Dalla teoria alla pratica: pertuzumab/trastuzumab sottocutaneo nei percorsi oncologici e punto di vista dei professionisti

Da un’indagine condotta tra professionisti sanitari emerge il potenziale della formulazione SC di pertuzumab/trastuzumab nel migliorare equità, impatto sociale e percorsi di cura nel carcinoma HER2+

Introduzione

Il contesto epidemiologico italiano, come evidenziato dagli ultimi rapporti AIOM-AIRTUM (2024), conferma la rilevanza critica del carcinoma della mammella nel panorama oncologico nazionale [AIOM-AIRTUM, 2024]. Questa patologia rappresenta la prima neoplasia per incidenza nella popolazione generale e si conferma come la principale causa di mortalità oncologica nel sesso femminile, con un impatto quantitativo stimato in 53.686 nuove diagnosi nel 2024 e 15.500 decessi registrati nel 2022. Si tratta della neoplasia più diagnosticata trasversalmente a tutte le fasce d’età, colpendo in modo significativo sia la popolazione più giovane che quella più anziana: rappresenta infatti il 41% dei tumori fino a 49 anni, il 35% nella fascia 50-69 anni e il 22% nelle donne di età pari o superiore a 70 anni.

A livello epidemiologico, si stima che siano presenti in Italia circa 925.000 donne con diagnosi di tumore alla mammella, di cui circa 37.000 convivono con una malattia metastatica. Sebbene la percentuale di diagnosi de novo di carcinoma metastatico nei Paesi industrializzati si attesti tra il 3% e il 6% (contro il 10-30% dei Paesi in via di sviluppo), è rilevante notare come circa il 20-30% dei tumori inizialmente diagnosticati in stadio precoce evolva in recidiva metastatica. All’interno di questo scenario complesso, il carcinoma della mammella HER2+ costituisce un sottogruppo specifico che riguarda il 10-20% di tutti i casi, caratterizzato dalla sovraespressione del recettore HER2.

La prima linea di trattamento prevede chemioterapia associata a pertuzumab e trastuzumab

Per questo sottotipo tumorale, lo standard of care attuale per la terapia di prima linea nel Metastatic Breast Cancer (MBC) e nel tumore in stadio iniziale ad alto rischio di recidiva (EBC) è rappresentato da un approccio combinato. La strategia terapeutica prevede l’associazione della chemioterapia citotossica con la combinazione sinergica di due anticorpi monoclonali, pertuzumab e trastuzumab, diretti specificamente contro il fattore di crescita HER2.

Nella loro formulazione classica, i due anticorpi si presentano separatamente e sono formulati per essere somministrati per via endovenosa. Questa modalità impone specifici tempi di somministrazione (infusione) e un successivo periodo di osservazione obbligatorio per monitorare eventuali reazioni avverse. La schedula di trattamento standard prevede la somministrazione ogni 21 giorni di pertuzumab (con una dose di carico di 840 mg, seguita da dosi di mantenimento di 420 mg) in associazione a trastuzumab (con una dose di carico di 8 mg/kg, seguita da dosi di mantenimento di 6 mg/kg).

Tuttavia, nel campo oncologico l’innovazione tecnologica non si ferma alla scoperta di nuovi bersagli molecolari, ma gioca un ruolo fondamentale anche nell’evoluzione delle forme farmaceutiche, che divengono sempre più sofisticate e meno invasive per il paziente. All’interno di questo setting assistenziale, si inserisce la recente introduzione della combinazione fixed-dose “all in one” di pertuzumab e trastuzumab, formulata specificamente per la somministrazione per via sottocutanea.

In oncologia l’innovazione riguarda anche forme farmaceutiche più evolute e meno invasive, capaci di migliorare concretamente l’esperienza di cura

Se i benefici di natura prettamente organizzativa ed economica derivanti dal passaggio alla somministrazione sottocutanea – come la riduzione dei tempi-poltrona e l’ottimizzazione delle risorse del Day Hospital – sono già stati ampiamente descritti (e trattati in un precedente approfondimento [Macioce et al., 2025]), è ora opportuno spostare l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato ma cruciale: la percezione dei professionisti sanitari.

Comprendere le percezioni di oncologi, infermieri e farmacisti ospedalieri attivamente coinvolti nel percorso di cura della paziente con tumore alla mammella è fondamentale per adattare queste innovazioni ai contesti clinici specifici. È stato dimostrato che un’elevata soddisfazione degli operatori sanitari è correlata a un aumento dei tassi di adozione e a un uso più costante e convinto delle nuove opzioni terapeutiche, elementi essenziali per realizzare appieno i benefici dell’innovazione [Holden et al., 2010].

Il coinvolgimento attivo dei professionisti sanitari favorisce adozione e integrazione delle innovazioni terapeutiche nella pratica clinica

Adottando un quadro decisionale più ampio, che integri la visione clinica con quella organizzativa-gestionale, i decisori politici e le direzioni sanitarie possono allineare gli investimenti in nuove formulazioni farmaceutiche alle reali esigenze operative, promuovendo un approccio basato sulle evidenze [Shiferaw et al., 2021; Okyere Boadu et al., 2024]). Inoltre, le informazioni relative all’esperienza d’uso possono guidare miglioramenti organizzativi che accrescono il valore percepito della terapia, massimizzando i benefici in termini di umanizzazione delle cure [Holden et al., 2010] e portando a un conseguente miglioramento dell’assistenza al paziente, della precisione nella gestione dei tempi di cura e dell’efficienza complessiva del flusso di lavoro del reparto. Senza il coinvolgimento attivo e l’accettazione profonda da parte dei professionisti sanitari, anche le alternative terapeutiche più avanzate rischiano di non produrre quei miglioramenti significativi attesi nelle prestazioni organizzative e negli esiti qualitativi per i pazienti [De Veer et al., 2015].

L’obiettivo del presente contributo, dunque, è delineare le principali implicazioni percepite e i vantaggi qualitativi associati all’integrazione della formulazione sottocutanea nei contesti ospedalieri da parte di professionisti sanitari di differente estrazione.

Materiali e metodi

Il presente studio si fonda sulla progettazione e successiva somministrazione di un’indagine qualitativa strutturata, sviluppata rigorosamente a partire dalle dimensioni e dai domini previsti dall’EUnetHTA Core Model® e dal framework AdHopHTA. Questi strumenti rappresentano, a oggi, i riferimenti metodologici principali a livello internazionale per la valutazione multidimensionale delle tecnologie sanitarie innovative (HTA) in contesti ospedalieri [Sampietro-Colom et al., 2015; EUnetHTA, 2016].

L’approccio adottato non risponde solo a un’esigenza di rigore scientifico, ma risulta pienamente coerente con i principi del Regolamento Europeo sull’Health Technology Assessment (Regolamento UE 2021/2282), che enfatizza la necessità critica di integrare l’analisi clinica con una valutazione qualitativa e contestuale nei processi decisionali per l’introduzione di nuove tecnologie sanitarie.

È necessario integrare l’analisi clinica con una valutazione qualitativa e contestuale nei processi decisionali

Nello specifico, gli item relativi a ciascun dominio sono stati adattati e allineati alla realtà operativa per rispecchiare la natura specifica delle tecnologie oggetto di confronto: la somministrazione endovenosa standard rispetto alla nuova formulazione sottocutanea della combinazione pertuzumab/trastuzumab per il trattamento del carcinoma mammario HER2+.

Il questionario è stato strutturato per indagare tre macroaree, così da esplorare quelle dimensioni spesso meno quantificabili con dati numerici, ma ugualmente determinanti per la reale adozione e sostenibilità del percorso terapeutico.

  • Impatto sociale ed etico: in questo dominio è stata valutata la percezione dei professionisti sanitari in riferimento alla qualità di vita e alla soddisfazione non solo del paziente, ma anche dei caregiver, analizzando l’impatto sui costi sociali indiretti correlati alla gestione della terapia, come la necessità di spostamenti frequenti o le giornate lavorative perse per l’accompagnamento.
  • Equità di accesso: questo dominio ha esplorato se e come la nuova formulazione possa influenzare l’accessibilità alle cure. I fattori analizzati hanno incluso l’efficienza del percorso clinico – valutata anche come potenziale leva per la riduzione delle liste di attesa – e l’accessibilità complessiva al trattamento per i pazienti, con un occhio di riguardo per le popolazioni più fragili o vulnerabili per le quali la logistica ospedaliera rappresenta una barriera.
  • Impatto organizzativo qualitativo: in questo dominio, gli item hanno approfondito tematiche cruciali, quali
    1. la necessità di eventuale personale aggiuntivo o, al contrario, le opportunità di riallocazione delle risorse esistenti;
    2. i bisogni formativi specifici per il personale sanitario coinvolto nel passaggio alla nuova modalità di somministrazione;
    3. la curva di apprendimento, i tempi necessari per acquisire padronanza della tecnica e le conseguenze sui flussi operativi e sui carichi di lavoro quotidiani;
    4. la gestione dei processi di collaborazione inter-unità (ad esempio, il coordinamento logistico con la Farmacia Ospedaliera);
    5. l’adeguatezza degli spazi fisici (poltrone, stanze di terapia) e delle dotazioni strumentali;
    6. l’impatto organizzativo associato alla preparazione, conservazione del farmaco e al monitoraggio post-somministrazione degli eventi avversi.

Il confronto SC vs EV si concentra su impatto sociale ed etico, equità di accesso e impatto organizzativo

Il questionario così predisposto è stato somministrato a un panel di professionisti con esperienza diretta nell’uso di entrambe le modalità di trattamento, attivamente coinvolti nei percorsi di cura di pazienti affette da neoplasia mammaria. A loro è stato richiesto di esprimere un giudizio sull’impatto percepito di ciascun item utilizzando una scala Likert a sette punti (range da –3 a +3). In questa scala differenziale, i valori negativi indicano un impatto sfavorevole della nuova tecnologia rispetto allo standard attuale, il valore zero indica una neutralità (nessuna differenza percepita), mentre i valori positivi esprimono benefici crescenti. Tale approccio metodologico si basa sul modello proposto da Mitton e collaboratori [Mitton et al., 2011], che ne valorizza la capacità di supportare processi decisionali complessi basati sulle preferenze degli stakeholder, consentendo di catturare non solo il consenso generale, ma anche le sfumature e i trade-off tra le differenti alternative terapeutiche.

Risultati

Un focus sul campione

La survey ha coinvolto 21 professionisti sanitari che hanno preso parte attivamente al Corso di Formazione DEMIS, organizzato dalla LIUC Business School nel corso dell’anno 2025. La scelta di questo specifico bacino di utenza non è casuale: si tratta infatti di operatori che, oltre alla pratica clinica quotidiana, dimostrano una particolare sensibilità verso le tematiche di management sanitario, innovazione organizzativa e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. I partecipanti provengono da differenti realtà sanitarie del territorio italiano, garantendo una copertura variegata che include diverse tipologie di strutture (es. IRCCS, Aziende Socio-Sanitarie Territoriali, strutture private accreditate). Questa eterogeneità geografica e istituzionale è fondamentale per assicurare che i risultati non siano influenzati dalle specificità di un singolo centro, ma riflettano piuttosto una visione trasversale delle dinamiche organizzative in atto nei reparti di oncologia della regione. Le unità operative di appartenenza sono tutte strettamente legate all’area oncologica, confermando la pertinenza del campione rispetto all’oggetto dell’indagine.

Analizzando la distribuzione dei partecipanti sulla base del ruolo ricoperto, emerge una composizione del panel equilibrata e rappresentativa delle figure chiave che governano il percorso del paziente con carcinoma mammario. I dati mostrano una prevalenza significativa di oncologi e farmacisti ospedalieri: le due figure cardine nella decisione clinica e nella gestione logistica del farmaco. Tuttavia, il campione è arricchito dalla presenza di altre figure sanitarie essenziali per la gestione operativa, quali i coordinatori di ricerca clinica, i coordinatori infermieristici e i coordinatori delle U.O. di Farmacia.

La ripartizione percentuale delle professioni è illustrata nella Figura 1, che offre una rappresentazione visiva immediata dell’eterogeneità del campione in ottica multiprofessionale, evidenziando come l’indagine abbia saputo catturare la voce di tutti gli attori coinvolti nella filiera assistenziale.

Figura 1. Distribuzione dei professionisti coinvolti, sulla base del ruolo professionale

Le percezioni dei professionisti sanitari

Le Tabelle 1, 2 e 3 sintetizzano le percezioni dei professionisti coinvolti in riferimento ai potenziali vantaggi percepiti dalla componente organizzativa circa l’utilizzo della somministrazione sottocutanea (SC) e della formulazione endovenosa (EV) di trastuzumab e pertuzumab.

Equità

EV

SC

p-value

Impatto della terapia sull’accessibilità della tecnologia sul territorio e nel contesto locale di riferimento

1,10

1,52

0,252

Impatto della terapia sull’accessibilità della tecnologia alle categorie protette

0,76

1,86

0,017

Impatto della terapia sul potenziale impatto della tecnologia sulle liste di attesa

-0,33

2,14

<0,001

Impatto della terapia sulla capacità della tecnologia di generare fenomeni di migrazione sanitaria in caso di utilizzo

-0,10

0,81

0,010

Esistenza di fattori che potrebbero impedire a un gruppo o a determinate persone di beneficiare della tecnologia

-0,62

0,38

0,049

Valore medio

0,16

1,34

0,025

Tabella 1. Le percezioni dei professionisti sanitari – Equità

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Impatto sociale

EV

SC

p-value

Capacità della terapia di salvaguardare l’autonomia del paziente

-0,29

1,90

<0,001

Capacità della terapia di salvaguardare i diritti umani

0,76

0,71

0,889

Capacità della terapia di salvaguardare l’integrità umana

0,71

0,71

not applicable

Capacità della terapia di assicurare dignità umana al paziente

0,48

0,48

not applicable

Capacità della terapia di salvaguardare credo e convinzioni religiose

0,38

0,38

not applicable

Impatto della terapia sui costi sociali

-1,43

2,24

<0,001

I pazienti e la cittadinanza in generale possono avere un buon livello di comprensione della terapia

0,71

0,90

0,592

Impatto della terapia sulla soddisfazione del paziente

-0,43

2,67

<0,001

Impatto della terapia sulla qualità di vita del paziente

-0,67

2,43

<0,001

Impatto della terapia sulla qualità di vita del caregiver

-1,33

2,62

<0,001

Impatto della terapia sulla percezione del proprio stato funzionale

-0,52

1,43

<0,001

Impatto della terapia sull’aderenza alla terapia da parte dei pazienti

0,19

1,71

<0,001

Valore medio

-0,12

1,52

0,005

Tabella 2. Le percezioni dei professionisti sanitari – Impatto sociale

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Impatto organizzativo

EV

SC

p-value

L’utilizzo della terapia richiede personale aggiuntivo

-0,38

1,05

<0,001

L’utilizzo della terapia richiede la formazione del personale responsabile della procedura

0,19

-0,19

0,288

L’utilizzo della terapia richiede la formazione degli operatori di supporto coinvolti nei processi interessati all’utilizzo della specifica alternativa

0,57

0,33

0,517

Riunioni necessarie per la gestione della specifica terapia

0,24

-0,14

0,18

Impatto della terapia nella gestione del paziente per quello che concerne le visite di follow-up

0,05

0,71

0,031

Impatto della terapia nella gestione del paziente per quello che concerne la gestione degli eventi avversi farmaco-correlati

-0,57

1,57

<0,001

Impatto della terapia sull’occupazione delle poltrone destinate ai trattamenti chemioterapici

-2,00

1,76

<0,001

Impatto della terapia sul monitoraggio del paziente, a seguito del trattamento

-0,62

1,33

<0,001

Impatto della terapia sul tempo medio di trattamento

-1,19

1,86

<0,001

Impatto della terapia sulla necessità di nuovi spazi necessari

-1,00

1,19

<0,001

Impatto della terapia sulla necessità di nuovi arredi necessari

-0,24

0,57

0,049

Impatto della terapia sui processi interni all’Unità Operativa di riferimento

-0,57

1,43

<0,001

Impatto della terapia sui processi di acquisto dell’Azienda

-0,52

0,81

0,003

Impatto della terapia sui processi di collegamento tra Farmacia Ospedaliera e Unità Operative

-0,71

1,52

<0,001

Impatto della terapia sui PDT e PDTA del paziente

-0,57

1,24

<0,001

Impatto sulla gestione del dosaggio della terapia

-0,90

0,95

<0,001

Impatto sulla gestione della conservazione della terapia

-0,43

0,81

<0,001

Impatto sulla preparazione della terapia

-1,95

2,14

<0,001

Valore medio

-0,59

1,05

0,025

Tabella 3. Le percezioni dei professionisti sanitari – Impatto organizzativo

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Da un punto di vista di equità, il confronto tra i punteggi medi aggregati (0,16 per EV vs 1,34 per SC; p-value = 0,025) attesta come la modalità SC sia associata, secondo la percezione dei professionisti, a un netto miglioramento delle condizioni di accesso alle cure, benché necessiti di un ulteriore consolidamento organizzativo per manifestarsi pienamente a livello locale. Nello specifico, il dato di maggiore rilevanza riguarda il potenziale impatto migliorativo sulle liste di attesa (-0,33 per EV vs 2,14 per SC; p-value < 0,001), suggerendo come la riduzione dei tempi di occupazione della poltrona infusionale correlata alla SC possa tradursi in un incremento della capacità produttiva delle Unità Operative e in una conseguente contrazione dei tempi di attesa. Inoltre, la formulazione SC è percepita come maggiormente idonea a mitigare le barriere logistiche e strutturali che limitano l’accesso alle cure per pazienti fragili o con disabilità (0,76 per EV vs 1,86 per SC; p-value = 0,017). La semplificazione della via di somministrazione appare dunque funzionale a garantire una maggiore equità di trattamento per le sottopopolazioni vulnerabili.

Il dato di maggiore rilevanza riguarda il potenziale impatto migliorativo sulle liste di attesa

In riferimento alla dimensione sociale, l’analisi dei dati restituisce un quadro decisamente a favore della somministrazione sottocutanea della combinazione pertuzumab/trastuzumab (-0,12 per EV vs 1,52 per SC; p-value = 0,005). La percezione dei professionisti sanitari coinvolti nello studio converge nell’identificare questa modalità come capace di elevare significativamente la qualità complessiva dell’esperienza di cura, generando ricadute positive che trascendono la mera gestione clinica per investire la quotidianità delle pazienti e del loro nucleo familiare.

Importanti vantaggi si riconducono nel potenziale miglioramento dell’autonomia della paziente (-0,29 per EV vs 1,90 per SC; p-value < 0,001) e nella qualità di vita percepita (-0,67 per EV vs 2,43 per SC; p-value < 0,001). La contrazione dei tempi di permanenza all’interno della struttura ospedaliera e la semplificazione delle procedure di somministrazione si traducono, infatti, in una maggiore possibilità per le pazienti di preservare le proprie routine personali e lavorative. Tale beneficio diretto si riflette positivamente anche sulla sfera dei caregiver, per i quali si registra una riduzione del carico assistenziale e logistico (-1,33 per EV vs 2,62 per SC; p-value < 0,001), storicamente gravato dalla necessità di accompagnare la paziente per sessioni infusionali frequenti e prolungate. Un ulteriore elemento di rilievo emerso dall’indagine è la contrazione dei costi sociali indiretti a carico delle famiglie (-1,43 per EV vs 2,24 per SC; p-value < 0,001). La riduzione degli spostamenti ripetuti verso il centro oncologico e la minor perdita di giornate lavorative (produttività persa) rappresentano vantaggi sostanziali.

In un contesto di patologia a lungo termine i benefici assumono una rilevanza critica in termini di sostenibilità sociale del percorso terapeutico

In un contesto di patologia cronica o a lungo termine, dove i cicli di trattamento si protraggono nel tempo, tali benefici assumono una rilevanza critica in termini di sostenibilità sociale del percorso terapeutico. Coerentemente con questi aspetti, il livello di soddisfazione delle pazienti risulta significativamente superiore per la formulazione sottocutanea (-0,43 per EV vs 2,67 per SC; p-value < 0,001). Tale evidenza è strettamente correlata alla migliore aderenza al trattamento (0,19 per EV vs 1,71 per SC; p-value < 0,001). La percezione di una terapia meno invasiva e maggiormente compatibile con i ritmi di vita quotidiana favorisce, infatti, una maggiore compliance e l’accettazione del percorso di cura nel lungo periodo. Per quanto concerne, invece, gli aspetti prettamente etico-valoriali (quali il rispetto della dignità della persona, la tutela dei diritti umani, il rispetto delle convinzioni personali e dell’integrità fisica) l’analisi non ha rilevato differenze statisticamente significative o sostanziali tra le due modalità di somministrazione (EV vs SC). Entrambi gli approcci terapeutici vengono valutati positivamente, confermando come l’innovazione tecnologica si innesti su standard etici di presa in carico già consolidati ed elevati.

Il livello di soddisfazione delle pazienti risulta significativamente superiore per la formulazione SC

L’esame della dimensione organizzativa conferma il ruolo della somministrazione sottocutanea quale leva strategica per l’efficientamento dei servizi oncologici. I dati raccolti evidenziano come i professionisti riconoscano alla formulazione SC un impatto complessivamente positivo sulle dinamiche di processo, con un differenziale marcato rispetto alla EV. Il confronto tra i valori medi (-0,59 per EV vs 1,05 per SC; p-value = 0,025) attesta una differenza statisticamente significativa: mentre la gestione endovenosa tradizionale è percepita come un fattore di assorbimento di risorse, l’introduzione della via sottocutanea è vista come un fattore abilitante per l’ottimizzazione del servizio. I benefici di maggior rilievo si concentrano sulla capacità produttiva dei Day Hospital oncologici (-2,00 per EV vs 1,76 per SC; p-value < 0,001).

La modalità SC incide significativamente sui vincoli operativi determinati dalla saturazione delle poltrone infusionali e dai tempi di attraversamento delle pazienti. Riducendo i colli di bottiglia legati all’occupazione prolungata delle postazioni, la tecnologia permette di erogare un volume maggiore di prestazioni a parità di tempo disponibile, rispondendo così alla crescente domanda di terapie oncologiche parenterali. La contrazione dei tempi di somministrazione, unitamente alla riduzione delle necessità di monitoraggio intensivo post-infusione, si traduce in un sensibile alleggerimento del carico operativo per lo staff sanitario, generando quindi a cascata un vantaggio significativi in termini di miglioramento dei processi interni (-0,57 per EV vs 1,43 per SC; p-value < 0,001).

Le procedure di allestimento e gestione del dosaggio risultano semplificate nella formulazione SC rispetto a EV

Tale aspetto emerge con chiarezza nella valutazione positiva relativa alla gestione degli eventi avversi (-0,57 per EV vs 1,57 per SC; p-value < 0,001) e del follow-up (0,05 per EV vs 0,71 per SC; p-value < 0,031): i professionisti percepiscono la procedura SC come meno “labour-intensive” e più agevolmente integrabile nelle agende cliniche, favorendo la continuità assistenziale senza incrementare lo stress organizzativo del reparto. Sul fronte dei processi interni, l’adozione della SC favorisce una maggiore fluidità operativa, migliorando l’interazione tra le diverse unità coinvolte, con particolare riferimento alla collaborazione con la Farmacia Ospedaliera. Le procedure di allestimento e gestione del dosaggio risultano semplificate rispetto alla formulazione endovenosa, la quale richiede tempistiche di preparazione più dilatate e protocolli di manipolazione più complessi (p-value < 0,001).

Conclusioni

L’indagine condotta offre una lettura multidimensionale dell’innovazione terapeutica nel carcinoma mammario HER2+, superando la tradizionale valutazione basata esclusivamente su efficacia clinica e costo di acquisizione. I risultati emersi, che integrano quanto già pubblicato da Macioce e colleghi [Macioce et al., 2025], delineano un quadro in cui la transizione dalla somministrazione endovenosa a quella sottocutanea della combinazione pertuzumab/trastuzumab non si configura come un semplice aggiornamento tecnologico, ma come un vero e proprio driver di valore per l’intero ecosistema sanitario, aspetto che è stato percepito anche dalla componente organizzativa.

In termini di equità e accesso, la formulazione SC si dimostra uno strumento efficace per mitigare le disparità: riducendo le liste d’attesa e abbattendo le barriere logistiche per i pazienti più fragili, essa contribuisce a rendere il sistema sanitario più inclusivo e permeabile alla domanda di salute. Sul piano sociale, il miglioramento della qualità di vita e la riduzione dell’impatto sulla quotidianità delle pazienti e dei caregiver rispondono concretamente all’esigenza di una maggiore umanizzazione delle cure oncologiche. Sotto il profilo organizzativo, la tecnologia agisce come un moltiplicatore di efficienza. Liberando risorse critiche, quali il tempo-poltrona e le ore di personale infermieristico – e semplificando i flussi di lavoro tra U.O. e Farmacia – la formulazione sottocutanea permette di ottimizzare la capacità produttiva dei centri senza richiedere investimenti strutturali o incrementi di organico, garantendo così una elevata sostenibilità implementativa.

La formulazione SC può migliorare accesso, qualità dell’esperienza di cura e funzionamento dei percorsi oncologici, con un impatto organizzativo sostenibile

Tuttavia, il valore aggiunto di questo studio risiede nella scelta metodologica di porre al centro dell’analisi la prospettiva dei professionisti sanitari. L’innovazione, per quanto tecnicamente valida, rischia di rimanere inattuata se non incontra l’accettazione di chi quotidianamente governa i processi di cura. Aver rilevato una percezione nettamente positiva da parte di oncologi, farmacisti e infermieri – sia in termini di fattibilità tecnica che di valore etico – costituisce la più solida garanzia di successo per l’adozione di questa tecnologia. Comprendere il punto di vista degli utilizzatori della tecnologia si rivela dunque un passaggio ineludibile: sono loro, infatti, a validare sul campo che l’efficienza organizzativa non va a discapito della qualità clinica, ma diviene essa stessa strumento di cura.

In conclusione, l’adozione della combinazione a dose fissa sottocutanea rappresenta una risposta concreta alle sfide attuali dell’oncologia moderna: coniugare l’eccellenza terapeutica con la sostenibilità organizzativa, rimettendo al centro il tempo – recuperato e valorizzato – sia del paziente sia del professionista.

Bibliografia

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