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Unione europea della salute: la Commissione propone una riforma della legislazione farmaceutica

La Commissione propone oggi la riforma più ampia in oltre 20 anni della legislazione farmaceutica dell’UE per renderla più agile, flessibile e adeguata alle esigenze dei cittadini e delle imprese dell’UE. La revisione punta a migliorare la disponibilità e l’accessibilità, anche in termini di prezzi, dei medicinali. Secondo la Commissione, sostenerà l’innovazione e darà slancio alla competitività e all’attrattiva dell’industria farmaceutica dell’UE promuovendo al contempo i parametri ambientali più elevati. Oltre alla riforma la Commissione presenta anche una proposta di raccomandazione del Consiglio per intensificare la lotta contro la resistenza antimicrobica.

La presente riforma è volta a superare sfide di fondamentale importanza. I medicinali autorizzati nell’UE non giungono ancora ai pazienti con sufficiente rapidità e non sono accessibili in egual misura in tutti gli Stati membri. Vi sono notevoli lacune in termini di risposta a esigenze mediche non soddisfatte, malattie rare e resistenza antimicrobica. I prezzi elevati dei trattamenti innovativi e le carenze di medicinali rimangono causa di forte preoccupazione per i pazienti e i sistemi sanitari. Inoltre, per conservare la propria attrattiva come luogo per gli investimenti e mantenere il proprio ruolo di leader mondiale nello sviluppo di medicinali, l’UE deve adattare il proprio sistema normativo alla trasformazione digitale e alle nuove tecnologie, pur riducendo la burocrazia e semplificando le procedure. Da ultimo, le nuove norme devono mitigare l’impatto ambientale della produzione di medicinali in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

“La proposta costituisce un’occasione irripetibile per ridefinire una legislazione che è fondamentale per i pazienti e per il potenziamento e lo sviluppo di uno dei principali settori industriali europei. Le nostre proposte mirano a trovare il giusto equilibrio tra la promozione dell’innovazione e la garanzia di medicinali a prezzi accessibili per i pazienti di tutta l’UE. Le proposte tengono presenti anche gli insegnamenti appresi con la crisi della COVID-19, dimostrando ancora una volta che l’UE è capace di adattarsi alla nuova realtà globale. L’Unione europea della salute che stiamo realizzando si dimostra una delle realizzazioni più tangibili di questa Commissione”, commenta Margaritis Schinas, vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo.

“Oggi aggiungiamo un’altra colonna portante all’Unione europea della salute. Le proposte che presentiamo intendono garantire che i medicinali giungano ai pazienti in tutta l’Europa in modo tempestivo ed equo. Grazie a questa riforma l’Europa si mantiene attraente per l’attività imprenditoriale e la nostra industria farmaceutica si conferma potenza globale nel campo dell’innovazione. La costruzione del mercato unico dei medicinali è una necessità sia per i nostri cittadini che per le nostre imprese”, afferma Stella Kyriakides, commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare.

La revisione comprende proposte di una nuova direttiva e di un nuovo regolamento che rivedono e sostituiscono la legislazione farmaceutica esistente, anche per quanto riguarda i medicinali per uso pediatrico e per le malattie rare. La revisione mira a conseguire i seguenti obiettivi principali:

  • creare un robusto mercato unico dei medicinali tale da garantire che tutti i pazienti nell’intera UE dispongano di un accesso tempestivo ed equo a medicinali sicuri, efficaci e a prezzi accessibili;
  • continuare a offrire un quadro attraente e favorevole all’innovazione per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di medicinali in Europa;
  • ridurre drasticamente gli oneri amministrativi accelerando fortemente le procedure, velocizzando il rilascio delle autorizzazioni per i medicinali in modo che queste giungano più rapidamente ai pazienti;
  • migliorare la disponibilità e garantire che i medicinali possano essere forniti sempre ai pazienti, indipendentemente dal luogo in cui vivono nell’UE;
  • contrastare la resistenza antimicrobica e la presenza di farmaci nell’ambiente seguendo un approccio “One Health”;
  • migliorare la sostenibilità dal punto di vista ambientale dei medicinali.

Per conseguire questi obiettivi la riforma interessa l’intero ciclo di vita dei medicinali.

Elementi fondamentali della proposta

  • Migliore accesso a medicinali innovativi e a prezzi accessibili per i pazienti e i sistemi sanitari nazionali: nuovi incentivi incoraggeranno le aziende a mettere i propri medicinali a disposizione dei pazienti in tutti i paesi dell’UE e a sviluppare prodotti che rispondano a esigenze mediche non soddisfatte. Sarà anche facilitata la messa a disposizione più rapida dei medicinali generici e biosimilari e saranno semplificate le procedure di autorizzazione all’immissione in commercio. Saranno introdotte misure di maggiore trasparenza dei finanziamenti pubblici per lo sviluppo farmaceutico e sarà incentivata la produzione di dati clinici comparativi.
  • Promozione dell’innovazione e della competitività grazie a un quadro normativo efficiente e semplificato: la riforma creerà un contesto normativo favorevole all’innovazione per lo sviluppo di nuovi medicinali e il riposizionamento di quelli esistenti. L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) fornirà fin dalle fasi iniziali un migliore sostegno normativo e scientifico agli sviluppatori di medicinali promettenti in modo da facilitarne l’approvazione rapida e aiutare le PMI e gli sviluppatori senza scopo di lucro. Saranno accelerate la valutazione scientifica e l’autorizzazione dei medicinali (ad esempio, le procedure di autorizzazione dell’EMA richiederanno 180 giorni, meno della media attuale di circa 400 giorni) e gli oneri amministrativi saranno ridotti grazie a procedure semplificate (ad esempio, abolendo in moltissimi casi il rinnovo dell’autorizzazione all’immissione in commercio e introducendo procedure più semplici per i medicinali generici) e alla digitalizzazione (ad esempio, presentazione delle domande e informazione sul prodotto in formato elettronico). Saranno mantenuti in vigore i più elevati parametri di qualità, sicurezza ed efficacia per l’autorizzazione dei medicinali.
  • Incentivi efficaci all’innovazione: la protezione normativa fino a un massimo di 12 anni per i medicinali innovativi, associata ai diritti di proprietà intellettuale esistenti, garantirà che l’Europa si mantenga un polo attraente per gli investimenti e l’innovazione. Per creare un mercato unico dei medicinali, con la riforma il sistema di protezione normativa passerà dall’attuale approccio universale a un quadro più efficace di incentivi all’innovazione che promuova anche gli interessi della sanità pubblica. A tal fine, la riforma propone un periodo minimo di protezione normativa di 8 anni prorogabile nei casi seguenti: se i medicinali sono immessi sul mercato in tutti gli Stati membri, se rispondono a esigenze mediche non soddisfatte, se sono effettuate sperimentazioni cliniche controllate, o se viene sviluppata una nuova indicazione terapeutica. La combinazione dei diritti di proprietà intellettuale esistenti e dei nuovi periodi di protezione normativa manterrà inoltre il vantaggio competitivo nello sviluppo farmaceutico dell’UE, che offre una protezione tra le più ampie a livello mondiale. Grazie alla riforma, la ricerca e lo sviluppo si concentreranno sulle esigenze principali dei pazienti, che godranno di un accesso più tempestivo ed equo ai medicinali in tutta l’UE.
  • Affrontare le carenze di medicinali e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento: la riforma introduce nuovi obblighi di monitoraggio delle carenze di medicinali in capo alle autorità nazionali e all’EMA e attribuisce all’EMA un ruolo di coordinamento più incisivo. Saranno rafforzati gli obblighi in capo alle imprese, tra cui la comunicazione anticipata di informazioni sulle carenze e sui ritiri di medicinali, oltre all’elaborazione e all’aggiornamento di piani di prevenzione delle carenze. Sarà stabilito un elenco UE dei medicinali critici e saranno valutate le vulnerabilità delle relative catene di approvvigionamento, con raccomandazioni specifiche sulle misure richieste alle imprese e agli altri portatori di interessi delle catene di approvvigionamento. Inoltre la Commissione potrà adottare misure giuridicamente vincolanti per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento di specifici medicinali critici.
  • Una migliore tutela dell’ambiente: grazie a una migliore applicazione delle attuali prescrizioni sarà possibile limitare le eventuali conseguenze negative dei medicinali sull’ambiente e sulla salute pubblica.
  • Lotta alla resistenza antimicrobica: la resistenza antimicrobica è considerata una delle tre principali minacce per la salute nell’UE. La riforma prevede incentivi mediante voucher trasferibili alle imprese che investono in nuovi antimicrobici capaci di far fronte ai patogeni resistenti, rimediando in tal modo all’attuale fallimento del mercato. Per preservare l’efficacia degli antimicrobici, saranno inoltre introdotte misure volte all’uso prudente di tali preparati, tra cui prescrizioni modificate in materia di confezionamento e ricette.

Potenziamento delle azioni dell’UE per combattere la resistenza antimicrobica con un approccio “One Health”

Gli antimicrobici sono medicinali di importanza cruciale. Nel corso degli anni, però, il loro uso eccessivo e improprio ha portato a un aumento della resistenza antimicrobica, il che significa che gli antimicrobici perdono efficacia e il trattamento delle infezioni è sempre più difficile quando non impossibile. Per questo motivo il pacchetto proposto oggi comprende anche una proposta di raccomandazione del Consiglio che contiene misure complementari per contrastare la resistenza antimicrobica nei settori della sanità umana, della salute animale e dell’ambiente, grazie al cosiddetto approccio “One Health”.

La proposta sostiene l’uso prudente degli antimicrobici raccomandando obiettivi concreti e misurabili per ridurne l’uso e promuovere livelli elevati di prevenzione delle infezioni, in particolare in ambiente ospedaliero, e di controllo nel campo della sanità umana. La proposta migliora inoltre la consapevolezza del pubblico, l’istruzione e la formazione dei professionisti pertinenti e promuove la cooperazione tra i portatori di interessi di tutti i settori pertinenti.

Gli obiettivi raccomandati, elaborati con il sostegno del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), tengono conto delle situazioni nazionali (diversità di livelli di consumo di antimicrobici e di diffusione dei principali patogeni resistenti nei vari Stati membri). Consentono inoltre di monitorare meglio i progressi che saranno realizzati nei prossimi anni.

La proposta di raccomandazione del Consiglio darà anche impulso ai piani d’azione nazionali “One Health” sulla resistenza antimicrobica, promuoverà la ricerca e l’innovazione, potenzierà la sorveglianza e il monitoraggio del consumo di antimicrobici e della resistenza antimicrobica, rafforzerà le azioni globali, contribuirà all’elaborazione di un incentivo finanziario UE multipaese per migliorare l’accesso agli antimicrobici e incentiverà lo sviluppo di altre contromisure mediche per combattere la resistenza antimicrobica, come i vaccini e la diagnostica rapida.

Contesto

Nel novembre 2020 la Commissione ha presentato una strategia farmaceutica per l’Europa mirata a creare un contesto farmaceutico adeguato alle esigenze future e incentrato sui pazienti, nel quale l’industria dell’UE possa innovare, prosperare e mantenere il suo ruolo di leader mondiale.

Un ecosistema farmaceutico dell’UE resiliente alle crisi e adeguato al panorama attuale e alle sfide future è una delle colonne portanti di un’Unione europea della salute forte e integrerà altre iniziative fondamentali, tra cui il potenziamento del quadro di sicurezza sanitaria dell’UE tramite la nuova legislazione sulle minacce per la salute a carattere transfrontaliero e il rafforzamento dei mandati delle agenzie sanitarie dell’UE, l’istituzione dell’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA), il piano europeo di lotta contro il cancro e lo spazio europeo di dati sanitari.

La strategia ha dato avvio a una revisione ambiziosa dell’attuale legislazione farmaceutica che costituisce una risposta globale alle sfide cui deve far fronte attualmente il settore farmaceutico dell’UE.

Prossime fasi

Le proposte legislative saranno ora trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio.

Influenza, la circolare con le raccomandazioni per la stagione 2023-2024

Pubblicata la Circolare 21 aprile 2023 “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2023-2024”, elaborata dalla Direzione Generale della Prevenzione sanitaria, confrontandosi con l’Istituto Superiore di Sanità e sottoposta al Coordinamento Interregionale della Prevenzione e al Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (National Immunization Technical Advisory Group – NITAG).

Il documento riporta una descrizione dell’influenza, le misure di prevenzione, comprese quelle non farmacologiche, le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla composizione dei vaccini antinfluenzali, quelle su dosaggio e modalità di somministrazione e le raccomandazioni attuali per età e gruppi di rischio specifici indicando la scelta (o le opzioni) di vaccino antinfluenzale attualmente disponibile per l’uso in Italia.

La vaccinazione costituisce la più efficace strategia di prevenzione dell’influenza. L’influenza è una malattia respiratoria che può manifestarsi in forme di diversa gravità che in alcuni casi, possono comportare il ricovero in ospedale e anche la morte. Alcune fasce di popolazione, come i bambini piccoli, le donne in gravidanza i soggetti con patologie concomitanti e gli anziani, possono essere maggiormente a rischio di gravi complicanze influenzali come polmonite virale, polmonite batterica secondaria e peggioramento delle condizioni mediche sottostanti.

In considerazione della situazione epidemiologica relativa alla circolazione dei virus respiratori nella stagione 2022-2023, la Circolare raccomanda, compatibilmente con la disponibilità di vaccino, di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione.

Per approfondire

PNRR, secondo bando per potenziare il sistema della ricerca biomedica in Italia

Al via il 27 aprile 2023 il secondo bando, del valore di oltre 310 milioni di euro, per potenziare il sistema della ricerca biomedica in Italia, come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e grazie al finanziamento “NextgenerationEu” dell’Unione europea. Si tratta di un secondo bando, emanato dal Ministero della Salute, per finanziare proposte progettuali di ricerca legate all’investimento “2.1 – Valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN”. 

Per raggiungere milestone e target del PNRR, ottimizzando tempi e ricadute sul Servizio Sanitario Nazionale, sono stati, infatti, previsti due bandi per la ricerca biomedica. Il primo si è già concluso il 28 ottobre 2022 con la pubblicazione della graduatoria definitiva. Entrambi i bandi hanno a oggetto la presentazione di proposte progettuali di ricerca le cui caratteristiche sono riconducibili a quelle previste nel Regolamento (UE) 2021/695 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 aprile 2021, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione Orizzonte Europa.

Nel secondo bando, le tematiche e i relativi fondi sono stati così ripartititi:   

  • tumori rari: 50 milioni di euro per rafforzare la capacità di risposta dei centri di eccellenza presenti in Italia e modelli innovativi che migliorino la qualità complessiva della presa in carico
  • malattie rare: oltre 3 milioni di euro (derivati dalla quota di finanziamento non assegnato con il precedente avviso) per rafforzare la capacità di risposta dei centri di eccellenza presenti in Italia e modelli innovativi che migliorino la qualità complessiva della presa in carico
  • malattie croniche non trasmissibili, ad alto impatto sui sistemi sanitari e socio-assistenziali: oltre 30 milioni di euro (derivati dalla quota di finanziamento non assegnato con il precedente avviso) per progetti di ricerca su fattori di rischio e prevenzione o eziopatogenesi e meccanismi di malattia; e oltre 160 milioni di euro per progetti di ricerca su innovazione in ambito diagnostico e terapeutico
  • proof of concept: oltre 65 milioni di euro per progetti che mirano a colmare il gap tra ricerca e industria, che si crea nell’intervallo tra la fase della scoperta e quella della messa a punto.

Possono presentare progetti, di durata biennale:

Destinatari Istituzionali che sono anche capofila del progetto:

  • Regioni e Province Autonome
  • Istituto superiore di sanità
  • Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro 
  • Agenzia per i servizi sanitari regionali
  • Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e privati
  • Istituti zooprofilattici sperimentali
  • Aziende Ospedaliere
  • Aziende Sanitarie Locali
  • Aziende Ospedaliere Universitarie 
  • altri Enti del SSN per il tramite delle proprie Regioni, con esclusione di strutture private accreditate con il SSN
  • Università
  • Enti di ricerca pubblici
  • Soggetti privati No Profit. 

In accordo con i principi trasversali del PNRR su giovani, parità di genere, riduzione  del divario di cittadinanza, i progetti devono rispettare, tra gli altri, i seguenti criteri previsti nel bando: assegnare almeno il 40% del finanziamento richiesto a soggetti attuatori che hanno una stabile organizzazione delle attività di ricerca nel Mezzogiorno; garantire almeno il 30% di ricercatrici collaboratrici principali; rispettare le quote per i giovani ricercatori (età inferiore ai 40 anni) previste dal bando, sia per il personale con rapporto di lavoro già in essere, sia per i giovani ricercatori da assumere.

Il bando disciplina dettagliatamente anche la procedura di valutazione delle proposte progettuali, che prevede una prima selezione preliminare riguardante il gruppo di ricerca e successivamente una fase di valutazione per peer review e di audit delle proposte medesime. 

Il bando è relativo all’investimento 2.1 “Valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN” – Componente 2 “Innovazione ricerca e digitalizzazione del SSN” nell’ambito della Missione 6 Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Termini, scadenze, modalità di presentazione della domanda

RescEU: oltre 106 milioni di € per il primo ospedale da campo paneuropeo

La Commissione ha stanziato 106,2 milioni di € a favore di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Turchia per sviluppare una nuova competenza nella squadra medica di emergenza (EMT) di rescEU. L’obiettivo è aumentare l’assistenza medica di emergenza alle popolazioni colpite da gravi catastrofi naturali o provocate dall’uomo.

Il progetto istituirà tre squadre mediche di emergenza di tipo 2 (EMT2), che comprenderanno servizi chirurgici e diagnostici. Inoltre 17 squadre specializzate offriranno servizi di terapia intensiva, cure per ustioni, trasporto dei pazienti, diagnostica avanzata, assistenza alla madre e all’infanzia, riabilitazione, sostegno alla salute mentale, cure ortopediche, analisi di laboratorio, fornitura di ossigeno e supporto alle telecomunicazioni.

Questa nuova competenza di rescEU diventerà gradualmente operativa a partire dal 2024 e consentirà di rispondere a un’ampia gamma di scenari relativi a catastrofi. Le squadre saranno in grado di operare autonomamente e di sostenere le strutture sanitarie nazionali esistenti qualora queste non riuscissero a far fronte a un’emergenza. Questa nuova struttura integrerà il ruolo chiave già svolto in risposta alle emergenze dalle 15 squadre mediche di emergenza messe a disposizione dagli Stati membri e dagli Stati partecipanti al pool europeo di protezione civile.

Per approfondire

La risposta alla vaccinazione anti-Covid è influenzata dal profilo genetico individuale

È stato scoperto perchè alcuni soggetti risultano più protetti dopo la vaccinazione per Covid-19. La risposta al vaccino è influenzata dal profilo genetico individuale. Lo studio, effettuato presso l’ospedale Molinette sui dipendenti della stessa Città della Salute, è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica HLA.

La pandemia da COVID-19 ha lasciato profonde cicatrici nella nostra vita. Se stiamo uscendo da questa emergenza è anche grazie allo sviluppo di nuovi vaccini che stimolano il nostro sistema immunitario a difendersi dal virus e prevenirne gli effetti dannosi. Ma è anche stato chiarito che ognuno di noi ha una diversa risposta alla vaccinazione, ad un estremo ci sono quelli che sviluppano anticorpi in grande quantità e cellule immunitarie pronte a difenderli, all’altro estremo coloro che nonostante ripetute vaccinazioni risultano ancora indifesi e a rischio di malattia. Sappiamo che sono numerosi i fattori che possono spiegare questa variabilità, quali l’età (i più anziani rispondono di meno), il genere (le donne lo fanno in maniera più vigorosa), la concomitanza di altre malattie, o terapie che riducono la risposta immunitaria, o, ancora, la pregressa COVID-19.

Uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale HLA chiarisce che anche i nostri geni sono coinvolti nella risposta al vaccino. Nell’ambito di un grande studio, che ha coinvolto quasi 10.000 dipendenti della Città della Salute di Torino, è stata approfondita l’analisi sui fattori genetici che condizionano maggiormente la risposta ai vaccini con m-RNA.

Questo studio, che ha incluso circa 500 dipendenti che si erano sottoposti a vaccinazione nel 2020, è stato reso possibile grazie alla collaborazione di Immunogenetisti (diretti dal professor Antonio Amoroso), Microbiologi (diretti dalla professoressa Rossana Cavallo), Epidemiologi (diretti dal dottor Giovannino Ciccone), con la regia della Direzione Sanitaria (diretta dal dottor Antonio Scarmozzino) ed il supporto della Banca del Piemonte e della Fondazione Ricerca Molinette.

L’efficacia della vaccinazione è stata misurata grazie al dosaggio degli anticorpi contro il virus del COVID-19 (SARS-CoV-2) ed all’analisi delle cellule del sistema immunitario che riconoscono il virus. Contemporaneamente sono stati esaminati alcuni geni coinvolti nella regolazione della risposta immunitaria, in particolare quelli HLA o dell’istocompatibilità (gli stessi che sono studiati per gli abbinamenti tra donatore e ricevente di trapianto). È stato così possibile riconoscere che alcuni soggetti che presentano determinate caratteristiche genetiche (come la variante HLA-A3) più facilmente produrranno anticorpi dopo la vaccinazione, diversamente da quelli con altre varianti (come HLA-A24). A seguito della vaccinazione, anche la risposta delle cellule del sistema immunitario contro il virus è diversa a seconda delle caratteristiche HLA, chi ad esempio possiede la variante HLA-DRB15 riesce a difendersi adeguatamente dal virus, fino a 5 volte di più.

“La ricerca che abbiamo condotto – sottolinea il professor Antonio Amoroso, coordinatore dello studio – dimostra che tra i fattori che spiegano la diversa risposta al vaccino per il COVID-19, ve ne sono alcuni legati alle nostre caratteristiche genetiche che da sole possono predire in maniera importante quali soggetti saranno maggiormente protetti dalla vaccinazione. Queste evidenze potranno essere utili per personalizzare meglio la strategia vaccinale”.

Il Direttore generale della Città della Salute di Torino, Giovanni La Valle, puntualizza: “È proprio una ricerca tutta fatta in casa: i dipendenti di questo ospedale non solo hanno realizzato una ricerca importante in relazione alla risposta alla vaccinazione contro la COVID-19, ma sono anche quelli che si sono messi a disposizione per lo studio, donando un proprio campione di sangue per i test microbiologici e genetici. A tutti loro va il mio ringraziamento”.

Per approfondire

World Immunization Week, appello SItI: vaccinazione sia garantita a tutti

La World Immunization Week, campagna annuale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nasce dalla necessità di promuovere azioni collettive per la prevenzione di malattie prevenibili da vaccino. Il tema che verrà approfondito quest’anno, durante la settimana dal 24 al 30 aprile, è quello di recuperare, ripristinare e rafforzare l’immunizzazione di routine.

La pandemia COVID-19, da un lato, ha reso chiaro ancora una volta a tutto il mondo il valore umano, etico e sociale dei vaccini, strumenti fondamentali per prevenire le malattie, salvare vite e assicurare un futuro più salubre, sicuro e prospero. Dall’altra ha rappresentato un ostacolo alle vaccinazioni di routine determinando una riduzione delle coperture nel periodo di maggior intensità pandemica. Basti pensare che, secondo i dati forniti dall’OMS, nel 2021 le coperture vaccinali globali sono calate del 5%, mentre le ragazze non vaccinate contro il papillomavirus umano sono aumentate di 3,5 milioni rispetto al 2019. Risulta quindi quanto mai impellente la necessità di recuperare le vaccinazioni perse, sfruttando questo punto di svolta come un’occasione per rafforzare in modo permanente i servizi vaccinali.

La Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) ritiene fondamentale che l’accesso alle vaccinazioni dev’essere garantito ovunque e per tutte le persone, soprattutto per coloro che sono più vulnerabili, così come ribadito anche nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e nel Piano Nazionale della Prevenzione 2020 – 2025, che fissa tra gli obiettivi quello di offrire servizi vaccinali efficaci, efficienti e resilienti, accessibili per tutti come parte dell’assistenza sanitaria di base e far sì che le vaccinazioni siano accessibili al fine di ottenere il raggiungimento del più alto standard di salute come diritto fondamentale di ogni individuo.

L’equità è uno dei capisaldi del nostro Servizio Sanitario Nazionale e non vi sono dubbi che il sistema universalistico sia fondamentale nel mitigare le disuguaglianze di salute. Non ci può essere salute per tutti senza equità di accesso, sin dalla prima infanzia. Per abbattere ogni disuguaglianza nello stato e negli esiti di salute, è cruciale considerare il ruolo delle popolazioni “hard-to-reach”, spesso marginalizzati all’interno della nostra società come gli stranieri, le persone con bassa alfabetizzazione sanitaria, i pazienti psichiatrici, i detenuti.

L’accesso alle vaccinazioni dev’essere garantito per tutti, a prescindere da differenze geografiche e generazionali, tramite l’attuazione di programmi strategici dedicati all’individuazione e al superamento di tutti quei fattori che possono ostacolarlo, siano queste barriere fisiche, educative, linguistiche o socio-culturali, nel pieno rispetto dei princìpi di centralità del paziente e di prossimità e capillarità dei servizi. Una programmazione vincente, infatti, non richiede solo vaccini sicuri ed efficaci ma una calibrazione delle politiche vaccinali che deve passare attraverso un’attenta analisi della situazione epidemiologica, strutturale e socio-culturale del contesto territoriale in cui opera.

Per far sì che la salute pubblica sia anche democratica sono necessari la partecipazione, l’impegno e la responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti: a partire dai professionisti di salute pubblica e dagli operatori sanitari, passando per il coinvolgimento di decisori politici e terzo settore.

Tumore della prostata, il futuro sarà nelle valutazioni genomiche

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Una resistenza culturale alla prevenzione e l’assenza di un percorso di counselling genetico rendono il tumore della prostata particolarmente complesso da contrastare. Con 37.000 nuovi casi in Italia ogni anno, rappresenta oltre il 19% di tutte le neoplasie diagnosticate alla popolazione maschile.

A differenza di altre patologie (come il cancro del colon-retto, il tumore della cervice uterina e il cancro della mammella) non è previsto uno screening di popolazione, anche perché l’esame del Psa, da solo, non basta per avere la certezza di trovarsi di fronte a un tumore.

Il Psa è un indicatore importante, ma non è tumore-specifico – ricorda Giario Conti, Segretario della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) – Assistiamo per esempio a una sua variazione anche nel caso di ipertrofia prostatica benigna o di prostatiti”.

Se a questo si unisce la ritrosia di molti uomini nell’approcciarsi all’urologo o anche solo al medico di medicina generale a fronte di sintomi circoscrivibili all’apparato genitourinario, si comprende la difficoltà dell’ottenere diagnosi precoci non solo per quanto riguarda il tumore della prostata, ma per tutto ciò che attiene alla salute sessuale maschile.

L’anno scorso la Società italiana di Andrologia, all’interno della campagna “Amore senza ostacoli”, aveva rilevato che nel nostro Paese un ragazzo su tre fra i 14 e i 20 anni presenta una patologia andrologica che in un caso di 10 può avere ricadute sulla fertilità. Eppure, appena il 2% si controlla.

C’è un gap evidente nell’attenzione che i maschi ripongono nella loro salute sessuale rispetto alle donne

Uno scenario confermato anche da Conti: “Molti anni fa, all’interno di una collaborazione con il distretto militare dei giovani maschi alla visita di leva, riscontrammo la presenza di varicocele nel 25% dei casi. Si tratta di una patologia che può dare problema di fertilità. Purtroppo esiste un gap evidente nell’attenzione che i maschi ripongono nella loro salute sessuale rispetto alle donne, la maggior parte delle quali entro i 20 anni effettua una visita ginecologica che ripeterà con regolarità per tutta la vita”.

Il libro bianco della Fondazione Onda

I numeri ci dicono che, laddove si riesce a intercettare precocemente la patologia, la sopravvivenza migliora. Sebbene infatti il tumore della prostata sia il più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali e la sua incidenza sia aumentata nel tempo per il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore probabilità di diagnosticare precocemente la malattia ha portato a una continua riduzione della mortalità.

In Italia sono 564.000 gli uomini che convivono con una diagnosi di tumore della prostata. Oltre alla prevenzione primaria, fondata su corretti stili di vita, in particolare alimentazione corretta e attività fisica regolare, è la prevenzione secondaria a rappresentare la strategia più efficace, poiché consente di intercettare il tumore in fase iniziale, anche prima della comparsa dei sintomi, aumentando le possibilità di cura e di guarigione, riducendo la mortalità e migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Recentemente la Fondazione Onda, da sempre attenta alla salute femminile e che da qualche tempo segue più in generale la salute di genere, ha pubblicato il libro bianco “Tumore alla Prostata, Stato dell’arte e nuove prospettive”, per analizzare le diverse strategie adottate fin qui, dalla prevenzione alla diagnosi precoce e alla sorveglianza attiva, fino alle più recenti opzioni terapeutiche, alle tecnologie più innovative e alla gestione multidisciplinare del paziente. Sono stati considerati anche gli aspetti psicologici e sociali. Per quanto il cancro in generale venga ancora molto temuto, quello della prostata pone infatti delle sfide peculiari intaccando le dimensioni più profonde dell’individuo.

Il documento segue l’indagine “La consapevolezza sul tumore della prostata”, realizzata dalla Fondazione in collaborazione con Elma Research nel 2021 e secondo la quale solo tre uomini su dieci si ritengono sufficientemente informati relativamente al carcinoma prostatico. Dalla survey emergeva che sono le donne, in molti casi, a intervenire nel motivare gli uomini a eseguire controlli.

“Secondo il 54% delle donne, gli uomini di fronte a sintomi genito-urinari reagiscono con comportamenti che non favoriscono la condivisione con il medico, minimizzando il problema e temporeggiando. Bisogna mettere in pratica una strategia di intervento che promuova in modo deciso presso gli uomini la prevenzione di questo tumore, la diagnosi precoce e l’accesso a percorsi specialistici multidisciplinari”, afferma Nicoletta Orthmann, coordinatrice medico-scientifica Fondazione Onda.

Le raccomandazioni europee sugli screening

Il libro bianco si inserisce nel solco delle raccomandazioni europee che suggeriscono di rivedere le modalità di screening, pur senza fornire indicazioni operative. Per quanto riguarda il carcinoma prostatico, secondo i consulenti scientifici della Commissione, proprio in considerazione delle evidenze preliminari e della quantità significativa di screening opportunistici in corso, gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione un approccio graduale, che comprenda la sperimentazione e ulteriori ricerche per valutare la fattibilità e l’efficacia dell’attuazione di programmi per garantire una gestione e una qualità appropriate sulla base dell’analisi del Psa, in combinazione con un’immagine a risonanza magnetica supplementare come test di follow-up.

Da qui le linee strategiche di intervento proposte da Fondazione Onda alle istituzioni:

  • promuovere una corretta educazione alla salute sessuale e riproduttiva presso la popolazione maschile, fin dalla giovane età, abbattendo i tabù e valorizzando il ruolo del medico specialista di riferimento nella sua tutela
  • incrementare l’informazione e la consapevolezza sul tumore della prostata, con particolare riferimento ai fattori di rischio e al ruolo della diagnosi precoce, evidenziando l’importanza di sottoporsi regolarmente a controlli specialistici urologici, in particolare dopo i 50 anni (dopo i 40 anni, in caso di familiarità positiva) pur in assenza di sintomatologia
  • garantire l’accesso a un’informazione chiara e corretta sui benefici e sui rischi della diagnosi precoce per il carcinoma prostatico, nonché sui limiti delle tecniche attualmente in uso per lo screening
  • garantire un accesso equo e omogeneo su tutto il territorio nazionale alla diagnosi precoce del carcinoma prostatico con copertura della popolazione interessata e secondo linee guida condivise dalla comunità scientifica
  • potenziare il ruolo del medico di medicina generale nella promozione della salute maschile e nella prevenzione attiva primaria e secondaria del tumore della prostata, investendo nella formazione specifica sul territorio nazionale
  • promuovere attività di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata rivolte anche alle donne, in considerazione del ruolo femminile nel favorire una prevenzione urologica attiva da parte del proprio partner, nell’intercettare i primi campanelli di allarme e nel sollecitare un tempestivo accesso ai percorsi specialistici di diagnosi e cura.

La sfida, adesso, è riuscire a rendere operative queste indicazioni: “Invieremo il documento alle istituzioni centrali e regionali, oltre che a quelle europee – chiosa Orthmann – Sarebbe bello riuscire a organizzare tavoli di lavoro a livello regionale, per declinare gli interventi a livello locale”, auspica la coordinatrice medico-scientifica di Fondazione Onda.

La sfida delle valutazioni genomiche

I dati in possesso di Health Search, una banca dati della medicina generale, indicano un trend in costante ascesa del tumore della prostata, passato dall’11,7% del 2010 al 16,7% del 2019 con un picco di prevalenza negli ultra85enni (88,4%).

Per gli esperti responsabilizzazione, monitoraggio e formazione sono i messaggi da trasmettere alla popolazione e agli operatori sanitari per arrivare ad una diagnosi precoce che permetta di curare al meglio questa patologia.

Qualora esista un rischio eredo-familiare di sviluppare un tumore della prostata, bisognerà cercare di anticipare le valutazioni specialistiche. È un campo nuovo e aperto

Dal punto di vista sanitario, la grande sfida che ci aspetta nei prossimi anni riguarda le valutazioni genetiche. “Fino a poco tempo fa, le linee guida dicevano che dovevano essere sottoposti a visita urologica e a screening di secondo livello i pazienti sintomatici oppure quelli a rischio, coloro cioè che avevano parenti di primo o secondo grado con tumore della prostata o che appartenevano a un’etnia con un’incidenza più alta rispetto alla popolazione caucasica – riassume Conti – Oggi cominciamo a sapere che esiste una trasversalità tra parenti che hanno avuto tumore della prostata, della mammella, dell’ovaio e del pancreas. Questo significa che occorre rivedere il rischio eredo-familiare di sviluppare un tumore della prostata. Qualora questo esista, bisognerà cercare di anticipare le valutazioni specialistiche. È un campo estremamente nuovo e aperto”.

Un esempio? Oggi conosciamo molto bene le mutazioni di Brca1 e Brca2 per quanto riguarda il tumore alla mammella. “Stiamo vedendo che i pazienti maschi con queste mutazioni esprimono tumori prostatici molto aggressivi – rende noto Conti – Esistono oggi terapie per questi soggetti, gli inibitori di Parp, che funzionano nei pazienti che hanno queste mutazioni”.

La difficoltà, a questo punto, sta nel capire a chi effettuare il counselling genetico e come. Un ambito, quello dei test genomici, che soffre della frammentarietà regionale e – a volte – della scarsa conoscenza degli strumenti a disposizione.

“Chiaramente se non vediamo mai il paziente non lo faremo mai – sospira Conti – Occorrerebbe sensibilizzare anche i medici di medicina generale: una raccolta di anamnesi che faccia capire quali sono le familiarità potrebbe contribuire a far sospettare un quadro di rischio familiare. Si tratta di una nuova frontiera che si sta aprendo e che apre scenari molto complessi. In definitiva, bisognerà poi dimostrare con studi validati che questi strumenti servano davvero a migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita dei pazienti, che resta sempre il nostro obiettivo finale”.

Terapie Avanzate in Europa tra sostenibilità, innovazione e diritti dei pazienti

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Anche quest’anno, Active Citizenship Network, rete europea di Cittadinanzattiva, celebrerà la Giornata europea dei diritti del malato, che giunge alla sua 17esima edizione, con una conferenza che si terrà presso il Parlamento europeo a Bruxelles il 26 aprile dalle 15 alle 17, gentilmente ospitata dall’europarlamentare Brando Benifei (S&D) e organizzata con il supporto del Gruppo di interesse dei parlamentari “Diritti dei pazienti europei e assistenza sanitaria transfrontaliera” e del Gruppo di interesse MEP TRANSFORM.

La conferenza del 2023 rappresenta la prima celebrazione europea in presenza della Giornata europea dei diritti del malato dall’inizio della pandemia di Covid-19 e, per dare a più persone l’opportunità di partecipare, sarà anche trasmessa in streaming.

Lo sviluppo delle terapie avanzate (ATMP: Advanced Therapy Medicinal Products) presenta nuove opportunità per il trattamento e la prevenzione di una varietà di patologie (le malattie geniche, quelle oncologiche e le malattie a lunga prognosi) o per ristabilire, correggere o modificare funzioni fisiologiche compromesse negli esseri umani, anche con la correzione di mutazioni acquisite su base genetica. La rilevanza di queste terapie innovative le pone al centro della discussione sulla salute e le scelte di politica sanitaria del futuro e sostenibilità del servizio sanitario.

Dalla ricerca verso un crescente numero di ATMP fino al loro utilizzo una volta approvate, i temi sembrano essere essenzialmente i seguenti: sostenibilità, innovazione, equità. A questi, dal punto di vista di Cittadinanzattiva, devono essere aggiunti altri due elementi, da considerare come driver nelle scelte relative alle terapie avanzate: il rispetto e il rafforzamento dei diritti dei pazienti. Non è un caso che il tema delle terapie avanzate sia correlato a diversi diritti stabiliti nella Carta europea dei diritti del malato, che è al centro delle celebrazioni della Giornata europea dei diritti del malato:

  • il diritto dei pazienti all’accesso alle cure  (“Ogni individuo ha il diritto di accedere ai servizi sanitari che il suo stato di salute richiede. I servizi sanitari devono garantire eguale accesso a ognuno, senza discriminazioni sulla base delle risorse finanziarie, del luogo di residenza, del tipo di malattia o del momento di accesso al servizio”).
  • il diritto dei pazienti al trattamento personalizzato (“Ogni individuo ha il diritto a programmi diagnostici o terapeutici quanto più possibile adatti alle sue personali esigenze”).
  • il diritto dei pazienti all’innovazione (“Ogni individuo ha il diritto all’accesso a procedure innovative, incluse quelle diagnostiche, secondo gli standard internazionali e indipendentemente da considerazioni economiche o finanziarie”).
  • il diritto dei pazienti all’informazione (“Ogni individuo ha il diritto di accedere a tutti i tipi di informazione che riguardano il suo stato di salute e i servizi sanitari e come utilizzarli, nonché a tutti quelli che la ricerca scientifica e la innovazione tecnologica rendono disponibili”).

La narrazione attuale relativa alla revisione della legislazione farmaceutica europea sembra limitarsi alla seguente affermazione: “il destino del settore farmaceutico è in gioco così come il futuro dei sistemi sanitari nazionali”. Ma cosa succede alle legittime aspettative dei pazienti? Come è possibile combinare innovazione e accesso? Per cercare di rispondere a queste domande, la 17ª Giornata europea dei diritti del malato ospiterà contributi dalle istituzioni dell’UE, dall’Organizzazione mondiale della sanità, dai gruppi di difesa dei pazienti di diversi paesi, da esperti indipendenti e da rilevanti stakeholder nel campo delle ATMP.

L’iniziativa testimonia anche l’impegno di Cittadinanzattiva sulla questione, in Italia ufficialmente coinvolta dalle autorità sanitarie nel Comitato etico per le sperimentazioni cliniche relative alle terapie avanzate presso l’AIFA, e a livello dell’UE in grado di presentare, lo scorso ottobre, una proposta concreta, sostenuta da 43 associazioni di pazienti: i vincoli dei bilanci sanitari nazionali non possono essere un ostacolo all’accesso dei pazienti alle terapie avanzate. Queste terapie necessitano di nuove e diverse modalità di pagamento e contabilizzazione, che tengano conto degli elevati costi iniziali e dei grandi e duraturi benefici nel tempo, sia per i pazienti che per i sistemi sanitari nazionali. Per questo occorrerebbe classificare la spesa delle terapie avanzate come un investimento e non come una spesa corrente, e questo potrebbe avvenire rivedendo – da Eurostat in giù – le classificazioni economico/finanziarie della spesa sanitaria attualmente in vigore.

Durante le celebrazioni europee dell’annuale Giornata Europea dei diritti del malato, Cittadinanzattiva vuole dare a questo argomento l’importanza che merita, sicuramente un argomento complesso in cui le informazioni sono ancora scarse non solo a livello di opinione pubblica, ma anche tra molte associazioni civiche e di pazienti. E per questo motivo, a Bruxelles sono stati invitati a portare la loro testimonianza leader di associazioni di pazienti di diversi Paesi europei.

Logistica del farmaco. PharmacomItalia: il futuro è dei droni

“Il drone rappresenta il futuro della logistica per il bene farmaco e la sua versatilità lo rende, su bassi carichi e distanze medie, uno strumento che si combina perfettamente con le esigenze sanitarie primarie. È particolarmente adatto per il trasporto di sangue e di organi. Per questo puntiamo a divenire  il primo soggetto no profit, per produrre esperienza sul campo utile a rendere più efficiente tale nuovo sistema di gestione logistica via aerea”. Lo ha dichiarato Fabrizio Iacobacci, Presidente di PharmacomItalia in occasione della Conferenza Annuale dell’Associazione, tenutasi  a Roma il 4 e 5 aprile 2023 presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi, sul tema: “Digitalizzazione e innovazione nei processi di gestione e consegna end-to-end del bene farmaco”.

PharmacomItalia si conferma la prima comunità tecnica di esperti di logistica specializzata nel prodotto farmaceutico e piattaforma italiana per la condivisione e lo scambio di buone pratiche nella logistica end-to-end del prodotto farmaceutico. Nasce nel 2018 per volontà di alcuni professionisti del mondo Pharma e della Logistica, dal 2019 è un’associazione no-profit.

“L’obiettivo dichiarato del Convegno è di delineare gli scenari evolutivi e i futuri sviluppi dell’intera filiera produttiva e di distribuzione in un settore economico di grande importanza per il nostro Paese”, ha spiegato Iacobacci aggiungendo che: “la mission di PharmacomItalia è l’integrazione della produzione farmaceutica nazionale con i fornitori di servizi logistici specializzati per assicurare al paziente di essere curato con farmaci gestiti e trasportati con assoluta garanzia di integrità ovunque nel mondo”.

Nel corso dell’evento, si è affrontato il tema del contenimento dei rischi nella catena logistica del farmaco: “Ogni trasferimento del prodotto farmaceutico tra un anello e l’altro comporta un punto critico che non si risolve con la mera esperienza ma con la congruità dei modelli di analisi preventiva del rischio e di qualificazione tecnica dei fornitori coinvolti nelle fasi di processo”, ha spiegato Iacobacci.anticipando che PharmacomItalia sta lavorando ad un innovativo progetto con UNI ,Ente Nazionale di Normazione,  per lo sviluppo e pubblicazione di una Prassi volontaria che consenta, nei punti di rischio di filiera, di garantire coerenza tecnica e conformità operativa, in linea con le buone pratiche di distribuzione (GDP), della modalità logistica esperita per garantire una qualità certa e sicura del prodotto gestito e trasportato.

Si è poi affrontata anche la scottante questione della cybersecurity nella tracciatura del dato farmaceutico.

In questo senso gli esperti hanno evidenziato che la tracciabilità dei dati farmaceutici è fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti e il corretto funzionamento del sistema sanitario. Tale processo consiste nell’identificazione di ogni singolo lotto di farmaci, dal produttore fino all’utilizzatore finale, attraverso la registrazione dei dati di produzione, trasporto, distribuzione ed utilizzo.

E il monitoraggio della tracciabilità dei dati farmaceutici è diventato sempre più strategico  a causa dell’aumento esponenziale delle minacce alla sicurezza informatica delle aziende. Tali rischi rappresentano un pericolo significativo per la sicurezza dei pazienti, poiché possono compromettere la qualità e l’efficacia dei farmaci. Il ruolo della cybersecurity è quindi diventato centrale nella logistica del farmaco. Questo processo, secondo gli esperti di PharmacomItalia, implica la formazione del personale coinvolto, l’implementazione di politiche di sicurezza adeguate, la verifica dell’identità, la crittografia dei dati e la gestione dei rischi: a tutto vantaggio della salute del paziente.

Testamento biologico, l’associazione Luca Coscioni scrive al ministro: “Rispettare gli obblighi previsti dalla legge”

Oggi l’Associazione Luca Coscioni ha inoltrato una richiesta di immediata e perfetta osservanza degli obblighi che la L. 219/2017 pone in capo al Ministero della Salute e alle singole Regioni, che fino ad oggi sono rimasti inattuati.

“A cinque anni dall’entrata in vigore della Legge sul Testamento Biologico sono numerosi gli obblighi dalla stessa previsti che il Ministero della Salute e le Regioni, per le rispettive competenze, non adempiono. Il mancato adempimento di questi doveri determina una grave violazione dei diritti di informazione e autodeterminazione libera e consapevole, in materia di scelte terapeutiche, dei cittadini e delle cittadine italiane” dichiara Filomena Gallo, avvocata e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà ricerca scientifica.

Ogni anno, entro il 30 aprile, il Ministero dovrebbe elaborare una relazione sull’applicazione della L. 219/2017 per poi inviarla a entrambe le Camere – continua Filomena Gallo – ma ad oggi ha adempiuto a tale suo dovere solamente nel 2019. Una simile inadempienza non è ammissibile, come anche non è ammissibile il mancato invio – da parte delle Regioni, a ciò obbligate per legge – dei dati necessari per la predisposizione di questa relazione entro il mese di febbraio di ogni anno.

La mancata attuazione di tali doveri determina non solo una grave violazione della legge medesima ma, altresì, un palese divieto dei principi di trasparenza, buon andamento, efficacia ed efficienza che dovrebbero sempre improntare l’attività della Pubblica Amministrazione anche e soprattutto a tutela dei cittadini”.

Abbiamo quindi scritto al Ministro della Salute affinché adempia urgentemente e celermente a questo obbligo, mancando pochi giorni alla scadenza del termine a tal fine previsto dalla L. 219/2017”.

L’obbligo di predisporre e inviare una relazione annuale sull’applicazione della L. 219/2017 non è il solo ad essere inadempiuto.

Il Ministero della Salute e le Regioni non hanno predisposto, per quanto di loro competenza, delle corrette e adeguate campagne di informazione circa la portata e l’importanza del testamento biologico sul territorio nazionale.

Grave anche la mancata adozione da parte delle Regioni di modalità di gestione delle cartelle cliniche, del fascicolo sanitario elettronico oppure di altre modalità informatiche di gestione dei dati sanitari affinché sia reso possibile il deposito delle DAT anche presso le strutture sanitarie così come normativamente previsto” continua Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale.

E ancora, il mancato adempimento dell’obbligo di formazione continua dei medici e di tutti gli esercenti una professione sanitaria, che comprenda la formazione in materia di relazione e di comunicazione  con  il  paziente,  di  terapia  del dolore e di cure palliative così come espressamente previsto all’art. 1, ultimo comma, L. 219/2017, comporta gravi danni ai cittadini italiani. Infatti, il grado di formazione e informazione del personale sanitario è rimesso, di fatto, ad una sua attività di studio autonoma che comporta gravi diseguaglianze ai danni dei cittadini a seconda del grado di conoscenza della legge da parte del sanitario presso il quale si trova in cura. Una simile circostanza non è ammissibile in quanto lesiva di numerosi parametri costituzionali in una materia tanto delicata quanto è l’autodeterminazione in ambito sanitario e di scelte di fine vita” conclude Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Vai alla Lettera inviata al Ministero della Salute e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.