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Robot e dispositivi indossabili di nuova generazione: sono italiani e si ispirano ai polpi

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I muscoli sono l’anello di congiunzione tra il pensiero e l’azione. I cefalopodi, con i loro tentacoli flessibili e densi di fibre muscolari, sono una meraviglia dell’evoluzione. Il loro cervello è molto più piccolo di quello dei vertebrati. Nonostante ciò riescono a controllare tentacoli complessi con estrema destrezza. Come ci riescono? Rispondere a questa domanda scientifica ci ha permesso di capire meglio la connessione tra pensiero e azione, fornendoci strumenti per progettare robot più agili e intelligenti”. A parlare è Vito Cacucciolo – classe 1985, ricercatore presso il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari e del Massachusets Institute of Technology di Boston –, l’inventore delle Stretchable Pumps, pompe estensibili allo stato solido, miniaturizzate e realizzate in elastomero siliconico, dentro cui scorre un liquido movimentato da un campo elettrico. Intrecciate con i normali tessuti, le Fiber Pumps (questo il nome ufficiale), ispirate al sistema circolatorio degli organismi viventi, realizzano abiti high-tech con funzione di esoscheletri attuati da muscoli artificiali, feedback tattile per realtà virtuale e realtà aumentata immersive e termoregolazione per riscaldare o raffreddare il corpo utilizzando la circolazione del liquido.

Di fatto, robot e dispositivi indossabili potranno presto “interagire” con le persone e l’ambiente grazie a questo sistema elettronico miniaturizzato in filamenti, che permette di comandare i muscoli artificiali in modo simile a quanto avviene nel corpo degli esseri viventi. Attraverso una nota, il Politecnico di Bari – fondato nel 1990, è il più giovane tra i politecnici italiani e unico nel Mezzogiorno – ha parlato di una “tecnologia, dalle potenzialità rivoluzionarie, straordinaria come la storia dell’ex studente pugliese del Politecnico di Bari tornato, dove tutto ebbe inizio, per costruire il mondo di domani che è già tra noi”.

Tutto ciò rappresenta l’approdo di un lungo e complesso cammino (iniziato nel 2017, quando il ricercatore ha conseguito il dottorato in Biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel gruppo di Cecilia Laschi) che qui ripercorriamo passo dopo passo.

In natura l’incipit per lo sviluppo di un sistema circolatorio artificiale miniaturizzato

La ricerca di dottorato di Cacucciolo si concentra sullo studio dei muscoli animali, con particolare rimando ai cefalopodi, ad esempio il polpo, quale ispirazione per creare muscoli artificiali destinati a robot ed esoscheletri: “Per realizzare robot con elevata destrezza e capacità di adattamento ad ambienti complessi l’Intelligenza Artificiale non basta. I muscoli artificiali sono il componente essenziale per dotare i robot di intelligenza meccanica, ovvero la capacità di adattare il movimento all’ambiente circostante”, spiega lui stesso.

La ricerca sviluppa modelli matematici di tali muscoli e del loro controllo neurale partendo dagli studi sugli animali

La ricerca sviluppa modelli matematici di tali muscoli e del loro controllo neurale partendo dagli studi sugli animali. Usando questa conoscenza, realizza dei prototipi ingegneristici di muscoli artificiali azionati a fluido. “Lo studio dei cefalopodi ci ha fornito spunti per progettare muscoli artificiali flessibili, miniaturizzati, la cui forma viene adattata alle diverse parti del corpo”, incalza Cacucciolo, precisando che “i muscoli artificiali sono forse ancor più importanti per i robot indossabili, quali gli esoscheletri, dove la flessibilità e l’utilizzo di materiali soft sono indispensabili per il trasferimento delle forze al corpo umano”.

Per superare ii problema delle ingombranti pompe necessarie al funzionamento dei muscoli artificiali azionati a fluido, si sviluppa l’idea di muoverli grazie ai campi elettrici

Nel corso del dottorato presso il laboratorio dell’istituto di Biorobotica di Livorno, il ricercatore instaura una collaborazione con Shingo Maeda, ricercatore e professore al Tokyo Institute of Technology (Tokyo Tech). Lo studio congiunto porta a realizzare nuovi componenti che inducono movimento nei fluidi attraverso l’utilizzo dei campi elettrici. Nel 2017 il lavoro viene pubblicato sulla rivista Advanced Science. Ma, soprattutto, è qui che nasce l’intuizione che questo meccanismo avrebbe potuto essere applicato per risolvere il principale problema dei muscoli artificiali azionati a fluido: renderli autonomi eliminando le ingombranti pompe, necessarie al loro funzionamento. Muovere i fluidi attraverso i campi elettrici, questa è l’idea: “I muscoli artificiali azionati a fluido hanno delle proprietà straordinarie. Possono essere realizzati con materiali flessibili e producono forze e velocità elevate. Alcuni insetti come ad esempio i ragni utilizzano muscoli azionati a fluido per correre e saltare. Nella versione rigida i muscoli a fluido sono già applicati su alcuni tra i robot più avanzati al mondo, come l’umanoide Atlas prodotto da Boston Dynamics, capace di salti straordinari e capriole”, circoscrive Cacucciolo.

Pompe estensibili, miniaturizzate e realizzate in elastomero

A questo punto, il ricercatore italiano contatta il professor Herbert Shea dell’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) – a capo di uno dei centri più avanzati al mondo nel comparto dei muscoli artificiali – che gli offre un lavoro nel suo laboratorio per sviluppare il progetto. Proposta accettata: Cacucciolo si trasferisce nel campus di Neuchâtel, in Svizzera, dove sviluppa la complessa e ambiziosa attività di ricerca. Nel 2019 i risultati dello studio – resi possibili dal contributo di un ampio team, che coinvolge, oltre al già citato professor Maeda, il professore Dario Floreano e il dottor Jun Shintake dell’EPFL – vengono esaltati dalla pubblicazione dello stesso (titolo: “Stretchable pumps for soft machines”) sulla rivista Nature. Il successo ottenuto porta a ricevere finanziamenti dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica volti al proseguo delle attività. Il ricercatore riceve una fellowship dalla Japan Society for the Promotion of Science (JSPS).

Per merito delle dimensioni ridotte, dell’assenza di vibrazioni e della costruzione in materiali flessibili, le pompe allo stato solido hanno un evidente potenziale nel rivoluzionare l’utilizzo dei fluidi in robotica e in dispositivi indossabili. Cacucciolo e il professor Shea hanno quindi un’idea per incrementare, in modo drastico, l’utilizzabilità di questa tecnologia in wearable indossabili: trasformare le pompe in sottili fibre (1 millimetro di diametro), denominate Fiber Pumps, che possano essere direttamente intrecciate nei tessuti, Per fare questo, i due professionisti concepiscono un innovativo design dove gli elettrodi sono disposti a spirale.

Dalla Svizzera al ritorno in Italia (passando per gli Stati Uniti)

Nel frattempo Cacucciolo rientra in Italia per contribuire allo sviluppo della ricerca e dell’insegnamento grazie all’esperienza acquisita e al suo ruolo di ricercatore affermato all’interno della comunità scientifica. Riprende le attività di ricerca presso il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari. Qui viene contattato dal Massachusets Institute of Technology (MIT) di Boston, che gli propone di lavorare anche con loro in merito all’uso degli attuatori fluidici di sua invenzione per realizzare una nuova generazione di tessuti attivi per Human Computer Interaction. La ricerca sulle Fiber Pumps prosegue. Il team composto dal ricercatore italiano al Poliba e Michael Smith ed Herbert Shea a EPFL ha successo: realizza le prime pompe al mondo nella forma di semplici tubicini elastici spessi 2 millimetri.

Nel dettaglio, le Fiber Pumps producono pressione e movimento di liquidi applicando semplicemente una batteria che alimenta un micro-controllore grande quanto uno smartphone, eliminando oltre il 90% della massa e dei componenti che fino a quel momento hanno composto un sistema fluidico. Le Fiber Pumps vengono pubblicate sulla prestigiosa rivista Science il 31 marzo 2023. “Uno degli obiettivi principali della ricerca è realizzare muscoli artificiali flessibili azionati a fluido. Prima della nostra invenzione, il collo di bottiglia era come trasformare l’energia elettrica di una batteria in energia di pressione del liquido da usare nei muscoli. In pratica una pompa, ma realizzata in materiali flessibili e di dimensioni ridotte così da essere integrata negli arti di un robot o all’interno di un esoscheletro indossabile”, spiega Cacucciolo, puntualizzando che “questo tipo di esoscheletri completamente flessibili trova applicazione sia per supporto muscolare che in aptica, ovvero per fornire feedback tattile in applicazioni di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR)”.

Grazie all’invenzione delle pompe soft allo stato solido e in forma di fibra, ora è possibile ottenere muscoli artificiali interamente in materiali flessibili e di qualsivoglia forma e dimensione

Pertanto, grazie all’invenzione delle pompe soft allo stato solido e in forma di fibra, ora è possibile ottenere muscoli artificiali interamente in materiali flessibili e di qualsivoglia forma e dimensione. “Ciò permette per la prima volta esoscheletri flessibili non più ingombranti di normali vestiti e apre nuove porte. Questo sia per supporto muscolare che per feedback tattile. Basti pensare a un guanto che possa fare percepire il contatto con oggetti virtuali oppure che sia in grado di guidare un pianista nell’imparare i movimenti per suonare una melodia”, conclude Cacucciolo, che è anche co-fondatore e CEO di Omnigrasp, una spin-off dell’EPFL e del Poliba incentrata sulla realizzazione di mani robotiche soft per applicazioni industriali in cui si maneggiano oggetti estremamente delicati (ad esempio, la frutta e gli ortaggi).

OMS: nuovi accordi di licenza sulle tecnologie Covid-19

Il COVID-19 Technology Access Pool (C-TAP), partnership multi-stakeholder che ha l’obiettivo di facilitare la condivisione della proprietà intellettuale (IP), della conoscenza e delle innovazioni, ha annunciato tre nuovi accordi di licenza acquisiti attraverso il Medicines Patent Pool (MPP). Gli accordi includono le seguenti licenze per trasferire know-how, materiali e dati clinici necessari in diversi paesi:

  • Medigen Vaccine Biologics Corp, il primo produttore privato, offre il suo brevetto e il suo know-how per un vaccino contro il COVID-19 che ha visto più di tre milioni di dosi somministrate in sette paesi. È la prima volta che un produttore di vaccini utilizza il modello C-TAP dell’OMS: un’opportunità vantaggiosa per il produttore, i destinatari della tecnologia e, soprattutto, i pazienti bisognosi in tutto il mondo. L’accordo consentirà la concessione di licenze sulla proprietà intellettuale facilitando il trasferimento tecnologico e la formazione del personale.
  • Il Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (CSIC) condivide una seconda licenza per un prototipo di vaccino contro il COVID-19. L’accordo prevede visite e formazione agli impianti, assistenza diretta e consultazione continua con i produttori beneficiari, anche su questioni di qualità e normative.
  • L’Università del Cile sta condividendo la propria tecnologia per un test COVID-19 per la quantificazione degli anticorpi neutralizzanti.

C-TAP è stato lanciato nel maggio 2020 dall’OMS e dal governo del Costa Rica con il sostegno di 44 Stati membri, del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, Unitaid, UNAIDS e di partner esecutivi come MPP. Funziona secondo i principi dell’invito all’azione Solidarity ed è stato progettato per fungere da piattaforma per gli sviluppatori di terapie, diagnostica, vaccini e altri prodotti sanitari per il COVID-19 per condividere volontariamente la loro proprietà intellettuale, conoscenze e dati per accelerare l’innovazione tecnologica e espandere la capacità produttiva globale.

Il C-TAP è stato riconosciuto come uno strumento importante nella Risoluzione sulla produzione locale del 2021 per facilitare l’accesso sostenibile a farmaci e ad altre tecnologie sanitarie di qualità garantita, sicuri, efficaci e convenienti. Inoltre, ha svolto un ruolo importante nel sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo della condivisione della tecnologia e della conoscenza e della concessione di licenze volontarie orientate all’accesso.

“COVID-19 è qui per restare e il mondo continuerà ad aver bisogno di strumenti per prevenirlo, testarlo e curarlo”, ha affermato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “Attraverso C-TAP, l’OMS e i nostri partner si impegnano a rendere questi strumenti accessibili a tutti, ovunque. Sono grato alla leadership mostrata dai titolari delle licenze che hanno contribuito con la tecnologia”.

Charles Gore, direttore esecutivo del Medicines Patent Pool, ha dichiarato: “L’accesso ai farmaci essenziali e alle tecnologie sanitarie deve rimanere una priorità assoluta nell’agenda sanitaria globale. Ci congratuliamo con Medigen Vaccine Biologics Corp, CSIC e l’Università del Cile per aver concesso in licenza i loro prodotti a MPP e speriamo che invii un messaggio importante ad altri produttori in tutto il mondo affinché stipulino ulteriori accordi di licenza sotto gli auspici di C-TAP”.

Durante il culmine della pandemia di COVID-19, solo due istituti di ricerca e sviluppo nel settore della sanità pubblica: il Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (CSIC) e l’Istituto nazionale di sanità (NIH) degli Stati Uniti hanno deciso di condividere le loro tecnologie chiave contro il COVID-19 con C-TAP.

L’aggiunta delle tre nuove licenze fornisce ora un importante impulso allo sforzo complessivo. Le nuove licenze sono globali, trasparenti e non esclusive per tutti i produttori e sono accessibili sul sito web C-TAP. È importante sottolineare che la prima licenza, su un test sierologico, ha dato luogo a una sublicenza a Biotech Africa da parte del CSIC per sviluppare la propria tecnologia diagnostica.

C-TAP ha inoltre creato un database Technology Access Pool che fornisce un archivio consultabile. Con un principio di trasparenza, questo database disponibile al pubblico supporterà il coordinamento e si collegherà ad altre piattaforme di condivisione dei dati in cui sono disponibili dati clinici, normativi, brevettuali e dei produttori per tecnologie selezionate. L’OMS si sta preparando a condividere i risultati della revisione del C-TAP e un modello proposto per un pool di accesso tecnologico evoluto. Gli stakeholder avranno l’opportunità di fornire i propri commenti su un documento di concetto, ivi compresi il processo e le tempistiche per la sua attuazione.

Cos’è C-TAP

C-TAP è stato lanciato nel 2020 dal Direttore generale dell’OMS e dal Presidente del Costa Rica, e sostenuto da 44 Stati membri, per facilitare un accesso tempestivo, equo e conveniente ai prodotti sanitari COVID-19 con soluzioni trasparenti, orientate alla salute pubblica e senza accordi di licenza esclusivi ed estesi.

I team tecnici dell’OMS supportano fornendo valutazioni delle tecnologie ai donatori e ai destinatari delle tecnologie. Ciò include il documento informativo OMS-Unitaid lanciato di recente per supportare la navigazione nelle interfacce fra salute pubblica e proprietà intellettuale.

Il Medicines Patent Pool

Il Medicines Patent Pool (MPP) è un’organizzazione sanitaria pubblica sostenuta dalle Nazioni Unite che lavora per aumentare l’accesso e facilitare lo sviluppo di farmaci salvavita per i paesi a basso e medio reddito. Attraverso il suo modello di business innovativo, MPP collabora con la società civile, i governi, le organizzazioni internazionali, l’industria, le associazioni di pazienti e altri stakeholder per dare priorità e concedere in licenza i farmaci necessari e condividere la proprietà intellettuale per incoraggiare la produzione di farmaci generici e lo sviluppo di nuove formulazioni.

Farmacia dei servizi: la Lombardia approva le linee guida che uniformano le disposizioni in materia

La farmacia lombarda diventa, ufficialmente e a pieno titolo, un “presidio di zona”, dove è possibile effettuare analisi di prima istanza, tramite personale formato e dedicato, erogare servizi di secondo livello mediante dispositivi strumentali e attivare forme di assistenza domiciliare per i pazienti più fragili. Nei locali interni o esterni alla farmacia, inoltre, possono operare non solo infermieri e fisioterapisti ma tutti gli operatori e i professionisti sanitari, a eccezione di medici, odontoiatri e veterinari, nel rispetto dei relativi profili professionali.

È quanto stabilisce la Delibera di Giunta Regionale n° XII/848 dell’8 agosto, che ratifica le linee guida sulla farmacia dei servizi stilate congiuntamente da Federfarma Lombardia, Federazione degli Ordini dei Farmacisti della Lombardia, Servizi farmaceutici ATS e U.O. Farmaceutica e dispositivi medici della Direzione Generale Welfare. Il documento identifica modalità uniformi di erogazione delle prestazioni sul territorio, oltre a definire compiti e prerogative dei soggetti coinvolti, confermando le farmacie lombarde nel loro ruolo di capillari operatori della rete sociosanitaria e fondamentali presidi sanitari di comunità̀.

In sintesi, il recente provvedimento, già entrato in vigore, armonizza le disposizioni regionali in materia, aggiornandole alle ultime novità provenienti dalla giurisprudenza, ma soprattutto – aspetto cruciale – consentirà di superare le eventuali difficoltà o difformità nell’interpretazione delle norme a livello locale.

“Queste linee guida –commenta Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia – rappresentano uno step importante nel percorso verso la piena e uniforme attuazione della farmacia dei servizi lombarda. I nostri esercizi farmaceutici dispongono ora di un quadro regolatorio chiaro e aggiornato, che li mette in condizione di organizzare e proporre prestazioni in grado di rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini. Abbiamo lavorato in piena sintonia con gli uffici della sanità regionale per predisporre il documento e trovo particolarmente significativo che, nelle premesse, si definisca chiaramente la farmacia ‘un presidio di zona’, dove la popolazione trova farmaci, ma anche servizi e assistenza di prossimità”.

Entrando nel dettaglio delle linee guida, le farmacie lombarde potranno proporre prestazioni sanitarie sia al proprio interno, in spazi opportunamente separati, sia in strutture esterne, eventualmente co-gestite da due o più esercizi, anche in orari di chiusura e sotto il controllo dell’ATS competente.

Il documento, poi, ricorda i servizi che le farmacie possono offrire agli assistiti in base alla normativa vigente. Tra le analisi di prima istanza: test per glicemia, colesterolo e trigliceridi; test per la misurazione in tempo reale di emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito; test per la misurazione di componenti delle urine, quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, Ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria; test ovulazione, test gravidanza e test per menopausa per la misurazione dell’ormone Fsh nelle urine; test colon–retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci; test urine per acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, ph, sangue, proteine, esterasi leucocitaria, ovulazione, gravidanza, menopausa per la misura dei livelli dell’ormone fsa nelle urine.

Tra i servizi di secondo livello (con dispositivi strumentali) sono invece annoverati: misurazione con modalità non invasiva della pressione arteriosa; misurazione della capacità polmonare tramite autospirometria; misurazione non invasiva della saturazione di ossigeno; monitoraggio con modalità non invasive della pressione arteriosa e dell’attività cardiaca (holter, ECG) in collegamento con centri di cardiologia accreditati; utilizzo di dispositivi semiautomatici per la defibrillazione. Per quanto riguarda vaccinazioni e test diagnostici con prelievo di campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo, vengono invece confermate le disposizioni già dettate dai protocolli nazionali vigenti (firmati con le associazioni nazionali delle farmacie) e le Delibere regionali di ratifica.

Il personale del Servizio sanitario nazionale, i dati 2021

Nel 2021 sono 617.246 i dipendenti del Servizio sanitario nazionale, personale delle Asl e degli Istituti di ricovero pubblici ed equiparati (Asl, Aziende ospedaliere, Aziende ospedaliere universitarie integrate con il SSN, Aziende ospedaliere integrate con Università). Nel 2019 erano in totale 603.856.

In particolare, nel 2021 lavorano per il SSN 102.491 medici e odontoiatri (erano 102.316 nel 2019) e 264.768 infermieri (256.429 nel 2019). Il rapporto fra infermieri e medici, a livello nazionale, si attesta sul valore di 2,6 infermieri per ogni medico.

È quanto si legge nella monografia Personale delle ASL e degli Istituti di ricovero pubblici ed equiparati – Anno 2021, a cura dell’Ufficio di statistica – Direzione generale della digitalizzazione del sistema informativo sanitario e della statistica.

Nel 2021, il 69,1% del personale del SSN è composto da donne, contro il 30,9% degli uomini.

Il 72,5% (447.359 dipendenti) appartiene al ruolo sanitario, il 17,7% al ruolo tecnico (analisti, statistici, sociologi, assistenti sociali, etc.), il 9,6% al ruolo amministrativo e lo 0,2% a quello professionale (avvocati, ingegneri, architetti, etc.).

Con particolare riferimento al ruolo sanitario, il 59,2% è rappresentato da infermieri, il 22,9% da medici e odontoiatri e il 17,9% da altre figure professionali sanitarie (dirigenti professioni sanitarie, personale tecnico-sanitario, personale funzioni riabilitative, personale vigilanza e ispezione).

Covid, FOFI: tenere alta la guardia per proteggere i più fragili

“L’aumento dei casi di Covid-19 registrato in Italia nelle ultime settimane, legato alla circolazione delle nuove varianti del virus, trova riscontro in una maggiore richiesta di tamponi in farmacia e in una più alta incidenza del numero dei positivi che osserviamo tra coloro che si sottopongono al test”, afferma il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), Andrea Mandelli.

“In assenza di misure di contenimento dei contagi, a seguito dell’abolizione dell’obbligo di isolamento per le persone risultate positive, è importante ricordare ai cittadini che il virus non è scomparso e che bisogna agire con buon senso, evitando, in caso di positività o in presenza di sintomi, i luoghi di forte aggregazione e soprattutto il contatto con le persone più vulnerabili”.

“Proteggere gli anziani e i fragili dal rischio di avere una malattia severa e di essere ospedalizzati – aggiunge Mandelli – resta un obiettivo prioritario: per questo, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta fondamentale mantenere la sorveglianza sul Covid e sensibilizzare i gruppi a rischio a sottoporsi alle vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzale nel prossimo autunno. I farmacisti di comunità sono in prima linea per rispondere alle esigenze di prevenzione dei cittadini e la possibilità di farsi vaccinare dal proprio farmacista di fiducia rappresenta un fattore positivo per innalzare le coperture vaccinali delle fasce di popolazione più vulnerabili”. 

Ottimizzare il percorso del paziente: le metodologie Lean per rinnovare la sanità

Le metodologie Lean offrono opportunità di miglioramento ed efficienza, promuovendo una cultura di costante crescita e collaborazione tra diverse figure professionali. Da alcuni anni si stanno affermando anche in ambito sanitario, e ancora di più in questi mesi di profonda revisione dell’SSN l’approccio olistico verso il cambiamento risulta fondamentale per trasformare il modo in cui le strutture sanitarie operano, garantendo un servizio più efficace e centrato sul paziente. La prospettiva di integrare tali metodologie nei progetti nazionali di riforma come il PNRR e il DM77 rappresenta una significativa opportunità per il settore sanitario.

Approfondiamo l’argomento con Emanuele Porazzi, Rossella Pozzi ed Elisabetta Garagiola, di LIUC Business School, che alle tematiche di Lean e Operation Management dedica il nuovo Master OPTIMA, in partenza a ottobre 2023.

Professor Porazzi, perché la metodologia Lean può essere utile nell’ambito sanitario?

Emanuele Porazzi
Condirettore Master Optima, LIUC Business School

In epoca pre-Covid, apportare modifiche ai processi nel contesto sanitario rappresentava una sfida considerevole. Tuttavia, con l’avvento della pandemia, gli operatori hanno notato con sorpresa che importanti cambiamenti potevano essere implementati in pochi giorni, persino su processi consolidati nel tempo, che si ripetevano solo perché “si era sempre fatto così”. Questo ha alimentato la volontà di esplorare la possibilità di rivedere alcune organizzazioni e processi. Di conseguenza, è emersa la necessità di misurare tali cambiamenti al fine di verificare se le modifiche apportate comportavano un valore aggiunto rispetto alle procedure precedenti. L’identificazione di indicatori che confermassero il successo delle modifiche è stata cruciale in questo contesto.

Un tema di grande rilevanza che si sta affacciando nel contesto sanitario è la visione centrata sul paziente. È vero che sono anni che si parla del “paziente al centro”, e sicuramente è così dal punto di vista clinico e medico, ma non si è mai data particolare attenzione al percorso del paziente all’interno delle strutture: ad esempio, sono frequenti i momenti di attesa che potrebbero essere migliorati, e su questo aspetto la possibilità di applicare metodiche Lean che permettono di misurare, analizzare dei dati e comprendere come migliorare il processo dell’organizzazione in ottica win-win potrebbe fare davvero la differenza, considerando il miglioramento sia per il professionista che deve lavorare a quel processo sia per il singolo assistito o per il caregiver. Ciò potrebbe significare una riduzione dei tempi di attesa tra visite, terapie e rilascio di referti.

Nell’ottica del miglioramento del percorso del paziente, le metodologie Lean, come il Value Stream Mapping, si dimostrano estremamente utili. Attraverso questa tecnica, è possibile analizzare i dati per individuare eventuali colli di bottiglia e valutare la possibilità di svolgere alcune attività in parallelo anziché sequenzialmente.

L’approccio olistico verso il cambiamento risulta fondamentale per trasformare il modo in cui le strutture sanitarie operano, garantendo un servizio più efficace e centrato sul paziente

Riteniamo sia essenziale che alcune competenze manageriali, attualmente associate a specifici ruoli come gli ingegneri gestionali, vengano condivise con altri professionisti. Questo permetterebbe di attivare cambiamenti sia a livello individuale che attraverso la collaborazione di team, dove tutti contribuiscano a migliorare il lavoro complessivo. Un approccio olistico a 360° è essenziale per consentire a ciascuno di mettere a disposizione le proprie competenze per il miglioramento del sistema. Ad esempio, un responsabile degli acquisti, anziché concentrarsi esclusivamente sulle diverse tecnologie disponibili, dovrebbe considerare come la scelta di una specifica tecnologia impatti l’intero contesto organizzativo, non limitandosi a valutare soltanto il costo singolo.

Professoressa Pozzi, quali tecniche Lean possono essere applicate con successo alla sanità?

Rossella Pozzi
Condirettrice Master Optima, LIUC Business School

Le esperienze di adozione delle pratiche Lean, come il Toyota Production System, originariamente sviluppate nel contesto delle fabbriche, si sono progressivamente estese oltre il perimetro della produzione, trovando un’applicazione efficace anche negli uffici e su processi più “soft”. Negli ultimi anni, tali metodologie sono state implementate con successo anche all’interno delle strutture ospedaliere, coinvolgendo processi che riguardano pazienti e altre tipologie di “risorse” al di fuori delle tradizionali macchine su cui si basa la Lean Production.

Questo processo ha portato a una trasformazione nota come “Lean Thinking“, una prospettiva orientata verso l’approccio Lean, finalizzata alla rimozione degli sprechi presenti in qualsiasi attività o processo, con l’obiettivo di conseguire risultati più efficaci e di qualità superiore con minori risorse impiegate.

  • L’implementazione delle 5S, un sistema organizzativo che si basa sui principi del Visual Management. L’obiettivo è organizzare l’area di lavoro in modo tale che con una sola occhiata si possa capire rapidamente lo stato delle cose, ad esempio, identificare le persone in attesa o coloro che hanno già completato il percorso.
  • L’ambito dello Standard Work, che si riferisce alle istruzioni operative per garantire che tutte le attività siano svolte correttamente e nei tempi previsti.
  • L’attenzione alla qualità attraverso l’utilizzo di tecniche di problem solving. In particolare, si fa uso di strumenti di formalizzazione come il foglio A3, che consente di applicare il ciclo PDCA (Plain-Do-Check-Act) per individuare la causa radice di un problema e definire contromisure adeguate per risolverlo. Inoltre, l’analisi di Pareto viene utilizzata per identificare quelle poche cause che contribuiscono maggiormente ai problemi, al fine di concentrare gli sforzi su aspetti che hanno un impatto significativo sul processo.
  • Tra le tecniche del Just In Time, si può menzionare il Value Stream Mapping, una pratica di mappatura del flusso del valore applicabile anche nei processi di cura. Questa tecnica fornisce uno strumento per individuare possibili miglioramenti nel sistema. Ad esempio, permette di oggettivare i tempi di attraversamento del processo, identificare attese prolungate o tempi variabili, e fornire un’analisi dettagliata alle persone responsabili del processo, aiutandole a individuare aree di miglioramento che potrebbero non essere state chiare in precedenza. In questo modo, è possibile creare un flusso più efficiente e privo di interruzioni, intoppi e rilavorazioni, riducendo così perdite di tempo e tempestività.

Le analisi Lean, nate in ambito produttivo, hanno avuto e continuano ad avere un impatto estremamente positivo e promettente in sanità

L’evidenza dimostra che queste pratiche, originariamente sviluppate nell’ambito produttivo e successivamente estese ad altri settori, compresa la sanità, hanno avuto e continuano ad avere un impatto estremamente positivo e promettente. Inoltre, va sottolineato che spesso queste tecniche richiedono un investimento quasi insignificante, in quanto, ad esempio, la realizzazione di una mappatura di questo tipo non comporta costi elevati come potrebbe essere necessario per l’acquisto di un nuovo macchinario.

Le pratiche impiegate nell’ambiente ospedaliero e nel contesto sanitario sono molteplici e comprendono diverse tecniche per garantire stabilità e miglioramenti nei processi. Tra queste, è possibile menzionare:

Tuttavia, è fondamentale riconoscere che queste attività richiedono un’analisi approfondita e, pertanto, il supporto di personale adeguatamente formato è essenziale.

Dottoressa Garagiola, partendo da questo contesto, a chi si rivolge il nuovo Master OPTIMA?

Elisabetta Garagiola
Coordinatrice Master Optima, LIUC Business School

L’approccio alle operazioni nel settore sanitario sta subendo un significativo cambiamento, caratterizzato da una maggiore apertura verso l’adozione dei metodi Lean, che fino a soli 10-15 anni fa non venivano praticamente utilizzati. Queste pratiche hanno avuto origine negli Stati Uniti e stanno gradualmente guadagnando terreno anche in Italia. Uno degli ospedali pionieri nell’adozione delle metodiche Lean in Italia è stato l’Ospedale Galliera di Genova, che ha istituito un gruppo di lavoro dedicato all’implementazione di tali metodologie. Altri enti e strutture hanno successivamente seguito questo esempio, adottando a loro volta le metodiche Lean.

A livello di istituzioni regionali, a partire dal 2018, la Regione Lombardia ha istituito l’unità operativa per la gestione operativa, con l’obiettivo di garantire che ogni azienda sanitaria disponga di un dipartimento dedicato all’osservazione, all’analisi e al miglioramento dei processi. Questo approccio rappresenta un autentico cambio di paradigma che, partendo dalla Lombardia, si sta gradualmente diffondendo anche in altre Regioni.

Tuttavia, nonostante gli sforzi fatti, le metodiche Lean spesso vengono applicate in modo non del tutto consapevole, e sarebbe pertanto opportuno fornire una formazione adeguata agli operatori sanitari riguardo a questa cultura di miglioramento continuo. Ecco l’obiettivo del nostro Master: promuovere una formazione specifica finalizzata a sviluppare una mentalità orientata al miglioramento costante, coinvolgendo tutte le figure professionali, non solo ingegneri gestionali, economisti o manager, ma anche medici, farmacisti, operatori sanitari, infermieri e ingegneri clinici.

Un approccio integrato con il coinvolgimento di tutti i professionisti della sanità è essenziale per ottimizzare i processi e migliorare l’efficienza delle strutture sanitarie

Il nostro Master si rivolge dunque a una vasta gamma di professionisti, al fine di coinvolgere tutti coloro che operano nel settore sanitario e che desiderano acquisire competenze e conoscenze in ambito Lean, indipendentemente dal ruolo ricoperto, perché crediamo che un approccio integrato sia essenziale per ottimizzare i processi e migliorare l’efficienza delle strutture sanitarie. Questo percorso formativo è specificamente indirizzato a studenti che sono già inseriti nel mondo lavorativo. Le lezioni prevedono una parte teorica, integrata da esercitazioni e casi studio, e una parte applicativa. Lo scopo è quello di mettere a disposizione degli studenti uno strumento completo, una sorta di “cassetta degli attrezzi”, che consenta di comprendere le diverse metodologie e di applicarle in maniera concreta nella propria realtà lavorativa.

Al termine del corso, gli studenti avranno l’opportunità di sviluppare un project work finale, con il supporto dei nostri tutor, al fine di applicare le metodiche apprese durante il corso al contesto aziendale in cui operano.

Professor Porazzi, in conclusione, nell’ambito del PNRR, si stanno utilizzando le metodiche Lean per rivedere i processi?

Dalla nostra esperienza riguardo all’introduzione di nuove attività nel processo di modifiche organizzative in ottica PNRR, anche a livello territoriale, possiamo affermare che molto dipende dall’aspetto che il PNRR stesso sta sottolineando con forza, ovvero l’importanza di avere un bravo project manager a capo dei progetti. Pertanto, auspichiamo che il project manager incaricato di introdurre, modificare o apportare cambiamenti all’interno del processo sanitario sia una figura competente che possieda una solida formazione nelle tecniche di gestione e di Lean management.

Il territorio può diventare un terreno fertile per sperimentare e implementare i processi migliori

Inoltre, riteniamo che il successo nell’implementare queste metodiche sia strettamente connesso alla sensibilità del contesto in cui si opera. Ciò si estende anche al livello territoriale, dove è fondamentale che vi siano coordinatori che comprendano appieno le problematiche e che si siano impegnati a superare le resistenze al cambiamento. In tal modo, sarà possibile adottare un approccio innovativo, evitando di riproporre vecchie dinamiche e cercando, invece, di sperimentare nuovi processi organizzativi. Considerando che spesso le modifiche organizzative comportano anche modifiche nel layout e nella struttura del luogo di lavoro, il territorio può diventare un terreno fertile per sperimentare e implementare i processi migliori.

Il PNRR rappresenta un’ottima opportunità per promuovere l’utilizzo delle metodiche Lean. Speriamo che tali opportunità vengano sfruttate al massimo e che, attraverso l’applicazione di queste metodologie, si possa raggiungere un risultato significativo e un impatto positivo sulle organizzazioni coinvolte.

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FNOPI: le proposte degli infermieri per migliorare la qualità dell’assistenza a favore dei cittadini

La carenza infermieristica non si combatte con iniziative spot: la professione va resa attrattiva riformando il percorso formativo e prevendendo un chiaro sviluppo di carriera.

Nel 2025 si celebreranno i primi cento anni dal Regio Decreto numero 1832 del 1925: la norma che ha istituito in Italia le prime ”scuole convitto per infermieri professionali” , per ufficializzare una figura che, fino a quel momento, era stata costruita su base volontaria, spontaneistica, regolamentata in diverse modalità, senza alcuna uniformità nazionale. Basti pensare che nel 1902 risultavano attive in Italia scuole di formazione solo in 25 ospedali; negli stessi anni nel Regno Unito se ne contavano oltre 500.

Oggi, a quasi un secolo da quella data fondamentale non solo per l’infermieristica italiana, ma per l’assistenza in generale nel nostro Paese, la FNOPI (Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche) mette in campo fin d’ora i cardini di quella che dovrà essere la nuova formazione infermieristica.

Tre le priorità che dovranno trovare spazio nelle prossime leggi, a partire da quella di Bilancio:

  1. Valorizzare la formazione infermieristica e le specializzazioni all’interno delle università anche con maggiori investimenti per il fondo previsto per sostenere la docenza universitaria e per aumentare il numero dei professori MED/45 (quelli in Infermieristica, appunto), per rendere qualitativamente sostenibile la nuova formazione.
  2. Implementare il percorso di formazione universitaria infermieristica, prevedendo le lauree magistrali a indirizzo clinico in risposta ai bisogni del sistema salute e della popolazione.
  3. Correlare strutturalmente i posti del corso di laurea abilitante e delle lauree specialistiche adeguandoli al fabbisogno del sistema salute.

Il Regio decreto del 1925 fu il primo di molte norme di rilievo storico riguardanti l’infermieristica in Italia, dando valore all’infermiere specializzato, definito così già nella legge 1098 del 19 luglio 1940 per la sua ricaduta sulla qualità dell’assistenza e sulla riduzione degli accessi impropri in ospedale. Nel 1954 furono istituiti i Collegi (oggi Ordini) quali organi di tutela professionale, etica e deontologica della professione. Successivamente (1999) sono stati superati i mansionari, gabbie in cui una professione intellettuale non poteva trovare i suoi sbocchi naturali; istituite quindi le lauree e i percorsi universitari, prima triennali, poi anche magistrali seguiti dai dottorati di ricerca, dai ruoli di insegnamento accademico e così via.

Ora, per i cento anni della nascita della formazione e professionale degli infermieri, l’obiettivo – sottolinea la FNOPI – dovrà essere quello del salto di qualità: specializzazioni, sviluppo della laurea magistrale per consentire anche l’accesso più agevole all’area del ‘personale di elevata qualificazione’ previsto dal contratto, riorganizzazione delle docenze infermieristiche.

Senza qualità dell’assistenza, la mera quantità degli operatori non risolve i problemi dei cittadini e del SSN, conclude la FNOPI “senza infermieri qualificati non c’è salute”.

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Vaccinazione anti-Covid, soddisfazione SItI per circolare ministeriale

La Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) accoglie con soddisfazione la circolare emessa dalla Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute relativa alla vaccinazione anti Sars-CoV-2.

“Era più che necessario avere un quadro di riferimento chiaro in vista della prossima stagione autunnale per permettere alle Regioni la migliore organizzazione dei percorsi vaccinali – sottolinea la Prof.ssa Roberta Siliquini, Presidente della Società Italiana d’Igiene – Della Circolare è particolarmente rilevante l’attenzione ai più fragili, in linea con il recentemente approvato Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale e le raccomandazioni della comunità scientifica. Nello specifico si sottolinea l’importanza della vaccinazione dei conviventi di pazienti fragili così come il ricorso agli anticorpi monoclonali in caso di soggetti non immunocompetenti, in primis i pazienti trapiantati. Va inoltre ricordato che i vaccini disponibili sono sicuri ed efficaci nel prevenire la patologia severa ed è pertanto consigliata la vaccinazione anche a chi non rientra nelle categorie a rischio ancor più se a contatto con anziani e con il pubblico”.

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Concorso MMG: prorogata al 30 settembre la scadenza per l’iscrizione al test di accesso al nuovo triennio di formazione specifica in medicina generale

FIMMG Formazione plaude la decisione di posticipare i termini di presentazione delle domande di iscrizione al prossimo Concorso per l’accesso al Triennio 2023/26 del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale.

“È una notizia positiva, in quanto permetterà a più colleghi di iscriversi al prossimo triennio di Formazione Specifica in Medicina Generale, anche a coloro che nelle ultime settimane non avessero avuto modo di leggere la notizia dell’apertura delle iscrizioni, oppure ai colleghi che, non risultando vincitori della borsa SSM, volessero intraprendere la strada della Medicina Generale”, commenta la Segretaria Nazionale di FIMMG Formazione, Erika Schembri.

“Auspichiamo tuttavia che questa proroga non provochi un posticipo della data stessa del concorso, attualmente prevista per il 30 di novembre, che ricordiamo essere già in ritardo rispetto al cronoprogramma previsto per legge”, aggiunge Schembri.

Dopo le numerose sollecitazioni di FIMMG Formazione, inoltre, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale che proroga al 30 novembre 2023 gli scorrimenti della graduatoria di concorso per l’accesso al triennio di formazione specifica in medicina generale 2022/25.

“Ringraziamo il Ministro Orazio Schillaci per il suo intervento, che permetterà l’assegnazione delle borse MMG rimaste libere alle decine di colleghi ancora in attesa in graduatoria”, conclude Schembri.

L’automonitoraggio riduce i costi delle ospedalizzazioni e aumenta la qualità di vita

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L’automonitoraggio del diabete permette una maggiore aderenza e fa risparmiare. È quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’azienda sanitaria Barletta-Andria-Trani in collaborazione con Altems e alla società benefit CliCon sull’impatto economico dei diversi sistemi di monitoraggio del glucosio.

“Si tratta di un’analisi di real word che ha coinvolto l’Asl BT e che ha incrociato vari flussi amministrativi: quello della farmaceutica, le schede di dimissione ospedaliera e la specialistica ambulatoriale”, spiega Cataldo Procacci, Dirigente Farmacista presso Azienda Sanitaria Locale BT.

Il gruppo di lavoro ha comparato i tradizionali sistemi di monitoraggio del glucosio attraverso il sangue capillare con quelli di monitoraggio del glucosio interstiziale, dispositivi che forniscono il risultato in base a un intervallo di tempo prestabilito (flash o FGM) oppure on demand, su richiesta dell’utilizzatore (CGM). L’analisi pugliese ha utilizzato i device del primo tipo, che all’epoca della raccolta dati erano gli unici disponibili in Italia.

“Il nostro quesito di ricerca è partito dalla considerazione che l’innovazione tecnologica è un investimento – afferma Procacci – La domanda è quindi stata se questo investimento ha un ritorno dal punto di vista economico e di salute”.

La riduzione delle ospedalizzazioni

La risposta è stata affermativa. Sebbene infatti le strisce per il monitoraggio del sangue capillare siano più economiche, il lavoro ha evidenziato come il 70% dei pazienti che utilizzano questa formula non sia aderente. “Questo dato ci dice che ci deve essere un’educazione al paziente e forse anche una moral suasion dell’utilizzo delle risorse sanitarie da parte dei medici di medicina generale”, commenta Procacci.

Il secondo elemento di interesse è di natura economica: sebbene i dispositivi per il monitoraggio flash siano più costosi e vadano sostituiti ogni 15 giorni, infatti, è stata evidenziata una riduzione della spesa legata ai ricoveri. Dall’analisi è emerso che il costo medio annuo per paziente che utilizzava le strisce era di 3.614 euro e quello per gli utilizzatori di dispositivi avanzati era di 4.064 euro; per contro, la media del costo delle ospedalizzazioni per i pazienti con monitoraggio tradizionale è stata di 934 euro, contro i 268 delle persone con monitoraggio flash.

“E non si tratta solo di una riduzione di costo da trattamento evitato, ma anche un guadagno di salute del paziente”, commenta l’autore dello studio.

Il monitoraggio flash si è dimostrato costo-efficace: l’aumento del costo del dispositivo è supportato da un incremento di qualità di vita

Per l’analisi costo-efficacia del trattamento è stato usato l’indicatore della qualità della vita misurata come ”utilità” (QALYs). “Per farlo, abbiamo mutuato gli elementi necessari dal rapporto Hta di Agenas – commenta Procacci – Dopodiché, siamo andati a vedere se l’aumento dei costi era supportato anche da un incremento di qualità di vita. Abbiamo dimostrato che il monitoraggio di glucosio interstiziale è un trattamento costo-efficace: l’aumento di costo annuo dovuto alla tecnologia viene compensato sia da una riduzione dei costi sanitari dovuti ai ricoveri sia da un aumento della qualità della vita delle persone”.

Non è stato valutato alcun costo per la formazione dei pazienti, poiché questa è svolta dal diabetologo e supportata dall’infermiere durante la prima visita specialistica, quando viene anche consegnato il dispositivo. Facendo parte della visita ambulatoriale, dunque, non è considerato un costo aggiuntivo.

Come funziona il monitoraggio

In Italia secondo l’Istat ci sarebbero oltre 3,5 milioni di persone affette dal diabete e, secondo gli esperti, la patologia sarà una delle sfide sanitarie del futuro.

Per la forma di malattia che non risponde agli interventi dietetici e ai farmaci ipoglicemizzanti orali, è indicata la terapia insulinica con iniezioni multiple giornaliere. In questo contesto, il monitoraggio della glicemia è essenziale per prevenire l’ipoglicemia o le complicanze acute e croniche.

Per l’Istat in Italia ci sarebbero oltre 3,5 milioni di persone con diabete, che per gli esperti sarà una delle sfide sanitarie del futuro

Da alcuni anni i diabetici hanno acquisito la possibilità di gestire la malattia a casa, grazie alla disponibilità di dispositivi minimamente invasivi per l’automonitoraggio della glicemia. Le strisce reattive monouso misurano il glucosio da una goccia di sangue prelevata tramite puntura del dito con un glucometro (o pungidito).

Le linee guida italiane raccomandano per il diabete di tipo 1 in terapia basal-bolus un minimo di 3 o 4 misurazioni giornaliere, corrispondenti rispettivamente a 1.095 e 1.460 strisce all’anno, mentre per il diabete di tipo 2 in terapia insulinica le misurazioni giornaliere raccomandate sono comprese tra 1 e 4 (rispettivamente 365 e 1.460 all’anno).

La recente introduzione dei sistemi di flash glucose monitoring (FGM) ha consentito la misurazione automatica in continuo dei livelli di glucosio nel liquido interstiziale attraverso sensori applicati sul dorso del braccio interfacciabili con smartphone.

L’applicazione a altre patologie

I risultati dello studio sono particolarmente interessanti alla luce della loro potenziale applicabilità anche per l’automonitoraggio di altre patologie croniche, la cui gestione sarà sempre più decentralizzata sul territorio. “Credo che siano due le direttrici sulle quali si muoverà la sanità del futuro – afferma Procacci – Da una parte sarà sempre più importante l’home delivery di un farmaco o di un dispositivo, per migliorare la prossimità delle cure. Dall’altra, per quanto riguarda il cronico compensato, diventerà fondamentale la possibilità di svolgere l’automonitoraggio e di inviare i dati al clinico in tempo reale. In questo modo, il professionista può verificare da remoto qual è lo stato del paziente”.

Nella sanità del futuro sarà sempre più importante l’home delivery del farmaco o del dispositivo e la possibilità di svolgere automonitoraggio per il paziente cronico compensato

Uno dei limiti del lavoro è aver preso in considerazione soltanto un’Asl: “Si tratta di uno studio pilota e la scelta è dovuta a esigenze di analisi dei vari flussi di dati – spiega Procacci – Infatti, sebbene oggi si parli molto di superamento dell’ottica a silos, dal punto di vista ragionieristico è più semplice comparare le singole voci. Tuttavia, mettere a confronto in modo trasversale i diversi flussi è l’unico modo per valutare la sostenibilità del sistema”.

La volontà è che il lavoro ispiri altre realtà a effettuare studi simili, per poter migliorare la programmazione sanitaria. “Ad oggi, per esempio, nella nostra Asl i dispositivi FGM rappresentano uno dei capitoli di spesa più elevato sul territorio – rileva Procacci – Il nostro direttore amministrativo, per esempio, ha voluto studiare i dati emersi dal nostro lavoro per valutare gli investimenti futuri e compiere scelte di governance sanitaria strategiche”. La sfida, infatti, è capire se i trattamenti per l’automonitoraggio siano costi evitabili o investimenti per la popolazione.

“La mia speranza è che anche i dashboard di monitoraggio futuri a disposizione delle Regioni vadano a misurare non solo i costi effettivi, ma anche quelli evitati e il miglioramento dello stato di salute delle persone. Oggi con il DM77 e le risorse per il PNRR abbiamo tutte le carte in regola per costruire un telemonitoraggio valido per patologie come il diabete, l’ipercolesterolemia o le patologie reumatiche. In questo modo, inoltre, abbiamo visto che aumenta anche la compliance dei trattamenti”.