Vaccini 3.0 e “100 Days Mission”: la nuova sovranità sanitaria europea

Dalla lezione del Covid-19 alla sfida dell’AI e del Biotecnopolo di Siena: Rita Carsetti illustra la strategia per fermare le pandemie sul nascere, mentre Daniela Quaggia richiama il ruolo centrale del cittadino come partner attivo della ricerca

Il mondo delle malattie infettive corre veloce: negli ultimi 40 anni abbiamo affrontato otto grandi minacce e tre pandemie. In questo scenario, il workshop europeo di #VaccinAction 2025 The future of vaccine development: research, data, participation” a Bruxelles ha delineato una visione chiara: la scienza non può più limitarsi a inseguire l’emergenza, deve imparare a prevenirla. Una dei protagonisti del dibattito è stata la dottoressa Rita Carsetti, Senior Advisor presso la Fondazione Biotecnopolo di Siena e Presidente della Unione Internazionale delle Società di Immunologia (IUIS), affiancata dalle riflessioni di Cittadinanzattiva-Active Citizenship Network (ACN) che aveva riunito per l’occasione 16 associazioni partner provenienti da 12 paesi sulla necessità di rimettere il cittadino al centro delle politiche di immunizzazione.

La logica della “100 Days Mission”: salvare otto milioni di vite

Il concetto cardine della nuova preparazione pandemica è la cosiddetta “100 Days Mission”, un obiettivo globale supportato da G7, G20 e l’Organizzazione Mondiale della Salute. Ma perché proprio cento giorni? «È stato calcolato che nelle prime fasi di una pandemia le persone contagiate non sono tante; l’incremento esponenziale avviene proprio dopo i primi cento giorni», spiega Carsetti.

È stato calcolato che nelle pandemie l’incremento esponenziale dei contagi avviene dopo i primi cento giorni

La razionalità scientifica è supportata da dati drammatici: se avessimo avuto un vaccino entro cento giorni dal sequenziamento del SARS-CoV-2, si sarebbero risparmiate circa otto milioni di vite a livello globale. Per raggiungere questo traguardo, la ricerca oggi lavora sui cosiddetti “patogeni prototipo”. Si tratta di costruire vaccini “base” già testati e funzionali, ai quali basta cambiare l’antigene specifico, come la proteina Spike, per rispondere a una nuova minaccia, avendo già concordato protocolli e risultati con gli enti regolatori in «tempo di pace».

Reverse Vaccinology 3.0: l’AI come «scorciatoia» immunologica

Il vero salto di qualità tecnologico è rappresentato dalla Reverse Vaccinology 3.0, un approccio che Carsetti definisce una vera e propria scorciatoia. Se la versione 2.0 partiva dall’analisi dei sopravvissuti per isolare gli anticorpi conoscendo già l’antigene, la 3.0 capovolge il processo grazie all’intelligenza artificiale (AI).

Il workshop europeo di #VaccinAction 2025

«Oggi possiamo prendere le cellule della memoria di chi è sopravvissuto a un nuovo virus, anche senza sapere quale sia l’antigene protettivo», chiarisce l’immunologa. Attraverso modelli avanzati come AlphaFold 3, l’AI analizza la struttura degli anticorpi efficaci e “predice” la forma della serratura molecolare (l’antigene) in cui devono incastrarsi. Questo processo riduce anni di tentativi in laboratorio a pochi esperimenti mirati, permettendo di disegnare vaccini a mRNA o proteine ricombinanti in tempi record. Questa tecnologia sta già dando risultati promettenti contro minacce globali come il Monkeypox.

La lotta alla “pandemia silenziosa” dell’AMR e il concatenamento batterico

Il Biotecnopolo di Siena non si occupa solo di virus, ma affronta la sfida cruciale dell’antibiotico-resistenza (AMR), definita una «pandemia silenziosa» che causa già cinque milioni di morti l’anno. Carsetti sottolinea come i vaccini siano l’arma decisiva: «Se hai un vaccino, l’antibiotico non ti serve perché la malattia non ti viene».

I vaccini possono essere l’arma decisiva anche per fronteggiare la sfida cruciale dell’antibiotico-resistenza

La ricerca ha ottenuto risultati straordinari contro la Shigella, batterio che uccide migliaia di bambini, con una protezione del 100% in modelli sperimentali. Innovativo è l’approccio contro la Klebsiella pneumoniae pan-resistente, basato sul meccanismo del “concatenamento” (enchainment): gli anticorpi selezionati non si limitano a legarsi al batterio, ma lo “incollano” ai suoi simili, impedendogli di entrare nelle cellule e causare la sepsi. Questo metodo supera i limiti dei vecchi approcci che spesso identificavano anticorpi capaci di legarsi al bersaglio ma incapaci di neutralizzare la malattia.

Biotecnopolo di Siena: l’Hub per l’indipendenza europea

In questo scacchiere, l’Italia riveste un ruolo centrale con il Biotecnopolo di Siena, una struttura finanziata dal Governo Italiano, che è anche il capofila di un progetto europeo designato come European Vaccine Hub (EVH), supportato dall’agenzia europea HERA e che mira a garantire l’autonomia del continente nello sviluppo e produzione dei vaccini per la prevenzione delle prossime pandemie.

«L’Europa deve essere capace di produrre vaccini autonomamente», ribadisce Carsetti. L’EVH agisce come un ecosistema che copre l’intero ciclo: dalla scoperta dell’antigene alla produzione di lotti per test clinici di fase 1 e 2, garantendo che l’innovazione non resti chiusa nei laboratori ma diventi una risorsa pubblica pronta per l’approvazione di emergenza.

Il fattore umano: trasparenza e partecipazione attiva

Nonostante l’ottimismo tecnologico, la dottoressa Carsetti avverte che la sfida più grande rimane ambientale e sociale. «Personalmente credo che i cambiamenti climatici siano il problema più grosso», afferma nell’intervista, collegando la deforestazione e gli spostamenti di specie come i pipistrelli all’emergere di nuovi virus.

L’innovazione deve camminare di pari passo con i diritti dei pazienti

In questo contesto, il progetto #VaccinAction 2025, promosso da Active Citizenship Network (ACN), è fondamentale per condividere le conoscenze e ricostruire la fiducia. Daniela Quaggia, Senior Project Manager per Cittadinanzattiva-Active Citizenship Network, sottolinea come l’innovazione debba camminare di pari passo con i diritti dei pazienti. «Il divario più forte che vediamo tra partecipanti e organizzatori della ricerca è il passaggio da “oggetto di studio” a partner riconosciuto», spiega Quaggia.

Secondo la visione di Cittadinanzattiva, la trasparenza sui dati è uno strumento potente contro l’esitazione vaccinale. «Vedere i propri dati immunologici spiegati nel giusto contesto può essere più convincente di qualunque slogan», afferma Quaggia. Restituire informazioni chiare e comprensibili non è solo un atto di cortesia, ma un modo per riconoscere il valore del ruolo delle persone nella scienza, trasformando la prevenzione in una scelta consapevole e “su misura”. La «gara dei cento giorni» potrà essere vinta solo se la velocità della tecnologia saprà allearsi con una cultura della partecipazione, dove il cittadino non è più un osservatore passivo ma uno stakeholder attivo della sicurezza sanitaria globale.

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Luisa Antunes
Giornalista esperta di politiche sanitarie europee