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Sanità digitale: l’Italia accelera, ma serve una regia unica per trasformare i dati in salute

C’è una rivoluzione silenziosa che corre tra le corsie degli ospedali e della sanità italiana. Non si vede, ma lavora dietro le quinte: nei server che archiviano milioni di referti, nei sensori che monitorano i parametri dei pazienti, nelle reti che collegano i medici di famiglia con i centri di cura specialistici. È la sanità digitale italiana, che nel 2024 ha toccato un valore di 2,47 miliardi di euro e che, secondo il nuovo report “Tecnologie e policy per il futuro della Sanità Digitale” di Anitec-Assinform presentato oggi a Roma, è destinata a crescere fino a 2,93 miliardi entro il 2026, con un incremento medio annuo superiore all’8%.
Un settore in forte espansione, ma ancora frenato da frammentazione, carenza di competenze e governance disomogenea.

Una crescita fragile

Secondo l’indagine di Anitec-Assinform la sanità digitale italiana cresce molto, ma la sua infrastruttura resta fragile. I servizi IT rappresentano la voce principale, con oltre 1,7 miliardi di euro previsti nel 2026. Segue il software, in aumento del 14% annuo, trainato da piattaforme cliniche, applicazioni di supporto decisionale e soluzioni di intelligenza artificiale.

Secondo l’indagine di Anitec-Assinform la sanità digitale italiana cresce molto, ma la sua infrastruttura resta fragile

Il cloud sanitario supera ormai i 300 milioni di euro (+25% nel 2025), mentre la cybersecurity continua a espandersi del 15% annuo, pur con una protezione ancora insufficiente.
Anche l’IoT (Internet of things) sanitario, con un mercato vicino ai 400 milioni e un tasso di crescita del 35%, mostra un potenziale enorme, spinto da dispositivi connessi e sistemi di telemonitoraggio.

Il motore principale del cambiamento, però, è la telemedicina: con la nascita della Piattaforma nazionale di telemedicina (Pnt) nel 2025, coordinata da Agenas, l’Italia entra finalmente in una fase operativa. L’obiettivo è raggiungere 790.000 pazienti collegati entro pochi anni, rispetto ai 300.000 già coinvolti nei progetti pilota; un passo cruciale per ridurre le disuguaglianze territoriali e gestire la cronicità in modo più efficiente.

Nord avanti, Sud in rincorsa

La geografia digitale del Paese suona però secondo il consueto refrain dell’Italia a due velocità.
Il Nord concentra quasi il 60% del mercato della sanità digitale, grazie a una maggiore dotazione infrastrutturale e a un tessuto industriale più reattivo. Il Centro mostra segnali di crescita costante, mentre il Sud e le Isole restano in ritardo, pur registrando progressi importanti nei progetti di telemedicina e cloud pubblico. Secondo il report, nel Nord-Est oltre il 40% delle strutture sanitarie ha già migrato più del 75% dei propri workload (applicazioni e sistemi informatici sanitari) nel cloud, mentre al Sud la percentuale scende sotto il 25%.

Nel Nord-Est oltre il 40% delle strutture sanitarie ha già migrato nel cloud più del 75% dei propri sistemi informatici

Le cinque priorità per la trasformazione

Per ovviare alla situazione contingente e superare gli ostacoli ancora presenti, secondo l’analisi presentata, il sistema Paese deve lavorare e muoversi lungo cinque priorità strategiche utili a trasformare la tecnologia in qualità della vita.

  1. Valorizzare l’innovazione tecnologica: l’87% delle imprese considera l’intelligenza artificiale la priorità assoluta. Cloud, cybersecurity e IoT sono ormai imprescindibili per rendere il sistema più efficiente e sicuro.
  2. Semplificare normativa e compliance: la gestione del dato sanitario resta la principale criticità. Le piccole e medie imprese (Pmi) sono le più penalizzate, con costi di adeguamento elevati e normative spesso ridondanti.
  3. Promuovere interoperabilità e standardizzazione: mentre l’interoperabilità sintattica è consolidata, quella semantica – cioè la capacità dei sistemi di “capirsi” – è ancora debole.
  4. Facilitare l’accesso ai finanziamenti: il 34,8% delle imprese del settore non ha mai beneficiato di fondi pubblici, e solo una su quattro ha ricevuto più di quattro finanziamenti.
  5. Investire in formazione e competenze: la carenza di specialisti in cybersecurity e data management è una delle principali zavorre del sistema.

Intelligenza artificiale, tra promessa e sfida

L’intelligenza artificiale è la grande promessa della sanità digitale italiana. Già utilizzata in applicazioni di diagnostica, trascrizione automatica dei referti e supporto decisionale, essa si prepara a entrare nella pratica clinica quotidiana.
Ma servono norme e governance chiare, perché l’intelligenza artificiale non deve sostituire la relazione medico-paziente ma potenziarla, liberando tempo per l’ascolto e migliorando la personalizzazione delle cure.

I dati sono la risorsa strategica che può rivoluzionare le cure, renderle personalizzate e guidare decisioni più intelligenti e tempestive

“La sanità digitale è la chiave per costruire un sistema davvero efficiente, pienamente connesso e profondamente centrato sul paziente. I dati sono la risorsa strategica che può rivoluzionare le cure, renderle personalizzate e guidare decisioni più intelligenti e tempestive. Investire con determinazione nell’interoperabilità semantica è una priorità assoluta per il futuro della salute in Italia, e non è più rinviabile”, precisa a TrendSanità Fulvio Sbroiavacca, coordinatore del gruppo di lavoro Anitec-Assinform “Digital transformation in sanità”.

In prospettiva, le soluzioni di deep learning e intelligenza generativa potrebbero contribuire alla costruzione di una sanità predittiva, capace di anticipare l’insorgenza delle patologie e migliorare la gestione dei pazienti cronici.

Sicurezza e fiducia: la questione chiave

In questo quadro, il tema della cybersecurity resta centrale. Tuttavia, sottolineano gli esperti, in molte strutture sanitarie italiane non esiste ancora una figura di Ciso (Chief Information Security Officer), e la sicurezza informatica è affidata a team IT generici.

Senza sicurezza, non ci può essere adesione convinta al cambiamento digitale

La digitalizzazione, però, aumenta esponenzialmente i punti di vulnerabilità. Per questo, secondo Anitec-Assinform, servono investimenti su tre fronti:

  • creazione di Security Operation Center (Soc) regionali
  • diffusione di piani di disaster recovery
  • potenziamento della sicurezza su dispositivi IoT.

La protezione dei dati, sottolinea il report, è anche una questione di fiducia sociale: senza sicurezza, non ci può essere adesione convinta al cambiamento digitale.

Telemedicina e territorio: l’Italia del post-Pnrr

Nel post-PNRR la sfida è passare dalla sperimentazione alla scalabilità. Le regioni più virtuose hanno già avviato progetti integrati di telemonitoraggio e televisita. Un esempio è il progetto Hermes in Puglia, che gestisce da remoto pazienti cronici attraverso dispositivi e piattaforme di comunicazione integrate.
Tuttavia, la disomogeneità resta ampia: al Nord il telemonitoraggio è presente nell’81% dei progetti, mentre nel Sud prevale la televisita (43%) e si procede più lentamente nella raccolta dati.

E sempre parlando di sfide, quella con la esse maiuscola è riuscire a creare una sanità che sia al contempo “data-driven” e territorialmente integrata, in cui naturalmente possano dialogare player pubblici e privati.

Life Sciences e sanità digitale: un’alleanza strategica

Il report dedica un’ampia sezione anche alla filiera delle Life Sciences, definita “motore competitivo e innovativo del nuovo ecosistema sanitario”. Grazie a un approccio “value based healthcare”, le biotecnologie, i dispositivi medici digitali e rappresentano le leve per rendere la sanità più sostenibile e orientata ai risultati.

Il settore sanitario genera già il 30% dei dati globali, con un tasso di crescita annuo del 36%

Del resto, ricordano gli autori dello studio, il settore sanitario genera già il 30% dei dati globali, con un tasso di crescita annuo del 36%; trasformarli in conoscenza clinica e valore economico sarà il vero vantaggio competitivo dei sistemi più evoluti.

Governance, competenze e fiducia: la nuova triade del futuro

Il documento di Anitec-Assinform chiude con un appello chiaro: per realizzare la trasformazione digitale servono una governance unitaria, investimenti in competenze e una collaborazione pubblico-privato strutturale. Non basta introdurre tecnologia: occorre integrarla in processi, ruoli e cultura organizzativa. Perché oggi la digitalizzazione della salute e della sanità non è più una questione di natura tecnica e tecnologica. Piuttosto si parla di opportunità di sviluppo dei territori e del tessuto imprenditoriale. E, quindi, occorre una politica industriale dedicata che tenga conto delle peculiarità della sanità digitale stessa. Consentendo così di coniugare sviluppo, accesso, equità e sostenibilità del Ssn.

L’orizzonte: dai dati alla vita

La sanità digitale italiana ha dunque imboccato la strada giusta, ma il traguardo è ancora lontano.
Il potenziale c’è: un mercato in crescita, tecnologie mature, competenze in via di sviluppo.

Non basta introdurre tecnologia: occorre integrarla in processi, ruoli e cultura organizzativa

Quello che serve ora è una regia nazionale capace di unire le esperienze e trasformarle in valore per i cittadini. Solo così il digitale potrà diventare non solo una leva di efficienza, ma un moltiplicatore di qualità della vita. Come sostiene il vicepresidente vicario di Anitec-Assinform Domenico Favuzzi: “Il futuro della sanità passa dai dati, ma soprattutto dalle persone che li sanno usare. La tecnologia evolve, ma la missione resta la stessa: costruire una sanità digitale vicina alle persone, sostenibile per il Paese e competitiva per il sistema industriale italiano”.

Perché la vera sfida non è avere più tecnologia, ma più salute grazie alla tecnologia.

Legge di bilancio, l’analisi della Fondazione GIMBE

Secondo il disegno di Legge di Bilancio 2026, il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) raggiungerà € 143,1 miliardi nel 2026, € 144,1 miliardi nel 2027 e € 145 miliardi nel 2028. «Va riconosciuto al Governo – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – il merito di aver ottenuto un rilevante incremento del FSN dal 2025 al 2026: ben € 6,6 miliardi, di cui € 4,2 miliardi già stanziati nelle precedenti manovre. Complessivamente, la Manovra 2026 assegna alla sanità € 7,7 miliardi per il triennio 2026-2028: tuttavia, in rapporto al PIL, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità, dopo un lieve aumento nel 2026, scenderà sotto la soglia “psicologica” del 6% nel 2028. Inoltre, la frammentazione di misure e investimenti sembra più orientata a soddisfare i diversi attori che a delineare una strategia di rilancio di un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in grave affanno. Un sistema in cui regnano inaccettabili diseguaglianze e dove, nel 2024, i cittadini hanno speso di tasca propria oltre € 41 miliardi per curarsi e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie».

Cartabellotta: «La quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire»

Per offrire un quadro basato su dati oggettivi e contribuire al dibattito pubblico in vista della discussione parlamentare sul DDL Bilancio 2026, la Fondazione GIMBE ha condotto sul testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato un’analisi indipendente sulle risorse assegnate alla sanità. «L’obiettivo – precisa il Presidente – è verificare se, al di là delle cifre assolute, la Manovra 2026 rappresenti davvero un’inversione di tendenza, con un rilancio progressivo e strutturale del FSN, oppure se si tratti dell’ennesima illusione contabile, che abbaglia con numeri altisonanti abilmente combinati».

Fondo Sanitario Nazionale

La Manovra 2026 stanzia complessivamente € 7,7 miliardi: € 2,4 miliardi nel 2026, € 2,65 miliardi nel 2027 e € 2,65 miliardi nel 2028. Considerando anche gli stanziamenti già previsti dalle precedenti manovre, il FSN raggiungerà € 143,1 miliardi nel 2026, € 144,1 miliardi nel 2027 e € 145 miliardi nel 2028. In particolare, nel 2026 il FSN crescerà di ben € 6,6 miliardi (+4,8%) rispetto al 2025: infatti, ai € 4,2 miliardi già previsti (da € 136,5 miliardi nel 2025 a € 140,7 miliardi nel 2026), la Manovra 2026 aggiunge ulteriori € 2,4 miliardi, portando il FSN totale a € 143,1 miliardi (Tabella 1, Figura 1).

«In termini assoluti – commenta il Presidente – l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del FSN. L’auspicata inversione di rotta, ancora una volta, è rimandata alla prossima Legge di Bilancio». Dopo l’incremento del 2026, infatti, il FSN in termini assoluti si stabilizza: cresce di soli € 995 milioni (+0,7%) nel 2027 e di € 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al PIL, il FSN la quota destinata alla sanità passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi ridursi al 6,05% nel 2027 e al 5,93% nel 2028 (Figura 2).

«In sintesi – spiega Cartabellotta – le cifre assolute per il 2026 appaiono consistenti perché includono risorse già stanziate dalle precedenti manovre, ma la quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire».

Finanziamento assegnato vs previsioni di spesa

Rimane un netto divario tra l’entità del FSN e le previsioni di spesa sanitaria fissate dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica: in rapporto al PIL, le proiezioni di spesa si attestano al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028 e al 6,5% per il 2026. In valori assoluti, il gap tra spesa prevista e risorse assegnate ammonta a € 6,8 miliardi nel 2026, € 7,6 miliardi nel 2027 e € 10,7 miliardi nel 2028 (Figura 3).

«Questo gap – avverte Cartabellotta – finirà inevitabilmente per pesare sui bilanci delle Regioni che, come recentemente documentato dalla Corte dei Conti, presentano conti sempre più in rosso. Per evitare il Piano di Rientro, le Regioni saranno costrette a scelte dolorose che ricadranno sui cittadini: ridurre i servizi o aumentare le tasse». Peraltro, le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2025 risultano già interamente impegnate per il rinnovo dei contratti 2025-2027 del personale sanitario. «In altre parole – chiosa Cartabellotta – considerato che i fondi della Manovra 2026 sono destinati a finanziare nuove misure, le Regioni, già in affanno, dovranno gestire con risorse proprie il divario tra fabbisogni sanitari e risorse disponibili, con una coperta che ogni anno si accorcia sempre di più».

Misure previste

L’art. 63 della Manovra, dedicato al “Rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”, individua le misure da finanziare (Tabella 2).

«Rispetto ai reali bisogni del SSN – commenta Cartabellotta – appare evidente che i fondi vengono distribuiti tra una molteplicità di destinatari, ma con importi così limitati da rischiare di non produrre effetti concreti, né benefici tangibili per cittadini e pazienti».

Personale sanitario

La Manovra prevede un piano straordinario di assunzioni a partire dal 2026, autorizzando – in deroga al tetto di spesa – € 450 milioni per assumere circa 1.000 medici dirigenti e oltre 6.000 professionisti sanitari, in particolare infermieri. Nel triennio 2026-2028 l’investimento complessivo ammonta a € 1.350 milioni, di cui € 875 milioni previsti dalla Manovra 2026 e € 475 milioni già stanziati dalla precedente.

«Pur riconoscendo la volontà di rafforzare gli organici – commenta Cartabellotta – il concetto di “piano assunzioni” appare contraddittorio finché resta in vigore il tetto di spesa per il personale sanitario. A ciò si aggiunge la scarsa attrattività di alcune specialità mediche e, soprattutto, della professione infermieristica. Nel breve periodo, l’unica ipotesi realistica per colmare la carenza di infermieri è un piano straordinario di reclutamento dall’estero: in Italia, infatti, la riduzione del numero di laureati e le numerose cancellazioni dagli albi testimoniano la perdita di attrattività di una professione essenziale ma oggi poco valorizzata e determinano scarsa disponibilità di figure professionali fondamentali».

Sul fronte delle retribuzioni, la Manovra introduce un incremento dell’indennità di specificità – un riconoscimento economico aggiuntivo rispetto allo stipendio base – pari a € 280 milioni annui a partire dal 2026: € 85 milioni per i medici, € 195 milioni per gli infermieri,  € 8 milioni per i dirigenti sanitari non medici e € 58 milioni per altre professioni sanitarie (riabilitazione, prevenzione, tecnico-sanitarie, ostetrica, assistente sociale) e gli operatori socio-sanitari nelle attività finalizzate alla tutela del malato e alla promozione della salute. L’aumento stimato della retribuzione lorda annua è di € 3.000 per i medici, € 1.630 per gli infermieri e € 490 per i dirigenti sanitari non medici. «Se l’obiettivo è restituire attrattività alla carriera nel SSN per arginare le fughe e attirare i giovani verso la professione infermieristica – osserva Cartabellotta – si tratta solo di briciole. Importi di tale entità non saranno sufficienti ad arrestare l’emorragia di medici dal pubblico né a rendere più appetibile la professione infermieristica per le nuove generazioni».

Nel 2026 le Regioni potranno inoltre aumentare di € 143,5 milioni la spesa per le prestazioni aggiuntive: € 101,9 milioni destinati ai medici e € 41,6 al personale sanitario del comparto. Si tratta però di fondi già assegnati dalla precedente Legge di Bilancio. «Pur comprendendo la necessità di garantire un maggiore impegno orario – aggiunge Cartabellotta – la logica del “più lavori, più ti pago”, nonostante l’imposta agevolata del 15%, appare difficilmente sostenibile per un personale già stremato da turni massacranti e da livelli di burnout sempre più elevati».

Potenziamento dell’offerta dei servizi

A partire dal 2026, la Manovra destina € 238 milioni a interventi di prevenzione articolati in quattro macro-obiettivi: estendere lo screening per il tumore della mammella alle fasce di età 45-49 anni e 70-74 anni; ampliare lo screening del tumore del colon-retto alla fascia 70-74 anni; proseguire il programma di prevenzione del tumore polmonare nell’ambito della rete italiana screening polmonare; concorrere al rimborso alle Regioni per l’acquisto dei vaccini previsti nel calendario vaccinale.

Per il solo 2026, vengono inoltre stanziati ulteriori € 120 milioni, che si aggiungono ai € 127 milioni della precedente Manovra, per potenziare le misure di prevenzione.

«Investire in prevenzione – commenta Cartabellotta – è fondamentale per ridurre l’impatto delle malattie e i costi per il SSN. Tuttavia, l’ampliamento delle fasce di età negli screening oncologici rischia di restare solo sulla carta, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno, dove le coperture standard degli screening organizzati restano ancora molto lontane dai target raccomandati, in particolare per il tumore del colon-retto».

Particolare attenzione viene riservata al Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale, finanziato con € 80 milioni nel 2026, € 85 milioni nel 2027 e € 90 milioni a decorrere dal 2028. Il 30% delle risorse sarà destinato ad attività di prevenzione, mentre fino a € 30 milioni potranno essere utilizzati dalla Regioni per l’assunzione di personale sanitario e socio-sanitario nei servizi di salute mentale. Aumentano infine di € 20 milioni l’anno le risorse per le cure palliative.

Tariffe di rimborso delle prestazioni

Vengono stanziate nuove risorse per le tariffe dei ricoveri per acuti (€ 350 milioni a decorrere dal 2026) e per l’adeguamento delle tariffe di specialistica ambulatoriale e protesica (€ 100 milioni di risorse vincolate nel 2026 e € 183 milioni a decorrere dal 2027).

Risorse assegnate a imprese e soggetti privati

Oltre € 900 milioni vengono destinati a soggetti privati: € 50 milioni all’anno vincolati per la stabilizzazione della farmacia dei servizi; € 350 milioni per la rideterminazione dei tetti della spesa farmaceutica, sia per gli acquisiti diretti (+0,20%) sia per la spesa convenzionata (+0,05%); € 280 milioni all’anno per l’aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici; € 123 milioni a decorrere dal 2026 per l’ampliamento del tetto di spesa relativo all’acquisto di prestazioni sanitarie di specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera dagli erogatori privati accreditati.

Altre misure a valere sul Fondo Sanitario Nazionale

Sono previste risorse destinate agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (€ 10 milioni a decorrere dal 2026) e all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 50 milioni a decorrere dal 2026).

Conclusioni

«Nonostante gli annunci e le cifre altisonanti – conclude Cartabellotta – la Legge di Bilancio delude le legittime aspettative di professionisti sanitari e cittadini, oggi alle prese con un SSN che fatica sempre più a rispondere ai bisogni di salute della popolazione. L’analisi delle risorse destinate alla sanità evidenzia alcune criticità estremamente rilevanti. 

Innanzitutto, il boom di risorse riguarda solo il 2026, quando il FSN aumenta di € 6,6 miliardi, di cui quasi due terzi derivano da stanziamenti precedenti e destinati ai rinnovi contrattuali del personale sanitario. Per il biennio 2027-2028, invece, gli importi assegnati sono esigui, senza alcun segnale di rilancio progressivo del finanziamento pubblico, come conferma la riduzione della quota di PIL destinata al FSN.

In secondo luogo, le risorse risultano disperse in numerosi rivoli. Una scelta che mira a non scontentare nessuno, ma che priva la Manovra di una visione strategica per il rilancio del SSN: le Regioni, già in difficoltà, si trovano così a operare con margini di bilancio sempre più stretti e a dover attingere a risorse proprie per colmare il gap tra le previsioni di spesa sanitaria e i fondi effettivamente assegnati.

GIMBE denuncia la frammentazione delle misure

Infine, la Manovra non prevede interventi strutturali per restituire attrattività alle carriere nel SSN: gli incrementi contrattuali sono limitati, le misure per le assunzioni degli infermieri si scontrano con la grave carenza di professionisti disponibili – se non tramite reclutamenti dall’estero – e la formula “più lavori, più ti pago”, pur defiscalizzata, appare difficilmente sostenibile in un contesto di burnout diffuso. Nonostante la sanità pubblica rappresenti oggi la vera emergenza del Paese, le scelte politiche appaiono in continuità con quelle degli ultimi 15 anni. Anni in cui tutti i Governi hanno definanziato il SSN e nessuno ha avviato un piano strutturale di rilancio del finanziamento pubblico, accompagnato da una coraggiosa stagione di riforme per ammodernare e riorganizzare la più grande opera pubblica mai costruita in Italia: quel Servizio Sanitario Nazionale istituito per tutelare la salute di tutte le persone. Un dato resta difficile da accettare: la capacità del Governo di trovare le risorse per altri settori strategici, come la difesa, non trova un corrispettivo impegno nel rafforzamento del SSN, pilastro della nostra democrazia, strumento di coesione sociale e leva di sviluppo economico del Paese».

Egualia: «Accordo quadro a più fornitori per evitare le carenze in ospedale»

Rivedere i modelli di gara per garantire continuità nelle forniture ospedaliere e contrastare le crescenti carenze di medicinali: è la proposta avanzata da Massimiliano Rocchi, vicepresidente di Egualia, durante un workshop al 10° Forum Leopolda Salute a Firenze, alla presenza di centrali d’acquisto regionali, economi e imprese. Rocchi ha rilanciato l’introduzione di accordi quadro con più fornitori e quote predeterminate per i farmaci equivalenti fuori brevetto: una misura che, secondo Egualia, favorirebbe concorrenza, trasparenza e maggiore resilienza delle forniture rispetto all’attuale criterio del massimo ribasso.

Le dichiarazioni di Rocchi

«Abbiamo costi di produzione sempre più alti; gare per le forniture ospedaliere sempre più deserte per il criterio del massimo ribasso che erode i prezzi e non lascia margini alle imprese e una scarsità sempre più frequente di medicinali super-utilizzati in corsia. Per affrontare questo problema serve un cambio di passo del procurement pubblico, introducendo per i farmaci di sintesi chimica fuori brevetto la regola dell’accordo quadro con più fornitori, con quote predeterminate. Una soluzione equa, che garantisce concorrenza e riduce il fenomeno delle carenze».

«I dati del 10° Rapporto dell’Osservatorio Egualia – Nomisma sull’industria dei farmaci equivalenti 2025, presentato pochi giorni fa – ha spiegato Rocchi – testimoniano che le gare ospedaliere stanno evolvendo a scapito delle gare aperte, privilegiando la procedura di affidamento diretto – più “agile” e “flessibile”, ma con minor garanzia di trasparenza e concorrenza. Viceversa per garantire la continuità delle forniture ospedaliere è necessario rivedere modelli di gara, criteri di aggiudicazione e condizioni di partecipazione, valorizzando anche aspetti industriali, di qualità, di resilienza della catena produttiva».

Accordi quadro con più fornitori e quote 55%-30%-15% per ridurre le carenze ospedaliere e tutelare la concorrenza

«La  proposta da tempo avanzata da Egualia – ha proseguito Rocchi – in armonia con le proposte della Commissione Europea contenute nel Critical Medicines Act prevede che quando sul mercato vi siano più  di tre medicinali contenenti lo stesso principio attivo, dosaggio e via di somministrazione  le centrali regionali d’acquisto regionali siano tenute ad operare tramite accordi quadro prevedendo la suddivisione del fabbisogno afferente al lotto unico tra i primi tre farmaci in graduatoria classificati secondo il criterio del minor prezzo o dell’offerta economicamente più vantaggiosa con quote predeterminate al 55%, 30% e 15%».

«Sarebbe una soluzione davvero innovativa, in piena armonia con il codice appalti – ha concluso Rocchi – perché garantirebbe sia la continuità delle forniture contro il rischio di carenze derivanti dalle gare con un solo vincitore, sia la libertà prescrittiva del medico, perché mette a disposizione più opzioni terapeutiche per il trattamento dei pazienti, il tutto in una cornice unica nazionale per tutte le centrali di acquisto. Ma soprattutto sarebbe una misura “virtuosa”, che può legittimamente essere inserita nella Legge di Bilancio perché è una misura di sistema che può essere adottata senza impatto sulla spesa pubblica».

Masterpharm 2025, al via il secondo modulo: modelli integrati a confronto, dall’Italia e dal Mondo

“Dopo quattro anni di esperienza con Masterpharm abbiamo raccolto l’evidenza che i professionisti sanitari, i farmacisti ospedalieri in primis, ma non solo, domandano luoghi di confronto e interazione dove possano emergere esperienze concrete di gestione sanitaria, soprattutto alla luce di un pensiero capace di risolvere problemi complessi con organizzazioni leggere”: così Francesco Cattel – ideatore dell’iniziativa e Direttore Generale dell’ASL VCO – introduce l’approccio e la chiave di lettura del secondo modulo di Masterpharm 2025 – Modelli integrati a confronto: HTA, HTM e Lean Management dall’Italia e dal Mondo (23-24 ottobre, Hotel DoubleTree Torino).

“Come si intuisce, il nostro contributo intende essere dunque quello di far interagire gli approcci più avanzati in sanità con le problematiche concrete che i professionisti e le organizzazioni si trovano a vivere quotidianamente. Il tutto per offrire riferimenti utili a chi deve rispondere effettivamente ai bisogni dei pazienti senza trincerarsi dietro ad analisi puramente teoriche o a modelli non applicabili”.

Partendo da queste premesse, si comprende la “singolarità” del programma di Masterpharm, incentrato sulla necessità di condividere soluzioni. Da qui la scelta dell’agenda, che propone in prima giornata – dopo il saluto inaugurale dell’Assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi – le sessioni sulla governance sanitaria (giovedì 23 ottobre, ore 10.00), sui nuovi modelli organizzativi (giovedì 23, ore 11.00), sugli investimenti in ricerca (giovedì 23, ore 16.50).

Professionisti e istituzioni insieme per condividere esperienze reali e costruire soluzioni sanitarie applicabili

“Tra i nuovi modelli”, sottolinea Cattel, “intendiamo soprattutto approfondire le esperienze esistenti nell’ambito delle Reti Oncologiche e delle Reti Cardiovascolari, mentre parlando di ricerca desideriamo realizzare un confronto tra professionisti, voci ministeriali e manager di grandi aziende attualmente impegnate con investimenti in ricerca nel nostro Paese, ricordando sempre di osservare le cose con uno sguardo attento all’health technology assessment”.

Parlando di professionisti e del loro rapporto con l’HTA, risulta pertanto particolarmente stimolante all’interno di questo secondo modulo di Masterpharm25 la presentazione (a cura di Cattel in collaborazione con gli esperti ALTEMS-Università Cattolica di Roma Eugenio di Brino e Paolo Sciattella) del programma di assessment training che l’ASL-VCO e SIHTA hanno congiuntamente definito e stanno per avviare come prima esperienza nazionale. 

Una delle sessioni più innovative dell’agenda di Masterpharm25 è poi quella dedicata alla sanità internazionale: “Abbiamo deciso quest’anno di proporre un doppio confronto tra voci europee”, dice Cattel, “il primo coinvolgerà direttori generali di differenti provenienze, per riflettere su ruoli, competenze e criticità vissute nelle diverse situazioni nazionali; il secondo ci vedrà dialogare con colleghi di altri Paesi sui nuovi modelli organizzativi in farmacia ospedaliera, ben sapendo che la nostra è una professione in profondo sviluppo, coerentemente con lo sviluppo della sanità, con le innovazioni terapeutiche e con il radicale mutamente che sta provocando l’ingresso di tecnologie sempre più innovative”.

Dialogo, ricerca e tecnologia: la formazione come leva per una sanità più efficace

E parlando di tecnologie c’è da sottolineare che i referenti scientifici di Masterpharm – Annarosa Fornero (Torino), Piera Polidori (Piera Polidori) e Francesca Venturini (Padova) insieme ad un Board Scientifico prestigioso di cui fanno parte tra gli altri Eugenio di Brino (ALTEMS), Adriano Leli (direttore generale di Azienda Zero Piemonte), Fabrizio Priano (Responsabile Ufficio Comunicazione e Staff, Assessorato alla Sanità) e Pietro Presti (Sharing Progress in Cancer Care), hanno assemblato un programma in cui l’intelligenza artificiale ed il contributo delle automazioni alle professioni sanitarie (in particolare in chirurgia e in farmacia ospedaliera) permetteranno uno sguardo verso un futuro di servizi già a portata di mano.

Il secondo modulo di Masterpharm 2025 si concluderà con due tavole rotonde trasversali: la prima (venerdì 24 ottobre, ore 15.30) dove un gruppo prestigioso di giornalisti nazionali e regionali dialogheranno con Cattel ed altri esponenti della sanità su Giornalismo, media e sanità: come creare una relazione “virtuosa per una sanità migliore e di tutti”; la seconda (venerdì 24 ottobre, ore 16.30) è un confronto tra Società Scientifiche ed Istituzioni a cui parteciperanno esponenti di SIFO, SIFACT, EAHP, SIHTA, ANCI e FIASO insieme ad esponenti del Ministero della Salute.

“Le due tavole rotonde finali sono il coronamento di Masterpharm 2025”, afferma concludendo Francesco Cattel, “In questo modo offriamo la possibilità di un dialogo senza rete con il mondo dei comunicatori e dei produttori di informazione. Anche questi sono obiettivi che Masterpharm ritiene essenziali per offrire strumenti sempre nuovi ai professionisti che frequentano il nostro appuntamento”.

Coming soon, MediCinema: il linguaggio universale del cinema come strumento terapeutico

Tra le corsie di pediatria e le sale dedicate alla ricerca, c’è un luogo nella Fondazione Policlinico Gemelli di Roma in cui la cura passa anche attraverso la luce di un proiettore. Qui nasce MediCinema, un progetto che trasforma il cinema in strumento terapeutico: un’esperienza immersiva capace di stimolare l’immaginazione, ridurre l’ansia e rafforzare i legami emotivi nei pazienti. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di una vera e propria cineterapia, con evidenza di studi scientifici.

Per il nono anno consecutivo, MediCinema Italia ETS e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS rinnovano la loro collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, portando sullo schermo alcuni titoli del programma ufficiale della ventesima edizione. L’iniziativa, parte integrante della manifestazione in programma dal 15 al 26 ottobre 2025, diventa un’occasione per promuovere una riflessione sul valore terapeutico della settima arte, sempre più riconosciuta come strumento capace di generare benessere e supporto emotivo.

Il cinema è una realtà immersiva che può riaccendere il cervello emotivo

A TrendSanità ne parlano Daniela Chieffo (Professore di psicologia all’Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia e Direttore della Psicologia Clinica della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli) e Marianna Mazza (Professore di Psichiatra del dipartimento di Psichiatria Clinica e d’urgenza della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli): insieme esplorano le potenzialità del grande schermo come nuova frontiera della cura.

Daniela Chieffo

Professoressa Chieffo, partiamo dallo studio legato al progetto Medicinema. Di cosa si tratta?

«Il progetto si chiama SEI Supereroi Insieme ed è stato realizzato nella sala Medicinema del Policlinico Gemelli. Ha coinvolto 30 bambini tra gli 8 e i 12 anni: metà ricoverati presso il nostro ospedale e metà provenienti da una scuola elementare vicina. L’obiettivo era favorire l’integrazione tra bambini ospedalizzati e bambini “sani”, creando un ponte di relazione e crescita reciproca. Ogni mese veniva proiettato un film d’animazione su temi come amicizia, empatia, resilienza e collaborazione. Dopo la visione, i piccoli partecipavano a giochi e riflessioni guidate, ispirate alle “sei A magiche”: Amicizia, Ascolto, Accoglienza, Accompagnare, Attenzione e Alleanza».

Quali risultati avete osservato?

«Abbiamo misurato vari indicatori psicologici all’inizio e alla fine del percorso: consapevolezza di sé, autostima, competenze socio-emotive. I bambini ricoverati mostravano inizialmente una maggiore vulnerabilità, ma al termine del progetto le differenze tra i due gruppi si sono ridotte in modo significativo. L’autostima corporea e familiare, la consapevolezza sociale e la capacità decisionale sono aumentate con valori di significatività statistica molto elevati (p < 0,001). In sostanza, il cinema ha agito come catalizzatore di benessere e di connessione mente-corpo-ambiente, favorendo l’immaginazione e la reattività cognitiva anche nei bambini più fragili».

Nei bambini ricoverati l’autostima corporea e familiare, la consapevolezza sociale e la capacità decisionale sono aumentate con valori di significatività statistica molto elevati

Dal punto di vista neuroscientifico, in che modo la visione di un film può incidere sul cervello di un bambino?

«La visione di un film attiva processi di memoria, attenzione e creatività. Attraverso la cosiddetta embodied cognition, ovvero la cognizione incarnata, il bambino “vive” ciò che vede, simulando emozioni e azioni dei personaggi. Questo rafforza la rappresentazione spazio-temporale e riattiva circuiti neuronali spesso “spenti” nei contesti ospedalieri o dall’eccesso di digitale. Il cinema, in questo senso, è una realtà immersiva che riaccende il cervello emotivo».

Come immagina l’integrazione della cinematerapia nei protocolli ospedalieri?

«La considero una forma di medicina complementare. Non sostituisce la terapia farmacologica o psicologica, ma la accompagna, alleviando la percezione del dolore e restituendo senso di appartenenza a chi vive la malattia. Guardare e commentare un film insieme può riattivare legami, far sentire parte di una comunità e migliorare l’umore».

Potrà diventare un supporto stabile accanto ai trattamenti tradizionali?

«Il cinema dovrebbe entrare in più ospedali possibile, anche dove non ci sono sale dedicate. In studi precedenti, abbiamo visto che durante la visione di un film molti pazienti chiedevano meno antidolorifici: l’immersione nella storia creava una sorta di “pausa dal dolore”».

Spostarsi dalla corsia alla sala proiezione diventa un gesto simbolico: significa uscire, anche solo per un’ora, dalla malattia

Avete già condotto altre ricerche in questo ambito?

«Con Medicinema abbiamo realizzato anche il cortometraggio Il tempo dell’attesa, dedicato alle pazienti oncologiche e ginecologiche. Lo studio, pubblicato su PubMed, ha mostrato come la visione condivisa di un film potesse riattivare la relazione di coppia e migliorare la comunicazione con il partner. Il cinema in ospedale favorisce anche la partecipazione delle famiglie e rafforza il legame tra equipe curante, bambini e genitori. Anche solo spostarsi dalla corsia alla sala proiezione diventa un gesto simbolico: significa uscire, anche solo per un’ora, dalla malattia e tornare a vivere».

Marianna Mazza

Professoressa Mazza, dai vostri studi emerge che la visione guidata e rielaborata di un film può ridurre ansia e stress nei pazienti. Quali sono i meccanismi psicologici e fisiologici che spiegano questo beneficio?

«La cineterapia è un intervento strutturato e professionale, prescritto da psichiatri o psicologi. Il film diventa una metafora attraverso cui esplorare vissuti personali ed elaborare emozioni. I meccanismi sono due. Da un lato quello psicologico: il cinema funziona come l’inconscio, attivando dinamiche di proiezione e identificazione che permettono di esprimere anche emozioni traumatiche difficili da verbalizzare. È il cosiddetto effetto catartico. Dall’altro lato c’è un meccanismo neurobiologico: i neuroni specchio, alla base dell’empatia, si attivano quando osserviamo un’emozione altrui, come se la vivessimo in prima persona. Questo spiega la potenza partecipativa del cinema, che nei giovani è ancora più forte perché le reti neurali sono più plastiche».

La cineterapia è un intervento strutturato e professionale, prescritto da psichiatri o psicologi

Avete appena concluso anche un progetto di ricerca dove avete coinvolto donne con fragilità psichica. Quali risultati sono emersi?

«Io mi sono occupata del progetto Gynemotion, dedicato alle donne con disturbi ansiosi e depressivi. È importante ricordare che le donne hanno un rischio doppio rispetto agli uomini, per fattori ormonali e sociali. Abbiamo coinvolto 30 pazienti: metà inserite in un percorso di cineterapia, metà seguite solo con trattamento farmacologico. Il programma prevedeva otto incontri mensili, ciascuno basato su un film centrato su una specifica emozione. Dopo la visione, la discussione di gruppo ha favorito un’espressione autentica: alcune donne hanno verbalizzato emozioni che non erano mai riuscite a comunicare, neanche in altri contesti terapeutici. I dati raccolti mostrano una riduzione significativa dei sintomi ansiosi e depressivi rispetto al gruppo di controllo. Abbiamo registrato anche parametri fisiologici, come la variabilità cardiaca, che confermano un miglioramento della regolazione emotiva. Un aspetto innovativo è stato il coinvolgimento dei partner, che hanno arricchito le dinamiche di gruppo e rafforzato il sostegno emotivo».

In prospettiva, quali passi servono per integrare la cineterapia nei protocolli ospedalieri in modo strutturale?

«Servono studi sempre più ampi per consolidare l’evidenza scientifica e garantire a questa pratica la piena dignità terapeutica. Alla Fondazione Agostino Gemelli abbiamo la fortuna di disporre di una sala cinema interna, ma l’obiettivo è rendere la cineterapia accessibile anche in contesti meno strutturati, fino a pensare a una “prescrizione culturale”, sul modello di quanto accade in Canada con l’accesso ai musei. Sarebbe auspicabile che i pazienti potessero usufruire di cinema o piattaforme a costi agevolati, come parte di un percorso clinico. La cineterapia non ha effetti collaterali, utilizza un linguaggio universale e dispone di un patrimonio vastissimo di film, adattabili a diverse età ed esigenze. È una risorsa immediatamente disponibile e, integrata con trattamenti farmacologici e psicoterapeutici, può davvero migliorare la resilienza e la qualità della vita dei pazienti».

Prenotare una visita ortopedica online con la nuova rete di siti verticali di Eccellenza Medica

Nel panorama della sanità privata italiana, il tema della specializzazione è diventato sempre più centrale. Molto spesso, oggigiorno, i pazienti si muovono alla ricerca di professionisti altamente qualificati per una specifica esigenza, come il trattamento di patologie del ginocchio, della spalla o del piede.

In questo contesto, EccellenzaMedica.it, realtà leader nelle prenotazioni di visite mediche online, esami ed interventi, ha da poco ampliato la propria gamma di servizi, dando vita a una serie di portali verticali dedicati esclusivamente all’ortopedia.

Il progetto nasce con un duplice obiettivo:

  • Semplificare il percorso dei pazienti che desiderano effettuare la prenotazione online di una visita ortopedica con un ortopedico specialista;
  • Selezionare e accreditare all’interno del network Eccellenza Medica i migliori professionisti e i migliori centri di ortopedia in Italia.

I nuovi siti verticali: un network dedicato a ogni articolazione

Il nuovo ecosistema digitale creato da Eccellenza Medica si compone di quattro portali:

  • Ortopedicoweb.it: sito per prenotare online una visita ortopedica e che offre una panoramica generale sulle principali patologie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico
  • Ortopedicoginocchio.net: portale di prenotazione online di visite ortopediche al ginocchio, interamente dedicato all’approfondimento di patologie e condizioni come artrosi, legamenti crociati, meniscopatie e protesi di ginocchio
  • Ortopedicospalla.net: piattaforma web per pazienti interessati a prenotare una visita ortopedica alla spalla. È rivolto a chi soffre di instabilità, lesioni della cuffia dei rotatori o altre patologie della spalla
  • Ortopedicopiede.net: sito web dedicato a chi è interessato alla prenotazione di una visita ortopedica al piede e/o di esami di approfondimento. Consente di approfondire tematiche come deformità del piede e patologie come fascite plantare, fratture, artrosi etc.

    L’idea alla base del nuovo progetto è semplice: creare siti che rispondano a domande e bisogni molto specifici, offrendo contenuti mirati e facilitando la prenotazione di una visita con ortopedici che hanno maturato competenze approfondite in quella particolare branca.

Una rete di centri ortopedici selezionati in tutta Italia

Uno dei tratti distintivi di Eccellenza Medica è la capacità di costruire una rete solida e qualificata di centri medici accreditati su tutto il territorio italiano. Il lavoro di selezione degli specialisti, affinato grazie ad un’esperienza ormai ventennale nel settore, si basa su criteri rigorosi: competenze certificate, esperienza documentata, specializzazione in un determinato distretto anatomico, innovatività delle procedure e capacità di proporre trattamenti minimamente invasivi.

Il nuovo ecosistema digitale creato da Eccellenza Medica si compone di quattro portali dedicati all’ortopedia

Attraverso la piattaforma, che presenta un’architettura e un’organizzazione delle informazioni semplice e intuitiva, tutti i pazienti possono in pochi secondi individuare il professionista di cui hanno bisogno.

Che si tratti di un dolore cronico al ginocchio, di una frattura del piede o di un problema alla spalla, il paziente avrà la possibilità di essere assistito, visitato e curato da professionisti che rappresentano un’eccellenza nel proprio campo.

Prenotare una visita ortopedica non è mai stato così semplice

Uno degli aspetti più apprezzati dai pazienti riguarda la semplicità di prenotazione. Oltre al portale principale EccellenzaMedica.it, i pazienti possono prenotare una visita ortopedica anche direttamente attraverso i siti verticali dedicati.

Per offrire un servizio realmente vicino al paziente, Eccellenza Medica offre la possibilità di richiedere prenotazioni sia online che telefonicamente oppure tramite WhatsApp.

La prenotazione online è sempre attiva. Dopo aver visitato la pagina del medico e/o del centro di ortopedia presso il quale s’intende effettuare la prenotazione, bisognerà semplicemente selezionare dal listino la voce corrispondente alla prestazione a cui si è interessati e indicare data e orario di preferenza, a seconda delle opzioni disponibili.

La prenotazione telefonica consente, invece, di parlare direttamente con il team del Centro Unico per le Prenotazioni (CUP) di Eccellenza Medica. Anche questa soluzione è di grande utilità perché permette al paziente di poter facilmente porre domande e ottenere risposte in tempo reale. Per le prenotazioni telefoniche è fondamentale attenersi agli orari del CUP Eccellenza Medica, attivo dal lunedì al sabato dalle ore 09:00 alle 18:00.

Molto pratica e alla portata della stragrande maggioranza dei pazienti anche la prenotazione WhatsApp. In questo caso è sufficiente l’invio di un messaggio al numero dedicato, specificando nel testo la prestazione alla quale si è interessati e la struttura presso cui si desidera prenotare l’esame o la visita.

Quanto è importante la specializzazione in ortopedia?

L’ortopedia è una disciplina complessa e articolata. Pensiamo, ad esempio, alle differenze tra una lesione meniscale e un’infiammazione della cuffia dei rotatori: entrambe rientrano nell’ambito ortopedico ma richiedono conoscenze e trattamenti molto diversi in quanto parliamo di patologie che coinvolgono distretti anatomici profondamente differenti tra loro.

Con i nuovi portali verticali, Eccellenza Medica risponde pienamente a questa esigenza di iper-specializzazione sempre più avvertita dai pazienti. In altre parole, chi ad esempio visita Ortopedicoginocchio.net troverà contenuti, specialisti e soluzioni legati esclusivamente alle patologie del ginocchio, azzerando il rischio di incappare in informazioni non pertinenti. Medesimo discorso per gli altri siti dedicati alle patologie della spalla e del piede.

Di contro, con Ortopedicoweb è fatta salva la possibilità di cercare, all’interno di un’unica piattaforma, informazioni e servizi legati alle diverse branche dell’ortopedia.

La missione di Eccellenza Medica: rendere la sanità più accessibile

Il progetto dei siti ortopedici verticali si inserisce nella più ampia missione di Eccellenza Medica: migliorare e facilitare l’accesso a cure specialistiche ad un numero sempre più alto di pazienti.

In un’epoca di forte sofferenza ed incertezze legate alla sanità pubblica, poter contare su un network di strutture di eccellenza anche in ambito ortopedico è davvero importante. Grazie ad Eccellenza Medica è possibile dare maggiore visibilità a quelle strutture che, pur proponendo servizi di altissima qualità, non riescono ad emergere come meriterebbero, magari anche a causa del contesto socio-economico di cui fanno parte o di una scarsa propensione all’utilizzo delle tecnologie digitali, oggi più che mai prioritarie anche e soprattutto in ambito sanitario.

Sanità digitale e salute circolare: il ruolo strategico del dato

Per Marisa De Rosa (esperta di sanità digitale, membro del direttivo ASSD e già direttrice del dipartimento di sanità del Cineca), il dato rappresenta la chiave per una sanità più intelligente e sostenibile: uno strumento capace di migliorare la qualità delle cure, supportare le decisioni cliniche e rendere il paziente parte attiva del proprio percorso di salute.

Nella videointervista a TrendSanità, De Rosa riflette sul valore strategico dei dati per il SSN e sulla necessità di una governance capace di trasformarli in conoscenza e innovazione.

L’occasione di approfondire il tema sarà il 27 ottobre a Bologna, durante il convegno La sanità del futuro: dati, tecnologie e salute circolare promosso da ASSD (Associazione Scientifica per la Sanità Digitale), di cui TrendSanità è media partner.

Vaccinarsi per proteggere il cuore: la nuova frontiera della prevenzione

La vaccinazione non è soltanto una strategia per ridurre il rischio di malattie infettive: è sempre più riconosciuta come una forma di prevenzione cardiovascolare. Negli ultimi anni, evidenze scientifiche sempre più solide hanno mostrato come infezioni respiratorie e altre malattie infettive possano influire direttamente sulla salute del cuore e dei vasi sanguigni, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari gravi. Questo apre una prospettiva nuova per le politiche sanitarie italiane ed europee: integrare la vaccinazione nei percorsi di prevenzione cardiovascolare.

Su questi temi si è concentrato Marco Del Riccio, medico chirurgo specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze, intervistato da TrendSanità a margine del workshop europeo “Active Citizens in Europe Advocate for (adult) Vaccination”, tenutosi il 2 ottobre 2025 nell’ambito del progetto VaccinAction2025 e organizzato da Cittadinanzattiva-Active Citizenship Network.

Le infezioni aumentano il rischio cardiovascolare, aprendo una nuova prospettiva per le politiche sanitarie: integrare la vaccinazione nei percorsi di prevenzione del cuore

L’evento ha riunito rappresentanti di associazioni civiche e di pazienti, professionisti sanitari, accademici ed esperti di advocacy per discutere il ruolo delle strategie vaccinali nella gestione delle patologie croniche — in particolare quelle cardiovascolari — e per promuovere azioni di sensibilizzazione presso i decisori politici al fine di riconoscere la vaccinazione come pilastro della prevenzione sanitaria.

Il legame tra malattie infettive e salute cardiovascolare

Marco Del Riccio

“Riguardo alle evidenze, è interessante vedere come ormai si accumulino in senso bidirezionale rispetto alla relazione tra malattie cardiovascolari e prevenzione di malattie infettive” [Ecarnot et al, 2025], afferma il dottor Del Riccio.
Questa relazione non è intuitiva: “Ci si chiede a volte perché la prevenzione di malattie infettive dovrebbe essere importante per la prevenzione di malattie cardiovascolari. È importante soffermarsi su questo punto, perché spesso non è scontato.”

Il meccanismo è duplice. Da un lato ci sono effetti diretti: alcune infezioni possono danneggiare direttamente la parete dei vasi sanguigni. Dall’altro, esistono meccanismi indiretti, come l’infiammazione sistemica e lo stress metabolico indotti da malattie respiratorie. “Pensiamo all’influenza o all’herpes zoster, malattie che possono avere un impatto significativo sul nostro sistema cardiovascolare”, spiega.

Le infezioni possono danneggiare i vasi sanguigni sia direttamente sia attraverso infiammazione sistemica

Un’infezione può costringere l’organismo a un grande dispendio energetico e mettere sotto pressione il sistema cardiovascolare. “Se immaginiamo una persona di 70 anni con uno scompenso cardiaco, le evidenze ci dicono che, nelle prime settimane dopo un’influenza, il rischio di infarto acuto del miocardio risulta aumentato fino a circa 6 volte [Kwong et al, 2018]. Nel caso dell’herpes zoster, il rischio di ictus aumenta soprattutto nelle prime settimane (dall’esordio dell’eruzione, con picco iniziale), per poi ridursi nel tempo [Langan et al, 2014].”

Questi dati mettono in evidenza un concetto chiave: prevenire le infezioni significa anche proteggere il cuore.

Le evidenze scientifiche: vaccini come protezione cardiovascolare

Un concetto innovativo, che apre la strada a una maggiore integrazione delle vaccinazioni nei programmi di prevenzione

L’ipotesi che prevenire le malattie infettive riduca anche il rischio cardiovascolare non è solo teorica. “Esistono forti evidenze sul fatto che vaccinazioni come quella contro l’herpes zoster diminuiscano il rischio di ictus e altri eventi cardiovascolari maggiori”, conferma l’esperto. Lo stesso vale per la vaccinazione anti-influenzale, che oltre a ridurre il rischio di ospedalizzazione e mortalità per influenza, mostra effetti positivi anche su eventi cardiovascolari: “I dati confermano che la vaccinazione anti-influenzale è molto utile, per prevenire ospedalizzazioni da altre cause cardiovascolari. Questo è un importante risultato [Ecarnot et al, 2025].”

Mariano Votta
Mariano Votta

Questa evidenza ha portato la Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) a pubblicare un Consensus statement ufficiale: “Vaccinazione come nuova forma di prevenzione cardiovascolare”.

“Un concetto innovativo, che apre la strada a una maggiore integrazione delle vaccinazioni nei programmi di prevenzione, come di recente abbiamo ribadito rispondendo alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea sul Piano dell’UE per la salute cardiovascolare”, commenta Mariano Votta, Responsabile delle politiche europee di Cittadinanzattiva.

Target e strategie vaccinali

Il ruolo delle vaccinazioni è centrale, ma la scelta dei target non è banale. “La discussione è sempre sui target: dovrebbero essere scelti per età o per categoria? La scelta dipende dal contesto e dagli obiettivi di sanità pubblica, ma gli approcci che combinano criteri anagrafici e di rischio sono quelli più efficaci”, osserva Del Riccio. È necessario considerare entrambi i fattori.

L’età è un fattore anagrafico molto utile dal punto di vista organizzativo per individuare una popolazione target, ma ha un valore biologico e clinico limitato. Per questo motivo, la sola età non è sufficiente a definire le priorità vaccinali: è necessario includere anche i gruppi a rischio, indipendentemente dall’età anagrafica, come le persone affette da patologie croniche cardiovascolari, respiratorie o oncologiche.”

La sola età non è sufficiente a definire le priorità vaccinali: è necessario includere anche i gruppi a rischio

Questi gruppi traggono un beneficio significativo dalla vaccinazione, non solo perché riducono il rischio di infezioni, ma anche perché possono evitare ritardi nelle cure per le loro patologie. “Un malato oncologico che contrae un’infezione può vedere posticipati i trattamenti, con conseguenze significative.”

Italia ed Europa: gap nelle coperture vaccinali

Parlare di modelli organizzativi senza dati significa muoversi in un labirinto. Non si può intervenire su ciò che non si conosce: per questo il primo passo è sempre misurare, comprendere il problema e solo dopo cercare le soluzioni più efficaci. Sottolinea Del Riccio: “È l’approccio che stiamo adottando anche all’interno dell’Adult Immunization Board: definire priorità e indicatori, sintetizzare le evidenze e promuovere standard condivisi per aiutare i decisori a misurare meglio e ad agire in modo più efficace.”

La vaccinazione è uno strumento trasversale a tutte le discipline e dovrebbe far parte dei percorsi integrati di prevenzione, terapia, assistenza e riabilitazione

Un esempio utile è quello della vaccinazione antinfluenzale: si tratta di una pratica consolidata e raccomandata da anni, con livelli di monitoraggio abbastanza uniformi in tutta l’Unione europea, seppure con differenze tra Paesi. Tuttavia, i dati dell’ECDC mostrano che quasi nessuno Stato europeo raggiunge il target fissato dall’OMS — pari alla vaccinazione di tre persone su quattro tra gli over 60 o over 65 — segno che, anche nei programmi più strutturati, resta ancora molto da fare per colmare i gap di copertura.

Durante la stagione influenzale 2021, in piena pandemia da Covid-19, si è registrato in Europa un incremento delle coperture vaccinali. La crescita era legata al timore di una doppia infezione e alla volontà di evitare il sovraccarico degli ospedali. Si è trattato però di un fenomeno eccezionale: nei mesi successivi i livelli di copertura sono tornati ai valori pre-pandemici [Del Riccio et al, 2025].

Prospettive per ricerca e policy

Secondo Del Riccio, il miglioramento dell’implementazione delle strategie vaccinali esistenti è un passaggio cruciale: “Abbiamo prodotti che funzionano, seppur con delle limitazioni che però sono piuttosto note; abbiamo popolazioni a rischio identificate, ma la parte di implementazione è carente. Trovare strategie di migliore implementazione delle conoscenze e degli strumenti già disponibili rappresenta un passaggio fondamentale per rendere più efficienti i modelli organizzativi e gli interventi di salute pubblica. Serve una collaborazione trasversale che coinvolga professionisti, media, cittadini e pazienti: senza un clima di fiducia reciproca, sarà difficile raggiungere risultati concreti.”

Solo una collaborazione tra professionisti, media, cittadini e pazienti può generare fiducia e risultati concreti

L’implementazione non riguarda solo la sanità territoriale, e la percezione del rischio influenza anche i professionisti sanitari: non è questione di scarsa conoscenza, ma di immersione nella routine quotidiana, che porta a dare priorità alla propria area di competenza. “Per questo è importante trasmettere che la prevenzione delle malattie infettive attraverso la vaccinazione è uno strumento trasversale, che dovrebbe essere integrato in tutti i percorsi di cura, assistenza e riabilitazione.”

Vaccinazione come prevenzione integrata

Il legame tra prevenzione delle malattie infettive e salute cardiovascolare è ormai consolidato. Vaccinazioni mirate, monitoraggio delle coperture, strategie organizzative innovative e uso della sanità digitale possono trasformare il modo in cui affrontiamo la prevenzione.

“La vaccinazione è uno strumento trasversale a tutte le discipline e dovrebbe far parte dei percorsi integrati di prevenzione, terapia, assistenza e riabilitazione”, conclude Marco Del Riccio.

Il messaggio è chiaro: integrare la vaccinazione nei percorsi di cura e prevenzione cardiovascolare è una priorità non solo per la salute individuale, ma anche per ridurre il peso delle malattie croniche sui sistemi sanitari in Italia e in Europa — un obiettivo condiviso anche a livello europeo dal progetto VaccinAction2025, di cui il workshop del 2 ottobre ha rappresentato un momento di confronto e collaborazione tra operatori sanitari, comunità scientifica e cittadini attivi.

Bibliografia

Salvatore De Cosmo è il nuovo Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

Sarà Salvatore De Cosmo, pugliese, il nuovo presidente nazionale AMD. Figura di spicco della diabetologia italiana e internazionale, il De Cosmo vanta una lunga esperienza in ambito clinico, scientifico e associativo: una guida autorevole che potrà offrire all’intera società scientifica e ai Soci competenza, visione e dedizione.

Attualmente dirige la Struttura Complessa di Medicina Interna-Endocrinologia dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG). È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche recensite PubMed e Principal Investigator di numerosi studi e progetti nazionali e internazionali. Da anni contribuisce alla definizione delle linee guida sul diabete mellito. È inoltre revisore per riviste di rilievo, tra cui Diabetes Care, Diabetologia e Journal of Endocrinological Investigation.

In AMD da oltre trent’anni, De Cosmo ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità: Presidente della Sezione Puglia (2005–2007), membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione AMD e Coordinatore del Comitato Scientifico AMD dal 2020 al 2023.
 

Assumere la Presidenza di AMD rappresenta per me un onore e una grande responsabilità. Il mio impegno sarà volto a consolidare il ruolo dell’Associazione come punto di riferimento per i professionisti e per le persone con diabete, promuovendo ricerca di qualità, linee guida condivise e un approccio sempre più multidisciplinare e innovativo alla cura”, ha dichiarato Salvatore De Cosmo, in occasione della cerimonia di chiusura del XXV Congresso Nazionale AMD di Bologna.

Con una formazione accademica di eccellenza, il neo-presidente AMD si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Perugia, specializzandosi in Medicina Interna e successivamente in Endocrinologia presso l’Università Cattolica di Roma. Ha svolto periodi di ricerca presso il Guy’s Hospital di Londra e ha frequentato corsi di management sanitario alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano.

Al timone di AMD per il prossimo biennio, De Cosmo sarà affiancato da Giuseppina Russo, in qualità di Presidente eletto, e dagli altri membri del Consiglio Direttivo nazionale.

Egualia sulla manovra: «Segnali positivi, ma servono scelte strutturali per la sostenibilità delle imprese»  

«La riduzione degli oneri a carico delle imprese, come il prelievo dell’1,83%, e la revisione dei tetti di spesa rappresentano la concretizzazione di un primo, importante principio di equità, indispensabile per garantire le cure essenziali a milioni di cittadini. Serve ora consolidare questo segnale attraverso un intervento più profondo e strutturale per garantire la sopravvivenza di un settore strategico per l’accesso ai farmaci, anche attraverso il percorso della Legge Delega sul riordino della farmaceutica». Stefano Collatina, presidente di EGUALIA (aziende produttrici di farmaci equivalenti e biosimilari) commenta così le prime indicazioni emerse sulla Legge di Bilancio 2026, approvata dal Consiglio dei Ministri.

Payback, tetti e ritocchi: serve coerenza con la realtà della domanda

La riduzione del prelievo dell’1,83% pagato dalle imprese sui farmaci di classe A – spiega Egualia – è una misura attesa da tempo e rappresenta un primo concreto passo per tutelare il ruolo industriale e sociale dei produttori di farmaci fuori brevetto. È un onere che al più presto va eliminato perché nel tempo ha inciso in modo sproporzionato sulle aziende che producono i farmaci più economici e di uso quotidiano per milioni di cittadini.

La riduzione del prelievo dell’1,83% pagato dalle imprese sui farmaci di classe A è una misura attesa da tempo

«Sul tetto della diretta siamo lontani purtroppo dalla soluzione. Le nostre aziende pagano quasi il 18% di payback: un fardello che è e resterà insostenibile senza un ripensamento delle componenti della spesa che compongono attualmente il tetto stesso – spiega Collatina –. Sono indispensabili interventi che escludano i farmaci acquistati in gara dalle Regioni al massimo ribasso dal computo della spesa sottoposta al tetto, poiché si tratta di un ambito completamente gestito e controllato dalle Regioni e già caratterizzato da una costante riduzione dei prezzi di acquisto. Noi non possiamo interrompere le forniture agli ospedali e non possiamo inglobare nel prezzo negoziato con AIFA questa tassa sproporzionata. Basta guardare i tassi di partecipazione alle gare: scendono di anno in anno e le carenze aumentano».

Stefano Collatina

Prezzi e gare: completare le riforme

«Tra i nodi sul tappeto – avverte ancora il presidente di Egualia – resta ancora irrisolto quello dell’adeguamento dei prezzi ex factory dei farmaci critici più a rischio: le norme impongono all’AIFA di respingere le istanze di aumento dei prezzi non giustificate da aumenti del costo del solo principio attivo, senza tener conto dell’impennata di tutti i costi industriali, energetici e logistici. Senza un meccanismo di revisione equo e tempestivo resta altissimo il rischio di interruzione delle forniture di farmaci essenziali».

Nodo ancora irrisolto l’adeguamento dei prezzi ex factory dei farmaci critici più a rischio

«Dopo due anni di attesa, infine – prosegue Collatina – chiediamo che sia finalmente varata anche la norma che introduce l’obbligo della gara multi-aggiudicatario ad accordo quadro per i farmaci fuori brevetto di sintesi chimica acquistati dagli ospedali. È una misura prevista in più proposte di riforma e già applicata in alcune Regioni, che garantirebbe pluralità di fornitori, continuità di approvvigionamento e maggiore sicurezza per i pazienti. C’è l’accordo di tutti, serve inserirla in manovra».