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Quando la salute pesa sul bilancio: nasce Macula Credit per sostenere le famiglie

Quando una visita urgente, un paio di occhiali necessari o un dispositivo medico, sia esso anche odontoiatrico o sanitario, diventano una spesa improvvisa difficile da sostenere, curarsi rischia di sbilanciare gli equilibri economici della famiglia. È proprio per rispondere a queste situazioni di fragilità che il Comitato Macula APS ha promosso Macula Credit, un’iniziativa di welfare universale pensata per offrire un sostegno immediato alle persone. Grazie a una convenzione con un istituto bancario nazionale, l’associazione consente ai propri iscritti di accedere a finanziamenti a tasso zero fino a un massimo di 2mila euro, rimborsabili in dodici mesi senza interessi. Il progetto nasce con l’obiettivo di rafforzare il diritto alla diagnosi e garantire la cura, superando le barriere rappresentate dalle liste d’attesa e dai costi elevati di alcune prestazioni sanitarie. Attraverso procedure semplificate e un servizio di consulenza dedicato, Macula Credit si propone come una risposta concreta e sostenibile, capace di coniugare responsabilità finanziaria e tutela del benessere familiare.

Per approfondire obiettivi e prospettive del progetto, TrendSanità ha incontrato Massimo Ligustro, presidente del Comitato Macula APS e ideatore dell’iniziativa, e Danilo Mazzacane, segretario fondatore di GOAL (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi).

Macula Credit: origine, funzionamento e obiettivi

Dottor Ligustro, come è nato il progetto Macula Credit?

Massimo Ligustro

«Macula Credit nasce dall’osservazione di una criticità concreta e ricorrente nel percorso diagnostico dei pazienti con patologie retiniche. Spesso il primo accesso avviene tramite una visita oculistica di base, dalla quale emerge che il problema visivo non è correggibile con semplici ausili ottici, ma richiede approfondimenti specialistici e strumentazioni avanzate, non sempre disponibili nello studio di prima valutazione. In questi casi il paziente è costretto a sostenere più visite in tempi ravvicinati, spesso in regime privato e con costi rilevanti. La necessità di essere tempestivi diventa fondamentale: un ritardo diagnostico o terapeutico nelle maculopatie può favorire l’evoluzione verso l’ipovisione permanente. Tuttavia, molte persone rinunciano agli approfondimenti per difficoltà di liquidità, rimanendo intrappolate in diagnosi incomplete o tardive. Macula Credit risponde a questo bisogno consentendo di diluire in 12 mesi, a tasso zero, i costi delle prestazioni sanitarie, fino a un massimo di 2.000 euro. Non risolve la malattia, ma riduce una barriera economica che spesso ostacola l’accesso tempestivo alle cure».

Quali sono i criteri di accesso a Macula Credit e come viene garantita l’equità nell’utilizzo?

«Macula Credit si basa su una convenzione stipulata dal Comitato Macula APS con un istituto bancario nazionale, nel rispetto delle normative ABI. L’accesso è riservato ai soci dell’associazione e l’iscrizione ha un costo simbolico di dieci euro annui. Una volta iscritti, i richiedenti vengono messi in contatto con l’associazione, che svolge un ruolo di orientamento e tutela, non di controllo. L’obiettivo è verificare che il credito sia utilizzato per spese sanitarie o socio-sanitarie, evitando situazioni di sovraindebitamento. Non sono richiesti ISEE, certificazioni cliniche o documentazione reddituale. Il credito viene erogato tramite una carta collegata a un conto dedicato e rimborsato in 12 rate mensili senza interessi. Ad esempio, una spesa di 500 euro corrisponde a una rata di circa 41 euro al mese».

Un ritardo diagnostico o terapeutico nelle maculopatie può favorire l’evoluzione verso l’ipovisione permanente

Il credito può essere utilizzato anche al di fuori dell’ambito oculistico?

«Macula Credit nasce dall’esperienza maturata nel campo delle maculopatie, ma è stato esteso anche ad altre esigenze sanitarie. Si tratta infatti di uno strumento di accesso agevolato al credito per dispositivi e prestazioni sanitarie: occhiali, ausili ortopedici, tutori, apparecchi odontoiatrici e altri presìdi non coperti dal Servizio sanitario nazionale. Questa scelta riflette una visione di welfare più ampia: oggi molte persone faticano a sostenere anche spese sanitarie di base, spesso non rimborsabili e soggette a liste d’attesa incompatibili con i bisogni clinici. In molti casi, il problema non è la prestazione in sé, ma il tempo».

In che modo Macula Credit si colloca rispetto al Servizio sanitario nazionale e ai fondi integrativi?

«Il Servizio sanitario nazionale garantisce l’accesso alle cure essenziali, ma per molte prestazioni e dispositivi, come occhiali, ausili o cure odontoiatriche, il costo resta interamente a carico del cittadino. Le assicurazioni sanitarie, soprattutto quelle più complete, hanno costi elevati e sono accessibili a una minoranza. Macula Credit non sostituisce il SSN né le assicurazioni, ma colma uno spazio intermedio, offrendo libertà di scelta del professionista e immediatezza di accesso. Il paziente non è vincolato a reti convenzionate e può rivolgersi allo specialista più adeguato, anche se più costoso, senza dover rinunciare per motivi economici».

Dal vostro servizio SOS Macula, attivo dal 2020, quali bisogni emergono maggiormente?

«SOS Macula è un servizio telefonico dedicato a pazienti, caregiver e familiari, pensato per persone con ridotta capacità visiva. In cinque anni abbiamo raccolto decine di migliaia di telefonate e richieste via e-mail. Dalle segnalazioni emerge un forte bisogno di informazione, orientamento e supporto pratico. L’ipovisione è una condizione poco compresa: spesso le famiglie non sanno come adattare l’ambiente domestico, prevenire cadute, scegliere ausili adeguati o sfruttare le tecnologie assistive oggi disponibili. Manca inoltre un coinvolgimento strutturato di figure come l’ortottista, che potrebbe svolgere un ruolo centrale nella riabilitazione visiva e nell’educazione del paziente. Il risultato è che molte persone vivono una progressiva perdita di autonomia, spesso evitabile».

Macula Credit non vuole sostituire il SSN né le assicurazioni, ma colmare uno spazio intermedio

Quali sono state le principali difficoltà nell’implementazione di Macula Credit e quali gli sviluppi futuri?

«La principale sfida è stata trovare un istituto di credito disposto a sostenere un progetto con una forte valenza sociale. Dopo anni di interlocuzioni, siamo riusciti a costruire una partnership fondata su una visione condivisa di welfare. Oggi l’Associazione svolge un ruolo di facilitazione: raccoglie le richieste, orienta i cittadini e trasmette i dati alla banca, che gestisce l’istruttoria. Stiamo lavorando per ampliare la rete, coinvolgendo realtà del terzo settore come Caritas e Comunità di Sant’Egidio, per rendere l’iniziativa più diffusa a livello nazionale. In Italia si parla molto di cecità, ma poco di ipovisione. Eppure, gli ipovedenti sono oltre 2,6 milioni. L’assenza di attenzione produce esclusione, perdita di autonomia e risparmio improprio sulla pelle dei pazienti. È tempo di riconoscere l’ipovisione come una condizione che merita la stessa dignità, attenzione e investimento riservati ad altre grandi aree della sanità».

Il punto di vista degli oculisti ambulatoriali

Danilo Mazzacane

Dottor Mazzacane, quali elementi di Macula Credit hanno convinto GOAL (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi) a concedere il patrocinio e in che modo questa iniziativa risponde alle criticità di accesso alle cure che l’associazione osserva quotidianamente nei pazienti e nelle famiglie?

«Goal e Comitato Macula collaborano da diversi anni per portare all’attenzione pubblica la problematica della maculopatia e cercando di aiutare coloro che ne sono affetti e magari inizialmente senza sapere di esserlo, anche con campagne di screening. L’iniziativa Macula Credit è un piccolo contributo per permettere a coloro che non hanno enormi risorse economiche, di far fronte almeno alle spese sanitarie iniziali per giungere in fretta ad una diagnosi certa con l’indirizzo per la terapia necessaria. Ci sono però altre situazioni critiche oltre a quelle derivanti dalla maculopatia. Pertanto, si tratta di un “supporto welfare” facilmente accessibile e non sostitutivo di quelli istituzionalmente deputati a salvaguardare la salute della popolazione. La collaborazione attiva tra le associazioni dei pazienti e le figure professionali sanitarie permette inoltre di ricreare quel rapporto fiduciario medico-paziente indispensabile per il buon esito di ogni prestazione sanitaria, in un clima di serenità».

Dall’osservatorio GOAL, quale ruolo possono giocare strumenti di credito sanitario etico e a tasso zero nel colmare i limiti del Servizio sanitario nazionale, in particolare per dispositivi e ausili oftalmologici?

«Il credito sanitario Macula Credit rappresenta una proposta di aiuto non vincolante e senza lucro, che può contribuire anche per piccole spese, che per alcune persone rappresentano un ostacolo insormontabile, alla salvaguardia della salute visiva. In tal modo si potrebbe anche offrire un aiuto per migliorare l’aderenza terapeutica e/o permettere di avere la migliore qualità di vita possibile. La speranza è che tale strumento possa essere solo una soluzione di estrema emergenza e che nel frattempo si possano superare le attuali criticità del Sistema Sanitario Nazionale, ridando speranza e sorriso a coloro che devono fronteggiare la maculopatia, la situazione di ipovisione e ogni disagio derivante da una condizione patologica».

AIFA chiarisce i calcoli sulla spesa delle gliflozine: disponibile l’analisi tecnica

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha diffuso una nota ufficiale per rispondere ad alcune analisi giornalistiche sull’andamento della spesa farmaceutica, in particolare i calcoli presentati nella trasmissione Dataroom del 23 febbraio.

Secondo AIFA, il calcolo dell’impatto economico della riclassificazione delle gliflozine «è molto complesso e non può essere ridotto a una semplice operazione aritmetica».

Diffusa una nota ufficiale con l’analisi tecnica (data check) e alcune indicazioni metodologiche

Per garantire trasparenza, l’Agenzia ha reso disponibile l’analisi tecnica (data check) predisposta dagli uffici afferenti alla competente Direzione Tecnico-Scientifica, evidenziando alcuni rilievi metodologici, tra cui:

  • il calcolo presentato è basato su un prodotto che non rappresenta i consumi prevalenti delle gliflozine e su dati di una singola Regione, senza considerare la variabilità territoriale;
  • non sono stati considerati rilevanti elementi regolatori, e ciò ha condotto a una ricostruzione incompleta e metodologicamente non corretta del quadro complessivo;
  • è stato considerato un fattore non pertinente, ossia il pay-back di ripiano dello sfondamento a livello nazionale del tetto degli acquisti diretti;
  • non sono stati conteggiati costi finanziari, amministrativi, di stoccaggio e distribuzione dei farmaci legati agli acquisti diretti regionali, dati che non rientrano nell’attività ordinaria di monitoraggio della spesa farmaceutica dell’Agenzia.

La riclassificazione dei farmaci da A-pht ad A, spiega AIFA, è avvenuta in conformità alla normativa vigente e ha permesso di incrementare i risparmi per il SSN e le Regioni tramite il recupero degli sconti negoziati e la rinegoziazione dei prezzi di cessione.

AIFA ha inoltre convocato il 12 marzo 2026 il Tavolo di Coordinamento tecnico AIFA-Regioni per acquisire osservazioni, fornire chiarimenti e aggiornare i dati sulle confezioni erogate.

ECDC e Africa CDC uniscono le forze per la sicurezza sanitaria globale

Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e i Centri Africani per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Africa CDC) hanno firmato oggi il loro primo Memorandum of Understanding (MoU) durante una visita ad Addis Abeba, Etiopia.

La firma, avvenuta tra la direttrice dell’ECDC Pamela Rendi-Wagner e il Direttore Generale di Africa CDC Jean Kaseya, formalizza una collaborazione decennale e punta a rafforzare la sicurezza sanitaria in Europa, in Africa e a livello globale. Il MoU prevede azioni congiunte su sorveglianza delle malattie, valutazione del rischio, emergenze sanitarie, resistenza antimicrobica, malattie prevenibili da vaccino e minacce sanitarie emergenti.

Firmato il primo Memorandum of Understanding tra ECDC e Africa CDC

«Questo primo Memorandum of Understanding tra ECDC e Africa CDC rappresenta un passo significativo per la sicurezza sanitaria europea, africana e globale. Partnership solide e cooperazione stretta sono essenziali per affrontare le sfide sanitarie globali attuali ed emergenti. La nostra sicurezza sanitaria e i progressi dipendono l’uno dall’altro e auspico una collaborazione stretta e proficua con i colleghi di Africa CDC», ha dichiarato Pamela Rendi-Wagner.

«Le malattie infettive non conoscono confini, e la nostra risposta deve essere altrettanto interconnessa. Attraverso questa partnership con ECDC, rafforziamo le capacità fondamentali per la sicurezza sanitaria: sorveglianza tempestiva, forza lavoro qualificata, preparazione più solida e istituzioni capaci di agire rapidamente ed efficacemente. Questo è il modo per costruire resilienza duratura e proteggere meglio le comunità in Africa», ha aggiunto Jean Kaseya.

Il memorandum segna anche l’inizio di una nuova azione quinquennale nell’ambito dell’Iniziativa Team Europe per la lotta alla resistenza antimicrobica e il rafforzamento dell’approccio One Health in Africa, in collaborazione con EFSA. Grazie a scambi tecnici e intelligence epidemica coordinata, ECDC e Africa CDC puntano a rafforzare la resilienza dei sistemi di sanità pubblica su entrambi i continenti.

Psichedelici, a Chieti il confronto internazionale su ricerca, terapie e regole

Oltre venti ricercatori internazionali, regulator e clinici si sono riuniti all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti per discutere la nuova frontiera delle terapie psichedeliche. Il confronto è avvenuto nel corso del convegno “Psichedelici: ricerca scientifica, realtà clinica, impieghi terapeutici e implicazioni regolatorie nazionali e internazionali”, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni insieme al Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’ateneo, in collaborazione con ASL 2 Abruzzo, Sapienza Università di Roma e Università di Roma Tor Vergata.

Per la prima volta in Italia alcuni dei principali ricercatori e responsabili istituzionali impegnati nello studio delle terapie psichedeliche si sono confrontati pubblicamente sulle prospettive cliniche e regolatorie di questi trattamenti, già oggetto di sperimentazioni in diversi Paesi.

Si tratta di una realtà scientifica in rapido movimento verso il riconoscimento dell’efficacia delle terapie psichedeliche, già oggetto di ricerca in diversi Paesi

Il summit si inserisce nella campagna dell’Associazione Luca Coscioni “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”, che invita le istituzioni a guardare alle esperienze già in corso in Paesi come Canada, Stati Uniti, Australia e Svizzera, nel rispetto delle normative su cure palliative, terapie compassionevoli e trattamenti innovativi.

Particolare attenzione è stata dedicata alla prima sperimentazione italiana con psilocibina, diretta dal professor Giovanni Martinotti dell’ASL 2 Abruzzo sotto la supervisione dell’Istituto Superiore di Sanità.

«Non esiste una normativa che in Italia proibisca queste terapie innovative. Occorre quindi insistere con iniziative di formazione e informazione per creare le condizioni affinché si avviino sperimentazioni cliniche o si applichino percorsi psicoterapeutici psichedelici che hanno dimostrato la loro efficacia», ha dichiarato l’avvocata Claudia Moretti, responsabile della campagna dell’Associazione Luca Coscioni. «I primi risultati del lavoro del team del professor Giovanni Martinotti devono trovare la massima diffusione scientifica».

Secondo Marco Perduca, che coordina le attività sulle sostanze psicoattive dell’Associazione Luca Coscioni, «occorre continuare con incontri come quello di Chieti per approfondire quanto avviene fuori dall’Italia e per creare fiducia nella possibilità clinica e legale dell’immediata attuazione delle terapie psichedeliche anche da noi».

Perduca ha inoltre sottolineato che «la crescente letteratura scientifica presentata al convegno conferma che, se opportunamente integrate con la psicoterapia, le terapie psichedeliche possono essere efficaci nel curare condizioni difficili o complesse in cui la farmacologia esistente non funziona. È quindi fondamentale che la ricerca su nuovi impieghi continui, ma è altrettanto cruciale che anche in Italia si replichi quanto negli Stati Uniti, in Canada, in Svizzera e in Australia ha dimostrato di funzionare».

«È importante raccogliere le sfide e le opportunità che queste terapie offrono, senza pregiudizi e in sicurezza»

Tra i partecipanti al convegno figuravano Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Giovanni Martinotti, responsabile della prima sperimentazione italiana con psilocibina, Stefano Sensi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Chieti, Rick Doblin, fondatore di MAPS negli Stati Uniti, David Erritzoe dell’Imperial College London, Francisca Silva della Psychedelic Access and Research European Alliance, oltre a rappresentanti di EMA e di istituzioni sanitarie locali, nazionali ed europee.

Nel corso del suo intervento, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Alberto Siracusano, ha ricordato il Piano nazionale per la salute mentale, definendolo un’importante opportunità per riportare il tema al centro del dibattito pubblico e auspicando che da incontri come quello di Chieti possano arrivare stimoli e proposte.

«È importante raccogliere le sfide e le opportunità che queste terapie offrono, senza pregiudizi e in sicurezza secondo quanto emerge dai recenti studi scientifici. Occorre farlo con gli strumenti regolatori più innovativi. Guardiamo con attenzione anche alle sandbox dell’EMA, che possono aiutare gli Stati membri ad affrontare gli aspetti normativi», ha spiegato Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA.

Nel suo intervento Rick Doblin, fondatore e presidente della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), ha ricordato come «Galileo sia stato processato per le sue scoperte, ma non per questo ha ritrattato e grazie a lui oggi il telescopio non è criminalizzato». Doblin ha ripercorso i quarant’anni di attività di advocacy dell’organizzazione – fondata nell’aprile 1986 – ricordando gli ostacoli incontrati nel percorso di riconoscimento dell’MDMA per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Secondo gli studi citati durante il convegno, circa il 67% delle persone trattate con MDMA non presenta più sintomi di PTSD, a condizione che la somministrazione sia accompagnata da sedute di psicoterapia.

Lo stesso Doblin ha inoltre annunciato l’avvio di programmi di formazione in Italia a partire da settembre, mentre negli Stati Uniti alcune città e lo Stato dell’Oregon consentono già l’accesso a percorsi di terapia psichedelica.

Infine Spencer Hawkswell, di Therapsil, ha annunciato che il Canada potrebbe presto votare una legge sulla prescrivibilità della psilocibina. Se approvata, si tratterebbe della prima normativa di questo tipo al mondo e potrebbe diventare un modello per altri Paesi con sistemi giuridici simili.

L’incontro di Chieti ha rappresentato così un primo momento di confronto tra ricerca scientifica, istituzioni e comunità internazionale su un tema destinato a crescere nei prossimi anni, mentre anche in Italia iniziano le prime sperimentazioni cliniche e il dibattito sulle possibili applicazioni terapeutiche delle sostanze psichedeliche.

Da Sacramento ad Albany: l’America locale sfida Washington sulla salute

Quando Washington chiude una porta, Albany ne apre un’altra. La Governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha annunciato che New York aderirà alla Global Outbreak Alert and Response Network (GOARN), la rete internazionale coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’allerta precoce e la risposta alle epidemie.

È un passo tecnico, ma dal significato politico chiarissimo: mentre l’amministrazione Trump prende le distanze dall’OMS e dalle istituzioni multilaterali, alcuni Stati americani si muovono in direzione opposta, costruendo canali autonomi per restare agganciati al sistema globale di sorveglianza sanitaria.

La frattura tra governo federale e governi locali investe un ambito cruciale come la salute pubblica

La cosa interessante è che New York non è solo. Anche gli Stati della California e dell’Illinois hanno avviato percorsi simili. Ma la scelta di uno stato come New York – porta d’ingresso storica degli Stati Uniti, snodo di scambi e migrazioni – assume un valore simbolico particolare: è il segnale che la frattura tra governo federale e governi locali non riguarda più soltanto l’immigrazione o il clima, ma investe un ambito cruciale come la salute pubblica.

La pandemia ha insegnato che i virus non rispettano i confini. E, a quanto pare, neppure la politica sanitaria americana.

GOARN, la rete globale che Washington rischia di perdere

La GOARN non è un’organizzazione politica, né un’agenzia internazionale nel senso classico. È una piattaforma operativa nata nel 2000, coordinata dall’OMS, che riunisce oltre 300 istituzioni e network di tutto il mondo – università, centri di ricerca, autorità sanitarie, laboratori e organizzazioni specializzate – con lo scopo di individuare rapidamente focolai epidemici e mobilitare competenze e risorse sul campo.

La GOARN costituisce uno dei principali strumenti di cooperazione globale per le epidemie

L’organizzazione funziona come una rete di risposta rapida: quando emerge una crisi sanitaria, può facilitare la condivisione di dati epidemiologici, l’invio di esperti e l’assistenza tecnica. È stata coinvolta in diverse emergenze internazionali e costituisce uno dei principali strumenti di cooperazione globale per le epidemie.

Per New York e per gli altri stati aderire significa accedere più facilmente a informazioni e competenze internazionali in tempo reale. Ma vuol dire anche inviare un messaggio preciso e diretto alla Casa Bianca e ai cittadini americani: se il governo federale sceglie l’isolamento, alcuni stati preferiscono la connessione.

La fronda sanitaria contro Trump e Kennedy Jr.

La decisione della governatrice dello stato di New York arriva in un contesto di crescente tensione tra stati e amministrazione federale. Le politiche sanitarie del governo Trump – sostenute e interpretate dal segretario alla salute Robert F. Kennedy Jr. – sono percepite da molti governatori democratici come un indebolimento deliberato della cooperazione scientifica e istituzionale, sia a livello nazionale sia globale.

È una questione di fiducia nella scienza e soprattutto nella capacità dello stato federale di gestire crisi future senza trasformarle in guerre culturali

Non è solo una questione di OMS. È una questione di fiducia nella scienza, nel ruolo dei CDC (Centers for Disease Control and prevention), nelle strategie di prevenzione e vaccinazione, e soprattutto nella capacità dello stato federale di gestire crisi future senza trasformarle in guerre culturali.

Ed è qui che entra in gioco una seconda iniziativa: la nascita di una vera e propria infrastruttura parallela tra stati: la Governors Public Health Alliance.

Governors Public Health Alliance: un’alleanza dem (per ora)

Tra la fine del 2025 e questi primi mesi del 2026 diversi governatori hanno formalizzato una nuova alleanza, la Governors Public Health Alliance, con un obiettivo esplicito: rafforzare lo scambio di informazioni e il coordinamento tra stati su salute pubblica, epidemie e preparazione alle emergenze, indipendentemente dall’orientamento del governo federale.

L’alleanza nasce per evitare che le decisioni federali – tagli, rallentamenti, ritiri internazionali – producano vuoti operativi nelle politiche sanitarie locali. In altre parole: se Washington smette di guidare, gli stati si organizzano.

Il progetto punta a creare canali stabili per condividere dati, strategie e best practices, e a costruire una capacità di risposta coordinata in caso di emergenze sanitarie future.

Governors Public Health Alliance è presentata come una rete “trasversale” anche se nella pratica oggi è una coalizione quasi esclusivamente democratica

Andando a leggere quanto presentato nei siti collegati alla Governors Public Health Alliance, quest’ultima è presentata come una rete “trasversale” – bipartisan si potrebbe dire – anche se nella pratica oggi è una coalizione quasi esclusivamente democratica.

In effetti, gli stati e i territori aderenti sono tutti di colore blu: California, Colorado, Connecticut, Delaware, Guam, Hawaii, Illinois, Maryland, Massachusetts, New Jersey, New York, North Carolina, Oregon, Rhode Island e Washington. Nessuno stato repubblicano risulta formalmente membro, almeno nella fase attuale.

È un dato politico rilevante: la salute pubblica, che in teoria dovrebbe essere un terreno tecnico, negli Stati Uniti sta diventando sempre più un indicatore di appartenenza ideologica.

Stati “globalisti” contro Washington: cosa vogliono ottenere

Ma quali sono gli obiettivi concreti che sottendono alle mosse di New York e degli altri stati? Il primo è pragmatico: garantirsi accesso a dati, reti e competenze che passano dall’OMS e dai suoi circuiti. Anche senza la partecipazione federale americana, un dipartimento sanitario statale può restare in contatto con la comunità internazionale, almeno attraverso canali tecnici come GOARN.

Gli obiettivi degli stati “globalisti” sono di tipo pragmatico, istituzionale e politico

Il secondo è istituzionale: costruire una capacità di coordinamento interstatale che riduca la dipendenza dal governo federale in caso di crisi. La pandemia ha mostrato quanto la frammentazione possa essere costosa; l’alleanza dei governatori prova a correggere quel difetto strutturale.

Il terzo obiettivo è politico: creare una narrazione alternativa a quella trumpiana. Dove Trump parla di sovranità e diffidenza verso le istituzioni multilaterali, questi stati propongono una retorica opposta: cooperazione internazionale, prevenzione, scienza.

Una “resistenza” che può pesare alle elezioni di mid-term?

Resta la domanda più importante: questa rete di iniziative può davvero diventare un fattore di pressione nazionale, una fronda capace di condizionare la politica federale?

Sul piano giuridico, gli Stati non possono sostituirsi al governo federale nelle relazioni internazionali. Non possono “rientrare” nell’OMS al posto degli Stati Uniti. Ma possono fare qualcosa di più sottile e potenzialmente efficace: mantenere in vita una cultura istituzionale e tecnica della cooperazione globale, anche mentre Washington si sfila.

In vista delle elezioni di mid-term, la salute potrebbe diventare una questione capace di mobilitare, polarizzare, spostare voti

E questo, in prospettiva, potrebbe trasformarsi in un tema elettorale. Se dovesse verificarsi una nuova emergenza sanitaria – un’epidemia, una crisi di vaccini, una minaccia zoonotica – gli stati che avranno costruito canali autonomi di sorveglianza potranno rivendicare una maggiore preparazione e accusare la Casa Bianca di isolamento e irresponsabilità.

In vista delle elezioni di mid-term, la salute potrebbe diventare ciò che l’aborto è stato nel 2022: una questione capace di mobilitare, polarizzare, spostare voti. Soprattutto nei sobborghi e tra gli elettori moderati, per cui l’idea di un’America “fuori” dalle reti internazionali di emergenza sanitaria appare più inquietante che rassicurante.

New York, insomma, non sta solo firmando un’adesione tecnica. Sta scegliendo un campo.

E, in un’America sempre più divisa, anche un virus può diventare una linea di confine.

Dossier AIFA: Intelligenza Artificiale e farmaceutica, il ruolo delle agenzie regolatorie

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella medicina e nella ricerca farmaceutica sta modificando profondamente il modo di sviluppare nuovi trattamenti e organizzare i processi decisionali. In questo contesto, le agenzie regolatorie del farmaco sono chiamate a svolgere un ruolo centrale per accompagnare e governare il cambiamento.

L’attenzione alle potenzialità dell’AI è ormai condivisa a livello internazionale. In Europa, l’EMA ha già avviato il piano quinquennale “Data and AI”, volto a integrare l’intelligenza artificiale nei processi regolatori. Anche AIFA sta progressivamente introducendo strumenti predittivi con un duplice obiettivo: accelerare la valutazione dei dossier regolatori e rafforzare le attività di Health Technology Assessment (HTA), analizzando in modo più approfondito benefici clinici e impatto economico delle nuove terapie.

A queste prospettive è dedicato il dossier dell’Agenzia Intelligenza artificiale e salute. Come l’IA sta rivoluzionando la ricerca farmaceutica, la medicina di precisione e il futuro della salute globale, che analizza opportunità e criticità legate all’impiego di queste tecnologie.

«L’intelligenza artificiale – afferma il presidente di AIFA, Robert Nisticò – non è una moda passeggera, ma una leva strategica per l’evoluzione della medicina moderna. I suoi benefici sono già visibili in termini di rapidità, personalizzazione e riduzione dei costi. La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa».

In un’epoca segnata da cronicità, invecchiamento e pressione sui bilanci pubblici, l’AI può rappresentare una leva per coniugare innovazione e sostenibilità

Secondo Nisticò è necessario costruire «un ecosistema in cui scienza, industria e istituzioni lavorino insieme per garantire equità e sicurezza», ricordando che «l’AI può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente».

Il dossier individua diversi ambiti in cui l’AI può contribuire a trasformare la filiera della ricerca e dell’assistenza sanitaria.

Ricerca farmaceutica

Le reti neurali profonde permettono di analizzare milioni di molecole e prevedere virtualmente il fallimento di composti inefficaci o tossici. Questo approccio consente di ridurre tempi e costi dello sviluppo di nuovi farmaci, concentrando le risorse sui candidati più promettenti. L’AI è inoltre utilizzata per individuare nuove indicazioni terapeutiche di farmaci già esistenti, attraverso strategie di drug repurposing. Alcuni medicinali progettati con il supporto dell’intelligenza artificiale sono già in fase avanzata di sperimentazione.

Sperimentazione clinica

L’analisi automatizzata di grandi quantità di dati sanitari può facilitare il reclutamento dei pazienti negli studi clinici, uno dei principali fattori che rallentano l’avvio e la conduzione dei trial. L’intelligenza artificiale consente inoltre di sviluppare modelli virtuali di sperimentazione, come i “trial virtuali” e i “gemelli digitali”, che permettono di simulare la risposta a un trattamento prima della sua somministrazione reale, riducendo il ricorso a test su animali e nelle fasi preliminari sugli esseri umani.

Medicina di precisione

L’integrazione di dati clinici, genetici e ambientali apre la strada a terapie sempre più personalizzate. Superare l’approccio “taglia unica” significa ridurre il rischio di effetti collaterali e migliorare l’efficacia dei trattamenti, con benefici anche in termini di sostenibilità per i sistemi sanitari.

Agenzie regolatorie come garanti dell’innovazione tecnologica

La diffusione dell’AI solleva tuttavia anche questioni rilevanti. Gli algoritmi devono essere trasparenti, validati e spiegabili, mentre la gestione dei dati clinici richiede infrastrutture sicure e interoperabili. Diventa inoltre necessario rafforzare le competenze all’interno delle amministrazioni pubbliche e promuovere una formazione multidisciplinare che consenta a medici, ingegneri, manager e data scientist di collaborare efficacemente.

In questo scenario, il ruolo delle agenzie regolatorie è quello di garantire che l’innovazione tecnologica proceda in equilibrio con sicurezza, etica e trasparenza. L’obiettivo è accompagnare una trasformazione che non sostituisce il medico né la relazione di cura, ma può contribuire a migliorare l’efficienza del sistema sanitario.

«La medicina del futuro sarà inevitabilmente più digitale – conclude Nisticò –. Bisogna far sì che sia anche più giusta, più accessibile e più umana».

Conflavoro PMI diffida Regioni su payback dispositivi medici

Conflavoro PMI Sanità, tra le principali associazioni del medtech italiano, ha inviato una diffida a tutte le Regioni e Province autonome chiedendo di sospendere immediatamente qualsiasi azione di recupero del credito legato al payback dei dispositivi medici e ogni compensazione a danno delle imprese fornitrici del Servizio sanitario nazionale.

«Non si può fare cassa sulle aziende mentre il Consiglio di Stato impone stop cautelari»

La diffida richiama le ordinanze cautelari del Consiglio di Stato (nn. 759, 760, 761 e 762 del 28 febbraio 2026 e nn. 821, 823 e 834 del 6 marzo 2026) che hanno sospeso l’efficacia dei provvedimenti regionali. «Il contenzioso è aperto e la legittimità delle pretese regionali è sub iudice. Nessuna amministrazione può ignorare queste ordinanze», sottolinea Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro PMI Sanità.

Alcune Regioni, tra cui Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte, hanno già avviato iniziative di recupero o compensazione, con il rischio di danni per le imprese e possibili contenziosi. «Non si può fare cassa sulle aziende mentre il Consiglio di Stato impone stop cautelari. Colpire le imprese significa indebolire una filiera essenziale per le forniture sanitarie», conclude Broya de Lucia.

FIASO: cresce la presenza femminile ai vertici delle aziende sanitarie

Cresce la presenza delle donne nelle direzioni strategiche delle aziende sanitarie italiane. Secondo il monitoraggio 2026 della FIASO, oggi sono 250 le donne ai vertici di Asl, aziende ospedaliere e Irccs, su 717 posizioni apicali censite, pari al 34,87% del totale, in aumento rispetto al 32,97% registrato nel 2025.

Dal punto di vista territoriale, la quota più alta si registra nelle regioni del Centro Italia, dove la presenza femminile nelle direzioni strategiche raggiunge il 41,27% (52 su 126). Seguono il Nord con il 35,85% (128 su 357) e il Sud con il 29,91% (70 su 234).

«Negli ultimi anni la presenza femminile nelle direzioni delle aziende sanitarie è cresciuta in modo costante», osserva il presidente di FIASO, Giuseppe Quintavalle. «Se nel 2008 le donne alla guida di un’azienda sanitaria erano meno del 9%, oggi una direzione generale su quattro è a guida femminile. Il management della sanità riflette sempre più la realtà del Ssn, dove la presenza delle donne tra i professionisti è ormai largamente maggioritaria».

«Se nel 2008 le donne alla guida di un’azienda sanitaria erano meno del 9%, oggi una direzione generale su quattro è a guida femminile»

Entrando nel dettaglio dei ruoli, le donne alla guida delle direzioni generali sono 57 su 222 (25,68%), con un incremento di 1,89 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Nel 2018 la presenza femminile nelle direzioni generali era pari al 14,4%, mentre nel 2008 si fermava sotto il 9%.

L’aumento più significativo riguarda i direttori sanitari, dove la quota femminile passa dal 32,13% al 36,15% in un solo anno. Le direttrici amministrative raggiungono il 40,93%, mentre nelle direzioni sociosanitarie la percentuale si attesta al 41,79%.

Il monitoraggio Fiaso ha preso in esame direzioni generali, amministrative, sanitarie e sociosanitarie di Asl, aziende ospedaliere e Irccs, includendo tutte le forme di incarico in essere: direttori titolari, commissari, incarichi ad interim e facenti funzione.

Accessibilità e inclusione, dalle Paralimpiadi verso i territori lombardi 

Un valido supporto per gli spettatori disabili che vogliono seguire i Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, e un’eredità per il futuro del territorio lombardo. È il Progetto STAI 2, “Servizi per un turismo accessibile e inclusivo”, già attivo anche nelle recenti Olimpiadi. Capofila del progetto la Provincia di Pavia, l’iniziativa è coordinata con Regione Lombardia, Provincia di Sondrio, università, associazioni e realtà del terzo settore, con finanziamento dal Ministero per la Disabilità.

STAI 2 prosegue l’esperienza della prima edizione (2022-2024) avviata dalle province di Bergamo e Brescia, con l’obiettivo di rendere il turismo pienamente fruibile da persone con disabilità fisiche, sensoriali e cognitive. Il progetto si inserisce inoltre nell’Azione “Accessibilità Milano Cortina”, coordinata dalla Provincia di Pavia con la Fondazione Milano Cortina 2026.

Il supporto per i Giochi Paralimpici 

STAI 2 prevede l’audiodescrizione per persone cieche o ipovedenti, un servizio che permette di seguire le competizioni attraverso una descrizione dettagliata di quanto accade: azioni di gara, movimenti degli atleti, ambientazioni e dinamiche dell’evento. È utilizzabile  sia in presenza sia da remoto, grazie a una piattaforma tecnologica dedicata, dotazioni hardware, sistemi di backup e personale specializzato. 

Attivati una serie di servizi pensati per consentire alle persone con disabilità di seguire e vivere le competizioni con pari opportunità

Per chi ha disabilità uditive il progetto STAI 2 ha organizzato un servizio di interpretariato nella lingua dei segni italiana (LIS), attivabile a distanza tramite dispositivi digitali presso gli help desk delle sedi di gara. E tecnologie facilitanti dell’ascolto – come pannelli a induzione magnetica per persone con protesi acustiche o impianti cocleari – utili negli Infopoint e nei punti di assistenza. Ci sono poi gli “Spazi di Quiete”, ambienti protetti pensati per le persone con disabilità intellettiva o con particolari sensibilità sensoriali, dotati di cuffie antirumore, pannelli a induzione magnetica, cordini identificativi per disabilità non visibili e altre attrezzature specifiche. 

Elena Lucchini

Commenta Elena Lucchini, Assessora Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità, Pari opportunità della Regione Lombardia: «I Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 sono un evento di sport eccezionale che, per noi lombardi, ha un valore ancora più profondo: rappresenta un’occasione concreta per promuovere inclusione, accessibilità e partecipazione piena per tutte le persone con disabilità. Accanto alle gare e alle emozioni sportive, abbiamo voluto che l’esperienza dei Giochi fosse davvero alla portata di tutti. 

È in questo spirito che nel nostro territorio si è sviluppato il progetto STAI 2, con oltre 6 milioni di euro di investimenti dedicati all’accessibilità e all’inclusione. Il progetto ha reso possibile l’attivazione di una serie di servizi specifici pensati per consentire alle persone con disabilità di seguire e vivere le competizioni paralimpiche con pari opportunità».

STAI 2 è anche un punto di partenza per azioni sul territorio, le iniziative sono previste fino a giugno 2027. L’obiettivo principale  è infatti garantire un’accessibilità reale e completa alle mete selezionate sulle aree prescelte, creando un’offerta che sappia auto-sostenersi nel tempo e diventare un modello replicabile in altri territori della Regione.  

La legacy per il territorio lombardo

Prosegue Lucchini: «È un progetto di sistema che mira a costruire un turismo davvero accessibile e inclusivo nei territori delle province di Pavia e Sondrio, valorizzando infrastrutture, percorsi naturalistici, termali, culturali e urbani, potenziando i servizi turistici e promuovendo l’inclusione lavorativa e formativa delle persone con disabilità all’interno della filiera turistica. Gli interventi includono lavori su itinerari ciclopedonali attrezzati, adeguamento di Info Point con strumenti di comunicazione facilitata, formare operatori turistici su accoglienza inclusiva e creare nuove opportunità di lavoro grazie a tirocini dedicati»

Il Progetto STAI 2 ha tracciato quattro linee di intervento sul territorio:

  • potenziamento delle infrastrutture e dei servizi turistici;
  • innovazione digitale;
  • promozione dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità nel settore turistico;
  • sostegno alla cultura dell’inclusività nel turismo, con il coinvolgimento diretto degli stakeholder e campagne multicanale di sensibilizzazione.

Ad esempio, per garantire un effettivo utilizzo dei percorsi da parte di tutti, sono previsti interventi in diverse valli della Provincia di Sondrio: verranno realizzate o potenziate piste ciclopedonali specificamente attrezzate e sono allo studio soluzioni anche per la navigazione fluviale accessibile lungo il fiume Adda.

Per abbattere le barriere comunicative con l’innovazione digitale, ha preso il via lo sviluppo dell’app “Turismo Accessibile”, una guida turistica digitale in strutture e itinerari accessibili nelle province di Sondrio e Pavia. L’applicazione è progettata con funzionalità LIS, geolocalizzazione e supporto audio-testuale ad alta leggibilità, per venire incontro  alle esigenze di chi ha disabilità sensoriali, cognitive o motorie. 

Il sostegno alla disabilità con STAI 2 comprende anche l’inclusione lavorativa nel settore turistico. Verranno infatti attivati tirocini formativi e percorsi occupazionali in vari ambiti professionali della filiera turistica come l’accoglienza, la ristorazione, la comunicazione. Un modo per aumentare la qualità dell’accoglienza territoriale, rendendola più preparata a gestire le diverse esigenze dei visitatori.

Legislazione farmaceutica: il “Testo Unico Gemmato” passa alla Commissione Sanità del Senato

Prosegue l’iter parlamentare del disegno di legge delega per il Testo Unico della legislazione farmaceutica. La 5ª Commissione Bilancio del Senato ha espresso parere favorevole al provvedimento promosso dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ora è stato assegnato alla 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) in sede referente, con la nomina del relatore.

Il passaggio segna un ulteriore avanzamento dell’iter legislativo del provvedimento, che punta a riordinare in un unico testo la normativa del settore farmaceutico.

Il provvedimento promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato passa ora all’esame della Commissione Sanità

«Procede spedito il percorso di riordino della normativa farmaceutica, un intervento organico volto a razionalizzare un quadro legislativo oggi frammentato», ha dichiarato Gemmato. «L’obiettivo è semplificare e rendere più coerente la disciplina del settore, garantendo ai cittadini equità e tempestività nell’accesso ai farmaci e rafforzando al tempo stesso l’efficienza e la sostenibilità della filiera».

Parallelamente all’iter parlamentare, prosegue anche il lavoro tecnico presso il Ministero della Salute per accompagnare le prossime fasi di confronto istituzionale e approfondimento normativo, con l’obiettivo di arrivare a una disciplina più organica e aggiornata del settore farmaceutico nazionale.