Home Blog Page 302

Dal Forum Sistema Salute i tre pilastri per la sanità italiana: equità, sostenibilità, evoluzione

Equità, sostenibilità, evoluzione. Sono i tre pilastri, che fungono anche da linea guida che deve sottendere allo sviluppo della sanità del nostro Paese. È questa la risposta che gli esponenti della filiera della salute hanno dato alla domanda “Dove va la sanità italiana?”, intervenendo al Forum Sistema Salute.

Angelo Tanese

Già, ma cosa vuol dire in pratica? Come e dove mettere mano? 

“Bisogna co-progettare il futuro della sanità superando le barriere, anche potenziando le partnership pubblico-private”, ha detto l’ex direttore generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese. “Gestire la sanità significa essere consapevoli che ciò non significa solo chiedere fondi, ma riuscire a utilizzare al meglio le risorse a disposizione”.

Giovanni Migliore

Concorda, in parte, il presidente Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) Giovanni Migliore, che ha voluto evidenziare come “negli ultimi anni si è consolidata una classe di manager sanitari molto brava”. A cui però “non si può chiedere di fare miracoli. Bisogna cambiare le regole”. Perché, ad esempio, “non si può pensare di mettere tetti di spesa per il personale e volere al contempo un’assistenza di qualità”.

È importante investire sui giovani, perché questo può consentire di traghettare la sanità nel futuro

Considerazioni, quelle di Migliore, che hanno trovato una sponda anche in Tanese, che ha messo sul tavolo una delle patate più bollenti che dovranno essere affrontate dal nuovo esecutivo e che richiederà un sapiente gioco di contrattazione tra Salute e Tesoro: il nodo del ricambio generazionale dei professionisti della salute pubblica. Ha avvertito Tanese: “È importante investire sui giovani, perché questo può consentire di traghettare la sanità nel futuro”. Prossimo.

Quanto alla crisi che permea tutte le professioni sanitarie ha detto la sua anche Nicola Draoli, componente del Comitato centrale Fnopi (Federazione nazionale ordini e professioni infermieristiche). Con la schiettezza che lo contraddistingue ha spiegato: “La verità è che il nostro Paese non è orientato allo sviluppo del Ssn. Tantomeno per quanto riguarda le professioni. Non si parla mai della possibilità che i professionisti superino la mentalità prestazionale di natura prettamente tecnica che tutto il sistema salute impone. Senza intervenire sulle professioni non si può andare da nessuna parte. A prescindere dai miliardi da investire, dal tipo di management o dai modelli organizzativi”. 

Come non dargli torto, giacché è ben noto che le professioni sanitarie scontano il prezzo di percorsi formativi e accademici vecchi di decadi e non permettono di sperare in un percorso professionale di medio-lungo termine. È un circolo vizioso. “La ‘prestazionalità’ è figlia di un sistema culturale che include una classe politica che chiede prestazioni. E che non ha interesse a mettere in piedi un diverso sistema formativo, né dal punto di vista normativo, né in termini di stratificazione delle competenze”, ha aggiunto.

Tornando ai tre pilastri della sanità futura, in particolare a quello della sostenibilità, la direttrice dell’Ausl Ferrara Monica Calamai ha evidenziato come debba “cambiare la visione stessa della salute. Oggi declinata nella ‘One Health’, attraverso un approccio olistico, multidisciplinare e multiprofessionale”. In questo modo si potrà cercare di conseguire anche l’equità di quell’accesso alla salute previsto dalla nostra Carta Costituzionale. “Perché oggi, sia chiaro, il nostro Ssn non è equo affatto. Con i ben noti gap di accesso alle prestazioni tra cittadini che abitano in diverse zone del Paese”, ha precisato. Rincarando poi la dose: “Se vogliamo che il cittadino sia davvero al centro della salute, l’agire del Ssn deve modificarsi soprattutto nel modo in cui eroga i servizi”. Da una sanità orientata alla malattia a una orientata alla salute. Da una salute intesa come assenza di malattia a una focalizzata sul benessere psico-fisico. Dall’autoreferenzialità dei sistemi di valutazione all’importanza della conoscenza scientifica nelle scelte assistenziali di politica sanitaria.

“Dobbiamo focalizzarci non sui miliardi messi sulla sanità, ma sulla percentuale di Pil” che viene dedicata a questo capitolo di spesa. I documenti di finanza pubblica dicono che una volta che saranno finite le risorse Covid, torneremo più giù di dove eravamo prima

Mario Del Vecchio

Di tutta evidenza il fatto che, oltre a ottimizzare l’utilizzo delle risorse e spenderle per le attività a maggior valore aggiunto, occorrono investimenti. Ma attenzione, ha puntualizzato Mario Del Vecchio, Affiliate Professor di Government, Health and Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management: “Dobbiamo focalizzarci non sui miliardi messi sulla sanità, ma sulla percentuale di Pil” che viene dedicata a questo capitolo di spesa. I documenti di finanza pubblica dicono che una volta che saranno finite le risorse Covid, torneremo più giù di dove eravamo prima. Se i dati Ocse relativi al 2021 indicavano che la spesa per la salute in Italia era pari all’8,7% del Pil, nel 2025 le stime sono di scendere al 6,4%. Ci si deve interrogare sul come fare a mettere di nuovo quell’1,5% mancante”. E, a detta dell’esperto, si tratta di risorse che “dovrebbero provenire dallo Stato, non dalla spesa privata”.

Bene, ma come agire? Una ricetta la fornisce il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. “Bisogna focalizzare sulla politica del Ssn. I 12 miliardi di euro che la sanità pubblica ha ricevuto dal 2020 a oggi sono stati investiti per far fronte all’emergenza e non per interventi strutturali”, ha ricordato. Aggiungendo anche una riflessione non secondaria: “Dobbiamo renderci conto che, quando si capisce che i fondi servono – come avvenuto in pandemia – i soldi si trovano! Quindi il problema è politico. E la politica deve riconoscere onestamente che il Ssn si sta sgretolando e non risponde più ai principi di universalità ed equità. Se non immaginiamo un Ssn che vuole produrre salute, non andremo avanti, perché un migliore stato di salute della popolazione si traduce in una migliore economia del Paese”.

Cosa serve? Agire avendo compreso che mettere soldi sulla salute non è un costo ma un investimento

Elio Borgonovi

Come a dire che chi si siederà nell’Emiciclo dovrà porsi una seria domanda: lasciare alle generazioni future un Ssn prestazionalistico o un Ssn in grado di migliorare la salute? E qui torniamo, ben allineati, ai discorsi fatti dagli altri esperti. A cui si aggiungono le riflessioni, sempre illuminanti, del professore emerito Elio Borgonovi. Che, premettendo quanto sia più facile portare in piazza la gente su temi diversi dalla salute, rilancia alla politica un guanto di sfida (purtroppo più e più volte non raccolto in passato): “Agire avendo compreso che mettere soldi sulla salute non è un costo ma un investimento. E che questo investimento può generare sviluppo”.

Quanto a chi amministra la salute, Borgonovi avverte: “Basta con la narrazione continua di una sanità degli sprechi. Perché poi il ministro della Salute non potrà spingere con il collega del Tesoro per avere più risorse. Gli verrà chiesto prima di migliorare l’efficienza”.

Contratto Comparto sanità: approvato atto d’indirizzo

“Approvato l’atto di indirizzo per l’avvio delle trattative per il nuovo contratto dell’Area del Comparto sanità”, annuncia Davide Caparini, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

“Sono interessati 135.000 dirigenti – spiega Caparini – ed avrà un impatto Economico di poco meno di 650 milioni di euro.  L’approvazione di questo atto da parte del Comitato di settore Regioni-Sanità avviene al termine della fase più acuta dell’emergenza, che ha messo in luce la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di far fronte a estreme criticità. Tutto ciò coincide con l’attuazione anche del PNRR, la nuova sfida a cui la Sanità italiana è chiamata a rispondere”.

“La valorizzazione dei medici che già lavorano nel sistema sanitario e la necessità di far fronte alla carenza di personale, sono gli obiettivi che occorre perseguire in questa tornata contrattuale.

Le Regioni ritengono pertanto importante avviare in tempi rapidi la fase di contrattazione per poter individuare gli strumenti più utili, in piena collaborazione con Governo, organizzazioni sindacali e l’Aran. Tra le principali linee di intervento c’è la revisione del sistema degli incarichi e la rivalutazione dell’indennità di posizione con una semplificazione delle procedure dei fondi contrattuali”.

Legge 194, tra diritto all’aborto e difficoltà di accesso

0

Non solo l’obiezione di coscienza, da parte del personale sanitario, ma anche l’obiezione di struttura non garantiscono il libero accesso all’IVG, ad oggi, in Italia. I dati prodotti dal Ministero sono obsoleti e fotografano una situazione diversa dall’attuale. Inoltre, gli stessi, risultano difficilmente utilizzabili perché in formato pdf e per nulla accurati. Ne abbiamo parlato con la professoressa Chiara Lalli e con la dottoressa Marina Toschi.

In Italia cosa stabilisce la Legge 194

L’obiettivo principale della Legge 194/78 è garantire la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari.

L’articolo 1 stabilisce che «lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio».

È prevista l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), entro i primi 90 giorni di gestazione, per motivi di salute, economici, sociali o familiari, dopo aver esaminato le possibili soluzioni dei problemi presentati e dopo aver offerto aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero all’interruzione della gravidanza.

Vengono stabilite due tecniche per effettuare l’IVG: quella farmacologica e quella chirurgica.

Il metodo farmacologico è una procedura medica che prevede la somministrazione di due diversi principi attivi a distanza di 48 ore l’uno dall’altro; il primo è il mifepristone, conosciuto come RU486, e il secondo è una prostaglandina. Nell’agosto del 2020 il Ministero della Salute ha aggiornato le Linee di indirizzo sull’IVG con metodo farmacologico stabilendo che tale procedura può essere effettuata esclusivamente presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalla Regione, nonché in consultori oppure day hospital.

Il metodo chirurgico, in anestesia generale o locale, viene effettuato in strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate e autorizzate dalla Regione.

La Legge 194, nell’articolo 9, si occupa in modo specifico dell’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario, e stabilisce che non possa essere invocata quando il proprio intervento «è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo» e anche che «l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento».

Legge 194 e aborto: i dati

Il 30 luglio 2021 è stata trasmessa al Parlamento la “Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78)”.

Tale relazione cercava di fotografare la situazione di più di 2 anni fa; quindi, i numeri potrebbero non corrispondere alla realtà odierna. In più tali dati non sono accurati nel dettaglio e poco utilizzabili in quanto in formato pdf e non corrispondenti completamente ai numeri dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Secondo i dati della Relazione, l’Italia è tra i Paesi con i più bassi tassi di abortività al mondo: 5,4 interruzione ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni.

In base a tale relazione il numero di IVG nel 2020 è stato di 66.413, con una riduzione del 9,3% rispetto al 2019. Questo dato è in continua diminuzione dal 1983, anno in cui si è osservato il più alto numero di IVG in Italia, 234.801 casi.

Si evidenziano forti differenze territoriali tra Regioni diverse; la Liguria, in rapporto alla popolazione, è la Regione in cui vengono effettuati più IVG (7,4 per mille), quasi il doppio rispetto alla Basilicata (3,8), Regione in cui se ne effettuano di meno.

Secondo i dati del Ministero della Salute, l’Italia è tra i Paesi con i più bassi tassi di abortività al mondo e in continua diminuzione dal 1983

Relativamente al tipo di procedura utilizzata si osserva che il 35% delle IVG totali è praticato con la metodica farmacologica. Anche su questo aspetto esistono forti differenze territoriali; sempre in Liguria c’è il dato più alto di IVG farmacologiche (circa il 60% del totale), mentre in Molise è del 2%.

Un confronto con altri Stati europei mostra che in diversi Paesi in cui si fa uso della RU486, tale procedura viene praticata nella maggior parte dei casi di IVG. Inghilterra e Galles hanno una percentuale dell’85% sul totale, Francia del 72%, valori più che doppi rispetto all’Italia.

Un altro indice analizzato nella relazione prende in considerazione la mobilità delle donne dalla Regione di residenza a quella in cui si effettua l’IVG. Il 30% delle donne residenti in Molise effettua l’IVG in strutture sanitarie al di fuori della propria Regione. Dalla Basilicata si spostano il 26% delle donne, dall’Umbria il 13%.

Tra le differenze regionali si evidenzia anche la percentuale di strutture sanitarie in cui è possibile effettuare IVG. Nel 2020 solo in Valle d’Aosta nel 100% delle strutture si può effettuare IVG. La media nazionale è del 63,8%, mentre il dato più basso è della Campania con il 27,9%.

In merito alle obiezioni di coscienza da parte di ginecologi, anestesisti e personale non medico, si osservano anche in questo ambito forti differenze territoriali.

In totale la percentuale di ginecologi obiettori nel 2020 è del 67%, anestesisti del 45% e personale non medico del 36%.

Ci sono aree come la Provincia di Bolzano o il Molise dove 5 ginecologi su 6 non sono disponibili ad intervenire per effettuare una IVG. Complessivamente, l’obiezione di coscienza è più diffusa nel Sud dell’Italia dove le percentuali di obiettori sono mediamente più alte rispetto al resto del Paese.

Il commento di Chiara Lalli

Relativamente ai dati, la professoressa Chiara Lalli, accademica, saggista, filosofa italiana, autrice insieme a Sonia Montegiove del libro “Mai dati – Dati aperti (sulla 194) – Perché sono nostri e perché ci servono per scegliere” pubblicato da Fandango nel 2022, commenta: “Ci sono volute centinaia di richieste di accesso civico generalizzato per avere i dati delle singole strutture. Dati che comunque non sono aggiornati ad oggi ma al più al 2021. Quindi solo parzialmente utili.

Sui dati aggregati e chiusi che il Ministero fornisce annualmente in formato pdf credo manchi la volontà di rendere facilmente accessibili le informazioni riguardo alla 194 (informazioni che dovrebbero essere aggiornate e dettagliate). Relativamente alle ASL, molte ci hanno mandato dati dettagliati. Alcune ce li hanno mandati aggregati e alcune ci hanno mandato il link alla relazione di attuazione. Ma di moltissime strutture abbiamo i dati che abbiamo richiesto”.

L’obiezione di coscienza è l’aspetto che più colpisce, soprattutto quando la percentuale è molto alta, ma non basta come criterio per sapere se la legge 194 è ben applicata oppure no

In merito all’IVG e obiezione di coscienza, la Professoressa Chiara Lalli spiega: “A volte è una questione logistica – magari sono in un reparto dove non c’è il punto IVG. Di per sé questo potrebbe non essere un impedimento – così come potrebbe non esserlo la presenza di obiettori. L’aspetto principale rimane la logistica. Cioè sarebbe possibile garantire il servizio di IVG se fosse organizzato bene. L’obiezione di coscienza è l’aspetto che più colpisce, soprattutto quando la percentuale è molto alta, ma non basta come criterio per sapere se la legge 194 è ben applicata oppure no. La legge prevede l’obiezione di coscienza (articolo 9 della legge 194). Quell’articolo dovrebbe essere applicato meglio perché “l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento”. Perché anestesisti e infermieri obiettano, per esempio? Non solo: senza dire in che modo, la legge dice che il servizio di IVG deve essere sempre garantito. Quindi? L’aborto è sempre stato un argomento moralmente controverso. In questi anni la parte conservatrice ha fatto meglio di quella liberale. Di aborto non si parla quasi mai se non in termini di dolore inconsolabile e di scelta drammatica e traumatica. Lo stigma e il senso di colpa vengono usati per rendere una scelta non davvero una scelta, ma una inevitabile ferita. Si dimentica spesso che l’alternativa all’aborto volontario è la gravidanza imposta. Che è una alternativa moralmente ripugnante e che sarebbe anche una alternativa molto difficile da garantire. Come facciamo? Controlliamo le donne fertili?

Il commento di Marina Toschi

La dottoressa Marina Toschi, Ginecologa e già Dirigente UOS Consultori Lago-ASL Umbria 1, è fondatrice dell’Associazione Ginecologi Territoriali (AGITe) e fa parte della Rete italiana contraccezione e aborto (Rica) Pro-choice.

Dottoressa secondo lei è garantita la Legge 194/78 in Italia?

Toschi

Come molte delle prestazioni sanitarie, la situazione è a macchia di leopardo. Purtroppo, in questi anni, il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è stato smantellato con le varie leggi di aziendalizzazione, con la scelta di privilegiare il privato. Per legge l’aborto è garantito gratuitamente e quindi fuori dal mercato privato. Questo in parte è la ragione delle difficoltà che si trova davanti una donna che cerca di abortire poiché non è mai un servizio a pagamento. I consultori che dovrebbero essere la prima tappa per chi chiede una IVG spesso non sono in grado di dare risposte in tempi rapidi. Non hanno una e-mail o un numero di telefono a cui scrivere o chiamare e le donne, specialmente le più giovani, sono invece abituate a comunicare per le vie brevi, per web ormai spedisce online le ricette anche con il medico di famiglia. I servizi pubblici non sono affatto attrezzati per questa modalità!

Non c’è alcun incentivo a occuparsi di IVG per i professionisti sanitari e l’obiezione di coscienza di struttura, pur vietata dalla legge, è molto diffusa

Inoltre, l’obiezione di coscienza non è ben regolamentata come avviene in altri Paesi. Non c’è alcun incentivo a occuparsi di IVG, c’è invece un disincentivo visto che è una prestazione medica, da cui con una lettera o più spesso con una comunicazione orale, il medico si può esonerare e semplificarsi la vita. Inoltre, i turni a cui è sottoposta una ginecologa/o all’interno di un ospedale sono spesso molto sovraccarichi di lavoro, vista anche la cronica carenza di personale attivo. La vera obiezione la compiono quindi i direttori sanitari e generali delle ASL/ASP/Ospedali che non hanno tra gli obiettivi di budget su cui sono remunerati nulla che riguardi la contraccezione e l’aborto. Se venisse loro decurtato lo stipendio della parte di incentivazione economica per non aver applicato la 194, credo che la situazione sarebbe diversa. Inventerebbero un sistema per far funzionare i servizi, incentiverebbero l’uso di aborto farmacologico, attiverebbero un outsourcing (servizi esternalizzati ad associazioni/cooperative).

Solo una percentuale minore degli aborti avviene con il metodo farmacologico, perché in Italia si predilige l’aborto chirurgico?

L’aborto farmacologico potrebbe essere fatto a casa dalla donna in telemedicina, questo aumenterebbe il loro potere di scelta mentre toglierebbe potere ai medici e alle istituzioni. Contraccezione ed aborto non vengono insegnati ai medici nelle Facoltà di Medicina, né alle ostetriche, né alle/agli infermieri/i. Se poi nella maggior parte delle cliniche/scuole di specialità, non si praticano aborti, né chirurgici, né farmacologici (vedi università cattoliche e 35% degli Ospedali), come si può imparare a svolgere il percorso della IVG dalla richiesta/colloquio con la donna, alla scelta tra IVG medica e chirurgica, alla attuazione del procedimento, se non lo si vede nemmeno durante i cinque anni di specialità in ostetricia e ginecologia?

Contraccezione e aborto non vengono insegnati ai medici nelle Facoltà di Medicina, né alle ostetriche, né agli infermieri

Le linee guida 2020 vanno verso la de-ospedalizzazione, ma a livello regionale la situazione è molto eterogenea, perché?

Le modifiche istituzionali del SSN, la sua regionalizzazione e aver trasformato le Unità Sanitarie Locali in aziende ha portato ad enormi differenze tra Regioni e Ospedali /ASL e a dover regolamentare tutto ogni volta in ogni Regione in base a chi governa in quel periodo. In Umbria, ad esempio, quando è andata alla presidenza regionale Donatella Tesei, ha dovuto dare seguito alla promessa elettorale che aveva sottoscritto con il Partito della Famiglia e ha reso obbligatoria la degenza di tre giorni in ospedale per assumere la RU e il Misoprostolo. Questo, per fortuna, ha generato una forte sollevazione di donne e uomini che hanno costretto il Ministro Speranza in agosto 2020 ad emanare le Linee di indirizzo che comunque non prevedono alcuna sanzione per le Regioni che non le applicano. Sempre l’Umbria le ha recepite solo per quello che riguarda l’allungamento del periodo in cui si può usare la RU fino a nove settimane di amenorrea ma non per il suo uso nei Consultori. Solo il Lazio, in alcune sedi, e ora l’Emilia-Romagna hanno organizzato davvero la somministrazione della IVG medica in Consultorio e la Toscana nei poliambulatori.

Se non vi è obbligo al rispetto delle leggi chi ha voglia di fare innovazione? Specie quella che costerebbe molto meno per lo Stato e avrebbe grandi vantaggi per semplificare la vita delle donne?

In molti Paesi europei l’IVG con RU486 viene prescritta dal medico di base. In Italia non è possibile, perché?

Il Medico di Medicina Generale (MMG) in Italia, in base alla 194/78, può fare certificazione/attestazione per chiedere IVG, anche per via telematica. La 194 però non permette l’esecuzione delle IVG fuori dalle strutture sanitarie; quindi, a domicilio non si può fare. Nel Lazio di fatto si permette, dopo il colloquio e somministrazione della RU in Consultorio, di assumere a domicilio la seconda pillola, quella di Misoprostolo, necessaria ad ottenere l’espulsione del materiale abortivo.”

Cosa ne pensa dell’obiezione di struttura?

Che è vietata per legge ma di fatto il 35% degli Ospedali la applica e nessuno si oppone. Come dicevo andrebbero sanzionati i Direttori Generali e le Amministrazioni che non garantiscono contraccezione e aborto gratuito come stabilisce la Legge 54/75 e la 194/78.

Crede che l’obiezione di coscienza sia frutto solo di un assetto valoriale della persona o potrebbe essere dovuto, in parte, al non riconoscimento della prestazione in termini economici?

Come in altri Paesi europei l’obiezione davvero dovuta a problemi di coscienza è una parte davvero ristretta, forse il 5-10% dei casi, come mostra il libro di Livia Turco a cura di Chiara Micali “Per non tornare al buio – Dialoghi sull’aborto”, pubblicato nel 2017. Infatti, penso che se ci fosse riconoscimento economico, di carriera, scientifico per queste persone, l’obiezione di coscienza si ridurrebbe a numeri minimi. Se poi si permettesse alle ostetriche di svolgere almeno le IVG mediche, come fanno in Svezia, Irlanda, Regno Unito, e anche chirurgiche, come in Francia, certamente il problema si ridurrebbe ancora di più.

Aver reso il SSN un Sistema Sanitario Regionale (SSR) ovvero un sistema con modifiche regionali che si applicano anche a protocolli medici studiati e validati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è molto discutibile

Da quale Paese dovremmo imparare?

“Dall’Irlanda! In pochi anni dopo il referendum, la recentissima legge sulla IVG dà molto valore all’informazione, per cui le donne trovano un numero di telefono che risponde 12 ore al giorno su dove e come effettuare IVG medica. Questa linea telefonica statale è garantita in outsourcing da un’associazione femminile che da anni lavora sul tema IVG. La IVG medica viene garantita fino a dieci settimane dai medici di famiglia organizzati nell’associazione Doctors for Choice. Le donne trovano una linea telefonica di appoggio durante il percorso di IVG medica che funziona 24 ore al giorno, per qualunque quesito o problema medico si trovino ad affrontare e una chat di WhatsApp per le comunicazioni tra colleghi che sostiene i medici tra loro. Naturalmente l’ospedale garantisce sulle 24 ore in caso di problemi importanti, ma per fortuna questi sono davvero pochi.

Siamo un paese lento, con istituzioni che non si modificano facilmente. Aver reso il SSN un Sistema Sanitario Regionale (SSR) ovvero un sistema con modifiche regionali che si applicano anche a protocolli medici studiati e validati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è molto discutibile. Ora ci sono Governatori Regionali che pontificano e decidono su come, dove e fino a quando si debba svolgere un processo medico come una IVG!  Certo, dicono di farlo per proteggere le donne. Ma siamo sicure di volere questi protettori? A marzo 2022 sono stati portati a processo davanti ai TAR da varie associazioni femminili i governatori di Piemonte, Umbria e Marche per non aver applicato le Linee di indirizzo e la 194. Speriamo prima o poi di avere risposte, anche alla lettera che abbiamo preparato per il ministero e per il consiglio dei sanitari su come migliorare informazione e formazione e organizzazione nazionale e regionale”.

Al via il Polo Strategico Nazionale, la nuova infrastruttura cloud per la Pubblica Amministrazione

Garantire la massima sicurezza dei dati e dei servizi critici e strategici del Paese attraverso un’infrastruttura cloud efficiente e affidabile, che favorisca il processo di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione offrendo servizi pubblici di maggiore qualità.

Con questa mission parte il Polo Strategico Nazionale (PSN), la società di progetto partecipata da TIM, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (CDP, attraverso la controllata CDP Equity) e Sogei, che intende accompagnare le amministrazioni pubbliche nell’adozione di soluzioni cloud che sviluppino la digitalizzazione della P.A. e consentano maggior efficienza in grado offrire servizi innovativi a cittadini e imprese, razionalizzando la spesa pubblica e riducendo l’impatto energetico.

“Il Polo Strategico Nazionale, mettendo a fattor comune le expertise dei soci e le più avanzate tecnologie disponibili, è pronto a fornire soluzioni all’avanguardia alla Pubblica Amministrazione, che vive un processo di trasformazione digitale e che deve essere un motore di sviluppo in questa direzione per tutto il Paese. La P.A. deve garantire ai cittadini e alle imprese nuove opportunità di sviluppo e nuovi servizi e il PSN la accompagnerà nella migrazione verso un’infrastruttura che offrirà un’alta garanzia di sicurezza e tutela dei dati, ma anche una maggior efficienza tecnica e ambientale, grazie ai Data Center green a nostra disposizione. Siamo pronti a guidare questo processo tenendo sempre ben a mente tre concetti chiave: sicurezza, efficienza e indipendenza. È una sfida che è già iniziata: la nostra squadra è composta da un team di esperti selezionati fra le migliori professionalità sul mercato, siamo in linea con la nostra tabella di marcia e con la consegna dell’infrastruttura che sarà operativa entro fine anno, come previsto dalla Convenzione sottoscritta con il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, sottolinea Emanuele Iannetti, Amministratore Delegato e Direttore Generale della società.

Il Polo Strategico Nazionale, promosso dal DTD nell’ambito della Missione 1 del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), ospiterà i dati e i servizi critici e strategici delle Pubbliche Amministrazioni Centrali, delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e delle altre Pubbliche Amministrazioni locali, lasciando inoltre alle amministrazioni la possibilità di scegliere il PSN anche per i dati ordinari.

La nascita del PSN è fra le principali iniziative del PNRR e sarà cruciale per raggiungere l’obiettivo di portare il 75% delle amministrazioni italiane a utilizzare servizi in cloud entro il 2026. Il progetto, inoltre, favorisce la riqualificazione della spesa pubblica con una riduzione dei costi attualmente sostenuti dalle P.A. per gli investimenti e la gestione delle infrastrutture, contribuendo ad aumentare l’efficienza energetica, attraverso la riduzione dei consumi anche in ottica di sostenibilità ambientale.

L’iniziativa prevede la realizzazione di un’architettura a doppia region distribuita su 4 Data Center, interconnessi fra di loro con connettività ultra broad in fibra ottica per assicurare la continuità operativa in tempo reale, in spazi certificati secondo i più elevati standard disponibili.

Marco Cappato e l’Associazione Luca Coscioni lanciano il XIX Congresso (Modena 13-16 ottobre)

“Negli ultimi anni gli unici avanzamenti significativi sul piano dei diritti sono stati ottenuti nei tribunali nella totale inerzia dei partiti – dichiarano Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretario dell’Associazione Luca Coscioni, nel corso della presentazione del XIX Congresso che la realtà attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla scienza, alla salute e le libertà civili terrà  a Modena, il 13 ottobre presso La Tenda di via Monte Kosica e dal 14 al 16 ottobre presso l’aula Magna del Tecnopolo, via Vivarelli 2

 

“ll tema della scienza e delle libertà è stato cancellato dalla campagna elettorale, perché ricercatori e malati non servono a nutrire clientele politiche. Non ci spaventiamo dunque del fatto che ci sia ora una nuova maggioranza che si prepara ad essere non solo inerte, ma anche ostile a nuove riforme di libertà. Noi andiamo avanti, per la libertà di ricerca e di autodeterminazione dall’inizio alla fine della vita, attraverso disobbedienze civili, ricorsi giudiziari e attivazione degli strumenti di iniziative popolari, come i referendum. Il congresso di Modena sarà occasione per tutti coloro che finalmente vogliono passare dalla preoccupazione all’azione per l’affermazione dei diritti. Questo è il loro congresso. Abbiamo inviato sindaco, presidente regione, i parlamentari uscenti, quelli entranti chiedendo di prendersi degli impegni. 

 

“La legislatura – concludono –  avrebbe potuto concludersi con una vera e propria rivoluzione laica e liberale se la Corte stessa presieduta da Giuliano Amato – non avesse impedito il voto sui referendum in materia di Cannabis e Eutanasia. Ma noi non abbiamo smesso di coltivare la speranza, come con l’aiuto fornito alla signora Elena e l’autodenuncia di Marco Cappato.. Senza il permesso della politica in questi anni abbiamo legalizzato l’aiuto alla morte medicalmente assistita, conquistato diritti in tema di fecondazione assistita, della ricerca scientifica, sulla disabilità. Continueremo a farlo”.

 

“Nel campo dei diritti civili e umani da tutelare è anche la libertà di ricerca scientifica, una delle missioni dell’associazione luca coscioni accomunate dal motto “Dal corpo del malato al cuore della politica” – aggiunge il Professor Michele De Luca, co presidente dell’associazione, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Ricerca è vita e va sostenuta altrimenti muore e con essa la possibilità di curare persone come chi è affetto da malattie rare, genetiche, oltre i malati gravi,  che come tutti i cittadini secondo logica dovrebbero avere la possibilità di usufruire dei risultati della ricerca scientifica e di terapie scoperte dopo faticose e costose ricerche”.

Dm 77 – Fotografia della nuova assistenza territoriale

Ritratto della sanità territoriale del futuro: il Regolamento per la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (DM 77), uno dei cardini del PNRR, definisce la rete dell’assistenza delineata dalla Missione 6. Una rivoluzione. Parole chiave tutte nuove: Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, Ospedale di Comunità, infermiere di famiglia e di continuità assistenziale. Cambiano i ruoli: maggiori compiti ai distretti, una posizione centrale per gli infermieri e un’inedita integrazione con il lavoro dei medici di medicina generale. Sullo sfondo, alcuni scogli. Le carenze di personale innanzitutto, e una riorganizzazione complessiva da mettere in pratica in un contesto che presenta numerose difficoltà: gli strascichi della pandemia, le carenze di materie prime, la transizione digitale da completare, l’incertezza politica a vari livelli.

Ne parliamo con AGENAS, attore principale del processo, e con Federsanità, che associa le Aziende Sanitarie Locali, Ospedaliere e gli Irccs insieme ai rappresentanti dei Comuni associati alle Anci regionali di riferimento.

Ospiti:

  • Francesco EnrichensFrancesco Enrichens
    Project Manager PonGov Cronicità – AGENAS
  • Tiziana Frittelli
    Presidente Nazionale Federsanità e Dg AO San Giovanni Addolorata, Roma

Conduce:

  • Adriana RiccomagnoAdriana Riccomagno
    Giornalista professionista in ambito sanitario

Pubblicità sanitaria all’estero, la Commissione Albo Odontoiatri nazionale scrive a Agcom e Fieg: “Aiutateci a bloccare i messaggi ingannevoli”

Fanno leva sulla possibilità di curarsi i denti risparmiando, e aggiungendo gratis qualche giorno di vacanza “tutto incluso”: sono le pubblicità che spingono al cosiddetto “turismo dentale”, cioè a scegliere di andare all’estero per sottoporsi a prestazioni odontoiatriche. Pubblicità spesso aggressive, o quanto meno suggestive, quasi sempre omissive su rischi e controindicazioni, se non propriamente ingannevoli: in ogni caso, contrarie alla normativa italiana. Pubblicità che, però, è impossibile bloccare proprio perché gli studi – e spesso anche i server dei siti internet che li ospitano – hanno sede all’estero.  Come tutelare, allora, il paziente e il cittadino?

Se lo è chiesta la Commissione Albo Odontoiatri (Cao) nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Che, per mano del suo Presidente, Raffaele Iandolo, ha scritto questa mattina una lettera all’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e alla Fieg, la Federazione italiana Editori Giornali, per sensibilizzare sulla questione e per sollecitare un supporto in termini di regolamentazione e vigilanza. La Cao si riserva inoltre di segnalare all’Authority gli editori che diffondono messaggi pubblicitari in contrasto con la normativa.

 

“Sono molte le segnalazioni – scrive Iandolo – indirizzate ai Presidenti delle Commissioni Albo Odontoiatri territoriali, da parte di colleghi ma anche di cittadini, di messaggi pubblicitari – promossi soprattutto sulle testate online – non conformi con quanto previsto dalla nostra legislazione, ma diventa impossibile intraprendere azioni quando lo studio e il server sono stanziati all’estero. Occorre sottolineare che a causa della crisi economica degli ultimi anni, la tendenza al turismo dentale è ormai ampiamente diffusa in Italia, con mete più “gettonate” i Paesi dell’Est”.

“Per informazione sanitaria – spiega Iandolo – si intende qualsiasi notizia utile e funzionale al cittadino per la scelta libera e consapevole di strutture, servizi e professionisti. Le notizie devono essere tali da garantire sempre la tutela della salute individuale e della collettività”.

 

Cosa diversa è, per il Presidente della Cao Nazionale, la pubblicità commerciale, che si distingue per “il tono, le modalità di presentazione, il contenuto e la frequenza”.

“La pubblicità informativa – argomenta – a differenza della pubblicità commerciale ha lo scopo di promuovere le prestazioni professionali in forma singola o societaria e deve essere riconoscibile, veritiera e corretta.  È ingannevole quando sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta, potendone pregiudicare il comportamento”.

“Occorre sottolineare – continua Iandolo, dopo aver illustrato il quadro normativo – che, ad esclusiva garanzia della tutela della salute individuale e della collettività, bene primario della professione odontoiatrica,  un’informazione pubblicitaria effettuata  mediante messaggi pubblicitari relativi a studi professionali  collocati all’estero, promossi sul web o mediante l’utilizzo di spazi pubblicitari, in maniera non conforme con quanto previsto dalla legislazione italiana, sicuramente non può ritenersi strumento atto a favorire una scelta da parte del paziente libera e consapevole di strutture, servizi e professionisti. Infatti, tale “selvaggia” divulgazione di messaggi promozionali a scopo commerciale piuttosto che informativo-sanitario sortisce l’inevitabile effetto di condizionare e dunque fuorviare in maniera ingannevole la libera determinazione del cittadino/paziente, che, convinto di ottenere cure migliori a prezzi più convenienti, corre all’estero mettendo eventualmente a rischio la propria salute”.

“La pubblicità sanitaria – rimarca il presidente Cao – deve essere sempre “veritiera, corretta e funzionale all’oggetto dell’informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria”; sussiste, inoltre, il requisito della veridicità solo nel momento in cui il contenuto della stessa sia in ogni caso dimostrabile. Pertanto, al fine di una maggiore osservanza della normativa sull’informazione sanitaria volta a scongiurare i rischi che i pazienti, spinti da messaggi spesso fuorvianti e scorretti, corrono nel recarsi all’estero per sottoporsi a cure odontoiatriche, si auspica una maggiore sensibilizzazione in tal senso degli editori, ritenuti insieme ai direttori delle testate giornalistiche responsabili dei contenuti dei messaggi pubblicitari. Mancando in tale ambito un sistema sanzionatorio a livello europeo che sia in grado di arginare il fenomeno della pubblicità commerciale non corretta, con riguardo in particolare alle società pubblicitarie che veicolano tali messaggi per il tramite di editori, non viene considerata la delicatezza e l’importanza della materia oggetto di divulgazione e quindi di condizionamento per i pazienti, rischiando quindi di ledere il “bene salute”: bene primario della professione odontoiatrica”.

“Ciò detto – conclude Iandolo – con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini, questa Commissione Albo Odontoiatri nazionale valuterà la possibilità di segnalare all’Authority gli editori che diffondono messaggi pubblicitari palesemente in contrasto con le norme sull’informazione sanitaria. Si chiede inoltre l’autorevole intervento dei soggetti in indirizzo, ognuno per le sue competenze, al fine di svolgere funzioni di regolamentazione e vigilanza nei settori delle telecomunicazioni, dell’audiovisivo, dell’editoria in merito alla fattispecie in esame”.

Fuga dal Pronto Soccorso: il 50% dei contratti non è stato assegnato

L’indice di gradimento delle scuole di specializzazione in Emergenza-Urgenza (leggasi Pronto Soccorso) e in quelle discipline che si sono rivelate fondamentali nella pandemia da Sars-Cov-2, è in caduta libera.

L’analisi condotta dall’Anaao Assomed rivela che nel recente concorso di specializzazione non è stato assegnato il 74% dei contratti di microbiologia, il 63% di Patologia Clinica, il 54% di Medicina di Comunità e cure primarie e soprattutto il 50% di medicina d’emergenza ed è facile prevedere che nei prossimi scaglioni straordinari queste percentuali siano destinate ad aumentare.

“Queste mancate assegnazioni – commentano Pierino Di Silverio Segretario Nazionale Anaao Assomed e Giammaria Liuzzi Responsabile Nazionale Anaao Giovani – si traducono inevitabilmente nella cronicizzazione della carenza di medici specialisti in medicina d’emergenza e sono la prova oggettiva del fallimento dell’attuale impianto formativo dei futuri medici specialisti, fermo a un decreto di ben 23 anni fa (D.Lgs 368/99). Dimostrano inoltre che non basta aumentare i contratti di formazione per colmare le carenze in certe specialità alla luce anche di un contratto di lavoro per la dirigenza medica già scaduto prima ancora di essere rinnovato”.

“Nella situazione attuale, il medico specializzando svolge la sua formazione all’interno di reparti in cui la carenza di specialisti è cronica ed è obbligato a compensare queste carenze lavorando, insieme a dirigenti medici con una retribuzione tra le più basse d’Europa, fianco a fianco a colleghi assunti mediante cooperative che percepiscono quotidianamente quasi quanto il loro stipendio mensile”.

“Al netto di una urgente riforma dell’organizzazione delle emergenze che vada verso una reale integrazione delle cure territoriali con quelle ospedaliere che sembra tuttavia non interessare ma che invece ha i caratteri della vera e propria emergenza, la soluzione professionale invece  è triplice: 1) riformare globalmente il sistema delle specializzazioni verso una formazione lavoro nei learning hospital, rendendo da subito strutturale il decreto Calabria ed ampliando la sua applicazione senza vincoli o subordini baronali oggi presenti,  2) eliminare le incompatibilità lavorative; 3) attuare tutte le iniziative per mettere a riparo i colleghi dalla schiera di avvocati specializzati in contenziosi contro i medici, ovvero correre decisi verso la depenalizzazione dell’atto medico”.

“Senza un contratto che faciliti la progressione di carriera, che renda le retribuzioni idonee alla mole e alla complessità del lavoro e renda sicuro il lavoro in corsia, ogni riforma sarebbe si incompiuta, soprattutto in una realtà come quella dei Pronto Soccorso, oggi unico punto di accesso in Ospedale che ha sempre più le sembianze di un “collo di bottiglia” anzichè un punto di snodo delle emergenze. Con queste contromisure si creerebbe un circolo virtuoso che porterebbe finalmente i Pronto Soccorso e gli ospedali ripopolati di medici assunti nel Servizio Sanitario Nazionale e non solo di pazienti”.

“La soluzione esiste e ci auguriamo che il nuovo Governo abbia il coraggio e la volontà politica di riformare globalmente un sistema di specializzazione che necessita con urgenza di cambiamenti indispensabili per il sistema sanitario nazionale e soprattutto per una idonea erogazione di salute degli specialisti del domani”.

La sanità è un mondo sempre più al femminile ma non a misura di donna

0

Le donne hanno conquistato professionalmente la sanità. Ormai due terzi dei camici bianchi negli ospedali e nelle strutture sanitarie è indossato da una donna. Sono soprattutto loro ad aver gestito in prima linea l’emergenza Covid, avendo dimostrato fin dall’inizio una maggior resilienza nei confronti degli effetti più gravi del virus.

In Italia le donne medico sono oltre 400 mila, poco meno del 70% del personale assunto nel Servizio Sanitario Nazionale. Un fenomeno che è stato chiamato “femminizzazione” della sanità. E le cosiddette quote rosa fra i camici salgono se prende in considerazione il personale infermieristico. Non si tratta di un caso italiano. Il dato è in linea con la media europea. Nel vecchio continente le donne medico superano il 60% del totale del personale sanitario un po’ in tutti i Paesi. Questo cambio di paradigma, ormai pienamente affermato, non sembra però andare di pari passo con un adeguamento delle dinamiche lavorative e sociali all’interno del mondo del lavoro sanitario, ancora saldamente plasmato sui medici uomini, che detengono le cariche apicali e determinano dinamiche che tuttavia li riguardano sempre meno, almeno dal punto di vista numerico. Abbiamo commentato le difficoltà del settore e l’adeguamento del sistema-ospedale alla massiccia presenza delle donne in corsia con il dottor Giovanni Leoni, vicepresidente della FNOMCeO.

La difficoltà di fare carriera

Se le donne hanno nettamente superato gli uomini, almeno in termini numerici, ricoprendo sempre più cariche sanitarie, lo stesso non vale per quanto riguarda le cariche dirigenziali e apicali della sanità. Quando si tratta dei vertici, c’è ancora disparità, stavolta a danno delle donne. In controtendenza rispetto al dato generale delle assunzioni dei medici ospedalieri, due primari su tre sono ancora uomini.

Come testimoniato anche dalla presenza di associazione come Woman in Surgery, nata con l’obiettivo di promuovere iniziative volte al raggiungimento della parità di genere fra le chirurghe, le difficoltà per le donne medico di fare carriera e di avere gli stessi riconoscimenti dei colleghi uomini è nero su bianco anche in busta paga.

La carenza di strutture di supporto alla genitorialità, l’esigenza di continui aggiornamenti e il lungo percorso di studi non facilitano il work-life balance

La carenza di strutture di supporto alla genitorialità, l’esigenza di continui aggiornamenti e il lungo percorso di studi non facilitano evidentemente il work-life balance per chi lavora in corsia, rendendo non semplice, specialmente per le donne che decidono di affrontare una maternità, il restare al passo con i colleghi uomini.

Le analisi e il sondaggio di Anaao Assomed

Nella primavera 2022, Anaao Assomed, associazione dei medici dirigenti, ha deciso di testare il livello di soddisfazione dall’attuale organizzazione del SSN delle donne che ne fanno parte. È stato promosso su scala nazionale un questionario anonimo rivolto alle donne del SSN per interrogarle in merito alle criticità rilevate, alle esperienze vissute, alle proposte di miglioramento del lavoro di cura e di cambiamenti necessari a un SSN a prevalente componente femminile. Il questionario, condiviso alle iscritte Anaao Assomed attraverso la piattaforma SurveyMonkey tra il 9 marzo e il 14 aprile 2022, ha raccolto 1.668 risposte tra partecipanti di età compresa tra i 26 e i 70 anni (età media 49,85 ± 10,03), la maggior parte convivente o sposata (69%) e più della metà con figli (57%).

Più della metà delle intervistate segnala insoddisfazione e delusione per il proprio lavoro (51,8%), con aspettative peggiorate nel 65% dei casi

La maggior parte delle partecipanti ha un’anzianità di servizio di oltre 15 anni (54%), appartiene a un’area di specializzazione medica (60%) con un contratto a tempo indeterminato (92%) e lavoro a turni (60%). Più della metà delle intervistate segnala insoddisfazione e delusione per il proprio lavoro (51,8%), con aspettative peggiorate nel 65% dei casi. Il 37%, tuttavia, si vede nel lavoro attuale anche nel prossimo futuro, prevalentemente perché ama la professione (55,7%), una modesta maggioranza rispetto a chi segnala la prossima intenzione di cambiare lavoro. Tra le motivazioni addotte da quest’ultimo gruppo prevale l’insoddisfazione per le condizioni di lavoro (35,7%), intese come carenza di personale, disorganizzazione, carichi di lavoro, scelte aziendali, clima lavorativo, la stanchezza, la demotivazione e il burnout con la percezione di non essere più in grado di gestire il proprio lavoro (24,7%) e anche l’assenza di sviluppo professionale (14,9%).

Il problema trasversale della carenza di personale

Giovanni Leoni

Le difficoltà incontrate dalle donne medico non sembrano però essere legate solo al genere di appartenenza. “Le donne medico hanno senz’altro manifestato delle problematiche che riguardano trasversalmente chi fa questa professione – ha commentato il dottor Giovanni Leoni, vicepresidente della FNOMCeO –: tutti, donne e uomini impiegati nella sanità pubblica, ci siamo accorti di come la situazione professionale stia rapidamente peggiorando”.

“Una volta fare questo lavoro richiedeva tanti sacrifici ed energie ma venivano ripagati dalle soddisfazioni sul campo, da adeguate retribuzioni e da orari di lavoro adeguati allo stress che le grandi responsabilità della professione stessa comportano – ha proseguito Leoni –. Oggi i giovani medici preferiscono lavorare nel privato o fuori dall’Italia, dove trovano stipendi migliori a fronte di un impegno professionale meno logorante e con maggiori prospettive di carriera”.

Il peggioramento post-pandemia

La pandemia da Covid-19 non poteva che impattare negativamente su un sistema già carente. La componente femminile del personale sanitario, per quantità e qualità, è stata un’imprescindibile risorsa in questi anni difficili ma da questa esperienza sembra esserne uscita più indebolita e insoddisfatta. Secondo i dati del sondaggio Anaao Assomed il 58% delle partecipanti riterrebbe utile un confronto tra la direzione organizzativa e i professionisti per analizzare le criticità. Il giudizio diffuso è che la catena di comando rispetto al Covid è stata inadeguata e priva di effetti sul proprio lavoro (66%), alla proclamata fine dell’emergenza.

“L’esperienza sul campo ha dimostrato che alle professioniste del lavoro di cura non servono patenti di leadership per assicurare l’assistenza fin nella più periferica postazione – ha commentato in una nota Anaao Assomed -, organizzando e adattando conoscenze e abilità a ciò che bisognava fronteggiare. Ciò, nonostante la non rara inadeguatezza del sistema manageriale”.

La maggioranza delle intervistate ritiene fondamentale migliorare l’organizzazione del lavoro attraverso l’aumento del personale, la riduzione dei carichi, orari più flessibili, una riduzione del carico burocratico

Ne consegue che la maggioranza delle intervistate ritiene fondamentale migliorare l’organizzazione del lavoro attraverso l’aumento del personale, la riduzione dei carichi, orari più flessibili, turnistiche di reperibilità notturne e festive ridotte, possibilità di usufruire di riposi e ferie, una riduzione delle incombenze burocratiche, un aumento della retribuzione e del tempo adeguato alla propria formazione professionale.

Più tempo e più soldi: la ricetta “per resuscitare” la sanità pubblica

Per rendere il lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale più appetibile per i giovani professionisti, la maggioranza delle intervistate al sondaggio ritiene necessario un aumento della retribuzione, una riduzione dei carichi di lavoro e un maggior coinvolgimento nei processi decisionali rispetto al proprio lavoro. Anche nell’immaginare una sanità del futuro governata dalle donne emergono temi legati alla riorganizzazione del lavoro, alla maggiore conciliazione del lavoro con la propria vita e la famiglia, alla maggiore equità e possibilità di carriera.

Un aspetto segnalato come prioritario è la possibilità reale di uno sviluppo di carriera e un lavoro più flessibile negli orari e nei carichi

Un aspetto segnalato come prioritario, e assente in altre indagini del genere, è la possibilità reale di uno sviluppo di carriera e un lavoro più flessibile negli orari e nei carichi rispetto alle esigenze. Anche la necessità di umanizzazione sia delle cure sia dell’organizzazione è emersa come prioritaria: viene chiesta un’organizzazione sanitaria diretta da persone per le persone, dove il paziente torni ad essere al centro del processo. “Da segnalare come il 40% delle partecipanti riferisca di non aver mai aderito a uno sciopero – commenta infine una nota di Anaao Assomed -, e di non ritenerlo uno strumento utile, mentre frequentemente segnalano alla propria direzione, da sole o con colleghi, diversi tipi di problematiche. In sostanza, dalla survey è emersa la ricerca delle professioniste di un maggior ruolo, di maggior tempo, di maggiore partecipazione alla vita della organizzazione”.

Consip: al via due nuove gare in ambito PNRR nel settore sanitario per risonanze magnetiche, tomografi computerizzati e mammografi di ultima generazione

Consip ha pubblicato due nuove gare in ambito sanitario, per un valore complessivo superiore ai 300 mln/€, riservate agli acquisti della PA finanziati attraverso i fondi del PNRR nel quadro della Missione 6 (Salute), componente 2 “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale” – “Investimento 1.1 – Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero”.

Si tratta di tre merceologie che Consip affronta attraverso due iniziative distinte:

  • Accordo Quadro per la fornitura di 154 Tomografi a risonanza magnetica 1,5 Tesla e 264 Tomografi computerizzati, del valore di circa 276 mln/€
  • Accordo Quadro per la fornitura di 172 Mammografi con tomosintesi del valore di circa 45 mln/€

Entrambe le iniziative sono destinate alla sostituzione del parco macchine obsoleto a seguito della raccolta dei fabbisogni effettuata dal Ministero della Salute con Regioni e Province autonome e si aggiungono a quelle già pubblicate da Consip nell’ambito del PNRR: 705 Apparecchiature di radiologia (telecomandati e polifunzionali), 29 Tomografi PET/TC, 123 Gamma camere e 62 Acceleratori lineari che saranno disponibili entro la fine dell’anno. Sono stati, invece, già resi disponibili oltre 900 Ecotomografi, di cui 800 già ordinati dalle Amministrazioni.

Lo strumento dell’Accordo Quadro con più aggiudicatari – che avrà per entrambe le iniziative una durata di 1 anno dall’attivazione (più eventuali ulteriori 6 mesi di proroga) e consentirà la stipula di contratti della durata di 12 mesi –garantisce la più ampia scelta per le Amministrazioni. In particolare, per la scelta del fornitore, accanto al criterio della priorità in base alla graduatoria di merito, è stato introdotto anche il criterio della “scelta tecnica”, che consentirà di ordinare apparecchiature e sistemi a qualsiasi aggiudicatario qualora sussistano motivazioni tecniche o cliniche (es. tempi di consegna, particolari configurazioni/funzionalità tecniche delle apparecchiature, etc.).

Le apparecchiature richieste prevedono dispositivi e software aggiuntivi rispetto a quelli solitamente disponibili nella configurazione di base.

Ed inoltre, al fine di selezionare apparecchiature di ultima generazione, ad elevato grado di accuratezza e corredate dalle più efficienti soluzioni tecnologiche, in entrambe le gare il criterio di aggiudicazione è l’offerta economicamente più vantaggiosa con il miglior rapporto qualità/prezzo: 80 punti tecnici e 20 punti economici.

Nello specifico, entrambe le iniziative prevedono una Relazione tecnica per la valutazione qualitativa di alcune prestazioni cliniche delle apparecchiature in aggiunta alla valutazione delle bioimmagini e delle caratteristiche funzionali, valutate secondo regole e condizioni descritte in specifici protocolli redatti in collaborazione con la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) e l’Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM).

***

Il termine di presentazione delle offerte è fissato al 12 ottobre 2022 per l’AQ Tomografi a risonanza magnetica e Tomografi computerizzati e al 21 ottobre 2022 per l’AQ Mammografi con tomosintesi.