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SIIAM: «Intelligenza artificiale e salute, tanta buona ricerca ma ancora poche imprese e pochi brevetti»

Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’AI Act nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e l’avvio delle audizioni in Commissione presso il Senato della Repubblica riguardanti il Disegno di legge sull’intelligenza artificiale, è stata divulgata la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026. Questo documento, elaborato da un comitato di esperti, ha lo scopo di assistere il Governo nella definizione delle normative nazionali e delle strategie relative all’Intelligenza Artificiale (IA). Fra i settori e ambiti di applicazione identificati dalla Strategia spicca la salute, intesa nella sua accezione di “one health” (ricomprendendo quindi le tecnologie digitali di IA in ambito medico, prevenzione, stili di vita, cura delle persone più fragili).

Sono circa 600 i brevetti in AI e poco più di 350 le start-up di IA fondate a partire dal 2017, dato che ci colloca quale fanalino di coda in Europa

La SIIAM, Società Italiana Intelligenza Artificiale in Medicina, ha accolto positivamente il documento, considerando essenziale che l’Italia si doti di un programma strutturato e coordinato. Secondo SIIAM, un primo aspetto lodevole della Strategia è la presenza di una sezione dedicata alla ricerca, sia fondamentale, sia applicata. Si propone di rafforzare gli investimenti in questo settore, promuovendo la creazione di competenze e tecnologie specificamente adattate al contesto italiano, in linea con i principi di affidabilità e responsabilità propri dei paradigmi europei. La Strategia mira a mantenere e rafforzare l’impatto dell’accademia italiana nel panorama internazionale, incoraggiando la collaborazione tra diverse discipline e settori.

Si prevede inoltre di sostenere iniziative di ricerca applicata attraverso partenariati pubblico-privati, con l’obiettivo di avere un impatto concreto sul tessuto produttivo e imprenditoriale italiano. Inoltre, SIIAM condivide l’attenzione che viene posta sulla ricerca applicata e sui partenariati pubblico-privati, che potrebbe favorire una rapida trasformazione delle innovazioni in soluzioni concrete per l’industria e la società. Tuttavia, un punto critico potrebbe essere la mancanza di dettagli specifici su come verranno allocate le risorse per la ricerca e su come si garantirà un equilibrio tra ricerca fondamentale e applicata.

Infatti, un punto fondamentale su cui si concentra la Strategia è proprio la necessità di sviluppare progetti coordinati che favoriscano la collaborazione tra le imprese e le università. È la stessa Strategia a descrivere questo grande problema del nostro Paese: a fronte di un ecosistema estremamente dinamico nell’ambito dell’Università e della ricerca, le ricadute delle applicazioni dell’IA sul tessuto produttivo e imprenditoriale restano ancora piuttosto limitate. Infatti, solo il 15% delle piccole e medie imprese (PMI) italiane ha avviato un progetto pilota di IA nel 2022, mentre sono circa 600 i brevetti in AI e poco più di 350 le start-up di IA fondate a partire dal 2017, dato che ci colloca quale fanalino di coda in Europa. Secondo la SIIAM, la sfida italiana resta quindi quella di connettere il mondo accademico con quello imprenditoriale, agevolando lo sviluppo delle imprese, anche delle più piccole, e facendo in modo che la ricerca universitaria sia fonte ispiratrice di nuove idee e sperimentazioni che poi possano avere ricadute concrete sulle imprese. SIIAM monitorerà attentamente l’implementazione di queste azioni, ritenendole prioritarie per il rilancio dell’economia e dell’innovazione nel nostro Paese.

Occorrono azioni più incisive sui “foundation models” pre-addestrati su grandi quantità di dati, utilizzabili come base per molteplici applicazioni in diversi domini e particolarmente nel campo della salute

Un’area che invece secondo la SIIAM avrebbe bisogno di azioni più incisive è quella dello sviluppo dei foundation models, modelli di intelligenza artificiale pre-addestrati su grandi quantità di dati, utilizzabili come base per molteplici applicazioni in diversi domini e particolarmente nel campo della salute. Nella sezione dedicata viene infatti rilevato come l’Italia non sia competitiva e, anzi, come siano necessari forti investimenti pubblici e privati per potersi avvicinare ai livelli di Paesi come la Germania e la Gran Bretagna. È inoltre auspicabile che vengano incoraggiati i partenariati tra attori pubblici e privati che creino sinergie mirate esclusivamente al beneficio comune. Vengono poi identificati diversi fattori fondamentali da tenere in considerazione nella progettazione dei foundation models per assicurare la protezione dei dati e della privacy, così come la tutela dei diritti umani. Tuttavia, sarebbe utile identificare, oltre alle normative necessarie a proteggere i cittadini e i loro dati sensibili, quali ulteriori misure e policy possano essere messe in atto per favorire un ecosistema innovativo nel suo complesso proprio a partire dal trattamento e dall’uso dei dati.

Inoltre, per SIIAM è fondamentale ricordare come il digital divide rappresenti una delle sfide più rilevanti per l’Italia, soprattutto nel contesto della Strategia per l’IA. Infatti, nonostante i progressi tecnologici, il Paese continua a mostrare un preoccupante divario nell’accesso e nella diffusione delle competenze digitali di base, con conseguenze tanto a livello territoriale quanto sociale. Attualmente, solo il 45,6% della popolazione possiede competenze digitali minime, collocando l’Italia tra gli ultimi posti in Europa. Questo divario non riguarda solo i cittadini che usufruiscono dei servizi digitali, ma anche le aziende e i professionisti, in particolare nel settore sanitario.

La disuguaglianza è ancora più marcata tra Nord e Sud e tra aree rurali e urbane, con il Mezzogiorno che soffre maggiormente la mancanza di infrastrutture e competenze tecnologiche rispetto alle Regioni settentrionali. Per evitare che questo divario aumenti ulteriormente, è essenziale che i programmi di formazione siano diffusi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, concentrandosi sulle aree più svantaggiate. Solo interventi trasversali e coordinati possono garantire una transizione digitale inclusiva, capace di offrire pari opportunità a tutti, indipendentemente dalla localizzazione geografica. Inoltre, la maggior parte delle soluzioni di intelligenza artificiale per il settore sanitario approvate dalla Commissione Europea non è stata sviluppata da aziende italiane. Questo implica che, adottando tali sistemi, si utilizzano tecnologie non progettate specificamente per le esigenze del nostro sistema sanitario e delle imprese italiane. Diventa quindi fondamentale finanziare e promuovere la ricerca e la progettazione di sistemi di IA italiani, realizzati su misura per le necessità delle aziende del nostro territorio, al fine di garantire soluzioni più efficaci e adeguate alle specificità del contesto italiano.

In conclusione, la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 rappresenta un passo decisivo verso la valorizzazione del potenziale dell’IA nel nostro Paese, in particolare nel settore sanitario. Tuttavia, per trasformare questa visione in realtà, sarà cruciale affrontare con determinazione alcune sfide chiave. Il digital divide, il mancato raccordo tra il mondo accademico e quello imprenditoriale, e la scarsa competitività nello sviluppo dei foundation models richiedono interventi mirati e immediati. Investimenti significativi, politiche di formazione capillari e un sostegno concreto alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni di IA progettate su misura per le esigenze italiane saranno fondamentali.

Il successo di questa Strategia dipenderà dalla capacità di promuovere una collaborazione efficace tra imprese, università e istituzioni pubbliche, incentivando partenariati pubblico-privati che non solo stimolino l’innovazione, ma garantiscano anche il rispetto dei diritti umani e la protezione dei dati. Solo attraverso un approccio inclusivo e coordinato, che consideri le peculiarità territoriali e colmi le disuguaglianze esistenti, l’Italia potrà affermarsi come leader nell’era dell’intelligenza artificiale. In questo modo, il Paese potrà sfruttare pienamente le opportunità offerte da queste tecnologie, assicurando benefici diffusi per l’economia, la società e il benessere collettivo.

Le opinioni espresse nel presente articolo appartengono ai soli autori e alla SIIAM

e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di ulteriori enti di appartenenza.

Come si costruiscono previsioni e scenari sulle malattie infettive

Come si costruiscono scenari e previsioni per quanto riguarda le malattie infettive? Nell’epoca dei big data e dell’intelligenza artificiale potrebbe sembrare un’operazione banale, ma non è proprio così.

Da quasi due decenni l’ISI Foundation di Torino si occupa, tra le altre cose, di sviluppare modelli di predizione e analisi per le malattie infettive, con un focus sull’influenza stagionale.

Negli ultimi 12 mesi, grazie a una collaborazione con l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), sono nate due piattaforme che forniscono previsioni e scenari per le malattie infettive a livello europeo.

Capire l’evoluzione delle malattie grazie ai dati

Daniela Paolotti

«Negli ultimi anni stiamo assistendo alla circolazione di una serie di malattie infettive presenti tutto l’anno e con cui ci si deve confrontare sia dal punto di vista dei modelli che dal punto di vista dei dati – afferma a TrendSanità Daniela Paolotti, Senior Research Scientist di ISI Foundation, che sarà presente sul palco di Health for Dreamers -. Quindi non solo l’influenza stagionale, ma anche Covid-19, Dengue e altre malattie di cui abbiamo i vettori sul nostro territorio».

Da qui l’esigenza di capire l’evoluzione a breve e medio termine di queste infezioni: «Abbiamo avviato una collaborazione con l’ECDC, l’Agenzia di sanità pubblica europea che raccoglie tutti i dati e fornisce bollettini, raccomandazioni, linee guida a livello europeo e sovranazionale, che ha portato alla creazione di due piattaforme: RespiCast e RespiCompass proprio per fornire degli strumenti modellistici per tutte queste malattie che siano fruibili dalla comunità della salute pubblica europea, ma anche al grande pubblico», continua Paolotti.

Fare previsioni

RespiCast, come suggerisce il nome, si occupa di fare forecast ovvero di previsioni: «L’ECDC fa da collettore dei dati della sorveglianza, che vengono utilizzati da chi costruisce i modelli in Europa per produrre predizioni a corto e a lungo termine, per esempio da una a quattro settimane durante tutta la stagione influenzale – riassume l’esperta -. I risultati sono forniti per tutti gli Stati membri».

La piattaforma è stata realizzata in forma prototipale durante la pandemia, quando si è occupata solo di Covid. In un secondo momento si è aggiunta l’influenza e da settembre l’influenza e il Covid insieme. «Probabilmente nei prossimi anni avremo anche il virus respiratorio sinciziale e altre sindromi come dengue e in generale tutto quello che a livello di dati europei è abbastanza robusto da poter permettere di fare delle predizioni con una copertura europea adeguata». 

RespiCast funziona infatti anche grazie a una comunità di modelers che contribuisce settimanalmente in modo volontario e gratuito. Le predizioni ottenute grazie ai modelli sono inserite direttamente nella piattaforma. A ISI Foundation spetta il compito di  fornire una valutazione della performance del modello. «La cosa interessante è che modelli che per un certo periodo funzionano male, quando la curva ha un andamento particolare, riescono a cogliere meglio i cambiamenti. È quindi bene avere tutta un’eterogeneità di modelli che performano in modo diverso, perché non sai mai quale farà meglio quando».

Costruire scenari

RespiCompass, la seconda piattaforma, fornisce invece scenari. Ma qual è la differenza fra predizioni e scenari? «Le predizioni hanno un orizzonte temporale abbastanza breve (da 1 a 4 settimane) e si basano su un modello che considera la prima parte del segnale epidemiologico e proietta l’evoluzione dell’epidemia per le settimane successive – spiega Paolotti -. Lo scenario invece è un qualcosa che parte da modelli che fanno delle assunzioni, per esempio immaginando di trovarci all’inizio dell’influenza con uno strain particolarmente virulento con una campagna di vaccinazione fatta in un certo modo, cosa succederebbe se si vaccinassero tutti gli over65? E se non lo facesse nessuno? Si costruiscono curve epidemiologiche a partire da queste assunzioni».

La costruzione di scenari avviene all’inizio della stagione e serve per fornire agli istituti di salute pubblica un’idea di quello che potrebbe succedere nei mesi successivi. L’orizzonte temporale è molto più ampio delle previsioni: va da settembre a maggio-giugno e presenta una gamma di possibilità molto più ampia rispetto alle predizioni a corto termine su una curva di un’epidemia che è già iniziata.

Tutto questo è possibile perché esiste una sorveglianza a livello europeo e di singoli paesi su malattie come l’influenza che fornisce risultati settimanali sull’andamento dell’epidemia all’interno della popolazione generale. 

Tuttavia questa sorveglianza, per quanto sia attiva da tanti anni e robusta, ha una serie di problemi: «Il più evidente è che si basa sul fatto che le persone vadano dal medico – osserva Paolotti -. Di solito gli adulti sani senza condizioni pregresse si recano dal medico se i sintomi sono abbastanza gravi o se persistono per un tempo sufficientemente lungo. Per questo è importante coinvolgere le persone nel riportare i propri sintomi, a prescindere dal fatto che si rechino da un medico».

Proprio questo aspetto sarà al centro dell’intervento Coinvolgere i cittadini nella salute pubblica, che Paolotti terrà il 4 ottobre a Health for Dreamers. Vi aspettiamo in piazza San Carlo a Torino a partire dalle 14! 

“Casa primo luogo di cura”: ecco come funziona l’assistenza infermieristica

L’invecchiamento della popolazione è in costante crescita. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2030 le persone di età pari o superiore a 60 anni passeranno da 1 miliardo del 2020 a 1,4 miliardi e le persone di età pari o superiore a 80 anni raggiungeranno nel 2050 i 426 milioni, il triplo rispetto all’attuale dato.

Allo stesso modo aumentano la prevalenza e l’incidenza delle malattie croniche che rappresentano la principale causa di morte nel mondo. Determinante, nella genesi di questo fenomeno, è proprio l’aumentata sopravvivenza della popolazione.

La prima mappatura nazionale

Quindi, alla luce di questi dati, che possono solo aumentare, i problemi di salute della popolazione sono e saranno sempre maggiori e questo, richiede un cambio di paradigma nella risposta assistenziale, ovvero lo spostamento da un’assistenza di tipo tradizionale ospedaliera ad una assistenza erogata direttamente al domicilio della persona. Una riprogettazione che, anche alla luce della letteratura più recente, si configura come la soluzione più efficace ed efficiente per ridurre l’incidenza di complicanze e ricoveri ripetuti.

Nel nostro Paese, secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2021 le cure domiciliari hanno coinvolto 1.170.130 casi con un’incidenza di 1982 prese in carico ogni 100.000 abitanti. Il 75% circa aveva un’età superiore a 65 anni e circa il 9,7% presentava una malattia terminale.

Di fronte alla necessaria ridefinizione della domanda di salute, considerando “la casa come primo luogo di cura”, sono stati introdotti nuovi modelli assistenziali e ruoli infermieristici, in particolare quello dell’Infermiere di famiglia e di Comunità in ambito territoriale ma l’importante carenza di infermieri, criticità importante, influisce direttamente sulla qualità e l’accessibilità delle cure sanitarie.

In questo scenario la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche – FNOPI ha promosso uno studio nazionale AIDOMUS-IT, prima mappatura nazionale dei servizi territoriali, con l’obiettivo di esaminare la presa in carico infermieristica e la qualità delle cure in ambito territoriale/domiciliare dal punto di vista dei pazienti, dell’operatore, dell’organizzazione ponendo lo sguardo anche sui costi. All’indagine condotta nel 2023, hanno aderito 77 ASL su 110, per una copertura del 75,3% della popolazione residente nel Paese.

L’apprezzamento dei pazienti

I pazienti: hanno espresso nella quasi totalità una valutazione positiva sull’assistenza ricevuta e il 91,7% dichiara di essere sempre stato trattato con cortesia e rispetto dagli infermieri, l’86% di aver percepito che si stessero sempre prendendo cura di loro, l’83,3% di essere stato ascoltato attentamente, l’82% di essere stato sempre informato dagli infermieri su tempi e modi del loro intervento. Soddisfatti, ma non completamente, sono stati i pazienti con bisogni più complessi. Proprio in relazione a questo dato e, in considerazione del fatto che questi pazienti rappresenteranno sempre di più il target delle cure domiciliari, viene sottolineata dagli autori dello studio la necessità di implementare percorsi costruiti sulla base della complessità dei bisogni assistenziali.

Infermieri soddisfatti del lavoro sul territorio (83,3%), ma nella categoria cresce la sfiducia…

Gli infermieri: hanno dichiarato di essere soddisfatti o molto soddisfatti del proprio lavoro (83,3%). Ma, il 20,1% degli intervistati ha dichiarato che, se potesse, lascerebbe il lavoro nei successivi 12 mesi.

Circa un terzo dei partecipanti (37%) ha dichiarato un carico di lavoro medio-alto, mentre il 10,3% un carico elevato. Invece, rispetto al clima del gruppo di lavoro e la possibilità di erogazione di cure sicure, il 65,8% ha riportato punteggi migliori (³75) con una media di punteggio di 76,9. Rispetto alle condizioni psicosociali nei luoghi di lavoro, il 65,8% ha riferito una criticità media, il 27,3%, invece, una criticità elevata.

Contrastare la violenza

Il 36,9% dichiara di aver subito tre o più episodi di violenza negli ultimi 12 mesi. Il 20,5% dichiara di aver subito un episodio di violenza negli ultimi 12 mesi, il 2,6% ha dichiarato una violenza verbale con contatto fisico negli ultimi 12 mesi. Solo il 25,9% dei partecipanti dichiara di aver svolto un corso post-base specifico per l’assistenza domiciliare.

L’organizzazione: nonostante l’attenzione ai bisogni di salute e l’impegno per una risposta tempestiva ai bisogni rilevati sul proprio territorio, è risultata abbastanza eterogenea relativamente ai servizi erogati e alla presa in carico soprattutto dei soggetti fragili. Questo, di fatto, consente con grande difficoltà di offrire una risposta uniforme ai bisogni degli assistiti, soprattutto di quelli con una elevata complessità assistenziale.

Attraverso strutture, quali case della comunità o unità di degenza infermieristiche – ancora scarse – sarebbe possibile incrementare la quantità e la complessità degli interventi erogati in ambito territoriale, senza il coinvolgimento delle strutture ospedaliere, con un evidente impatto in termini di risposte ai problemi di salute del cittadino e di riduzione dei costi sanitari.

Oggi la distribuzione della tipologia di servizi disponibili e delle relative risorse non sembra essere sempre in linea con la densità abitativa e dunque con le richieste della popolazione, contrariamente a quanto sottolineato dalla letteratura riguardo alla “necessità di adattare il più possibile i modelli alle esigenze dell’utenza”.

Il tema dei costi

I costi giornalieri di un infermiere che opera nel servizio di cure domiciliari, considerando 6,84 accessi/pazienti al giorno, sono pari a 138,73 euro. Questi costi comprendono il tempo speso a domicilio – circa 24 minuti ad accesso – quello per raggiungerlo, per ritornare presso la struttura, e per le attività di back-office.

L’analisi e la stima dei costi consentono, inoltre, di valorizzare economicamente il reale “peso” delle attività assistenziali svolte dall’infermiere al domicilio della persona: rapportandole al tariffario ambulatoriale del 2023, il valore della produzione garantita dagli infermieri è pari a 636,31 euro/giorno.

Il personale e l’offerta del SSN

Come sottolineato dagli autori nelle conclusioni dello studio, in caso di mancata erogazione strutturata del servizio e ulteriore carenza infermieristica, si rischia di non poter garantire adeguatamente tali prestazioni in regime pubblico e convenzionato, costringendo il cittadino al ricorso all’out of pocket.

In conclusione, e in estrema sintesi, i risultati complessivi dello studio sottolineano la non più procrastinabile implementazione di modelli che prevedano il coinvolgimento di infermieri con formazione specifica nelle cure territoriali determinanti per far sì che davvero la casa sia, o diventi, il primo luogo di cura.

L’AI Hackathon: innovazione per il CUP del futuro

L’accesso ai servizi sanitari rappresenta una delle sfide più critiche del sistema sanitario italiano. La gestione delle liste d’attesa e l’efficienza delle prenotazioni incidono direttamente sulla qualità delle cure e sul benessere dei cittadini. In questo contesto, la Regione Piemonte e Azienda Zero stanno promuovendo un ambizioso programma di innovazione, puntando sull’intelligenza artificiale (AI) come strumento chiave per migliorare l’accesso e la gestione delle liste d’attesa.

Grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, e con il supporto delle università, l’iniziativa promette di generare soluzioni concrete per migliorare l’accesso ai servizi sanitari e ridurre i tempi di attesa

Il cuore della trasformazione proposta dalla Regione Piemonte passa attraverso l’AI Hackathon, un evento che ha l’obiettivo di raccogliere idee innovative per il rinnovo del servizio di Call Center del CUP e, più in generale, per rivoluzionare l’intero sistema di prenotazione e gestione delle liste d’attesa.

Nel corso della presentazione pubblica dell’AI Hackathon, Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, ha sottolineato: «L’idea è costruire un nuovo CUP (Centro Unico di Prenotazione) che non sia più il collo di bottiglia della sanità piemontese ma un facilitatore dei rapporti tra i cittadini e la sanità. Senza pensare di avere la bacchetta magica e che un unico provvedimento possa essere la panacea di tutti i mali, abbiamo provato a dividere il tema liste d’attesa in più rami: il primo ramo è quello del CUP. Poi c’è il ramo della disponibilità di strutture e macchinari, quello della disponibilità di personale e il ramo delle cronicità».

A partire dalla prima fase, quella di prenotazione, l’intento del progetto è di mettere in campo tutte le capacità e le tecnologie disponibili. Prosegue Riboldi: «Ne ho parlato con il ministro Schillaci, che mi ha esortato a proseguire in questa direzione di innovazione, con l’auspicio che possa diventare un pilota anche per le altre Regioni».

«Una delle più grandi difficoltà della pubblica amministrazione – ha confermato Adriano Leli, Direttore Generale di Azienda Zero – è riuscire a portare l’innovazione al suo interno».

Il contesto normativo e le iniziative di riforma

A livello nazionale, il Governo ha stanziato 3 miliardi di euro per rafforzare i servizi sanitari nel 2024. A giugno dello stesso anno, il decreto-legge n. 73, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto misure urgenti per ridurre i tempi di attesa. Il decreto è entrato in vigore il 1° agosto 2024, imponendo un cambiamento significativo nel monitoraggio delle liste d’attesa.

«In questo scenario – ha ricordato il Direttore Generale di Azienda Zero – la Regione Piemonte ha già intrapreso importanti passi verso il miglioramento del sistema sanitario. Nel marzo 2023, la Regione ha stanziato 50 milioni di euro per recuperare la capacità operativa pre-pandemia e migliorare i tempi di attesa. Nel dicembre dello stesso anno, Azienda Zero ha istituito la Struttura CUP (Centro Unico di Prenotazione) e Liste d’Attesa, ponendo le basi per un’innovazione che coinvolgerà l’uso dell’intelligenza artificiale per potenziare i servizi digitali rivolti ai cittadini e agli operatori».

A luglio 2024 è inoltre stato annunciato l’AI Hackathon che si sta svolgendo in questi giorni, prendendo il via da una dichiarazione dell’assessore Riboldi sull’idea di utilizzare proprio l’AI per i servizi digitali per cittadini e operatori.

AI Hackathon di Regione Piemonte: innovazione e AI per trasformare i servizi sanitari

L’iniziativa piemontese si basa su tre stream principali, ognuno dei quali affronta una specifica sfida del sistema sanitario:

  1. Stream A: Assistente virtuale per la prenotazione e il supporto ai pazienti – L’obiettivo è migliorare l’accessibilità ai servizi di prenotazione attraverso canali digitali alternativi al tradizionale call center, semplificando l’interazione dei cittadini con il sistema sanitario.
  2. Stream B: Analisi predittiva delle prenotazioni – Utilizzando l’intelligenza artificiale, questo stream mira a ottimizzare la gestione delle prenotazioni, prevedendo i flussi di richieste e riducendo i tempi di attesa.
  3. Stream C: Rilevamento delle anomalie nelle prenotazioni – Il focus è sulla capacità di identificare anomalie e migliorare l’efficienza delle operazioni, rendendo il sistema più reattivo e capace di correggere eventuali errori.

Le squadre partecipanti all’Hackathon saranno composte da esperti provenienti da diversi settori, coordinati da Azienda Zero e supportati dalle tre Università piemontesi (Università di Torino, Università del Piemonte Orientale e Politecnico di Torino). L’obiettivo è creare un ambiente di innovazione e confronto, dove diverse professionalità potranno collaborare per sviluppare soluzioni concrete per il miglioramento del CUP e della gestione delle liste d’attesa.

Sarà nominata una commissione multidisciplinare apposita per la valutazione delle risposte agli Stream.

L’inizio dell’Hackathon sarà il 2 ottobre, mentre l’evento di premiazione sarà l’11 ottobre.

Le sfide del nuovo modello di CUP

Uno degli aspetti centrali del nuovo modello di CUP sarà l’interoperabilità con la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, istituita presso Agenas dalla legge n. 107 del 29 luglio 2024. L’introduzione dell’intelligenza artificiale permetterà di monitorare e analizzare in modo predittivo i dati storici, supportando le aziende sanitarie nella gestione quotidiana delle prestazioni. Sarà implementato un cruscotto interattivo per fornire una governance regionale e, successivamente, nazionale, permettendo un aggiornamento dinamico dei dati sui tempi di attesa.

Un altro elemento chiave sarà l’ottimizzazione della programmazione delle agende sanitarie, in linea con le disposizioni nazionali. Per garantire un’implementazione efficace di queste innovazioni, sarà fondamentale un sistema di Change Management che accompagni le aziende sanitarie nel processo di transizione verso il nuovo modello di gestione.

Conclusioni

L’AI Hackathon vuole rappresentare una grande opportunità per innovare il sistema sanitario piemontese, con l’ambizione di diventare un modello di riferimento a livello nazionale. Grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, e con il supporto delle università, l’iniziativa promette di generare soluzioni concrete per migliorare l’accesso ai servizi sanitari e ridurre i tempi di attesa, sfruttando appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Festival della salute mentale RO.MENS: video di Lillo, mostre, incontri e canzoni per i 100 anni di Basaglia

Si terrà a Roma, dal 3 all’8 ottobre 2024, la III Edizione del Festival della Salute Mentale RO.MENS per l’inclusione sociale contro il pregiudizio, organizzato dall’ASL Roma 2 in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, con il patrocinio della RAI.

Padrino del Festival Pino Strabioli e madrina Cinzia Leone. In occasione del centenario della nascita di Franco Basaglia è stata realizzata l’esposizione fotografica “Basaglia, 100 fotografie a 100 anni dalla sua nascita”, con il Patrocinio del Ministero della Cultura, presso la Sala dell’Emeroteca del Palazzo del Collegio Romano ed è stato organizzato un pomeriggio culturale il 5 ottobre a Villa Lazzaroni, riguardante la straordinaria storia della chiusura dei manicomi in Italia e della restituzione delle dignità alle persone con disturbi mentali avvenuta negli anni ‘70.

È stato promosso, come vettore di messaggi informativi ed educativi positivi, il primo concorso per canzoni inedite riguardanti le tematiche della salute mentale denominato Music@Mens, madrina Mariella Nava. Il concorso, lanciato con un video del noto comico e attore Lillo e con serata finale il 7 ottobre al Teatro Tor Bella Monaca, ha già raggiunto un grande successo con la presentazione di 76 nuovi brani.

Premiazione l’8 ottobre in Campidoglio con l’intervento previsto di Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma, e di rappresentanti della RAI e delle istituzioni. Saranno illustrati i risultati dell’Indagine nazionale BVA Doxa “Musica e Salute Mentale”. Il programma dettagliato, ricco di altri eventi sportivi e culturali, in corso di aggiornamento, è disponibile su https://www.salutementale.net/romens-2024.

«Ridurre impatto di fumo, alcol e migliorare stili di vita per liberare risorse per il SSN»

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Muoversi tutti i giorni in bicicletta, con i mezzi pubblici o a piedi. Se per alcune Regioni d’Italia forse è fantascienza, in diversi Paesi europei, lo Stato ha incentivato il bike sharing attraverso politiche e programmi volti a promuovere la mobilità sostenibile. Ad esempio, nei Paesi Bassi i lavoratori possono ricevere un rimborso fiscale per ogni chilometro percorso nel tragitto casa-lavoro, invece, nel Regno Unito, con il programma “Cycle to Work“, i dipendenti acquistano biciclette a prezzi ridotti grazie a detrazioni fiscali. Bisogna dire che in Italia, negli ultimi anni, lo Stato e molte amministrazioni locali hanno adottato diverse misure per invogliare l’uso della bici al posto dell’auto.

Rossi Mason e Loizzo

Per quanto tutto questo abbia un notevole impatto positivo per l’ambiente e per la salute, non è proprio di biciclette che si è parlato all’evento svoltosi alla sala stampa della Camera dei DeputatiLa riduzione del rischio: dalla libertà personale alla tutela della salute pubblica”. Il concetto oggetto del dibattito è sicuramente più generico, e si può riassumere così: come guidare i cittadini verso abitudini migliori, senza ricorrere a divieti o restrizioni punitive? Organizzato dall’intergruppo parlamentareStili di vita e riduzione del rischio” con la sua presidente, Onorevole Simona Loizzo (Lega), l’Onorevole Matteo Rosso (Fratelli d’Italia) e con la moderazione di Johann Rossi Mason, direttrice dell’Osservatorio MOHRE, l’evento ha messo in luce l’urgenza di un nuovo approccio alla salute pubblica, basato su informazione e responsabilità individuale.

Il giusto equilibrio tra scelte personali e regole

Una prima riflessione sulla necessità di trovare un equilibrio tra la libertà del singolo e il benessere collettivo arriva da Loizzo – Presidente dell’Intergruppo – che ha sottolineato quanto l’abbassamento del carico di malattie e l’allentamento della pressione sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dipendano da un’informazione corretta, da strategie di prevenzione e dalla riduzione delle disuguaglianze. Ha richiamato l’importanza di garantire accesso universale e uguale alle prestazioni sanitarie, in linea con l’art. 32 della Costituzione, e promuovere stili di vita più salutari.

Lo Stato deve farsi “ente regolatore delle regole” perché quando dobbiamo intervenire sul cittadino, le politiche di prevenzione sono indispensabili

Ha poi aggiunto: «Credo che la spinta gentile sia la strada da perseguire, ma non posso che pensare quanto le campagne di prevenzione siano fondamentali. Lo Stato deve farsi “ente regolatore delle regole” perché quando dobbiamo intervenire sul cittadino, le politiche di prevenzione sono indispensabili».

Opzioni praticabili per ridurre rischi e costi

Ma per proteggere la salute pubblica si può fare ancora di meglio, partendo dalla prevenzione, che ha un costo. Piccola parentesi: il Ministro della Salute, Orazio Schillaci ha da poco sottolineato la necessità di maggiori fondi per il suo Ministero e ha richiesto almeno 5 miliardi nella nuova Legge di Bilancio. In risposta, Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha fatto intendere che potrebbe essere difficile superare i 2 miliardi. Quindi, in sostanza, anche quest’anno le risorse destinate alla sanità potrebbero essere assegnate con grande parsimonia.

Il 20% della popolazione che indulge in comportamenti sbagliati costituisce la principale fonte di patologie che gravano enormemente sui costi della prevenzione e cura

Torniamo all’evento e all’intervento del dottor Fabio Beatrice, direttore del Board Scientifico dell’Osservatorio, che ha evidenziato l’importanza di tutelare l’80% della popolazione che segue stili di vita corretti: «Dobbiamo farci carico, con un atteggiamento costruttivo, di proteggere la popolazione, sia adulta, sia pediatrica, dagli stili di vita errati degli altri. Il 20% della popolazione che indulge in comportamenti sbagliati, infatti, costituisce la principale fonte di patologie che gravano enormemente sui costi della prevenzione e cura, come nel caso del cancro del colon o del polmone. Questo diventa un costo per tutta la società, riducendo le risorse per chi si è sempre comportato correttamente».

Rischi per la collettività: fumo e alcol

Pensiamo anche a due fenomeni molto sentiti in Italia, l’abuso di alcol, associato a un incremento delle patologie croniche, come malattie epatiche e cardiovascolari e il tabagismo. Il fumo, contribuisce a circa il 30% delle morti per cancro in Italia e in particolare, è una causa probabile di almeno 27 malattie, tra le quali bron­copneumopatie croniche ostruttive e altre patolo­gie polmonari croniche, si legge sul sito del Ministero della Salute. Ma spontaneamente, chi accende una sigaretta penserebbe di arrecare un danno solamente a sé, quando invece, sottolinea il professor Andrea Longo, associato di Diritto Costituzionale all’Università Sapienza di Roma: «Si tratta di libertà personali che hanno però conseguenze collettive e negative, pensiamo al fumo passivo o agli incidenti stradali causati dall’alcol».

Ma gli interventi dello Stato devono tener conto di più e tanti aspetti, come ad esempio i gruppi più vulnerabili, come chi ha una storia familiare di cancro, una diagnosi oncologica, o soffre di malattie come il diabete o problemi cardiovascolari. A ribadirlo, in conclusione dell’evento, è Rossi Mason, che aggiunge: «Divieti e sanzioni non sono misure efficaci, dobbiamo concentrarci su strategie che rafforzino l’autodeterminazione delle persone e forniscano supporto a chi non riesce o non può abbandonare abitudini come il fumo, il consumo di alcol o altri stili di vita dannosi».

HTA per l’introduzione della tecnologia test i-STAT TBI plasma in PS per la diagnosi e la stratificazione del rischio del soggetto con trauma cranico lieve

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Introduzione

Ogni anno 69 milioni di persone nel mondo subiscono lesioni cerebrali traumatiche (TBI), con un significativo impatto sociale, economico e sulla salute pubblica [1]. La tempestività e la correttezza del soccorso al paziente traumatizzato possono influire sull’esito a breve, medio e lungo termine del trauma. In questi casi, i rischi di perdita di tempo e di inappropriatezza dell’assistenza devono essere ridotti al minimo [2].

Nel percorso diagnostico del TBI è importante considerare che spesso la valutazione iniziale non corrisponde a quella finale e che la clinica del paziente può evolvere e la tomografia assiale computerizzata (TC) può presentare lesioni in progressione, la cui entità può essere talvolta sottostimata all’ingresso [3].

La classificazione della gravità clinica del paziente TBI viene eseguita universalmente, secondo linee guida, utilizzando la Glasgow Coma Scale (GCS) [4,5].

Il 70-90% delle lesioni cerebrali è classificata come trauma cranico lieve (mTBI), in cui una diagnosi tempestiva può prevenire e minimizzare il peggioramento della condizione clinica

La presente valutazione è incentrata nello specifico sulla gestione in pronto soccorso (PS) del trauma cranico lieve (mTBI), definito come qualsiasi evento traumatico che interessi il distretto cranio-encefalico in soggetti con punteggio GCS 14-15.

La tematica risulta essere rilevante giacché il 70-90% delle lesioni cerebrali è classificata come mTBI, che è una condizione clinica ad alto rischio a causa dell’elevato tasso di morbilità e disabilità, in cui una diagnosi tempestiva può prevenire e minimizzare un peggioramento della condizione clinica [6]. La fase acuta del mTBI è caratterizzata dal 10% di rischio di lesioni intracraniche (ICI), dall’1% di rischio di lesioni che richiedano intervento neurochirurgico e da una mortalità bassa, che varia dall’1 al 4% [7].

A oggi, la metodica gold standard per la diagnosi del trauma cranico è la TC, data l’alta sensibilità, i tempi brevi di esecuzione e il fatto che sia ampiamente presente nelle strutture ospedaliere con reparti di Pronto Soccorso (PS) [8]. Tuttavia, l’esecuzione sistematica della TC in tutti i pazienti è correlata alla permanenza prolungata dei pazienti nei reparti di emergenza secondo i tempi di osservazione previsti dal percorso diagnostico, al costo elevato dell’indagine e al rischio radiologico, seppur minimo [9].

Per questo motivo, può essere utile la valutazione dell’introduzione nella pratica clinica di alcune tecnologie innovative a supporto della diagnosi del trauma cranico. Tra queste, si annovera la tecnologia Abbott i-STATTM TBI Plasma Test (Abbott Laboratories, Abbot Park, IL), approvata dalla U.S Food and Drugs Administration (FDA) e con marchio CE dal 2021 [10], nel percorso diagnostico per trauma cranico lieve negli adulti nel contesto del PS, basato sulla quantificazione di due biomarcatori di lesione cerebrale nel sangue periferico, ovvero le proteine idrolasi dell’ubiquitina C-terminale L1 (UCH-L1) e proteina fibrillare acida della glia (GFAP).

Sulla scorta di quanto sopra, diviene rilevante definire, seguendo un approccio multidimensionale tipico dell’Health Technology Assessment (HTA), gli impatti derivanti dall’introduzione in pratica clinica della sopra-indicata tecnologia innovativa, così da rispondere alla seguente Policy Question: “Esiste un reale vantaggio, dal punto di vista dell’azienda ospedaliera, nell’introduzione dell’analisi dei biomarcatori circolanti di danno cerebrale (proteine GFAP e UCHL1) nella gestione del paziente adulto (>= 18 anni) con trauma cranico lieve (mTBI) mediante la tecnologia Abbott i-STATTM TBI Plasma Test (Abbott Laboratories, Abbot Park, IL), inteso in termini di riduzione del numero di TC, e quindi di esposizione a radiazioni e di tempo di gestione del paziente in PS?

Metodologia

Per il raggiungimento dell’obiettivo sopra illustrato, è stata condotta una valutazione di HTA che ha previsto l’utilizzo del Core Model di EUnetHTA (EUnetHTA, 2016) [11], presidiando le seguenti dimensioni: i) rilevanza generale della patologia; ii) rilevanza tecnica delle tecnologie oggetto di indagine; iii) sicurezza; iv) efficacia; v) impatto economico-finanziario; vi) impatto sociale ed etico; vii) impatto di equità; viii) impatto legale e xi) impatto organizzativo.

Si specifica come la presente valutazione HTA abbia assunto il punto di vista ospedaliero basato sui dati 2023 dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) di Lodi, nell’ottica di un potenziale investimento per la realtà stessa, così da comprendere gli impatti correlati all’introduzione della tecnologia innovativa considerando il bacino di utenza aziendale, costituito da pazienti adulti (≥18 anni) di entrambi i sessi, che si sono presentati al PS per TBI (N=1550), di cui 548 valutati come lievi (GCS 14-15) al triage.

Per la disamina delle nove dimensioni di HTA sono state utilizzate differenti fonti di dati, che vengono elencate di seguito:

  • Informazioni derivanti dalla letteratura scientifica disponibili, basandosi sulla definizione del seguente PICO di indagine (Tabella 1)
  • Informazioni derivanti dalla reale pratica clinica, così da definire i potenziali vantaggi di natura economico-organizzativa
  • Informazioni derivanti dalla raccolta delle percezioni di un panel di 11 professionisti sanitari, selezionati tra medici internisti di PS, neuroradiologi, neurochirurghi e laboratoristi clinici, così da da evidenziare gli aspetti maggiormente rilevanti nella gestione del paziente mTBI in PS, in base alle reali necessità cliniche (unmet clinical needs)

Popolazione

Pazienti adulti (³18 anni) che afferiscono in Pronto Soccorso riferendo trauma cranico valutato lieve (GCS 14-15) al triage

Intervento

Test Abbott i-STATTM TBI per la rilevazione nel plasma dei biomarcatori GFAP e UCH-L1 entro 12 ore dal trauma cranico, seguito da TC senza contrasto solo nei pazienti con test positivo

Comparatore

TC del cranio senza contrasto per tutti i pazienti

Outcome

  • Riduzione del numero di TC senza contrasto con esito negativo, dato il rule-out dei pazienti negativi con la tecnologia innovativa in PS
  • Riduzione dell’esposizione a radiazioni per accertamenti diagnostici in PS in soggetti negativi per lesione intracranica
  • Riduzione dei tempi di osservazione in PS per i soggetti negativi per lesione intracranica
  • Riduzione sovraffollamento degli spazi in PS

Tabella 1. Descrizione del PICO di indagine

Risultati della valutazione

Dati di efficacia risultanti dalla letteratura

Le informazioni sull’efficacia clinica della combinazione dei biomarcatori GFAP e UCH-L1 sono state ottenute attraverso una revisione sistematica della letteratura consultando PubMed, Science Direct e Cochrane Library per articoli in lingua inglese. Sono state utilizzate le parole chiave GFAP, UCH-L1, TBI e CT con la stringa di ricerca (((gfap) AND (UCH-L1)) AND (TBI)) AND (CT). La ricerca ha prodotto 38 risultati, di cui 4 sono stati considerati funzionali alla valutazione di HTA, applicando criteri di esclusione specifici, quali gli studi su a) popolazione pediatrica, b) trauma cranico moderato-severo (GCS<14), c) popolazioni speciali (alto rischio, uso di anticoagulanti, over 65), d) revisioni sui biomarcatori che non valutino la combinazione GFAP-UCH-L1 e revisioni con obiettivi diversi dall’esclusione di lesioni intracraniche diagnosticate con TC cranica.

Sulla base dei dati del trial più recente pubblicato (ALERT-TBI, 2021), la tecnologia innovativa ha una sensibilità di 0,958 (intervallo di confidenza al 95% [IC] = da 0,906 a 0,982), specificità di 0,404 (IC al 95% = da 0,382 a 0,427), valore predittivo negativo di 0,993 (IC al 95% = 0,985 a 0,997) e un valore predittivo positivo di 0,098 (IC al 95% = da 0,082 a 0,116) [12]. Sulla base di questi risultati, si evince che il test Abbott i-STATTM TBI Plasma può potenzialmente ridurre di circa il 38% il numero complessivo di TC del cranio in pazienti con mTBI, con un potenziale ruolo clinico nell’escludere (rule-out) la necessità di una TC tra i pazienti TBI che si presentano al PS.

Risultati quantitativi di natura economico-organizzativi

Per popolare la dimensione economico-finanziaria, è stata dapprima effettuata la mappatura dei due percorsi terapeutici, ovvero lo scenario AS IS, basato sull’utilizzo della TC a scopo diagnostico, e quello TO BE, ipotizzando l’utilizzo della tecnologia innovativa per identificare i soggetti negativi e non meritori di ulteriori approfondimenti diagnostici (Figura 1).

Sono stati mappati i due percorsi terapeutici: lo scenario attuale (AS IS) e lo scenario TO BE

Per stabilire lo scenario attuale, è stata analizzata la gestione del trauma cranico lieve nell’adulto (≥18 anni) presso l’ASST coinvolta, ricostruendo le fasi per la valutazione del rischio di lesione intracranica e l’eleggibilità a ulteriori approfondimenti diagnostici.

Per quanto riguarda l’introduzione della nuova tecnologia, il nuovo percorso ipotizzato prevede modalità simili a quelle attuali con la differenza principale che il test dei biomarcatori è eseguito su tutta la popolazione considerata durante il triage. In caso di valutazione negativa, il paziente verrà dimesso senza necessità di osservazione.

Figura 1. PDTA per lo stato attuale (AS IS) ed ipotizzato per il  futuro (TO BE)

Per poter eseguire la valorizzazione economica relativa allo scenario attuale sono stati estrapolati, come sopra menzionato, i dati di accesso al PS nell’anno 2023; relativamente al nuovo scenario, è stato considerato il medesimo dato di accessi, riparametrizzando lo stesso in base agli studi scientifici analizzati e pubblicati.

Dapprima sono stati determinati i costi delle singole voci per entrambi i percorsi analizzando le singole macrofasi calcolando l’impegno economico dovuto alle risorse umane, apparecchiature e attrezzature, materiali di consumo, costi indiretti e diretti specifici del processo e costi generali (Tabelle 2a e 2b).

Macro Fasi: SCENARIO AS IS

Triage in PS e
valutazione GCS/CCHR/CCSR

Pz senza TAO NAO o coagulopatie

Pz CON TAO NAO o coagulopatie con n.1 TC

Pz CON TAO NAO o coagulopatie con N.2 TC

Pz CON TAO NAO o coagulopatie con n.3 TC

Totale Risorse Umane

5,70 €

32,15 €

105,75 €

195,00 €

284,25 €

Totale apparecchiature e attrezzature

1,00 €

5,00 €

16,11 €

30,22 €

44,33 €

Totale Totale Materiali di consumo

1,29 €

23,94 €

59,59 €

119,18 €

178,77 €

Totale altre categorie di costi diretti e indiretti specifici del processo

0,00 €

50,00 €

50,00 €

100,00 €

150,00 €

Totale per fase esclusi costi generali

7,99 €

111,09 €

231,45 €

444,40 €

657,35 €

Totale Costi Generali

1,76 €

24,44 €

50,92 €

97,77 €

144,62 €

Totale x Fase e x Processo

9,75 €

135,53 €

282,37 €

542,17 €

801,97 €

Tabella 2a. Tabella comparativa dei costi nello scenario AS IS

Macro Fasi: SCENARIO TO BE

Triage in PS e
valutazione GCS/CCHR/CCSR

Pz CON TAO NAO o coagulopatie con n.1 TC (inclusi rientri)

Totale Risorse Umane

5,70 €

105,75 €

Totale apparecchiature e attrezzature

31,00 €

16,11 €

Totale Totale Materiali di consumo

1,29 €

59,59 €

Totale altre categorie di costi diretti e indiretti specifici del processo

0,00 €

50,00 €

Totale per fase esclusi costi generali

37,99 €

231,45 €

Totale Costi Generali

8,36 €

50,92 €

Totale x Fase e x Processo

46,35 €

282,37 €

Tabella 2b. Tabella comparativa dei costi nello scenario TO BE

Successivamente, al fine di effettuare l’analisi di costo–efficacia, è stato considerato nello scenario attuale un dato di efficacia pari al 100% e nello scenario relativo all’introduzione della nuova apparecchiatura un dato di efficacia, inteso come parametro di sensibilità, pari al 95,8% come da letteratura12. Infine è stato calcolato il CEV, ossia il valore MEDIO di costo-efficacia (Tabella 3).

Calcolo valore medio costo efficacia

Gestione Trauma cranico lieve, scenario tradizionale

Gestione trauma cranico lieve, scenario innovativo (Abbott i-STATTM TBI Plasma)

Efficacia

100%

95,8%

Costo

379,66 €

185,53 €

CEV

379,66

193,66

Tabella 3. Tabella 3. Analisi di costo/efficacia e calcolo del CEV

Da un confronto dei due percorsi quindi l’introduzione dell’apparecchiatura innovativa è quella che presenta un CEV minore e pertanto può essere considerata la più vantaggiosa. Il valore ICER positivo, pari a 4.622,14, indica però che lo scenario innovativo presenta un’efficacia minore.

A seguito dell’analisi di costo-efficacia, è stata condotta una analisi di impatto sul budget. L’analisi effettuata evidenzia inoltre come l’introduzione della nuova tecnologia presenti un numero minore di TC da eseguire su pazienti al primo accesso con un risparmio in termini di esami pari a 397 che si traduce in costi minori di gestione per l’Azienda Sanitaria-Socio Territoriale di Lodi (Tabelle 4a e 4b).

Scenario attuale (AS IS)

Totale accessi

Qt. TAC (due segmenti)

Costo percorsi

Costo per accessi

Numero accessi

1500

   

Accessi senza TC

417

 

145,28 €

60.581,09 €

Accessi con TC

1038

1

292,12 €

303.215,92 €

Accessi con 2 TC

42

2

542,17 €

22.771,09 €

Accessi con 3 TC

3

3

811,71 €

2.435,14 €

 Costo totale SCENARIO ATTUALE

389.003,24 €

Tabella 4a. Budget impact e confronto dei costi per lo scenario attuale (AS IS)

SCENARIO TO BE

Abbott i-STATTM TBI Plasma

Totale accessi

Qt. TAC(due segmenti)

Costo percorsi

Costo per accessi

Numero accessi

1500

   

Accessi Istat negativo

856

 

€ 46,35

39.672,31 €

Accessi Istat Positivo con TC

641

1

328,72 €

210.706,66 €

Si calcola il triage per i due pazienti falsi negativi = n.3*

3

*escludendo esami istat per il riaccesso

298,72 €

896,15 €

Costo totale SCENARIO TO BE

251.275,11 €

Tabella 4b. Budget impact e confronto dei costi per lo scenario TO BE

Risultati derivanti dalle percezioni degli esperti

I risultati derivanti dalle percezioni dei professionisti coinvolti, considerando l’utilizzo di una scala di valutazione validata scientificamente per gli studi di HTA e variabile da un minimo di -3 a un massimo di +3, sono illustrati in Tabella 5.

In Tabella 5 sono riportate a confronto le medie dei punteggi ottenute per le dimensioni di indagine secondo quanto definito dagli esperti sanitari interrogati.

 

TAC
Media Punteggio dimensioni

iSTAT
Media Punteggio dimensioni

Efficacia

1,6

1,1

Sicurezza

-0,6

0,4

Equità di accesso

0,7

1,6

Impatto organizzativo (12 mesi)

0,4

0,3

Impatto organizzativo (36 mesi)

0,2

0,3

Impatto sociale ed etico

1,8

1,8

Impatto legale

1,6

1,0

Tabella 5. Punteggi medi ottenuti per le dimensioni di indagine su cui sono stati interregati gli esperti

Da quest’indagine si evince come la nuova tecnologia garantisca un impatto positivo sull’equità per tutti i pazienti poiché, per esempio è eseguibile senza rischi nelle donne in gravidanza, e presenta una buona tollerabilità e percezione di sicurezza legata all’indagine diagnostica. La tecnologia tradizionale invece ottiene un punteggio più elevato dell’innovativa per le dimensioni di efficacia (TC: 1,6; TBI Plasma Test: 1,1) e di impatto legale (TC: 1,6; TBI Plasma Test: 1), data dalla maggiore sensibilità dell’approccio diagnostico (100% TC vs 95.8% iSTAT TBI Plasma)12 e dal fatto che la TC sia universalmente considerata a oggi il gold standard per la diagnosi dei casi di TBI.

Non vengono invece percepite a oggi differenze significativa per la dimensione sociale e organizzativa nel breve e lungo periodo.

Dal punto di vista dell’impatto organizzativo, data la capacità di rule out della tecnologia Abbott i-STATTM TBI Plasma Test combinata con la velocità di esecuzione del test, si può prevedere un’importante riduzione della necessità di alcune TC, migliorando il processo decisionale nei PS affollati con un impatto positivo sull’ottimizzazione delle risorse del pronto soccorso e sulla limitazione dell’esposizione alle radiazioni non necessarie, per i pazienti e per gli operatori sanitari. Secondo alcuni esperti intervistati infatti la tecnologia innovativa permetterebbe una riduzione dal 30 al 70% della prima TC alla diagnosi, se il dato di efficacia si confermasse nella pratica clinica, con un lieve miglioramento sull’impatto organizzativo a lungo termine (36 mesi) rispetto al comparator.

Conclusioni

A conclusione del lavoro di HTA fra il comparator (TC) e la tecnologia innovativa (Abbott i-STATTM TBI Plasma Test), sono stati considerati i risultati della metodologia decisionale MCDA (Multi-Criteria Decision Analysis), eseguita da tre valutatori esterni.

Analisi preliminare della MCDA è stata la prioritizzazione delle dimensioni di indagine. Da questo punto di vista, l’aspetto relativo all’efficacia, ovvero se l’alternativa diagnostica funzioni nel contesto reale (efficacia pratica o effectiveness), è prioritario, così come la dimensione della sicurezza e della rilevanza generale della patologia, considerando il burden del problema di salute. Si considerano prioritari inoltre, nell’ordine, gli aspetti legati all’impatto legale, data la necessità di identificare norme che regolino l’utilizzo in clinica dell’approccio diagnostico innovativo, all’equità di accesso e all’impatto organizzativo. Sono considerati invece meno rilevanti e critici l’impatto sociale ed etico e l’impatto economico-finanziario.

Il confronto del punteggio totale e normalizzato per le 9 dimensioni di indagine e prioritizzate secondo quanto definito dagli esperti sanitari interrogati evidenzia un lieve vantaggio a favore della tecnologia innovativa rispetto al comparator con un punteggio di 0,858 rispetto a 0,852.

L’analisi multidimensionale (Figura 2) rappresenta una fotografia di quella che è la percezione attuale da parte degli operatori sanitari circa l’introduzione della nuova tecnologia nella diagnosi del mTBI. Inoltre nei risultati del MCDA, il vantaggio sull’impatto economico è minimo, nonostante il costo della tecnologia innovativa sia nettamente inferiore rispetto a quella del comparator.

Circa la differenza di punteggio normalizzato fra la TC (0,01) e il test Abbott i-STATTM TBI Plasma (0,02) per la dimensione economica e finanziaria è necessario riportare due considerazioni: 1) la prima è che il risultato ottenuto è pesato sulla scala di priorità assegnato dagli esperi sanitari coinvolti, i quali, dato il loro punto di vista clinico, hanno prioritariamente considerato la dimensioni di efficacia della tecnologia, assegnando invece il punteggio più basso alla dimensione economica e finanziaria; 2) in secondo luogo, l’impatto economico è strettamente legato all’impatto organizzativo, che nella valutazione MCDA ottiene però un risultato identico per le due tecnologie (0.6).

La presente analisi quindi non evidenzia, allo stato attuale, un miglioramento drasticamente significativo negli outcome definiti nella PICO, probabilmente perché, secondo la percezione degli specialisti clinici coinvolti, prima dell’effettivo utilizzo in clinica della tecnologia alternativa è necessario avere i dati di uno studio di validazione che aggiorni il dato di efficacia reale (effectiveness) rispetto a quanto riportato nei lavori di letteratura ormai non più recenti.

Figura 2. Multi-Criteria Decision Analysis (MCDA): analisi di pesatura finale

Bibliografia

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3.        Rusticali B, Villani R, Beltramello A, et al. Trattamento del trauma cranico minore e severo : linee guida nazionali di riferimento. Agenzia per i servizi sanitari regionali

4.        Jennett B, Bond M. Assessment of outcome after severe brain damage. Lancet. 1975 Mar 1;1(7905):480-4

5.        Servadei F. Coma scales. Lancet. 2006 Feb 18;367(9510):548-9

6.        Eisele A, Hill-Strathy M, Michels L, Rauen K. Magnetic Resonance Spectroscopy following Mild Traumatic Brain Injury: A Systematic Review and Meta-Analysis on the Potential to Detect Posttraumatic Neurodegeneration. Neurodegener Dis. 2020;20(1):2-11

7.        Innocenti F, Del Taglia B, Tassinari I, Trausi F, Conti A, Zanobetti M, Pini R. Utility of repeat head computed tomography after mild head trauma: influence on short- and long-term prognosis and health-related quality of life. Intern Emerg Med. 2017 Feb;12(1):81-89

8.        Lee B, Newberg A. Neuroimaging in traumatic brain imaging. NeuroRx. 2005 Apr;2(2):372-83

9.        Easter JS, Haukoos JS, Meehan WP, Novack V, Edlow JA. Will Neuroimaging Reveal a Severe Intracranial Injury in This Adult With Minor Head Trauma?: The Rational Clinical Examination Systematic Review. JAMA. 2015 Dec 22-29;314(24):2672-81

10.      Abbott Receives FDA Clearance for First Commercially Available Lab-based Blood Test to Help Evaluate Concussion – Mar 7, 2023

11.      HTA Core Model® – EUnetHTA

12.      Bazarian JJ, Welch RD, Caudle K, Jeffrey CA, Chen JY, Chandran R, McCaw T, Datwyler SA, Zhang H, McQuiston B. Accuracy of a rapid glial fibrillary acidic protein/ubiquitin carboxyl-terminal hydrolase L1 test for the prediction of intracranial injuries on head computed tomography after mild traumatic brain injury. Acad Emerg Med. 2021 Nov;28(11):1308-1317

Antonio Decaro: «Come presidente della commissione ENVI sono preoccupato per i tagli UE su salute e ambiente»

È stato eletto presidente della commissione più corposa del Parlamento Europeo, la ENVI (Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare) e nelle poche settimane di incarico ha già ingaggiato la battaglia contro i tagli previsti nel bilancio UE per la salute e la sanità. L’italiano Antonio Decaro (PD), per dieci anni sindaco di Bari, è arrivato a Bruxelles sull’onda delle 500mila preferenze che lo hanno designato come terzo italiano più votato nelle elezioni del giugno scorso. Con TrendSanità affronta per la prima volta in una intervista le sfide del suo mandato.

Antonio Decaro

«I temi della Commissione ENVI sono chiari e puntano al rispetto degli obiettivi sulla transizione ecologica che sono stati già fissati in sede europea e mondiale – spiega Decaro. Penso alle azioni sul clima, alla transizione ecologica per le aziende, ai target di sicurezza alimentare così come allo sviluppo delle politiche che tengono in relazione ambiente e salute. Certamente il mio non sarà un approccio ideologico ai lavori della Commissione ma orientato all’ascolto di tutti e alla condivisione degli step intermedi che necessariamente dovremo porre in questo percorso».

A proposito, come commenta l’iniziativa PPE della scorsa legislatura che proponeva di separare la sottocommissione salute per rafforzare il lavoro sulla sanità pubblica?

«Al momento è un dossier che non abbiamo ancora affrontato. Appena i lavori della Commissione saranno entrati nel vivo valuteremo il da farsi, tenendo sempre conto che nell’ottica del cosiddetto one health approach esiste una stretta interconnessione tra salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente».

La risposta dell’Europa alla pandemia, forse per la prima volta, è stata unitaria e compatta, dimostrando l’importanza e la necessità di avere un’Istituzione forte

In uno dei suoi primi atti ufficiali ha scritto testualmente “di essere profondamente rammaricato del taglio di 1 miliardo di euro al programma EU4Health per il periodo 2025-2027 e di deplorare gli altri tagli operati dal Consiglio” su vari programmi dedicati alla salute e alla tutela di natura e biodiversità, su economia circolare e qualità della vita, su mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e sulla transizione verso le energie pulite.

Che margini ci sono e come pensa di agire per scongiurarli?

La lettera inviata da Decaro al presidente
della commissione per i bilanci del Parlamento

«Certo, come Commissione ENVI siamo preoccupati per i tagli apportati dal Consiglio a molti programmi relativi alle questioni ambientali e sanitarie. Tali cifre di bilancio dovrebbero essere ripristinate al fine di garantire l’attuazione degli obiettivi del Green Deal europeo. Chiediamo quindi di aumentare i finanziamenti attraverso diversi canali, ad esempio attraverso lo strumento di flessibilità, garantendo un sistema rafforzato di risorse proprie dell’UE».

Facciamo un passo indietro, come è stato guidare una comunità, una città, durante la pandemia da covid-19? Quali lezioni ci ha lasciato?

«La lezione della pandemia ha lasciato un solco indelebile nella vita di tutti, non solo di chi, come me, in quegli anni ha avuto l’onere di guidare una comunità nella tempesta. La pandemia ci ha insegnato che nessun tempo ci è dato per scontato e che l’emergenza può irrompere nelle nostre vite da un momento all’altro. Occorre quindi dotare i territori di strumenti di prevenzione e di monitoraggio di fenomeni di questo genere e investire in maniera massiccia sui sistemi sanitari nazionali, che devono essere formati su nuove forme epidemiologiche che si stanno affacciando sempre più frequentemente alle nostre latitudini e rafforzati per contrastare la diffusione e il contagio della malattia. La risposta dell’Europa alla pandemia, forse per la prima volta, è stata unitaria e compatta, dimostrando l’importanza e la necessità di avere un’Istituzione forte e tempestiva sia nella fase della cura della malattia sia nella fase del sostegno alla ripresa nella vita di milioni di persone e imprese».

Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0: a che punto siamo?

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è al centro della transizione digitale della sanità italiana, ed è in continua evoluzione.

I dati del monitoraggio sull’utilizzo del FSE, realizzato dal Ministero della Salute, fanno registrare ancora forti disparità tra le diverse Regioni, soprattutto per l’uso da parte dei cittadini e degli specialisti delle ASL, mentre le percentuali di accesso di medici di famiglia e pediatri tendono ad essere più omogenee.

Entro fine anno tutte le strutture sanitarie dovranno produrre i documenti in formato digitale, per alimentare automaticamente il FSE, e dal 2025 dovrà anche essere presente il “Patient summary”, redatto da MMG o PLS.

In questo contesto, è più che mai importante capire come queste novità cambieranno il modo in cui i dati sanitari vengono gestiti e condivisi.

Obiettivo della Live è fare il punto sulle ultime novità e dare voce a chi si occupa di FSE a diversi livelli, dalle istituzioni centrali a quelle regionali e locali, per creare un dialogo aperto e dinamico su come rendere il FSE uno strumento sempre più utile e accessibile, affrontando le sfide e cogliendo le opportunità che questo cambiamento porta con sé.

Ne parliamo con:

  • Andrea Belardinelli
    Responsabile Settore Sanità digitale e innovazione, Regione Toscana
  • Maria Cammarota
    Capo progetto Fascicolo Sanitario Elettronico, Dipartimento per la trasformazione digitale
  • Marco Foracchia
    Direttore Servizio Tecnologie Informatiche e Telematiche “Corrado Tartaglia”, IRCCS AUSL Reggio Emilia

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Sognando (e realizzando) insieme il SSN di domani. Vi aspettiamo il 4 ottobre in Piazza San Carlo a Torino

«Come sarà il Servizio Sanitario Nazionale di domani?»

«Quale ruolo giocherà il digitale nel migliorare la nostra sanità?»

«Come possiamo integrare tecnologia e aspetti umani per creare un sistema sanitario più inclusivo ed efficiente?»

Sono solo alcune delle questioni dalle implicazioni per nulla scontate a cui vuole rispondere Health for Dreamers, l’evento di TrendSanità che il 4 ottobre porterà in piazza San Carlo le eccellenze del settore, per una riflessione condivisa sul Servizio Sanitario Nazionale che vorremmo, a partire dai suoi principi fondamentali – universalità, uguaglianza, equità -, ultimamente messi in discussione.

Pubblico privilegiato saremo tutti noi, cittadini e non solo, beneficiari diretti e indiretti del SSN, con un occhio di riguardo verso le innovazioni digitali: Health for Dreamers si propone come evento in anteprima del Festival del Digitale Popolare, che proseguirà con la sua programmazione a Torino anche durante le giornate del 5 e del 6 ottobre.

Simone Eandi

«Con Health for Dreamers vogliamo trasformare in realtà il sogno di una salute accessibile a tutti: universale e gratuita, sempre attenta alle ultime innovazioni ponendole al servizio di una sanità per tutte e per tutti- spiega Simone Eandi, Editore di TrendSanità – Quello del 4 ottobre non sarà il solito convegno, ma un pomeriggio di riflessione e partecipazione curiosa e visionaria, dove scienza, comunicazione, tecnologia e salute si incontrano, in una moltitudine di professioni coinvolte. È un’occasione unica per discutere e costruire insieme la sanità di domani, con il contributo di esperti che condivideranno le loro esperienze e proiezioni verso il futuro più innovative».

«Tecnologia, informatica, intelligenza artificiale: sempre più la sanità deve confrontarsi con l’innovazione e la ricerca – ha ricordato l’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – ed eventi pubblici come Health for Dreamers sono molto importanti per un confronto e una condivisione di visioni e approcci per una sanità sempre più al servizio del cittadino».

«La salute è certamente un bene individuale ma al tempo stesso è anche una risorsa dell’intera comunità – ha affermato l’Assessore alle Politiche Sociali della Città di Torino Jacopo Rosatelli -. Al Servizio Sanitario Nazionale spetta il compito di promuoverne e tutelarne il mantenimento e il recupero seguendo i principi di universalità, uguaglianza ed equità. Come istituzioni non possiamo quindi che accogliere con favore iniziative come quella di Health for Dreamers, che il 4 di ottobre sarà in piazza San Carlo per porsi come occasione di riflessione e confronto tra cittadini, esperti, medici e istituzioni , per immaginare e creare tutti insieme, grazie anche all’apporto delle sempre più fondamentali tecnologie digitali, il Sistema Sanitario Nazionale di domani, più inclusivo ed efficiente».

I laboratori

Health for Dreamers si distribuirà all’interno dei due igloo di piazza San Carlo: all’interno dell’igloo più raccolto il partner dell’iniziativa Paradeigma accoglierà professionisti, cittadini e curiosi a partecipare a laboratori e workshop per una visione condivisa del SSN, analizzato da ogni prospettiva possibile: «Il coinvolgimento attivo della comunità è fondamentale per progettare un futuro sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale – spiega Giuseppe Petrosino, founder di Paradeigma -. Gli individui, come utenti e portatori di interessi, devono essere parte integrante del processo decisionale per assicurare che le politiche e le strategie adottate rispondano realmente alle esigenze della popolazione».

Vi aspettiamo venerdì 4 ottobre in piazza San Carlo a Torino: dalle 14 alle 19 parleremo di sanità e digitale con un evento aperto a tutti e gratuito

Con i suoi laboratori partecipativi, Health for Dreamers creerà uno spazio aperto e inclusivo in cui i partecipanti possano condividere le proprie esperienze, preoccupazioni, idee e proposte per il futuro del sistema sanitario. Il dialogo tra cittadini, operatori sanitari, esperti e rappresentanti istituzionali è essenziale per identificare soluzioni innovative e sostenibili.

I 12+1 talk visionari

Sul palco del maxi igloo di piazza San Carlo si alterneranno 12 interventi tra ricercatori, esperti in AI, rappresentanti delle professioni e delle istituzioni, aziende e influencer che promuovono la salute a oltre 1 milione di follower. A introdurli Simone Eandi, con il suo speech La sinfonia del cambiamento.

Ecco il dettaglio della giornata:

Saluti istituzionali:

  • Jacopo Rosatelli, Assessore Città di Torino Politiche sociali, Pari Opportunità, Politiche abitative di Edilizia Pubblica, Coordinamento relazioni con Aziende Sanitarie, Beni Comuni
  • Francesco Di Costanzo, Presidente Fondazione Italia Digitale

Interventi:

  • L’assistenza territoriale sempre più digitalizzata, Elettra Carini, Unità di progetto Telemedicina AGENAS
  • La professione infermieristica nella transizione digitale, Pietro Giurdanella, Consigliere FNOPI
  • Coinvolgere i cittadini nella salute pubblica, Daniela Paolotti, Co-direttrice del laboratorio di Epidemiologia digitale e computazionale della Fondazione ISI
  • Un cambio di paradigma: la realtà virtuale, dai videogiochi alla medicina, Corrado Calì, Ricercatore NICO (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi)
  • Innovazione e Integrazione: il ruolo strategico dei service provider nel nuovo ecosistema Salute, Marco Mazzucco, Amministratore Delegato Blue Assistance e Direttore Vita e Welfare Reale Mutua
  • Non accettare cookies dagli sconosciuti, HeiMi, Influencer di salute
  • Tutela della privacy e Intelligenza artificiale: insieme si può!, Carla Monferrato, Senior Specialist Tech Lab Management in Intesa Sanpaolo Innovation Center
  • La robotica indossabile per combattere il tumore, Domenico Prattichizzo, Professore di robotica all’Università di Siena e Direttore del SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab)
  • L’Intelligenza Artificiale e la medicina del futuro, Emanuela Girardi, Fondatrice e presidente di Pop AI (Popular Artificial Intelligence)
  • La disinformazione nuoce gravemente alla salute, Cesare Buquicchio, Condirettore di TrendSanità, e Carmine Festa, caporedattore responsabile del Corriere della Sera – Torino
  • Sfide e opportunità del digital people engagement, Roberta Gilardi, Associazione Preziosa ETS e CEO G-Gravity, e Laura Patrucco. Presidente ASSD (Associazione Scientifica per la Sanità Digitale)
  • Vorrei ma non posso, Paolo Petralia, Vicepresidente FIASO con delega al digitale

A seguire, dalle 17,30, si alterneranno sul palco Fabrizio Meloni (AOU Cagliari), Marco Giraudo (CSI Piemonte), Alessandro Catanzariti (Enhancers/Tinexta), Antonio Pagliai (Gemelli Digitale) e un panel moderato da Roberta Villa con Francesco Porpiglia (Professore Associato di Urologia dell’Università degli Studi di Torino), Antonio Toesca (Direttore del Programma di Senologia Chirurgica presso l´Istituto Oncologico di Candiolo) e Carlo Alberto Benech (Responsabile Chirurgia robotica vertebrale- Humanitas-Cellini).

Alle 18,30 Alessandro Beloli di Geopop, chiuderà la giornata con una lezione interattiva con il pubblico.

Il Festival del Digitale Popolare proseguirà nelle giornate di sabato e domenica. Il programma completo a questo link: https://festivaldigitalepopolare.it/festival-2024/#programma