulla demenza, per creare delle opportunità di lavorare sulla reminiscenza come obiettivo principale. Non solo, ma anche per aprire il mondo dell’assistenza alla demenza ad altre realtà, favorendo una maggiore inclusione sociale di queste persone e dei loro caregiver.

Abbiamo quindi tenuto nel cassetto l’idea di proporre qualcosa di simile a quanto visto all’estero e con il progetto BooM è arrivata questa opportunità. Nel frattempo, abbiamo scoperto che anche in Italia, in alcune Regioni, esistono delle esperienze analoghe a quelle viste all’estero ma poco diffuse sul resto del territorio.

Qual è il riscontro concreto e utile di questo progetto per gli anziani con demenza o Alzheimer?

Il progetto si basa sulla tecnica della reminiscenza che accompagna la persona con demenza a una conversazione che possa stimolare i ricordi del passato

Il progetto si basa sulla tecnica della reminiscenza che accompagna la persona con demenza a una conversazione che possa stimolare i ricordi del passato. Non solo verbale ma anche utilizzando dei supporti che possano favorire i ricordi e quindi la memoria. Normalmente si fa usando oggetti personali, quindi fotografie di famiglia o oggetti significativi per la persona. Con il tempo però si è capito che alcuni tipi di musei e di archivi possono contribuire con efficacia perché custodiscono nel loro patrimonio opere molto utili, come fotografie, vecchi giornali, documenti, video e oggetti del passato, come ad esempio quelli della vita contadina. Insomma, cose che non si riescono più a ritrovare nelle case ma che invece nelle persone delle generazioni passate possono stimolare dei ricordi e quindi aiutare in questa attività. 

Tra le esperienze che mi hanno colpito molto all’estero ci sono gli archivi delle grandi industrie, che conservano ancora le vecchie confezioni, tipo degli shampoo, della pasta, ecc., cose che non si trovano più ma che per le persone più anziane magari fanno affiorare un momento del passato.

Quindi, che cosa abbiamo fatto? Un percorso formativo in cui abbiamo riunito insieme operatori museali e archivisti e operatori che lavorano nell’ambito della demenza, perché iniziassero a capirsi, perché sono due mondi molto distanti, dove ognuno conosce il proprio ma non necessariamente comprende come le due cose possano entrare in connessione. È un momento che è servito per aprire un dialogo e una riflessione comune, affinché gli operatori culturali iniziassero a pensare cosa del loro patrimonio potesse essere utile.

Avevamo poi come partner l’ASP di Bologna, che è un’azienda pubblica di servizi alla persona, che gestisce strutture e servizi sul territorio di Bologna, ma che ha anche un proprio museo. Le ASP in passato erano Opere Pie, quindi nel tempo hanno ricevuto donazioni di opere che sono poi diventate museo. Loro possedevano quindi il contenitore che ci poteva aiutare. Insieme abbiamo cercato di capire cosa e come potesse essere impiegato, perché non basta individuare l’oggetto ma capire anche il tipo di attività da proporre alla persona con demenza, in quale contesto e con quale approccio. Pertanto, da una parte abbiamo approfondito come permettere agli anziani di fruire del museo in una modalità adatta a loro: in piccoli gruppi, con visite riservate, senza confusione, per essere guidati nell’esplorazione del museo e nella conversazione sulle opere esposte. Poi abbiamo voluto fare un percorso parallelo per gli anziani che, invece, vivono in famiglia e quindi una guida per i caregiver familiari su come possano ricreare un piccolo museo con le risorse che hanno in casa o consultando archivi come quelli della Rai o dell’Istituto Luce che sono disponibili su internet con dei video o anche con le canzoni di una volta.

Nasce da qui l’App BooM?

Abbiamo voluto aiutare sia gli anziani che vivono in famiglia, sia quelli nelle strutture sanitarie, realizzando un’App disponibile gratuitamente in cui si può creare la propria scatola della memoria personale

Sì, abbiamo voluto aiutare sia gli anziani che vivono in famiglia, sia quelli nelle strutture sanitarie, realizzando un’App disponibile gratuitamente in cui ciascuno di noi può creare la propria scatola della memoria personale. Ci si registra e si crea un profilo, poi si possono caricare risorse digitali di vario tipo: foto, video, immagini, musica, testi, tutto quello che si vuole. Il materiale è sistematizzato in questa App e quindi reso facilmente usufruibile per svolgere delle attività di reminiscenza con gli anziani. Magari non su un telefonino, che è un po’ piccolo, ma su un tablet, facile anche da maneggiare. L’idea è che un caregiver familiare o l’operatore della struttura possa creare dei percorsi personalizzati per l’anziano sulla base del suo passato e poi usare questo materiale per fare delle sessioni di reminiscenza.

L’App è stata realizzata dal progetto BooM, tecnicamente dal partner inglese, mentre il resto dai partner esperti nel lavoro con le persone con demenza ha collaborato alla progettazione. Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze.

Ci sono dei dati di gradimento e sull’utilità dell’App?

Gli esiti della sperimentazione che abbiamo fatto sugli operatori ci dicono che è stata molto apprezzata. La sperimentazione è stata portata avanti con ASP Bologna, rivolgendoci a due gruppi: da una parte è stata testata dagli educatori delle diverse strutture per gli anziani istituzionalizzati, dall’altra sono stati creati dei gruppi con i familiari e/o caregiver che erano quelli che frequentavano i caffè Alzheimer, cui è stato spiegato come usare l’App per poi provare a usarla a domicilio. L’esperienza di questi due gruppi è stata positiva, sia per la semplicità d’uso, sia per aver stimolato l’idea di creare queste scatole virtuali personalizzate. Uno degli elementi che è emerso, infatti, uno dei nostri punti di partenza, è che con il progredire della malattia diventa sempre più difficile avere uno scambio tra il familiare e l’anziano che sia significativo, perché con la demenza si perdono tante abilità. Questo è stato lo spunto per creare dei momenti in cui l’anziano possa riuscire a conversare, a ricollegarsi con il suo passato e per il familiare o il caregiver sono momenti di connessione con il proprio caro molto apprezzati.

L’App si è rivelata, per gli operatori, utile innanzitutto per conoscere meglio l’anziano che vive nella struttura, per raccogliere biografie e per informarsi in modo più approfondito

Dai dati è merso che l’App si è rivelata, per gli operatori, utile innanzitutto per conoscere meglio l’anziano che vive nella struttura, per raccogliere biografie e per informarsi in modo più approfondito. È stato usato come strumento di stimolazione cognitiva e per mantenere aperta la comunicazione anche tra il familiare e l’anziano. In generale, anche la risposta dei familiari è stata molto positiva, è stata vista come un’attenzione in più prestata alla persona amata. Anche la collaborazione per il recupero di foto o informazioni è stata efficace e tempestiva. Lato anziani, si è visto un buon coinvolgimento e interesse alla visione di foto, filmati e altri contenuti biografici, utili per il recupero della memoria e l’esteriorizzazione delle emozioni.

Non si riesce a costruire una rete nazionale?

Purtroppo non ancora. In Toscana esiste la Rete di Musei per l’Alzheimer, cui aderiscono tanti musei, dai più piccoli ai più importanti. C’è quindi consapevolezza del ruolo che gli istituti culturali possono svolgere. Non solo, periodicamente si organizzano anche delle attività all’interno di pinacoteche, gallerie, ecc., rivolte alle persone con demenza e ai loro caregiver. La Toscana è la Regione più avanti in questo, perché anche se solo in ambito regionale l’attività si è sistematizzata. Poi, attraverso la raccolta di buone pratiche che abbiamo realizzato nel progetto, abbiamo individuato delle esperienze legate a specifici musei, ad esempio uno di Trieste e uno a Bolzano, che propongono delle attività rivolte a persone con demenza, ma sono casi isolati. Per il resto non abbiamo trovato molto a livello nazionale, quindi l’obiettivo di un’offerta nazionale è ancora lontano.

Forse in questo senso potrebbe essere utile l’App, che è stata pensata proprio come uno strumento disponibile a chiunque ed è corredata dalle istruzioni per usarla. Ciò che è importante è far sapere che esiste, raggiungere tutte le persone che ne potrebbero beneficiare.

Per approfondire

https://trendsanita.it/evento/la-ricerca-e-le-nuove-sfide-per-la-cura-dellalzheimer

ECDC: cluster di Salmonella Enteritidis collegati al consumo di carne di pollo rilevati in 11 Paesi UE/SEE

Due sotto-cluster di Salmonella Enteritidis ST11 endemica con almeno 134 casi umani sono stati identificati in 11 paesi UE/SEE. La maggior parte dei casi è stata segnalata tra gennaio e agosto 2023. Le informazioni provenienti dalle interviste ai pazienti in Austria e Danimarca suggeriscono che la carne di pollo sia un possibile veicolo di infezione. In Germania sono iniziate le interviste ai pazienti.

Nel luglio 2023, la Danimarca ha segnalato un cluster microbiologico di infezioni da Salmonella Enteritidis ST11 con date di campionamento che iniziano a maggio (REF). Al 25 agosto 2023, 97 casi con isolati recenti (2023) o storici, strettamente correlati geneticamente, sono stati segnalati in Austria (6), Belgio (6), Danimarca (22), Finlandia (5), Francia (19), Germania (1), Irlanda (12), Paesi Bassi (12), Norvegia (9), Slovenia (3) e Svezia (2). In Danimarca, la maggior parte dei 19 casi intervistati ha riferito di aver consumato kebab o pizza che potevano contenere pollo come ingrediente, prima di sviluppare i sintomi. In Austria, due dei cinque casi intervistati hanno riferito di aver mangiato spiedini di pollo entro i sette giorni prima della comparsa dei sintomi e due casi hanno riferito di aver mangiato altri piatti a base di pollo (burrito di pollo e cotoletta di pollo).

All’inizio di agosto 2023, l’Austria ha segnalato un focolaio di Salmonella Infezioni da Enteritidis ST11, che hanno provocato un decesso. L’insorgenza della malattia del primo caso in questo cluster è stata segnalata a metà marzo con l’ultima data di insorgenza a metà luglio 2023. Entro il 25 agosto 2023, 8 casi sono stati registrati in Austria e cinque degli otto casi intervistati hanno segnalato il consumo di pollo carne di kebab poco prima della comparsa dei sintomi (REF). Ulteriori casi con isolati geneticamente strettamente correlati sono stati segnalati in Francia (10), Germania (10), Norvegia (3), Slovenia (2) e Svezia (4), portando il numero totale di casi in questo cluster a 37.

Nel cluster danese, l’età variava da 10 a 98 anni mentre nel cluster austriaco l’età variava da 5 a 75 anni. In entrambi i gruppi sono stati colpiti uomini e donne, ma i maschi erano predominanti in Austria (86%) e Germania (71%).

La maggior parte degli isolati testati presenta cambiamenti genetici che causano resistenza alla ciprofloxacina. Molti casi di infezione da Salmonella non necessitano di trattamento antibiotico, ma, quando è necessario il trattamento, viene spesso utilizzata la ciprofloxacina. Poiché in questi casi la ciprofloxacina non è adatta per il trattamento delle infezioni, è necessario usare altri antibiotici.

I due cluster rappresentano solo una parte del problema. Le infezioni da Enteritidis ST11 e questi ceppi continuano a rappresentare un rischio di infezioni nell’intera popolazione dell’UE/SEE finché le fonti nella catena alimentare non saranno adeguatamente studiate e controllate.

La cottura accurata di carne e pollame e l’evitare la contaminazione incrociata dalla carne cruda al cibo pronto sono fondamentali per prevenire l’infezione da Salmonella e altri organismi di origine alimentare. Ciò è particolarmente importante per le persone vulnerabili, compresi i molto giovani, gli anziani e quelli con un sistema immunitario indebolito.

I paesi sono incoraggiati a segnalare casi correlati attraverso gli eventi EpiPulse 2023-FWD-00045 e 2023-FWD-00048 e a rafforzare la loro collaborazione per le indagini sulle epidemie di origine alimentare tra sanità pubblica, sicurezza alimentare e autorità veterinarie.

Comirnaty: l’EMA raccomanda l’approvazione del vaccino anti-Covid adattato contro Omicron XBB.1.5

Il comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA (CHMP) ha raccomandato l’autorizzazione di un vaccino Comirnaty adattato mirato alla sottovariante Omicron XBB.1.5.

Il vaccino – noto come Comirnaty Omicron XBB.1.5 – deve essere utilizzato per prevenire il COVID-19 negli adulti e nei bambini a partire dai 6 mesi di età.

In linea con le precedenti raccomandazioni dell’EMA e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), gli adulti e i bambini a partire dai 5 anni di età che necessitano di vaccinazione dovrebbero ricevere una singola dose, indipendentemente dalla loro storia vaccinale contro il COVID-19.

I bambini dai 6 mesi ai 4 anni possono ricevere una o tre dosi a seconda che abbiano completato un ciclo di vaccinazione primaria o abbiano avuto il COVID-19.

Nella decisione di raccomandare l’autorizzazione, il CHMP ha considerato tutti i dati disponibili su Comirnaty e sugli altri vaccini adattati, compresi i dati su sicurezza, efficacia e immunogenicità (quanto bene innescano le risposte immunitarie). Inoltre, il Comitato ha valutato nuovi dati di laboratorio che mostrano una forte risposta del vaccino adattato contro XBB.1.5 e i ceppi correlati del virus che causa COVID-19.

Sono attesi ulteriori dati sulle varianti emergenti e il Comitato valuterà questi dati quando saranno disponibili.

Targeting per Omicron XBB.1.5

I vaccini COVID-19 sono adattati in modo da corrispondere meglio alle varianti circolanti.

Questo vaccino è stato sviluppato per colpire Omicron XBB in linea con le raccomandazioni dell’EMA e dell’ECDC, nonché di altri regolatori internazionali e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Poiché Omicron XBB.1.5 è strettamente correlato ad altre varianti attualmente in circolazione, si prevede che il vaccino contribuisca a mantenere una protezione ottimale contro il COVID-19 causato da queste altre varianti e da Omicron XBB.1.5.

Dalla prima autorizzazione di Comirnaty, le autorità hanno acquisito una conoscenza approfondita sulla sicurezza del vaccino. Gli effetti collaterali sono generalmente lievi e di breve durata. Essi comprendono mal di testa, diarrea, dolori articolari e muscolari, stanchezza, brividi, febbre e dolore o gonfiore nel sito di iniezione. Effetti collaterali più gravi possono verificarsi raramente.

L’EMA invierà ora la raccomandazione del CHMP alla Commissione Europea per una decisione giuridicamente vincolante a livello dell’UE.

Come per gli altri vaccini contro il Covid-19, le autorità nazionali degli Stati membri dell’Ue determineranno come utilizzare questo vaccino nelle campagne di vaccinazione nazionali, tenendo conto di fattori quali i tassi di infezione e di ospedalizzazione, il rischio per le persone vulnerabili e la disponibilità del vaccino.

Come funziona il vaccino

I vaccini adattati funzionano allo stesso modo dei vaccini originali.

Questo vaccino contiene molecole chiamate mRNA che contengono istruzioni per produrre la proteina spike della sottovariante Omicron XBB.1.5. La proteina spike è una proteina presente sulla superficie del virus di cui il virus ha bisogno per entrare nelle cellule del corpo e può differire tra le varianti del virus.

Quando a una persona viene somministrato il vaccino, alcune delle sue cellule leggeranno le istruzioni dell’mRNA e produrranno temporaneamente la proteina spike. Il sistema immunitario della persona riconoscerà quindi questa proteina come estranea e attiverà le difese naturali – anticorpi e cellule T – contro di essa.

Se, successivamente, la persona vaccinata entra in contatto con il virus, il sistema immunitario riconoscerà la proteina spike presente sulla sua superficie e sarà pronto ad attaccarla. Gli anticorpi e le cellule immunitarie possono proteggere dal COVID-19 lavorando insieme per uccidere il virus, impedendone l’ingresso nelle cellule del corpo e distruggendo le cellule infette.

Comirnaty è stato autorizzato per la prima volta nell’UE nel dicembre 2020, con versioni adattate mirate ai ceppi BA.1 e BA.4-5 che hanno ottenuto un’ulteriore autorizzazione nel settembre 2022.

Per approfondire

È possibile evitare una terapia complessa e tossica dopo l’asportazione di un tumore raro, il carcinoma surrenalico

Sul numero di agosto della prestigiosa rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology sono stati pubblicati i risultati del trial ADIUVO, uno studio durato 10 anni, condotto in 23 Centri di 7 diversi Paesi e coordinato dal Prof. Massimo Terzolo del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino. Si tratta del primo studio prospettico e randomizzato che ha valutato una particolare tipologia di terapia, a base di mitotane, nei pazienti sottoposti all’asportazione radicale del carcinoma surrenalico, un tumore raro per il quale vi sono possibilità terapeutiche limitate.

I pazienti affetti da questa neoplasia sono solitamente avviati, dopo l’intervento chirurgico, alla terapia adiuvante con mitotane, un farmaco utilizzato per ridurre il rischio di recidiva della malattia. Il trattamento, seppur comunemente usato, rimane controverso, soprattutto se il rischio di recidiva non è elevato. L’obiettivo dello studio è stato valutare l’efficacia e la sicurezza del mitotane adiuvante, rispetto alla sola sorveglianza, dopo la resezione completa del tumore, in pazienti considerati a rischio di recidiva basso o intermedio.

Dopo asportazione radicale del tumore, un gruppo di pazienti, con malattia a diffusione locale e ridotta proliferazione tumorale, è stato randomizzato a trattamento adiuvante con mitotane, o in alternativa, a sorveglianza attiva senza alcun trattamento. Lo studio ha dimostrato che questa categoria di pazienti ha un rischio di recidiva molto minore dell’atteso. Il tasso di sopravvivenza libera da malattia, a distanza di 5 anni, è risultato essere circa l’80%, senza significative differenze tra i pazienti trattati oppure no.

ADIUVO ha dimostrato come identificare i pazienti a ridotto rischio di recidiva che potranno evitare una terapia post-chirurgica complessa, tossica e della durata di anni, che può causare molteplici effetti indesiderati, con necessità di un’articolata terapia di supporto. I risultati del trial ADIUVO sono facilmente trasferibili alla pratica clinica e avranno un impatto positivo sul trattamento dei pazienti affetti da questo tipo di tumore, per i quali la gestione sarà semplificata, con conseguente miglioramento della loro qualità di vita e riduzione dei costi sanitari.

“ADIUVO dimostra che studi prospettici sono comunque fattibili nelle malattie rare, anche in assenza di supporto da parte dell’industria farmaceutica, grazie alla cooperazione di investigatori appassionati e dedicati a raggiungere un obiettivo comune. Questo tipo di studi è indispensabile per ottenere dati con un elevato livello di evidenza che possano essere utilizzati in clinica per migliorare il livello di cure offerte. Si tratta di un avanzamento terapeutico e un primo passo verso la personalizzazione della terapia di questo raro tumore”, dichiara il Prof. Massimo Terzolo.

Contratto medici, ANAAO e CIMO-FESMED: “Pronti a firma se accolte proposte su orario lavoro e fondi”

Riprenderanno il 5 settembre le trattative per il rinnovo del contratto di medici, veterinari e dirigenti sanitari. ANAAO-ASSOMED e CIMO-FESMED, i principali sindacati dell’area, hanno consegnato all’Aran delle proposte congiunte che, in caso di accoglimento, consentiranno di arrivare rapidamente alla firma di un accordo molto atteso dalla categoria. I nodi fondamentali da sciogliere sono gli stessi che hanno portato le sigle a non accettare il testo proposto a luglio e a rimandare la discussione a settembre: in primis l’orario di lavoro ed i fondi contrattuali, ma anche il servizio fuori sede, la rappresentatività ed il patrocinio legale.

Se si vuole tentare di frenare la fuga dei professionisti dalla sanità pubblica, infatti, occorre migliorare le condizioni di lavoro e la qualità della vita di medici e dirigenti sanitari, impedendo alle Aziende di pretendere gratuitamente centinaia di migliaia di ore di lavoro extra-orario, anche attraverso l’utilizzo improprio delle risorse stanziate per ciascun fondo contrattuale.

Aspetti che assumono un’importanza ancor più strategica alla luce delle anticipazioni sulla prossima manovra finanziaria, che non solo continuerà ad ignorare la grande crisi del Servizio sanitario nazionale negando i 4 miliardi necessari a garantirne la sopravvivenza, ma che non sarà nemmeno in grado di adeguare all’inflazione gli stipendi dei dipendenti della Pubblica amministrazione nei contratti relativi al triennio 2022-2024.

“Considerato il clima positivo in cui si è svolta l’ultima riunione in Aran e tenendo presente l’ampia disponibilità dimostrata più volte dalla controparte – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO-ASSOMED e Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -, siamo certi che giungeremo rapidamente ad un accordo che soddisfi le esigenze dei professionisti. In caso contrario continueremo in ogni sede possibile, a partire dal tavolo Aran, il nostro percorso sindacale affinché i diritti dei medici e dei dirigenti sanitari, da troppo tempo ignorati, vengano finalmente riconosciuti e rispettati”.

A ottobre torna Abilitando: focus su Innovazione inclusiva. Scuola, disabilità e futuro

Giovedì 26 e venerdì 27 ottobre ad Alessandria, da Cultura e Sviluppo, torna Abilitando, l’evento in cui la tecnologia incontra la disabilità, organizzato dall’omonima associazione Abilitando, che ha l’obiettivo di concorrere a facilitare la vita quotidiana delle persone disabili, arrivando a colmare, anche grazie alla tecnologia, gap fisici e cognitivi. Il tema sarà Innovazione inclusiva. Scuola, disabilità e futuro.

È possibile iscriversi per prenotare gratuitamente uno spazio espositivo e candidarsi per uno spazio ai tavoli speech mandando una mail a segreteria@abilitando.it.

L’inclusione scolastica è un concetto fondamentale che mira a garantire che tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro abilità o disabilità, abbiano pari opportunità di accedere all’istruzione di qualità. Nel contesto dell’istruzione inclusiva, l’uso appropriato delle tecnologie può svolgere un ruolo cruciale nel favorire il successo degli studenti con disabilità. Inoltre, la formazione adeguata e continua degli insegnanti di sostegno è essenziale per promuovere un ambiente educativo inclusivo e supportare al meglio le esigenze individuali degli studenti.

Federfarma Marche e Assofarm: la farmacia dei servizi può aiutare a ridurre le liste di attesa

La sperimentazione, nella regione Marche, della Farmacia dei Servizi ha superato il secondo mese e proseguirà fino a dicembre; i risultati sono positivi perché attestano la soddisfazione da parte dei cittadini marchigiani che vedono la farmacia come presidio sanitario di prossimità, tutti hanno accolto con interesse, spesso interagendo anche sui social, il progetto che vede coinvolte Federfarma Marche ed Assofarm per le farmacie pubbliche.

“I farmacisti – è la prima affermazione di Marco Meconi, presidente di Federfarma Marche – stanno vivendo quest’attività come punto di svolta per una professione molto antica, si rendono conto che i cittadini, ancora di più quando sono malati cronici, si interessano ai nuovi servizi perché comprendono il valore anche sociale della sperimentazione, sanno che la farmacia in ogni area, è sempre aperta, pronta a dare risposte di salute, con competenza e umanità”.

I dati relativi alla sperimentazione nei mesi di luglio ed agosto, confermano infatti che il percorso, fortemente voluto dalla Regione, rappresenta un autentico punto di svolta per le zone più interne delle Marche, dove la farmacia rurale è spesso unico riferimento per la salute dei cittadini. “I dati ci dicono che questa sperimentazione – sono le ulteriori considerazioni di Meconi – consente di superare le difficoltà di ordine logistico dovute alla complessità orografica della nostra regione, anche la popolazione che vive nei piccoli centri può ottenere prestazioni sanitarie nella farmacia sotto casa, si sta dimostrando che, nel prossimo futuro, anche la farmacia contribuirà alla riduzione delle liste di attesa, rimarcando il ruolo delle campagne di screening e vaccinazione diffusa”.

Andrea Avitabile, vice presidente di Federfarma Marche precisa che “le circa 300 farmacie marchigiane che hanno aderito alla sperimentazione, confermano spirito di collaborazione con le Istituzioni per elevare il livello di tutela della salute della popolazione”.

Fino ad oggi la sperimentazione ha prevalentemente interessato i servizi di telemedicina, così prestazioni come elettrocardiogramma, holter cardiaci e pressori, tele spirometria vengono refertati a distanza grazie al collegamento con centri specialistici: un numero importanti di cittadini, effettuata l’analisi, sono stati indirizzati ad ulteriori approfondimenti diagnostici. Ma i farmacisti stanno sperimentando o anche l’aderenza alla terapia farmacologica nei pazienti con diabete di tipo2 e anche la BPCO.

“La Farmacia dei servizi – ha osservato Tiberio Belleggia, coordinatore di Assofarm Marche – ha risposto in modo adeguato all’esigenza di prossimità delle cure, soprattutto per una popolazione che invecchia e   richiede un monitoraggio costante delle condizioni di salute e dell’aderenza terapeutica”. 

All’unisono Federfarma Marche ed Assofarm mettono l’accento sul fatto che “l’esperienza pandemica ha convinto che va alleggerito il carico sui Pronto soccorso e sugli ospedali, la farmacia di relazione è orientata alla salute della persona, i servizi di telemedicina ci consentono di avvicinare nelle farmacie l’assistenza sanitaria al cittadino, le farmacie coinvolte in regione hanno  già fornito, in molti campi, risposte significative ai cittadini”.

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